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        <title>Feed RSS di lantidiplomatico.it</title>
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        <description>News di attualità globale attraverso competenza, passione e dedizione</description>

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                    <title>Energia, industria e sicurezza mettono l’Europa alle corde</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-energia_industria_e_sicurezza_mettono_leuropa_alle_corde/82_68656/</link>
                    <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Europa &amp;egrave; entrata in una nuova fase. Per decenni la sua prosperit&amp;agrave; si &amp;egrave; fondata su un equilibrio difficilmente replicabile: energia russa a basso costo, accesso al gigantesco mercato cinese, commercio globale aperto, protezione militare statunitense e primato tecnologico occidentale. Oggi, quasi tutti questi pilastri sono entrati contemporaneamente in crisi. La stessa Ursula von der Leyen ha &lt;a href=&quot;https://actualidad.rt.com/actualidad/625100-europa-pierde-rusia-choca-china&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riconosciuto&lt;/a&gt; che le &amp;laquo;certezze&amp;raquo; su cui l&amp;rsquo;Unione ha costruito il proprio modello economico sono ormai venute meno. Il primo problema &amp;egrave; l&amp;rsquo;energia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I prezzi europei restano molto pi&amp;ugrave; elevati rispetto a quelli di Stati Uniti e Cina, mentre la rottura dei rapporti con Mosca ha costretto l&amp;rsquo;UE a sostituire il gas russo con forniture pi&amp;ugrave; costose. Il risultato &amp;egrave; una pressione crescente sulla competitivit&amp;agrave; industriale. Le riserve di gas, inoltre, alla fine di agosto risultavano inferiori alla media stagionale, mentre l&amp;rsquo;Europa continua a dipendere fortemente dalle importazioni di combustibili e materie prime. Anche il rapporto con la Cina &amp;egrave; cambiato radicalmente. Pechino non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; soltanto un mercato di sbocco, ma un concorrente industriale e tecnologico sempre pi&amp;ugrave; difficile da affrontare. Il deficit commerciale europeo con la Cina ha raggiunto livelli record, mentre numerosi settori strategici dipendono ancora dalle catene di approvvigionamento cinesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le restrizioni reciproche rischiano cos&amp;igrave; di trasformarsi in un boomerang per l&amp;rsquo;industria europea, soprattutto nei comparti ad alta tecnologia, dalla microelettronica alla fotonica fino alla meccanica di precisione. E poi c&amp;rsquo;&amp;egrave; Washington. Gli Stati Uniti stanno rendendo sempre pi&amp;ugrave; evidente che la difesa dell&amp;rsquo;Europa non rappresenta pi&amp;ugrave; la loro priorit&amp;agrave; assoluta. Agli europei viene chiesto di spendere di pi&amp;ugrave; per la propria sicurezza, mentre Washington concentra l&amp;rsquo;attenzione sul territorio nazionale, sull&amp;rsquo;emisfero occidentale e sull&amp;rsquo;Indo-Pacifico. Paradossalmente, proprio mentre l&amp;rsquo;Europa perde i vecchi vantaggi economici, aumenta le proprie spese militari e cerca di ricostruire una capacit&amp;agrave; industriale autonoma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; questo il vero nodo della crisi europea: il modello che aveva garantito prosperit&amp;agrave;, sicurezza e competitivit&amp;agrave; non esiste pi&amp;ugrave;, ma un nuovo modello non &amp;egrave; ancora stato costruito. L&amp;rsquo;Europa si trova quindi davanti a una scelta che per anni ha cercato di rinviare: continuare a seguire una strategia definita altrove oppure recuperare margini di autonomia economica, energetica e geopolitica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                            <item>
                    <title>L’Eastern Economic Forum sfida la logica dei blocchi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-leastern_economic_forum_sfida_la_logica_dei_blocchi/82_68657/</link>
                    <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Dal 1&amp;deg; al 4 settembre Vladivostok torna al centro della scena internazionale con l&amp;rsquo;11&amp;ordf; edizione dell&amp;rsquo;&lt;a href=&quot;https://tass.com/economy/2179867&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Eastern Economic Forum&lt;/a&gt; (EEF), dedicata quest&amp;rsquo;anno a un tema tutt&amp;rsquo;altro che simbolico: &amp;ldquo;L&amp;rsquo;Estremo Oriente: sviluppo a beneficio delle persone&amp;rdquo;. Nato nel 2015 per accelerare lo sviluppo dell&amp;rsquo;Estremo Oriente russo e rafforzarne i legami economici con l&amp;rsquo;Asia-Pacifico, il forum &amp;egrave; diventato negli anni una delle principali piattaforme di cooperazione economica della Russia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I numeri raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione la sua crescita: dal 2018 gli accordi conclusi ogni anno hanno superato i 3 trilioni di rubli, mentre nel 2025 &amp;egrave; stato raggiunto il record di 358 intese per 6.058 trilioni di rubli, circa 71 miliardi di dollari. Ma l&amp;rsquo;EEF non &amp;egrave; soltanto un appuntamento economico. &amp;Egrave; soprattutto una fotografia della progressiva proiezione della Russia verso l&amp;rsquo;Asia, mentre i rapporti con l&amp;rsquo;Occidente rimangono segnati da sanzioni e contrapposizione geopolitica. Per l&amp;rsquo;edizione 2026 sono attesi rappresentanti di 80 Paesi, con oltre 70 eventi dedicati a investimenti, infrastrutture, tecnologia, logistica e sviluppo regionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Particolarmente significativo sar&amp;agrave; il blocco dedicato al Far East come &amp;ldquo;polo di interazione internazionale&amp;rdquo;, con dialoghi specifici tra Russia e Cina, Russia e India e Russia e ASEAN. Non &amp;egrave; un dettaglio secondario: proprio Vladivostok rappresenta uno dei punti geografici attraverso cui Mosca sta cercando di trasformare la propria posizione nell&amp;rsquo;Estremo Oriente in una piattaforma permanente di integrazione con le economie asiatiche. Anche la presenza di grandi partner russi e di un sistema di pagamento internazionale come A7 conferma la crescente attenzione verso infrastrutture finanziarie e commerciali alternative ai circuiti dominati dall&amp;rsquo;Occidente. A fare da filo conduttore sar&amp;agrave; dunque una domanda strategica: pu&amp;ograve; il Far East diventare uno dei motori della nuova architettura economica eurasiatica?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;EEF 2026 offrir&amp;agrave; una risposta importante, non soltanto per la Russia, ma per comprendere in quale direzione stia evolvendo l&amp;rsquo;economia dell&amp;rsquo;Asia-Pacifico e, pi&amp;ugrave; in generale, il sistema internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
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                    <title>Pesca, sovranità e identità: il popolo islandese ha affossato la propaganda pro-UE</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pesca_sovranit_e_identit_il_popolo_islandese_ha_affossato_la_propaganda_proue/45289_68654/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 16:01:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Islanda ha parlato: il suo verdetto, gelido come i ghiacci che circondano l'isola, &amp;egrave; un secco rifiuto a riaprire i negoziati per l'ingresso nell'Unione Europea. Il referendum consultivo del 29 agosto ha visto il 52,8% degli islandesi voltare le spalle a Bruxelles, nonostante un'affluenza alle urne dell'82% che testimonia quanto la questione tenga banco nelle case di Reykjavik e non solo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma attenzione a non leggere questo risultato come un semplice &quot;no&quot;. &amp;Egrave; molto pi&amp;ugrave; di questo. &amp;Egrave; il riflesso di un'Islanda spaccata in due, un paese che cerca di tenere insieme il desiderio di proteggere la propria anima con la necessit&amp;agrave; di guardare al mondo. Da una parte i socialdemocratici, che hanno spinto per questo voto, rappresentano gli abitanti della capitale, quelli che ogni mese vedono il mutuo della casa salire e sognano che l'Europa possa portare un po' di sollievo alle loro tasche. Dall'altra i pescatori e gli agricoltori delle province, quelli che sanno che l'adesione all'UE significherebbe dire addio al controllo sulle proprie acque e sulle quote di pesca. E per un popolo che dal mare ha sempre tratto la propria sussistenza, questa non &amp;egrave; una questione da poco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vicenda islandese ha il sapore di una storia gi&amp;agrave; vista. Nel 2009, travolta dalla crisi finanziaria globale, l'Islanda aveva bussato alla porta di Bruxelles. Poi, nel 2015, la porta si era richiusa. Il motivo? Quelle famigerate quote di pesca, un osso troppo duro per essere digerito dagli eurocrati. Ora i pro-europei ci riprovano, ma il vento sembra soffiare nella direzione opposta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E poi c'&amp;egrave; la questione Groenlandia. Donald Trump, con le sue mire sull'isola danese, ha involontariamente gettato benzina sul fuoco del dibattito islandese. La ministra degli Esteri Thorgerdur Katrin Gunnarsdottir ha citato esplicitamente le azioni degli Stati Uniti in &lt;a href=&quot;/dettnews-contro_cina_russia_e_iran_il_vero_significato_dellaccordo_usavenezuela__press_tv/45289_68652/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Venezuela&lt;/a&gt; e le ripetute dichiarazioni di Washington sulla Groenlandia come fattori che preoccupano. Ma come ha osservato Evgeny Pankov, ricercatore all'Istituto di Studi Internazionali dell'MGIMO, l'influenza di Trump non va sopravvalutata. I socialdemocratici hanno semplicemente cavalcato l'onda, usando la retorica del presidente USA per alimentare le paure e spingere verso l'Europa come contrappeso. Nonostante l&amp;rsquo;Unione Europea sia completamente alla merc&amp;egrave; degli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato di questo referendum, per quanto consultivo, &amp;egrave; comunque un campanello d'allarme. Gli esperti russi interpellati dal quotidiano &lt;a href=&quot;https://www.vedomosti.ru/politics/articles/2026/08/31/1224771-islandiya-progolosovala-protiv-evrointegratsii&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Vedomosti&lt;/a&gt; sono chiari: anche se il &quot;s&amp;igrave;&quot; avesse vinto, il mandato per decisioni future sarebbe stato estremamente debole. L'iniziativa dei socialdemocratici ha diviso la societ&amp;agrave; islandese, un po' come un coltello che taglia il ghiaccio ma lascia segni profondi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma cosa cambia per l'Unione Europea? Per Bruxelles, riportare l'Islanda al tavolo dei negoziati &amp;egrave; principalmente una questione politica. Come spiega Pavel Timofeev dell'Istituto Primakov di Mosca, si tratta di rafforzare le rivendicazioni territoriali di fronte a concorrenti come Stati Uniti e Regno Unito, e di garantirsi un ruolo nel Nord Atlantico, con tutte le implicazioni che questo ha per l'accesso all'Artico. Per il pubblico europeo, poi, i negoziati con l'Islanda sarebbero stati un modo per dimostrare che il sogno dell'integrazione europea non &amp;egrave; ancora tramontato. Una sorta di bandiera da sventolare in un momento in cui l'UE appare sempre pi&amp;ugrave; in difficolt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Islanda, con la sua scelta, dice invece di voler continuare a preservare la propria sovranit&amp;agrave;. Non vuole essere comandata da Bruxelles su ci&amp;ograve; che conta davvero per la sua identit&amp;agrave;: il pesce nei suoi mari e chi pu&amp;ograve; metterci piede. Il no di quasi il 53% degli islandesi non &amp;egrave; solo un rifiuto dell'Europa, ma l'affermazione di una sovranit&amp;agrave; che, in un mondo sempre pi&amp;ugrave; globalizzato, continua a fare la differenza tra un paese satellite e una nazione che sa ancora cosa vuole essere.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;534&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Da Kiev a Roma per l'affare delle armi: Fedorov alla corte di Crosetto</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-da_kiev_a_roma_per_laffare_delle_armi_fedorov_alla_corte_di_crosetto/45289_68653/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;31 agosto. E cos&amp;igrave;, l'ex ministro della guerra ucraino Mikhail F&amp;euml;dorov &amp;egrave; diventato &amp;ldquo;consulente&amp;rdquo; del ministro Guido Crosetto in materia di innovazione nel settore della difesa. Quello stesso F&amp;euml;dorov che, a inizi 2026, al momento del suo insediamento in sostituzione di Denis &amp;Scaron;migal, tra i peana degli ukro-sanguinari articolisti del Corriere della Sera, proclamava che il suo obiettivo di &amp;ldquo;guerra tecnologica&amp;rdquo; era di arrivare a uccidere cinquantamila russi al mese e che oggi, dimissionato, lamenta che &amp;laquo;sembra che stiamo perdendo gradualmente, lentamente&amp;raquo; e che Kiev &amp;laquo;ha urgente bisogno di un piano per porre fine al conflitto&amp;raquo;. Chiss&amp;agrave; se il ministro Crosetto si affider&amp;agrave; agli urli assassini del primo F&amp;euml;dorov, o ai lamenti falso-pacifisti del secondo. Come che sia, &amp;egrave; legittimo qualche dubbio sul fatto che si tratti di una scelta autonoma da parte di un singolo ministro &amp;ndash; o anche di un intero governo, al cui interno, per&amp;ograve;, non &amp;egrave; dato sapere se, sulla questione, ci sia o meno unanimit&amp;agrave; - di un singolo paese del blocco euroatlantico, quella della nomina a &amp;ldquo;consigliere esterno&amp;rdquo; di un ex ministro della junta nazigolpista di Kiev. I presupposti per tale decisione, le implicazioni politiche che quella comporta, autorizzano l'ipotesi che quella di Guido Crosetto possa essere stata una mossa non tanto per assicurarsi le competenze del &amp;ldquo;giovanilistico&amp;rdquo; ex ministro ucraino, giocando d'anticipo su pretendenti di altri paesi, quanto piuttosto un passo deciso di comune accordo a livelli pi&amp;ugrave; alti, sia politici che affaristici, rispondendo a precisi obiettivi sia della NATO che dell'industria militare euroatlantista, in cui si intrecciano interessi e profitti che, di &amp;ldquo;nazionale&amp;rdquo;, hanno solo l'etichetta sull'involucro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde, qualche dubbio sorge anche a proposito dei giochi UE-NATO nei confronti dei vertici nazigolpisti, con Roma che, in questo senso, potrebbe dover svolgere il ruolo di apripista affidatogli da Bruxelles per ridefinire i rapporti con Kiev. Insomma: l'ex ministro &amp;ldquo;innovativo&amp;rdquo; vola a Roma per rendere un servizio comune all'industria militare yankee-ukro-italo-sionista (oltre all'apertura di un sito direttamente in Ucraina, la Leonardo passa a testare &amp;ldquo;Michelangelo Dome&amp;rdquo;, &amp;laquo;il nuovo scudo italiano contro droni e missili, sotto il fuoco reale&amp;raquo; come esulta Infodifesa) e, allo stesso tempo, mettere sul chi va l&amp;agrave; il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, che sta diventando un po' troppo scomodo. Dopo tutto, era stato proprio F&amp;euml;dorov, dopo il licenziamento, a parlare di elezioni, una eventualit&amp;agrave; bollata da Zelenskij come &amp;ldquo;uno tsunami&amp;rdquo; e, dunque, la sua immediata nomina a un tale alto incarico in un paese UE e NATO ha tutto il sapore di una messa in guardia contro il suo ex capobanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda pi&amp;ugrave; direttamente l'Ucraina, poi, su Ukraina.ru l'analista Nikita Volkovic osserva che, in primo piano, sono immediatamente balzate le speculazioni su dove si trovi il &amp;ldquo;politico caduto in disgrazia&amp;rdquo; e mentre alcuni media e canali Telegram parlavano della sua fuga all'estero, il suo ufficio stampa afferma che nessuno &amp;egrave; scappato, il lavoro, viene detto, &amp;egrave; svolto da remoto e l'ex ministro, dicono, &amp;egrave; rimasto a Kiev e si recher&amp;agrave; all'estero solo occasionalmente per colloqui e consultazioni. Ma, al di l&amp;agrave; delle illazioni, l'aspetto pi&amp;ugrave; importante della vicenda &amp;egrave; che, quantomeno nominalmente, F&amp;euml;dorov veleggi tra le alte sfere di un paese del G7, senza la &quot;benedizione&quot; della Presidenza golpista e ci&amp;ograve; costituisce un'ulteriore mossa nel pi&amp;ugrave; ampio gioco che F&amp;euml;dorov (o lui per conto di chi?) sta conducendo contro Zelenskij. Un'ipotesi tra quelle che circolano, scrive Volkovic, &amp;egrave; che, alla fine F&amp;euml;dorov torni a Kiev, su un &amp;ldquo;treno blindato&amp;rdquo;, se non tedesco, come accadeva in Russia nel 1917, quantomeno di un paese NATO e vada a occupare la pi&amp;ugrave; alta carica. Rimanendo in ogni caso, aggiungiamo per parte nostra, nient'altro che l'adepto nazigolpista nelle cui vesti &amp;egrave; balzato alla ribalta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso F&amp;euml;dorov, commentando la nomina a Roma, ha dichiarato che &amp;laquo;L'Ucraina e il nostro team hanno un'esperienza unica e concreta nella guerra ad alta tecnologia e siamo pronti a condividerla con i nostri alleati. La mia priorit&amp;agrave; principale rimane invariata: continuo a lavorare a Kiev su progetti chiave che rafforzino le capacit&amp;agrave; di difesa dello Stato&amp;raquo;. Ora, nota Volkovic, &amp;egrave; del tutto comprensibile l'interesse di Roma, le cui forze armate sono ancorate alla logica delle operazioni all'estero in tempo di pace; hanno un disperato bisogno di accedere direttamente all'esperienza di combattimento reale in ambito di digitalizzazione, integrazione di droni d'attacco, gestione algoritmica del campo di battaglia, sistemi di guerra elettronica e progressi nell'intelligenza artificiale militare: tutte competenze che l'Ucraina pu&amp;ograve; fornire in abbondanza. Per F&amp;euml;dorov stesso, la nomina &amp;egrave; diventata una sorta di sigillo di immunit&amp;agrave; contro il rullo compressore della repressione, che solitamente schiaccia chiunque cada in disgrazia: lo status di consulente ufficiale in un paese del G7 lo rende intoccabile e il lavoro per Crosetto &amp;egrave; &amp;nbsp;parte integrante della campagna politica contro Zelenskij. Dopo il suo dimissionamento, l'indice di gradimento di F&amp;euml;dorov &amp;egrave; schizzato alle stelle: &amp;egrave; due volte pi&amp;ugrave; popolare di Zelenskij e i sondaggi analizzati da The Economist confermano che, in caso di elezioni ora, Zelenskij non avrebbe la minima possibilit&amp;agrave;. &amp;Egrave; cos&amp;igrave; che l'ex ministro aveva lanciato pubblicamente la sfida, chiedendo nuove elezioni. Era poi seguita la fuga di notizie sul cosiddetto &amp;ldquo;piano M&amp;amp;Ms&amp;rdquo;, mai realizzato, per un attacco combinato di sciami di droni autonomi contro i principali aeroporti di Mosca. I media occidentali avevano presentato cos&amp;igrave; l'immagine di un innovatore audace e visionario, le cui idee rivoluzionarie venivano per&amp;ograve; stroncate dalla codardia di generali inerti e di una corrotta macchina statale. Quindi, la nomina a Roma si inserisce in questa linea: attorno a F&amp;euml;dorov si sta costruendo l'immagine di una sorta di &quot;rivoluzionario tecnocratico&quot;: un beniamino del pubblico che, con il sostegno degli alleati occidentali, smanteller&amp;agrave; il vecchio sistema e ne costruir&amp;agrave; uno nuovo, efficace, moderno e lungimirante. Tutti ne traggono vantaggio: l'opinione pubblica si ritrova alla presidenza un &quot;occidentale&quot; giovane, popolare e raffinato, e la NATO ottiene una figura chiara e gestibile attraverso la quale pu&amp;ograve; comodamente veicolare la propria agenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono per&amp;ograve; dei &amp;ldquo;ma&amp;rdquo;. La minaccia principale per lui &amp;egrave; quella di diventare un politico &quot;offshore&quot;, osserva Volkovic. Gli applausi ai dibattiti sulla difesa a Roma, le colazioni a porte chiuse al Consiglio Atlantico e gli articoli lusinghieri su The Economist faticano ancora a convertirsi in voti nei seggi elettorali di Krivoj Rog, Zaporož'e, Poltava. Nonostante tutti i tentativi di digitalizzazione, lo Stato ucraino rimane un sistema profondamente bizantino, in cui &amp;egrave; fondamentale saper collaborare e negoziare con le persone &quot;giuste&quot;. F&amp;euml;dorov, dal canto suo, rinnega ostentatamente qualsiasi legame con reti regionali, clan o strutture poliziesche; non ha una propria frazione parlamentare, n&amp;eacute; figure fidate al SBU, n&amp;eacute; un apparato di partito. Ci&amp;ograve; significa che prima o poi dovr&amp;agrave; raggiungere un accordo con qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel qualcuno potrebbe essere l'altrettanto popolare ex comandante in capo Valerij Zalužnyj, che ha pubblicato un durissimo pamphlet contro la cricca di Zelenskij; ma, anche in quel caso, il ruolo di leader indiscusso andrebbe probabilmente al carismatico generale, rimanendo F&amp;euml;dorov suo principale consigliere economico e tecnologico. E, soprattutto, c'&amp;egrave; da attendere la contromossa di Zelenskij, che potrebbe benissimo puntare sulla questione dei contratti milionari per l'acquisto di componenti per droni, o imbastire indagini di NABU o SBU sulle strutture &amp;ldquo;Brave1&amp;rdquo; di innovazione bellica, per gettare alle ortiche l&amp;rsquo;immagine ideale dell'innovatore, ricoprendola col solito lerciume della corruzione ucraina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio a proposito del &amp;ldquo;Brave1&amp;rdquo; e della relativa banca dati, un corollario curioso &amp;egrave; quello dell'accordo tra Londra e Kiev per concedere alla Gran Bretagna l'accesso a un database prezioso, raccolto sul fronte ucraino, che, come osserva Aleksej Muratov su PolitNavigator, si inserisce nella secolare tradizione britannica di utilizzo di forze per procura per ottenere propri vantaggi. Londra avr&amp;agrave; accesso alla piattaforma ucraina &amp;ldquo;Avengers AI Labs&amp;rdquo;, un database di dati raccolti in condizioni reali di combattimento: migliaia di telecamere di sorveglianza diurne e sensori a infrarossi dislocati lungo l'intera linea di contatto registrano milioni di oggetti: carri armati, artiglieria, sistemi di difesa aerea, fanteria e bersagli aerei, inclusi droni kamikaze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il database contiene circa cinque milioni di fotogrammi etichettati. Queste immagini vengono utilizzate per addestrare sistemi di intelligenza artificiale a riconoscere i bersagli in tempo reale. L'esercito ucraino afferma che l'IA addestrata su questi dati &amp;egrave; gi&amp;agrave; in grado di identificare circa il 70% dei bersagli nemici. Le universit&amp;agrave; e le aziende britanniche saranno le prime ad accedere a questa &quot;miniera d'oro&quot; e sono gi&amp;agrave; stati avviati progetti pilota con tre startup: Sintela a Bristol, Mind Foundry a Oxford e Skyral a Londra.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In cambio, Londra fornir&amp;agrave; supporto all'Ucraina attraverso le sue universit&amp;agrave;, i suoi ricercatori e le sue aziende tecnologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non &amp;egrave; la prima volta che la Gran Bretagna combatte per procura, afferma Muratov; per secoli, la sua strategia si &amp;egrave; basata su un unico principio: sacrificare gli altri massimizzando il proprio vantaggio. Oggi, gli ucraini muoiono al fronte e Londra raccoglie i dati. L'ironia sta nel fatto che Kiev, bisognosa di sostegno occidentale, &amp;egrave; costretta a &amp;laquo;vendere il proprio sangue, non letteralmente, ma tecnologicamente. I soldati ucraini muoiono e gli algoritmi britannici imparano da quelle morti. E quando, tra qualche anno, i sistemi di intelligenza artificiale britannici proteggeranno gli aeroporti e le centrali elettriche del Regno Unito, nessuno si ricorder&amp;agrave; che sono stati addestrati con dati provenienti dal fronte, dati raccolti al costo di milioni di vite ucraine&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, sulla vicenda italiana: al di l&amp;agrave; della comunanza &amp;ldquo;ideale&amp;rdquo; tra fascisti di governo e nazigolpisti di Kiev, un dato rimane per ora oscurato nell'affaire Crosetto-F&amp;euml;dorov. Fermo restando che l'offerta di lavoro all'ex ministro non sia un semplice atto di cortesia: oltre ai sistemi SAMP/T e missili Aster previsti nel tredicesimo &amp;ldquo;Decreto aiuti&amp;rdquo;, cosa dar&amp;agrave; in cambio l'Italia per tale &amp;ldquo;consulenza&amp;rdquo; e, soprattutto, per cosa utilizzer&amp;agrave; le &amp;ldquo;innovazioni&amp;rdquo; belliciste di un nazista il cui obiettivo di &amp;ldquo;guerra tecnologica&amp;rdquo; era e rimane quello di uccidere cinquantamila russi al mese? F&amp;euml;dorov consulente in materia di &amp;ldquo;innovazione nel settore della difesa&amp;rdquo; o &amp;ldquo;consigliori&amp;rdquo; in tema di attacco?&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Contro Cina, Russia e Iran: il vero significato dell'accordo USA-Venezuela - Press Tv</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-contro_cina_russia_e_iran_il_vero_significato_dellaccordo_usavenezuela__press_tv/45289_68652/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 14:01:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L'accordo stretto tra gli Stati Uniti e il Venezuela sulle immense &lt;a href=&quot;/dettnews-trump_si_appropria_di_65_miliardi_di_barili_di_petrolio_venezuelano/45289_68632/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riserve petrolifere&lt;/a&gt; del paese sudamericano non va letto come una semplice operazione commerciale. Per il giornalista e analista politico Alejandro Kirk intervistato da &lt;a href=&quot;https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/08/31/775400/us-venezuela-oil-deal-new-phase-long-history-us-interventionism-latin-america-journalist&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Press Tv&lt;/a&gt;, si tratta dell'ultimo capitolo di una storia ben pi&amp;ugrave; lunga e oscura di interventismo statunitense in America Latina e nei Caraibi. Donald Trump l'ha definito il pi&amp;ugrave; grande affare petrolifero della storia, vantandosi di aver ottenuto il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barilli di riserve accertate. Ma la realt&amp;agrave;, stando a chi vive e lavora in Venezuela da decenni, &amp;egrave; molto pi&amp;ugrave; complessa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Kirk, che collabora con i media internazionali da Caracas, spiega che questo accordo &amp;egrave; il tassello di una strategia geopolitica pi&amp;ugrave; ampia. Washington cerca di blindare la propria influenza in un momento in cui il suo dominio globale vacilla. C'&amp;egrave; per&amp;ograve; un grosso problema di tenuta politica. L'analista &amp;egrave; convinto che le tempistiche non siano casuali: l'intesa serve a ingraziarsi gli elettori in vista delle elezioni di medio termine di novembre, anche se Trump sembra destinato a una sconfitta storica. Sulla carta, gli USA controllano il 22 per cento delle riserve venezuelane, otto volte quelle del Messico. Ma estrarre quel petrolio richieder&amp;agrave; anni. &amp;laquo;&amp;Egrave; fondamentalmente una premessa&amp;raquo;, spiega Kirk, parlando di un accordo che gli esperti definiscono segreto, illegale e incostituzionale.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;Venezuelans march against US-Venezuela energy deal and foreign interference&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gladys Quesada reports from Caracas &lt;a href=&quot;https://t.co/F0pebbcNgo&quot;&gt;pic.twitter.com/F0pebbcNgo&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Press TV ???? (@PressTV) &lt;a href=&quot;https://x.com/PressTV/status/2094031260511265267?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 30, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;L'interventismo a trazione statunitense non &amp;egrave; mai sparito, si &amp;egrave; solo adattato. Kirk fa un passo indietro fino all'Ottocento, quando Washington appoggiava le lotte per l'indipendenza delle colonie spagnole, ma solo se guidate da &amp;eacute;lite bianche con forti interessi economici. L'indipendenza di Haiti del 1804, nata da una rivolta di schiavi, fu ignorata perch&amp;eacute; incompatibile con un'unione americana basata ancora sulla schiavit&amp;ugrave;. Da l&amp;igrave;, la Dottrina Monroe e un Novecento fatto di espansionismo, blocchi navali, sovversione e terrorismo ogni volta che il dominio USA si sentiva minacciato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;L'intero ventesimo secolo &amp;egrave; stato un continuo espansionismo imperialista economico e un intervento in America Latina e nei Caraibi, talvolta con la pura forza, blocchi, destabilizzazione, sovversione e terrorismo, ogni volta che vedevano il loro dominio minacciato&amp;raquo;, ricorda l'analista.&lt;br /&gt;Oggi la differenza &amp;egrave; che l'imperialismo USA non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; in espansione e sta perdendo la sua egemonia. &amp;laquo;La differenza oggi &amp;egrave; che l'imperialismo statunitense non si sta pi&amp;ugrave; espandendo e sta rapidamente perdendo la sua egemonia sul mondo&amp;raquo;, spiega Kirk. L'aggressione disastrosa contro l'Iran ha indebolito ulteriormente Washington, spingendo gli statunitensi a voler blindare quello che hanno sempre considerato il loro cortile di casa, soprattutto in ottica di un confronto pi&amp;ugrave; ampio con la Cina. L'accordo sul petrolio &amp;egrave; una mossa contro Cina, Russia e Iran, e manda un messaggio chiaro: &amp;laquo;Il Venezuela non &amp;egrave; ormai pi&amp;ugrave; un paese sovrano e le sue risorse appartengono agli Stati Uniti&amp;raquo;. Kirk lo descrive come &amp;laquo;una recinzione contro la partecipazione di cinesi, russi e iraniani nel settore energetico del paese&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il tempismo &amp;egrave; cruciale. L'intesa arriva dopo l'attacco USA del 3 gennaio che ha portato al rapimento del presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro. Kirk non ha dubbi: &amp;laquo;Probabilmente &amp;egrave; stato il momento decisivo di un esito precedentemente concordato che coinvolgeva alcuni membri della leadership venezuelana e non pu&amp;ograve; essere visto altrimenti&amp;raquo;. Dopo mesi di blocco aeronavale, le forze USA hanno ottenuto un successo rapido, e Trump ha subito dichiarato l'obiettivo: prendere il petrolio. In tre settimane, l'Assemblea Nazionale ha approvato una nuova legge sugli idrocarburi che scavalca la Costituzione, togliendo le tutele sulla sovranit&amp;agrave; e dando il controllo diretto dei profitti alle autorit&amp;agrave; USA. Doveva essere un modello di intervento &amp;laquo;audace, rapido, economico e facile&amp;raquo;, pensato per generare benefici politici per Trump e la tecnocrazia che lo sostiene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma questo modello &amp;egrave; fallito due mesi dopo in Iran, dove Trump si &amp;egrave; impantanato in una guerra totale, rischiando l'esistenza stessa della sua amministrazione. &amp;laquo;Quando questo modello &amp;egrave; fallito due mesi dopo in Iran, Trump si &amp;egrave; ritrovato impantanato, minacciando l'esistenza stessa della sua amministrazione&amp;raquo;, sottolinea Kirk. E in Venezuela, la situazione &amp;egrave; paradossale. &amp;laquo;Ci troviamo in una situazione strana in cui quegli alleati venezuelani di Trump che hanno spinto per sanzioni statunitensi e intervento militare ora urlano slogan anti-imperialisti, stupiti dal fatto che ci&amp;ograve; che si apprestavano a fare viene fatto dai loro avversari&amp;raquo;, osserva l'analista. &amp;laquo;Se l'opposizione di destra avesse preso il potere dopo il 3 gennaio, il paese oggi sarebbe molto probabilmente in fiamme&amp;raquo;, spiega Kirk. La tenuta del chavismo e del Partito Socialista Unito del Venezuela &amp;egrave; ci&amp;ograve; che ha permesso di evitare il caos. I funzionari chiedono calma, parlando di una strategia per guadagnare tempo e lanciare una controffensiva. Ma &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; evidente che sono gli USA, con i loro consiglieri militari e civili, a tirare le fila. &amp;laquo;Passo dopo passo, tuttavia, &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; chiaro che sono gli Stati Uniti e le centinaia di consiglieri militari e civili a tirare le fila&amp;raquo;, avverte Kirk. Stanno depotenziando politicamente le forze armate e cancellando Ch&amp;aacute;vez e Maduro dall'immaginario collettivo. E chi spera in un cambio di rotta con una vittoria democratica a novembre, si sbaglia di grosso. &amp;laquo;Coloro che in Venezuela sperano che un'ipotetica vittoria democratica a novembre cambier&amp;agrave; drasticamente l'approccio degli Stati Uniti verso il Venezuela rimarranno delusi&amp;raquo;, avverte l'analista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La democrazia non &amp;egrave; mai stata la priorit&amp;agrave; di Washington, n&amp;eacute; la lotta al crimine organizzato. &amp;laquo;La democrazia non &amp;egrave; mai stata una priorit&amp;agrave;. N&amp;eacute; lo &amp;egrave; stata la lotta al crimine organizzato&amp;raquo;, afferma Kirk senza mezzi termini. Basti pensare ai Contras negli anni '80, finanziati anche tramite il traffico di droga, o al golpe in Cile contro il governo democraticamente eletto di Salvador Allende nel '73. Maduro era stato rieletto democraticamente nel 2024, come ammesso dagli stessi servizi di intelligence USA. &amp;laquo;La forma pu&amp;ograve; cambiare a seconda delle circostanze, ma l'essenza &amp;egrave; sempre la stessa: dominio imperiale politico, culturale, finanziario, militare ed economico&amp;raquo;, conclude l'analista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma l'America Latina sta davvero virando a destra? Kirk smonta questa narrazione. Molti governi di destra hanno vinto per un soffio, rendendo difficile parlare di un cambio ideologico di massa. Il consenso &amp;egrave; manipolato. Il voto &amp;egrave; pesantemente condizionato da un mix di media e messaggi algoritmici sui social network, dove la paura &amp;egrave; l'ingrediente principale. &amp;laquo;Il voto &amp;egrave; pesantemente manipolato da una combinazione di media e messaggi di massa algoritmici che diffondono false &quot;informazioni&quot; attraverso i social network, in cui generare paura &amp;egrave; la caratteristica principale&amp;raquo;, spiega Kirk. L'analista collega queste reti di manipolazione a operatori israeliani, citando l'argentino Fernando Cerimedo e il suo mentore Brad Pascale, ex capo delle campagne digitali di Trump. Il risultato? &amp;laquo;Milioni di persone senza propriet&amp;agrave; che vanno nel panico all'idea di perderle a causa di un ipotetico futuro governo comunista&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Maggioranze politiche fragili, che si sgretolano quando i governi iniziano a deludere gli elettori. In Cile, il governo di Jos&amp;eacute; Kast sta estorcendo denaro ai lavoratori per arricchire i miliardari con tagli alle tasse, e spinge per governare per decreto fino a 240 giorni senza passare dal Congresso. Leggi repressive che dimostrano solo una grande fragilit&amp;agrave; sociale. &amp;laquo;L'adozione di una dura legislazione repressiva preventiva ci racconta una storia di fragilit&amp;agrave; politica e sociale che la guerra cognitiva non potr&amp;agrave; sostenere all'infinito&amp;raquo;, avverte Kirk.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo di fronte a un tentativo di resuscitare la Dottrina Monroe in un mondo cambiato. Washington vuole contenere la Cina, il suo avversario globale principale, in uno scontro che &amp;egrave; economico ma anche culturale. L'Iran, sconfiggendo gli USA nel Golfo Persico, ha accelerato questa presa di coscienza, dimostrando che Washington &amp;egrave; una potenza in declino. &amp;laquo;Si pu&amp;ograve; dire che &amp;egrave; stato l'Iran a essere costretto ad assumersi la responsabilit&amp;agrave; del nuovo ordine globale, sconfiggendo gli Stati Uniti e diventando la potenza che detta le regole nel Golfo Persico&amp;raquo;, spiega Kirk. Alla vecchia Dottrina Monroe, Trump ha aggiunto un suo corollario: l'America Latina non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; solo il cortile di casa, ma propriet&amp;agrave; degli Stati Uniti. La Grande America del Nord include tutto l'emisfero occidentale come zona di influenza esclusiva. &amp;Egrave; nato anche lo Scudo delle Americhe, un'alleanza militare di 16 paesi sotto comando USA, ufficialmente contro il crimine, ma in realt&amp;agrave; pensata per contenere i movimenti popolari. Washington sta facendo pressione per rompere i legami economici con la Cina, un tentativo disperato e impossibile, visto che gli USA non possono rimpiazzare la capacit&amp;agrave; manifatturiera e tecnologica di Pechino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il modello venezuelano potrebbe essere esportato. La resistenza iraniana ha probabilmente evitato che Trump si sentisse abbastanza forte da prendersi Cuba, la Groenlandia o il Canada. &amp;laquo;Altrimenti, Trump si sarebbe sentito abbastanza incoraggiato da prendersi Cuba, la Groenlandia e persino il Canada&amp;raquo;, avverte Kirk. Cuba resta il bersaglio pi&amp;ugrave; ovvio, ma un'invasione di terra sarebbe troppo costosa in termini di vite umane e mezzi. I veri obiettivi naturali sono Brasile e Messico. &amp;laquo;Brasile e Messico, le economie pi&amp;ugrave; grandi dell'America Latina, sono due obiettivi naturali per Trump, perch&amp;eacute; hanno economie potenti, molte risorse naturali e vasti territori. Inoltre, i loro governi mantengono politiche sovrane e non prendono ordini da Washington&amp;raquo;, spiega l'analista. Non a caso, la guerra cognitiva sui social contro Lula e Claudia Sheinbaum &amp;egrave; a pieno regime. In Brasile si torna a parlare di rilanciare il programma di armi nucleari, abbandonato nel 1990. Lo stesso Lula ha suggerito che, se rieletto, la dottrina nucleare brasiliana andrebbe rivista per prevenire un eventuale attacco USA.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;534&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Lucy Pagoada-Quesada: «Donald Trump ha dichiarato una guerra interna al popolo statunitense»</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lucy_pagoadaquesada_donald_trump_ha_dichiarato_una_guerra_interna_al_popolo_statunitense/5496_68651/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 13:20:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti e Carlos Azn&amp;aacute;rez&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;La presente edizione corrisponde all'intervista realizzata nel programma &lt;em&gt;Abrebrecha Venezuela&lt;/em&gt; a Lucy Pagoada-Quesada &amp;mdash; insegnante in pensione del Dipartimento dell'Istruzione di New York, coordinatrice del Dipartimento 19 del Partido Libre per gli USA, il Canada e la Costa Rica, e produttrice del programma &lt;em&gt;Voices of Resistance&lt;/em&gt; su WBAI 99.5 FM a New York &amp;mdash;, ampliata e integrata con le risposte e le riflessioni complementari fornite dalla stessa intervistata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Per cominciare, qual &amp;egrave; stata la tua traiettoria e la tua formazione di coscienza come insegnante e attivista?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Sono una professionista dell'insegnamento, prodotto dell'istruzione pubblica nel mio paese d'origine, l'Honduras, fino all'et&amp;agrave; di 15 anni, quando mio padre mi ha portata a vivere negli Stati Uniti. Pertanto, la mia coscienza comincia a formarsi quando arrivo negli USA a 15 anni ed entro alla Scuola Secondaria a met&amp;agrave; degli anni '80. L&amp;igrave; mi sono resa conto che l'istruzione negli USA era molto disuguale ed escludente. Non avevamo quasi insegnanti latini e persino chi ci insegnava lo spagnolo era composto da insegnanti bianchi educati in Spagna, privi della conoscenza di base della nostra cultura latinoamericana e caraibica. L&amp;igrave; ho iniziato ad accorgermi che c'era qualcosa di molto sbagliato nell'istruzione in questo paese. Entrando all'universit&amp;agrave; la realt&amp;agrave; non &amp;egrave; cambiata molto e per questo ho preso la decisione deliberata di diventare un'insegnante di spagnolo per fare la differenza. Insegnare a partire dalla coscienza, dalla storia dal punto di vista degli oppressi e non da quello degli oppressori, che &amp;egrave; come generalmente si insegna nei programmi educativi negli USA. L'istruzione qui in generale &amp;egrave; suprematista e patriarcale. I popoli originari e neri invasi e resi schiavi dai colonizzatori, uomini bianchi europei, non figurano mai nei libri di storia, di lingua o di letteratura come coloro che hanno resistito, ma come i vinti o i perdenti. I nomi dei loro leader emancipatori come Harriet Tubman o Geronimo non figurano nei libri di testo. Promuovono favole come quella del Giorno del Ringraziamento, chiamano scoperta l'invasione del continente e non parlano mai del fatto che il primo genocidio nelle Americhe fu contro gli indigeni e gli africani. Che furono milioni gli assassinati dagli invasori spagnoli, inglesi, portoghesi e francesi. Per questo sono diventata docente, per insegnare la verit&amp;agrave; storica ai miei studenti, e l'ho fatto. Questo per me &amp;egrave; il vero senso dell'educazione: insegnare la coscienza e la verit&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Nel contesto centroamericano e continentale, cosa ha significato il colpo di Stato del 2009 in Honduras e come si inserisce nelle aggressioni imperiali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Il colpo di Stato militare, corporativo e religioso del 2009 in Honduras, orchestrato dagli USA sotto l'amministrazione del presidente Barack Obama e della Segretaria di Stato Hillary Clinton contro il presidente costituzionale Manuel Zelaya Rosales e il popolo dell'Honduras, ha dato avvio ai colpi di Stato del XXI secolo. Ha rappresentato un arretramento totale del nostro fragile processo democratico e da l&amp;igrave; in poi &amp;egrave; continuata l'ondata di golpe nel resto del nostro continente, contro i governi progressisti dell'ALBA.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Uno a uno sono caduti nelle grinfie dell'impero nordamericano. Si &amp;egrave; messa alla prova, con totale selvaggismo, la lotta della dottrina Monroe di occupazione, invasione, colpi di Stato, sequestri di presidenti, furto sfacciato di elezioni tramite brogli, imposizione di burattini del fascismo e del capitalismo trumpista come Milei in Argentina, Noboa in Ecuador, Paz in Bolivia, Fujimori in Per&amp;ugrave;, Asfura in Honduras e de la Espriella in Colombia; una dottrina di guerra e violenza contro la dottrina bolivariana di integrazione, solidariet&amp;agrave;, collaborazione e pace. &amp;Egrave; la dimostrazione chiara di un sistema capitalista che viola tutte le leggi per cercare di tenersi a galla e mantenere un'egemonia che a poco a poco ha corso il rischio di perdere di fronte all'emergere delle economie emergenti e alla proposta di multipolarit&amp;agrave; guidata dai paesi che conformano i nuovi blocchi economici del mondo come i BRICS.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Il capitalismo &amp;egrave; un sistema fallito che minaccia di distruggere il pianeta e la nostra umanit&amp;agrave; a causa della sua natura estrattivista, della produzione sregolata, dell'abuso delle risorse naturali e del conflitto permanente. Il socialismo &amp;egrave; quindi la risposta e l'alternativa naturale perch&amp;eacute; promuove la protezione della natura, delle nostre risorse naturali e di conseguenza della vita. Per fare questo &amp;egrave; urgente che i popoli del mondo minacciati dal capitalismo selvaggio si organizzino, si educhino, si coordinino e si mobilitino per la nostra vita e per la pace.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Non possiamo normalizzare la barbarie rappresentata da un sistema in decadenza che minaccia di distruggerci. Dobbiamo agire. Nel caso particolare della comunit&amp;agrave; honduregna negli USA, il golpe ci ha svegliati di colpo e ci siamo organizzati insieme alla resistenza e al Partido Libre. Tuttavia, lottiamo contro le guerre cognitive che invadono di notizie false e bugie i mezzi di comunicazione e i social network. &amp;Egrave; una delle grandi sfide da vincere all'interno della comunit&amp;agrave; immigrata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Passando alle aggressioni dirette e alle misure coercitive unilaterali, qual &amp;egrave; l'impatto del blocco contro Cuba e della guerra economica in America Latina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Il blocco genocida degli USA contro Cuba e le sanzioni economiche, ovvero le misure coercitive unilaterali e illegali contro i paesi socialisti e progressisti del nostro continente latinoamericano, sono criminali. Migliaia di persone muoiono per l'asfissia economica e la mancanza di scambi commerciali. Queste misure sono talmente impopolari che ogni anno pi&amp;ugrave; del 95% dei paesi che compongono le Nazioni Unite condanna in modo quasi unilaterale il blocco contro Cuba.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Credi che delle elezioni di met&amp;agrave; mandato sfavorevoli per Donald Trump e per il suo movimento possano indebolire l'estrema destra in America Latina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;In primo luogo, non credo che la caduta dell'impero nordamericano sia una questione legata a un singolo presidente, in questo caso Donald Trump, ma che risponda piuttosto al nuovo ordine che si sta affermando nel mondo intero e che ha come obiettivo la multipolarit&amp;agrave;. Gli Stati Uniti non possono pi&amp;ugrave; sostenere un'unipolarit&amp;agrave; o quell'egemonia che per molti anni hanno mantenuto nel mondo, e riteniamo che sia a questo che risponda il tentativo di tenere sottomessa l'America Latina con la forza: attraverso i brogli, attraverso la violenza e attraverso il sequestro dei presidenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&amp;Egrave; troppa la disperazione che deve avere l'impero per agire in un modo cos&amp;igrave; erratico. Quindi non credo che si tratti tanto del processo elettorale in s&amp;eacute;, che ad ogni modo sta gi&amp;agrave; avendo un effetto. Il Partito Democratico, e soprattutto l'ala non dir&amp;ograve; pi&amp;ugrave; di sinistra, ma s&amp;igrave; pi&amp;ugrave; progressista, cio&amp;egrave; il settore dei Democratic Socialists of America (DSA), in questo momento sta vincendo tutte le elezioni a livello statale. Questo ci d&amp;agrave; un'indicazione del fatto che nelle primarie interne il movimento MAGA avr&amp;agrave; una sconfitta assoluta, perch&amp;eacute; il problema non &amp;egrave; solo una questione di elezioni: &amp;egrave; come si &amp;egrave; approfondita la crisi all'interno degli Stati Uniti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;La crisi del capitalismo a livello globale ha un impatto diretto qui a livello interno. Si &amp;egrave; inasprita la povert&amp;agrave;; Donald Trump ha dichiarato una guerra interna al popolo statunitense, sia alla comunit&amp;agrave; immigrata sia alla classe povera. Proprio questa settimana ha lasciato senza aiuti alimentari oltre 6 milioni di statunitensi che non potranno pi&amp;ugrave; riceverli. Questo non fa che inasprire la crisi interna, il che significa che il sistema sta crollando dall'interno, che &amp;egrave; ci&amp;ograve; che realmente deve accadere affinch&amp;eacute; le cose si risolvano nel resto del mondo. La gente sta vedendo cos'&amp;egrave; questo governo fascista e molti si sono gi&amp;agrave; pentiti di aver votato per lui, persino tra gli stessi MAGA. Quindi s&amp;igrave;, ritengo che il MAGA subir&amp;agrave; una sconfitta molto dura, ma il vero problema &amp;egrave; il sistema e ci&amp;ograve; che i governi di destra rappresentano per tutto il continente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come si vive la situazione per una migrante, insegnante e attivista in questo momento, e come si stanno mobilitando le organizzazioni di fronte all'aggressivit&amp;agrave; dell'imperialismo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&amp;Egrave; super complicato per il popolo nordamericano. Dobbiamo fare una distinzione tra ci&amp;ograve; che &amp;egrave; il governo o lo Stato capitalista rispetto al popolo, che &amp;egrave; quello che subisce i colpi di questo sistema che perpetua la povert&amp;agrave;, la miseria, la disuguaglianza, il dolore e il genocidio, come nel caso della Palestina, oltre all'estrema povert&amp;agrave; dei non documentati. Il punto con i processi politici &amp;egrave; che c'&amp;egrave; anche molta paura, perch&amp;eacute; la prima cosa che il fascismo implementa &amp;egrave; uno stato di terrore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Dicono che i terroristi siamo noi che ci difendiamo, ma no: i terroristi sono loro. Noi stiamo difendendo il nostro diritto alla vita, alla giustizia, alla pace, al lavoro, a un tetto e all'alimentazione, cose che milioni di persone in questo paese non hanno. Sebbene sia vero che c'&amp;egrave; molto scontento e la gente confida ancora nel sistema elettorale, ci siamo altri che comprendiamo che quella non &amp;egrave; l'unica strada e diciamo: Basta! Dopo decenni di resistenza sappiamo che questo paese &amp;egrave; stato fondato sulla schiavit&amp;ugrave;, sia dei popoli originari sia dei popoli africani che sono stati sequestrati dai loro paesi per essere portati qui come schiavi. Qui c'&amp;egrave; sempre stata una resistenza: ci&amp;ograve; che noi facciamo &amp;egrave; aver preso quella bandiera di lotta per applicarla nell'attualit&amp;agrave;. I popoli nordamericani, indigeni, neri, asiatici, siamo sempre stati in resistenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come impatta l'influenza del sionismo e della lobby ebraica sulle politiche degli USA e sulla repressione sia interna che verso l'America Latina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Ora pi&amp;ugrave; che mai &amp;egrave; apparsa chiara quella simbiosi che &amp;egrave; sempre esistita tra il governo d'Israele e gli Stati Uniti, indipendentemente dal partito al potere. Coloro che hanno mosso le fondamenta del potere economico in questo paese, le banche e le lobby a Washington, sono stati i sionisti e gli israeliani, cos&amp;igrave; come nel potere militare. Non possiamo escludere che le grandi repressioni contro i nostri popoli latinoamericani siano sempre state motivate e promosse da Israele. Oggi questo &amp;egrave; rimasto totalmente al scoperto e ormai nessuno pu&amp;ograve; negare il ruolo che Israele ha giocato insieme agli Stati Uniti: non &amp;egrave; che l'uno controlli l'altro, entrambi vanno di pari passo con questa visione coloniale per reprimere i popoli del mondo e controllarli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;In Honduras, ad esempio, &amp;egrave; stato svelato un complotto pubblicato con una serie di audio da Canal Red in cui &amp;egrave; emerso il ruolo di primo piano d'Israele per imporre i governi di destra in America Latina a scapito di quelli progressisti. &amp;Egrave; rimasto chiaro, per esempio, che chi ha pagato per la grazia e la liberazione del boss del narcotraffico Juan Orlando Hern&amp;aacute;ndez &amp;egrave; stato il governo di Netanyahu. &amp;Egrave; apparsa chiara questa alleanza tra il sionismo, gli archivi di Epstein e la pedofilia con Israele e gli USA.