LA TURCHIA HA GIA’ VINTO (GRAZIE ALL’ITALIA), MA NESSUNO SE N‘E’ ACCORTO

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LA TURCHIA HA GIA’ VINTO (GRAZIE ALL’ITALIA), MA NESSUNO SE N‘E’ ACCORTO

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di Michelangelo Severgnini*

 
L'attrito tra Israele e Turchia comincia a consolidarsi nel 2016, nel momento in cui Israele decide di costruire un gasdotto sottomarino chiamato EastMed che dovrebbe portare il gas dai giacimenti scoperti al largo di Israele, che da alcuni anni sono già operativi, fino all'Europa.

Questo progetto però sin dall'inizio ha escluso la Turchia nonostante ci siano dei contenziosi su quelle che sono le acque territoriali attraverso le quali questo gasdotto dovrebbe passare.

Pertanto già nel 2016 a Nicosia fu firmato un accordo tra Israele, la Repubblica Greca di Cipro e la Grecia per mettere in sicurezza un'alleanza politica e diplomatica che avrebbe garantito una continuità territoriale tra questi giacimenti di gas di proprietà soprattutto israeliana e l'Europa, via Grecia e poi Italia.
Tanto è vero che la Turchia negli anni si è mossa in Libia per firmare a sua volta un trattato che stabilisce che le acque invece territoriali della Turchia toccherebbero le acque territoriali della Libia e pertanto spezzerebbero l'asse orizzontale da est a ovest che dovrebbe essere il tracciato di questo progetto EastMed.

Per questo motivo c'è stata una sorta di escalation diplomatica che poi si è intrecciata su tanti altri tavoli tra Israele e Turchia fino ad arrivare al 2024, quando nella primavera la Turchia interrompe i rapporti commerciali con Israele e nel novembre 2024, qualche settimana prima dell'attacco di HTS su Damasco, interrompe persino i rapporti diplomatici.

Da allora a oggi è stato veramente un precipitare lento, se vogliamo, ma un precipitare degli eventi, soprattutto da quando nel gennaio 2025 esce un rapporto, il rapporto Nagel, commissionato dal governo israeliano nel quale si stabilisce che in prospettiva la minaccia maggiore per lo Stato di Israele sarebbe rappresentata dalla Turchia e dalla potenza militare turca.

Ora è chiaro che quindi Israele in uno scenario del genere ha bisogno di rafforzare il rapporto con la Repubblica Greca di Cipro e anche con la Grecia.

Peraltro sappiamo benissimo che tra Grecia e Turchia rimane una sorta di rivalità storica, ma rivalità storica che non è tanto dovuta ai traumi del passato, alle pagine di storia, ma ha anche dei risvolti attuali non del tutto risolti ed è proprio la questione relativa alle isole greche dell'Egeo quella più problematica.

Molte di queste sono veramente molto vicine alla costa turca e pertanto non si capisce di chi siano quelle acque perché giustamente la Turchia dice "no però sono entro i limiti della costa turca quindi tutta quell'acqua dovrebbe essere nostra", mentre viceversa la Grecia dice "no, siccome lì ci stanno le isole nostre, allora quel pezzo di mare è nostro".

Quindi vediamo come questa questione che non è stata risolta al momento in cui doveva essere risolta, cioè nel 1923, a distanza di più di un secolo rischia ancora di creare forti attriti tra questi due paesi e chiaramente Israele va a speculare su questa distanza proprio perché la questione del controllo delle acque territoriali è fondamentale e essenziale secondo questo progetto, quindi questo gasdotto che dovrebbe passare.

Però non è stato detto tutto e stiamo dimenticando una questione: pare siamo di fronte a grosse novità.

Peraltro ho fatto una ricerca e ho visto che questa notizia non è stata riportata a dovere in Italia. Mi riferisco al fatto che lo scorso 22 maggio è stato firmato un contratto tra la Edison italiana e la BOTA?, una compagnia di Stato turca, per finanziare quello che la Turchia si appresta a costruire, ossia un gasdotto che dovrebbe andare da quelle che la Turchia considera le acque territoriali della Cipro turca fino alla Turchia stessa, poi da lì riconnettersi al gasdotto TAP e quindi arrivare poi in Italia.

Alcuni analisti internazionali fanno notare che questo probabilmente è stato l'ago dalla bilancia che ci fa capire che forse questo EastMed non si farà mai e che forse la Turchia ha vinto la sua battaglia.

Perché? Perché chiaramente dobbiamo ricordare che la Repubblica Turca di Cipro è riconosciuta soltanto dalla Turchia, in altre parole per il resto del mondo non esiste.

