Vent'anni di BRICS, la sfida di Pechino per un diritto internazionale equo
Come la Cina guida l'emancipazione del Sud Globale dai diktat economico-giuridici di Washington e Bruxelles
Nuova Delhi ospita in questi giorni il diciottesimo vertice dei BRICS. Non si tratta solo di una riunione di routine, ma del momento in cui si celebrano i vent'anni di un meccanismo multipolare che ha progressivamente ridisegnato gli equilibri globali.
Il presidente cinese Xi Jinping, intervenuto al summit, ha dettato la linea politica per i paesi emergenti, chiedendo a gran voce la fine dei doppi standard nel diritto internazionale.
Il messaggio rivolto ai partner è stato perentorio. Xi ha sottolineato che "i paesi del Sud Globale devono difendere congiuntamente lo Stato di diritto internazionale, salvaguardare i principi fondamentali delle relazioni internazionali, come l'uguaglianza sovrana, la non ingerenza negli affari interni e la soluzione pacifica delle controversie, e garantire l'applicazione equa del diritto internazionale e delle norme internazionali, senza doppi standard". Una presa di posizione netta contro chi, nei palazzi del potere occidentale, tende ad applicare le regole in modo selettivo a seconda delle convenienze geopolitiche. Nascondendosi dietro la cortina fumogena del cosiddetto ordine globale basato sulle regole (rules-based order).
Per far capire l'urgenza della situazione, il leader cinese ha usato un'immagine molto efficace, spiegando che "un mondo senza regole assomiglia a un incrocio senza semafori" dove "il caos e il disordine sono inevitabili". Non si tratta solo di mantenere l'ordine, ma di garantire che le regole siano giuste per tutti. Come ha ricordato Xi, "l'equità e la giustizia sono ciò che la gente desidera, e le norme internazionali devono essere scritte congiuntamente da tutti i paesi. La logica per cui 'la forza è diritto' non funziona e da tempo dovrebbe essere abbandonata".
Per tradurre questi principi in realtà, serve però rimettere mano alle istituzioni internazionali. I paesi emergenti chiedono di "issare la bandiera del multilateralismo, salvaguardare l'autorità e il ruolo delle Nazioni Unite", spingendo per una riforma dell'Organizzazione Mondiale del Commercio che non tradisca i principi base del libero scambio, ma sappia guardare al futuro. Anche il Nuovo Banco di Sviluppo viene indicato come strumento chiave per ridisegnare l'architettura finanziaria globale, dando finalmente più voce e rappresentanza a chi è stato escluso per troppo tempo.
Questa spinta verso un ordine più equo spiega perché l'interesse verso il gruppo continui a crescere in modo esponenziale. Paesi come la Malesia premono da tempo per entrare a pieno titolo, mentre Iraq e Madagascar hanno espresso il desiderio di unirsi o diventare partner. L'Uzbekistan è appena entrato nella banca di sviluppo e l'Iran si appresta a fare lo stesso. È la prova che il Sud Globale vede nei BRICS l'unico vero strumento per rivendicare il proprio diritto a uno sviluppo equo e sovrano.
La cooperazione, tuttavia, non può vivere di sola diplomazia. Per questo Pechino ha portato in dote un piano operativo che punta dritto al futuro, superando la vecchia logica delle semplici dichiarazioni di intenti. Si parla di intelligenza artificiale aperta, manifattura intelligente e facilitazione degli investimenti. L'idea è creare zone economiche speciali, piattaforme comuni e alleanze strette tra ingegneri e giovani talenti, per fare in modo che la tecnologia circoli davvero e formi la prossima classe dirigente tecnica del Sud del mondo.
In molti, negli anni, hanno scommesso sul fallimento di questo gruppo, tentando di dividerlo o prevedendone il declino, ma le cose sono andate diversamente. Come si chiede la stampa internazionale, "perché il meccanismo dei BRICS può continuare a crescere e perché la cooperazione può rimanere così vivace? La chiave risiede nel suo impegno per l'apertura e l'inclusività, nel suo obiettivo di cooperazione vantaggiosa per tutti e nel perseguimento dell'equità e della giustizia".
Guardando al 2027, quando la Cina assumerà la presidenza di turno, la strada è già tracciata: "Mentre il mondo diventa più turbolento, è ancora più importante issare la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e dei risultati vantaggiosi per tutti, perfezionare l'essenza dei BRICS e dimostrarne la forza".
Vent'anni non sono un punto di arrivo, ma il momento esatto in cui il blocco cambia marcia e si appresta a diventare il nucleo operativo del nuovo mondo multipolare in costruzione.