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Con l'arresto di Cerimedo queste alleanze sono venute alla luce e nessuno pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; negare il ruolo d'Israele nella repressione. Aver vissuto due amministrazioni Trump &amp;egrave; servito ad aprire gli occhi a molta gente che viveva immersa nel bipartitismo pensando che un partito fosse migliore dell'altro, quando alla fine ci rendiamo conto che ci&amp;ograve; di cui abbiamo realmente bisogno &amp;egrave; un'alternativa vera al bipartitismo: un partito che risponda ai popoli e non agli interessi delle grandi multinazionali come lo sono il Partito Democratico o il Partito Repubblicano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come contrastare la disinformazione della guerra cognitiva, che importanza hanno i media alternativi e come si posiziona la resistenza di fronte al sequestro della dirigenza bolivariana?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Non possiamo tacere di fronte a questo abuso contro la democrazia, contro il diritto internazionale e contro la sovranit&amp;agrave; di un popolo. Sappiamo che non &amp;egrave; solo il popolo del Venezuela, ma tutti i popoli dell'America Latina che in questo momento stanno subendo questi attacchi selvaggi da parte dell'impero nordamericano in un modo o nell'altro. Il sequestro del presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela Nicol&amp;aacute;s Maduro Moros e di sua moglie, l'avvocata e deputata Cilia Flores, &amp;egrave; un atto di barbarie che viola tutto il diritto internazionale, la sovranit&amp;agrave; e la democrazia del popolo venezuelano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Credo che questa situazione di barbarie abbia raggiunto ormai un altro livello, ed &amp;egrave; per questo che siamo qui sul piede di guerra, alzando la nostra voce ed esigendo la liberazione sia del presidente sia della &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;primera combatiente&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; Cilia Flores. Per questo noi cittadini statunitensi che paghiamo le tasse in questo paese non possiamo permettere che a nostro nome si commettano questi crimini. In primo luogo dobbiamo essere consapevoli del fatto che esiste molta disinformazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;I popoli non sono solo vittime di guerre dirette, invasioni, occupazioni, genocidi e bombardamenti, ma anche di una guerra cognitiva a tutti i livelli: guerra cibernetica, notizie false, disinformazione, bot, di cui i media corporativi sono totalmente complici. In questo senso esiste molta disinformazione su ci&amp;ograve; che sta accadendo al presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro e alla &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;primera combatiente&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; Cilia Flores.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Il nostro lavoro &amp;egrave; soprattutto lottare contro questa disinformazione e dire la verit&amp;agrave; al popolo. Donald Trump &amp;egrave; stato molto chiaro e non ha mai nascosto i suoi veri obiettivi in Venezuela: ha sempre detto che &amp;egrave; per il petrolio, perch&amp;eacute; gli Stati Uniti hanno bisogno del petrolio. Chi non vuole ascoltare Trump &amp;egrave; perch&amp;eacute; non vuole capire, ma lui glielo dice in faccia: l'unica ragione per cui il presidente &amp;egrave; sequestrato &amp;egrave; perch&amp;eacute; hanno bisogno di tenerlo fuori dal gioco politico in Venezuela per mettere le mani su quelle risorse e su quel petrolio, dato che hanno una guerra dichiarata che stanno perdendo con l'Iran e hanno perso il controllo del petrolio in Medio Oriente. Che necessit&amp;agrave; avrebbe il presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro di essere coinvolto in questioni di narcotraffico come dicono loro, quando &amp;egrave; il massimo leader di una delle rivoluzioni pi&amp;ugrave; importanti dell'America Latina e del mondo come la Rivoluzione Bolivariana? Se la gente si lascia ingannare &amp;egrave; perch&amp;eacute; lo vuole, ma basta ascoltare Marco Rubio o Donald Trump per apprendere dalla loro viva voce ci&amp;ograve; che sta realmente accadendo. Sfortunatamente il bombardamento mediatico &amp;egrave; cos&amp;igrave; grande che per molti &amp;egrave; difficile sfuggire a questa bugia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come influisce la struttura ideologica e il razzismo all'interno dell'apparato militare e del sistema negli USA, e come impatta sulla regione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Dalla mia prospettiva non credo si tratti di un'influenza diretta di Trump, ma piuttosto di come funziona il sistema imperialista nordamericano nella sua essenza: &amp;egrave; sempre stato un sistema razzista, suprematista, patriarcale e antipopolo. Ci&amp;ograve; che Donald Trump ha fatto &amp;egrave; semplicemente mettere in evidenza ci&amp;ograve; che il sistema capitalista e imperialista statunitense &amp;egrave; sempre stato. Non &amp;egrave; qualcosa di nuovo: se leggiamo la storia degli Stati Uniti vediamo come si &amp;egrave; fondato questo paese, su basi patriarcali, razziste e suprematiste.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Si vede anche nei programmi educativi qui negli Stati Uniti, contro i quali io stessa, come insegnante, ho dovuto lottare dall'interno del sistema per insegnare la vera storia della resistenza invece del suprematismo bianco. L'esercito risponde perfettamente a questa struttura ideologica; non &amp;egrave; un'invenzione o una moda lanciata da Trump, ma il modo in cui funziona da sempre il sistema capitalista imperialista. Gli USA dall'invasione degli europei sono sempre stati un paese razzista.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Questo paese fino al 1950 &amp;egrave; stato un paese segregato in cui le persone bianche e nere non potevano occupare gli stessi spazi, scuole, bagni pubblici, ristoranti, ecc. &amp;Egrave; stato grazie alle grandi lotte per i diritti civili guidate dagli eroi e dalle eroine emancipatrici come Malcolm X, il Dr. Martin Luther King Jr., Rosa Parks e altri/e che la segregazione &amp;egrave; giunta al termine. Ci&amp;ograve; nonostante, la xenofobia &amp;egrave; sempre stata parte di questa societ&amp;agrave; ed &amp;egrave; esistita la persecuzione contro diversi gruppi migratori in momenti differenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;La comunit&amp;agrave; latinoamericana &amp;egrave; sempre stata il bersaglio o capro espiatorio del sistema capitalista che cerca responsabili o colpevoli per il proprio fallimento e per la mancanza di capacit&amp;agrave; nel risolvere i problemi interni di questo paese. I governi di entrambi i partiti hanno perseguitato, represso e deportato. Il presidente Barack Obama detiene il titolo di essere il presidente che ha deportato pi&amp;ugrave; persone. La differenza &amp;egrave; il modo in cui lo fa Donald Trump con la sua milizia fascista, repressiva e assassina dell'ICE, alla luce del sole e senza nascondersi, anche se il risultato &amp;egrave; lo stesso: deportazioni di massa e separazione delle famiglie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Esiste oggi negli Stati Uniti una vera rete di media alternativi e come si coordinano concretamente tra loro per dare la battaglia ideologica e contrastare la disinformazione della guerra cognitiva?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Questa &amp;egrave; una domanda molto importante. Come movimento di sinistra, movimento popolare, sociale e politico all'interno degli Stati Uniti abbiamo assolutamente bisogno di pi&amp;ugrave; media alternativi e di una comunicazione propria. Io appartengo a una rete di media a livello nazionale negli Stati Uniti che fa capo a Pacifica Radio, che collega la costa est e la costa ovest, e qui faccio parte della radio pubblica di New York, WBAI 99.5 FM, una delle poche radio pubbliche esistenti negli Stati Uniti. Abbiamo bisogno di creare i nostri contenuti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Molti governi di sinistra in America Latina non hanno compreso fino in fondo l'importanza strategica dei media alternativi per portare la verit&amp;agrave; ai popoli. Ho sempre sottolineato, ad esempio, l'efficacia della strategia del presidente Ch&amp;aacute;vez con &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;Al&amp;oacute; Presidente&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;, che &amp;egrave; stato un successo totale, o le &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;Ma&amp;ntilde;aneras&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; del presidente Andr&amp;eacute;s Manuel L&amp;oacute;pez Obrador in Messico, perch&amp;eacute; in questo modo i governi parlano direttamente ai loro popoli senza intermediari. Credo che in altri paesi, compreso il nostro in Honduras, la strategia di avere un mezzo diretto attraverso cui il governo parli al popolo sia un aspetto su cui avremmo dovuto lavorare molto di pi&amp;ugrave;. Penso che i media alternativi, le radio comunitarie e le televisioni comunitarie siano indispensabili e debbano essere promossi a tutti i livelli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quali riflessioni ti lascia l'esperienza diretta nell'osservare altri modelli economici e sociali nel mondo, come in Asia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;line-height: 114%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0cm; border: none; padding: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Recentemente sono stata in visita nei territori recuperati dalla Cina: Hong Kong e Macao, e mi piacerebbe molto presto visitare Pechino e Shanghai. Questi territori, pur mantenendo ancora il sistema di due sistemi, un paese, mostrano uno sviluppo delle infrastrutture moderne, un'economia forte e sostenibile e dei progressi tecnologici che sono estremamente evidenti. Loro chiamano il loro sistema socialismo con caratteristiche cinesi. Il costo della vita &amp;egrave; molto basso rispetto a quello degli USA. Una delle mie prime sorprese a Hong Kong &amp;egrave; stata sapere che nei ristoranti non si accettano mance e che il dollaro l&amp;igrave; non &amp;egrave; popolare. Mi &amp;egrave; piaciuto molto il modo in cui a Hong Kong si avanza in armonia con la natura e si d&amp;agrave; la priorit&amp;agrave; al trasporto pubblico rispetto alle auto private.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>L'Intervista</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/images353.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Chris Hedges - Bloccare il Paese o cadere nel fascismo: l'ultima chiamata per l'America</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-chris_hedges__bloccare_il_paese_o_cadere_nel_fascismo_lultima_chiamata_per_lamerica/39602_68650/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://chrishedges.substack.com/p/the-next-election-may-be-our-last-831?utm_campaign=email-half-post&amp;amp;r=2xdvne&amp;amp;utm_source=substack&amp;amp;utm_medium=email&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;di&amp;nbsp;Chris Hedges&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;1&quot;&gt;La Casa Bianca di Trump ha messo in atto una serie di meccanismi per correggere o invalidare le elezioni di met&amp;agrave; mandato. Il Congresso non ci salver&amp;agrave;. I tribunali non ci salver&amp;agrave;. La nostra unica speranza &amp;mdash; qualora l'elezione venisse truccata o rubata &amp;mdash; sono gli scioperi a livello nazionale. La nostra unica speranza &amp;egrave; paralizzare la macchina del commercio e del governo, sebbene questa militanza verr&amp;agrave; affrontata con una feroce repressione statale. Altrimenti, siamo spacciati. Non ci sar&amp;agrave; alcuna via d'uscita.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;2&quot;&gt;Se le misure sostenute dall'amministrazione Trump verranno attuate, si far&amp;agrave; ricorso ai poteri di emergenza per affermare un controllo federale senza precedenti sul voto. Gli agenti federali sequestreranno il materiale elettorale. Hanno gi&amp;agrave; sequestrato le schede delle elezioni precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Il servizio postale degli Stati Uniti invier&amp;agrave; le schede elettorali solo a coloro che sono inclusi nelle liste di idoneit&amp;agrave; approvate a livello federale e ricavate dai registri elettorali statali. Questi registri, soggetti a verifiche di cittadinanza, negheranno del tutto i servizi di posta elettorale negli Stati che rifiuteranno le richieste dell'amministrazione riguardo ai dati degli elettori.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Il &lt;em data-path-to-node=&quot;4&quot; data-index-in-node=&quot;3&quot;&gt;gerrymandering&lt;/em&gt; a met&amp;agrave; mandato sostenuto da Trump ha gi&amp;agrave; smantellato i collegi elettorali in mano ai Democratici e ne ha creati di nuovi per i Repubblicani.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;I requisiti per l'ID federale e per i documenti di cittadinanza priveranno del diritto di voto milioni di elettori aventi diritto, compresi gli americani a basso reddito che non hanno accesso ai documenti richiesti e le donne sposate i cui nomi attuali non corrispondono a quelli riportati nei loro certificati di cittadinanza.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Le truppe federali e la &lt;em data-path-to-node=&quot;6&quot; data-index-in-node=&quot;24&quot;&gt;Immigration and Customs Enforcement&lt;/em&gt; (ICE) &amp;mdash; con 113,5 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi stanziati dal Congresso fino a settembre 2029 &amp;mdash; saranno dispiegate presso o vicino ai seggi elettorali che hanno una tradizionale maggioranza del Partito Democratico. Coloro che verranno etichettati come &quot;anti-capitalisti&quot; e &quot;anti-cristiani&quot; o accusati di appartenere all'antifa saranno intimiditi o bloccati dal votare.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;La maggioranza repubblicana alla Camera &amp;mdash; a prescindere dal voto &amp;mdash; user&amp;agrave; la propria autorit&amp;agrave; di certificazione dei risultati elettorali per conservare il potere, manipolando il Collegio Elettorale e rifiutandosi di insediare i membri dell'opposizione appena eletti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;A supervisionare la massiccia frode elettorale ci saranno fedelissimi posizionati dall'amministrazione Trump negli uffici elettorali statali e federali.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Trump &amp;mdash; che ha tentato di ribaltare i risultati delle elezioni del 2020 e ha detto che si sarebbe rifiutato di accettare l'esito delle elezioni del 2024 in caso di sconfitta &amp;mdash; riflette sulla possibilit&amp;agrave; di sfidare la Costituzione per servire un terzo mandato. Ha anche avanzato l'idea di annullare le prossime elezioni, dicendo a Reuters: &amp;laquo;A pensarci bene, non dovremmo nemmeno fare le elezioni&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Quando Volodymyr Zelensky &amp;mdash; il cui mandato presidenziale &amp;egrave; terminato nel maggio 2024 &amp;mdash; ha informato Trump che in Ucraina non si sarebbero tenute le elezioni a causa della guerra, Trump ha risposto: &amp;laquo;Quindi stai dicendo che durante la guerra non si possono fare le elezioni... Quindi, fammi dire, tra tre anni e mezzo, intendi dire che se ci trovassimo in guerra con qualcuno, niente pi&amp;ugrave; elezioni? Oh, niente male&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Trump ha dichiarato al New York Times a gennaio di essersi pentito di non aver ordinato alla Guardia Nazionale di sequestrare le macchine elettorali dopo le elezioni del 2020. Trump non solo vuole abolire il voto per posta &amp;ndash; i Democratici votano per posta in numero maggiore rispetto ai Repubblicani &amp;ndash; ma anche le macchine elettorali e i tabulatori che consentono ai comitati elettorali di pubblicare i risultati la notte delle elezioni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Trump ha gettato le basi per l'interferenza federale nel suo discorso nazionale di luglio sulla frode elettorale, sostenendo che le elezioni sono pericolosamente esposte a &amp;laquo;hackeraggio, sfruttamento e interferenze straniere&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Questo assalto &amp;egrave; in preparazione da decenni. Non &amp;egrave; iniziato con Trump. Ho messo in guardia dal movimento nazionalista cristiano e dal suo fascismo latente nel mio libro &lt;em data-path-to-node=&quot;13&quot; data-index-in-node=&quot;169&quot;&gt;American Fascists: The Christian Right and the War on America&lt;/em&gt;. Questi fascisti cristiani sono nemici della societ&amp;agrave; aperta. Cercano di privare del diritto di voto ampi settori del pubblico, chiedono la deregolamentazione dell'industria e l'eliminazione di tutti i servizi sociali, tra cui l'istruzione pubblica, i programmi di sanit&amp;agrave; pubblica e la tutela dei consumatori. Gli unici compiti appropriati per il governo federale, secondo loro, sono la riscossione delle tasse, la guerra e la sicurezza interna.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Questi obiettivi sono delineati con uno snervante dettaglio tecnico nel &lt;em data-path-to-node=&quot;14&quot; data-index-in-node=&quot;72&quot;&gt;Project 2025&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Il potere &amp;mdash; come in tutte le dittature &amp;mdash; deve essere permanente. Sar&amp;agrave; configurato per arricchire la cerchia ristretta di Trump e della sua famiglia, che hanno guadagnato almeno 2,3 miliardi di dollari dalle loro imprese in criptovalute durante il primo anno di Trump dal suo ritorno alla presidenza. La classe dei miliardari e le corporazioni continueranno a pagare poche o nessuna imposta sul reddito. Non avranno vincoli o controlli esterni mentre sfrutteranno la cittadinanza e inquineranno e avveleneranno la Terra.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Tutti gli altri, sotto costante sorveglianza statale e privati di tutele legali, saranno ridotti allo stato di servi della gleba.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Il dissenso sar&amp;agrave; criminalizzato. I media saranno una cassa di risonanza per la dittatura. L'istruzione &amp;mdash; dalla scuola dell'infanzia ai corsi di specializzazione &amp;mdash; sar&amp;agrave; indottrinamento. La cultura sar&amp;agrave; ridotta al suo minimo comune denominatore: un sentimentalismo kitsch. Topoi, iconografia e simboli cristiani saranno impiegati per sacralizzare la supremazia bianca, il capitalismo, la guerra infinita e l'impero, demonizzando al contempo coloro che si trovano ai margini della societ&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;A Trump &amp;egrave; gi&amp;agrave; stato dato un potere assoluto. Nel 2024, la Corte Suprema ha concesso a Trump l'immunit&amp;agrave; dal perseguimento penale per atti rientranti nella sua autorit&amp;agrave; costituzionale &amp;laquo;conclusiva e preclusiva&amp;raquo;. Nella sua opinione dissenziente, la giudice Sonia Sotomayor ha accusato che, come risultato della decisione della corte, &amp;laquo;[i]n ogni uso del potere ufficiale, il Presidente &amp;egrave; ora un re al di sopra della legge&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Trump e i suoi sostenitori nella Silicon Valley sono perfettamente consapevoli che il livello della loro corruzione e il loro disprezzo per la democrazia &amp;mdash; senza precedenti nella storia degli Stati Uniti &amp;mdash; li rende vulnerabili se dovessero perdere il potere. Non hanno alcuna intenzione di permettere che ci&amp;ograve; accada, non importa quanto palesi siano le violazioni costituzionali. Cercano di estinguere gli ultimi vestigi della democrazia. Credono, come ha scritto nel 2009 il cofondatore di PayPal e Palantir, Peter Thiel, che &amp;laquo;libert&amp;agrave; e democrazia&amp;raquo; non siano &amp;laquo;compatibili&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Thiel sta raccogliendo tutte le nostre informazioni ricavate dai registri fiscali, medici e giudiziari del governo. Queste informazioni vengono inviate a banche dati che possono essere sfruttate per il controllo statale e per profitto. Thiel e la sua cerchia di miliardari tecnocrati stanno attuando l'agenda che aveva prefigurato 16 anni fa: rendere la tecnologia un'&amp;laquo;alternativa alla politica&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;&amp;laquo;I populisti ottengono il libro degli inni MAGA anti-woke&amp;raquo;, scrivono Mark Medish e Joel McCleary nella loro serie &lt;em data-path-to-node=&quot;21&quot; data-index-in-node=&quot;114&quot;&gt;Dancing in the Dark&lt;/em&gt; su &lt;em data-path-to-node=&quot;21&quot; data-index-in-node=&quot;137&quot;&gt;The Spectator&lt;/em&gt; riguardo alle prossime elezioni:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;22&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;22,0&quot;&gt;I signori del cloud ottengono i contratti e la deregolamentazione; il Presidente ottiene l'adulazione, il denaro, gli strumenti per distruggere i suoi nemici e il dominio su tutti i mezzi di informazione. Ciascuno dei partner crede di usare astutamente gli altri. Tutti loro hanno bisogno che il matrimonio sopravviva a questo novembre e che consolidi ulteriormente il potere.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;23&quot;&gt;Gli agenti dell'FBI hanno sequestrato le schede elettorali originali del 2020, le immagini delle schede e i registri elettorali in Georgia. Il Dipartimento della Giustizia ha sequestrato le schede del 2024 dal Michigan. E Chad Bianco, lo sceriffo della contea di Riverside, in California, come sottolineano Medish e McCleary, a marzo &amp;laquo;ha sequestrato circa 650.000 schede sulla base di una denuncia da parte di un gruppo locale per l'&quot;integrit&amp;agrave; elettorale&quot; che si sta organizzando per replicare la manovra in un'altra mezza dozzina di contee in questo ciclo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;24&quot;&gt;Questo &amp;egrave; un assaggio, immagino, dei sequestri diffusi di schede elettorali a novembre.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;25&quot;&gt;I &lt;em data-path-to-node=&quot;25&quot; data-index-in-node=&quot;2&quot;&gt;Presidential Emergency Action Documents&lt;/em&gt; (PEAD), che sono &amp;laquo;ordini di emergenza pre-redatti in caso di attacco alla patria&amp;raquo;, attendono &amp;laquo;solo una decisione e una firma per diventare legge operativa per necessit&amp;agrave;&amp;raquo;, notano Medish e McCleary, dando a Trump il potere unilaterale di sospendere le libert&amp;agrave; civili in una crisi interna.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;26&quot;&gt;Creati inizialmente sotto il presidente Dwight Eisenhower, queste direttive segrete sono state da allora periodicamente riviste e ampliate sotto le amministrazioni successive.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;27&quot;&gt;&amp;laquo;Esistono almeno cinquantasei di questi PEAD, secondo l'ultimo conteggio credibile&amp;raquo;, continuano Medish e McCleary. &amp;laquo;Nessuno &amp;egrave; mai stato pubblicato, fatto trapelare, invocato, esaminato dal Congresso o sottoposto al vaglio di un tribunale. I temi trattati includerebbero la sospensione dell'&lt;em data-path-to-node=&quot;27&quot; data-index-in-node=&quot;290&quot;&gt;habeas corpus&lt;/em&gt;, la legge marziale, la censura, la detenzione di cittadini &quot;considerati pericolosi&quot; [e] il sequestro di beni&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;28&quot;&gt;La debolezza dei poteri legislativo e giudiziario del governo, unita alla trasformazione delle agenzie federali in appendici della Casa Bianca di Trump &amp;mdash; compresi il Dipartimento della Giustizia e il Dipartimento della Sicurezza Interna &amp;mdash; rende queste istituzioni inaffidabili.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;29&quot;&gt;Possiamo solo salvarci da soli.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;30&quot;&gt;Questo significa bloccare il Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;31&quot;&gt;Milioni di noi devono essere pronti a scendere in strada, o le porte di ferro del fascismo si chiuderanno con un boato.&lt;/p&gt;
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&lt;div class=&quot;container-IpPqBD&quot;&gt;&lt;form class=&quot;form form-M5sC90&quot; action=&quot;https://chrishedges.substack.com/api/v1/free?nojs=true&quot; method=&quot;post&quot; novalidate=&quot;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Traduzione de l&amp;rsquo;AntiDiplomatico)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/form&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;*Giornalista vincitore del Premio Pulitzer, &amp;egrave; stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha ricoperto il ruolo di redattore capo per il Medio Oriente e per i Balcani. In precedenza, ha lavorato all'estero per The Dallas Morning News, The Christian Science Monitor e NPR. &amp;Egrave; il conduttore dello Show The Chris Hedges Report.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>Gaza, lo scandalo del Board di Trump: &quot;Fondi usati per cancellare le prove dei crimini&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gaza_lo_scandalo_del_board_di_trump_fondi_usati_per_cancellare_le_prove_dei_crimini/45289_68649/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Il &lt;a href=&quot;/dettnews-gaza_raid_di_israele_senza_sosta_oltre_1100_morti_dal_piano_usa/82_68092/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Board of Peace&lt;/a&gt; istituito dal presidente statunitense Donald Trump sta&lt;a href=&quot;https://gazaherald.com/2026/08/28/board-of-peace-2/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt; finanziand&lt;/a&gt;o direttamente le operazioni di rimozione delle macerie e di asfaltatura delle strade a Gaza. Secondo diverse fonti, l'iniziativa starebbe cancellando le prove dei crimini di guerra e del presunto genocidio israeliano, spianando la strada all'annessione della Striscia e al successivo insediamento di coloni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Muhammad Shehada, ricercatore e scrittore politico palestinese del Consiglio Europeo per le Relazioni Estere, ha riferito il 27 agosto che il Board of Peace sta &quot;coprendo le spese per il trasferimento clandestino fuori da Gaza di macerie mescolate a resti umani, operato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF)&quot;. Shehada ha sottolineato che &quot;questi fondi provengono da quelli teoricamente destinati alla ricostruzione&quot;. Ad oggi, soltanto Stati Uniti, Marocco ed Emirati Arabi Uniti hanno effettivamente inviato finanziamenti all'organismo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;I've been informed Trump's Board of Peace is paying the expenses of the IDF's covert transfer of rubble (mixed with dead bodies) out of Gaza. The money is taken from Gaza's reconstruction funds! &lt;a href=&quot;https://t.co/0dhNWBDZ9x&quot;&gt;https://t.co/0dhNWBDZ9x&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Muhammad Shehada (@muhammadshehad2) &lt;a href=&quot;https://x.com/muhammadshehad2/status/2093072885254341065?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 27, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Secondo quanto dichiarato da alcuni diplomatici dell'UE allo stesso Shehada, &quot;Israele ha rimosso in gran segreto centinaia di migliaia di tonnellate di macerie e cadaveri per nascondere le prove delle atrocit&amp;agrave; commesse&quot;. Il ricercatore ha poi aggiunto: &quot;Quando l'Unione Europea ha chiesto spiegazioni a Israele sull'estrazione di resti umani dalle macerie, non ha mai ricevuto risposta&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Dall'inizio del &lt;a href=&quot;/dettnews-gaza_rasa_al_suolo_ma_il_vero_scudo_di_israele__loccidente_i_numeri_di_1000_giorni_di_conflitto/45289_67839/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;genocidio&lt;/a&gt; a Gaza, le forze israeliane &lt;a href=&quot;/dettnews-striscia_di_gaza_la_tragedia_dopo_gli_scavi_lultimo_saluto_a_112_vittime_ritrovate_sotto_i_detriti/45289_68432/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;hanno ucciso&lt;/a&gt; oltre &lt;a href=&quot;/dettnews-mortalit_a_gaza_media_occidentali_sottostimano_i_dati_di_12_volte/45289_68298/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;73.000 palestines&lt;/a&gt;i, in gran parte donne e bambini, mentre altre migliaia di corpi rimangono ancora sepolti sotto le rovine delle abitazioni distrutte.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Rimuovere&lt;a href=&quot;/dettnews-giornalista_rompe_il_muro_di_omert_su_gaza_migliaia_di_persone_rimangono_sepolte_sotto_le_macerie/45289_68576/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt; le macerie&lt;/a&gt; prima di poter effettuare le ricerche dei dispersi con i mezzi pesanti impedisce ai familiari di sapere se i propri cari siano morti o se siano stati prelevati e condotti nella rete di centri di detenzione israeliani. Secondo Shehada, la prova del coinvolgimento del &lt;em data-path-to-node=&quot;7&quot; data-index-in-node=&quot;288&quot;&gt;Board of Peace&lt;/em&gt; nel finanziamento di queste operazioni emerge da un bando di gara pubblicato dallo stesso Consiglio il 20 maggio 2026, volto a reclutare aziende per lavori di &quot;livellamento e compattazione&quot; del terreno nella Striscia.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Un report del Gaza Herald &lt;a href=&quot;https://gazaherald.com/2026/08/28/board-of-peace-2/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;evidenzia&lt;/a&gt; come l'azienda israeliana Terra Firma abbia impiegato macchinari pesanti progettati per frantumare i detriti e ridurli in polvere, facilitando anche la costruzione di arterie stradali per l'esercito israeliano, in particolare vicino al valico di Erez. Di fatto, scrive la testata, il Board of Peace &quot;sta sovvenzionando e assistendo appaltatori, aziende, forze armate e governo israeliano in queste operazioni di rimozione e pavimentazione&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;&quot;Si tratta di attivit&amp;agrave; che cancellano in modo sistematico le prove di crimini di guerra e profanano i resti delle vittime&quot;, sottolinea il Gaza Herald, poich&amp;eacute; non viene adottata alcuna misura per separare i corpi dalle macerie o per tutelare le potenziali fosse comuni ricoperte dai nuovi assi stradali.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Nel frattempo, le infrastrutture civili di primaria importanza &amp;mdash; come reti idriche ed elettriche, impianti fognari, ospedali e panifici &amp;mdash; continuano a non essere riparate. Il dottor Ramy Abdu, noto attivista per i diritti umani, sostiene che il Board of Peace stia &quot;agendo come una copertura strutturale per le continue espropriazioni di terre e gli sfollamenti forzati&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Istituito a seguito del cessate il fuoco dell'ottobre 2025 sponsorizzato dagli USA, il Consiglio &lt;a href=&quot;/dettnews-lo_scandalo_dei_documenti_di_trump_cos_il_consiglio_per_la_pace_vuole_cancellare_lo_stato_palestinese/45289_67684/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;avrebbe dovuto supervisionare la ricostruzione di Gaza&lt;/a&gt; a beneficio della popolazione locale. Tuttavia, come rivela un'indagine condotta da The New Humanitarian, negli ultimi 10 mesi &quot;le forze israeliane hanno intensificato una campagna di annientamento nelle aree sotto il loro diretto controllo. In queste zone, ormai quasi del tutto spopolate, Israele ha raso al suolo ci&amp;ograve; che restava, incendiando i campi e cancellando intere comunit&amp;agrave;&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;L'attivit&amp;agrave; militare sul campo suggerisce la volont&amp;agrave; di fare &quot;tabula rasa&quot; a Gaza per creare le infrastrutture necessarie a un'occupazione a lungo termine e alla successiva annessione. Una dinamica che coincide con le ripetute dichiarazioni di diversi leader israeliani sulla volont&amp;agrave; di attuare una pulizia etnica ai danni dei circa due milioni di residenti palestinesi, cos&amp;igrave; da fare spazio a nuovi insediamenti ebraici.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;_______________________________________&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;VAI ALLA PROMO:&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;a class=&quot;anchor-url&quot; href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/gaza-noi-non-dimentichiamo-offerta-lampo/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;strong&gt;https://www.ladedizioni.it/prodotto/gaza-noi-non-dimentichiamo-offerta-lampo/&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/gaza-noi-non-dimentichiamo-offerta-lampo/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/c6a1f6d8-52cb-4191-a939-943be0340da0.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;900&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;strong&gt;GAZA. SAREMO LA VOSTRA MEMORIA STORICA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Ci sono storie che non possono essere archiviate. Ci sono testimonianze che chiedono di essere ascoltate. E ci sono parole che, davanti alla tragedia di Gaza, rifiutano il silenzio. LAD Edizioni propone un pacchetto speciale con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;tre libri dedicati a Gaza&lt;/strong&gt;, tre prospettive diverse ma unite dalla necessit&amp;agrave; di diffondere il pi&amp;ugrave; grande crimine della nostra epoca.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img class=&quot;emoji emoji-image&quot; src=&quot;https://web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f4d5.png&quot; alt=&quot;????&quot; /&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;inferno del genocidio a Gaza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di Wasim Said &amp;mdash;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;14&amp;euro;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Una testimonianza che non cerca compassione, ma responsabilit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img class=&quot;emoji emoji-image&quot; src=&quot;https://web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f4d7.png&quot; alt=&quot;????&quot; /&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nel dolore di Gaza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di Yousri Alghoul &amp;mdash;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;12&amp;euro;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;La voce di chi vive e racconta il dolore di Gaza dall&amp;rsquo;interno.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img class=&quot;emoji emoji-image&quot; src=&quot;https://web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f4d8.png&quot; alt=&quot;????&quot; /&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gaza muore mentre il mondo tace&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&amp;mdash;&amp;nbsp;&lt;em&gt;Quaderno 02 de L&amp;rsquo;Antidiplomatico&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&amp;mdash;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;8,90&amp;euro;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Un dossier per comprendere ci&amp;ograve; che accade mentre il mondo guarda.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;strong&gt;OFFERTA LAMPO &amp;mdash; PRIMI 20&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tutti e tre i libri a soli 30&amp;euro; invece di 34,90&amp;euro;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Perch&amp;eacute; dimenticare significa lasciare che i fautori del silenzio vincano&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gaza. Noi non dimentichiamo.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>L'Iran risponde al raid di Trump e attacca le basi americane</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_risponde_al_raid_di_trump_e_attacca_le_basi_americane/45289_68648/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;L'Iran ha dichiarato di aver lanciato un attacco missilistico contro due basi statunitensi in Giordania, in risposta al raid americano condotto domenica contro l'isola di Larak, nel sud del Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;In una nota diffusa dalle agenzie di stampa statali, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha confermato che l'operazione congiunta di missili e droni, denominata &quot;Punizione dell'Aggressore&quot;, ha colpito le basi di King Hussein e Al Azraq. Questo scambio di colpi segna la pi&amp;ugrave; grave escalation militare tra&lt;a href=&quot;/dettnews-liran_colpisce_la_base_usa_in_giordania_scatta_la_risposta_contro_gli_attacchi_americani/45289_68323/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt; Washington e Teheran&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;/dettnews-raid_usa_in_iran_pioggia_di_missili_dal_kuwait_e_raid_sulle_zone_residenziali/45289_68343/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;dalla fine di luglio&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;L'IRGC ha sostenuto che i raid hanno &quot;distrutto le infrastrutture tecniche e di riparazione, oltre alle postazioni di schieramento dei combattenti nemici&quot;, provocando danni ingenti. Da parte sua, l'esercito giordano ha riferito di aver intercettato otto vettori: &quot;I sistemi di difesa aerea hanno abbattuto otto missili che avevano violato lo spazio aereo del Regno all'alba di luned&amp;igrave;&quot;, si legge nel comunicato ufficiale. Non si registrano feriti in nessuna delle due strutture.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Ad aggravare il quadro, le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato l'abbattimento di un drone statunitense MQ-9 Reaper sopra lo Stretto di Hormuz. Le agenzie Fars e Mehr, citando fonti dell'IRGC, hanno riferito che la difesa aerea ha intercettato il velivolo a lungo raggio, poi precipitato nel Golfo Persico.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Commentando il raid americano a Larak, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran &quot;non cerca la guerra&quot;, ma &quot;non rester&amp;agrave; mai inerte di fronte a un'aggressione&quot;. Pezeshkian ha rilasciato queste dichiarazioni durante il viaggio verso Bishkek, in Kirghizistan, dove partecipa al vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un video generato dall'intelligenza artificiale che mostra il presunto bombardamento dell'isola iraniana di Kharg. Nel filmato si vedono un serbatoio di petrolio e una petroliera esplodere, ripresi dall'alto. &quot;L'isola di Kharg verr&amp;agrave; fatta saltare in aria!!! Presidente DJT&quot;, recita il post. Al momento non ci sono conferme indipendenti di attacchi in corso contro lo snodo energetico, storicamente fondamentale per l'export petrolifero iraniano e gi&amp;agrave; al centro di ripetute minacce di distruzione o sequestro da parte di Trump.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Screenshot%202026-08-31%20093204.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;442&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;La nuova ondata di attacchi rischia di riaccendere il conflitto diretto, proprio mentre Washington affianca alla campagna di bombardamenti una pi&amp;ugrave; dura strategia di pressione finanziaria, nel settimo mese di guerra tra l'asse USA-Israele e l'Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;L'esercito americano &lt;a href=&quot;/dettnews-il_primo_commento_del_centcom_dopo_lattacco_allisola_iraniana_di_larak/82_68635/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha respinto&lt;/a&gt; le accuse di aggressione per i fatti di domenica. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato su X di aver condotto &quot;azioni limitate e precise&quot; per impedire alle forze iraniane di posare mine nello Stretto di Hormuz, attribuendo a Teheran la responsabilit&amp;agrave; dell'escalation. Secondo l'agenzia Fars, tuttavia, l'attacco dell'intesa &quot;americano-sionista&quot; avrebbe causato morti e feriti tra le truppe iraniane, senza precisarne il numero.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Nelle ultime settimane Washington &lt;a href=&quot;/admin-AnD/l'Iran%20risponde%20al%20raid%20di%20Trump%20e%20attacca%20le%20basi%20americane&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha rivendicato&lt;/a&gt; il controllo dello Stretto di Hormuz, sostenendo che milioni di barili di petrolio sono transitati in sicurezza sotto la protezione militare statunitense nonostante il blocco navale. Ciononostante, si continuano a registrare attacchi quasi quotidiani e l'Iran ribadisce che la rotta commerciale resta chiusa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Gli eventi dimostrano come gli Stati Uniti siano determinati a ricorrere alla forza militare per spingere l'Iran a fare concessioni sul programma nucleare e sul controllo di Hormuz. Di contro, Teheran dimostra di voler mantenere la propria linea di ritorsione, colpendo direttamente le infrastrutture che ospitano truppe americane nella regione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Mentre l'amministrazione Trump annuncia &lt;a href=&quot;/dettnews-ministero_degli_esteri_iraniano_gli_stati_uniti_non_devono_pensare_di_essere_gli_unici_in_grado_di_causare_danni_economici/82_68580/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;nuove sanzioni secondarie&lt;/a&gt; per isolare economicamente il Paese, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che gli USA sono pronti a continuare l'uso della forza. La Casa Bianca sostiene che Teheran sia ormai vicina al collasso economico e abbia perso il controllo dello Stretto, ma la leadership iraniana smentisce categoricamente e si dichiara pronta a un conflitto di lunga durata.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;A questo proposito, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Washington di disinformazione: &quot;I nostri servizi mostrano sforzi considerevoli per manipolare i mercati energetici&quot;, ha scritto su X. &quot;I media americani vengono usati per influenzare i prezzi e tenere Trump impantanato in una guerra persa. Anche gli alleati di Israele spingono per l'escalation con valutazioni troppo ottimistiche, ma a pagare il conto sono i consumatori statunitensi&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Nonostante le rassicurazioni USA sulla riapertura dello stretto, l'incertezza sulle forniture mantiene &lt;a href=&quot;/dettnews-la_guerra_contro_liran_mette_in_ginocchio_gli_agricoltori_americani_la_peggiore_crisi_degli_ultimi_quarantanni/45289_68574/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;elevati i prezzi del greggio&lt;/a&gt;. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina resta al di sopra dei 4 dollari al gallone, contro i meno di 3 dollari registrati prima dell'inizio delle ostilit&amp;agrave; a fine febbraio. Un'impennata inflazionistica che rischia di pesare in modo determinante sulle prospettive del Partito Repubblicano in vista delle elezioni di midterm di novembre.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;_______________________________________&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;VAI ALLA PROMO:&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;a class=&quot;anchor-url&quot; href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/gaza-noi-non-dimentichiamo-offerta-lampo/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;&lt;strong&gt;https://www.ladedizioni.it/prodotto/gaza-noi-non-dimentichiamo-offerta-lampo/&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/c6a1f6d8-52cb-4191-a939-943be0340da0.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;900&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;strong&gt;GAZA. SAREMO LA VOSTRA MEMORIA STORICA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Ci sono storie che non possono essere archiviate. Ci sono testimonianze che chiedono di essere ascoltate. E ci sono parole che, davanti alla tragedia di Gaza, rifiutano il silenzio. LAD Edizioni propone un pacchetto speciale con &lt;strong&gt;tre libri dedicati a Gaza&lt;/strong&gt;, tre prospettive diverse ma unite dalla necessit&amp;agrave; di diffondere il pi&amp;ugrave; grande crimine della nostra epoca.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img class=&quot;emoji emoji-image&quot; src=&quot;https://web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f4d5.png&quot; alt=&quot;????&quot; /&gt; &lt;strong&gt;L&amp;rsquo;inferno del genocidio a Gaza&lt;/strong&gt; di Wasim Said &amp;mdash; &lt;strong&gt;14&amp;euro;&lt;/strong&gt; Una testimonianza che non cerca compassione, ma responsabilit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img class=&quot;emoji emoji-image&quot; src=&quot;https://web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f4d7.png&quot; alt=&quot;????&quot; /&gt; &lt;strong&gt;Nel dolore di Gaza&lt;/strong&gt; di Yousri Alghoul &amp;mdash; &lt;strong&gt;12&amp;euro;&lt;/strong&gt; La voce di chi vive e racconta il dolore di Gaza dall&amp;rsquo;interno.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;img class=&quot;emoji emoji-image&quot; src=&quot;https://web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f4d8.png&quot; alt=&quot;????&quot; /&gt; &lt;strong&gt;Gaza muore mentre il mondo tace&lt;/strong&gt; &amp;mdash; &lt;em&gt;Quaderno 02 de L&amp;rsquo;Antidiplomatico&lt;/em&gt; &amp;mdash; &lt;strong&gt;8,90&amp;euro;&lt;/strong&gt; Un dossier per comprendere ci&amp;ograve; che accade mentre il mondo guarda.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;&lt;strong&gt;OFFERTA LAMPO &amp;mdash; PRIMI 20&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Tutti e tre i libri a soli 30&amp;euro; invece di 34,90&amp;euro;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Perch&amp;eacute; dimenticare significa lasciare che i fautori del silenzio vincano &lt;strong&gt;Gaza. Noi non dimentichiamo.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Iran, superpetroliera avvolta dalle fiamme nel Golfo: il messaggio dei Pasdaran agli USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iran_superpetroliera_avvolta_dalle_fiamme_nel_golfo_il_messaggio_dei_pasdaran_agli_usa/82_68645/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Luned&amp;igrave; il Corpo dei Pasdaran iraniani (IRGC) &lt;a href=&quot;https://t.me/Tasnimnews/441471&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha reso noto&lt;/a&gt; che una superpetroliera &amp;egrave; stata travolta dalle fiamme e totalmente fuori uso dopo aver urtato due mine navali nello Stretto di Hormuz, nel tentativo di percorrere una rotta non autorizzata da Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;In una nota ufficiale, le Guardie della Rivoluzione hanno dichiarato: &quot;Poche ore fa, una superpetroliera che cercava di transitare illegalmente lungo il canale meridionale dello Stretto di Hormuz ha impattato contro due mine navali. L'imbarcazione &amp;egrave; stata avvolta da un vasto incendio ed &amp;egrave; tuttora completamente bloccata&quot;. L'IRGC ha poi aggiunto un duro avvertimento: &quot;Questa sar&amp;agrave; la fine di qualsiasi nave che violer&amp;agrave; i protocolli di sicurezza dello Stretto&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Nel comunicato si ribadisce la tassativit&amp;agrave; delle regole di navigazione imposte dalla Marina iraniana, con un monito diretto agli armatori internazionali: &quot;Le compagnie marittime non cedano alle provocazioni delle forze armate statunitensi e non mettano a rischio la vita dei propri equipaggi n&amp;eacute; le proprie imbarcazioni&quot;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a9505c6e9ff71196b64972e.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Vertice SCO, Putin schiera la diplomazia: raffica di vertici con Cina, India e Turchia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vertice_sco_putin_schiera_la_diplomazia_raffica_di_vertici_con_cina_india_e_turchia/82_68646/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Il presidente russo Vladimir Putin &amp;egrave; arrivato in Kirghizistan per una missione diplomatica di due giorni definita dal Cremlino &quot;lunga e densa di appuntamenti&quot;. Al centro dell'agenda figurano il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Bishkek, un fitto calendario di colloqui bilaterali e la partecipazione alla cerimonia d'apertura dei VI Giochi Mondiali dei Nomadi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;&quot;Sar&amp;agrave; una trasferta impegnativa. Oltre alle sessioni del vertice SCO, sono previsti numerosissimi incontri a margine&quot;, &lt;a href=&quot;https://tass.com/politics/2179647&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha confermato&lt;/a&gt; il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;5&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;La maratona di vertici bilaterali&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Il primo appuntamento chiave a Bishkek &amp;egrave; il faccia a faccia con il presidente cinese Xi Jinping, descritto dal consigliere presidenziale Yury Ushakov come &quot;un incontro di massima rilevanza&quot;. I due leader affronteranno le principali questioni geopolitiche globali e i dossier di cooperazione economica, compreso il controverso nodo del gasdotto Power of Siberia-2.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;A seguire, Putin incontrer&amp;agrave; il primo ministro indiano Narendra Modi per tracciare la rotta in vista del prossimo vertice BRICS previsto in India. La prima giornata di colloqui si chiuder&amp;agrave; con il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, per un ulteriore approfondimento delle relazioni bilaterali dopo il recente forum di Omsk.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;7&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;La parentesi culturale: i Giochi dei Nomadi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;A fare da cornice al vertice geopolitico sar&amp;agrave; la cerimonia inaugurale dei VI Giochi Mondiali dei Nomadi, in programma il 31 agosto a Bishkek su invito del presidente kirghiso Sadyr Zhaparov. La manifestazione &amp;mdash; vetrina chiave per il turismo e la cultura dell'Asia centrale &amp;mdash; vedr&amp;agrave; la partecipazione di oltre 230 atleti russi impegnati in 43 discipline etniche, dalla falconeria alla lotta tradizionale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;8&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Il summit SCO e l'agenda del 1&amp;deg; settembre&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;La seconda giornata della missione vedr&amp;agrave; il Presidente russo impegnato nella riunione del Consiglio dei Capi di Stato della SCO e nella successiva sessione estesa &quot;SCO+&quot;. I lavori si concluderanno con la firma di circa 25 documenti ufficiali, tra cui la Dichiarazione di Bishkek e una revisione dello statuto dell'organizzazione per snellirne la struttura burocratica.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;A margine dell'evento, Putin terr&amp;agrave; una serie di colloqui diretti con i leader di Iran (Masoud Pezeshkian), Tagikistan (Emomali Rahmon), Turchia (Recep Tayyip Erdogan), Mongolia (Ukhnaagiin Khurelsukh), Armenia (Nikol Pashinyan) e del paese ospitante. Non si esclude inoltre un breve colloquio informale con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ant&amp;oacute;nio Guterres.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1485115.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>L'allarme dell'ex capo dell'antiterrorismo USA: &quot;Così ci trascineranno in una guerra catastrofica&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lallarme_dellex_capo_dellantiterrorismo_usa_cos_ci_trascineranno_in_una_guerra_catastrofica/82_68647/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;L'ex direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo degli Stati Uniti, Joseph Kent, ha lanciato un duro monito chiedendo l'immediato ritiro delle truppe americane dal Medio Oriente, proprio mentre Teheran preparava la sua risposta al raid statunitense contro l'isola di Larak.