Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

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Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

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di Antonio Di Siena

 

La coda di un’estate in cui oltre il 70% dei dipendenti del settore turistico guadagna meno di 14.800 euro l’anno, percentuale che al Sud interessa quattro lavoratori su cinque (Filcams CGIL) e più di un italiano su tre non può permettersi manco una settimana di vacanza (Eurostat) ci regala l’ennesima perla del turismo in salsa pugliese.

Spesso ho definito la mia regione un grande ristorante vista mare, ma con tutta evidenza sono stato troppo ottimista e poco lungimirante: adesso si è passati ad apparecchiare direttamente i monumenti.

Dopo aver ospitato James Bond e Mel Gibson, il meraviglioso ponte dell’acquedotto di Gravina, infatti, è stato trasformato in una gigantesca sala da pranzo - banchetto di 5 ore, 110 commensali e 390 dollari a persona - dal format enogastronomico (ovviamente americano) “Outstanding in the Field". Il tutto, come al solito, per “esaltare la tradizione murgiana”.

Un’espressione, quest’ultima, vera parola passe-partout buona per qualsiasi località in predicato di diventare “attrattiva”, che spiega meglio di qualunque altra cosa quanto sta accadendo: una cultura gastronomica secolare, nata e cresciuta dalla terra e con la terra, che ha fatto di semplicità, povertà e necessità il proprio carattere distintivo, che diventa improvvisamente un’esperienza gourmet. Il volano per promuovere un territorio che non viene più concepito come qualcosa da studiare, conoscere, comprendere e preservare. Ma solamente come fosse una scenografia da “valorizzare”, o meglio apparecchiare, per poi metterla a rendita coi soldi di danarosi viandanti d’oltreoceano impazienti di conoscere un luogo semplicemente mangiandoci su. Con buona pace di un patrimonio locale che finisce per essere apprezzato non più per ciò che rappresenta, ma esclusivamente per la sua capacità di diventare location esclusiva. E di una tradizione che, dopo essere diventata ridondante storytelling, si emancipa trovando finalmente la propria consacrazione internazionale in un listino prezzi assurdamente fuori portata per quasi tutti.

È la fotografia della città-ristorante nella sua forma più sofisticata e compiuta: una volta saturati di tavolini all’aperto i centri storici più frequentati, si passa ad apparecchiare i monumenti dei luoghi “ancora da scoprire”. E così, continuando di questo passo, più che un sindaco e un assessore alla cultura, basterà eleggere un chef e un responsabile di sala. Tanto di camerieri se ne trovano in abbondanza.
 
Buon appetito, almeno a chi se lo può permettere.
 
 
 
[Foto di TeleBari]

Antonio Di Siena

Antonio Di Siena

Direttore editoriale della LAD edizioni. Avvocato, blogger e autore di "Memorandum. Una moderna tragedia greca" 

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