Non a caso solo qualche giorno fa il presidente turco Erdogan, proprio all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel suo lungo discorso in cui ovviamente ha parlato di Russia, di Ucraina, di Gaza, di Iran e di tutto il resto, poi a un certo punto è come se avesse cambiato registro, io l'ho ascoltato anche in lingua, è come se si fosse messo a fare il piazzista dicendo: “ricordatevi poi che esiste la Repubblica di Cipro, invito tutti i colleghi presenti a riconoscere la Repubblica Turca di Cipro e di avviare rapporti commerciali, rapporti diplomatici”.

Perché la Turchia in un contesto così sensibile come l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dovuto perorare la causa del riconoscimento internazionale della Cipro turca? Perché di fatto stanno cominciando già i lavori, queste sono le ultime notizie.

Probabilmente nelle prossime settimane (grazie alla presenza delle navi militari turche che sono davanti alle acque della Cipro turca a presidiare i lavori) comincerà la costruzione di un gasdotto che invece di dover collegare le acque territoriali israeliane direttamente fino alla Grecia, basta che fa un piccolo tratto, da Cipro fino alla Turchia, già è finito e da lì dalla Turchia, dalla terraferma, si ricollega agli altri gasdotti.

Qualcuno forse in Italia ha capito che questo progetto è molto più economico, perché basta fare un pezzettino di gasdotto e poi il gas già arriva in Italia.

Viceversa bisognava costruire un gasdotto di più di mille chilometri, sottomarino peraltro, interamente sottomarino. Quindi questa è una notizia mi sembra enorme.

Come ripeto diversi analisti però internazionali (perché in Italia non se ne è parlato) hanno fatto notare che questo potrebbe rappresentare l'ago della bilancia. Adesso come alternativa per Israele rimane soltanto l’Egitto, che non è una buonissima notizia perché attualmente Israele sta vendendo questo gas attraverso l'Egitto, cioè il gas arriva con un gasdotto sottomarino in Egitto dove viene reso liquido, imbarcato e venduto attraverso le navi commerciali.

Ovviamente questa non è proprio la migliore delle ipotesi (per Israele).

Tutta questa congiuntura mi fa però pensare che forse la partita non sia finita del tutto, al contrario, stia per entrare nel vivo, perché al contempo sappiamo benissimo che nel prossimo mese, entro un mese, il 27 di ottobre, si terranno le elezioni in Israele, quindi è una fase molto delicata perché, se passano le elezioni, passa qualche altro mese, qui si ritrovano con un gasdotto che la Turchia gli ha fatto praticamente sotto il naso. Se intervengono adesso rischiano veramente di scatenare l'ira di Dio. Però è anche vero che in una dinamica in cui sembra che gli Stati Uniti stiano cercando di salvare il salvabile in Medio Oriente, può darsi che effettivamente si crei una congiuntura straordinaria.

Non a caso però qualcuno dice che sia una sceneggiata per una questione elettorale, però di fatto Netanyahu è stato in questi giorni a New York, ha tenuto il suo discorso come un ladro praticamente, di fronte a un'assemblea vuota, e poi se ne è ritornato in fretta e furia in Israele senza nemmeno incontrare Trump.

Quindi insomma questo è un po' lo scenario.

Per quanto riguarda invece questa notizia dei voli (sospesi) tra la Turchia e l'Iran, effettivamente in questi giorni alcuni commentatori in Turchia stanno commentando un po' preoccupati perché sembra verosimilmente una sorta di effetto prodotta dagli ultimi incontri tra Trump e Erdogan.

Non solo, ma c'è un'altra questione dirimente per la Turchia che è il fatto che la Turchia comunque acquisisce idrocarburi sia dalla Russia sia dall'Iran e pare che Trump sia intenzionato ad alzare in maniera impressionante i dazi nei confronti di paesi che acquisiscono idrocarburi dall’Iran. Quindi la Turchia sarebbe sanzionabile allo stato attuale delle cose e sarebbe un peccato, molti dicono, visto l'idillio di questo ultimo periodo tra Erdogan e Trump.

Comunque il segnale è contraddittorio, è assolutamente contraddittorio, sembra effettivamente una sorta di favore, perlomeno di facciata che Erdogan stia facendo a Trump perché la concomitanza ovviamente è sospetta, ed è quindi uno di quei tanti dettagli che in questo momento vanno monitorati.
 
*estratto dall’intervista alla Federazione Estero del Partito Comunista

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