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;&quot;Abbiamo appena colpito obiettivi sull'isola di Larak; l'Iran reagir&amp;agrave;. Se vogliamo contenere l'escalation ed evitare che il conflitto degeneri, dobbiamo ritirare i nostri soldati dalla regione&quot;, ha dichiarato domenica Kent su X. L'ex funzionario ha poi avvertito: &quot;Se un attacco iraniano dovesse uccidere dei soldati americani, verremo trascinati in una nuova guerra alle loro condizioni&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;We just struck targets on Lark Island, Iran will respond. If we want to control the escalation cycle &amp;amp; not have the war accelerate we must get our troops out of the region.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;If Iran gets lucky &amp;amp; kills U.S. troops we will be sucked back into the war on Iran&amp;rsquo;s terms. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troops out.&amp;hellip; &lt;a href=&quot;https://t.co/6t1Ozm5hQk&quot;&gt;https://t.co/6t1Ozm5hQk&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://t.co/ZU0hjo5s1F&quot;&gt;pic.twitter.com/ZU0hjo5s1F&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Joe Kent (@joekent16jan19) &lt;a href=&quot;https://x.com/joekent16jan19/status/2094160934927585550?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 30, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Kent ha ribadito che la priorit&amp;agrave; dovrebbe essere la diplomazia unita alla pressione economica. Nel marzo scorso, l'ex alto dirigente si era dimesso dall'amministrazione di Donald Trump in segno di protesta contro le operazioni militari congiunte di Washington e Israele contro Teheran, scrivendo nella sua lettera di addio: &quot;L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione; &amp;egrave; evidente che siamo entrati in questo conflitto spinti dalle pressioni di Israele e della sua potente lobby negli Stati Uniti&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;6&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;L'attacco a Larak e la rappresaglia dell'IRGC&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;L'attacco statunitense di domenica sera contro l'isola di Larak, situata nel sud dell'Iran, ha segnato il primo raid diretto su territorio iraniano da oltre un mese. Secondo fonti mediatiche locali e il Corpo dei Pasdaran (IRGC), il bilancio preliminare parla di almeno due morti e due feriti tra militari e civili. L'operazione sarebbe stata sferrata a partire da basi situate in Giordania.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;La risposta di Teheran non si &amp;egrave; fatta attendere: nelle prime ore di luned&amp;igrave; mattina, i Pasdaran hanno lanciato un attacco contro le infrastrutture e gli hangar di due basi aeree statunitensi proprio in Giordania.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Il portavoce dell'IRGC, il generale di brigata Hossein Mohebi, ha definito il raid aereo americano &quot;un errore strategico e fatale dell'amministrazione Trump&quot;, promettendo che Washington &quot;pagher&amp;agrave; le conseguenze di questo grave errore di valutazione sia sul piano economico sia su quello militare&quot;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/024455kentiran65_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Perché tutto sembra crollare? La teoria della &quot;policrisi&quot; spiegata da Piketty, Bauman e Polanyi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_tutto_sembra_crollare_la_teoria_della_policrisi_spiegata_da_piketty_bauman_e_polanyi/51621_68642/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Blanco&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Per comprendere la natura senza precedenti della policrisi contemporanea, &amp;egrave; necessario ricostruire la mappa concettuale fornita dal pensiero politico e sociologico pi&amp;ugrave; lucido del Novecento e dalle sue evoluzioni odierne. La traiettoria teorica che unisce l'economia critica alla sociologia della tarda modernit&amp;agrave; dimostra come i grandi pericoli strutturali del XXI secolo non siano incidenti di percorso, ma l'esito logico e prevedibile di un modello di sviluppo storicamente determinato.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Le radici di questa chiave di lettura affondano nella prima met&amp;agrave; del secolo scorso con Karl Polanyi e la Scuola di Francoforte. Polanyi fu tra i primi a comprendere la carica distruttiva di un mercato privo di regole, descrivendo la mercificazione totale di natura, moneta e lavoro come un processo intrinsecamente incompatibile con la sopravvivenza del tessuto sociale. Parallelamente, Max Horkheimer e Theodor Adorno svelarono il lato oscuro della modernit&amp;agrave; occidentale e dell'industria culturale: la transizione della ragione da strumento di emancipazione a &quot;razionalit&amp;agrave; strumentale&quot;. Questo calcolo tecnico cieco ha ridotto l'ambiente e l'essere umano a meri oggetti di dominio e omologazione, gettando le basi per l'odierna manipolazione psicologica e digitale di massa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Nella seconda met&amp;agrave; del Novecento, questa critica &amp;egrave; stata ripresa da J&amp;uuml;rgen Habermas. Attraverso il concetto di &quot;colonizzazione del mondo della vita&quot;, Habermas ha mostrato come il denaro e il potere burocratico abbiano espropriato gli spazi della discussione e della solidariet&amp;agrave;. Il cittadino &amp;egrave; stato cos&amp;igrave; trasformato in un consumatore passivo, disarmando lo spazio pubblico democratico di fronte alle pressioni delle oligarchie economiche.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Alle soglie del nuovo millennio, la sociologia ha dovuto fare i conti con la radicalizzazione di questi processi. Zygmunt Bauman ha codificato questa transizione con la categoria di &quot;societ&amp;agrave; liquida&quot;, descrivendo la dissoluzione delle istituzioni tradizionali e la condanna dell'individuo a una precariet&amp;agrave; esistenziale permanente. Nello stesso periodo, Ulrich Beck ha teorizzato la &quot;societ&amp;agrave; del rischio&quot;, intuendo che la modernizzazione iper-capitalistica non produce pi&amp;ugrave; solo ricchezza, ma distribuisce minacce globali e ingovernabili &amp;mdash; come il collasso ecologico e la volatilit&amp;agrave; finanziaria &amp;mdash; protette da una sistematica &quot;irresponsabilit&amp;agrave; organizzata&quot; delle istituzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Oggi, l'economia critica traduce queste intuizioni sociologiche in rigide metriche quantitative. Thomas Piketty ha dimostrato matematicamente la tendenza del capitalismo a concentrare la ricchezza nelle mani di dinastie patrimoniali attraverso la formula &lt;span class=&quot;math-inline&quot; data-math=&quot;r &amp;gt; g&quot; data-index-in-node=&quot;255&quot;&gt;$r &amp;gt; g$&lt;/span&gt;: quando il tasso di rendimento del capitale (&lt;span class=&quot;math-inline&quot; data-math=&quot;r&quot; data-index-in-node=&quot;306&quot;&gt;$r$&lt;/span&gt;) supera il tasso di crescita economica (&lt;span class=&quot;math-inline&quot; data-math=&quot;g&quot; data-index-in-node=&quot;348&quot;&gt;$g$&lt;/span&gt;), la democrazia scivola verso una struttura neo-ereditaria. A questo quadro si aggiunge Joseph Stiglitz, che ha smantellato i dogmi del fondamentalismo di mercato mostrando come la deregolamentazione abbia privato gli Stati degli scudi necessari a proteggere i cittadini dagli shock finanziari. Completa la panoramica l'approccio dello sviluppo umano di Amartya Sen, che sposta la misura del benessere dal PIL alle reali &lt;em data-path-to-node=&quot;12&quot; data-index-in-node=&quot;771&quot;&gt;capabilities&lt;/em&gt; (le libert&amp;agrave; sostanziali di scelta), mentre le tesi di Jason Hickel sul neocolonialismo estrattivo collegano la sovraliquidit&amp;agrave; del Nord globale al saccheggio sistematico di risorse e lavoro nel Sud del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Dalla fusione di questi sguardi critici emerge un mondo contemporaneo prigioniero di una policrisi in cui tensioni geopolitiche, collasso climatico e accelerazione tecnologica si alimentano a vicenda. Il rischio pi&amp;ugrave; immediato risiede nella transizione dall'economia del benessere all'economia di guerra. La ripresa della corsa agli armamenti impone una drastica riconversione delle priorit&amp;agrave; pubbliche: ogni risorsa dirottata verso la difesa viene sottratta a sanit&amp;agrave;, istruzione e servizi sociali. Come osservato dall'economista James K. Galbraith, la destrutturazione dello Stato sociale trasforma l'autorit&amp;agrave; pubblica in uno &quot;Stato predatore&quot;, dove le risorse collettive vengono drenate verso i complessi industriali e militari, lasciando la cittadinanza priva di tutele.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;La sensazione di abbandono spinge i cittadini verso la sfiducia, alimentando populismi e lacerazioni sociali. Bauman ha descritto questa incertezza come &quot;paura liquida&quot;: un'angoscia diffusa che si scarica sulla sicurezza urbana e sulla demonizzazione del diverso. In questo vuoto, le comunit&amp;agrave; si atomizzano, trasformando la preoccupazione per il futuro in un'ossessione per l'autodifesa. Lo smantellamento dei servizi pubblici aggredisce direttamente le capacit&amp;agrave; fondamentali evidenziate da Sen, riducendo l'esistenza a una pura lotta per la sopravvivenza biologica.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;A questo malessere si somma una dimensione cognitiva e psicologica. La rivoluzione digitale ha trasformato lo spazio pubblico in un'arena di manipolazione permanente: gli algoritmi dei social media premiano la polarizzazione, mentre l'avvento di deepfake e intelligenze artificiali generative rende sempre pi&amp;ugrave; labile il confine tra vero e falso. Gilles Lipovetsky parla al riguardo di &quot;ipermodernit&amp;agrave;&quot;, uno stato in cui il narcisismo esasperato e l'ossessione per l'efficienza digitale svuotano i legami collettivi. L'iperconnessione sfocia cos&amp;igrave; in una profonda disconnessione umana, che Shoshana Zuboff definisce &quot;capitalismo di sorveglianza&quot;: una mutazione in cui l'esperienza umana viene estratta e trasformata in dati comportamentali a scopo predittivo e commerciale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Parallelamente, la crisi ecologica &amp;egrave; diventata un vettore di instabilit&amp;agrave; immediata. Eventi meteorologici estremi e siccit&amp;agrave; distruggono le produzioni agricole, generando inflazione alimentare e perdita di potere d'acquisto. Per le nuove generazioni, la prospettiva del degrado ambientale si traduce in eco-ansia, privando il futuro della sua idea di progresso. Quando terra, lavoro e moneta vengono trattati come mere merci, la societ&amp;agrave; reagisce con il &quot;contromovimento&quot; descritto da Polanyi per difendere il proprio habitat; tuttavia, in assenza di una guida politica lucida, questa difesa rischia di deviare verso forme regressive di chiusura nazionalistica.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Le contraddizioni del tardo capitalismo ridefiniscono anche il neocolonialismo estrattivo. Come evidenziato da Hickel &amp;mdash; e in continuit&amp;agrave; con la teoria della dipendenza di Samir Amin &amp;mdash; lo sviluppo delle metropoli capitalistiche richiede la periferizzazione del resto del mondo. Questo sistema si impone tramite le trappole del debito sovrano e accordi commerciali asimmetrici, configurando un modello &quot;iper-estrattivo&quot; in cui l'accumulazione flessibile teorizzata da David Harvey si realizza attraverso l'espropriazione perpetua di risorse a danno dei Paesi in via di sviluppo e delle popolazioni indigene.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;La vera tragedia del XXI secolo risiede nell'asimmetria tra la natura globale dei problemi e la scala locale delle soluzioni. Le istituzioni nate nel dopoguerra appaiono paralizzate dai veti incrociati delle superpotenze, mentre la politica tende ad arroccarsi in sovranismi sterili o nel &quot;soluzionismo tecnologico&quot; denunziato da Evgeny Morozov: l'illusione che complessi problemi sociali possano essere risolti da un algoritmo, ignorando le radici profonde delle disuguaglianze.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;In questo scenario si assiste a una saldatura tra il vecchio capitalismo industriale militarizzato e il tecno-capitalismo estrattivo. Una ristretta oligarchia digital-finanziaria ha assunto un potere quasi sovrano, capace di condizionare il dibattito pubblico e accumulare patrimoni superiori al PIL di interi Stati. Questa mutazione trova espressione anche nella convergenza tra grandi ricchezze tecnologiche e movimenti populisti o conservatori, evidenziata dalle politiche di deregolamentazione e dai tagli fiscali alle corporazioni &amp;mdash; come la controversa riconsiderazione delle imposte sui grandi patrimoni negli Stati Uniti &amp;mdash; a fronte di tagli ai programmi assistenziali per le fasce deboli.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Di fronte a questa morsa, economisti critici e movimenti sociali invocano riforme sulla giustizia distributiva, come l'introduzione di imposte progressive sui grandi patrimoni netti (&lt;em data-path-to-node=&quot;20&quot; data-index-in-node=&quot;183&quot;&gt;Ultra-Millionaire Tax&lt;/em&gt;) per rifinanziare la sanit&amp;agrave; e la scuola pubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Dalle crepe del sistema sta tuttavia emergendo una resistenza civile globale e decentrata. Nuove forme di conflittualit&amp;agrave; si organizzano attraverso network transnazionali: dai movimenti di disobbedienza climatica alla nascita del sindacalismo algoritmico e delle piattaforme cooperative, fino alle alleanze indigene e femministe per la difesa dei beni comuni. Queste reti riattivano l'agire comunicativo habermasiano, dimostrando che la tutela delle libert&amp;agrave; e dei diritti umani non passa attraverso il riarmo degli Stati nazione, ma tramite la democratizzazione radicale delle strutture globali e la redistribuzione della ricchezza.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Diritti e giustizia</category>
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                            <item>
                    <title>&quot;Lavoro 16 ore al giorno per 6 euro all'ora&quot;: le storie shock dell'estate tra part-time imposto e buste paga al nero</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lavoro_16_ore_al_giorno_per_6_euro_allora_le_storie_shock_dellestate_tra_parttime_imposto_e_buste_paga_al_nero/42819_68644/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;I materiali per analizzare il fenomeno non mancano: per farsi un'idea precisa &amp;egrave; sufficiente consultare i siti sindacali, i report, le inchieste e le testimonianze sul campo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Persino la stampa nazionale prende ormai atto di una situazione al collasso e sempre pi&amp;ugrave; critica: il 50% dei lavoratori e delle lavoratrici occupati nel terziario, nel turismo e nei servizi percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro. Lasciamo al lettore ogni ulteriore riflessione, in attesa di consultare i dati che saranno presentati nel prossimo report autunnale sull'occupazione a cura della Filcams Cgil. Nel frattempo, &amp;egrave; gi&amp;agrave; scaricabile in rete il &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=http://magazine.ce-mu.it/Focus_sul_lavoro_povero.html&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwje4evuoMqWAxUAAAAAHQAAAAAQLA&quot;&gt;rapporto sul lavoro povero&lt;/a&gt; redatto dalla Cgil.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;I dati emersi coincidono con quelli diffusi dai sindacati di base. Dalla Cub, tuttavia, tengono a precisare che questa condizione diffusa di precariet&amp;agrave; e miseria salariale &amp;egrave; figlia della proliferazione dei contratti nazionali registrati al Cnel: &lt;em data-path-to-node=&quot;9&quot; data-index-in-node=&quot;246&quot;&gt;&quot;Per ottenere rappresentativit&amp;agrave; hanno accettato contratti funzionali alle privatizzazioni e alla sistematica riduzione dei salari, delle paghe orarie e dei diritti individuali e collettivi. Il ritorno della Cgil alla firma dei contratti nazionali nella PA ci ricorda che la concertazione &amp;egrave; ancora intatta, e con essa i bassi salari. Che senso ha parlare di lavoro povero se poi si firmano contratti nazionali con paghe orarie inferiori a un ipotetico salario minimo?&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Si tratta di domande lecite che esigono risposte. La sensazione &amp;egrave; che la costruzione del &quot;campo largo&quot; in vista delle prossime elezioni politiche preveda un'intesa analoga anche in ambito sindacale, da cui deriverebbe la spinta alla firma dei contratti. Del resto, di fronte a una conflittualit&amp;agrave; diffusa nei luoghi di lavoro, quanto resisterebbe un eventuale governo di centro-sinistra?&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Nel frattempo l'estate &amp;egrave; agli sgoccioli, sebbene le temperature restino decisamente sopra la media stagionale, ed &amp;egrave; tempo di bilanci sul fronte lavorativo. Tra qualche mese disporremo dei dati definitivi su contratti a tempo determinato, stagionali e sulla distribuzione reale tra part-time e full-time.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;La piaga del lavoro nero resta purtroppo intatta: una malattia sociale resa incurabile dalla mancanza di volont&amp;agrave; politica. Rispetto al passato, capita spesso di trovare dipendenti impiegati &quot;in nero&quot; per poche ore settimanali a integrazione di un contratto regolare che copre solo una parte dell'orario effettivo. Ci sono poi i lavoratori attivi nei weekend esclusivamente in nero, costretti a farlo da retribuzioni primarie insufficienti per vivere con dignit&amp;agrave;. Si crea cos&amp;igrave; un corto circuito tra bassi salari, assenza di coperture assicurative e previdenziali, orari contrattualizzati solo parzialmente e la speranza dei datori di eludere i controlli, visti gli organici insufficienti dell'Ispettorato del Lavoro. Spesso ci si imbatte in paghe orarie del tutto prive di riferimenti contrattuali.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;&amp;Egrave; il caso di M., dipendente di un'azienda locale: fino a qualche tempo fa, lavorando 4 o 5 mesi in estate, raccogliendo olive per un mese e coprendo i fine settimana nei catering, riusciva a mantenere una famiglia di quattro persone. Con grandi sacrifici, certo, ma garantendosi periodi di tranquillit&amp;agrave; per seguire i figli. Oggi la situazione &amp;egrave; peggiorata drasticamente: l'erosione del potere d'acquisto &amp;egrave; continua, si guadagna meno, gli orari sono estremi e i carichi di lavoro massacranti. Parliamo di uomini e donne che non hanno nemmeno le risorse per versare contributi a una forma di previdenza integrativa, con la prospettiva reale di passare da un presente di precariet&amp;agrave; a un futuro da pensionati indigenti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Part-time involontario, stipendi da fame e orari prolungati rappresentano la realt&amp;agrave; taciuta del lavoro stagionale. Parallelamente, nelle metropoli cresce il numero di cittadini che cercano riparo nei centri commerciali per trovare un microclima vivibile nelle ore pi&amp;ugrave; calde, mentre gli interventi pubblici scarseggiano. Le iniziative degli Enti locali per tutelare anziani e bambini si contano sulle dita di una mano: parchi chiusi, fontanelle sigillate e spazi pubblici climatizzati inaccessibili a causa di cavilli assicurativi o contenziosi tra amministrazioni su chi debba coprire i costi. Per le classi meno abbienti, l'estate metropolitana &amp;egrave; stata un'ecatombe.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Anche il settore del commercio si sta trasformando nel terreno d'elezione dei bassi salari e della massima flessibilit&amp;agrave;. Gli orari di apertura si sono dilatati a dismisura: un ipermercato resta aperto fino a 15 o 16 ore al giorno a seconda dei marchi e della presenza sindacale (mantenendosi quasi sempre sopra le 13 ore giornaliere).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;A questo si aggiunge il dramma del part-time involontario, imposto o fortemente incentivato dalle aziende. Secondo un'inchiesta del &lt;em data-path-to-node=&quot;16&quot; data-index-in-node=&quot;132&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;, l'80% dei lavoratori del settore turistico viene assunto con contratto part-time; per la Cgil, nel commercio la quota sfiora il 40%. Sono pochissimi i lavoratori che scelgono liberamente il part-time: la soglia delle 20 ore settimanali offre l'illusione di un rapporto di lavoro stabile ma alimenta la povert&amp;agrave;, poich&amp;eacute; garantisce un reddito con cui si arriva appena a met&amp;agrave; mese.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Da qui nascono i secondi o terzi impieghi (spesso non regolarizzati): un tacito compromesso in cui i lavoratori rinunciano a lottare per l'estensione delle ore contrattuali in cambio della disponibilit&amp;agrave; del datore ad &quot;aggiustare&quot; i turni per consentire svolgimento di altre attivit&amp;agrave;. La miseria genera il ricatto, annulla la dignit&amp;agrave; e disinnesca il conflitto sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Nell'ambito dell'attivit&amp;agrave; sindacale, abbiamo incontrato lavoratrici di ditte di pulizia disposte ad anticipare l'orario di ingresso rinunciando alla maggiorazione per il lavoro notturno: una condizione illegittima e iniqua, accettata pur di modulare l'orario e svolgere un secondo lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Nel corso dell'estate abbiamo raccolto anche testimonianze di contratti part-time regolarizzati solo per la met&amp;agrave; delle ore effettivamente svolte, con integrazioni in nero pagate, nel migliore dei casi, 10 euro all'ora. Tuttavia, sono sempre meno i lavoratori che si rivolgono al sindacato, e spesso lo fanno solo quando non ricevono le spettanze pattuite o di fronte a comportamenti prevaricatori &amp;mdash; come accaduto in un pastificio della provincia di Pisa e in un bar del centro storico. Spesso le persone chiedono anzitutto riservatezza: vogliono conoscere i propri diritti, consultare gratuitamente l'ufficio legale e acquisire informazioni, per poi sparire. Il sindacato viene fruito come uno sportello di ascolto temporaneo, utile a reperire strumenti per tentare poi una trattativa individuale con il datore di lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Una barista impiegata presso uno stabilimento balneare ha raccontato che da sette anni la sua paga oraria &amp;egrave; immutata: percepisce gli stessi soldi del 2019 nonostante l'impennata dell'inflazione, compensata solo da un &quot;rimborso benzina&quot; di 50 euro al mese o da un pasto gratuito per s&amp;eacute; e per il compagno al ristorante della struttura.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;I dati Istat rilevavano oltre 1,25 milioni di lavoratori dipendenti con retribuzione inferiore a 9 euro lordi all'ora, mentre la quota di dipendenti a bassa retribuzione &amp;egrave; salita dal 9,8% del 2018 al 10,7%. Nel frattempo, gli esercizi commerciali al dettaglio sono diminuiti di quasi il 15%. Lo conferma la voce di un ambulante che da 20 anni trascorre i mesi estivi lavorando fino a 16 ore al giorno presso una bancarella nei pressi di una spiaggia libera: &amp;egrave; l'ultimo sopravvissuto di tante attivit&amp;agrave; storiche della zona. Il motivo? Percepisce 6 euro all'ora e, delle 13 ore medie lavorate al giorno, solo 8 risultano regolarmente contrattualizzate.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Lavoro e Lotte sociali</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Gemini_Generated_Image_lvijs1lvijs1lvij.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>L'ombra lunga.  Le maschere del Fascismo nel Terzo Millennio</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lombra_lunga__le_maschere_del_fascismo_nel_terzo_millennio/46096_68638/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Un'analisi storica e geopolitica curata da Geraldina Colotti &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si pu&amp;ograve; ancora parlare di fascismo nel XXI secolo? Come si spiega l'avanzata di forze di estrema destra pronte a svuotare dall'interno il quadro elettorale? Questi quesiti&amp;nbsp; costituiscono il nucleo di &quot;&lt;strong&gt;L'OMBRA LUNGA | Le maschere del fascismo nel terzo millennio&lt;/strong&gt;&quot;, la nuova opera corale curata da &lt;strong&gt;Geraldina Colotti&lt;/strong&gt;, (ed. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;dei&lt;/em&gt;Merangoli&lt;/strong&gt;) nel quale il fascismo si svela come la strategia reazionaria strutturale a cui ricorre il capitalismo in crisi per preservare la propria egemonia nell'era della globalizzazione. Di fronte alle mutazioni del neofascismo contemporaneo,&lt;strong&gt; trentasei intellettuali, scrittori e attivisti d'Europa e dell'America Latina&lt;/strong&gt; intrecciano le loro analisi teoriche e le loro esperienze per ripercorrere la genealogia storica del fenomeno e connetterla con le sue moderne maschere tecno-politiche: dalla censura silenziosa esercitata dal &amp;ldquo;fascismo digitale&amp;rdquo; e dalla &amp;ldquo;dittatura algoritmica&amp;rdquo;, fino alla violenza psicologica e destabilizzante della &amp;ldquo;guerra cognitiva&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro identifica nel &lt;strong&gt;Venezuela contemporaneo&lt;/strong&gt; - sottoposto a un ferreo e instancabile assedio economico, mediatico e militare - un fronte fondamentale e il terreno di gioco cruciale di questa offensiva globale, evidenziando i sofisticati meccanismi di controllo sociale che operano sulle coscienze attraverso la paura e la polarizzazione indotta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro &amp;egrave; un&amp;rsquo;indagine critica, un compendio di sguardi concepito non solo per la riflessione teorica, ma come una ragionata &amp;ldquo;cassetta degli attrezzi&amp;rdquo; finalizzata a decifrare l'architettura del potere transnazionale e ad articolare una &lt;strong&gt;Resistenza politica e culturale trasformatrice&lt;/strong&gt;, saldamente radicata nella solidariet&amp;agrave; di classe e nella riappropriazione della memoria storica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il volume si articola in tre sezioni: la prima, &amp;ldquo;&lt;strong&gt;UMANISMO O NAZIFASCISMO&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, mappa la preoccupante rinascita del nazifascismo globale, connettendolo a quello storico e analizzandone le derive digitali, belliche e suprematiste che minacciano la societ&amp;agrave; contemporanea. Di fronte a questa deriva reazionaria, gli autori invocano la mobilitazione urgente di un grande fronte internazionale per difendere i valori dell'umanesimo contro la barbarie del XXI secolo. Nella seconda sezione, &amp;ldquo;&lt;strong&gt;IL NEOFASCISMO OGGI&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;attenzione si focalizza sul &amp;ldquo;postfascismo&amp;rdquo; attuale, evidenziando come i vecchi autoritarismi si siano evoluti in nuove forme di controllo digitale e manipolazione algoritmica al servizio del capitalismo globale. Attraverso l'analisi di specifici scenari geopolitici - dall'America Latina all'Europa dell'Est - il testo svela la continuit&amp;agrave; di un sistema borghese che flirta con la reazione per arginare i movimenti popolari e rivoluzionari. Nell&amp;rsquo;ultima sezione, &amp;ldquo;&lt;strong&gt;IL VENEZUELA DI FRONTE ALL&amp;rsquo;AGGRESSIONE NEOFASCISTA&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, il focus si sposta sul Venezuela, esaminato come epicentro di una violenta controffensiva reazionaria guidata dalle strategie imperiali del Pentagono. Gli autori mettono a nudo i meccanismi della guerra cognitiva e cibernetica, mostrando come il fascismo mediatico e l'infiltrazione ideologica nelle universit&amp;agrave; tentino di manipolare la giovent&amp;ugrave; per arrestare il ciclo rivoluzionario latinoamericano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Con i contributi di:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diosdado Cabello | N&amp;eacute;stor Kohan | Fernando Buen Abad | Luis Britto Garc&amp;iacute;a | Marco Consolo | Graciela Ram&amp;iacute;rez | Geraldina Colotti | Carlos Azn&amp;aacute;rez | Gianni Lannes | Nico Maccentelli | Carmelo Buscema | Susanna Schimperna | Abel Prieto | Juan Eduardo Romero Jim&amp;eacute;nez | Colectivo Militant | Stephen Sefton | Atilio Bor&amp;oacute;n | Irene Le&amp;oacute;n | Liliane Blaser | Alberto Fazolo | Marco Morra | Diego Omar Su&amp;aacute;rez &amp;ldquo;Michelo&amp;rdquo; | Pedro Penso | Alessandra Pradel Mora | I&amp;ntilde;aki Gil de San Vicente | Tania Valentina D&amp;iacute;az | Paula Klachko | Luis Delgado Arria | Helena Salcedo | Al&amp;iacute; Ram&amp;oacute;n Rojas Olaya | Jos&amp;eacute; Garc&amp;eacute;s | Jos&amp;eacute; Gregorio Linares | Alexandra Mulino | Ana&amp;iacute;s Andreina P&amp;eacute;rez Palacios | Julio Rafael Ch&amp;aacute;vez | Carolina Escarr&amp;aacute; Gil&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La curatrice:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Geraldina Colotti, giornalista, scrittrice e saggista, traduttrice, &amp;egrave; nata a Ventimiglia e oggi vive tra Roma e Caracas. &amp;Egrave; stata una militante delle Brigate Rosse e per questo ha scontato una condanna a 25 anni di carcere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; analista geopolitica e corrispondente in Europa per &lt;em&gt;Resumen latinoamericano&lt;/em&gt; e per il &lt;em&gt;Cuatro&lt;/em&gt; &lt;em&gt;F&lt;/em&gt;, e dirige le pagine culturali di &lt;em&gt;Le Monde diplomatique/ilmanifesto&lt;/em&gt;. Ha pubblicato saggi, poesie, romanzi e libri per ragazzi, tradotti in diverse lingue. I suoi racconti compaiono in varie raccolte. Con &lt;em&gt;dei&lt;/em&gt;Merangoli ha pubblicato il romanzo &lt;em&gt;lo spazio dei Dinosauri&lt;/em&gt; sulla memoria rimossa del Novecento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ufficio stampa: Marilena D&amp;rsquo;Asdia &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;342 3186664 &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;mailto:marilenadasdia@gmail.com&quot;&gt;marilenadasdia@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;mailto:ufficiostampa@deimerangoli.it&quot;&gt;ufficiostampa@deimerangoli.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Cultura e Resistenza</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/COP_OmbraLunga_MaschereFascismo.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Una “sorpresa” dell'occidente per le elezioni della Duma del 2026?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-una_sorpresa_delloccidente_per_le_elezioni_della_duma_del_2026/39602_68639/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Da Dzen.ru&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Traduzione di Eliseo Bertolasi)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rimane poco tempo dalle elezioni della Duma di Stato, il settembre 2026 &amp;egrave; gi&amp;agrave; all&amp;rsquo;orizzonte, e a giudicare dalle dichiarazioni dei parlamentari russi, questa volta non si tratta di una normale campagna elettorale, ma di una massiccia pressione esterna. La Duma di Stato e il Consiglio della Federazione sono convinti che l&amp;rsquo;Occidente stia preparando uno scenario di destabilizzazione, gli elementi di questo piano sono gi&amp;agrave; visibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Addestramento sui Paesi vicini&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Consiglio della Federazione &amp;egrave; apertamente preoccupato: secondo Vladimir Dzhabarov, presidente della Commissione per la Protezione della Sovranit&amp;agrave;, tecniche d&amp;rsquo;influenza esterna negli ultimi anni sono state &amp;ldquo;rodate&amp;rdquo; nei Paesi vicini &amp;ndash; Moldavia, Armenia e Kirghizistan. Ora, gli stessi metodi, ritiene il Senato, cercheranno di applicarli alla Russia. Ma le strutture di potere russe rimarcano che tutti i possibili scenari sono gi&amp;agrave; stati studiati e che qualsiasi tentativo d&amp;rsquo;interferenza sar&amp;agrave; stroncato con fermezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli osservatori come strumento di pressione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le discussioni si concentrano in particolare sul tema dell&amp;rsquo;osservazione elettorale internazionale. Vasilij Piskaryov, presidente della Commissione Sicurezza, mostra la strana attivit&amp;agrave;, secondo la sua valutazione, dell&amp;rsquo;Unione Europea, che ha avviato una campagna di discredito delle elezioni russe ancor prima del loro inizio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un ruolo chiave in tutto questo, secondo i dati delle autorit&amp;agrave; russe, &amp;egrave; svolto dalla EPDE (&lt;em&gt;European Platform for Democratic Elections&lt;/em&gt;), un&amp;rsquo;organizzazione bandita in Russia e, a quanto pare, finanziata dalla Germania. La EPDE invita politici e organi di stampa a ignorare l&amp;rsquo;invito della Russia all&amp;rsquo;osservazione internazionale, definendola un &amp;ldquo;fake&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Piskaryov, le pressioni politiche, compresi i tentativi di discredito, le minacce e i linciaggi sui media, sono diventate una prassi consolidata nei confronti degli esperti invitati a osservare le elezioni. Questa pressione non far&amp;agrave; che intensificarsi, - ha previsto il presidente della Commissione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;Nelle circostanze attuali, continueremo a difendere la nostra sovranit&amp;agrave; elettorale e, insieme ai nostri partner, a resistere ai tentativi d&amp;rsquo;influenzare negativamente il processo di osservazione internazionale indipendente&amp;rdquo;, - ha concluso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Piskaryov, la ragione di una posizione cos&amp;igrave; rigida &amp;egrave; semplice: l&amp;rsquo;Europa teme che la Russia possa costruire una propria rete di osservatori professionisti e indipendenti, non influenzabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lista nera delle ONG e il piano di &amp;ldquo;delegittimazione&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Commissione speciale della Duma di Stato sulle interferenze ha stilato un elenco di organizzazioni che, secondo le sue conclusioni, sono attivamente coinvolte in tentativi di destabilizzazione. Tra queste figurano &lt;em&gt;Human Rights Watch&lt;/em&gt; (USA), &lt;em&gt;Amnesty International&lt;/em&gt; (Regno Unito), &lt;em&gt;Russian Election Monitor&lt;/em&gt; e la &lt;em&gt;European Platform for Democratic Elections&lt;/em&gt; (Germania).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I parlamentari russi ritengono che i loro rapporti non siano analitici, bens&amp;igrave; politicamente di parte e mirati a screditare la legislazione russa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Commissione sta prestando particolare attenzione all&amp;rsquo;OSCE/ODIHR. Secondo le sue conclusioni, con il pretesto di monitorare l&amp;rsquo;integrit&amp;agrave; elettorale, queste organizzazioni starebbero preparando il terreno per l&amp;rsquo;invalidazione dei risultati delle votazioni. La Duma di Stato ritiene che il piano sia semplice: se i risultati non coincideranno con lo scenario occidentale &amp;ldquo;atteso&amp;rdquo;, le elezioni saranno dichiarate false, e seguir&amp;agrave; una pressione sanzionatoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il precedente kirghizo: denaro e conclusioni&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per illustrare come questo schema potrebbe funzionare, i deputati citano l&amp;rsquo;esempio delle elezioni del 2025 in Kirghizistan. All&amp;rsquo;epoca, gli Stati Uniti stanziarono 2,5 milioni di dollari per l&amp;rsquo;osservazione elettorale. Alla fine, le conclusioni degli osservatori affiliati si discostarono nettamente dalle valutazioni di strutture veramente indipendenti. Tuttavia, l&amp;rsquo;ultima parola fu data a chi aveva ricevuto i finanziamenti: le elezioni furono dichiarate nulle e la pressione sul Paese s&amp;rsquo;intensific&amp;ograve;. La Duma di Stato ritiene che questo stesso scenario potrebbe essere replicato contro la Russia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Perch&amp;eacute; &amp;egrave; necessario: versione del rapporto della Duma di Stato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli autori del rapporto della Duma di Stato offrono anche una propria spiegazione per una campagna cos&amp;igrave; attiva. A loro avviso, i leader di diversi Paesi occidentali stanno cercando di distrarre i propri cittadini dai problemi interni &amp;ndash; come l&amp;rsquo;aumento della criminalit&amp;agrave;, le problematiche ambientali e le iniziative sociali &amp;ndash; che ricadono sulle spalle dei contribuenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Invece di affrontare questi problemi, afferma il rapporto, risorse significative vengono dirottate verso il finanziamento di giornalisti, propagandisti ucraini e vari progetti finanziati volti a contrastare la politica russa. L&amp;rsquo;Occidente sta sfruttando i problemi legati all&amp;rsquo;Operazione Militare Speciale in Ucraina, al deficit nel paese di carburante e lubrificanti e all&amp;rsquo;alto livello di tensione sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sebbene tutti comprendano che questi tentativi non avranno alcun effetto reale sull&amp;rsquo;esito delle elezioni, rimangono comunque allettanti dal punto di vista della gestione dei bilanci, confermando ancora una volta che Bruxelles non si preoccupa degli interessi della popolazione, ma solo d&amp;rsquo;impossessarsi di fondi per s&amp;eacute; e per i suoi &amp;ldquo;amici&amp;rdquo;!&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa significa questo per gli elettori?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per il cittadino medio, queste discussioni sono importanti non tanto per i dettagli della diplomazia dietro le quinte, quanto come riflesso delle condizioni in cui si sta svolgendo il processo elettorale. Le autorit&amp;agrave; sottolineano la loro disponibilit&amp;agrave; a resistere alle pressioni esterne e a garantire la trasparenza e la legittimit&amp;agrave; delle elezioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In ogni caso, il settembre 2026 si preannuncia politicamente carico, il tema della difesa della sovranit&amp;agrave; e dell&amp;rsquo;indipendenza delle elezioni sar&amp;agrave; uno dei punti centrali nell&amp;rsquo;agenda pubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fonte: https://dzen.ru/a/ao7p73ujvQYEm_-D&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tradotto da Eliseo Bertolasi&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Elezioni.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>L'Italia non può più rinviare il riconoscimento della Palestina</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-litalia_non_pu_pi_rinviare_il_riconoscimento_della_palestina/45289_68641/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La posizione italiana sulla Palestina &amp;egrave; ormai insostenibile. Roma si dichiara favorevole alla soluzione dei due Stati, condanna l'espansione delle colonie israeliane e l'annessione dei territori occupati, ribadisce il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, e insieme continua a rifiutarsi di riconoscere lo Stato di Palestina. Quando i tribunali internazionali tentano di chiamare a giudizio alti responsabili israeliani, l'Italia esita e prende tempo. Prima o poi Roma dovr&amp;agrave; decidere se i principi che proclama siano davvero principi, oppure semplici formule diplomatiche inapplicate, che non comportano alcun costo politico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il riconoscimento dovrebbe avvenire ora, accompagnato da un impegno netto sul terreno della responsabilit&amp;agrave; giuridica: rispetto del mandato d'arresto gi&amp;agrave; emesso dalla Corte penale internazionale e, qualora l'Interpol accolga la recente richiesta turca di una Red Notice nei confronti di Benjamin Netanyahu, applicazione delle stesse regole che l'Italia applicherebbe a qualunque altro individuo ricercato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il rifiuto &amp;egrave; ormai difficile da giustificare. Nel 2012 l'Italia vot&amp;ograve; a favore della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che attribuiva alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro. Nel maggio 2024, quando la stessa Assemblea stabil&amp;igrave; a larghissima maggioranza che la Palestina soddisfaceva i requisiti dell'articolo 4 della Carta per diventare membro a pieno titolo, l'Italia si astenne. La risoluzione pass&amp;ograve; con 143 voti favorevoli, nove contrari e 25 astensioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da allora la contraddizione si &amp;egrave; fatta ancora pi&amp;ugrave; evidente. Il 21 settembre 2025 Regno Unito, Canada e Australia hanno riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina, seguiti dalla Francia davanti all'Assemblea generale. L'Italia appartiene ormai a un gruppo sempre pi&amp;ugrave; ristretto di grandi Paesi europei che continuano a sostenere che la statualit&amp;agrave; palestinese debba attendere condizioni che Israele stesso sta sistematicamente rendendo impossibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ripetuto ancora nel luglio 2026 che l'Italia non pu&amp;ograve; riconoscere la Palestina perch&amp;eacute;, in sostanza, non esisterebbe ancora uno Stato palestinese da riconoscere: bisognerebbe prima contribuire a crearlo. &amp;Egrave; un ragionamento che rovescia la logica stessa del riconoscimento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un popolo non perde il diritto alla statualit&amp;agrave; perch&amp;eacute; il suo territorio &amp;egrave; occupato, frammentato o sottoposto al controllo militare di un'altra potenza. Il diritto internazionale non ha mai preteso confini definitivi o un controllo territoriale assoluto come condizione del riconoscimento. Se cos&amp;igrave; fosse, molti Stati non sarebbero mai stati riconosciuti. Israele stesso fu riconosciuto nel 1948 mentre era in corso una guerra e i suoi confini erano tutt'altro che stabiliti. Croazia e Bosnia-Erzegovina furono riconosciute negli anni Novanta mentre forze ostili controllavano parti considerevoli del loro territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pretendere che la Palestina raggiunga prima una piena sovranit&amp;agrave; significa imporle una condizione impossibile. Le si dice che il riconoscimento arriver&amp;agrave; quando avr&amp;agrave; una sovranit&amp;agrave; effettiva, mentre occupazione, colonizzazione, annessione progressiva e frammentazione del territorio impediscono precisamente che quella sovranit&amp;agrave; si materializzi. &amp;Egrave; un circolo vizioso nel quale l'occupante finisce per esercitare, di fatto, un diritto di veto sulla statualit&amp;agrave; del popolo che occupa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il riconoscimento, del resto, non &amp;egrave; un premio da consegnare ai palestinesi al termine di un negoziato, qualora si siano comportati secondo le aspettative altrui. Una volta riconosciuta la Palestina come Stato, la questione non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; se ai palestinesi debba un giorno essere concesso uno Stato, ma come due Stati, Palestina e Israele, titolari dello stesso diritto alla sovranit&amp;agrave;, debbano definire confini, sicurezza e rapporti reciproci. &amp;Egrave; per questo che il riconoscimento conta: corregge, almeno in parte, una struttura negoziale nella quale per decenni una potenza occupante &amp;egrave; stata lasciata libera di stabilire se il popolo occupato fosse abbastanza qualificato o meritevole per diventare sovrano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le ragioni della cautela italiana sono note. Il governo di Giorgia Meloni ha mantenuto rapporti politici stretti con Israele, e Roma ha sempre attribuito grande peso all'allineamento transatlantico e alla preferenza di Washington per una statualit&amp;agrave; palestinese frutto di un negoziato. A questo si aggiunge l'argomento ripetuto senza sosta dopo il 7 ottobre, secondo cui riconoscere la Palestina significherebbe &amp;ldquo;premiare Hamas&amp;rdquo;. Sono argomenti sempre meno credibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'allineamento occidentale non comporta pi&amp;ugrave; necessariamente il rifiuto del riconoscimento. Regno Unito, Canada e Australia, tutti stretti alleati di Washington, hanno riconosciuto la Palestina. L'Italia non sta difendendo una posizione occidentale comune: sta rimanendo indietro rispetto alla stessa evoluzione dei suoi alleati e si sta allontanando anche da una propria tradizione politica che, soprattutto negli anni Ottanta, la collocava tra i Paesi europei pi&amp;ugrave; sensibili al diritto palestinese all'autodeterminazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto ad Hamas, l'argomento confonde deliberatamente uno Stato con un governo o con una fazione. Riconoscere la Palestina non significa riconoscere Hamas, cos&amp;igrave; come riconoscere Israele non ha mai significato approvare ogni suo governo, ogni coalizione, ogni guerra o ogni decisione delle sue forze armate. La statualit&amp;agrave; appartiene a un popolo, non alla fazione che in un dato momento esercita il potere su una parte del suo territorio. Un riconoscimento accompagnato da una chiara richiesta italiana di istituzioni palestinesi democratiche rafforzerebbe anzi il principio opposto: la legittimit&amp;agrave; politica palestinese viene dal popolo palestinese, non da Hamas, non da Israele, non da una tutela internazionale permanente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; poi un'altra ragione per cui Roma non pu&amp;ograve; continuare a rinviare, ed &amp;egrave; il tempo. L'Italia dice di voler salvaguardare la soluzione dei due Stati e, allo stesso tempo, riconosce che l'espansione delle colonie e le politiche di annessione ne stanno distruggendo le fondamenta materiali. Il 30 luglio 2026, al Senato, Tajani ha definito inaccettabili la politica degli insediamenti e la violenza dei coloni, si &amp;egrave; opposto all'annessione e ha ammesso che queste politiche compromettono gravemente la prospettiva dei due Stati. Ma se il territorio su cui dovrebbe sorgere lo Stato palestinese viene sottratto pezzo dopo pezzo, rinviare il riconoscimento a un futuro accordo non &amp;egrave; una posizione neutrale: significa assistere alla distruzione materiale della soluzione dei due Stati continuando a dichiararsene sostenitori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Riconoscere oggi la Palestina avrebbe conseguenze concrete. Affermerebbe che i territori occupati dal 1967 non sono territorio sovrano israeliano, che l'autodeterminazione palestinese &amp;egrave; un diritto e non una concessione israeliana, che i fatti compiuti prodotti da colonizzazione e annessione non possono predeterminare unilateralmente i futuri confini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Viene poi la seconda prova della coerenza italiana, quella della responsabilit&amp;agrave; penale. Il 21 agosto 2026 la Turchia ha annunciato l'intenzione di chiedere all'Interpol una Red Notice nei confronti di Netanyahu per l'intercettazione israeliana della Global Sumud Flotilla. Alla base della richiesta ci sono mandati d'arresto turchi emessi il 14 luglio, per accuse che comprendono crimini contro l'umanit&amp;agrave;, genocidio, tortura e altri gravi reati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bisogna essere precisi. Ankara non pu&amp;ograve; emettere da sola una Red Notice: pu&amp;ograve; richiederla, e spetta all'Interpol stabilire se la domanda rispetti le proprie regole, compreso il divieto di intervenire in questioni di carattere prevalentemente politico. L'esito non &amp;egrave; automatico. Ma &amp;egrave; proprio qui che si pone la questione di fondo, perch&amp;eacute; le regole dell'Interpol contemplano espressamente genocidio, crimini contro l'umanit&amp;agrave; e crimini di guerra tra i gravi crimini internazionali che possono rientrare nelle sue procedure. Se la richiesta turca superer&amp;agrave; quel vaglio, l'Italia non potr&amp;agrave; liquidarla semplicemente perch&amp;eacute; la persona indicata si chiama Benjamin Netanyahu. Una Red Notice non equivale a un mandato d'arresto internazionale e non impone automaticamente l'arresto: &amp;egrave; una richiesta formale agli Stati membri di localizzare la persona e, secondo il proprio ordinamento, procedere eventualmente alla detenzione provvisoria in vista di un'estradizione o di altre procedure previste dalla legge.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per l'Italia, per&amp;ograve;, c'&amp;egrave; gi&amp;agrave; una questione pi&amp;ugrave; seria. Nel novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d'arresto nei confronti di Netanyahu. L'Italia &amp;egrave; uno Stato parte dello Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte. Quando il mandato fu emesso, l'allora ministro della Difesa Guido Crosetto riconobbe apertamente che, quali che fossero le sue riserve politiche, l'Italia avrebbe dovuto arrestare Netanyahu se fosse entrato nel territorio italiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; qui che la responsabilit&amp;agrave; italiana assume un peso particolare. L'Italia non &amp;egrave; uno Stato aderente qualsiasi. Il trattato su cui poggia l'architettura contemporanea della giustizia penale internazionale &amp;egrave; stato adottato a Roma e porta il nome della capitale italiana. &amp;Egrave; difficile immaginare una contraddizione pi&amp;ugrave; netta di quella di un Paese che d&amp;agrave; il proprio nome a questo sistema, ne invoca l'autorit&amp;agrave; quando a essere perseguiti sono gli avversari dell'Occidente, e comincia a scoprirne limiti, dubbi e complessit&amp;agrave; quando a essere coinvolto &amp;egrave; un cosiddetto alleato. Questi doppi standard non sono pi&amp;ugrave; giustificabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La questione, del resto, va ben oltre Netanyahu. L'Europa ha passato decenni a sostenere che il diritto debba vincolare il potere, che i crimini di guerra non siano affari interni degli Stati, che le decisioni dei tribunali internazionali non possano essere ignorate quando diventano politicamente scomode. La Corte penale internazionale ha emesso un mandato d'arresto contro Vladimir Putin, e l'Italia ne riconosce l'autorit&amp;agrave;. La stessa Corte, sulla base dello stesso Statuto e dello stesso principio, ha emesso un mandato contro Benjamin Netanyahu. Se la regola cambia quando cambia l'imputato, non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; Stato di diritto, ma politica di potenza allo stato puro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; il punto in cui riconoscimento e responsabilit&amp;agrave; si incontrano. Riconoscere la Palestina significa affermare che i diritti politici dei palestinesi non dipendono dal consenso israeliano. Dare seguito ai legittimi procedimenti della giustizia internazionale significa affermare che nemmeno le loro tutele giuridiche svaniscono quando il presunto responsabile appartiene a uno Stato potente e alleato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Italia non pu&amp;ograve; sostenere un principio di integrit&amp;agrave; territoriale per l'Ucraina e un altro per la Palestina, n&amp;eacute; riconoscere la Corte penale internazionale quando il mandato riguarda Putin e discuterne l'autorit&amp;agrave; quando riguarda Netanyahu. Non pu&amp;ograve; condannare l'acquisizione di territorio con la forza in Europa e trasformarla in una questione da rinviare a negoziati indefiniti quando avviene nei territori palestinesi occupati. Non si chiede all'Italia di scegliere tra israeliani e palestinesi, ma tra coerenza e doppio standard, tra giustizia e illegalit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Roma invoca di continuo autodeterminazione, integrit&amp;agrave; territoriale, diritto internazionale umanitario e responsabilit&amp;agrave; per i crimini pi&amp;ugrave; gravi. Se questi principi sono davvero universali, la Palestina non pu&amp;ograve; restare l'eccezione. Riconoscere lo Stato di Palestina &amp;egrave; ormai urgente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Italia deve ritrovare quell'anima politica che un tempo la distingueva, quella capacit&amp;agrave; di affermare con autonomia e coraggio il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione. &amp;Egrave; l'Italia di Sandro Pertini che vale la pena ricordare, quella del Presidente della Repubblica che, nel suo messaggio di fine anno del 31 dicembre 1981, affront&amp;ograve; con straordinaria forza morale la questione palestinese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Riascoltiamolo.