FRIEDMAN HA VINTO

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FRIEDMAN HA VINTO

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di Leo Essen

 

Nel 1972 Friedman entra nel dibattito sulla crisi della scienza economica con un articolo pubblicato sull'American Economic Review - Have Monetary Policies Failed?

L'opinione più diffusa, dice, è che il ciclo economico attuale sia diverso da tutti gli altri. Ad esempio, Burns, parlando al Joint Economic Committee il 23 luglio 1971, disse che «le leggi economiche non operano più secondo il modello abituale. Nel nostro paese, malgrado l'ampiezza della disoccupazione, l'incremento dei saggi salariali non si è attenuato e, pur riscontrandosi un'alta capacità industriale inutilizzata, i prezzi dei beni continuano a salire rapidamente».

Le affermazioni di Burns, dice Friedman, ricordano quelle di Laughlin - il primo preside della facoltà di economia dell'Università di Chicago - in un articolo del 1909 sull'ondata di panico del 1907. «La vecchia teoria di Ricardo e Hume - scrive Laughlin - non è più il verbo indiscusso… sembra che ci sia qualche fattore indipendente dai prezzi che ha portato all'aumento dei saggi salariali».

Le conclusioni di Laughlin per il 1907 e quelle di Burns per il 1971 convergono su un punto specifico: prezzi e salari continuano a salire nonostante ci sia disoccupazione e capacità produttiva inutilizzata – il sistema dei prezzi è saltato. Secondo la logica classica della domanda e dell'offerta questo non dovrebbe accadere - troppa offerta di lavoro dovrebbe far scendere i salari, troppa offerta di beni dovrebbe far scendere i prezzi. È questa contraddizione che li porta a concludere che le leggi economiche non funzionano più, che il capitalismo di Adam Smith e di Ricardo - la domanda, l'offerta, il price-specie-flow mechanism di Hume - non descrive più quello che succede nell'economia attuale. La scienza economica deve essere ripensata dalle fondamenta.

Friedman non è d'accordo. La scienza economica funziona perfettamente. Possiamo continuare a descrivere il comportamento dei fattori economici con i concetti di domanda, di offerta, di mano invisibile, e tutto il resto. Ciò che non funziona non è la teoria, ma le istituzioni e le politiche che la violano: una Fed che espande la moneta per ragioni elettorali, un governo che sopprime artificialmente i prezzi con i controlli amministrativi. La teoria di Hume e Ricardo non è smentita dalla crisi - è smentita solo da chi la usa male o da chi vuole giustificare interventi che la contraddicono.

Ed è precisamente questa risposta ad aver vinto - non solo tra i sostenitori di Friedman, ma, ed è questo il punto critico, anche tra i suoi avversari. Oggi si parla, anche in ambito marxista e del dissenso, di valore aggiunto, di catena del valore, di investimenti, di produttività, di controllo e uso responsabile della moneta, come se nulla fosse - come se non ci fosse stata una rottura nel sistema economico, come se fossimo tutti, in fondo, allievi di Friedman. Anche quando ci atteggiamo a NO-neoliberisti, ragioniamo spesso dentro categorie che lui ha reso egemoni: l'idea che il mercato sia il punto di riferimento rispetto al quale ogni intervento va giustificato come eccezione. La critica al neoliberismo finisce per muoversi sul terreno che il neoliberismo stesso ha costruito – l’idea di una trasvalutazione di tutti i valori è vista come fumo negli occhi, e questo fumo si chiama Deleuze, si chiama Foucault, si chiama Derrida.

Leo Essen

Leo Essen

Ha studiato all’università di Bologna con Gianfranco Bonola e Manlio Iofrida. È autore di Come si ruba una tesi di laurea (K Inc, 1997) e Quattro racconti al dottor Cacciatutto (Emir, 2000). È tra i fondatori delle riviste Il Gigio e Da Panico. Scrive su Contropiano e L’Antidiplomatico.

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