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Il miraggio del pragmatismo: Siria, Israele e la politica dell’acquiescenza</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_miraggio_del_pragmatismo_siria_israele_e_la_politica_dellacquiescenza/39602_68643/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo pi&amp;ugrave; di un decennio di guerra, i siriani sono esausti. L&amp;rsquo;economia &amp;egrave; devastata, le istituzioni svuotate, la ricostruzione esige enormi quantit&amp;agrave; di capitale straniero. Il nuovo governo di Damasco cerca comprensibilmente riconoscimento, stabilit&amp;agrave; e la fine del suo isolamento. Ma negoziare con Israele? Sembra pragmatismo. &amp;Egrave;, con ogni probabilit&amp;agrave;, il suo esatto contrario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Siria non tratta con Israele su semplici divergenze tra Stati sovrani. Tratta mentre Israele occupa il suo territorio, ne colpisce ripetutamente obiettivi sul suo suolo e pretende di stabilire quali relazioni militari, quali capacit&amp;agrave; difensive e persino quali infrastrutture Damasco possa mantenere entro i propri confini. Pochi giorni fa aerei israeliani hanno colpito la base aerea di Abu al-Duhur, nel nord del Paese. Eppure Damasco lascia intendere che i negoziati per un accordo di sicurezza possono riprendere, e i funzionari siriani continuano a lodare la diplomazia come la miglior via verso un ritiro israeliano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la cronologia smaschera l&amp;rsquo;inganno. Israele bombarda la Siria; la Siria protesta; poi la Siria torna al tavolo per persuadere Israele a smettere di bombardarla. Non &amp;egrave; un processo di pace, ma un&amp;rsquo;asimmetria travestita che usa la coercizione come strumento del negoziato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il presidente Ahmed al-Sharaa ha affermato che un accordo di sicurezza potrebbe aprire la porta a una &amp;laquo;pace&amp;raquo; pi&amp;ugrave; ampia, pur insistendo che la Siria non rinuncer&amp;agrave; alla rivendicazione sulle alture del Golan occupate. Il desiderio di evitare un&amp;rsquo;altra guerra &amp;egrave; legittimo: qualsiasi governo siriano responsabile dovrebbe risparmiare ulteriore distruzione a un Paese gi&amp;agrave; in rovina. Ma evitare la guerra e istituzionalizzare la coercizione non sono la stessa cosa. Il pericolo &amp;egrave; precisamente questo: che la Siria scambi la sospensione del castigo per il conseguimento della pace.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; ci&amp;ograve; che Mohammed El-Kurd, nel pi&amp;ugrave; ampio contesto palestinese, ha chiamato la politica dell&amp;rsquo;acquiescenza: la convinzione che, se la parte pi&amp;ugrave; debole mostrer&amp;agrave; moderazione e disponibilit&amp;agrave; sufficienti ad assecondare le esigenze di sicurezza della parte pi&amp;ugrave; forte, cio&amp;egrave; dell&amp;rsquo;aggressore che occupa e viola la sovranit&amp;agrave; altrui, allora quest&amp;rsquo;ultima finir&amp;agrave; per ricambiare. La violenza scemer&amp;agrave;. La fiducia crescer&amp;agrave;. Le concessioni saranno premiate. L&amp;rsquo;occupante scoprir&amp;agrave; che conviene anche a lui. Quale ingenuit&amp;agrave;, pensarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I palestinesi conducono questo esperimento da decenni, e in particolare da pi&amp;ugrave; di trent&amp;rsquo;anni, con il processo di pace di Oslo. I risultati sono agli atti. Non si negozia la pace con chi ti vuole invadere, occupare e derubare delle terre e delle risorse. I termini della propria liberazione non si negoziano tra vittima e carnefice, tra chi subisce l&amp;rsquo;occupazione e chi parla apertamente di espandersi e colonizzare terre altrui, dichiarando di farlo per difesa e sicurezza mentre ne rivendica l&amp;rsquo;espansione e il furto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oslo aveva promesso &amp;laquo;la pace&amp;raquo; con parole quasi identiche. Ai palestinesi fu detto che le loro concessioni avrebbero generato fiducia israeliana, e che quella fiducia avrebbe portato risultati concreti sul terreno: ritiri graduali, autonomia crescente, la strada verso uno Stato. I risultati arrivarono, ma erano quelli di Israele. Gli insediamenti si moltiplicarono e la terra pass&amp;ograve; sotto controllo israeliano un pezzo dopo l&amp;rsquo;altro, fino all&amp;rsquo;annessione di fatto di gran parte della Cisgiordania. Ai palestinesi, intanto, spettava la loro parte del patto: amministrare il territorio, sorvegliare la propria popolazione, coordinare la sicurezza con Israele, rinunciare al confronto armato. Tutto per rassicurare la parte pi&amp;ugrave; forte, che per&amp;ograve; non aveva alcuna intenzione di ricambiare, perch&amp;eacute; animata da un progetto espansionistico. E l&amp;rsquo;autogoverno palestinese, del resto, non era mai stato per lei una vera minaccia. Con chi persegue l&amp;rsquo;espansione non si scende a compromessi. Le concessioni non lo placano e la normalizzazione non mette al riparo chi le offre, perch&amp;eacute; nulla di tutto ci&amp;ograve; tocca l&amp;rsquo;obiettivo che lo muove. Si tiene il punto. Cedere non compra sicurezza: prepara soltanto la richiesta successiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E infatti non ne segu&amp;igrave; la sovranit&amp;agrave; palestinese, ma il perfezionamento del controllo israeliano. Gaza fu separata e isolata, assediata fino al genocidio in corso. Gerusalemme Est fu recisa dal proprio entroterra, dove continuano le demolizioni, l&amp;rsquo;espulsione e la pulizia etnica. L&amp;rsquo;Autorit&amp;agrave; ottenne ministeri, uniformi, palazzi presidenziali e titoli diplomatici, mentre Israele conservava il controllo su confini, spazio aereo, registri della popolazione, mobilit&amp;agrave;, importazioni, esportazioni e sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;errore non fu negoziare. Fu lasciare che il negoziato venisse sganciato dalla leva politica, da obblighi vincolanti e da conseguenze reali per l&amp;rsquo;inadempienza. Fu allora che la parte pi&amp;ugrave; forte scopr&amp;igrave; una verit&amp;agrave; elementare: poteva incassare i benefici di un processo politico senza pagare il prezzo di una soluzione politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Siria dovrebbe studiare questa storia parola per parola. E non ripetere gli stessi errori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le trattative siriano-israeliane che si delineano recano gi&amp;agrave; echi inquietanti. Si parla di misure per costruire fiducia. Washington fa da mediatore. Si discutono zone di sicurezza e nuovi assetti. Damasco spera che un accordo fermi gli attacchi e produca il ritiro dai territori conquistati dopo la caduta di Bashar al-Assad; una bozza, si &amp;egrave; appreso, aveva gi&amp;agrave; raggiunto uno stadio avanzato prima che i colloqui si arenassero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il linguaggio stesso svolge una funzione politica. &amp;laquo;Accordo di sicurezza&amp;raquo; suona neutro. &amp;laquo;De-escalation&amp;raquo; suona prudente. &amp;laquo;Costruzione della fiducia&amp;raquo; suona costruttivo. &amp;laquo;Normalizzazione&amp;raquo; suona quasi terapeutico. Ma un lessico neutro pu&amp;ograve; sterilizzare una realt&amp;agrave; tutt&amp;rsquo;altro che neutra. Se uno Stato occupa il territorio di un altro, ne bombarda le installazioni e vuole limitarne alleanze e difese, la domanda centrale non &amp;egrave; come le due parti possano ricostruire la fiducia. &amp;Egrave; se la coercizione venga premiata e se all&amp;rsquo;aggressore venga concessa l&amp;rsquo;impunit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La posta si alza ancora nel contesto israeliano odierno. La Siria &amp;egrave; spinta a contemplare la pace con uno Stato la cui condotta a Gaza &amp;egrave; stata qualificata come genocidio non da attivisti, ma da importanti organizzazioni per i diritti umani e dalla Commissione internazionale indipendente d&amp;rsquo;inchiesta delle Nazioni Unite, che ha concluso che Israele ha commesso genocidio a Gaza e ha ribadito, nel giugno 2026, che gli atti genocidari proseguivano. Amnesty International continua a descrivere la distruzione della vita palestinese a Gaza come genocidio in corso e le politiche israeliane in Cisgiordania come apartheid, trasferimento forzato e pulizia etnica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave;, dunque, il momento in cui Israele abbia dimostrato che l&amp;rsquo;accomodamento diplomatico ne modera la condotta. &amp;Egrave; il momento in cui livelli straordinari di violenza sono stati ripetutamente ricompensati con maggiore accomodazione internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed &amp;egrave; esattamente la lezione che Damasco rischia di impartire a Israele. Se la forza militare produce riconoscimento, se la conquista produce negoziati sugli assetti di sicurezza, se gli attacchi producono rassicurazioni, se l&amp;rsquo;occupazione sfocia nella normalizzazione, perch&amp;eacute; mai Israele dovrebbe concludere che l&amp;rsquo;aggressione abbia un costo? Concluderebbe il contrario. La coercizione paga, e dunque si ripete.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco perch&amp;eacute; la distinzione tra moralismo e realpolitik &amp;egrave; fuorviante. A chi critica la normalizzazione si risponde che gli Stati non possono permettersi sentimentalismi: la Siria ha bisogno di investimenti, di sanzioni alleggerite, di ricostruzione, e deve fare i conti con il mondo com&amp;rsquo;&amp;egrave;. Ma la realpolitik non consiste nell&amp;rsquo;accettare la definizione della realt&amp;agrave; dettata dall&amp;rsquo;avversario. Consiste nel capire il potere. E il primo principio della politica di potenza &amp;egrave; che le concessioni unilaterali offerte nella speranza di una moderazione reciproca generano quasi sempre nuove richieste. Nessun avversario abbandona una strategia vincente perch&amp;eacute; la sua vittima si &amp;egrave; comportata con ragionevolezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;acquiescenza non &amp;egrave; un errore solo perch&amp;eacute; moralmente insignificante: lo &amp;egrave; perch&amp;eacute;, in certe condizioni, &amp;egrave; strategicamente suicida.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E la Siria non &amp;egrave; la Palestina: &amp;egrave; uno Stato sovrano, con margini che i palestinesi non ebbero mai. Damasco pu&amp;ograve; negoziare senza legittimare l&amp;rsquo;occupazione. Pu&amp;ograve; negoziare la fine degli attacchi senza convertire le pretese di sicurezza israeliane in obblighi siriani. Pu&amp;ograve; cercare garanzie internazionali senza accettare un quadro bilaterale in cui Israele diventi l&amp;rsquo;arbitro della sovranit&amp;agrave; militare siriana. Pu&amp;ograve; esigere che il ritiro preceda la normalizzazione, invece di sperare che la normalizzazione diventi il congegno grazie al quale, un giorno, forse, il ritiro arriver&amp;agrave;. Soprattutto, pu&amp;ograve; rifiutare l&amp;rsquo;errore palestinese: barattare concessioni irreversibili contro promesse reversibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il riconoscimento &amp;egrave; difficile da ritirare. La normalizzazione &amp;egrave; difficile da invertire. Una volta intessute reti economiche, ambasciate, relazioni d&amp;rsquo;intelligence e architetture di sicurezza regionali, non si torna facilmente indietro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; di pi&amp;ugrave;. Il governo israeliano non si limita a occupare terra siriana: appartiene a un sistema politico sempre pi&amp;ugrave; a suo agio con il dominio permanente eretto a dottrina regionale. L&amp;rsquo;esperienza palestinese dimostra che l&amp;rsquo;espansione israeliana non &amp;egrave; contenuta dal negoziato quando espandersi costa poco o nulla. La Siria dovrebbe perci&amp;ograve; diffidare di ogni processo che tratti il ritiro israeliano come una concessione da meritare, e non come un obbligo da adempiere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La distinzione &amp;egrave; tutto. Il territorio occupato non &amp;egrave; merce di scambio dell&amp;rsquo;occupante. La sovranit&amp;agrave; non &amp;egrave; qualcosa che la Siria debba comprare dimostrandosi utile a Israele. E la pace non pu&amp;ograve; ridursi alla promessa di buona condotta dello Stato pi&amp;ugrave; debole, mentre lo Stato pi&amp;ugrave; forte decide quando quella condotta sia soddisfacente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno dir&amp;agrave; che &amp;egrave; irrealistico, e invocher&amp;agrave; la debolezza della Siria, la superiorit&amp;agrave; militare israeliana, la potenza americana, l&amp;rsquo;urgenza della ricostruzione. Ma &amp;egrave; proprio la debolezza a rendere decisiva l&amp;rsquo;architettura del negoziato. Uno Stato potente sopravvive a un cattivo accordo. Uno Stato debole ne resta prigioniero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per decenni ai palestinesi &amp;egrave; stato ripetuto che rifiutare un processo diseguale li avrebbe lasciati con niente. Vi entrarono, e scoprirono che quel &amp;laquo;qualcosa&amp;raquo; era un sistema raffinato per amministrare il proprio esproprio. La lezione di Oslo non &amp;egrave; che la diplomazia sia inutile. &amp;Egrave; che la diplomazia priva di reciprocit&amp;agrave; vincolante pu&amp;ograve; diventare la tecnica amministrativa con cui il dominio si fa legittimit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Siria &amp;egrave; oggi pericolosamente vicina a quella trappola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I palestinesi hanno gi&amp;agrave; speso trent&amp;rsquo;anni a dimostrare dove conduce la politica dell&amp;rsquo;acquiescenza. La Siria non deve ripetere l&amp;rsquo;esperimento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>La NATO sta creando un nuovo fronte artico contro la Russia – Lavrov</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_nato_sta_creando_un_nuovo_fronte_artico_contro_la_russia__lavrov/45289_68637/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La NATO sta cercando di trasformare l'Artico in un nuovo &amp;laquo;focolaio&amp;raquo; di tensioni con il suo attivo potenziamento militare nella regione, ha avvertito il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Le attivit&amp;agrave; dell'alleanza seminano un clima di sfiducia e rischiano di provocare un confronto armato potenzialmente pericoloso non solo con Mosca ma anche con altre nazioni, ha ammonito in un articolo pubblicato luned&amp;igrave; da&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://arctic.ru/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Arctic.ru&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il blocco militare guidato dagli Stati Uniti ha intensificato le proprie attivit&amp;agrave; militari nell'estremo nord all'inizio di quest'anno, lanciando l'iniziativa &amp;laquo;Arctic Sentry&amp;raquo;. La mossa &amp;egrave; stata presentata come una risposta al tentativo del presidente statunitense Donald Trump di annettere il territorio autonomo danese della Groenlandia, con la motivazione che esso sarebbe stato minacciato dalla Russia e dalla Cina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La militarizzazione dell'Artico e le esercitazioni NATO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Sono in corso intensi preparativi militari nelle immediate vicinanze dei nostri confini settentrionali. La NATO sta conducendo esercitazioni militari su larga scala che coinvolgono paesi non regionali e sta introducendo nuove componenti del proprio sistema di comando e controllo&amp;raquo;, ha dichiarato il ministro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gi&amp;agrave; a febbraio, i paesi della NATO avevano organizzato esercitazioni incentrate sulla Groenlandia e sull'Artico in generale, coinvolgendo in particolare aerei da guerra svedesi e danesi. A marzo, il blocco ha messo in scena una massiccia esercitazione militare in Norvegia e Finlandia &amp;ndash; due nazioni nordiche confinanti con la Russia &amp;ndash; che ha coinvolto un totale di 32.500 soldati provenienti da 14 nazioni. Le truppe si sono addestrate sul territorio di entrambi i paesi, oltre che &amp;laquo;in mare e in volo&amp;raquo;, in &amp;laquo;condizioni artiche estreme&amp;raquo;, in quella che le Forze Armate norvegesi hanno descritto come la &amp;laquo;pi&amp;ugrave; grande esercitazione militare del 2026&amp;raquo; del paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La scorsa settimana, le forze statunitensi, britanniche e norvegesi hanno dato il via a un'altra esercitazione sull'isola norvegese di Jan Mayen. L'operazione mira a integrare &amp;laquo;sensori multinazionali, nodi di comando e controllo e fuoco di precisione in una rete di attacco congiunta&amp;raquo;, secondo un comunicato del Corpo dei Marines degli Stati Uniti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Jan Mayen &amp;ndash; una remota isola vulcanica situata a 1.000 chilometri dalla Norvegia continentale &amp;ndash; &amp;egrave; descritta dal think tank US Naval Institute come una posizione chiave nel corridoio Groenlandia-Islanda-Regno Unito &amp;ndash; un &amp;laquo;punto di strozzatura contro l'ingresso nell'Oceano Atlantico da parte delle forze navali russe&amp;raquo; e in particolare della sua Flotta del Nord.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'avvertimento di Lavrov e le sanzioni occidentali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;I membri della NATO e altri paesi occidentali non nascondono le loro vere motivazioni, dichiarando apertamente la loro intenzione di trasformare l'Artico in un nuovo fronte per contrastare lo sviluppo della Russia e dei suoi partner che condividono la stessa visione&amp;raquo;, ha affermato Lavrov, commentando la situazione e avvertendo che un simile approccio &amp;laquo;aumenta il rischio di incidenti che potrebbero innescare uno scontro armato con conseguenze potenzialmente disastrose&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il ministro ha inoltre affermato che la NATO e l'UE non solo rappresentano una &amp;laquo;minaccia diretta&amp;raquo; per la sicurezza russa, ma cercano anche di &amp;laquo;minare i diritti legittimi della Russia nella cooperazione internazionale&amp;raquo;, prendendo di mira i suoi partner con sanzioni che incidono in particolare sui progetti artici. Ha inoltre indicato la Cina e l'India come partner chiave di Mosca nella regione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'UE ha imposto alla Russia numerose ondate di sanzioni, comprese restrizioni mirate specificamente allo sviluppo del settore petrolifero e del gas artico del paese. Le misure sono state concepite per limitare l'accesso di Mosca alle tecnologie necessarie per le trivellazioni in acque profonde e l'estrazione delle risorse artiche, nonch&amp;eacute; per limitare i finanziamenti destinati a tali progetti. Secondo un rapporto pubblicato ad aprile dall'Institute for China-America Studies, le sanzioni hanno reso pi&amp;ugrave; complessa la cooperazione artica tra Mosca e Pechino, poich&amp;eacute; le aziende cinesi temono di poter essere soggette a restrizioni secondarie qualora investissero in progetti congiunti su larga scala.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a94b129203027288b214ce8.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Il primo commento del CENTCOM dopo l'attacco all'isola iraniana di Larak</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_primo_commento_del_centcom_dopo_lattacco_allisola_iraniana_di_larak/82_68635/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 04:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha difeso l'attacco condotto domenica contro l'isola iraniana di Larak, definendo &amp;laquo;assolutamente falsa&amp;raquo; l'accusa di un &amp;laquo;atto di aggressione&amp;raquo;. In un comunicato ufficiale, il comando ha spiegato che le forze statunitensi hanno portato a termine &amp;laquo;un'azione limitata e mirata&amp;raquo; contro unit&amp;agrave; del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (CGRI) impegnate nel posizionamento di mine nello Stretto di Hormuz.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Secondo il CENTCOM, l'Iran aveva creato una &amp;laquo;minaccia imminente&amp;raquo; per la navigazione commerciale e il traffico marittimo globale. L'esercito statunitense, ha affermato il comando, ha agito per &amp;laquo;eliminarla&amp;raquo; e proteggere la libert&amp;agrave; di navigazione in una delle rotte energetiche pi&amp;ugrave; strategiche al mondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Al Jazeera, citando un funzionario statunitense, ha riferito che l'attacco ha preso di mira due lanciarazzi del CGRI sull'isola di Larak, situata nello Stretto di Hormuz. Secondo la ricostruzione, i sistemi si stavano preparando a sparare verso la via navigabile al momento del bombardamento. I media iraniani hanno riportato che almeno due persone sono morte e altre due sono rimaste ferite nell'attacco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il CGRI ha confermato l'attacco in un comunicato ufficiale, precisando che &amp;laquo;diversi combattenti e connazionali&amp;raquo; sono rimasti uccisi o feriti. Le Guardie della Rivoluzione hanno promesso una risposta all'aggressione, avvertendo che &amp;laquo;l'aggressore sar&amp;agrave; punito&amp;raquo; e che il nemico pagher&amp;agrave; per questo &amp;laquo;errore fatale&amp;raquo; sia sul piano economico che militare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Subito dopo l'attacco, sono state segnalate esplosioni negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Secondo i media, le basi statunitensi a Dubai e Abu Dhabi sono state oggetto di attacchi iraniani, confermando la volont&amp;agrave; di Teheran di rispondere con fermezza a ci&amp;ograve; che considera una violazione della propria sovranit&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a94d8f059bf5b0d2f1856bd.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Progressismo reazionario (di Vincenzo Costa)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-progressismo_reazionario_di_vincenzo_costa/39602_68636/</link>
                    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 04:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Vincenzo Costa&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando ci fu l&amp;rsquo;attacco al Venezuela e il rapimento di Maduro quasi tutte le persone della sinistra progressista che conosco oscillarono tra l&amp;rsquo;atteggiamento di chi era compiaciuto per la fine della dittatura e chi optava per un pi&amp;ugrave; moderato &amp;ldquo;n&amp;eacute; con Maduro n&amp;eacute; con Trump&amp;rdquo;, sottointendendo che se lo avesse fatto Obama, il grande padre progressista, sarebbe stato diverso.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pensai che la gente di sinistra progressista ha perso ogni capacit&amp;agrave; critica, che &amp;egrave; imprigionata in un moralismo sterile che la rende facile da dominare, e che ha perso la capacit&amp;agrave; di pensare in termini storici e politici. Basta l&amp;rsquo;appello ai diritti umani e questi cuori sanguinanti puoi portarli sempre dalla parte del grande capitale, della grande finanza.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pensai che le persone della sinistra progressista non costituiscono pi&amp;ugrave; un orizzonte di &amp;ldquo;compagni&amp;rdquo; con cui cercare di costruire un mondo pi&amp;ugrave; libero, perch&amp;eacute; nella attuale lotta dei popoli stanno sempre dalla parte di chi li opprime.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci furono tanti post, variegati, anche alcuni colleghi che stimo, ma tutti con la clausola &amp;ldquo;il dittatore Maduro&amp;rdquo;. Altri, teorici critici e marxisti che consideravo intelligenti, sostennero che, insomma, in Venezuela come a Cuba si moriva di fame perch&amp;eacute; il &amp;ldquo;regime&amp;rdquo; (oramai banno subito appena qualcuno scrive ste &amp;ldquo;mentanate&amp;rdquo;) aveva fallito: si moriva di fame per colpa di Castro o di Chavez.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che fosse la conseguenza di decenni di sanzioni feroci, che fosse la conseguenza della volont&amp;agrave; dei paesi capitalistici di punire chiunque osasse sottrarsi al tallone dello zio Sam, niente, non pervenuto. L&amp;igrave; il pensiero critico si ferma.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora lo zio Sam si appropria delle risorse strategiche di petrolio del Venezuela, &amp;ldquo;senza spendere un dollaro dei soldi dei contribuenti americani&amp;rdquo; dice zio Sam. Si appropria sia del petrolio sia dell&amp;rsquo;oro venezuelano, di fatto un furto assoluto: significa che il popolo venezuealano &amp;egrave; schiavo degli USA, che non &amp;egrave; sovrano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E niente, i compagni progressisti sono impegnati a combattere il fascismo e non se ne sono accorti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Eppure, passano il tempo a studiare Marx, Adorno. Devo dire che, a causa loro, anche avendo in giovent&amp;ugrave; amato Adorno alla follia, mi &amp;egrave; diventato insopportabile, perch&amp;eacute; sta gente trasforma l&amp;rsquo;oro in piombo, e dopo che qualcosa lo toccano loro diventa inservibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando Assad fu rovesciato tutti a parlare dell&amp;rsquo;inizio della libert&amp;agrave;, ma lo stesso era accaduto quando fu rovesciato Saddam o Gheddafi. Domanda: le persone stavano meglio prima o dopo? Che importa, bisogna affermare i diritti umani, mica erano guerre di dominio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;No no, per il progressismo reazionario era la luce del progresso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando ci fu il tentativo di destabilizzare l&amp;rsquo;Iran da parte di Is..le e USA, e lo capiva un bambino che cos&amp;igrave; era, tutti a parlare del &quot;regime&quot;, delle donne iraniane oppresse e lapidate, delle scemenze che raccontava la Sala. Una cecit&amp;agrave; politica totale. Al massimo si invitava a non prendere posizione. Ricordo conflitti feroci: una persona rivendicava come progresso che i giovani iraniani avevano il diritto a ubriacarsi. Che dire, avevo un&amp;rsquo;altra idea di emancipazione, ma questa &amp;egrave; diventata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora viene fuori che un&amp;rsquo;intervista a una donna iraniana, pubblicata qualche anno fa in prima pagina da The Guardian e poi rilanciata ovunque, era un falso, che la giornalista si era inventato tutto.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma nessuno si chiede: QUANTE NOTIZIA SONO STATE INVENTATE e fabbricate a uso di femministe e diritto-umanisti, sapendo che questi sono il ventre molle, il miglior alleato della reazione e del dominio del capitale sui popoli?&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;O a sinistra si recupera una capacit&amp;agrave; di pensiero davvero critico, cessando di essere il ventre molle del capitale, oppure &amp;egrave; meglio che sparisca, perch&amp;eacute; &amp;egrave; diventato la sinistra &amp;egrave; oramai il grande alleato contro la libert&amp;agrave; dei popoli.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; non ci possono essere individui liberi senza che i popoli di cui fanno parte siano liberi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I diritti individuali senza i diritti dei popoli non contano niente, e quando qualche filosofo del diritto sostiene il contrario semplicemente sta facendo parte del progressismo reazionario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cina, Russia, Iran non sono il tipo di societ&amp;agrave; che vorrei, ma bisogna capire che rappresentano un punto di resistenza, che senza di esse i palestinesi sarebbero massacrati del tutto, che il tentativo dei popoli di sottrarsi al grande capitale anglo-americano finirebbe in due giorni, che i popoli africani tornerebbero schiave di Macron.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pensare storicamente e politicamente significa capire questo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima i popoli devono essere liberi, e poi potremo parlare di libert&amp;agrave; e di diritti individuali.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso l&amp;rsquo;appello a questi diritti rappresenta una bugia che serve solo a espropriare i popoli prima della loro sovranit&amp;agrave; e poi delle loro risorse e della loro storia. Li usa chi vuole opprimere i popoli&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/FB_IMG_1788152255350.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>&quot;Il Venezuela rinascerà&quot;: il messaggio di Maduro dal carcere</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_venezuela_rinascer_il_messaggio_di_maduro_dal_carcere/45289_68634/</link>
                    <pubDate>Sun, 30 Aug 2026 16:24:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Da Brooklyn, dove &amp;egrave; rinchiuso dallo scorso gennaio gennaio quando gli USA hanno bombardato Caracas e sequestrato il legittimo presidente del Venezuela, Nicol&amp;aacute;s Maduro ha fatto arrivare un messaggio al suo popolo. Il legittimo presidente venezuelano, catturato nella sua residenza di Caracas con un'operazione che lui definisce un rapimento, parla ai suoi nipoti, ai bambini, alla &quot;gente nobile&quot; che gli vuole bene. E lo fa con un tono che non ha niente della sfida, ma tutto dell'attesa di un uomo onesto che &amp;egrave; cosciente di essere detenuto ingiustamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Stiamo in piedi&quot;, scrive. &quot;Il cuore pieno del vostro amore&quot;. Dice che quel che arriva fino a lui, tra le mura del carcere, &amp;egrave; una catena di preghiere e di gesti concreti. Ringrazia per ogni parola, per ogni benedizione. E manda delle foto come un regalo piccolo, senza pretese, ma carico di significato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le sue parole non descrivono il peso dei giorni trascorsi come prigioniero dell'Impero. Raccontano invece di una certezza che il Venezuela rinascer&amp;agrave;. Lui e Cilia, sua moglie che condivide con lui la detenzione, abbracciano da lontano. Con l'anima, dicono, e con una fede che nessuno pu&amp;ograve; sequestrare.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;es&quot;&gt;Peque&amp;ntilde;o regalo de amor y esperanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Env&amp;iacute;o estas fotos como un peque&amp;ntilde;o regalo a todos mis nietos y nietas, a los ni&amp;ntilde;os y ni&amp;ntilde;as, y a toda la gente noble que nos ama. &lt;a href=&quot;https://t.co/Z6u3130arn&quot;&gt;pic.twitter.com/Z6u3130arn&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Nicol&amp;aacute;s Maduro (@NicolasMaduro) &lt;a href=&quot;https://x.com/NicolasMaduro/status/2094048867662565583?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 30, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Messaggio integrale in italiano:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Piccolo regalo di amore e speranza&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Invio queste foto come un piccolo regalo a tutti i miei nipoti e nipoti, ai bambini e alle bambine, e a tutta la gente nobile che ci ama. Voglio che sappiate che siamo saldi, con il cuore pieno del vostro amore, quell'amore che ci arriva trasformato in preghiera, in azione permanente, in solidariet&amp;agrave; e in sostegno vero. Infinite grazie per ogni parola, per ogni gesto, per ogni benedizione.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Godetevi questo piccolo regalo con gioia e speranza. Cilia e io vi abbracciamo per sempre, con l'anima rivolta a voi e con la fede intatta in Dio. Come dice l'apostolo Paolo: &quot;Ma in tutte queste cose otteniamo una vittoria schiacciante grazie a colui che ci ha amati&quot; (Rm 8,37). Continueremo forti, sereni e fiduciosi: Dio &amp;egrave; con noi. Dio provveder&amp;agrave;. Il Venezuela rinascer&amp;agrave;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Benedizioni.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>Il debito USA è fuori controllo. E l’Italia rischia grosso | Alessandro Volpi (VIDEO)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_debito_usa__fuori_controllo_e_litalia_rischia_grosso__alessandro_volpi_video/56082_68633/</link>
                    <pubDate>Sun, 30 Aug 2026 16:02:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;laquo;La situazione statunitense &amp;egrave; complessissima, quella italiana &amp;egrave; drammatica&amp;raquo;. Con queste parole, Alessandro Volpi - economista e saggista - analizza in questa intervista a Loretta Napoleoni lo stato di salute dell'economia globale, a partire dal discorso di Kevin Walsh a Jackson Hole. Al centro dell'analisi, la difficile posizione del nuovo governatore della Fed, stretto tra un'inflazione ancora fuori controllo (al 3,57%) e la necessit&amp;agrave; di collocare un debito pubblico USA sempre pi&amp;ugrave; massiccio, con interessi gi&amp;agrave; oltre i 1.200 miliardi di dollari. &amp;laquo;Walsh sta cercando di barcamenarsi - osserva Volpi - ma l'eventuale rialzo dei tassi aggraverebbe la situazione di debitori e imprese&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto all'Italia, Volpi traccia un quadro altrettanto preoccupante: una manovra da 30 miliardi gi&amp;agrave; in larga parte impegnata per rispettare i parametri europei e confermare le misure esistenti, con un debito pubblico che ha superato i 3.200 miliardi e per il 37% nelle mani di grandi fondi internazionali. &amp;laquo;Il governo Meloni - conclude - non potr&amp;agrave; fare una manovra elettorale e finir&amp;agrave; per spostare l'attenzione su temi identitari e di sicurezza, perch&amp;eacute; sul versante economico i margini sono pressoch&amp;eacute; inesistenti&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma quanto ancora l'Italia potr&amp;agrave; reggere il peso di un debito che diventa ogni giorno pi&amp;ugrave; costoso e dipendente dalla finanza internazionale?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;GUARDA L'INTERVISTA VIDEO:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/u0nhmoOZZLA?si=RawUVXZWO542oNb7&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;315&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Storia in diretta</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Immagine+2026-08-30+175520.png/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Trump si appropria di 65 miliardi di barili di petrolio venezuelano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-trump_si_appropria_di_65_miliardi_di_barili_di_petrolio_venezuelano/45289_68632/</link>
                    <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 16:15:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Quello che &amp;egrave; stato venduto al mondo come un accordo storico tra Washington e Caracas ha i contorni di una rapina a mano armata, consumata non con le pistole ma con la penna e il ricatto geopolitico. Donald Trump ha annunciato in prima persona, con il tono trionfale e spavaldo che gli &amp;egrave; abituale su Truth Social, che gli Stati Uniti hanno ottenuto il controllo maggioritario su oltre 65 miliardi di barili di riserve accertate di petrolio in Venezuela. Diciassette giacimenti strategici sparsi tra la Fascia dell'Orinoco e il Lago di Maracaibo, il cuore pulsante dell'industria petrolifera venezuelana, passano di fatto sotto la gestione delle compagnie USA. Per un paese che fino a pochi mesi fa era strangolato da un apparato di sanzioni senza precedenti, la mossa ha il sapore amaro della resa incondizionata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://www.jornada.com.mx/ndjsimg/images/jornada/jornadaimg/trump-anuncia-un-acuerdo-para-controlar-65-mil-millones-de-barriles-de-petroleo-de-venezuela/trump-anuncia-un-acuerdo-para-controlar-65-mil-millones-de-barriles-de-petroleo-de-venezuela_a4f9b110-acf1-44d9-b32c-092b1060f904_media&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;309&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La presidente incaricata Delcy Rodr&amp;iacute;guez ha confermato l'intesa con un comunicato che parlava di investimenti per oltre 100 miliardi di dollari e di tributi per 209 miliardi destinati alle casse dello Stato. Numeri che, letti in fretta, possono impressionare. Ma basta fermarsi un istante e fare una divisione elementare per capire che qualcosa non torna. Duecentonove miliardi diviso 65 miliardi di barili fa 3 dollari e 22 centesimi per barile. &amp;Egrave; questa la cifra che il Venezuela incasserebbe su ogni barile estratto dal proprio sottosuolo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;es&quot;&gt;Venezuela anuncia un hist&amp;oacute;rico acuerdo con el Gobierno de los Estados Unidos, que tendr&amp;aacute; un impacto significativo en el renacimiento de nuestra naci&amp;oacute;n. &lt;a href=&quot;https://t.co/aIogqZOVA4&quot;&gt;pic.twitter.com/aIogqZOVA4&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Delcy Rodr&amp;iacute;guez (@delcyrodriguezv) &lt;a href=&quot;https://x.com/delcyrodriguezv/status/2093498936187142301?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 29, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;Il portale di inchiesta &lt;a href=&quot;https://latablablog.wordpress.com/2026/08/29/solo-3-dolares-por-barril-pagara-estados-unidos-como-tributo-por-el-petroleo-venezolano-tras-el-acuerdo-historico-trump-delcy/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;La Tabla&lt;/a&gt; ha smontato l'operazione con una freddezza che lascia poco spazio alle interpretazioni. Prima della riforma della Legge Organica sugli Idrocarburi approvata nel gennaio 2026, lo Stato venezuelano incassava attraverso royalties e imposte almeno 25 dollari per barile, e nei calcoli pi&amp;ugrave; generosi si arrivava a superare i 44. Con il nuovo regime fiscale entrato in vigore ad aprile, che prevede royalties al 30 per cento e un Imposto Integrato sugli Idrocarburi del 15 per cento, le entrate potrebbe teoricamente arrivare fino a 37 dollari e 35 centesimi per ogni barile, considerando il prezzo del greggio WTI attorno agli 83 dollari di fine agosto. L'accordo con Trump consegna invece al Venezuela meno del nove per cento di quanto la sua stessa legislazione vigente gli garantirebbe.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La portata della svendita diventa ancora pi&amp;ugrave; vertiginosa se si allarga lo sguardo all'intero arco temporale dello sfruttamento. Quei 209 miliardi di tributi, spalmati su un orizzonte di estrazione che potrebbe durare un secolo, si riducono a una media annua di poco pi&amp;ugrave; di due miliardi di dollari. Se Caracas applicasse il regime fiscale attualmente in vigore ai 65 miliardi di barili oggetto dell'intesa, la raccolta complessiva sfiorerebbe i 2.400 miliardi, vale a dire oltre undici volte quanto previsto dal contratto. La differenza, circa 2.200 miliardi di dollari, &amp;egrave; denaro che il Venezuela cede volontariamente, o almeno cos&amp;igrave; viene presentato, alle corporation statunitensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Trump non ha fatto mistero delle sue intenzioni. Ha dichiarato che con questa operazione il suo paese pi&amp;ugrave; che raddoppia le proprie riserve petrolifere, che oggi si aggirano attorno ai 46 miliardi di barili secondo l'Agenzia per l'Informazione Energetica. In realt&amp;agrave; le riserve restano fisicamente in territorio venezuelano, e la Costituzione di Caracas riserva allo Stato le attivit&amp;agrave; centrali dell'industria petrolifera, ma il controllo operativo maggioritario passa alle imprese USA. Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di 100 miliardi di investimenti privati, mentre il segretario della Guerra Peter Hegseth ha partecipato direttamente ai negoziati, dettaglio che la dice lunga sulla natura della trattativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprendere come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare al 3 gennaio scorso, quando le forze armate statunitensi hanno lanciato un'aggressione militare contro il Venezuela culminata nel rapimento di &lt;a href=&quot;/dettnews-trump_annuncia_la_cattura_di_maduro_dopo_attacchi_usa_in_venezuela/45289_64494/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Nicol&amp;aacute;s Maduro&lt;/a&gt;, trasferito in un carcere di New York. Da quel momento la nuova amministrazione di Caracas, guidata da Delcy Rodr&amp;iacute;guez, ha progressivamente smantellato le barriere che proteggevano la sovranit&amp;agrave; energetica del paese. La riforma della legge sugli idrocarburi di gennaio, che ha aperto la porta alla partecipazione maggioritaria del capitale privato straniero, era gi&amp;agrave; di per s&amp;eacute; una concessione significativa. Ma questo accordo va ben oltre qualsiasi scenario previsto dalla stessa riforma, tanto che gli analisti di La Tabla si chiedono se il modello di affitto dei giacimenti prospettato da Washington sia addirittura compatibile con la legislazione venezuelana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il confronto con il passato &amp;egrave; impietoso. Nel 2010, sotto Hugo Ch&amp;aacute;vez, Petr&amp;oacute;leos de Venezuela firm&amp;ograve; i contratti per lo sviluppo del blocco Carabobo nella Faja dell'Orinoco con colossi come Chevron, Repsol e la indiana ONGC. Si trattava di 50 miliardi di barili di greggio extra-pesante con investimenti per 40 miliardi di dollari, eppure lo Stato manteneva il controllo azionario e una partecipazione fiscale incomparabilmente superiore a quella odierna. Oggi, con un volume di riserve superiore e investimenti nominalmente pi&amp;ugrave; alti, il Venezuela rinuncia a quasi tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Delcy Rodr&amp;iacute;guez ha descritto l'accordo come il frutto del rafforzamento delle relazioni bilaterali, e Trump le ha fatto eco con entusiasmo. Ma la retorica dell'amicizia e della cooperazione fatica a reggere di fronte ai numeri. Il Venezuela possiede le maggiori riserve accertate di petrolio al mondo, oltre 303 miliardi di barili secondo i dati storici dell'Opec. Con questo accordo, Washington ottiene il controllo operativo su pi&amp;ugrave; del 21 per cento di quel tesoro geologico, a un prezzo che farebbe impallidire qualsiasi compagnia mineraria coloniale del diciannovesimo secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;534&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>«L'Occidente aveva bisogno di una storia emotiva»: Zakharova sul caso della lapidazione inventata</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-loccidente_aveva_bisogno_di_una_storia_emotiva_zakharova_sul_caso_della_lapidazione_inventata/45289_68631/</link>
                    <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 15:11:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Sedici anni dopo, un corrispondente del quotidiano britannico The Guardian ammette di aver costruito una notizia falsa che contribu&amp;igrave; a isolare l'Iran. La portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, ricorda come si tratti su una pratica sistematica in ambito mainstream, e cita altri casi celebri in cui la menzogna mediatica ha aperto la strada alla guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era l'estate del 2010 quando il nome di Sakineh Mohammadi Ashtiani fece il giro del mondo. Una donna iraniana condannata a morte per lapidazione, un destino atroce che la stampa internazionale raccontava con dovizia di particolari. Il 6 agosto, il quotidiano britannico The Guardian pubblic&amp;ograve; in prima pagina quella che definiva un'intervista esclusiva con la donna. Il titolo sensazionalistico pensato per suscitare indignazione: &quot;Iraniana condannata alla lapidazione parla: '&amp;Egrave; perch&amp;eacute; sono una donna'&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le parole attribuite alla Ashtiani erano forti e drammatiche. Il tribunale iraniano mentiva, diceva la presunta intervistata, le accuse di adulterio e omicidio erano state inventate. Il ritratto che emergeva era quello di una vittima innocente schiacciata da un sistema giudiziario spietato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'articolo, firmato da Saeed Kamali Dehghan, corrispondente del Guardian, scaten&amp;ograve; un'ondata di indignazione planetaria. Politici occidentali chiesero la liberazione della donna, l'Iran fin&amp;igrave; sotto una pressione diplomatica senza precedenti. Quell'anno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adott&amp;ograve; la Risoluzione 1929, la pi&amp;ugrave; severa serie di sanzioni mai imposta contro Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia di Sakineh era diventata un'arma politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era tutto falso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;Quell'intervista non &amp;egrave; mai esistita&quot;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi, Saeed Kamali Dehghan ha deciso di parlare. Ha scelto la via della confessione pubblica, nella speranza - secondo le sue stesse parole - del perdono di Dio. Le sue parole sono un pugno allo stomaco per chi per anni ha creduto a quella storia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Voglio mettere le cose in chiaro su un articolo di prima pagina che ho scritto per il Guardian. Era presentato come un'intervista esclusiva con Sakineh Ashtiani. Quell'intervista non &amp;egrave; mai avvenuta. Ho fabbricato l'intero pezzo. Era una storia falsa - completamente falsa - e mi assumo la piena responsabilit&amp;agrave;&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La verit&amp;agrave;, in realt&amp;agrave;, non era mai stata del tutto sepolta. Mina Ahadi, esponente dell'opposizione iraniana in esilio e membro del comitato dell'Alleanza Internazionale Atea, racconta di essere stata a conoscenza dell'inganno fin dal giorno della pubblicazione. Ahadi non ha alcuna ragione di simpatizzare con la Repubblica Islamica - &amp;egrave; una comunista in esilio - cos&amp;igrave; quando Dehghan le confess&amp;ograve; tutto nel 2010, lei decise di tacere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lui la implor&amp;ograve; disperatamente. Le chiese di non rivelare nulla ai suoi superiori del quotidiano britannico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La denuncia di Mosca: un meccanismo collaudato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vicenda ha attirato l'attenzione di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo. E la sua analisi va ben oltre il singolo caso, allargando il discorso su un sistema che lei definisce consolidato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Zakharova non usa mezzi termini. Quell'articolo, dice, apparve in un momento in cui l'Occidente aveva un disperato bisogno di una storia emotivamente coinvolgente per giustificare le sanzioni contro l'Iran. &amp;laquo;Una donna condannata a morte per lapidazione &amp;ndash; osserva - era l'immagine perfetta&amp;raquo;. Il racconto si diffuse immediatamente attraverso i media globali, diventando l'argomento principale per chi spingeva per l'isolamento di Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma Zakharova va oltre, e lo fa citando una lunga galleria di falsi mediatici che hanno costellato la storia recente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe style=&quot;border: none; overflow: hidden;&quot; src=&quot;https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FMIDRussia%2Fposts%2Fpfbid02hn1NHMJAQwswFJWWkJMecmzQAfVwV7J8P4BeA8yXPg8McfMpyCfDmQqNLDHQTWxxl&amp;amp;show_text=true&amp;amp;width=500&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;571&quot; frameborder=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; il caso di Nayirah, la bambina kuwaitiana che nel 1990 comparve in lacrime davanti al Congresso USA, raccontando di aver visto i soldati iracheni strappare i neonati dalle incubatrici negli ospedali del Kuwait e lasciarli morire sul pavimento. Il presidente George H.W. Bush cit&amp;ograve; pi&amp;ugrave; volte quella storia. Due anni dopo si scopr&amp;igrave; che Nayirah era la figlia dell'ambasciatore del Kuwait a Washington e che la sua apparizione era stata orchestrata dalla societ&amp;agrave; di pubbliche relazioni Hill &amp;amp; Knowlton, ingaggiata dal governo kuwaitiano per una campagna multimilionaria. La storia delle incubatrici non fu mai provata. La bambina era stata usata per raccontare una menzogna funzionale a giustificare la Guerra del Golfo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; il caso di Jayson Blair, il giornalista del New York Times che nel 2003 venne licenziato dopo che emerse che aveva inventato fonti, citazioni e interi reportage, alcuni scritti senza mai uscire dal suo appartamento di New York. Su 73 articoli esaminati, 36 contenevano prove di cattiva condotta giornalistica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; il caso di Stephen Glass di New Republic che tra il 1995 e il 1998 fabbric&amp;ograve; 27 dei 41 articoli che pubblic&amp;ograve;, inventando personaggi, aziende persino siti web fasulli per ingannare i cosiddetti fact-checker.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E poi, naturalmente, la celebre &quot;provetta di Powell&quot;: la fiala di presunte armi di distruzione in mano irachena mostrata da Colin Powell al Consiglio di Sicurezza dell'ONU nel 2003, diventata il simbolo della menzogna occidentale usata per giustificare l'aggressione a uno Stato sovrano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il caso Dehghan, conclude Zakharova, si aggiunge a questa lista infame. E avverte: non sar&amp;agrave; certamente l'ultimo. La portavoce russa chiude con una domanda che suona come un monito: &amp;laquo;Parliamo poi di Bucha e di come la BBC ha contribuito a diffondere quella falsit&amp;agrave;?&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;534&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Venice for Palestine: Gaza brucia, il mondo non può tacere davanti al genocidio</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venice_for_palestine_gaza_brucia_il_mondo_non_pu_tacere_davanti_al_genocidio/45289_68630/</link>
                    <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 14:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ALLA BIENNALE DI VENEZIA&lt;br /&gt;ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D&amp;rsquo;ARTE CINEMATOGRAFICA&lt;br /&gt;A LAVORATOR? DEL CINEMA, DELL&amp;rsquo;AUDIOVISIVO E DELLA CULTURA&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;EPPURE GAZA CONTINUA A BRUCIARE&lt;br /&gt;&amp;Egrave; passato un anno...&lt;br /&gt;Un anno fa all&amp;rsquo;appello di Venice4Palestine si sono unite migliaia di persone per mettere la Palestina sotto i riflettori della Mostra del Cinema e portare la resistenza del popolo palestinese al centro del discorso pubblico: finalmente si &amp;egrave; parlato apertamente di genocidio anzich&amp;eacute; di guerra. Mentre chiedevamo a Biennale e Mostra di prendere una posizione netta e a lavorator? del cinema di esprimere la propria solidariet&amp;agrave;, la visione di Sawt Hind Rajab (La Voce di Hind Rajab), durante il festival, sembrava improvvisamente farsi carico di quelle istanze, generando una commozione e indignazione collettive. Nei giorni e nelle settimane successive, come parte di quel flusso di coscienza popolare che si era creato, siamo sces? a milioni nelle strade e siamo andat@ per mare in solidariet&amp;agrave; col popolo palestinese. Un&amp;rsquo;ondata di partecipazione ci ha fatto sperare che insieme potessimo contribuire a&lt;br /&gt;fermare il genocidio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una nuova normalit&amp;agrave;, invece, si &amp;egrave; imposta - anche grazie a un falso cessate il fuoco.&lt;br /&gt;Israele non solo non si &amp;egrave; fermato ma ha continuato con le atrocit&amp;agrave;, ampliando la propria potenza di fuoco verso la Cisgiordania, la Siria, il Libano e l&amp;rsquo;Iran. Per il popolo palestinese non &amp;egrave; cambiato nulla e le lacrime non bastano ad assolverci: sono piuttosto l&amp;rsquo;evidenza che non riusciamo ad attingere con sufficiente forza al nostro potere d&amp;rsquo;azione collettivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Palestina ci ricorda che &amp;ldquo;un altro mondo &amp;egrave; possibile&quot;.&lt;br /&gt;Venticinque anni fa abbiamo vissuto il trauma collettivo di Genova 2001. Abbiamo assistito a una delle pi&amp;ugrave; gravi sospensioni della democrazia. Le elaborazioni che esprimevano il dissenso furono silenziate con una violenza indicibile. Una macelleria esposta volontariamente come atto dimostrativo, per dettare alla memoria collettiva un ordine preciso per il futuro: ricordare il sangue e dimenticare le idee che una collettivit&amp;agrave; aveva espresso per cambiare il mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quell&amp;rsquo;enorme laboratorio di repressione lo ritroviamo sempre pi&amp;ugrave; applicato oggi in Italia e in molti altri Stati che si dichiarano democratici. Il bullismo oppressivo dei nostri governi, le azioni repressive dei loro bracci armati, le leggi liberticide, le narrazioni mistificatorie diffuse dai media compiacenti, rappresentano un muro dove vanno a infrangersi le richieste di giustizia, equit&amp;agrave; e reciprocit&amp;agrave;. Per quanto tragico e amaro possa apparire, per&amp;ograve;, la resistenza palestinese ci ha riconness? con l&amp;rsquo;idea che &amp;ldquo;un altro mondo &amp;egrave; possibile&amp;rdquo;. Il popolo palestinese continua a opporsi e a creare, a narrare la realt&amp;agrave; presente a rischio della propria vita, a custodire la memoria e a nutrire la possibilit&amp;agrave; di un domani diverso e pi&amp;ugrave; giusto: abbiamo il dovere di accogliere e praticare questo insegnamento. Le citt&amp;agrave; militarizzate e le leggi anticostituzionali che criminalizzano il dissenso tradiscono la paura di un sistema disumanizzante posto di fronte alla forza di una collettivit&amp;agrave; consapevole e determinata. Non dobbiamo quindi lasciare che queste ritorsioni ci paralizzino e ci separino. L&amp;rsquo;inasprimento della repressione &amp;egrave; la prova che le nostre azioni hanno un impatto. Bisogna quindi continuare a insistere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; gi&amp;agrave; accaduto. Sta accadendo.&lt;br /&gt;I portuali bloccano i carichi d&amp;rsquo;armi, rivendicando il diritto all'obiezione di coscienza come strumento di protezione da accuse ingiustificate e da provvedimenti disciplinari. Alla Biennale Arte di Venezia, anche grazie all&amp;rsquo;azione di ANGA (Art Not Genocide Alliance), la giuria internazionale si &amp;egrave; dimessa in blocco e i lavoratori hanno contestato l&amp;rsquo;apertura del padiglione israeliano, scioperando per la prima volta nella storia di questa istituzione. In acque internazionali, la Global Sumud Flotilla ha sfidato l&amp;rsquo;assedio israeliano, trasformando la solidariet&amp;agrave; in un&amp;rsquo;azione concreta, rivelando il vero volto di uno stato criminale. Sono tutte lotte che si muovono nella stessa direzione: rifiutare di essere ingranaggio della normalizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un appello alla Mostra e ai nostri colleghi:&lt;br /&gt;Come lavorator? del cinema, dell&amp;rsquo;audiovisivo e del settore della cultura crediamo sia tempo di organizzarsi in azione collettiva per incidere concretamente sui meccanismi&lt;br /&gt;di complicit&amp;agrave; e di normalizzazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;1- Tracciare la filiera, spezzare la complicit&amp;agrave;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cinema, come molti altri settori dell&amp;rsquo;arte e della cultura, si avvale di filiere: finanziamenti, coproduzioni, accordi di distribuzione, vendite, festival e rassegne, partnership con festival e sponsor. Ognuno di questi passaggi pu&amp;ograve; contribuire alla normalizzazione della barbarie in atto o pu&amp;ograve; invece opporvisi e interromperla. &amp;Egrave;&lt;br /&gt;necessario allora pretendere trasparenza in tutte le fasi della filiera, sospendendo&lt;br /&gt;ogni accordo con enti e istituzioni legate al governo israeliano. L'eccezionalit&amp;agrave; del&lt;br /&gt;momento storico che viviamo ci impone di isolare Israele sul piano diplomatico,&lt;br /&gt;culturale ed economico. Il boicottaggio, come strumento di pressione sulle istituzioni&lt;br /&gt;e come forma di resistenza (rispondendo all&amp;rsquo;appello lanciato nel 2005 dalla societ&amp;agrave;&lt;br /&gt;civile palestinese attraverso PACBI e BDS*), non prende di mira l&amp;rsquo;identit&amp;agrave; in quanto&lt;br /&gt;tale ma agisce proprio sui meccanismi di complicit&amp;agrave;. Questo fino a quando il governo&lt;br /&gt;israeliano non si conformer&amp;agrave; al diritto internazionale e accetter&amp;agrave; almeno le tre&lt;br /&gt;condizioni principali espresse nell&amp;rsquo;appello originale di BDS:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- porre fine all&amp;rsquo;occupazione e alla colonizzazione della Palestina;&lt;br /&gt;- riconoscere i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele;&lt;br /&gt;- rispettare il diritto dei rifugiati palestinesi di tornare alle loro propriet&amp;agrave; come stabilito&lt;br /&gt;dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;2- Dalla presa di coscienza alla prassi condivisa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chiediamo a tutte le soggettivit&amp;agrave; e alle realt&amp;agrave; associative del cinema, dell&amp;rsquo;informazione e della cultura di unirsi per costruire una struttura di tutela che difenda i lavoratori del settore dai rischi professionali di un impegno concreto contro il genocidio, spezzando cos&amp;igrave; il ricatto occupazionale che oggi scoraggia la disobbedienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla necessit&amp;agrave; di un&amp;rsquo;azione comune, abbiamo elaborato insieme a una squadra legale un primo strumento che permetta a ogni lavorator? del cinema di dissociarsi dalla complicit&amp;agrave; con i crimini che Israele continua a commettere impunemente.&lt;br /&gt;Questo documento coniuga Costituzione italiana, Diritto internazionale e Diritto d'autore, in risposta alla recente controversia sulla retrospettiva di cinema italiano in Israele e a quel senso di impotenza espresso dagli autori coinvolti riguardo la gestione e lo sfruttamento delle loro opere e della loro immagine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;3- La Palestina non si dimentica&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per onorare la presenza dei due film palestinesi, Al Mowaten Osama di Ahmed Hassouna e Hiwar ma&amp;rsquo; albahr di Muayad Alayan, chiediamo alla Mostra di issare per tutta la durata del festival anche la bandiera della Palestina a fianco di tutte le altre bandiere che rappresentano i film presenti nella selezione ufficiale, come da prassi e come gi&amp;agrave; riconosciuto dalle fonti d&amp;rsquo;informazione ufficiali della Mostra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scorso anno avevamo espresso la necessit&amp;agrave; che durante le cerimonie di apertura e chiusura della Mostra fosse dato risalto alle voci di artist? palestinesi. Richiesta accolta dalla presidenza della Biennale e dalla direzione artistica della Mostra non dando spazio a voci palestinesi ma invitando chi operava in Palestina ed era testimone di quanto accadeva Le recenti dichiarazioni del cardinale Pizzaballa, gi&amp;agrave; testimone sul palco della Mostra un anno fa, ci portano a chiedere, oggi con ancora pi&amp;ugrave; urgenza, di rinnovare nella stessa occasione quella testimonianza, dando voce a chi resiste accanto al popolo palestinese e continua a raccontare quella distruzione incessante che l&amp;rsquo;Unione Europea e gli Stati che la compongono ancora non intendono contrastare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esortiamo infine ogni lavorator? del cinema e della cultura a continuare a portare, con ogni mezzo a sua disposizione, la Palestina sotto i riflettori della Mostra e al centro della pubblica conversazione, invitando tutt? al panel EPPURE GAZA CONTINUA A BRUCIARE - a cosa serve vedere se non ad agire, che terremo marted&amp;igrave; 8 settembre alle ore 17.30 presso la Casa degli Autori, Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia, dove saremo ospiti delle Giornate degli Autori, per illustrare insieme al nostro team legale il documento su cui stiamo lavorando e confrontarci con espert? del diritto internazionale e attivist? di Global Sumud Flotilla, CRED, CALP USB, ANGA, Artisti #NoBavaglio e Gaza International Festival for Women's Cinema, per costruire insieme nuovi percorsi di azione concreta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;GAZA CONTINUA A BRUCIARE:&lt;br /&gt;A COSA SERVE VEDERE, SE POI NON SI AGISCE?&lt;br /&gt;ADERISCI A QUESTO APPELLO FIRMANDO QUI&lt;br /&gt;Leggi qui il documento legale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;*(BDS: Boycott Divest Sanction, PACBI: Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;QUI IL LINK ALLA RACCOLTA FIRME IN AGGIORNAMENTO: &lt;a href=&quot;https://venice4palestine.org/appello/&quot;&gt;https://venice4palestine.org/appello/&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title> “La situazione è gravissima”: Ucraina, Russia ed UE verso un punto di svolta || Fiammetta Cucurnia (VIDEO)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_situazione__gravissima_ucraina_russia_ed_ue_verso_un_punto_di_svolta__fiammetta_cucurnia_video/56082_68628/</link>
                    <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;La situazione &amp;egrave; estremamente grave&amp;raquo;. Con questo giudizio, Fiammetta Cucurnia - storica inviata di Repubblica a Mosca - commenta in &quot;Storia in diretta&quot; con Loretta Napoleoni gli ultimi segnali provenienti dal fronte ucraino e dagli equilibri tra Washington e Mosca. Al centro dell&amp;rsquo;analisi, l&amp;rsquo;inedito arrivo nella capitale russa di un velivolo statunitense &amp;ndash; un evento, quest&amp;rsquo;ultimo, che dalla sua consumazione segna una novit&amp;agrave; assoluta nel corso del conflitto. Quanto al resto, &amp;laquo;sono favole&amp;raquo;. La scelta di un incontro in presenza, osserva, tradisce l&amp;rsquo;urgenza di trattare questioni &amp;laquo;di cui non si intendeva divulgare il contenuto&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;La realt&amp;agrave; ha un brutto vizio: a un certo punto si vede&amp;raquo;, afferma Cucurnia, imputando ai vertici europei una preoccupante perdita di &amp;laquo;polso della situazione&amp;raquo;. Tra i nodi strutturali, spicca la questione energetica: in assenza di una rapida soluzione delle crisi internazionali, &amp;laquo;non avremo energia&amp;raquo;, mentre la corsa al riarmo si tradurrebbe in un generalizzato impoverimento.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;em&gt;Per quanto tempo ancora l&amp;rsquo;Europa potr&amp;agrave; disattendere i segnali di una crisi che si annuncia ormai energetica, economica e politica insieme?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;VEDI L'INTERVISTA VIDEO:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/xf4Wl3JadLQ?si=7CVf2XohR4ZGI7hP&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;315&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Storia in diretta</category>
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                            <item>
                    <title>Mladic. E se la versione della NATO non fosse quella vera?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mladic_e_se_la_versione_della_nato_non_fosse_quella_vera/45289_68627/</link>
                    <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;28 agosto. &amp;Egrave; stato lasciato morire in carcere a L'Aja, dove era rinchiuso dal 2011, il generale Ratko Mladic, condannato all'ergastolo da quella sorta di tribunale della nuova inquisizione ispirata ai dogmi della &amp;ldquo;democrazia&amp;rdquo; liberale. Aveva 84 anni, ma da tempo era gravemente malato, anche se i &amp;ldquo;padri della chiesa&amp;rdquo;&amp;nbsp; del supposto Tribunale penale internazionale per l&amp;rsquo;ex Jugoslavia gli avevano negato la scarcerazione per motivi di salute.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ai funerali di Mladic, in Serbia, non ci sar&amp;agrave; la figlia Ana, morta nel 1994; con ogni probabilit&amp;agrave; &amp;ldquo;suicidata&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ammettendo una colpevole scarsissima conoscenza delle questioni jugoslave, ci limitiamo dunque ad alcune brevi osservazioni che, a nostro parere, accomunano la euroatlantista &amp;ldquo;informazione&amp;rdquo; su vita e morte del generale Mladic alle narrazioni propinate sugli sviluppi del conflitto USA-NATO-UE con la Russia in territorio ucraino. Inutile ripetere che, da sempre, per cancellerie e media euro-atlantici, i &amp;ldquo;nostri&amp;rdquo; (i loro) beniamini agiscono secondo i comandamenti evangelici, mentre i diabolici &amp;ldquo;aggressori&amp;rdquo; - oggi russi, ieri serbi &amp;ndash; che imperversano contro il regno dei cieli liberale non sono altro che una terrena incarnazione delle malvagie fiere luciferine, assetate di sangue e cinicamente votate alle stragi pi&amp;ugrave; efferate. Bucha come Srebrenitsa, dunque; e nelle vene dei massacratori di civili innocenti corre, da una parte come dall'altra, &amp;ldquo;sangue slavo&amp;rdquo;, laddove nel caso del massacro del 2022, lo stesso sangue accomuni entrambe le parti in conflitto e sia d'obbligo un sacro silenzio di fronte alle richieste russe di indagini internazionali. Bucha, come anche per le bombe sul mercato di Sarajevo nel 1994, &amp;ldquo;senz'altro di provenienza serba&amp;rdquo;, nonostante le stesse forze di osservazione britanniche avessero assicurato che i colpi provenissero dalle postazioni dei musulmani bosniaci. Ma, si sa, ci&amp;ograve; che conta, in questi casi, &amp;egrave; quasi esclusivamente la &amp;ldquo;comunanza di ideali&amp;rdquo; liberal-europeisti tra Kiev e le cancellerie UE. E, nel caso del 1995, i medesimi &amp;ldquo;ideali&amp;rdquo; impongono di sorvolare sulle atrocit&amp;agrave; dei &lt;a href=&quot;/dettnews-da_belgrado_se_solo_nel_1999_la_russia_fosse_stata_quella_di_oggi/82_27715/&quot;&gt;tagliagole musulmani nei confronti della popolazione serba&lt;/a&gt;, puntando invece l'indice accusatore verso &amp;laquo;il macellaio di Srebrenica&amp;raquo;, come il signor Francesco Battistini definisce il generale Mladic sul Corriere della Sera del 28 agosto, ricorrendo a un'etichetta diventata &amp;ldquo;vangelo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;NATO, USA, UE unite dunque nel comune &amp;ldquo;sentire&amp;rdquo; della &amp;ldquo;civilt&amp;agrave; occidentale&amp;rdquo;, assediata, si dice, dalla barbarie che viene dalle regioni autocratiche iperboree, cos&amp;igrave; come prima, all'epoca in cui l'appena &amp;ldquo;risorta democrazia&amp;rdquo; russa dava a ben sperare anche in terra jugoslava (indicativo, per un determinato aspetto, il film russo &amp;ldquo;La linea balcanica&amp;rdquo;) veniva dai loschi intrighi di una Belgrado che, allora, era lontana dai tentennamenti filo-europeisti di oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E cos&amp;igrave; &amp;egrave; per lo stesso cosiddetto tribunale internazionale, che elargisce accuse e condanne sulla base dei medesimi &amp;ldquo;valori democratici&amp;rdquo; dettati dal medesimo filo nero che, ieri come oggi, unisce in un tutt'uno l'aggressione alla Jugoslavia, i biechi artefici di quell'aggressione e i gli infami esaltatori del regime nazigolpista di Kiev, uniti nei turpi accostamenti tra Russia e Terzo Reich. Un filo nero che, sulle pagine del Corriere, d&amp;agrave; fiato alle ritrite furfantesche &amp;ldquo;liberalit&amp;agrave;&amp;rdquo; di un Ratko Mladic che sarebbe stato &amp;laquo;&amp;rdquo;uno dei peggiori criminali&amp;rdquo; mai conosciuti dall&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;&amp;raquo;, autore, scrivono, di tutto il male occorso nella tragedia jugoslava, indipendentemente da chi fosse stato commesso quel male; tanto, chisseenefrega, quando fa comodo, anche i peggiori &amp;ldquo;figli di puttana&amp;rdquo; sono &amp;ldquo;nostri figli di puttana&amp;rdquo; e, dunque, eroi e santi. E dunque, avanti con l'addossare stragi e sciacallaggi, oggi, ai malefici soldati russi in Donbass e ieri ai criminali serbi in Bosnia. &amp;ldquo;Orrore&amp;rdquo; perch&amp;eacute; a &amp;laquo;Belgrado, il nome di Mladic &amp;egrave; acclamato da centinaia di graffiti e perfino il tennista Novak Djokovic si vanta di frequentarne gli amici&amp;raquo; e allora vade retro pure Djokovic, perch&amp;eacute; osa onorare il &amp;laquo;figlio d&amp;rsquo;un partigiano titino, morto combattendo i croati&amp;raquo;. Tale padre, tale figlio, sembra voler dire il signor Battistini, omettendo democraticamente di ricordare che non di &amp;ldquo;croati&amp;rdquo; si trattasse, ma di usta&amp;scaron;a fascisti croati: allo stesso modo del ritornello fascista degli &amp;ldquo;infoibati sol perch&amp;eacute; italiani&amp;rdquo; e non certo perch&amp;eacute; fascisti italiani macchiatisi di crimini contro la popolazione slava.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un filo nero, dunque, che unisce i media liberal-guerrafondai, oggi, nell'acclamare i nazigolpisti di Kiev e lanciare l'allarme su una Russia che &amp;laquo;attaccher&amp;agrave; l'Europa&amp;raquo; e che ieri plaudeva alle &amp;ldquo;democratiche&amp;rdquo; bombe su Belgrado: &amp;laquo;meritate&amp;raquo;, dicevano, per quanto fatto a Srebrenitsa. Farabutti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma finiscono qui le nostre parziali osservazioni. Lasciamo la parola ad altri, pi&amp;ugrave; qualificati. Cos&amp;igrave;, Oliver Galic, da Belgrado, scrive su PolitNavigator che se una lezione pi&amp;ugrave; importante di altre viene dalla vicenda di Ratko Mladic &amp;egrave; che bisogna sempre valutare il prezzo di ogni accordo con l'Occidente. Oggi, scrive Galic, un altro tribunale illegale creato dall'Occidente a L'Aja ha emesso un mandato di arresto per il presidente russo Vladimir Putin, mentre emissari occidentali si recano regolarmente a Moskva con proposte di vari &quot;accordi&quot;: &amp;egrave; &amp;laquo;comprensibile che la cortesia diplomatica e l'ospitalit&amp;agrave; russa richiedano che essi vengano accolti. Tuttavia, durante i negoziati con queste persone, il destino del generale Ratko Mladic dovrebbe sempre essere tenuto presente&amp;raquo;. Perch&amp;eacute;, in effetti, pi&amp;ugrave; di una volta gli accordi sottoscritti per un cessate il fuoco o per intese tra entit&amp;agrave; etniche diverse, sono stati disattesi proprio dagli esponenti di quei paesi il cui unico vero scopo era quello di accelerare il dissesto della Jugoslavia attraverso la rovina della entit&amp;agrave; su cui poggiava l'architrave dell'intero paese: la Serbia. Nel corso della guerra civile in Bosnia Erzegovina, scrive Galic, il comandante dell'esercito della Republika Srpska, Ratko Mladic, cerc&amp;ograve; di evitare vittime civili e si &amp;laquo;conform&amp;ograve; regolarmente alle richieste occidentali. Ma per aver salvato decine di migliaia di civili a Srebrenitsa, il generale fu dichiarato &quot;autore di genocidio&quot;, processato in un processo illegale e condannato a una prigione illegale... Il generale Ratko Mladic &amp;egrave; stato un eroe nazionale per il popolo serbo per decenni, e la sua morte, avvenuta il 27 agosto 2026 a L'Aja, per mano di un organo completamente illegale, non far&amp;agrave; che rafforzare questo status&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sintetizzando storia e biografia, ricorda Galic, nell'estate del 1991 Mladic era stato nominato comandante del corpo d'armata dell'Esercito Popolare Jugoslavo nella citt&amp;agrave; a maggioranza serba di Knin (oggi Croazia). Dal dicembre del 1990, Knin era il centro della Repubblica Serba di Krajina, proclamata dai serbi croati in risposta all'inizio della repressione di massa da parte di Zagabria. Tuttavia, &amp;laquo;a Ratko Mladic fu ordinato non di proteggere i serbi, ma di negoziare con i croati, condurre &quot;operazioni di mantenimento della pace&quot; e separare le parti in conflitto. Solo nell'agosto-settembre del 1991, quando gruppi armati croati iniziarono ad attaccare non solo gli insediamenti serbi, ma anche le caserme dell'esercito jugoslavo, il corpo d'armata del colonnello Mladic condusse diverse operazioni di successo contro i croati&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Krajina serba, protetta dal corpo d'armata di Mladic, si sentiva relativamente al sicuro, ma a fine 1991 i serbi iniziarono ad avere problemi nella vicina repubblica jugoslava di Bosnia Erzegovina: la maggioranza musulmana, guidata da Alija Izetbegovic, con il sostegno dei croati locali, intendeva trasformare la repubblica in uno stato musulmano; i serbi rischiavano lo sterminio, l'espulsione o, nella migliore delle ipotesi, una cittadinanza di terza classe. Pertanto, nel gennaio del 1992, proclamarono la Republika Srpska in Bosnia Erzegovina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra tentativi accordo e ricatti, azioni di pulizia etnica contro la popolazione serba a Sarajevo, si arriva all'attacco terroristico del 27 maggio 1992, nel centro di Sarajevo, con l'uccisione di decine di persone e l'accusa lanciata contro l'esercito della Republika Serba, sebbene fosse impossibile raggiungere il luogo dalle posizioni serbe. Si assiste quindi alla consegna dell'aeroporto di Sarajevo alle forze &amp;ldquo;di pace&amp;rdquo; UNPROFOR, nel giugno 1992: Mladic consegn&amp;ograve; l'aeroporto alle forze canadesi e, da quel momento e per tutta la guerra in Bosnia Erzegovina, il sito divenne una fonte di armi e munizioni per i musulmani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dicembre 1992, l'esercito della Republika Srpska controllava il 70% del territorio della Bosnia Erzegovina; nell'estate del 1993, il generale lanci&amp;ograve; l'operazione &amp;ldquo;Lukavats&amp;rdquo;, che isol&amp;ograve; completamente Sarajevo, e i serbi avanzarono verso le ultime roccaforti musulmane in Bosnia Erzegovina: le citt&amp;agrave; di Bihac, Goražde, Žepa, Srebrenitsa, Tuzla. La guerra, dice Galic, avrebbe potuto finire allora, ma l'ONU dichiar&amp;ograve; quelle citt&amp;agrave; &quot;zone di sicurezza&quot; e Mladic accett&amp;ograve; tale decisione, nonostante i musulmani all'interno di queste zone, protetti dal UNPROFOR, compissero regolarmente incursioni e massacri di civili serbi. Si arriva alla provocazione del febbraio 1994, quando i musulmani bosniaci esplosero un colpo di mortaio da 120 mm contro il mercato centrale di Sarajevo, uccidendo 68 persone e ferendone oltre 200. L'allora comandante del UNPROFOR, il generale britannico Michael Rose, testimoni&amp;ograve; che il colpo di mortaio proveniva da posizioni musulmane, ma alla fine la colpa fu attribuita ai serbi. La NATO lanci&amp;ograve; un ultimatum all'esercito serbo-bosniaco: ritirare le armi pesanti a 20 chilometri da Sarajevo, altrimenti sarebbero iniziati massicci raid aerei sulle posizioni serbe. Ancora una volta, Mladic accett&amp;ograve;, a condizione che ci&amp;ograve; non portasse a un'offensiva musulmana, cosa che invece poi avvenne. E nel novembre dello stesso anno, con il pretesto di proteggere la &quot;zona di sicurezza&quot; di Bihac, gli aerei della NATO iniziarono comunque a bombardare i serbi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Srebrenitsa fu catturata l'11 luglio 1995; alcuni militanti riuscirono a fuggire dalla citt&amp;agrave;, ma pi&amp;ugrave; di duemila vennero fatti prigionieri, mentre le forze serbe portavano oltre 36.000 civili dall&amp;rsquo;enclave di Srebrenitsa verso Goražde. A quel punto, sostiene Galic, i circa duemila militanti catturati furono fucilati, cosa che Mladic, semplicemente non ha avuto il tempo di impedire, dato che si trovava in Serbia. E nel luglio 1995 il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia emise mandati di arresto per Mladic e il presidente della Republika Srpska Rodovan Karadžic, accusati di genocidio contro &quot;civili musulmani&quot;, nonostante le reti televisive mondiali avessero mostrato convogli di autobus che evacuavano gli abitanti di Srebrenitsa. Il 28 agosto 1995, i musulmani bombardano nuovamente il mercato centrale di Sarajevo, uccidendo 43 persone e ferendone 81.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I serbi furono nuovamente incolpati di tutto e la NATO, come di consueto, chiese il ritiro delle armi pesanti dell'esercito serbo da Sarajevo. Mladic, avendo avuto la sua dose di brutte esperienze, rifiut&amp;ograve; e gli aerei della NATO iniziarono massicci bombardamenti sulle posizioni serbe, attaccate congiuntamente da musulmani e croati. Mladic e l'esercito serbo erano pronti a combattere, ma all'inizio di ottobre del 1995, sotto la pressione del presidente serbo Slobodan Milo&amp;scaron;evic, accettarono un cessate il fuoco. Si arriva al dicembre 1995 e al cosiddetto accordo di Dayton, imposto dagli USA, tra Milo&amp;scaron;evic, Izetbegovic e il presidente croato Franjo Tudzman, con l'esodo di quasi 100.000 serbi dalla periferia di Sarajevo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mladic venne arrestato nel maggio 2011 e cinque giorni dopo, per ordine del presidente serbo Boris Tadic, estradato a L'Aja.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non ha senso discutere del processo a Mladic, della sua condanna all'ergastolo, delle condizioni di detenzione del generale e della sua morte in prigione a L'Aja, conclude Galic. Vale invece la pena, basandosi sulla esperienza di Ratko Mladic, discutere dell'inutilit&amp;agrave; di qualsiasi tentativo di negoziare con l'Occidente&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per non tirarla troppo in lungo, vorremmo dire: guardiamo cosa siano stati gli accordi di Minsk del 2014 e 2015 sul Donbass e a quale scopo fossero stati condotti da parte di Kiev e dei suoi &amp;ldquo;mallevadori&amp;rdquo; europei, per loro esplicita ammissione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cos&amp;igrave;, per concludere, ci permettiamo di citare Dmitrij Bavyrin che, su RIA Novosti, lamenta &amp;laquo;Se i serbi avessero avuto la stessa destrezza con i Buk e i droni, le cose sarebbero potute andare diversamente&amp;raquo;. Chiss&amp;agrave;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Armiamoci e partite: i deliri dei &quot;quattro nani&quot; che vogliono la terza guerra mondiale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-armiamoci_e_partite_i_deliri_dei_quattro_nani_che_vogliono_la_terza_guerra_mondiale/45289_68626/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 18:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Francesco Dall'Aglio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Di Feo ci informa che si alza la tensione, naturalmente all'improvviso e senza motivo alcuno perch&amp;eacute; si sa che Putin &amp;egrave; pazzo, vuole ricostruire l'Unione Sovietica (o l'impero, non si sa, difficile capire, &amp;egrave; pazzo). Ovviamente non c'entra nulla, ad esempio, la cintura di dementi che va, pi&amp;ugrave; o meno, dal circolo polare artico al corridoio di Suwaki, costituita da un gruppo di piccole (Finlandia, ovviamente non mi riferisco all'estensione territoriale) e microscopiche nazioni (Estonia, Lettonia, Lituania, e mi riferisco anche all'estensione territoriale), quattro nani che in base a una serie di traumi storici, frustrazioni etno-nazionaliste e deliri da ubriachi sta attivamente spingendo la NATO e l'Unione Europea, associazioni di cui tutte e quattro fanno parte, a una guerra con la Russia. La cosa incontra il favore di altri paesi, tipo la Gran Bretagna (altra manica di psicopatici, diciamocelo) che pu&amp;ograve; mandare avanti loro e non comparire come la principale istigatrice, cosa che &amp;egrave;. Possiamo poi ragionare se dietro la Gran Bretagna ci siano gli USA (un posto, ricordiamolo, dove a scuola bisogna dire che l'evoluzionismo &amp;egrave; una delle tante teorie che spiegano il passato delle specie che popolano il nostro pianeta, e dove c'&amp;egrave; gente, in posizioni di potere e di comando, oltre che miliardaria, che &amp;egrave; convinta che tra poco a Megiddo si combatter&amp;agrave; per davvero la battaglia tra Satana e Ges&amp;ugrave;), ma questa cosa al momento non ci interessa: anzi, possiamo credere che sia l'Europa a comportarsi nei confronti degli USA come i quattro nani si comportano con lei. Non ci interessa, non siamo il loro analista.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://scontent-fco2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/788231311_10165465916172241_8649774477017405390_n.jpg?stp=cp6_dst-jpg_tt6&amp;amp;cstp=mx1470x1154&amp;amp;ctp=s1470x1154&amp;amp;_nc_cat=110&amp;amp;ccb=1-7&amp;amp;_nc_sid=127cfc&amp;amp;_nc_ohc=DbgKuU0rRa4Q7kNvwHtmDdA&amp;amp;_nc_oc=Ado3AQ6japHVk_717p75scnjaGb86G_HCofedCpXYdvX23F1rdB_rHGBPOzJg0onSY4&amp;amp;_nc_zt=23&amp;amp;_nc_ht=scontent-fco2-1.xx&amp;amp;_nc_gid=5vAhHSGebmYcGsTdBacw_Q&amp;amp;_nc_ss=7b2a8&amp;amp;oh=00_AQFnYTcZHzJpwt7oCVnRYPk5D6EQytcDdxXvhLE9oYfZrQ&amp;amp;oe=6A97963D&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;450&quot; height=&quot;353&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Tornando ai quattro nani, la cosa stupefacente di questo atteggiamento &amp;egrave; che il loro potenziale militare e demografico &amp;egrave; prossimo allo zero (tanto che al momento la sicurezza aerea dei tre pi&amp;ugrave; piccoli, ad esempio, &amp;egrave; interamente affidata agli altri paesi NATO). La guerra che desiderano non verrebbe combattuta da loro, ma dagli altri membri di entrambe le associazioni di cui questi quattro paesi fanno parte: ovvero, sostanzialmente, da noi, dai francesi, dai tedeschi, dagli inglesi e dai polacchi, e magari anche dagli americani. Finita la guerra, e finita ovviamente con una vittoria non essendo computabile alcun altro esito, queste quattro nazioni potranno finalmente compensare il loro trauma occupando la Carelia o qualche stagno nell'oblast di Pskov, e ottenere finalmente la certificazione che il bor&amp;scaron;? &amp;egrave; in realt&amp;agrave; un piatto lettone. Dovesse invece finire male, loro naturalmente non c'entrano niente: hanno solo parlato, magari hanno esagerato un po' ma si faceva tanto per dire, non &amp;egrave; colpa loro se poi i polacchi si sono messi a sparare. &amp;Egrave; un gioco buffo e divertente che stanno facendo tutti: EU e USA dicono che loro non c'entrano niente, sono gli ucraini che sparano; se le cose vanno come sognano i quattro nani (e la Gran Bretagna) loro non c'entrano niente, sono gli ucraini, i polacchi e i tedeschi che sparano; se le cose vanno come sognano gli americani sono l'Ucraina e gli europei che sparano, loro non c'entrano niente; e se le cose, alla fine, vanno come sognano l'Ucraina e gli europei, saranno gli americani a sparare, loro non c'entrano niente. Insomma tutti sognano che si incominci a sparare ma che ci pensi qualcun altro per poi passare all'incasso. E all'improvviso, in qualche prestigioso think-tank di Washington o di Bruxelles, a qualcuno (magari assunto da poco e non ancora del tutto e irrimediabilmente scemo) &amp;egrave; venuta in mente un'idea curiosa: e che succede se invece a sparare cominciano quegli altri?)&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>L'Ayatollah Sayyed Mojtaba Khamenei si rivolge al popolo iraniano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-layatollah_sayyed_mojtaba_khamenei_si_rivolge_al_popolo_iraniano/45289_68624/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 17:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Dal canale Telegram di MES (Middle East Spectator) pubblichiamo la traduzione dell'ultimo intervento della Guida Suprema dell&amp;rsquo;Iran, l&amp;rsquo;Ayatollah Sayyed Mojtaba Khamenei, sulle minacce USA e la situazione economica dell'Iran&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Il caro popolo iraniano, che negli ultimi sei mesi ha dimostrato il proprio vero valore in varie manifestazioni di jihad contro il nemico, con la sua presenza nelle strade, la sua solidariet&amp;agrave;, empatia e compagnia, merita di beneficiare del servizio dei rami e delle istituzioni responsabili della Repubblica Islamica nel percorso verso il raggiungimento del livello auspicato di questo sacro sistema e dell&amp;rsquo;alta dignit&amp;agrave; della nazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente, ci&amp;ograve; che sto per affermare &amp;egrave; gi&amp;agrave; al centro dell&amp;rsquo;attenzione del governo, e menzionarlo qui &amp;egrave; solo un promemoria:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le necessit&amp;agrave; vi &amp;egrave; quella di prestare seria attenzione alla serie di sfide economiche e di sostentamento quali l&amp;rsquo;inflazione, la disoccupazione, la gestione dei prezzi e il mercato dei beni e dei servizi, nonch&amp;eacute; un&amp;rsquo;attenzione particolare ad alcuni altri elementi dell&amp;rsquo;economia quali la crescita del PIL, l&amp;rsquo;aumento degli investimenti e il loro orientamento verso settori utili ed essenziali, il boom produttivo, il graduale abbandono del dollaro e, in ultima analisi, il porre l&amp;rsquo;economia al centro di una serie di politiche di economia di resistenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiave principale a questo proposito per risolvere tutte queste questioni &amp;egrave; fare sempre pi&amp;ugrave; affidamento sulla produzione interna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente, garantire un livello sufficiente di beni pubblici e specializzati &amp;egrave; una necessit&amp;agrave; imprescindibile; tenendo conto di ci&amp;ograve;, nei casi in cui la produzione interna non sia sufficiente, le importazioni dovrebbero essere utilizzate in modo corretto e oculato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente, incoraggiare la produzione e, al contempo, gestire le importazioni e i prezzi pu&amp;ograve; portare a una situazione in cui i punti oscuri che si stanno manifestando nel panorama economico del Paese diventino gradualmente sempre pi&amp;ugrave; piccoli fino a scomparire del tutto. In questo contesto, sebbene il comportamento del nemico (sanzioni ecc.) durante e dopo la guerra non sia privo di effetti, una gestione pi&amp;ugrave; intelligente degli aspetti di questo settore, la ricerca di aiuto in alcuni casi da parte di singoli individui e in altri da specialisti e tecnici, nonch&amp;eacute; la creazione di nuove capacit&amp;agrave;, condurranno il Paese verso l&amp;rsquo;espansione e la prosperit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nemico giurato di questa nazione [gli Stati Uniti] cerca di suggerire che la via verso la prosperit&amp;agrave; e il progresso passi solo attraverso l&amp;rsquo;obbedienza a lui e alle sue ridicole richieste, mentre osservare ci&amp;ograve; che essi hanno causato a questo Paese e alle sue risorse in periodi passati, persino anni prima della Rivoluzione Islamica, dimostra il contrario.&amp;lsquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;E tra le altre questioni e tematiche importanti vi &amp;egrave; l&amp;rsquo;applicazione delle tecnologie e delle innovazioni proposte dalla nostra &amp;eacute;lite giovanile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A volte, l&amp;rsquo;uso tempestivo di questo vantaggio e l&amp;rsquo;abbandono della routine abituale e delle consuetudini consolidate in una determinata questione consentono di compiere passi da gigante sul percorso del progresso e dell&amp;rsquo;eccellenza del Paese. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; concepibile in vari settori della produzione di energia, tra cui l&amp;rsquo;agricoltura e l&amp;rsquo;industria, la cultura e l&amp;rsquo;istruzione, la comunicazione e gli affari sociali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le altre questioni fondamentali del Paese che devono sempre essere al centro dell&amp;rsquo;attenzione vi sono il rispetto dell&amp;rsquo;unit&amp;agrave; e la cura della coesione sociale. Ogni azione in ciascuno dei settori culturali, sociali, politici, di sicurezza e macroeconomici deve essere intrapresa tenendo conto dell&amp;rsquo;attaccamento alla coesione sociale. Alcune misure che potrebbero sembrare avere sostenitori in alcuni segmenti della popolazione, se prive di questo elemento o se ci&amp;ograve; che in quel caso &amp;egrave; formulato come elemento di coesione viene trascurato nell&amp;rsquo;azione, possono causare danni a quei segmenti e ad altri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Indubbiamente, qualsiasi discorso deludente e qualsiasi indebolimento della coesione nazionale e pubblica, nonch&amp;eacute; qualsiasi tipo di contrapposizione immaginaria &amp;ndash; come guerra o negoziazione, consenso o estremismo, compromesso o bellicismo &amp;ndash; che in passato abbia causato danni diretti o indiretti al nostro amato popolo, potr&amp;agrave; avere lo stesso effetto anche d&amp;rsquo;ora in poi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pertanto, dichiaro con fermezza che &amp;egrave; vietato compiere qualsiasi azione che sia dannosa per la coesione sociale.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E tra le altre questioni importanti vi &amp;egrave; l&amp;rsquo;attenzione trans-strategica alla questione della cultura, dell&amp;rsquo;istruzione e dell&amp;rsquo;educazione. Il termine &amp;laquo;trans-strategico&amp;raquo; significa che la formulazione di altre strategie deve avvenire tenendo presente questa questione. A questo proposito, &amp;egrave; di particolare importanza prestare attenzione ai gruppi che sono fonte di diffusione di una cultura positiva e costruttiva, come gli insegnanti nelle scuole, nelle universit&amp;agrave; e nei seminari, nonch&amp;eacute; gli infermieri e i medici che si sono dedicati allo svolgimento dei propri compiti in istituzioni non private; cos&amp;igrave; come lo &amp;egrave; prestare attenzione al ruolo delle casalinghe che, nell&amp;rsquo;intimit&amp;agrave; delle loro case, insegnano a ogni singolo bambino di questa terra e di questa regione gli aspetti pi&amp;ugrave; delicati della cultura bella e auspicabile del futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si spera che l&amp;rsquo;attuazione di questi e di altri materiali utili, che si possono trovare, grazie a Dio, nell&amp;rsquo;elenco dei programmi governativi, conduca il nostro amato Paese verso un Iran sempre pi&amp;ugrave; forte e renda coloro che sono attivi in questo percorso degni della speciale attenzione dell&amp;rsquo;Imam Mahdi, che Dio affretti il suo ritorno.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/thumbs_b_c_0a26a351096d9cc8b2152a263857e1d0.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Extraprofitti intoccabili: la presa in giro del governo Meloni sui giganti dell'energia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-extraprofitti_intoccabili_la_presa_in_giro_del_governo_meloni_sui_giganti_dellenergia/39602_68625/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 17:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Alessandro Volpi*&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Una clamorosa presa in giro, davvero inaccettabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Mentre l&amp;rsquo;Italia del 2026 barcolla sotto i colpi di un&amp;rsquo;inflazione energetica che ha spinto l'indice dei prezzi al consumo verso un pesante 2,8%, con un incremento del prezzo del gas nel mercato tutelato del 22% e dell'elettricit&amp;agrave; del 15% in sei mesi, il divario tra chi accumula ricchezza e chi fatica a sopravvivere si &amp;egrave; trasformato in un abisso etico prima ancora che economico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La chiusura dello stretto di Hormuz e le strozzature nella raffinazione hanno innescato un incendio nei mercati, ma a soffiare sulle fiamme &amp;egrave; stata anche una speculazione finanziaria cinica che, nei primi mesi dell&amp;rsquo;anno, ha gonfiato i listini del gas e dei carburanti di una percentuale superiore 25% basata solo sulle scommesse algoritmiche, ben prima che sulla scarsit&amp;agrave; fisica di materia prima.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In questo scenario di crisi, i giganti del comparto energetico come ENI hanno registrato utili netti con crescite mostruose che sfiorano il 511% in un solo trimestre, accumulando miliardi di euro di extraprofitti mentre la famiglia media italiana si trova a fronteggiare una stangata annua di quasi 1000 euro.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La risposta del governo Meloni, tuttavia, appare drammaticamente insufficiente e intrisa di una profonda ingiustizia sociale, a partire dalla scelta di dilapidare oltre 2 miliardi di euro in sussidi per il gasolio erogati in modo indiscriminato.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Lo sconto sulle accise, infatti, &amp;egrave; un&amp;rsquo;elemosina che non distingue tra il proprietario di una barca di lusso e l&amp;rsquo;operaio che percorre chilometri per raggiungere la fabbrica, regalando la stessa agevolazione a chi non ne avrebbe bisogno e sottraendo risorse preziose che potevano essere concentrate esclusivamente sulle fasce di povert&amp;agrave; energetica e sul sistema dei trasporti.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;A fronte di profitti miliardari che sfidano ogni logica di equit&amp;agrave;, le misure fiscali adottate dal governo Meloni appaiono quasi irridenti nella loro timidezza.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il vero schiaffo al Paese in crisi &amp;egrave; l'ultima misura adottata.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Dopo aver fatto balenare, e sbandierato, l'ipotesi di utilizzare gli spazi di manovra ottenuti dalla Commissione europea per finanziare la riduzione delle bollette, il gabinetto di Giorgia Meloni ha ripiegato su un provvedimento davvero insultante.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In pratica l'unico atto vero si &amp;egrave; concretizzato nella richiesta di un anticipo fiscale richiesto alle societ&amp;agrave; che fatturano oltre 20 miliardi di euro.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Si tratta, &amp;egrave; bene chiarirlo, non &amp;egrave; un prelievo sulla ricchezza accumulata, ma un di un mero gioco di cassa, un prestito, pi&amp;ugrave; o meno forzoso che le compagnie, ultramiliardarie, concedono allo Stato e che verr&amp;agrave; loro restituito integralmente sotto forma di crediti d'imposta futuri: un'operazione contabile che non tocca un solo centesimo dei guadagni straordinari derivanti dalla crisi, lasciando intatto il tesoretto di chi ha speculato sul rincaro dei prezzi e utilizzando l'extra-gettito IVA, spremuto dalle tasche dei cittadini attraverso bollette gonfiate, solo per tamponare momentaneamente i prezzi alla pompa.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;Egrave; il paradosso di un sistema che protegge i campioni del fatturato mentre chiede ai cittadini di pagare il conto di una crisi che, per pochi privilegiati, si &amp;egrave; invece rivelata la pi&amp;ugrave; grande occasione di arricchimento della storia recente.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Non &amp;egrave; un caso che su questo campo Meloni trovi il consenso di Tajani, Marattin, Calenda, Renzi; il campo largo della destra del capitalismo finanziario a cui occorrerebbe contrapporre una visione chiara della insostenibilit&amp;agrave; di queste misure allucinanti.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/meloni-1.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>L'orchestra sull'iceberg. Cronache di un Occidente che corre verso il baratro convinto di fare jogging</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lorchestra_sulliceberg_cronache_di_un_occidente_che_corre_verso_il_baratro_convinto_di_fare_jogging/45289_68623/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Mario Pietri&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; un momento, in ogni impero terminale, in cui la classe dirigente smette di governare la realt&amp;agrave; e comincia a gestirne la percezione. L'Occidente collettivo &amp;mdash; quella entit&amp;agrave; geopoliticamente confusa che si estende da Washington a Tokyo passando per Berlino, Parigi, Londra e Tel Aviv &amp;mdash; ha superato quel momento da un pezzo. Oggi, alla fine dell'agosto 2026, non gestisce pi&amp;ugrave; nemmeno la percezione. Suona. Suona come l'orchestra del Titanic, ma con i cachet pi&amp;ugrave; alti della storia e nessun iceberg all'orizzonte, perch&amp;eacute; l'iceberg &amp;egrave; stato riclassificato come &amp;laquo;opportunit&amp;agrave; di crescita del comparto difesa&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Facciamo l&amp;rsquo;inventario. Con calma, perch&amp;eacute; il catalogo &amp;egrave; lungo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ucraina. &lt;/strong&gt;I negoziati sono &amp;laquo;a un punto morto&amp;raquo;, per usare la formula diplomatica che significa: nessuno ha pi&amp;ugrave; niente da dire e tutti hanno ancora molto da sparare. Il Cremlino ha chiuso la porta con la cortesia di un fabbro: da Mosca si fa sapere che il Donbass &amp;egrave; ormai territorio della Federazione Russa e che non lo si amministra con il concorso di paesi terzi. E intanto ci si prepara a intensificare i raid su Kiev. Zelensky ha proposto tregua, ritiro e zone economiche gestite da terzi; la proposta &amp;egrave; caduta nel vuoto con lo stesso rumore che fa un comunicato stampa europeo. Dalla Casa Bianca arriva l'annuncio che si sta &amp;laquo;lavorando sodo per porre fine a questa guerra&amp;raquo;: la stessa frase, con lievi variazioni sintattiche, che circola da tre amministrazioni. Nel frattempo la CIA fa la spola con Mosca, il Vaticano manda il proprio ministro degli Esteri, e Bruxelles &amp;mdash; che in questa vicenda ha esattamente il peso specifico di un post su LinkedIn &amp;mdash; spiega che la pace si costruisce comprando pi&amp;ugrave; cannoni. Nessuno, in quattro anni e mezzo, ha mai messo sul tavolo l'unica cosa che avrebbe potuto fermare tutto: una discussione seria sull'architettura di sicurezza europea. Sarebbe stato ammettere che il problema esisteva gi&amp;agrave; nel 2021. Impensabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Iran. &lt;/strong&gt;Giorno 181. La guerra aperta il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele si &amp;egrave; depositata in quello stato di sospensione che gli analisti chiamano con eleganza &amp;laquo;no war, no peace&amp;raquo; e che si traduce, in pratica, in ventotto giorni senza raid e zero accordi. L'AIEA non verifica nulla in Iran dal 28 febbraio: venti siti dichiarati, nessun accesso, 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60% che nessun ispettore ha visto da sei mesi. Il file nucleare &amp;mdash; il pretesto formale dell'intera operazione &amp;mdash; &amp;egrave; letteralmente assente da ogni tavolo negoziale. Prendetevi un secondo. Hanno fatto una guerra per il programma nucleare e ora il programma nucleare non &amp;egrave; nemmeno un argomento di conversazione. Nello stretto di Hormuz transitavano ottantacinque navi al giorno; il 23 agosto ne sono passate tre. L'ottanta per cento naviga con il transponder spento, come contrabbandieri del Settecento con il radar. E i Pasdaran, non i ministeri degli Esteri, annunciano un accordo di ripartizione dei ricavi con l'Oman, con pedaggi fino a due milioni di dollari a nave: la pi&amp;ugrave; antica arteria energetica del pianeta &amp;egrave; stata trasformata in un casello autostradale. Il Brent &amp;egrave; sceso a 87 dollari da 119 &amp;mdash; il mercato prezza la diplomazia, non i barili &amp;mdash; mentre l'automobilista americano paga oltre un dollaro al gallone in pi&amp;ugrave; dell'anno scorso e in California sfiora i 5,60. Questo si chiama vincere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Israele-Turchia. &lt;/strong&gt;Il 18 agosto l'aviazione israeliana ha bombardato la base di Abu Dhuhur, nella Siria centrale, per impedire &amp;mdash; parole di Netanyahu &amp;mdash; un &amp;laquo;radicamento militare turco&amp;raquo; verso sud. Traduzione: due alleati degli Stati Uniti, entrambi armati dagli Stati Uniti, uno dei quali membro della NATO, si stanno contendendo militarmente il cadavere della Siria mentre il loro comune sponsor guarda altrove. Katz accusa Erdo?an di &amp;laquo;avventure pericolose&amp;raquo;; Ankara risponde che Netanyahu &amp;egrave; isolato. Hanno ragione entrambi, ed &amp;egrave; precisamente questo il punto. Non esiste pi&amp;ugrave; un ordine regionale: esiste una sala d'aste dove i clienti si sparano addosso e il banditore incassa la commissione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Taiwan e il Giappone. &lt;/strong&gt;Qui la commedia diventa vaudeville. Sanae Takaichi definisce un'eventuale invasione di Taiwan una &amp;laquo;crisi esistenziale&amp;raquo; per il Giappone, evocando la difesa collettiva; Pechino risponde il 25 febbraio sospendendo l'export di prodotti dual-use verso quaranta aziende giapponesi &amp;mdash; terre rare, magneti, antimonio, gallio, germanio. Mitsubishi Heavy, Kawasaki, IHI, Subaru perdono in Borsa nel giro di una mattinata. Tokyo reagisce accelerando: libro bianco della difesa, spesa record, export di armi, missili terra-aria a Yonaguni, cio&amp;egrave; a centodieci chilometri da Taiwan. Un arcipelago che dipende dall'estero per l'energia, per i minerali critici e per il proprio mercato di sbocco decide che la strategia ottimale &amp;egrave; puntare batterie missilistiche verso il proprio primo partner commerciale. Nel 2010 la Cina aveva gi&amp;agrave; usato le terre rare come arma contro Tokyo. Quindici anni per non imparare nulla: un ritmo di apprendimento persino lento per gli standard occidentali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il riarmo europeo. &lt;/strong&gt;Berlino punta a superare i 150 miliardi di bilancio difesa &amp;mdash; erano cinquanta nel 2022 &amp;mdash; dopo aver fatto la cosa che conta davvero: sottrarre al freno costituzionale del debito ogni spesa militare eccedente l'1% del PIL. Non un tetto pi&amp;ugrave; alto: nessun tetto. Il 3,5% del PIL entro il 2029, sei anni prima del traguardo NATO; la Bundeswehr da 186mila a 260mila uomini pi&amp;ugrave; duecentomila riservisti, obiettivo 2035. E poich&amp;eacute; la storia ha un senso dell'umorismo notevole, Merz ha contestualmente lasciato agonizzare il caccia franco-tedesco FCAS, cancellato il programma di fregate F126 per sostituirlo con navi interamente tedesche, e rifiutato i fondi europei SAFE. La &amp;laquo;difesa europea&amp;raquo; si rivela quello che &amp;egrave; sempre stata: una politica industriale tedesca con la bandiera blu stampata sopra. Parigi lo sa, tace, e prepara la propria. Londra recita il ruolo del suggeritore in un teatro dove non ha pi&amp;ugrave; il copione. E l'Unione, che non &amp;egrave; riuscita a costruire un'unione bancaria in vent'anni, si convince di poter costruire un esercito in cinque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E il conto. &lt;/strong&gt;Perch&amp;eacute; tutto questo si regge su un'ipotesi finanziaria, e l'ipotesi sta scricchiolando. La Banca dei Regolamenti Internazionali &amp;mdash; non un collettivo anarchico, la banca centrale delle banche centrali &amp;mdash; nella Relazione economica annuale di giugno ha paragonato il boom dell'intelligenza artificiale ai canali inglesi degli anni Trenta dell'Ottocento, alla railway mania del 1840, all'esuberanza elettrica dei ruggenti anni Venti e alle dot-com: episodi finiti tutti, scrive, &amp;laquo;con un'inversione degli investimenti che ha indotto recessioni sistemiche&amp;raquo;. I numeri sono suoi, non miei: oltre mille miliardi di dollari di capex dei cinque maggiori hyperscaler tra 2025 e 2026, spesa che gi&amp;agrave; eccede utili e flusso di cassa libero al punto da costringere all'emissione di debito; fondi di direct lending che in cinque anni hanno quadruplicato i prestiti al settore IA e IT, ormai il 15% dei portafogli; i primi fondi retail costretti a liquidare attivi per far fronte ai riscatti. Sopra questo, uno spettacolo che non si vedeva da decenni: il Tesoro americano e la Federal Reserve che tirano in direzioni opposte in pubblico. Il 19 agosto Bessent annuncia il raddoppio dei riacquisti di Treasury da due a quattro miliardi &amp;mdash; la Fed nel 2020 ne comprava oltre cento al giorno: &amp;egrave; come annunciare che si spegner&amp;agrave; l'incendio con una pistola ad acqua, e non averla ancora tirata fuori dalla fondina &amp;mdash; mentre a Jackson Hole Warsh avverte che l'inflazione &amp;laquo;non ha rallentato in modo significativo&amp;raquo; e i mercati si mettono a prezzare al cinquanta per cento un rialzo a settembre. Decennale al 4,68%, quarantaquattro punti base sopra un anno fa; prezzi al consumo al 3,4% a luglio, incollati sopra l'obiettivo da troppo tempo perch&amp;eacute; qualcuno osi ancora chiamarlo transitorio; e quello che qualcuno ha gi&amp;agrave; battezzato &amp;laquo;premio MAGA&amp;raquo; sul costo di finanziamento di un debito fuori controllo. La BRI lo dice con la garbata brutalit&amp;agrave; dei tecnici: i margini fiscali si sono erosi proprio mentre servirebbero per assorbire lo shock.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mettete insieme i pezzi. Un mercato obbligazionario che dubita del suo emittente sovrano. Una bolla tecnologica finanziata a debito. Uno stretto di Hormuz trasformato in casello. Cinque teatri militari attivi con almeno tre potenze nucleari coinvolte direttamente o per procura. Catene di fornitura di minerali critici usate come artiglieria. E una classe dirigente occidentale che, davanti a tutto questo, ha una sola proposta: aumentare la spesa militare e attendere che l'avversario crolli per primo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; una strategia. &amp;Egrave; una scommessa. Ed &amp;egrave; la stessa scommessa fatta, con esiti noti, nell'estate del 1914 &amp;mdash; quando anche allora nessuno voleva la guerra, tutti erano convinti di poter controllare l'escalation, e le cancellerie erano piene di uomini intelligenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;L'orchestra continua a suonare. Il repertorio &amp;egrave; eccellente. L'iceberg, purtroppo, non ha mai imparato ad apprezzare la musica.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Brasile: la svolta di Lula sulla riduzione dell'orario contro la proposta neoliberista di Bolsonaro</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-brasile_la_svolta_di_lula_sulla_riduzione_dellorario_contro_la_proposta_neoliberista_di_bolsonaro/45289_68622/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 14:47:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;La riduzione dell'orario di lavoro sta diventando il crocevia delle prossime presidenziali brasiliane, ma al di l&amp;agrave; della propaganda elettorale si consuma uno scontro epocale tra due visioni del mondo. Da una parte il presidente Lula, che &lt;a href=&quot;https://www.pagina12.com.ar/2026/08/25/lula-ratifico-que-avanzara-con-la-reduccion-de-la-jornada-laboral-en-brasil/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;definisce&lt;/a&gt; il regime 6x1 una &quot;fabbrica di sfruttamento&quot; e vuole restituire tempo alla vita delle persone. Dall'altra il candidato del PL, il fascio-liberista Fl&amp;aacute;vio Bolsonaro, che sotto le mentite spoglie di una sedicente &quot;libert&amp;agrave; di scelta&quot; cerca di imporre l'agenda del neoliberismo pi&amp;ugrave; spietato: pi&amp;ugrave; ore di lavoro, meno diritti, salari che restano al palo e una flessibilit&amp;agrave; che di fatto significa solo maggiore ricatto per i dipendenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto sostenuto da Lula, gi&amp;agrave; approvato dalla Camera tre mesi fa e ora in esame al Senato, prevede il passaggio graduale da 44 a 40 ore settimanali, con due giorni di riposo retribuiti e nessun taglio allo stipendio. Un cambiamento che, nelle intenzioni del presidente, non &amp;egrave; solo un atto di giustizia sociale ma un'evoluzione necessaria per un Paese che vuole crescere: la produttivit&amp;agrave; generata dalla tecnologia deve tradursi in tempo libero, non in maggiori profitti per pochi padroni. Lula richiama la sua esperienza di operaio e sindacalista per ricordare che il lavoro non &amp;egrave; una merce e che i lavoratori, specialmente le donne, schiacciate tra doppie e triple giornate, hanno diritto a respirare, a stare con i figli, a curarsi, a vivere.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;pt&quot;&gt;Tem gente que joga contra os interesses dos trabalhadores e trabalhadoras do Brasil, mas o nosso governo est&amp;aacute; mobilizado para a aprova&amp;ccedil;&amp;atilde;o do fim da escala 6x1, sem redu&amp;ccedil;&amp;atilde;o do sal&amp;aacute;rio. O povo trabalhador que movimenta este pa&amp;iacute;s merece ter mais tempo para o lazer, para cuidar da&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Lula (@LulaOficial) &lt;a href=&quot;https://x.com/LulaOficial/status/2091930044067459368?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 24, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;Di fronte a questa prospettiva di basilare civilt&amp;agrave;, il fronte neoliberista guidato da Fl&amp;aacute;vio Bolsonaro non oppone un progetto alternativo, ma una cortina fumogena fatta di parole vuote: &quot;Libert&amp;agrave; del lavoratore&quot;, &quot;flessibilit&amp;agrave;&quot;, &quot;possibilit&amp;agrave; di guadagnare di pi&amp;ugrave;&quot;. Una &lt;a href=&quot;https://opiniaoempauta.com.br/lula-chama-6x1-de-jornada-escrava-flavio-luta-contra-5-x-2/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;retorica&lt;/a&gt; che nasconde la cruda realt&amp;agrave; di un neoliberismo senza freni, dove l'orario di lavoro viene allungato a dismisura, i salari orari restano invariati e il potere contrattuale del dipendente si riduce a zero. Quando Bolsonaro dichiara che &quot;se si sceglie di aumentare l'orario, si ha l'opportunit&amp;agrave; di guadagnare di pi&amp;ugrave;&quot;, sta deliberatamente ignorando che in un mercato del lavoro deregolamentato non esiste alcuna scelta: si lavora di pi&amp;ugrave; solo per sopravvivere, perch&amp;eacute; il salario base non basta pi&amp;ugrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La manovra dell'opposizione in Senato &amp;egrave; gi&amp;agrave; in atto, con il senatore Hermes Klan che propone emendamenti per allungare la transizione fino a quattro anni e per consentire il mantenimento di regimi fino a 44 ore attraverso accordi collettivi. Un tentativo chiaro di svuotare il progetto governativo dal suo significato pi&amp;ugrave; profondo, trasformando una conquista sociale in una mera concessione formale senza effetti reali. Dietro a queste manovre si intravede il disegno di chi vuole consegnare il Brasile non solo agli interessi del grande capitale, ma a una logica in cui il lavoro perde ogni dignit&amp;agrave; e diventa puro strumento di accumulazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/dettnews-lula_al_mercosur_nessuno__padrone_del_sud_america/45289_67804/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Lula&lt;/a&gt; ha messo in guardia: c'&amp;egrave; chi gioca contro gli interessi dei lavoratori. E le mosse di Flavio Bolsonaro lo confermano giorno dopo giorno. La riduzione dell'orario non &amp;egrave; un favore che si fa ai dipendenti, ma il riconoscimento di un diritto inalienabile. Difendere il 6x1, o peggio proporre di allungarlo, non &amp;egrave; una posizione solamente liberista: &amp;egrave; una presa di posizione reazionaria che difende lo sfruttamento e cerca di farlo passare per libert&amp;agrave;. In questa partita, il popolo brasiliano, quello che &quot;muove questo Paese&quot;, come dice Lula, &amp;egrave; chiamato a scegliere tra due scenari: uno in cui il tempo &amp;egrave; restituito alla vita, e uno in cui la vita &amp;egrave; interamente divorata dal tempo del lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;534&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Il ruggito di Castillete: la memoria guerrigliera e la tenuta della rivoluzione</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_ruggito_di_castillete_la_memoria_guerrigliera_e_la_tenuta_della_rivoluzione/52331_68621/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 13:02:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Nel cuore di El Para&amp;iacute;so, storico quartiere della capitale carachense, la Quinta Castillete non &amp;egrave; semplicemente un edificio: &amp;egrave; una roccaforte di memoria viva, un tempio laico dove il filo rosso della storia insurrezionale venezuelana non ha mai smesso di dipanarsi. Tra le sue mura si respira l&amp;rsquo;eredit&amp;agrave; diretta delle lotte armate degli anni '60, '70 e '80. Qui si custodisce l'esperienza di chi ha imbracciato il fucile nelle montagne e nelle citt&amp;agrave; contro i governi del &lt;em&gt;Puntofijo&lt;/em&gt;, per poi costituire i quadri storici e i pilastri ideologici del processo bolivariano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&amp;Egrave; in questo spazio che prendono vita le rigorose e appassionate &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;discusiones sabatinas&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; (i dibattiti del sabato), animate da riferimenti della cultura e della militanza rivoluzionaria come lo scrittore ed ex guerrigliero Andr&amp;eacute;s Aguilar, insieme ai veterani delle FALN (Fuerzas Armadas de Liberaci&amp;oacute;n Nacional) e del MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria) riuniti nella Fundaci&amp;oacute;n Amigos de la Lucha Armada (FALA). A Castillete la memoria non &amp;egrave; un esercizio di nostalgia, ma uno strumento politico per leggere il presente, praticare l'autocritica e affilare la dialettica militante.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;In un passaggio storico cruciale e complesso per il Paese &amp;mdash; segnato dal sequestro del Presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro e della Prima Combattente Cilia Flores avvenuto il 3 gennaio 2026 &amp;mdash; i veterani di Castillete hanno scelto di far sentire con forza la propria voce. Richiamando le grandi battute d'arresto dell'epopea indipendentista di Sim&amp;oacute;n Bol&amp;iacute;var per trasformarle in lezioni di riscatto, il loro comunicato riafferma la compattezza del chavismo originario attorno alla &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;presidenta incaricata&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; Delcy Rodr&amp;iacute;guez, rivendicando l'unit&amp;agrave; incrollabile di fronte all'imperialismo e il valore della critica interna come linfa vitale del processo socialista.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Di seguito, propongo la traduzione integrale del comunicato emesso dalla Quinta Castillete.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Comunicato&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Noi, i guerriglieri degli anni '60, '70, '80, '90 e di sempre, che dalla storica Quinta Castillete di El Para&amp;iacute;so manteniamo viva la fiamma della lotta rivoluzionaria, nella nostra condizione di militanti fondatori del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), ci rivolgiamo al popolo bolivariano per esprimere con assoluta chiarezza e fermezza quanto segue:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Primo:&lt;/strong&gt; Riaffermiamo la nostra incrollabile lealt&amp;agrave; alla Rivoluzione Bolivariana, eredit&amp;agrave; immortale del Comandante Hugo Ch&amp;aacute;vez Fr&amp;iacute;as, e il nostro sostegno incondizionato alla &lt;em&gt;presidenta incaricata&lt;/em&gt; della Repubblica, la cittadina Delcy Elo&amp;iacute;na Rodr&amp;iacute;guez G&amp;oacute;mez, che riconosciamo come Comandante in Capo della Forza Armata Nazionale Bolivariana e garante della stabilit&amp;agrave; istituzionale e della pace territoriale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Secondo:&lt;/strong&gt; In qualit&amp;agrave; di costruttori di questa impresa rivoluzionaria fin dalle sue origini, manifestiamo la nostra ferma opposizione a qualsiasi tentativo di divisionismo che, da diverse tribune, settori del chavismo promuovono contro l'unit&amp;agrave; del movimento rivoluzionario. L'unit&amp;agrave; &amp;egrave; il pilastro fondamentale per il consolidamento del progetto socialista e la difesa della nostra sovranit&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Terzo:&lt;/strong&gt; Il 3 gennaio 2026 abbiamo perso una battaglia contro un nemico tecnologicamente e militarmente superiore. E forse non abbiamo capitolato di fronte a Monteverde tra San Mateo e La Victoria il 25 luglio 1812? E forse non ci ha sconfitto Boves nella battaglia di Urica il 5 dicembre 1814? Ogni sconfitta &amp;egrave; stata una lezione. La Rivoluzione Bolivariana &amp;egrave; pi&amp;ugrave; unita che mai.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quarto:&lt;/strong&gt; Rivendichiamo il carattere delle nostre discussioni del sabato a Castillete, che si svolgono sotto la massima del maestro Sim&amp;oacute;n Rodr&amp;iacute;guez: &quot;la critica &amp;egrave; l'anima della societ&amp;agrave;&quot;. Intendiamo la critica interna come un esercizio legittimo e arricchente, purch&amp;eacute; si svolga nel quadro del rispetto, della lealt&amp;agrave; rivoluzionaria e della difesa degli interessi del popolo. Non permetteremo che il sano dibattito sia utilizzato come scusa per fratturare l'organizzazione n&amp;eacute; per indebolire la leadership legittimamente costituita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quinto:&lt;/strong&gt; Facciamo un appello a tutti i militanti, simpatizzanti e popoli del mondo a sostenere la nostra &lt;em&gt;presidenta incaricata&lt;/em&gt; in questi tempi di definizione, e a raddoppiare gli sforzi nella costruzione del socialismo bolivariano del XXI secolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Unit&amp;agrave;, lotta, battaglia e vittoria!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;Dato nella Quinta Castillete, Caracas, il 29 agosto 2026.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Fiammiferi</category>
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                            <item>
                    <title>Il NAM a Belgrado, tra non allineamento e mondo multipolare</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_nam_a_belgrado_tra_non_allineamento_e_mondo_multipolare/39602_68620/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 12:42:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Gianmarco Pisa&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Belgrado, capitale della Serbia, gloriosa capitale di quella che fu la Jugoslavia socialista, ospiter&amp;agrave; l'incontro commemorativo di alto livello in programma il 31 agosto e 1 settembre 2026, nell&amp;rsquo;occasione delle celebrazioni per il 65&amp;deg; anniversario della prima Conferenza del Movimento dei Paesi Non Allineati, che si svolse, proprio a Belgrado, il 1&amp;deg; settembre 1961 e che la Belgrado odierna ricorda con un monumento importante ma negletto, l&amp;rsquo;Obelisco dei Non Allineati, opera dell&amp;rsquo;architetto e scultore Svetislav Li?ina. Parteciperanno all'incontro commemorativo le principali figure istituzionali di quello che la stampa serba ha definito il &amp;ldquo;nucleo storico&amp;rdquo;, i Paesi partecipanti alla prima conferenza del 1961, nonch&amp;eacute; rappresentanti di vertice del Movimento, in primo luogo Azerbaijan, Uzbekistan, e Uganda, &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://nam.go.ug/&quot;&gt;presidente di turno&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;L&amp;rsquo;incontro si inserisce nel contesto di un panorama internazionale segnato da guerre e conflitti, con i principali avamposti dell&amp;rsquo;imperialismo (Stati Uniti e Israele) promotori di guerre praticamente in tutti i quadranti strategici (dall&amp;rsquo;Europa orientale al Mediterraneo, dal Vicino e Medio Oriente sino alla rinnovata escalation di tensione, che coinvolge direttamente Corea del Sud e Giappone, in Asia orientale, in chiara funzione anti-cinese), il genocidio del popolo palestinese tuttora in corso e nuovi scontri, diplomatici ed economici, che segnano la traccia della guerra multidimensionale della nostra epoca, dalla quale non &amp;egrave; immune l&amp;rsquo;Europa del Sud Est. Come indicato da diversi analisti, la stessa questione del Kosovo sar&amp;agrave; tra i temi dell'incontro. Secondo quanto riferito dal diplomatico &lt;a href=&quot;https://www.kosovo-online.com/en/news/politics/milivojevic-kosovo-unavoidable-topic-non-aligned-movement-summit-serbia-can&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;Zoran Milivojevi&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;?&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, le guerre e le crisi attuali impongono all&amp;rsquo;attenzione le questioni relative al rispetto del diritto internazionale e i principi fondativi della Carta delle Nazioni Unite.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;laquo;In questo senso, la Serbia rafforza le proprie argomentazioni a difesa dell'integrit&amp;agrave; territoriale e della questione del Kosovo e Metohija&amp;raquo;. Proprio l&amp;rsquo;aggressione contro la Jugoslavia, del resto, fu il banco di prova del nuovo concetto strategico e della nuova configurazione operativa della Nato, della ridefinizione della Nato nella forma in cui la conosciamo oggi, maturata nel contesto del &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://rappnato.esteri.it/it/news/stampa/vertici&quot;&gt;Vertice di Washington (23-25 aprile 1999)&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; e nel disegno del &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=natoconcept99&quot;&gt;Nuovo concetto strategico dell'Alleanza Atlantica&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;, e quella guerra si concluse con l&amp;rsquo;avvio del processo che avrebbe portato il Kosovo a proclamare la propria indipendenza unilaterale il 17 febbraio 2008, in violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, ad esempio sanciti nell&amp;rsquo;&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20050116072723&quot;&gt;Atto finale di Helsinki&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; (1975), e in violazione della stessa &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.cnj.it/home/it/diritto-internazionale/8928-risoluzione-onu-1244-1999-sul-kosovo.html&quot;&gt;Risoluzione 1244&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; (1999) del Consiglio di Sicurezza, che prevede una &amp;ldquo;sostanziale autonomia&amp;rdquo; e nessuna indipendenza, in linea con i principi fondamentali dell&amp;rsquo;ordinamento.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;I principi stabiliti alla Conferenza di Bandung del 1955 (i &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bandung&quot;&gt;Dieci principi della coesistenza pacifica&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;) e riaffermati alla I Conferenza del Movimento a Belgrado nel 1961 (nella &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://namchrcd.ir/portal/product/11281/498/NAM-1st-Summit-Final-document-Belgrade-Declaration&quot;&gt;Dichiarazione di Belgrado&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;) riacquistano dunque importanza nonostante la trasformazione complessiva, radicale, del panorama internazionale, che ha fatto seguito, prima, alla fine della contrapposizione bipolare e, poi, al superamento dell&amp;rsquo;unipolarismo e alla formazione del mondo multipolare. &amp;laquo;Innanzitutto, la sovranit&amp;agrave; nazionale e l'integrit&amp;agrave; territoriale, la non ingerenza nelle questioni interne dei singoli Paesi, la cooperazione paritaria, la risoluzione pacifica delle controversie e cos&amp;igrave; via. Tutti questi principi, compreso il primato del diritto internazionale, saranno riaffermati all'incontro di Belgrado. Il punto &amp;egrave; che il mondo sta cambiando, l'ordine internazionale sta cambiando, e questi principi stanno tornando in primo piano nelle attivit&amp;agrave; e negli interessi del Sud del mondo. La Serbia vi far&amp;agrave; certamente riferimento, sar&amp;agrave; in prima linea, quindi il Kosovo e Metohija sar&amp;agrave; un argomento inevitabile&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nel quadro della &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://nam.go.ug/&quot;&gt;presidenza ugandese&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; (2024-2027), il 19&amp;deg; Vertice dei capi di stato e di governo del Movimento (Kampala, 19-20 gennaio 2024) ha prodotto una &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://nam.go.ug/sites/default/files/2024-02/Kampala%20Declaration.pdf&quot;&gt;Dichiarazione finale&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; che ha ribadito i temi centrali dell'agenda del Movimento, con particolare enfasi (&amp;sect; 2), sul &amp;laquo;rivitalizzare e rinvigorire il ruolo del Movimento nell'attuale contesto internazionale [...] per impegnarsi a favore di un mondo pacifico, equo e prospero&amp;raquo;. L'organizzazione (&amp;sect; 6) &amp;laquo;condanna fermamente l'illegale aggressione militare israeliana nella Striscia di Gaza, gli attacchi indiscriminati contro civili palestinesi e obiettivi civili, lo sfollamento forzato della popolazione palestinese e chiede inoltre un cessate il fuoco immediato e duraturo&amp;raquo; e condanna altres&amp;igrave; (&amp;sect; 8) &amp;laquo;la continua costruzione di insediamenti e le attivit&amp;agrave; di espansione di Israele in tutto il territorio palestinese occupato, nonch&amp;eacute; nel Golan siriano occupato, sottolineando che la crisi in Palestina e i gravi rischi che essa comporta per la pace e la sicurezza regionale e internazionale richiedono l'attenzione della comunit&amp;agrave; internazionale, compreso il Consiglio di Sicurezza. &amp;Egrave; giunto il momento di porre fine a questa abominevole occupazione, che continua a essere imposta in flagrante violazione del diritto internazionale, e garantire l'attuazione delle innumerevoli risoluzioni&amp;raquo; Onu.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Ha inoltre lanciato un appello (&amp;sect; 3) a &amp;laquo;rafforzare le Nazioni Unite, in quanto principale organizzazione multilaterale, dotandole di una capacit&amp;agrave; sostanziale per adempiere pienamente ed efficacemente agli scopi e ai principi sanciti nella Carta, e consolidando il suo carattere democratico e intergovernativo, in particolare attraverso la rivitalizzazione dell'Assemblea Generale e il rafforzamento della sua autorit&amp;agrave; [...], nonch&amp;eacute; accelerando la riforma del Consiglio di Sicurezza, in conformit&amp;agrave; con la &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.securitycouncilreport.org/un-documents/document/decision-62-557.php&quot;&gt;Risoluzione 62/557&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;, in modo globale e integrato, al fine di rendere il Consiglio di Sicurezza un organo pi&amp;ugrave; democratico, trasparente e rappresentativo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Ha richiamato infine (&amp;sect; 25) l&amp;rsquo;esigenza di promuovere e sviluppare l&amp;rsquo;avanzata del Sud globale e del Mondo multipolare, &amp;laquo;continuando a rafforzare la cooperazione Sud-Sud, Nord-Sud e triangolare, e a promuovere, preservare e riformare il multilateralismo, a rispettare i principi del diritto internazionale e i principi concordati a livello internazionale, al fine di rafforzare la cooperazione nell'affrontare le minacce e le sfide che i Paesi emergenti si trovano ad affrontare nel promuovere lo sviluppo economico e il progresso sociale&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Almeno tre sono, in questa fase storica, le priorit&amp;agrave; al centro dell&amp;rsquo;attenzione del Movimento. Intanto, la riforma delle Nazioni Unite, in relazione alla quale, dal Movimento, sono state mosse critiche alle attuali strutture e dinamiche delle Nazioni Unite, auspicando la riforma del Consiglio di Sicurezza, affermando che l'organizzazione &amp;egrave; stata utilizzata da stati potenti, piegandola ai propri interessi e ai propri scopi, in modi che violano i principi del Movimento stesso, oltre che, evidentemente, il dettato della Carta. &amp;Egrave; la questione della &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=ZSniSBzRlo4&quot;&gt;manipolazione dei consessi multilaterali&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;, diffusamente esercitata da parte statunitense, denunciata e condannata pi&amp;ugrave; volte, ad esempio, dalla Federazione Russa e dalla Repubblica Popolare Cinese. Il Movimento ha pi&amp;ugrave; volte formulato raccomandazioni finalizzate a rafforzare la rappresentanza dei Paesi non allineati. Il Consiglio di Sicurezza &amp;egrave; l'elemento considerato pi&amp;ugrave; distorto e problematico, se non altro perch&amp;eacute; la sua composizione, frutto degli equilibri del mondo alla fine della II Guerra Mondiale, &amp;egrave; distante dalla dinamica internazionale attuale.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Quindi, la costruzione di una traiettoria di sviluppo nel contesto di un equilibrio multilaterale, fuori e contro la logica del &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/02/israele-russia-occidente-doppio-standard-diritto-internazionale-opinione-ascari/7715935&quot;&gt;doppio standard&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;, perch&amp;eacute; la sicurezza e lo sviluppo di alcuni Paesi non siano realizzati a detrimento dello sviluppo e della sicurezza di altri. Il Movimento ha posto l&amp;rsquo;accento sui principi dello sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://unipd-centrodirittiumani.it/it/notizie/gli-obiettivi-di-sviluppo-del-millennio&quot;&gt;Obiettivi del Millennio&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;, ritenendo che le potenze occidentali abbiano di fatto violato il diritto allo sviluppo sovrano di ciascun Paese. Tra i fattori che ostacolano lo sviluppo, ad esempio, la globalizzazione dei mercati, l'onere del debito, le pratiche commerciali sleali, la riduzione degli aiuti allo sviluppo, le condizionalit&amp;agrave; imposte dai donatori, i meccanismi dei processi decisionali finanziari internazionali. Il contrario della logica cui si informa la cooperazione internazionale della Repubblica Popolare Cinese che, come &amp;egrave; noto, persegue una &lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;http://www.italian.people.cn/n3/2025/1010/c416706-20375165.html&quot;&gt;logica di mutuo beneficio&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; e di &amp;laquo;cooperazione reciproca e paritaria&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E ancora, la critica alla politica di potenza e alla dinamica da blocchi contrapposti che soprattutto gli Stati Uniti e i Paesi imperialisti stanno alimentando, determinando minacce e rischi crescenti per l&amp;rsquo;intero sistema delle relazioni internazionali. Asse euro-atlantico, Blocco occidentale, Occidente collettivo sono tutte espressioni che fanno riferimento alla logica da blocchi contrapposti che presiede orientamenti e scelte delle potenze occidentali. L'invasione dell'Iraq del 2003, le c.d. guerre al terrorismo e al narcotraffico pretestuosamente perseguite, i tentativi di soffocare i programmi nucleari legittimi di Iran e Corea Popolare, sono stati, ad esempio, denunciati dai membri del Movimento come tentativi di calpestare la sovranit&amp;agrave; di nazioni pi&amp;ugrave; piccole a esclusivo vantaggio del potere delle nazioni pi&amp;ugrave; ricche. Non meno importanti le questioni legate alla lotta per la piena decolonizzazione e la liberazione dei popoli sotto regime di occupazione o di tipo neocoloniale. Tra queste, ovviamente, la questione dell&amp;rsquo;autodeterminazione di Porto Rico, dell&amp;rsquo;autodeterminazione del Sahara Occidentale, della piena liberazione, indipendenza e sovranit&amp;agrave; della Palestina.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Si torna cos&amp;igrave; allo snodo cruciale: la lotta di resistenza e liberazione del popolo palestinese. Il Movimento ha ribadito (&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://nam.go.ug/sites/default/files/2024-02/Kampala%20Declaration.pdf&quot;&gt;Dichiarazione di Kampala&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;), &amp;laquo;l'importanza della questione palestinese, sottolineando che le posizioni comuni e di principio su questo tema devono essere difese, preservate e promosse, nell'ambito dei continui sforzi per porre fine al colonialismo, all'oppressione, all'occupazione e al dominio nei territori palestinesi occupati&amp;raquo;. C&amp;rsquo;&amp;egrave; da aspettarsi che anche l&amp;rsquo;assise di Belgrado confermer&amp;agrave; la portata strategica di questo tema e rinnover&amp;agrave; il sostegno dell&amp;rsquo;organizzazione alla salvaguardia dei principi fondamentali di diritto e di giustizia internazionale: eguaglianza sovrana degli Stati, difesa della sovranit&amp;agrave; e dell&amp;rsquo;integrit&amp;agrave; territoriale, non ingerenza nelle questioni interne, autodeterminazione dei popoli in lotta per la propria liberazione da occupazioni e regimi coloniali e neocoloniali, rifiuto della logica di potenza e del doppio standard, risoluzione pacifica dei conflitti.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 10pt;&quot;&gt;&lt;em&gt;Immagine: Obelisco dei Non Allineati, 1961, Belgrado, foto di G. Pisa&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Articolo+NAM.JPG.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Quello che non vi dicono sulla epidemia di salmonella nel Regno Unito</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-quello_che_non_vi_dicono_sulla_epidemia_di_salmonella_nel_regno_unito/39602_68619/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Laura Ruggeri*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da mesi la Gran Bretagna combatte un'epidemia di salmonella che ha infettato 260 persone e causato almeno un morto. La fonte? Uova ucraine, importate in esenzione doganale sotto la bandiera della solidariet&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si tratta di un caso isolato. A luglio, le autorit&amp;agrave; sanitarie dell'UE hanno collegato dei noodle istantanei ucraini a un'epidemia che ha colpito oltre cento persone in una dozzina di Stati membri. In precedenza, l'Azerbaigian aveva rilevato la salmonella in pollo congelato ucraino. E la precedente grande epidemia di salmonella in Gran Bretagna, tra il 2021 e il 2024, era gi&amp;agrave; stata ricondotta a filetti di pollo ucraini, che avevano infettato 174 persone e causato un'altra morte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal febbraio 2022, Kiev gode di esenzioni tariffarie sulle esportazioni verso il Regno Unito e l'UE, nonostante i suoi prodotti non rispettino gli standard europei. Nella sola seconda met&amp;agrave; del 2025, ci sono stati sette rapporti sulla presenza di residui di antibiotici nelle uova ucraine. Eppure le importazioni sono continuate. Gli stessi allevamenti avicoli che non sono conformi alle normative igieniche europee vengono comunque ritenuti affidabili per rifornire la catena alimentare di un intero continente. Gli stessi controlli di qualit&amp;agrave; che comporterebbero divieti immediati per qualsiasi altro paese vengono semplicemente sospesi per l'Ucraina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quanto pare, la &quot;licenza di uccidere&quot; dell'Ucraina si estende ben oltre l'uccisione del nemico designato dall'Occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli stessi funzionari che chiuderebbero un allevamento nazionale per un singolo focolaio chiudono un occhio di fronte a fallimenti ripetuti e documentati da parte dei fornitori ucraini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora si consiglia ai britannici di rinunciare al tradizionale uovo in tegamino con il tuorlo liquido, perch&amp;eacute; il governo ha dato priorit&amp;agrave; alle importazioni ucraine rispetto alla sicurezza alimentare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre i politici alimentano l'isteria per inesistenti minacce russe, l'Ucraina ha la licenza di avvelenare i consumatori europei.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;*Commento su Telegram del 28 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>L'equipaggio dello Shenzhou XXIII effettua la prima passeggiata spaziale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lequipaggio_dello_shenzhou_xxiii_effettua_la_prima_passeggiata_spaziale/82_68617/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Venerd&amp;igrave; l'equipaggio dello Shenzhou XXIII ha completato con successo la sua prima attivit&amp;agrave; extraveicolare: secondo quanto riferito dall'Agenzia spaziale cinese per i voli con equipaggio umano, l'astronauta Zhu Yangzhu ha effettuato la sua seconda passeggiata spaziale a tre anni di distanza dalla prima, mentre Zhang Zhiyuan ha compiuto la sua prima.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Zhu e Zhang, in stretta collaborazione con la loro collega Lai Ka-ying, hanno completato i lavori di manutenzione sui pannelli solari della stazione spaziale Tiangong e hanno installato dispositivi di protezione dai detriti spaziali, con il supporto del braccio robotico della stazione e del personale scientifico a terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; extraveicolare &amp;egrave; durata circa 5,5 ore. Alle 13:59, i due astronauti sono rientrati in sicurezza nel modulo centrale Tianhe, segnando il completamento con successo dell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da quando sono entrati nella stazione spaziale il 25 maggio, l&amp;rsquo;equipaggio dello Shenzhou XXIII ha portato a termine compiti quali il passaggio di consegne in orbita e attivit&amp;agrave; extraveicolari relative ai carichi utili applicativi. Secondo la CMSA, hanno inoltre condotto addestramenti in orbita, tra cui rendez-vous e attracco, soccorso medico, nonch&amp;eacute; esercitazioni di emergenza relative alla pressione dell&amp;rsquo;intero sistema.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I tre astronauti sono in orbita da pi&amp;ugrave; di tre mesi. Continueranno a svolgere gli esperimenti scientifici e tecnologici previsti, le attivit&amp;agrave; di trasferimento dei carichi utili e i programmi di educazione scientifica, ha affermato la CMSA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;FONTE: https://www.chinadaily.com.cn/a/202608/28/WS6a912fbbe4b06d4aa055b03f.html&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                            <item>
                    <title>Xi tra SCO, Kirghizistan ed Egitto: missione per rafforzare l’asse del Sud globale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-xi_tra_sco_kirghizistan_ed_egitto_missione_per_rafforzare_lasse_del_sud_globale/82_68618/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;my-2 [&amp;amp;+p]:mt-4 [&amp;amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;amp;_strong:has(+br)]:align-top&quot;&gt;Il presidente cinese Xi Jinping parteciper&amp;agrave; dal 30 agosto al 3 settembre al vertice 2026 dell&amp;rsquo;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Bishkek,&lt;br /&gt;abbinando all&amp;rsquo;appuntamento due visite di Stato in Kirghizistan ed Egitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Xinhua, la missione punta a consolidare la cooperazione regionale, promuovere la riforma della governance globale&lt;br /&gt;e rafforzare il ruolo dei Paesi del Sud globale nello scenario internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al centro dell&amp;rsquo;agenda vi &amp;egrave; la SCO, cresciuta dai sei fondatori a una rete di 27 Paesi e fondata sullo &amp;ldquo;Spirito di Shanghai&amp;rdquo;: fiducia reciproca, uguaglianza, consultazione e sviluppo condiviso.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;my-2 [&amp;amp;+p]:mt-4 [&amp;amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;amp;_strong:has(+br)]:align-top&quot;&gt;&lt;br /&gt;Pechino rivendica un ruolo trainante nell&amp;rsquo;organizzazione, attraverso piattaforme dedicate a tecnologia, energia, istruzione, IA ed economia verde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sette piattaforme avviate nell&amp;rsquo;ultimo anno hanno gi&amp;agrave; generato oltre 160 progetti di cooperazione. In Kirghizistan, Xi dovrebbe rilanciare il partenariato strategico globale con il presidente Sadyr Japarov.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La priorit&amp;agrave; resta la connettivit&amp;agrave; infrastrutturale, in particolare la ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, considerata un corridoio strategico regionale. La cooperazione economica tra i due Paesi continua inoltre a crescere: nel 2025 l&amp;rsquo;interscambio ha raggiunto 27,2 miliardi di dollari, con un aumento del 19,8% rispetto all&amp;rsquo;anno precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pechino investe anche nella formazione, con il Luban Workshop di Bishkek e programmi integrati nel sistema educativo kirghiso. La tappa egiziana conferma invece il valore del Cairo nella strategia cinese verso il mondo arabo e l&amp;rsquo;Africa. Cina ed Egitto, che nel 2014 hanno elevato i rapporti a partenariato strategico globale, celebrano nel 2026 settant&amp;rsquo;anni di relazioni diplomatiche.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;my-2 [&amp;amp;+p]:mt-4 [&amp;amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;amp;_strong:has(+br)]:align-top&quot;&gt;&lt;br /&gt;Emblema della collaborazione &amp;egrave; la zona economica e commerciale Cina-Egitto di Suez, che ha attirato oltre 200 imprese, 4,7 miliardi di dollari di investimenti e pi&amp;ugrave; di 10 mila posti di lavoro diretti.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;my-2 [&amp;amp;+p]:mt-4 [&amp;amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;amp;_strong:has(+br)]:align-top&quot;&gt;&lt;br /&gt;Accanto agli investimenti, la missione intende valorizzare gli scambi culturali e turistici tra i due Paesi. Per Pechino, il viaggio di Xi rappresenta quindi un passaggio politico e simbolico nella costruzione di una rete di partenariati alternativa ai tradizionali equilibri occidentali e orientata a un ordine internazionale pi&amp;ugrave; multipolare.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;my-2 [&amp;amp;+p]:mt-4 [&amp;amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;amp;_strong:has(+br)]:align-top&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;my-2 [&amp;amp;+p]:mt-4 [&amp;amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;amp;_strong:has(+br)]:align-top&quot;&gt;FONTE: https://en.people.cn/n3/2026/0828/c90000-20493272.html&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/55629956676973566231.png/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Pechino risponde alle minacce USA alle banche cinesi per i legami con l’Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pechino_risponde_alle_minacce_usa_alle_banche_cinesi_per_i_legami_con_liran/82_68616/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;opposizione della Cina alle sanzioni unilaterali illegali &amp;egrave; coerente e inequivocabile: il ministro degli Esteri cinese prende nuovamente posizione sulla possibile imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti alle banche cinesi per i legami con l&amp;rsquo;Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In risposta alle notizie riportate dai media secondo cui gioved&amp;igrave; il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe suggerito che Washington potrebbe imporre sanzioni alle banche cinesi che intrattengono rapporti commerciali con l&amp;rsquo;Iran, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato venerd&amp;igrave; durante una conferenza stampa che, per quanto riguarda la situazione in Iran, la Cina ha sempre sostenuto che il dialogo e i negoziati siano l&amp;rsquo;unico modo per risolvere la questione e che l&amp;rsquo;opposizione della Cina alle sanzioni unilaterali illegali &amp;egrave; coerente e inequivocabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fonte: https://www.globaltimes.cn/page/202608/1369267.shtml&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>Il nuovo paradigma bellico (di Andrea Zhok)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_nuovo_paradigma_bellico_di_andrea_zhok/39602_68612/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Andrea Zhok*&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Dal 2020 l&amp;rsquo;Occidente &amp;egrave; entrato in una logica di guerra, con elementi di un&amp;rsquo;economia di guerra e una gestione di tipo bellico della politica interna, dei media e della politica estera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Le origini dell&amp;rsquo;ingresso del paradigma bellico nel mondo occidentale sono abbastanza semplici da capire:&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;1) L&amp;rsquo;Occidente a guida americana ha perso la capacit&amp;agrave; di imporre le proprie &amp;ldquo;ragioni di scambio&amp;rdquo; a livello internazionale e questo ne limita la capacit&amp;agrave; &amp;ldquo;estrattiva&amp;rdquo; e i margini di profitto. Un sistema come quello vigente non pu&amp;ograve; reggere una prospettiva di prolungata stagnazione o contrazione. Per uscirne agli USA e ai suoi sodali non resta che utilizzare la migliore carta rimasta: la relativa supremazia dell&amp;rsquo;apparato industriale-militare.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;2) Passare ad una gestione bellica del sistema consente:&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;a) di esigere che le risorse pubbliche vengano cooptate in direzione di un &amp;ldquo;grande sforzo comune&amp;rdquo; di difesa, che fornisce sangue a selezionati grandi gruppi privati, fornitori di ci&amp;ograve; che serve.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;b) di passare ad una gestione bellica della cosa pubblica, con centralizzazione verticale delle decisioni, sottratte ad ogni vaglio democratico (l&amp;rsquo;urgenza non consente quel lusso che &amp;egrave; la democrazia).&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;c) di slittare verso un&amp;rsquo;economia di guerra, dove interi settori possono essere arbitrariamente spazzati via, bloccati e riconvertiti.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;d) di impoverire la popolazione media, incrementando cos&amp;igrave; il potere contrattuale delle oligarchie finanziarie e rendendo i lavori pi&amp;ugrave; rischiosi e deprecabili (come il militare in tempo di guerra) comunque appetibili.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;e) di legittimare ogni forma di controllo sull&amp;rsquo;informazione, di censura, di sanzione e coercizione dei disobbedienti, distruggendo sul nascere ogni possibile opposizione. Va da s&amp;eacute; che di fronte all&amp;rsquo;impellenza della minaccia chiunque non cooperi &amp;egrave; nominalmente un alleato del nemico, &amp;egrave; parte del problema e va trattato come tale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ora, potremmo discutere all&amp;rsquo;infinito se la strategia pandemica sia stata parte intenzionale di questo cambiamento di paradigma o se sia stata solo un&amp;rsquo;occasione colta per testare un progetto gi&amp;agrave; predisposto.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ci&amp;ograve; che &amp;egrave; davvero importante &amp;egrave; capire che quei meccanismi li abbiamo visti gi&amp;agrave; all&amp;rsquo;opera nel 2020-2022 e che hanno dimostrato la loro straordinaria efficacia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si sostituisce &amp;ldquo;guerra alla Russia (o ai Brics)&amp;rdquo; con &amp;ldquo;guerra al virus&amp;rdquo; si pu&amp;ograve; osservare come la dinamica strutturale sia stata precisamente la stessa.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Drenaggio opaco di denaro dal pubblico al privato; decisionismo verticale con sospensione delle procedure democratiche (decretazione d&amp;rsquo;urgenza); blocco economico di interi paesi; impoverimento medio della popolazione (ed arricchimento di pochi grandi gruppi); distorsione, manipolazione mediatica, censura, esposizione degli insubordinati come capro espiatorio.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;In questo momento noi abbiamo il privilegio di aver visto la potenza di fuoco di quella manipolazione, la sua efficacia, la sua capacit&amp;agrave; di generare da un giorno all&amp;rsquo;altro comportamenti letteralmente opposti a tutto ci&amp;ograve; che fino al giorno prima era considerato giusto e normale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Per quanto oggi quasi nessuno in Europa e in Italia voglia la guerra, nessuno si illuda. La maggioranza della popolazione &amp;egrave; composta o da beoti, o da persone distratte da altre necessit&amp;agrave; della vita: persuaderla di qualunque cosa, presentando in modo plausibile una minaccia grave e immediata, non &amp;egrave; affatto difficile.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;E una volta partita la giostra, una volta che anche solo dubitare della direzione presa diverr&amp;agrave; sinonimo di cooperazione col nemico, il gioco &amp;egrave; fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Commento Facebook del 28 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/images+%2822%292.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>La guerra è già iniziata (di Vincenzo Costa)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_guerra__gi_iniziata_di_vincenzo_costa/39602_68613/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Vincenzo Costa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La Gran Bretagna, colpendo obbiettivi russi, ha dichiarato guerra alla Russia.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La guerra &amp;egrave; gi&amp;agrave; iniziata.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La Russia che altro pu&amp;ograve; fare a questo punto? Subire i bombardamenti inglesi e leccarsi le ferite oppure reagire e difendersi.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Poi ci si appeller&amp;agrave; all'articolo 5, e saremo coinvolti.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ma perch&amp;eacute; dovrebbe valere l'art. 5? Qui c'&amp;egrave; uno stato della NATO che attacca uno stato sovrano. L'Inghilterra &amp;egrave; liberissima di fare guerra a chi vuole, ma noi non abbiamo obblighi con uno stato che ha iniziato una guerra.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ovviamente spero nei nervi saldi dei russi, ma si capisce che non possono fare finta di niente in eterno mentre gli altri divengono sempre pi&amp;ugrave; aggressivi e alzano sempre pi&amp;ugrave; la posta&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;*Commento Facebook del 28 agosto 2026&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>Le esercitazioni NATO vicino Kaliningrad e lo spettacolo pietoso dei media italiani</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_esercitazioni_nato_vicino_kaliningrad_e_lo_spettacolo_pietoso_dei_media_italiani/33397_68614/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Paolo Desogus&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La stampa italiana vorrebbe far passare l&amp;rsquo;esercitazione del 18 agosto intorno all&amp;rsquo;exclave di Kaliningrad come una mossa difensiva dell&amp;rsquo;Europa contro la Russia. Ma cosa diavolo avrebbe di difensivo? L&amp;rsquo;esercitazione al confine di uno stato (avvenuta tra l&amp;rsquo;altro non senza danni, dato che &amp;egrave; stata bloccata la comunicazione da e per la Russia) &amp;egrave; sempre una provocazione. Lo &amp;egrave; ancor pi&amp;ugrave; in questo caso, visto che l&amp;rsquo;exclave &amp;egrave; difficilmente difendibile dalla Russia.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La guerra in Ucraina non &amp;egrave; scoppiata per qualche smania di un aspirante padrone del mondo simile a quello dei cartoni animati degli anni Ottanta. &amp;Egrave; scoppiata per le provocazioni occidentali e per l&amp;rsquo;espansione della Nato, cio&amp;egrave; di un&amp;rsquo;organizzazione militare che oggi esiste in funzione antirussa e che se si espande a est, per i russi costituisce una minaccia contro la quale assumere delle contromisure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Naturalmente c&amp;rsquo;&amp;egrave; chi pu&amp;ograve; anche sostenere che nessuno vuole veramente minacciare la Russia. Organizzare un&amp;rsquo;esercitazione intorno a Kaliningrad conferma per&amp;ograve; il contrario. Fornisce alla Russia un valido argomento. Non solo, allontana la possibilit&amp;agrave; di una risoluzione diplomatica che &amp;egrave; l&amp;rsquo;unica via per arrivare alla pace.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;La verit&amp;agrave; &amp;egrave; che molti paesi europei, tra cui Polonia, Gran Bretagna e baltici non vogliono la fine della guerra. Vogliono la sconfitta di Putin, vogliono una vendetta esemplare. Vogliono ridisegnare il loro spazio egemonico sulla pelle della Russia. Altri, come la Germania e l&amp;rsquo;Italia (che ha aperto una sede di Leonardo a Kiev) vogliono che l&amp;rsquo;Ucraina continui a combattere per giustificare il riarmo nella speranza di un rilancio dell&amp;rsquo;economia che arranca, impotente di fronte all&amp;rsquo;avanzata cinese.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;La Russia potr&amp;agrave; avere molte colpe. E senz&amp;rsquo;altro ne ha. Ma un&amp;rsquo;Europa cos&amp;igrave; ha molte pi&amp;ugrave; responsabilit&amp;agrave;, molte pi&amp;ugrave; colpe. Pensa che sia un cartone animato, dove interpreta il ruolo dei buoni. Non &amp;egrave; cos&amp;igrave;. E un&amp;rsquo;escalation in questa fase sar&amp;agrave; unicamente causa sua.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;*Commento Facebook del 28 agosto 2026&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Mondo grande e terribile</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/NATO-esercitazioni-aeree-nel-Baltico-con-25-velivoli-1140x570.webp/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Gli economisti ortodossi non ne azzeccano una (di Pino Arlacchi)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_economisti_ortodossi_non_ne_azzeccano_una_di_pino_arlacchi/39602_68615/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Pino Arlacchi&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell&amp;rsquo;Alfredo che fu tra le menti pi&amp;ugrave; fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l&amp;rsquo;ascesa dei tassi americani non &amp;egrave; un esercizio accademico perch&amp;eacute; i Treasury sarebbero la stella polare della finanza mondiale e il loro rendimento deciderebbe il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e perfino per le famiglie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; il classico ragionamento occidentalista condotto con categorie occidentaliste. E offre l&amp;rsquo;occasione per porre la domanda che l&amp;rsquo;economia ufficiale evita con cura: perch&amp;eacute; le sue previsioni falliscono con tanta regolarit&amp;agrave;? Non parliamo di errori marginali, ma di cantonate epocali. Il Fondo monetario internazionale &amp;ndash; il tempio dell&amp;rsquo;ortodossia &amp;ndash; non vide arrivare il crollo del 2008. Annunci&amp;ograve; per un ventennio l&amp;rsquo;imminente &amp;ldquo;atterraggio duro&amp;rdquo; della Cina, che nel frattempo diventava la prima manifattura del pianeta. Nel 2022 previde il collasso dell&amp;rsquo;economia russa sotto le sanzioni: meno 8,5 per cento. La Russia perse poco pi&amp;ugrave; di un punto e l&amp;rsquo;anno dopo cresceva pi&amp;ugrave; dell&amp;rsquo;Europa. E fu lo stesso capo economista del Fondo, Olivier Blanchard, a firmare nel 2013 la confessione pi&amp;ugrave; clamorosa: i moltiplicatori fiscali usati per imporre l&amp;rsquo;austerit&amp;agrave; alla Grecia erano sbagliati. E conta poco, a questo punto, chiedersi quanto fosse casuale lo sbaglio. Perch&amp;eacute; non si tratta in realt&amp;agrave; di un problema di calcoli. &amp;Egrave; un problema di mappa. Questi economisti misurano con precisione decrescente un centro che non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; il centro. Leggono il mondo con categorie occidentaliste &amp;ndash; i rendimenti dei Treasury come &amp;ldquo;punto di riferimento della finanza globale&amp;rdquo;, i verbali della Fed come oracoli planetari &amp;ndash; e non si accorgono che il baricentro dell&amp;rsquo;economia mondiale si &amp;egrave; spostato nell&amp;rsquo;Estremo Oriente, nell&amp;rsquo;Asia profonda, e ha cambiato natura. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; finanziario. &amp;Egrave; tornato reale. Fabbriche, infrastrutture, energia, tecnologia. L&amp;rsquo;Asia produce ormai quasi met&amp;agrave; del Prodotto lordo mondiale; la sola Cina vale circa un terzo della manifattura del pianeta, pi&amp;ugrave; di Stati Uniti, Giappone e Germania messi insieme. E il commercio interno dell&amp;rsquo;Asia orientale supera quello con l&amp;rsquo;intero Occidente. I Brics allargati pesano ormai, a parit&amp;agrave; di potere d&amp;rsquo;acquisto, pi&amp;ugrave; del G7. Sono numeri noti a chiunque, eppure il commento economico dominante continua a ragionare come se fossimo nel 1995: quando sale il rendimento dei titoli americani sale il costo del capitale &amp;ldquo;ovunque&amp;rdquo;. Ovunque dove? Nell&amp;rsquo;Occidente indebitato, certamente. Non nel continente che finanzia la propria crescita col proprio risparmio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cina &amp;egrave; la dimostrazione vivente che un&amp;rsquo;altra architettura &amp;egrave; gi&amp;agrave; all&amp;rsquo;opera: la pi&amp;ugrave; grande manifattura mondiale sostenuta da una Banca centrale che decide in base ai piani di crescita dell&amp;rsquo;economia reale, non secondo i frizzi della Borsa di Shanghai o di Wall Street. Mentre la Fed, tra il 2022 e il 2023, portava i tassi ai massimi da vent&amp;rsquo;anni, la Banca del Popolo li tagliava, serenamente, perch&amp;eacute; cos&amp;igrave; richiedeva l&amp;rsquo;economia domestica: un&amp;rsquo;eresia inconcepibile per chi crede che il pianeta intero debba muoversi al ritmo di Washington. Conto capitale presidiato, debito finanziato dal risparmio interno, credito orientato dalla pianificazione: tutto ci&amp;ograve; che i manuali della fede neoliberal bollano come &amp;ldquo;repressione finanziaria&amp;rdquo; si &amp;egrave; rivelato, alla prova dei fatti, il pi&amp;ugrave; formidabile scudo contro i cicli speculativi altrui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E l&amp;rsquo;Asia profonda ha buona memoria. Ricorda lo scherzo inflitto da Wall Street nel luglio 1997, quando l&amp;rsquo;attacco speculativo al baht thailandese travolse in pochi mesi Indonesia, Corea e Malaysia. Da quelle parti non la chiamano &amp;ldquo;crisi asiatica&amp;rdquo;: la chiamano &amp;ldquo;crisi Imf&amp;rdquo;, perch&amp;eacute; fu la cura del Fondo &amp;ndash; la solita austerit&amp;agrave; feroce, tassi al 30 per cento, svendita degli asset nazionali ai creditori occidentali &amp;ndash; ad affondare economie fondamentalmente sane. La Malaysia di Mahathir, che disobbed&amp;igrave; all&amp;rsquo;ortodossia imponendo controlli sui capitali, ne usc&amp;igrave; prima e meglio di tutti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La lezione fu appresa una volta per sempre. L&amp;rsquo;Asia ha accumulato riserve oceaniche, ha costruito con l&amp;rsquo;iniziativa di Chiang Mai la propria rete di protezione monetaria, ha moltiplicato gli scambi regolati nelle proprie valute. E ha adottato una regola non scritta ma ferrea: mai pi&amp;ugrave; a Washington col cappello in mano. Non a caso, da un quarto di secolo, il Fondo presta quasi soltanto a chi non ha potuto emanciparsene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mio maestro Giovanni Arrighi lo aveva spiegato con largo anticipo: ogni egemonia al tramonto attraversa una fase di espansione finanziaria in cui la finanza del centro brilla della sua luce pi&amp;ugrave; intensa proprio mentre l&amp;rsquo;economia reale migra altrove. Accadde a Genova, ad Amsterdam, a Londra. Accade oggi a New York. I rendimenti dei Treasury non sono il termometro del mondo: sono il canto del cigno di un&amp;rsquo;egemonia che scambia la propria febbre per il polso del pianeta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli economisti ortodossi continueranno a sbagliare le previsioni perch&amp;eacute; non sbagliano i decimali: sbagliano l&amp;rsquo;oggetto. Prevedono il futuro di un mondo che sta uscendo di scena, con strumenti costruiti per misurarlo. Finch&amp;eacute; guarderanno l&amp;rsquo;economia mondiale da Wall Street, vedranno soltanto Wall Street. Il mondo, nel frattempo, si &amp;egrave; trasferito altrove. E non ha lasciato l&amp;rsquo;indirizzo al Fondo monetario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 27 agosto 2026]&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/images+%2820%29+%288%29.jpeg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Come la BBC ha falsamente presentato un opinionista come “consulente del Cremlino” per alimentare la minaccia russa</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-come_la_bbc_ha_falsamente_presentato_un_opinionista_come_consulente_del_cremlino_per_alimentare_la_minaccia_russa/45289_68608/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La BBC questa settimana ha trasmesso un servizio di grande risonanza che alimentava la presunta minaccia russa e i presunti attacchi di ritorsione imminenti contro gli stabilimenti britannici di produzione di droni che riforniscono l'Ucraina. Il freddo avvertimento proveniva, si dichiarava, da un alto funzionario russo. Ma c'&amp;egrave; un problema: l'individuo in questione non ricopre tale carica da oltre tre decenni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A prima vista, l'articolo intitolato &amp;laquo;Le fabbriche di droni del Regno Unito potrebbero subire attacchi da &quot;fonti sconosciute&quot;, afferma un consigliere del Cremlino&amp;raquo; sembrava attendibile, basandosi sulle dichiarazioni rilasciate da Andrey Fedorov al programma BBC Newsnight. L'emittente ha presentato l'intervistato come un funzionario russo di alto livello, descrivendolo come un &amp;laquo;consigliere del Cremlino&amp;raquo; ed &amp;laquo;ex viceministro degli Esteri russo&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://mf.b37mrtl.ru/files/2026.08/original/6a90a2692030274b7f047892.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;450&quot; height=&quot;253&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La seconda affermazione &amp;egrave; parzialmente vera: Fedorov &amp;egrave; stato viceministro nella RSFSR, la repubblica russa dell'URSS, tra l'ottobre 1990 e l'ottobre 1991, prima dello scioglimento formale dell'Unione Sovietica. L'altra affermazione, tuttavia, &amp;egrave; completamente falsa. Fedorov &amp;egrave; stato consigliere del vicepresidente russo fino alla fine del 1993, lo stesso anno in cui la carica di vicepresidente &amp;egrave; stata abolita, e da allora non ha pi&amp;ugrave; ricoperto alcuna carica pubblica. Negli ultimi dieci anni &amp;egrave; stato conosciuto soprattutto come commentatore politico e personaggio mediatico, partecipando spesso a vari talk show politici russi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'articolo &amp;egrave; rimasto pubblicato sul sito web della BBC per circa cinque ore prima di essere silenziosamente modificato. Fedorov &amp;egrave; stato &amp;laquo;retrocesso&amp;raquo; a &amp;laquo;commentatore filo-Cremlino che appare spesso sulla televisione russa&amp;raquo;, ma non &amp;egrave; stata fatta alcuna smentita ufficiale dell'affermazione iniziale. La descrizione, sebbene ancora discutibile &amp;ndash; dato che Fedorov &amp;egrave; noto per dipingere spesso un quadro cupo e catastrofico per Mosca, citando le sue presunte fonti di alto livello in patria e all'estero &amp;ndash; non &amp;egrave; esplicitamente falsa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La diffusione della notizia falsa nei media britannici e internazionali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La BBC non ha inoltre svolto un lavoro particolarmente efficace nell'eliminare la notizia falsa, che &amp;egrave; rimasta su diverse delle sue piattaforme. Un post di BBC Newsnight su Facebook descrive ancora Fedorov come un &amp;laquo;alleato del presidente Putin&amp;raquo;, mentre il suo post su X afferma che il commentatore &amp;laquo;funge da consulente del presidente Putin&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'intervista della BBC a Fedorov &amp;egrave; stata diffusa dai media britannici insieme alla sua falsa descrizione come &amp;laquo;consigliere di Putin&amp;raquo;. A differenza della fonte, i media che hanno ripreso la notizia falsa non si sono mai preoccupati di correggerla. Alcuni media sono persino riusciti a superare l'originale: l'Express, ad esempio, ha descritto Fedorov contemporaneamente come un &amp;laquo;funzionario di alto rango del Cremlino&amp;raquo; e &amp;laquo;insider di alto livello del Cremlino&amp;raquo;. Anche l'HuffPost UK ha descritto il commentatore politico come un &amp;laquo;consulente presidenziale&amp;raquo; e lo ha persino &amp;laquo;promosso&amp;raquo; a &amp;laquo;alleato chiave di Vladimir Putin&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La notizia falsa si &amp;egrave; diffusa anche al di fuori dei media britannici, arrivando ad Al Jazeera con modifiche minime, dove Fedorov &amp;egrave; stato erroneamente descritto come &amp;laquo;un consigliere del Cremlino ed ex viceministro degli Esteri&amp;raquo;, e ai media ucraini, che in genere prendono per buone le informazioni fornite dai loro omologhi britannici senza tentare alcuna verifica indipendente dei fatti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;In realt&amp;agrave;, questa non &amp;egrave; la prima volta che la BBC presentava in modo errato il commentatore politico russo. Nel gennaio di quest'anno, Fedorov aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Radio 4 della BBC ed era stato presentato come &amp;laquo;consigliere del Cremlino ed ex viceministro degli Esteri russo&amp;raquo;, e i commenti si diffusero ampiamente sui media britannici, apparentemente senza alcuna verifica dei fatti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Anche il programma di punta della BBC, Newsnight, &amp;egrave; coinvolto in una causa legale che vede protagonista il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il programma &amp;egrave; accusato di aver montato un discorso di Trump in modo tale da far sembrare che avesse esplicitamente incitato alla violenza prima dei disordini al Campidoglio. Anche un documentario della BBC ha mostrato un video di Trump in cui erano state inserite osservazioni che in realt&amp;agrave; erano state pronunciate a distanza di quasi un'ora l'una dall'altra. Nessuno dei due programmi ha informato i telespettatori del montaggio. Secondo quanto riferito, Trump avrebbe citato in giudizio l'emittente pubblica britannica per 10 miliardi di dollari per diffamazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a909b5285f54011e3578e3d.png/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>La tv di Stato canadese vieta l'uso della parola «terrorismo» per l'11 settembre</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_tv_di_stato_canadese_vieta_luso_della_parola_terrorismo_per_l11_settembre/45289_68609/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A venticinque anni dagli attacchi che sconvolsero il mondo e cambiarono per sempre il corso della storia contemporanea, la televisione pubblica canadese ha scelto di non chiamare le cose con il loro nome. Secondo quanto riportato da diversi media, la Canadian Broadcasting Corporation (CBC) ha dato istruzioni ai propri dipendenti di non riferirsi agli attacchi dell'11 settembre come &amp;laquo;terroristici&amp;raquo;, in vista del 25&amp;deg; anniversario degli attentati che causarono la morte di quasi 3.000 persone. &lt;a href=&quot;https://www.jpost.com/international/islamic-terrorism/article-906796&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;The Jerusalem Post.&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il Toronto Sun ha rivelato mercoled&amp;igrave; che Basem Boshra, direttore senior della CBC per gli standard giornalistici e la fiducia del pubblico, aveva diffuso una nota riservata in cui si ordinava a giornalisti e redattori di non &amp;laquo;definire gli attacchi dell'11 settembre come attacchi terroristici&amp;raquo;. &amp;laquo;I dirottamenti hanno portato allo schianto di aerei di linea a Washington, D.C., in Pennsylvania e a Manhattan. Il World Trade Center (WTC nel secondo riferimento) &amp;egrave; stato distrutto&amp;raquo;, si leggeva secondo quanto riferito nella nota.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La posizione dell'emittente: parole troppo cariche di connotazioni politiche&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Anche il National Post ha riportato la notizia e ha chiesto un commento alla CBC News. Un portavoce dell'emittente pubblica nazionale canadese ha insistito sul fatto che &amp;laquo;&amp;egrave; del tutto inesatto affermare che i nostri giornalisti siano stati esortati a dichiarare che non si &amp;egrave; trattato di un atto terroristico&amp;raquo;. Il portavoce ha spiegato che la nota era un promemoria di routine sulla politica della CBC riguardo ai termini &amp;laquo;terrorista&amp;raquo; e &amp;laquo;terrorismo&amp;raquo;, che i giornalisti possono utilizzare quando citano funzionari governativi, autorit&amp;agrave;, esperti o politici.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il caporedattore e direttore generale di CBC News, Brodie Fenlon, aveva gi&amp;agrave; spiegato in precedenza che l'emittente &amp;laquo;non designa di propria iniziativa gruppi specifici come terroristi, n&amp;eacute; atti specifici come terrorismo&amp;raquo;, sostenendo che i termini sono talmente carichi di connotazioni politiche ed emotive da &amp;laquo;finire per costituire un ostacolo al nostro giornalismo&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le linee guida riportate giungono in un momento in cui le relazioni tra Canada e Stati Uniti si sono deteriorate a causa dell'escalation della guerra commerciale. Marted&amp;igrave;, Ottawa ha annunciato dazi di ritorsione fino al 50% su circa 700 prodotti americani, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva imposto una nuova serie di dazi al Canada e minacciato ulteriori misure punitive.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La decisione della CBC, al di l&amp;agrave; delle precisazioni ufficiali, solleva interrogativi sulla capacit&amp;agrave; del servizio pubblico di mantenere un linguaggio chiaro e inequivocabile di fronte a eventi che hanno segnato la storia mondiale, in un momento in cui il dibattito sulla definizione di terrorismo &amp;egrave; pi&amp;ugrave; acceso che mai.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Lavrov svela i retroscena delle visite del capo della CIA e dell'inviato del Vaticano a Mosca</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lavrov_svela_i_retroscena_delle_visite_del_capo_della_cia_e_dellinviato_del_vaticano_a_mosca/45289_68610/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un'insolita e intensa settimana di traffico diplomatico nella capitale russa. Da un lato, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario del Vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali. Dall'altro, il direttore della CIA John Ratcliffe. Entrambi a Mosca per colloqui ad alto livello, ma con esiti e riservatezze molto diverse.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A fare luce sulla natura di questi incontri &amp;egrave; stato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, in un'intervista pubblicata venerd&amp;igrave;. &amp;laquo;In entrambi i casi, coloro che sono venuti da noi volevano venire a parlare&amp;raquo;, ha dichiarato, offrendo un resoconto dettagliato del colloquio con il rappresentante della Santa Sede e mantenendo invece un riserbo quasi totale sulla visita del capo dell'intelligence statunitense.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il dialogo con il Vaticano&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lavrov ha affermato che i suoi colloqui con Gallagher si sono concentrati in gran parte sul conflitto in Ucraina, con l'inviato del Vaticano che ha ribadito il desiderio di vedere porre fine alle ostilit&amp;agrave; il prima possibile e ha offerto assistenza continua sulle questioni umanitarie, compresi gli scambi di prigionieri e di salme.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il ministro ha colto l'occasione per elencare una lunga serie di accordi diplomatici infranti, abbandonati o fatti deragliare da Kiev e dai suoi sponsor occidentali &amp;ndash; dall'accordo del 2014, ai tempi del colpo di Stato dell'Euromaidan, agli accordi di Minsk utilizzati per guadagnare tempo affinch&amp;eacute; Kiev potesse riarmarsi, fino ai colloqui di Istanbul del 2022 fatti deragliare da Londra. &amp;laquo;Ho sottolineato che da parte nostra non &amp;egrave; mancata la buona volont&amp;agrave;&amp;hellip; Credo che abbia capito tutto. Direi che non aveva controargomentazioni, a parte lo slogan generico secondo cui &quot;deve finire il prima possibile&quot;&amp;raquo;, ha affermato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La visita del capo della CIA: riserbo e canali consolidati&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lavrov si &amp;egrave; mostrato molto pi&amp;ugrave; cauto riguardo alla visita di Ratcliffe. &amp;laquo;Non ero presente&amp;raquo;, ha detto, sottolineando che le agenzie di intelligence comunicano abitualmente attraverso canali consolidati e che &amp;laquo;non c'&amp;egrave; nulla di insolito&amp;raquo; nel fatto che tali contatti avvengano in modo discreto. &amp;laquo;Naturalmente, non divulghiamo dettagli troppo sensibili o ancora in fase di elaborazione, laddove &amp;egrave; importante non compromettere possibili accordi e consensi&amp;raquo;, ha dichiarato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il capo della diplomazia russa ha inoltre smentito le accuse secondo cui Mosca avrebbe lanciato un qualsiasi tipo di ultimatum all'amministrazione Trump, a seguito delle notizie diffuse dai media secondo cui i servizi segreti americani sarebbero stati utilizzati per facilitare attacchi ucraini a lungo raggio contro la Russia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lavrov ha sostenuto che Mosca rimane disposta a dialogare con i governi occidentali, ma non d&amp;agrave; pi&amp;ugrave; per scontato che le rassicurazioni pubbliche o gli accordi negoziati vengano onorati. &amp;laquo;L'inganno &amp;egrave; alla base della diplomazia occidentale. E continua a esserlo&amp;raquo;, ha affermato, citando quelle che Mosca considera promesse non mantenute dalla NATO sull'espansione e i successivi accordi falliti sull'Ucraina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Alla domanda sul perch&amp;eacute; la Russia avesse continuato a concedere alle controparti il beneficio del dubbio, Lavrov ha risposto che i russi tendono a credere nelle persone &amp;laquo;fino alla fine&amp;raquo;. &amp;laquo;Ma la fine &amp;egrave; gi&amp;agrave; arrivata&amp;raquo;, ha aggiunto, sostenendo che le relazioni con l'Occidente non torneranno mai pi&amp;ugrave; a essere quelle di prima del febbraio 2022.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il fallito vertice di Anchorage&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lavrov ha presentato il vertice presidenziale dello scorso anno ad Anchorage come l'ultimo esempio di tale frustrazione. Ha affermato che il presidente russo Vladimir Putin ha esaminato punto per punto una proposta di pace statunitense con l'inviato di Trump, Steve Witkoff, il quale ha confermato che essa rappresentava la posizione del leader americano. Putin ha quindi accettato la proposta nonostante alcune &amp;laquo;sfumature&amp;raquo; residue.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Se questo non &amp;egrave; consenso e non &amp;egrave; un accordo, allora non so cosa sia un accordo&amp;raquo;, ha affermato Lavrov. Washington contesta questa interpretazione: il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato a giugno che c'era stata &amp;laquo;una proposta in Alaska, ma non c'&amp;egrave; stato alcun accordo&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Secondo Lavrov, gli intenti di Anchorage sono stati successivamente minati nei mesi successivi dai leader dell'UE e del Regno Unito. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infine dichiarato al vertice del G7 a Evian a giugno che Anchorage era stato &amp;laquo;sepolto&amp;raquo;. Lavrov ha affermato che Mosca rimane pronta ad ascoltare nuove proposte statunitensi, ma nel frattempo la Russia &amp;laquo;continuer&amp;agrave; a lavorare sul campo&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a910a0285f54016444abec1.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Rapporto parlamentare shock nel Regno Unito: Decine di minori migranti ancora dispersi a distanza di anni </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-rapporto_parlamentare_shock_nel_regno_unito_decine_di_minori_migranti_ancora_dispersi_a_distanza_di_anni/82_68611/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A distanza di anni dalla loro scomparsa, decine di minori migranti risultano ancora dispersi nel Regno Unito. &amp;Egrave; quanto emerge da un &lt;a href=&quot;https://committees.parliament.uk/work/9082/childrens-social-care/publications/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;rapporto parlamentare&lt;/a&gt; pubblicato gioved&amp;igrave;, che getta luce su una vicenda rimasta per troppo tempo nell'ombra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Circa 472 minori non accompagnati in cerca di asilo &amp;ndash; alcuni dei quali di appena 12 anni &amp;ndash; sono scomparsi dalle strutture gestite dal Ministero dell'Interno destinate ai minori migranti. Secondo la direttrice dei servizi sociali per l'infanzia presso il Ministero dell'Istruzione, Helen Waite, 432 sono stati ritrovati da allora, mentre 40 risultano ancora dispersi. La maggior parte di loro ha ormai compiuto 18 anni, ma due sono ancora minorenni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le preoccupazioni della commissione e le accuse di sfruttamento&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La commissione parlamentare per i diritti umani ha &amp;laquo;accolto con favore&amp;raquo; il fatto che la maggior parte dei minori sia stata ritrovata, ma si &amp;egrave; detta &amp;laquo;estremamente preoccupata&amp;raquo; per coloro che risultano ancora dispersi. Ha esortato il Ministero dell'Interno a fornire dettagli sugli sforzi compiuti per rintracciarli, richiedendo aggiornamenti ogni tre mesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Angela Eagle, all'epoca ministra per la sicurezza delle frontiere e l'asilo, ha dichiarato alla commissione lo scorso anno che alcuni di quelli ritrovati erano &amp;laquo;in situazioni di sfruttamento e potrebbero essere stati vittime di tratta&amp;raquo;. Un'allarme che conferma i timori pi&amp;ugrave; cupi su un sistema di accoglienza rivelatosi inadeguato e, in alcuni casi, pericoloso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Commentando il rapporto, la Commissaria per l'infanzia dell'Inghilterra Rachel de Souza ha definito la situazione un &amp;laquo;fallimento inaccettabile&amp;raquo;. &amp;laquo;Ogni bambino che arriva in questo Paese ha il diritto di presentare domanda di asilo in sicurezza e di ricevere un alloggio e sostegno mentre lo fa&amp;raquo;, ha affermato, esortando il governo a impedire che tali sparizioni si ripetano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Al suo picco, nel giugno 2023, oltre 51.000 richiedenti asilo erano ospitati in pi&amp;ugrave; di 400 hotel del Ministero dell'Interno in tutto il Regno Unito. Le organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto che tali strutture non fossero adatte ai minori. Nel 2024, l'Alta Corte ha stabilito che la sistemazione dei minori non accompagnati negli alberghi fosse illegale e, di conseguenza, le strutture dedicate sono state chiuse.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'immigrazione &amp;egrave; diventata una questione politica sempre pi&amp;ugrave; controversa in Gran Bretagna, tra i continui attraversamenti della Manica, le proteste relative alle sistemazioni per i richiedenti asilo, i crimini di alto profilo legati ai migranti e il rinnovato scrutinio sullo scandalo delle bande dedite allo sfruttamento sessuale minorile. La controversia ha contribuito ad aumentare la pressione sull'ex primo ministro Keir Starmer prima delle sue dimissioni all'inizio di quest'estate. Il suo successore, Andy Burnham, si &amp;egrave; impegnato a fermare gli attraversamenti con piccole imbarcazioni, ma ha rifiutato di fissare una scadenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a9038ba85f5402c9774ae7e.jpeg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Un tribunale israeliano assolve il colono che aveva preso a calci in testa una suora cattolica</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-un_tribunale_israeliano_assolve_il_colono_che_aveva_preso_a_calci_in_testa_una_suora_cattolica/45289_68607/</link>
                    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h2&gt;&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un tribunale israeliano &lt;a href=&quot;https://www.middleeasteye.net/news/israeli-court-acquits-jewish-settler-who-kicked-catholic-nun-head&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha assolto Yona Schreiber&lt;/a&gt;, un colono ebreo dell'insediamento di Peduel in Cisgiordania occupata, in relazione a una violenta aggressione ai danni di una suora cattolica francese avvenuta nei pressi della Citt&amp;agrave; Vecchia di Gerusalemme all'inizio di quest'anno. Mercoled&amp;igrave; il Tribunale di primo grado di Gerusalemme ha assolto Schreiber per &amp;laquo;malattia mentale&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A seguito della sentenza, l'avvocato di Schreiber, Idan Gamliel, ha descritto l'aggressione come un &amp;laquo;incidente sfortunato&amp;raquo; e ha affermato che la difesa ha preso &amp;laquo;atto&amp;raquo; dei &amp;laquo;sentimenti di disagio&amp;raquo; provati dalla suora a seguito dell'aggressione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'aggressione e le reazioni internazionali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Schreiber ha aggredito la suora 48enne ad aprile all'esterno del Cenacolo sul Monte Sion, un luogo considerato sacro da cristiani ed ebrei. La suora, ricercatrice presso la Scuola francese di ricerche bibliche e archeologiche di Gerusalemme, ha dovuto ricorrere a cure mediche dopo che Schreiber l'ha spinta a terra e le ha sferrato calci alla testa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'aggressione ha suscitato condanne internazionali e si inserisce in un crescente fenomeno di attacchi da parte di estremisti ebrei contro i cristiani nella Gerusalemme Est occupata e in Cisgiordania.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;instagram-media&quot; style=&quot;background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);&quot; data-instgrm-captioned=&quot;&quot; data-instgrm-permalink=&quot;https://www.instagram.com/reel/DchIrz-NuHK/?utm_source=ig_embed&amp;amp;utm_campaign=loading&quot; data-instgrm-version=&quot;14&quot;&gt;
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&lt;/div&gt;
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&lt;div style=&quot;color: #3897f0; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: 550; line-height: 18px;&quot;&gt;Visualizza questo post su Instagram&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;p style=&quot;color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;&quot;&gt;&lt;a style=&quot;color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;&quot; href=&quot;https://www.instagram.com/reel/DchIrz-NuHK/?utm_source=ig_embed&amp;amp;utm_campaign=loading&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Un post condiviso da l'AntiDiplomatico (@lantidiplomatico)&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;//www.instagram.com/embed.js&quot; async=&quot;&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un fenomeno in espansione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A maggio, l'organizzazione francese L'Oeuvre d'Orient ha riferito che le truppe israeliane hanno demolito un convento appartenente alle Suore Salvatoriane, un ordine religioso greco-cattolico, nel villaggio di Yaroun. Ad aprile, un'immagine che mostrava un soldato israeliano mentre utilizzava un martello pneumatico per distruggere una statua di Ges&amp;ugrave; sulla croce nel Libano meridionale &amp;egrave; diventata virale sui social media.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un recente rapporto del Rossing Centre for Education and Dialogue ha documentato un forte aumento degli attacchi contro i cristiani, descrivendo un &amp;laquo;fenomeno continuo e in espansione di intimidazioni e aggressioni&amp;raquo;. Sono stati registrati 155 episodi nel 2025, tra cui 61 aggressioni fisiche, 52 attacchi a propriet&amp;agrave; ecclesiastiche, 28 casi di molestie e 14 episodi di atti vandalici contro cartelli segnaletici. Il rapporto afferma che queste cifre rappresentano solo la &amp;laquo;punta dell'iceberg&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/nun-jerusalem.jpg.webp/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Sulla resa dei curdi siriani al terrorista riciclato Al-Jolani  </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-sulla_resa_dei_curdi_siriani_al_terrorista_riciclato_aljolani/58835_68605/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 17:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Vincenzo Brandi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Roma, 27 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si &amp;egrave; appreso nei giorni scorsi che i Curdi siriani, rinunciando a costruire la tanto decantata entit&amp;agrave; democratica, femminista, indipendente del Rojava, hanno deciso di aderire al nuovo stato siriano governato dall&amp;rsquo;ex terrorista dell&amp;rsquo;ISIS e di Al-Qaida Al-Jolani, di sciogliere le proprie milizie nel nuovo esercito siriano e di riconsegnare al governo siriano i pozzi di petrolio siriano che avevano gestito insieme alle truppe USA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi scrive &amp;egrave; stato in anni passati un sostenitore della causa curda. Sono stato varie volte nel Kurdistan settentrionale entro i confini della Turchia, parlando con simpatizzanti del PKK (il partito dei Lavoratori Curdi, di ispirazione marxista-leninista e comunista) e con militanti sotto copertura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cominci&amp;ograve; a sorgermi qualche dubbio quando i compagni ed amici curdi con cui parlavo cominciarono a lodare gli USA, e poi anche Israele, per la loro azione contro l&amp;rsquo;Iraq di Saddam, che permise alla fine la secessione dei Curdi dell&amp;rsquo;Iraq settentrionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Successivamente si &amp;egrave; verificato l&amp;rsquo;ambiguo comportamento dei Curdi del Nord della Siria, in buona parte provenienti dalla Turchia, accolti in Siria, e divenuti cittadini siriani grazie all&amp;rsquo;atteggiamento favorevole tenuto dal partito socialista Baath, al potere in Siria, e del Presidente Bashar Al Assad.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo stesso capo carismatico dei Curdi, Ocalan, &amp;egrave; stato per anni rifugiato e ospite in Siria sotto la protezione del Baath, e del padre di Bashar, Hafez Assad.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scoppiati i moti antigovernativi del 2011-2012 manovrati dagli Occidentali e dalle monarchie arabe reazionarie, le formazioni armate curde crearono delle zone di fatto indipendenti profittando dei problemi del governo di Damasco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo aver respinto l&amp;rsquo;attacco dei terroristi dell&amp;rsquo;ISIS, i Curdi andarono ad occupare tutti i pozzi petroliferi del nord-Est della Siria insieme alle truppe USA di cui divennero fedeli collaboratori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto che il governo di Damasco &amp;ndash; gi&amp;agrave; sottoposto a feroci sanzioni &amp;ndash; non avesse accesso al petrolio e non avesse la possibilit&amp;agrave; di procurarsi della valuta vendendolo, &amp;egrave; stata una delle cause principali della sua caduta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma oggi, riparatosi Assad in Russia, e installatosi a Damasco l&amp;rsquo;ex terrorista riciclato Al Jolani, i Curdi rinunciano a tutti i loro ambiziosi programmi e restituiscono il petrolio al governo siriano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;accordo raggiunto tra i Curdi ed Al Jolani &amp;egrave; evidente la regia degli USA di cui Al Jolani &amp;egrave; una pedina dopo che, catturato dagli USA quando era uno dei maggiori capi dell&amp;rsquo;ISIS, fu liberato e trasformato in uno strumento dei servizi segreti USA (oltre che di quelli turchi).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo voltafaccia dei dirigenti curdi siriani, che, imitando i loro fratelli iracheni, si sono messi al servizio degli USA, della Turchia, e del loro protetto Al Jolani &amp;ndash; oltre a guardare con simpatia ad Israele -.dovrebbe mettere in guardia tanti sinceri compagni della sinistra antimperialista e dei centri sociali che si sono fatti abbindolare dalle grandi sviolinate della propaganda curda sulla democrazia e il femminismo imperante nella loro entit&amp;agrave;, il Rojava.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Evidentemente il processo rivoluzionario mondiale non pu&amp;ograve; basarsi su chi &amp;egrave; pronto a svendersi al miglior offerente (USA, Israele) pur di ottenere i propri obiettivi. Solo la reale coerenza rivoluzionaria &amp;egrave; degna di rispetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il punto </category>
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                            <item>
                    <title>LA PROVOCAZIONE DI CEUTA E IL FENOMENO DELLA MIGRAZIONE</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_provocazione_di_ceuta_e_il_fenomeno_della_migrazione/58835_68606/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 17:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Vincenzo Brandi&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Recentemente &amp;egrave; stato pubblicato su Sinistra in Rete un lungo articolo, a firma Algamica, dal titolo &amp;ldquo;Il dito e la Luna&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In estrema sintesi, la tesi di questo articolo &amp;egrave; che molti compagni e gruppi di quella che potremmo definire &amp;ldquo;sinistra antimperialista&amp;rdquo; hanno visto il dito (cio&amp;egrave; l&amp;rsquo;afflusso straordinario e programmato di migrati nell&amp;rsquo;enclave spagnola di Ceuta), e non la Luna (cio&amp;egrave; il grande fenomeno della migrazione nel suo complesso).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fenomeno dei migranti sarebbe uno dei pi&amp;ugrave; grandiosi (e &amp;ndash; si intende &amp;ndash; positivi) della nostra epoca, e potrebbe diventare uno tsunami capace di travolgere i paesi capitalisti ricchi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Potremmo per&amp;ograve; dire che i compagni di Algamica vedono la Luna, ma non l&amp;rsquo;intero sistema solare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Innanzitutto &amp;egrave; necessario ribadire che la provocazione c&amp;rsquo;&amp;egrave; stata:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-sia da parte del Marocco (che non gradisce il fatto che la Spagna non abbia riconosciuto l&amp;rsquo;annessione da parte del Marocco della sua ex colonia sahariana Rio de Oro abitata dal popolo Saraui, ed anzi si sia avvicinata all&amp;rsquo;Algeria, principale sostenitrice del Fronte Polisario che si batte per l&amp;rsquo;indipendenza del territorio dei Saraui);&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-sia da parte del suo alleato Israele (che non ha gradito la condanna della Spagna del genocidio di Gaza e i relativi provvedimenti del governo spagnolo);&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-Sia da parte degli USA (che non hanno gradito che la Spagna negasse l&amp;rsquo;uso delle proprie basi per la guerra contro l&amp;rsquo;Iran).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma il problema politico centrale &amp;egrave; che i compagni di Algamica, cos&amp;igrave; come molti compagni della &amp;ldquo;sinistra antimperialista&amp;rdquo; e dei centri sociali, &amp;ldquo;mettono il carro davanti ai buoi&amp;rdquo; (come giustamente osservato in un commento su Sinistra in Reta di &amp;ldquo;Sergio&amp;rdquo;, pseudonimo di un compagno che non conosco); ovvero vedono prima l&amp;rsquo;effetto (la migrazione) della causa (il neocolonialismo che opprime i paesi africani, o dell&amp;rsquo;Asia Occidentale, o del Sud America, ecc.).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molti compagni, seguendo sostanzialmente le orme della pseudo-sinistra liberale (che non sa fare di meglio che interessarsi di migranti ed altre minoranze, non avendo alcuna strategia di cambiamento), si impegnano in un&amp;rsquo;azione essenzialmente solidaristico-umanitaria. Invece, il vero problema &amp;egrave; creare le condizioni di reale indipendenza e sviluppo dei paesi oppressi dalle azioni armate dell&amp;rsquo;Occidente, o dal debito, o dallo scambio ineguale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tenga presente che il capitalismo ha due modi per scardinare i diritti e i salari dei lavoratori:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-la libera circolazione dei capitali (che si traduce nel fenomeno della delocalizzazione produttiva);&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-la libera circolazione della forza-lavoro (che si traduce nel creare eserciti produttivi di riserva per ricattare la forza lavoro locale con l&amp;rsquo;afflusso di personale disposto a percepire salari inferiori ed avere meno diritti).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;odierno fenomeno migratorio &amp;egrave; un nuovo commercio degli schiavi che favorisce il capitalismo dei paesi ricchi, mentre crea tensioni tra gli operai, la piccola borghesia, o altri settori di lavoratori a basso reddito, che sono facile preda di movimenti xenofobi di destra, dalla AFD tedesca, a Vannacci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se poi il fenomeno migratorio dovesse diventare uno tsunami che scardina tutto, ne risulterebbe il caos, la fine di ogni residuo di stato sociale, le lotte tra i poveri, l&amp;rsquo;emergere di movimenti autoritari di destra, e non certo un futuro &amp;ldquo;socialista&amp;rdquo; o &amp;ldquo;comunista&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si &amp;egrave; ben resa conto del problema la nuova dirigente di una formazione di sinistra tedesca, Sarah Wagenknecht, autrice del libro &amp;ldquo;Contro la sinistra liberale&amp;rdquo;, che tutti dovrebbero leggere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non a caso la formazione tedesca rivale di area di sinistra liberale, la Linke, aveva invece scelto come sua capolista Carola Rackete, gi&amp;agrave; capitana della nave di salvataggio dei migranti Sea Watch.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&amp;agrave; l&amp;rsquo;azione delle ONG per migranti &amp;egrave; molto ambigua, in quanto queste ONG finiscono col diventare una rotella del meccanismo infernale per cui molti giovani africani, o di altre regioni, abbacinati dal mito del paese di Bengodi rappresentato dall&amp;rsquo;Occidente, pagano forti somme a cinici trafficanti e affrontano viaggi pericolosi dall&amp;rsquo;esito incerto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giustificare il fatto dicendo che sarebbero &amp;ldquo;costretti&amp;rdquo;, corrisponde solo lontanamente alla realt&amp;agrave; del fenomeno. Consideriamo il luminoso esempio dei Palestinesi, che, nonostante le tragiche condizioni in cui si trovano, restano saldamente ancorati alla loro terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo non significa ovviamente che bisogna trascurare le eventuali azioni umanitarie verso chi &amp;egrave; in pericolo di vita, o ferocemente sfruttato: Bisogna per&amp;ograve; sottolineare che la vera alleanza rivoluzionaria strategica per cambiare questo mondo ingiusto dominato dal capitalismo imperialista occidentale &amp;egrave; quella tra i lavoratori con coscienza di classe ed antimperialista della metropoli e quei figli dei paesi oppressi che rimangono a lottare nei propri paesi per una reale indipendenza e uno sviluppo che assicuri un livello dignitoso di vita e un&amp;rsquo;organizzazione sociale basata sulla giustizia e l&amp;rsquo;eguaglianza, definibile come &amp;ldquo;socialista&amp;rdquo;, o meglio ancora, &amp;ldquo;comunista&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il punto </category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/ceuta-confine-spagna-marocco-migranti.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Orizzonte 2050: il mondo sceglie Pechino e volta le spalle all'egemonia USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-orizzonte_2050_il_mondo_sceglie_pechino_e_volta_le_spalle_allegemonia_usa/45289_68604/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 15:01:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Lo scenario &amp;egrave; cambiato riguardo la percezione globale della Cina. Non si vedeva un cambiamento cos&amp;igrave; radicale e strutturale dai tempi della Guerra Fredda. A dirlo non &amp;egrave; quella che in occidente viene sprezzantemente definita come la solita propaganda di partito, ma un rapporto presentato a Pechino, che mette nero su bianco una previsione piuttosto audace: entro il 2050, la Cina sar&amp;agrave; la grande economia a cui tutti nel mondo guarderanno con maggiore desiderio di emulazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il documento, presentato durante un simposio dell'Istituto Chongyang della Renmin University, ha riunito nella capitale cinese ex governanti, diplomatici e accademici da ben 17 nazioni. Mettendo insieme i sondaggi di Pew, Gallup e del &lt;a href=&quot;https://www.globaltimes.cn/page/202608/1369105.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Global Times&lt;/a&gt; Institute, gli autori hanno provato a tracciare la rotta di questo mutamento. E i numeri raccontano una storia interessante. Se guardiamo ai dati di Pew di luglio, in 27 paesi su 36 la Cina gode di una simpatia maggiore rispetto agli Stati Uniti. Parliamo di un 46% contro il 36%. Ma c'&amp;egrave; di pi&amp;ugrave;. L'istituto del Global Times ha rilevato che quasi sette intervistati su dieci a livello internazionale hanno un'opinione favorevole. Nel Medio Oriente e nell'ASEAN si supera il 70%, mentre nei BRICS e in Africa si sfiora o si supera l'80%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta di un'immagine piatta e generalizzata. Ogni paese ora giudica Pechino in base ai propri interessi pratici e alle proprie priorit&amp;agrave; di sviluppo. E poi c'&amp;egrave; il fattore et&amp;agrave;. I giovanissimi, quelli tra i 18 e i 34 anni, guardano alla Cina con un occhio decisamente pi&amp;ugrave; benevolo rispetto ai cinquantenni. &amp;Egrave; un cambio di paradigma. La gente non si ferma pi&amp;ugrave; alla prima impressione. Oggi si valuta la capacit&amp;agrave; di sviluppo, l'affidabilit&amp;agrave; come partner. Basti pensare che l'80% degli intervistati nel 2025 ha giudicato positivamente la crescita economica cinese, e quasi il 90% si dice fiducioso per il prossimo decennio. Sette su dieci, poi, vorrebbero vedere Pechino assumere un ruolo ancora pi&amp;ugrave; centrale sulla scena mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wang Wen, il preside dell'Istituto, lo spiega in modo semplice: il motore di questo cambiamento sono i dividendi dello sviluppo cinese e il modo in cui il paese si &amp;egrave; integrato in maniera sempre pi&amp;ugrave; profonda nel resto del mondo. Guardando al 2050, il rapporto dipinge una &lt;a href=&quot;/dettnews-sorpasso_storico_la_cina__ora_leader_nel_90_delle_tecnologie_cruciali/39602_65449/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Cina&lt;/a&gt; come centro mondiale della crescita, un hub per l'innovazione di frontiera e un pilastro per la pace globale. Non solo una fabbrica, ma un motore di domanda e resilienza industriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa ne pensano gli ospiti stranieri? Danilo T&amp;uuml;rk, ex presidente della Slovenia, ha lodato la via cinese allo sviluppo pacifico. Per lui, l'approccio di Pechino &amp;egrave; profondamente cooperativo, e questo la gente lo capisce. T&amp;uuml;rk ha per&amp;ograve; puntato il dito su un aspetto molto concreto: il turismo. Gli stranieri che arrivano restano colpiti. Non solo dalla natura o dalla cultura millenaria, ma dalla tecnologia, dalle citt&amp;agrave;, dalla modernit&amp;agrave;. Per i visitatori europei, in particolare, &amp;egrave; una vera e propria rivelazione che ridefinisce l'idea di partner affidabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pensa allo stesso modo Edemilson Parana, professore a Dublino. Ha girato molto per la Cina e nota come le infrastrutture e le nuove tecnologie stiano cambiando l'immagine del paese nel Sud del mondo. Ma il vero 'game changer', secondo lui, &amp;egrave; la moda del &quot;China travel&quot;. Chi viene qui tocca con mano quanto tutto funzioni. La comodit&amp;agrave; della vita quotidiana, la gentilezza delle persone, il cibo incredibile, i paesaggi. Parana &amp;egrave; convinto che questa politica delle porte aperte per i turisti stia facendo miracoli per l'immagine del paese. La gente torna a casa, racconta quello che ha visto e si rende conto che la Cina &amp;egrave; diventata decisamente pi&amp;ugrave; cool. Cos&amp;igrave; viene anche smontata la classica propaganda mainstream contro la Cina che al pari della Russia rappresenta per certi mezzi di comunicazione il nuovo spauracchio da agitare contro le masse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;229&quot; height=&quot;350&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/instagram_16958157956102-780x470-1.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Financial Times: Svezia, Olanda e Spagna spingono per confiscare i beni russi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-financial_times_svezia_olanda_e_spagna_spingono_per_confiscare_i_beni_russi/45289_68603/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 14:24:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Unione Europea sembra aver imboccato una strada senza ritorno, sempre pi&amp;ugrave; scivolosa e pericolosa. Mentre le economie del continente arrancano sotto il peso di scelte politiche autodistruttive, una cordata di paesi guidata da Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia sta spingendo con forza la Commissione di Bruxelles a riaprire il vaso di Pandora della confisca dei beni sovrani russi, come &lt;a href=&quot;https://www.ft.com/content/6d272811-8d26-46f0-ae24-abed61aa1bf3?syn-25a6b1a6=1&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riferisce&lt;/a&gt; il FInancial Times. L&amp;rsquo;obiettivo dichiarato &amp;egrave; tamponare il buco nero finanziario del regime di Kiev, ma la sostanza &amp;egrave; un&amp;rsquo;altra: un&amp;rsquo;escalation provocatoria che rischia di trascinare l&amp;rsquo;Europa in un conflitto diretto con Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso inverno, il &lt;a href=&quot;/dettnews-lunione_europea_avanza_sul_piano_per_lutilizzo_degli_asset_russi_a_favore_di_kiev/45289_63176/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;piano&lt;/a&gt; per mettere le mani su oltre duecento miliardi di euro della Banca centrale russa era naufragato. A frenare quella corsa era stato il Belgio, paese che ospita Euroclear, il depositario dove risiede la maggior parte di quelle risorse. Non si trattava di semplici scrupoli, ma di pura e semplice &lt;a href=&quot;/dettnews-orban_usare_i_beni_russi_per_lucraina_far_crollare_leuro/45289_63755/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;sopravvivenza economica&lt;/a&gt;. Bruxelles sapeva, e sa ancora oggi, che violare l&amp;rsquo;immunit&amp;agrave; degli asset sovrani apre un baratro giuridico e finanziario. I rischi di pesanti ritorsioni legali e di una fuga di capitali dai mercati europei sono concreti, eppure la fazione pi&amp;ugrave; oltranzista vuole ora aggirare quel legittimo veto con scappatoie tecniche, ignorando deliberatamente i campanelli d&amp;rsquo;allarme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La narrazione ufficiale parla di sostegno alla difesa ucraina, ma la realt&amp;agrave; dei fatti &amp;egrave; che l&amp;rsquo;Europa sta gettando benzina sul fuoco di una guerra per procura che non le appartiene, oltre ad alimentare la mostruosa corruzione nel regime di Kiev. I novanta miliardi di euro racimolati a dicembre sono gi&amp;agrave; considerati insufficienti, e invece di interrogarsi sull&amp;rsquo;efficacia di questo pozzo senza fondo, si cerca il modo di espropriare risorse altrui. &amp;Egrave; una deriva che fa rabbrividire. Ogni passo verso la confisca non &amp;egrave; solo una violazione del diritto internazionale, ma un atto di ostilit&amp;agrave; che Mosca non lascer&amp;agrave; passare inosservato, aumentando esponenzialmente il rischio di uno scontro frontale che nessun cittadino europeo auspica o desidera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, chi paga il conto di questa ostinazione ideologica sono le famiglie e le imprese del continente. Le sanzioni a senso unico hanno gi&amp;agrave; provocato danni collaterali enormi, con l&amp;rsquo;inflazione che erode i salari e la competitivit&amp;agrave; industriale dell&amp;rsquo;Europa che si sgretola giorno dopo giorno. Ora, mentre si discutono i bilanci settennali dell&amp;rsquo;Unione, la prospettiva di dover trovare ulteriori fondi per alimentare questo conflitto si abbatte come un macigno sulle gi&amp;agrave; stremate finanze pubbliche nazionali. La ricerca di liquidit&amp;agrave; alternativa non &amp;egrave; altro che il sintomo di un sistema che sta esaurendo le proprie risorse per sostenere una strategia fallimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I funzionari di Bruxelles ammettono in privato di non avere soluzioni magiche, confermando che gli ostacoli politici e giuridici restano gli stessi di un anno fa. Eppure si continua a spingere sull&amp;rsquo;acceleratore, sperando che un aggiustamento tecnico possa rendere digeribile l&amp;rsquo;indigeribile. &amp;Egrave; la fotografia di un&amp;rsquo;Unione Europea costretta a mostrare il suo vero volto, disposta a compromettere la stabilit&amp;agrave; del continente e il benessere delle proprie comunit&amp;agrave; pur di non ammettere l&amp;rsquo;insostenibilit&amp;agrave; di una linea che sta solo moltiplicando le crisi e le macerie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;457&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Le confessioni di Paz e l'ombra di Cerimedo: la fabbrica dei bot che ha preso il potere in Bolivia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_confessioni_di_paz_e_lombra_di_cerimedo_la_fabbrica_dei_bot_che_ha_preso_il_potere_in_bolivia/45289_68602/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 13:56:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il presidente boliviano Rodrigo Paz ha dovuto infine &lt;a href=&quot;https://www.pagina12.com.ar/2026/08/27/rodrigo-paz-tuvo-que-reconocer-su-vinculo-con-cerimedo-pero-igual-intento-despegarse/?utm_source=facebook&amp;amp;utm_medium=dlvr.it&amp;amp;utm_campaign=social&amp;amp;fbclid=IwY2xjawT9DxdwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4grlfFELF3kSvrMTE7oHRzbn4n_5CvtAes_WsGO84k8DzjGRPvndl7wbst7w_aem_nkor-j4Yk8F9jCBe8iFk1g&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riconoscere&lt;/a&gt; pubblicamente ci&amp;ograve; che per giorni aveva cercato di ridimensionare: Fernando Cerimedo ha lavorato alla sua campagna elettorale ed &amp;egrave; stato coinvolto anche nella fase iniziale del nuovo governo. Una precisazione arrivata dopo settimane di silenzio e mentre l&amp;rsquo;ex consulente argentino si trova al centro di una grave inchiesta giudiziaria in Bolivia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Paz ha cercato di delimitare con precisione i confini di quel rapporto. Cerimedo, ha spiegato in un video diffuso sui social, sarebbe stato contattato durante il secondo turno elettorale in qualit&amp;agrave; di stratega e avrebbe collaborato alla campagna nazionale. Dopo la vittoria, avrebbe poi offerto il proprio contributo anche all'inizio dell'attivit&amp;agrave; dell'esecutivo. Il presidente ha per&amp;ograve; negato l'esistenza di un contratto formale, di un rapporto diretto paragonabile a quello con un ministro o di qualsiasi autorizzazione a rappresentare ufficialmente la Presidenza o lo Stato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una versione che non cancella per&amp;ograve; il dato politico pi&amp;ugrave; rilevante: il rapporto c'era e Cerimedo non era un osservatore esterno. Era parte della macchina che ha accompagnato il conservatore neoliberista Paz verso la presidenza e ha continuato a gravitare attorno al nuovo potere almeno nella sua fase iniziale. Proprio per questo, la sua vicenda giudiziaria rischia ora di proiettare un'ombra ben pi&amp;ugrave; ampia sulla rete di relazioni costruita negli ultimi anni dal consulente argentino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cerimedo &amp;egrave; infatti detenuto preventivamente dopo il tenato omicidio della sua ex compagna Nadia Beller, raggiunta da tre colpi d'arma da fuoco il 17 agosto. Parallelamente, le indagini hanno aperto altri filoni, tra cui quelli relativi a presunto arricchimento illecito e riciclaggio. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati denaro in diverse valute, dispositivi elettronici e una struttura che la Procura ha descritto come una sorta di mini bot farm.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; qui che il caso individuale assume una dimensione politica. Come avevamo gi&amp;agrave; raccontato su &lt;a href=&quot;/dettnews-da_la_paz_a_buenos_aires_la_macchina_del_fango_al_servizio_della_dottrina_monroe_20/45289_68571/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;l'AntiDiplomatico&lt;/a&gt;, l'inchiesta boliviana aveva portato alla luce una rete di strumenti digitali, campagne coordinate e operatori collegati alla nuova destra estrema latinoamericana. Un sistema che, secondo quanto emerso dalle indagini e dalle ricostruzioni giornalistiche, non si limitava al tradizionale marketing elettorale, ma interveniva direttamente nella formazione del consenso e nella manipolazione del dibattito pubblico. Per poi ottenere cos&amp;igrave; dei vantaggi elettorali che sono stati affiancati a veri e propri brogli quando necessario per ottenere il potere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La figura di Cerimedo attraversa infatti alcune delle principali esperienze della destra latinoamericana degli ultimi anni. Ha lavorato nell'orbita di Jair Bolsonaro, ha partecipato alla strategia che ha accompagnato Javier Milei alla presidenza argentina e, oltre alla Bolivia, ha operato anche in altri paesi della regione. Una traiettoria che rende difficile considerare il suo caso esclusivamente come quello di un singolo consulente finito nei guai con la giustizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le indagini hanno inoltre riacceso l'attenzione sui suoi rapporti internazionali e sulle tecnologie utilizzate per le campagne politiche. Nella precedente &lt;a href=&quot;/dettnews-da_la_paz_a_buenos_aires_la_macchina_del_fango_al_servizio_della_dottrina_monroe_20/45289_68571/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;analisi&lt;/a&gt; era emersa una rete che collegava strumenti di analisi digitale, media, societ&amp;agrave; private di sicurezza, operatori politici e strutture capaci di intervenire attraverso troll, account automatizzati e intelligenza artificiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il punto centrale &amp;egrave; che la battaglia politica contemporanea non si combatte soltanto nelle urne. Si combatte prima, nello spazio digitale in cui si formano le opinioni, si costruiscono paure, si individuano nemici e si orienta il consenso. La manipolazione algoritmica pu&amp;ograve; diventare cos&amp;igrave; uno strumento politico capace di alterare le condizioni stesse nelle quali gli elettori maturano le proprie decisioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo contesto, l'ammissione di Rodrigo Paz assume un peso che va oltre il tentativo di prendere le distanze da un collaboratore ormai diventato ingombrante. Il presidente boliviano pu&amp;ograve; sostenere che Cerimedo non avesse un incarico ufficiale e che non rappresentasse formalmente il governo. Ma non pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; negare che l'uomo oggi al centro dell'inchiesta abbia partecipato alla sua ascesa politica e abbia collaborato anche con il nuovo esecutivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; probabilmente proprio questo il nodo che rende il caso cos&amp;igrave; delicato. Perch&amp;eacute; dietro la vicenda giudiziaria di Fernando Cerimedo si intravede una questione molto pi&amp;ugrave; ampia: il ruolo delle reti transnazionali della nuova destra, delle tecnologie di manipolazione del consenso e delle strutture digitali che operano sempre pi&amp;ugrave; spesso al confine tra comunicazione politica, guerra informativa e destabilizzazione nell'ambito della nuova Dottrina Monroe 2.0 implementata dall'amministrazione Trump per riprendere il pieno controllo della regione sudamericana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il caso boliviano potrebbe quindi rappresentare soltanto il primo squarcio su un sistema pi&amp;ugrave; vasto. E mentre Rodrigo Paz prova a circoscrivere il rapporto con il suo ex consulente, le indagini continuano a scavare su ci&amp;ograve; che Cerimedo rappresentava realmente e sulla rete politica, economica e digitale che si muoveva attorno alla sua attivit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;328&quot; height=&quot;500&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Xosé Luís Rivera Jácome: «Dobbiamo costruire l'unità tra le organizzazioni di sinistra e di classe, a livello internazionale»</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-xos_lus_rivera_jcome_dobbiamo_costruire_lunit_tra_le_organizzazioni_di_sinistra_e_di_classe_a_livello_internazionale/5496_68600/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 13:34:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Per il programma &amp;laquo;Rompiendo Fronteras&amp;raquo;, condotto con Eduardo Medina Guevara per la Radio del Sur, vi presentiamo una versione ampliata dell'intervista a &lt;span lang=&quot;es-ES&quot;&gt;Xos&amp;eacute; Lu&amp;iacute;s Rivera J&amp;aacute;come.&lt;/span&gt; Docente di professione, il nostro ospite &amp;egrave; responsabile delle Relazioni Internazionali e membro del Secretariado della Confederaci&amp;oacute;n Intersindical Galega (CIG).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Per iniziare, vorremmo analizzare la realt&amp;agrave; materiale della classe lavoratrice in Galizia. Di fronte ai discorsi ufficiali di ripresa economica, qual &amp;egrave; la situazione reale in termini di precariet&amp;agrave;, perdita del potere d'acquisto e deterioramento delle condizioni di lavoro, specialmente nei settori strategici galiziani?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;La Galizia sta vivendo una complessa situazione sociale come conseguenza delle politiche economiche che si stanno portando avanti, dello spoglio a cui &amp;egrave; sottoposta, del deterioramento dei servizi pubblici, della mancanza di alternative lavorative per la giovent&amp;ugrave;, delle difficolt&amp;agrave; di accesso a una casa dignitosa e per gli attacchi ai nostri stessi segni d'identit&amp;agrave;, a cominciare dalla nostra lingua.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La classe lavoratrice della Galizia subisce le stesse conseguenze della gran parte della classe lavoratrice a livello globale, derivanti dal processo di accelerazione e accumulazione del capitale attraverso la proliferazione di riforme del lavoro. Tutte queste riforme peggiorano le condizioni di lavoro e tagliano i diritti, trasformando il proletariato in un grande precariato. Stiamo vedendo salari bassi, impieghi instabili, orari di lavoro estenuanti che impediscono di conciliare la vita lavorativa, familiare e sociale, e un aumento costante della povert&amp;agrave;. Oggi la povert&amp;agrave; non colpisce solo chi &amp;egrave; disoccupato, ma anche una percentuale importante di persone che hanno un lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;La legislazione lavorativa dipende dallo Stato spagnolo. L'attuale Governo di Spagna si vanta di essere &amp;laquo;il pi&amp;ugrave; progressista della storia&amp;raquo; e di avere una ministra comunista; tuttavia, n&amp;eacute; questo Governo n&amp;eacute; la ministra hanno fatto nulla per cambiare a fondo la situazione. Hanno approvato una riforma del lavoro dopo aver promesso di abrogare quella precedente (approvata dal Governo di destra di Mariano Rajoy). Non l'hanno abrogata; l'hanno consolidata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Non c'&amp;egrave; stato alcun cambiamento sostanziale per i lavoratori: il licenziamento continua a essere economico e la riduzione della disoccupazione &amp;egrave; un dato ingannevole, poich&amp;eacute; tra il 60% e il 70% dei nuovi contratti sono a tempo parziale o sotto la modalit&amp;agrave; dei &amp;laquo;fissi discontinui&amp;raquo;, dove si lavora a intervalli. Inoltre, sebbene il salario minimo sia aumentato, continua a non soddisfare la Carta Sociale Europea (che stabilisce che debba rappresentare almeno il 60% del salario medio), risultando insufficiente di fronte all'inflazione e all'aumento dei prezzi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;A tutto ci&amp;ograve; si aggiunge la mancanza di autogobierno. I problemi della classe lavoratrice galiziana sono direttamente legati alla nostra condizione di popolo non sovrano. In un paese ricco di risorse, queste vengono spogliate da terzi senza che noi si abbia la capacit&amp;agrave; di controllo su di esse. Per questo si &amp;egrave; reso necessario autoorganizzarsi non solo in ambito politico, ma anche in quello sindacale e sociale. Fin dalla dittatura franchista, in mezzo alla precariet&amp;agrave; e alla clandestinit&amp;agrave;, abbiamo iniziato a costruire il sindacalismo galiziano. Ricordiamo le grandi rivolte del settore navale a Ferrol e Vigo, dove furono assassinati i lavoratori Amador e Daniel (per i quali commemoriamo il 10 marzo come la Giornata della Classe Operaia Galiziana) e il nostro compagno Moncho Reboiras, assassinato il 12 agosto e del cui nome si fregia la nostra fondazione per la formazione ideologica e sindacale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Cos&amp;igrave; si &amp;egrave; andata creando la Confederaci&amp;oacute;n Intersindical Galega (CIG), che oggi &amp;egrave; il principale sindacato della Galizia, con il maggior numero di iscritti (pi&amp;ugrave; del doppio rispetto al secondo sindacato) e la maggiore quantit&amp;agrave; di delegati eletti. Scommettiamo su un modello combattivo e di classe; non siamo un sindacato istituzionale n&amp;eacute; crediamo nel patto sociale come fine a se stesso. Per noi la forza risiede nella mobilitazione e nella capacit&amp;agrave; di andare allo sciopero quando necessario.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;La CIG si &amp;egrave; consolidata come la prima forza sindacale in Galizia con un modello chiaro: un sindacalismo di classe, combattivo e nazionalista galiziano. Come si articola oggi la difesa dei diritti del lavoro con la proposta di sovranit&amp;agrave; nazionale per la Galizia di fronte al modello centralista e istituzionale dello Stato spagnolo?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;I dati dell'Istituto Nazionale di Statistica dello Stato spagnolo sono rivelatori: la Galizia &amp;mdash; insieme al Paese Basco &amp;mdash; &amp;egrave; il territorio in cui si sono realizzati pi&amp;ugrave; scioperi del lavoro durante lo scorso anno. Allo stesso modo, l'incremento salariale medio nei contratti collettivi negoziati in Galizia ha superato il 5%, mentre nel resto dello Stato si &amp;egrave; attestato al 2,4% (con contratti che sono arrivati fino al 23%). Per noi lo sciopero e la mobilitazione sono strumenti fondamentali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Contiamo inoltre su una cassa di resistenza che permette di prolungare gli scioperi senza che i lavoratori e le lavoratrici iscritto/i rimangano nell'indigenza economica. E, a differenza di altre organizzazioni, tutte le negoziazioni e gli accordi si consultano in forma assembleare con la base.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Parallelamente alla lotta sociale, subiamo le conseguenze di un modello coloniale. La Galizia riunisce tutti i requisiti di una colonia: un governo autonomico di destra che ha rinunciato a rivendicare le competenze necessarie per lo sviluppo economico, e uno Stato spagnolo che insieme all'Unione Europea e alle corporazioni transnazionali sfrutta le nostre risorse.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Per esempio, nel settore energetico, la Galizia produce tre volte pi&amp;ugrave; energia rinnovabile (idroelettrica ed eolica) di quella di cui ha bisogno e apporta il 40% dell'energia che si consuma in Spagna, ma il popolo galiziano non riceve alcuna compensazione per questo impatto sui suoi fiumi e sui suoi monti. Lo stesso &amp;egrave; accaduto con l'industria navale, vietata per la costruzione civile dall'Unione Europea nonostante disponesse di cantieri navali pionieristici; con la pesca e l'allevamento, limitati dalle quote europee; o con la mineraria d'enclave per l'industria bellica (estrazione di litio, tungsteno o coltan senza completare qui i cicli produttivi). Tutto ci&amp;ograve; genera carenze nelle infrastrutture e il deterioramento di servizi pubblici come la sanit&amp;agrave;, provocando il fatto che i nostri giovani qualificati debbano tornare a emigrare. Per questo, la difesa dei diritti del lavoro &amp;egrave; inseparabile dalla proposta di sovranit&amp;agrave; nazionale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;A livello internazionale, l'Europa attraversa un momento segnato dal bellicismo, dall'aumento della spesa militare e dalle politiche di austerit&amp;agrave; imposte da Bruxelles. Come stanno influendo queste direttive europee e il contesto di economia di guerra sulla classe lavoratrice galiziana e sull'industria locale?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La deriva dell'Unione Europea &amp;egrave; profondamente preoccupante. Si tratta di un'istituzione antidemocratica e sottomessa agli interessi degli Stati Uniti e della NATO. L'avanzata della destra e dell'ultradestra &amp;egrave; stata facilitata da una &amp;laquo;sinistra debole&amp;raquo; europea che non ha mai messo in discussione la presenza di basi militari statunitensi n&amp;eacute; la subordinazione all'impero yankee.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;L'aumento della spesa militare si ripercuote direttamente sul taglio dei bilanci per la sanit&amp;agrave; pubblica, l'istruzione e i servizi sociali. Paradossalmente, l'unica risposta istituzionale &amp;egrave; colpevolizzare la popolazione migrante, senza la quale sarebbe impossibile sostenere i servizi di cura o le pensioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;In Galizia, l'economia di guerra spinge alla riapertura di grandi miniere a cielo aperto per rifornire l'industria bellica. D'altra parte, mostra situazioni ridicole: quando un'impresa cinese ha tentato di installare una fabbrica di assemblaggio di auto elettriche a Ferrol (zona colpita dalla riconversione industriale), il Ministero della Difesa e la NATO hanno mostrato allarme sostenendo un presunto &amp;laquo;spionaggio&amp;raquo; alla costruzione navale militare. L'unica industria beneficiata dalla spesa militare statale &amp;egrave; la forza lavoro dei cantieri navali come Navantia a Ferrol, mentre il resto dell'economia locale subisce le conseguenze dei tagli sociali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Nel programma &amp;laquo;Rompiendo Fronteras&amp;raquo; diamo un ruolo centrale all'internazionalismo proletario. Di fronte all'offensiva imperialista e all'assedio ai processi di sovranit&amp;agrave; nel mondo &amp;mdash; come l'aggressione alla Palestina o il blocco contro i popoli dell'America Latina, a cominciare da Cuba, e il sequestro del presidente venezuelano Nicol&amp;aacute;s Maduro e della prima combatiente Cilia Flores &amp;mdash;, qual &amp;egrave; la posizione e l'impegno della CIG nella costruzione della solidariet&amp;agrave; di classe internazionale?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Un internazionalismo che si accontenta di mere dichiarazioni di intenti per non scomodare &amp;egrave;, in fondo, una forma di imperialismo che accetta la mappa tracciata con la forza dagli stati dominanti. Per questo rifiutiamo le critiche eurocentriche che etichettano la difesa della sovranit&amp;agrave; dei popoli come qualcosa di xenofobo. Difendiamo senza complessi il diritto all'autodeterminazione di tutte le nazioni del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Ci solidarizziamo in modo fermo e senza esitazioni con i popoli aggrediti dall'imperialismo: con il popolo palestinese, il popolo sahrawi, e con le rivoluzioni di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Ci basta che cerchino di costruire per i loro popoli un modello di giustizia sociale, socialista e di sovranit&amp;agrave; di fronte al neoliberismo per stare al loro fianco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Questa solidariet&amp;agrave; la esercitiamo attraverso la cooperazione, la difesa delle loro cause nei forum europei e internazionali (come l'OIT) e il lavoro pedagogico nella stessa Galizia per smentire il discorso dei media egemonici. Creamos piattaforme unitarie con la societ&amp;agrave; galiziana per mobilitarci a sostegno di questi processi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Cogliamo questo spazio per inviare tutto il nostro sostegno al popolo venezuelano e denunciare la grave violazione del diritto internazionale commessa dai paesi occidentali, esigendo la liberazione a seguito del sequestro illegale del presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro e della prima combatiente Cilia Flores.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dalla rivoluzione bolivariana continuano a essere organizzate conferenze internazionali con la classe operaia. Come analizzi il contesto internazionale dopo il 3 gennaio e il sequestro della coppia presidenziale?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;In primo luogo, e come sono solito ribadire ogni volta che mi si chiede delle strategie che altri compagni portano avanti nelle loro rispettive lotte di liberazione, e per realizzare il loro processo rivoluzionario e anti-imperialista, noi cerchiamo di essere rispettosi e, naturalmente, di non dare lezioni a nessuno su come debbano condurla. Ogni popolo ha la propria idiosincrasia, delle circostanze e un contesto determinato, e la libert&amp;agrave; di scegliere quali siano i propri obiettivi e come raggiungerli. Noi ne abbiamo gi&amp;agrave; abbastanza nel cercare di socializzare la lotta che dobbiamo condurre per risolvere i problemi del nostro paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Io ho partecipato, in rappresentanza della mia organizzazione sindacale, la CIG, a quel Congresso Internazionale della Classe Operaia in difesa della Pace in America Latina e nei Caraibi, che si &amp;egrave; tenuto il 17 dicembre 2025 a Caracas, e ho partecipato anche, nelle date precedenti, alla fase finale della Costituente della Classe Operaia in Difesa della Pace e della Sovranit&amp;agrave;. Quegli eventi sono stati il punto di partenza di queste conferenze internazionali che si continuano a organizzare e alle quali continuiamo a partecipare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Sono rimasto favorevolmente impressionato dal processo portato avanti per la Costituente della Classe Operaia Venezuelana. In primo luogo, per come si &amp;egrave; sviluppato il processo, con la partecipazione diretta e protagonista di migliaia di lavoratori e lavoratrici, in molteplici centri di lavoro, e in molteplici regioni e localit&amp;agrave;, fino ad arrivare a quell'incontro del mese di dicembre a Caracas. In secondo luogo, per la concretezza e l'ambizione delle proposte che sono scaturite da quei dibattiti. E, in terzo luogo, per l'impegno esplicito del Presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro Moros, l&amp;igrave; presente, insieme a diversi membri del suo gabinetto, nel portare avanti, una per una, quelle proposte. Questa &amp;egrave;, a mio avviso, la vera democrazia. Ascoltare i problemi della classe lavoratrice del paese e tenere conto delle sue proposte per metterle in pratica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;E il congresso internazionale che si &amp;egrave; tenuto &amp;egrave; venuto a confermare la necessit&amp;agrave; di, in una prima fase, sostenere il processo che si stava avviando in Venezuela e, in secondo luogo, la necessit&amp;agrave; di coordinare, a livello internazionale, tutte le nostre lotte, e creare uno spazio comune di unit&amp;agrave; per far fronte a questa avanzata dell'imperialismo e del neoliberismo, che ci minaccia ora con la sua vera veste e senza maschere, attraverso il fascismo, il neocolonialismo, la repressione, la guerra e il genocidio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Ma &amp;egrave; arrivato il maledetto 3 gennaio e, con l'aggressione bellica subita dal Venezuela e il sequestro del suo legittimo presidente e della prima combatiente, l'impero ha messo in atto il suo nuovo piano C&amp;oacute;ndor, e il messaggio che pu&amp;ograve; scavalcare tutte le norme internazionali e godere di impunit&amp;agrave;, di fronte al silenzio complice di altri governi lacch&amp;egrave;, specialmente d'Europa, e al discredito delle istituzioni internazionali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Quel fatto, &amp;egrave; ovvio, avrebbe condizionato tutto il margine di azione della dirigenza del governo del paese, delle sue istituzioni e, in una certa misura, immagino che anche delle organizzazioni sociali, comunali e sindacali. E questo, insieme a tutta la guerra mediatica che &amp;egrave; stata portata avanti in questi mesi, credo abbia contribuito, a mio modesto parere, a creare dubbi, scetticismo o disincanto in un ampio settore di tutta quella gente speranzosa verso il processo avviato nel dicembre del 2025, notandosi un lieve calo nel numero dei partecipanti abituali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Grave errore. Proprio perch&amp;eacute; si facilita il compimento di uno degli obiettivi dell'impero aggressore: creare dubbi e diffidenze, delegittimare i dirigenti del governo bolivariano, cercare di creare divisioni interne e accusare di tradimento, fomentare il scontento sociale e smantellare l'unit&amp;agrave; esistente attorno alla solidariet&amp;agrave; con la Rivoluzione Bolivariana dall'esterno. E a ci&amp;ograve; contribuisce la diffusione deliberata di immagini con la presenza del peggio del sionismo o del Comando Sud. A nessuno di noi piacciono quelle immagini, ma dobbiamo confidare nel fatto che avvengano in un contesto di minaccia e coazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Il 3 gennaio &amp;egrave; un ennesimo capitolo all'interno di questa GUERRA MONDIALE che si sta sviluppando da ormai molti anni. Non siamo solo di fronte a una guerra regionale (ora &amp;egrave; l'Asia occidentale, il Venezuela, il Sudan o il Congo, e sono gi&amp;agrave; minacciati altri paesi come Cuba, prima la Siria, l'Afghanistan o l'Iraq, a seconda delle risorse che interessano), bens&amp;igrave; assistiamo a una guerra totale di un capitalismo insediato nel mondo occidentale, che vuole continuare a essere padrone e proprietario delle risorse, ovunque esse si trovino, e che sta accelerando la sua offensiva per non perdere l'egemonia che, in questo momento, viene messa in discussione. E i principali protagonisti di questa guerra, gli Stati Uniti e &amp;laquo;Israele&amp;raquo;, oltre a essere entrambi sempre pi&amp;ugrave; presenti in America Latina, stanno tentando di normalizzare atti prima impensabili, come il sequestro di un presidente e di sua moglie, un genocidio e, se non lo eviteremo, finiranno per normalizzare l'uso di armi nucleari per assoggettare chiunque si opponga ai loro interessi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quali dovrebbero essere i temi di mobilitazione prioritari per un'Internazionale proletaria a livello mondiale?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;In un mondo in cui la disinformazione e la menzogna sono diventate un'arma fondamentale per l'imperialismo, la battaglia delle idee diventa fondamentale. Per questo, il primo passo deve essere quello di socializzare in modo pi&amp;ugrave; agile ed efficace queste analisi che stiamo realizzando, trasferendo i dibattiti in tutti gli ambiti possibili, sia a livello locale sia globale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;In sintonia con quanto detto in precedenza, e di fronte alla grande rete mediatica e tecnologica di cui dispone l'imperialismo per orientare l'opinione pubblica tra i cittadini, si rende necessaria una formazione ideologica nelle nostre organizzazioni e nella loro base sociale, per smontare i discorsi del fascismo e dotare di argomenti l'opposizione a tali discorsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Dobbiamo presentare alternative reali, fattibili e credibili a questo modello neoliberista che viene presentato come &amp;laquo;inevitabile&amp;raquo; e al quale ci si dovrebbe adattare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Sebbene dovrebbe risultare evidente, dobbiamo ricordare che questa &amp;egrave; una lotta di classe e che solo sotto questa prospettiva potremo far fronte ai nostri nemici. Per questo non servono pi&amp;ugrave;, in questo momento, le strategie concilianti che non hanno portato altro che alla perdita di diritti che &amp;egrave; costato molto conquistare e al peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari, mentre i ricchi aumentavano i loro profitti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Dobbiamo costruire l'unit&amp;agrave; tra le organizzazioni di sinistra e di classe, a livello internazionale, attorno a una serie di punti su cui non dovrebbe essere complicato trovare il consenso:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Il rispetto per la sovranit&amp;agrave; dei popoli e contro l'imperialismo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;L'impegno per la Pace, la solidariet&amp;agrave; e il rispetto dei diritti umani, individuali e collettivi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La scommessa su modelli sociali pi&amp;ugrave; giusti e incentrati sulla classe lavoratrice.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La difesa dei servizi pubblici fondamentali per tutti e tutte, specialmente per le persone con meno risorse.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;L'impegno per politiche di sradicamento del razzismo e di qualsiasi tipo di discriminazione per genere o orientamento sessuale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Rispetto per l'ambiente e politiche verso una transizione veramente giusta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Tutte queste rivendicazioni, una volta concordate, devono essere al centro di una grande campagna di mobilitazioni, sia nei nostri territori sia a livello internazionale, specialmente di fronte alle istituzioni coinvolte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;A mio parere, urge creare e attivare questa Internazionale Proletaria, come l'hai chiamata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come organizzare la resistenza di fronte all'arroganza imperialista e al genocidio in Palestina?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Ufff!... bella domanda! Mi piacerebbe proprio ascoltare una risposta che trovasse la soluzione, davvero!. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&amp;Egrave; chiaro che, in questo momento, lo stato terrorista sionista e il regno del Signor Trump hanno la supremazia in termini di mezzi tecnologici e bellici. Gli USA hanno un arsenale militare indiscutibile e pi&amp;ugrave; di 800 basi militari in tutto il pianeta. E, sebbene sia vero che altri paesi, principalmente la Cina, ne stiano mettendo in discussione la supremazia in altri campi, &amp;egrave; possibile che in quello militare non sia ancora cos&amp;igrave;. E neppure sarebbe quella la soluzione, poich&amp;eacute; ci potrebbe portare solo a un disastro mondiale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Pertanto, dobbiamo portare la battaglia su altri campi:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Quello delle idee, che menzionavo prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Esigere dai nostri governi la scommessa sul recupero dei valori, in contrapposizione a questa escalation bellica in cui sono immersi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Portare la battaglia sul terreno economico, rompendo la supremazia del dollaro e scommettendo su relazioni commerciali giuste tra i paesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Portare avanti campagne di boicottaggio contro chi calpesta il diritto internazionale e, certamente, contro &amp;ldquo;Israele&amp;rdquo;, fino a quando non si arresti il genocidio del popolo palestinese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;L'inazione della cosiddetta &amp;laquo;Comunit&amp;agrave; Internazionale&amp;raquo; e le manifestazioni testimoniali su ci&amp;ograve; che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, e che il popolo palestinese subisce dal 1947, &amp;egrave; la prova pi&amp;ugrave; evidente della nuova offensiva dell'imperialismo. Il discorso tradizionale e manipolato dello scontro tra uno stato democratico e una minaccia terrorista &amp;egrave; gi&amp;agrave; stato totalmente smontato, ed &amp;egrave; ben chiaro che il vero obiettivo di &amp;ldquo;Israele&amp;rdquo; &amp;egrave; l'eliminazione del popolo palestinese.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Confluiscono qui tre fattori:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La decisione di un popolo di resistere ed esercitare il proprio diritto a costruire uno stato indipendente nei territori che gli sono stati rubati e occupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;L'azione di una macchina sostenuta da un'ideologia, il sionismo, che sotto un pretesto religioso (il popolo eletto) si basa sull'espansionismo coloniale, la xenofobia e l'eliminazione del popolo palestinese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;L'azione dell'Occidente per mantenere il proprio controllo nella zona, che prima avevano il Regno Unito e la Francia e che ora hanno gli USA.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Non &amp;egrave; solo il petrolio. Stiamo parlando di una regione strategica per il commercio internazionale (lo vediamo ora con lo stretto di Hormuz), e le potenze occidentali preferiscono una situazione instabile che aiuti a mantenere il loro controllo. Le aggressioni a Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, ecc., cos&amp;igrave; come quelle attuali di USA e Israele contro Iran e Libano fanno anch'esse parte di questa strategia (sebbene abbiano sbagliato i calcoli con la resistenza iraniana).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Nonostante il suo riconosciuto livello di sviluppo tecnologico, &amp;ldquo;Israele&amp;rdquo; &amp;egrave; uno stato sostenuto artificialmente, fondamentalmente dall'imperialismo degli Stati Uniti e dalla complicit&amp;agrave; delle potenze europee.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&amp;Egrave; evidente che, come sospettavamo, il Piano di Pace per Gaza dell'ottobre 2025, promosso da Donald Trump, non dia alcuna soluzione, poich&amp;eacute; il genocidio continua. Ma quel che &amp;egrave; certo &amp;egrave; che &amp;egrave; riuscito a ridurre la pressione sul regime sionista, eliminando la presenza delle sue atrocit&amp;agrave; dai mezzi di informazione e, in un certo senso, riducendo il livello di mobilitazione popolare attorno a questa barbarie. Per questo dobbiamo denunciare questa strategia e recuperare la pressione sui nostri governi, riattivando le mobilitazioni che a suo tempo avevano tanto sensibilizzato l'opinione pubblica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Il mondo sta attraversando un momento di cambiamenti. Come in altri momenti storici, ci troviamo di fronte a uno scontro tra chi si rifiuta di perdere la propria egemonia e chi &amp;egrave; disposto a mantenere la propria resistenza, scommettendo su un nuovo ordine, con un &amp;laquo;nord globale&amp;raquo; che mostra grandi crepe, che ha sostituito la sua economia produttiva con una basata sulla finanziarizzazione estrema e parassitaria, e un &amp;laquo;sud globale&amp;raquo; che &amp;egrave; diventato la fabbrica del mondo ed &amp;egrave; disposto a stabilire relazioni commerciali al di fuori del controllo dell'Occidente e della supremazia del dollaro (i BRICS sono un esempio di questo cambiamento).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Come alcuni teorici vanno affermando, al di l&amp;agrave; delle gravi conseguenze di questi momenti convulsi, i cambiamenti aprono anche nuove opportunit&amp;agrave; per modificare questa situazione preoccupante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Per fare ci&amp;ograve; &amp;egrave; necessario lasciarsi alle spalle il disarmo ideologico che ha comportato la caduta dell'URSS, che ha portato molte organizzazioni di sinistra ad adottare posizioni parziali e conformiste, le quali non hanno fatto altro che indebolire la resistenza e facilitare la perpetuazione del sistema. Fuggire dall'individualizzazione delle lotte e costruire, in modo unitario, un fronte organizzato alternativo, rivoluzionario e trasformatore, che offra uscite socialmente giuste da questa crisi capitalista in cui siamo immersi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>L'Intervista</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/maxresdefault245.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Il referendum in Svizzera che spaventa i guerrafondai dell'asse NATO-UE</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_referendum_in_svizzera_che_spaventa_i_guerrafondai_dellasse_natoue/34145_68601/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Sara Reginella&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il prossimo 27 settembre gli svizzeri voteranno sul futuro della loro neutralit&amp;agrave;, un voto importante poich&amp;eacute;, per tutti coloro che si oppongono alle politiche di guerra, la neutralit&amp;agrave; svizzera ha un valore che va oltre i suoi stessi confini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La votazione riguarda l'iniziativa popolare &amp;laquo;Salvaguardia della neutralit&amp;agrave; svizzera&amp;raquo;, che chiede di iscrivere nella Costituzione federale una forma di neutralit&amp;agrave; permanente pi&amp;ugrave; rigida di quella attuale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i promotori dell&amp;rsquo;iniziativa, infatti, l'odierna politica elvetica si &amp;egrave; gi&amp;agrave; allontanata dalla neutralit&amp;agrave; tradizionale, soprattutto imponendo sanzioni e aumentando la propria cooperazione con la NATO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma quando la Svizzera ha cooperato con la NATO e applicato sanzioni?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Svizzera, oltre ad aver adottato numerose sanzioni dell'UE contro la Russia e sanzioni contro Paesi come Nicaragua e Venezuela, ha autorizzato nel 2024 l'apertura a Ginevra di un Ufficio di collegamento della NATO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parallelamente, ha intensificato la cooperazione militare internazionale, partecipando all'European Sky Shield Initiative e a progetti PESCO dell'Unione Europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; anche entrata nello &lt;em&gt;Science &amp;amp; Technology Enhanced Partnership&lt;/em&gt; della NATO, partecipando a progetti di ricerca mentre, gi&amp;agrave; nel 1995, forniva supporto logistico durante la crisi nei Balcani, consentendo il passaggio alle forze NATO attraverso il proprio spazio aereo, la rete stradale e ferroviaria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le forze armate svizzere aderiscono inoltre ad attivit&amp;agrave; di formazione e addestramento militare nel quadro del cosiddetto Partenariato per la Pace.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo contesto, i sostenitori del S&amp;Igrave; ritengono che una tale evoluzione rischi di trasformare progressivamente la Svizzera in un paese sempre pi&amp;ugrave; integrato nel sistema di sicurezza occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per evitare ci&amp;ograve;, si battono contro il sempre maggiore allineamento militare con la NATO, contro l&amp;rsquo;uso indiscriminato delle sanzioni e per una maggiore credibilit&amp;agrave; del paese come neutrale e mediatore nei conflitti. Dunque la Svizzera non potrebbe aderire ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro il Paese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I sostenitori del NO replicano invece che neutralit&amp;agrave; e cooperazione internazionale possono coesistere. In tal senso, non &amp;egrave; necessario irrigidire la Costituzione perch&amp;eacute; una neutralit&amp;agrave; inflessibile limiterebbe la politica estera, isolerebbe il paese e renderebbe impossibile cooperare militarmente con altri Paesi, anche per rafforzare la propria capacit&amp;agrave; di difesa, pur senza entrare nella NATO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dunque, come avverr&amp;agrave; la scelta?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra i sostenitori del S&amp;Igrave; c'&amp;egrave; anche il Partito Comunista - Svizzera, che insieme al Comitato pacifista e internazionalista per la neutralit&amp;agrave; difende una concezione della neutralit&amp;agrave; come strumento di sovranit&amp;agrave; e di pace.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra chi invece supporta il NO, c&amp;rsquo;&amp;egrave; anche chi come Cyril Aellen dei Liberali Radicali afferma che: &amp;ldquo;Quando si verificher&amp;agrave; un&amp;rsquo;emergenza, sar&amp;agrave; gi&amp;ugrave; troppo tardi per costruire la capacit&amp;agrave; di difesa&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la Svizzera chi dovrebbe temere e da chi dovrebbe difendersi?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia recente ci insegna quanto facilmente una presunta minaccia militare possa essere utilizzata per giustificare un'azione bellica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; successo in Iraq, nel 2003 con le fantomatiche armi di distruzione di massa che non furono mai trovate. O in Iran, nel 2025 e poi nel 2026, quando prima Israele e poi gli Stati Uniti hanno bombardato il paese sostenendo di dover impedire a Teheran di sviluppare un'arma nucleare, nonostante l'AIEA abbia ribadito di non aver mai trovato prove di un programma strutturato per costruire una bomba atomica in Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche la guerra in Ucraina &amp;egrave; stata &amp;ldquo;venduta&amp;rdquo;, prima rimuovendo dalla narrazione otto anni di conflitto nel Donbass, poi alimentando la paura del &amp;ldquo;mostro russo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma se sostituiamo una minaccia raccontata dai media con una tragedia concreta, possiamo guardare agli effetti del coinvolgimento europeo in una guerra come quella d&amp;rsquo;Ucraina, ad esempio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il risultato?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non una soluzione diplomatica del conflitto, ma centinaia di migliaia di morti, distruzione e pesanti conseguenze economiche anche per l'Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le sanzioni e l&amp;rsquo;interruzione delle forniture di gas russo hanno infatti contribuito a far aumentare i prezzi dell'energia e dei trasporti, facendo salire i costi di produzione industriale, i prezzi al consumo, l'inflazione e riducendo il potere d'acquisto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'aumento simultaneo di energia, carburanti e generi alimentari ha ridotto il reddito reale delle famiglie. L'effetto &amp;egrave; stato particolarmente pesante per i nuclei a basso reddito, per i quali energia e alimentazione rappresentano la quota maggiore della spesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dunque, il 27 settembre occorrerebbe dire s&amp;igrave; alla diplomazia, s&amp;igrave; a una reale neutralit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; in Svizzera si vota, ma in Unione Europea, dove oltre 6 miliardi di Euro sono stati appena approvati per nuovi armamenti all&amp;rsquo;Ucraina, la percezione &amp;egrave; che la guerra ci sia gi&amp;agrave;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Mondo e Psicologia</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/4f49b7f5-02ff-4589-ab44-6e66239f75ee.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Il &quot;vaso di Pandora&quot; dell'occidente e le lacrime guerrafondaie del PD</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_vaso_di_pandora_delloccidente_e_le_lacrime_guerrafondaie_del_pd/45289_68599/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:55:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;27 agosto. Per quanto ci riguarda, la notizia di apertura del giorno, sebbene l'accaduto risalga alla vigilia, &amp;egrave; quella dell'assassinio di dieci persone e del ferimento di decine di altre nel centro di Donetsk, in seguito al terroristico attacco missilistico ucraino su un centro commerciale del capoluogo della DNR, in pieno centro cittadino, nell'ora di punta di un giorno feriale. Poche ore prima, i nazigolpisti di Kiev avevano attaccato con un drone un autobus della linea Lisichansk-Stakhanov, sulla strada tra Zolotoe e Pervomajsk, nella LNR, uccidendo nove persone e ferendone altre sei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, per i corifei italici del regime nazigolpista, i fascioleghisti di governo si mostrano troppo &amp;ldquo;timidi&amp;rdquo; nel sostenere Kiev, nonostante che, come assicura la signora Lia Quartapelle, del PD, su Repubblica, &amp;laquo;Meloni in questi anni ha fatto una cosa giusta: sostenere l&amp;rsquo;Ucraina&amp;raquo;. Peccato che tale sostegno, lacrima la fervente guerrafondaia, si stia &amp;laquo;molto affievolendo&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, secondo la signora in questione, consisterebbe nel fatto che gli &amp;ldquo;aiuti&amp;rdquo; da Roma giungano a Kiev con colpevole ritardo &amp;ndash; se ci fossero loro, i tempestivi del PD, al governo, gli aiuti sarebbero molto pi&amp;ugrave; celeri: naturalmente, per il bene di &amp;ldquo;famiglie e imprese&amp;rdquo;, come recita la formula saragattiana di rito &amp;ndash; e, soprattutto, senza dire cosa contengano. Al contrario, sostiene la &amp;ldquo;pdemocratica&amp;rdquo;, se &amp;laquo;i cittadini sapessero che cosa mandiamo e a che cosa serve, credo che il sostegno agli aiuti militari tornerebbe a crescere&amp;raquo;. &amp;ldquo;Famiglie e imprese&amp;rdquo; sarebbero ovviamente felici di sapere che Roma sta &amp;ldquo;lavorando per la pace&amp;rdquo;, mandando ai nazigolpisti di Kiev armi e mezzi militari, installando impianti di produzione militare direttamente in Ucraina e farebbero certamente quadrato attorno a quella sorta di agglomerato affaristico-padronale chiamato PD, nella sua scelta di celerit&amp;agrave; guerrafondaia. Per la verit&amp;agrave;, la signora Quartapelle avrebbe potuto benissimo aprire una pagina a caso di un quotidiano a caso (o no?) dei circoli d'affari italici, uso da centocinquant'anni, dalla sede di via Solferino, a cantare i peana di ogni singolo diverso governo del paese, per scoprire che non c'&amp;egrave; alcun mistero sulla consistenza degli aiuti di Roma a Kiev e che tali &amp;ldquo;aiuti&amp;rdquo; sono un vero e proprio &amp;ldquo;inno alla pace&amp;rdquo; e alla diplomazia: altro che quegli &amp;ldquo;insulsi&amp;rdquo; inviati di Washington e del Vaticano a Moskva. Cos&amp;igrave;, il Corriere della Sera indica che Il tredicesimo &amp;ldquo;pacchetto di aiuti&amp;rdquo; a Kiev &amp;laquo;&amp;egrave; quasi completato e sar&amp;agrave; poi sottoposto, come da prassi, al Copasir. Il tutto, avverte Crosetto, &amp;ldquo;in tempi abbastanza rapidi&amp;rdquo;. Il ministro della Difesa parla di &amp;ldquo;sostegno variegato&amp;rdquo; alla causa ucraina anche sul fronte energetico&amp;raquo; e, forse per venire incontro al rammarico del PD, il &amp;laquo;ministro risponde alle critiche delle opposizioni (M5s e Avs) con questo ragionamento: &amp;laquo;Mi colpisce, per&amp;ograve;, che si parli genericamente e in modo ideologico di &amp;ldquo;aiuti&amp;rdquo; all&amp;rsquo;Ucraina con tanto livore. E persino nella settimana in cui Putin ha rifiutato un&amp;rsquo;offerta di pace concreta e seria di Zelensky che poteva ancora una volta porre fine al conflitto e da subito&amp;raquo;. Gi&amp;agrave;, quella &amp;ldquo;offerta di pace&amp;rdquo;, cos&amp;igrave; cinicamente &amp;ldquo;rifiutata da Putin&amp;rdquo;, che non era altro che l'ennesimo tentativo della junta nazigolpista di riprender fiato e, in attesa di quegli &amp;ldquo;aiuti&amp;rdquo;, riorganizzare le forze per cercare di impedire un troppo repentino crollo del fronte. E invece, guarda un po', da Roma, come da Londra, Parigi, Berlino, si &amp;ldquo;aspira alla pace&amp;rdquo; e, per carit&amp;agrave;, tutto quello che si fa &amp;egrave; &amp;ldquo;per la pace&amp;rdquo; e perch&amp;eacute;, per la gioia della signora Quartapelle, &amp;laquo;torni a crescere&amp;raquo; il sostegno alla junta nazigolpista da parte delle masse italiche che, in un crescendo di entusiasmo per le ennesime sforbiciate a salari, sanit&amp;agrave;, pensioni, scuola, sono felici di apprendere che tali &amp;ldquo;aiuti&amp;rdquo; vengono &amp;laquo;prodotti da Fincantieri e da Leonardo&amp;raquo;: come dire che, in un abbraccio interclassista caro ai liberal-europeisti del moderno social-fascismo, le mazzate sulla testa a lavoratori e masse popolari, sono solo una &amp;ldquo;toccasana&amp;rdquo; per il &amp;ldquo;bene del paese&amp;rdquo;, cio&amp;egrave; di banche e monopoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto, in attesa che Mosca arrivi a considerare anche Roma, al pari di Londra, partecipante diretta alla guerra con la Russia. Nello specifico della Gran Bretagna, ha dichiarato l'ex viceministro degli esteri russo Andrej F&amp;euml;dorov in un'intervista alla BBC, non si pu&amp;ograve; escludere una risposta &quot;semi-militare&quot; da parte della Russia, che preveda la distruzione delle industrie che operano nell'interesse del regime di Kiev. F&amp;euml;dorov ha detto esplicitamente che gli inglesi, coinvolgendosi sempre pi&amp;ugrave; nella guerra contro la Russia a fianco dell'Ucraina, stanno aprendo il &amp;ldquo;vaso di Pandora&amp;rdquo;: &amp;laquo;Bisogna capire una cosa. Il presidente Putin &amp;egrave; sottoposto a una forte pressione politica e pubblica affinch&amp;eacute; adotti determinate misure contro la Gran Bretagna, considerata partecipe della guerra e l'assistenza britannica &amp;egrave; percepita come un coinvolgimento diretto nel conflitto... la pressione viene dall'opinione pubblica, da giornalisti, media, militari&amp;raquo;. Nel contesto della situazione, ha detto l'ex viceministro, Londra &amp;laquo;&amp;egrave; percepita come il male numero uno&amp;raquo; e, prevedendo un'ulteriore escalation del conflitto, ha aggiunto che &amp;laquo;prima o poi la Russia potrebbe rispondere non solo verbalmente, ma anche con una reazione concreta&amp;raquo; contro il paese, senza escludere la possibilit&amp;agrave; di attacchi di hacker o persino di azioni di &amp;laquo;natura semi-militare... potrebbe accadere qualcosa alle imprese che producono droni per l'Ucraina... il problema per la societ&amp;agrave; russa &amp;egrave; che molti affermano che il presidente stia impiegando troppo tempo a rispondere alla Gran Bretagna e che una risposta, forse anche militare, avrebbe dovuto essere data&amp;raquo; gi&amp;agrave; da tempo, dato che Moskva considera il trasferimento di tecnologia britannica per la produzione di missili all'Ucraina come un &amp;laquo;intervento militare diretto nel conflitto&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se Londra &amp;egrave;, al momento, in cima alla &amp;ldquo;lista degli obiettivi&amp;rdquo;, ecco che la Finlandia, forse sentendosi defraudata in questo ruolo, aspira al vertice della classifica dei bellicisti: bisogna colpire Mosca e Piter per provocare una rivolta in Russia che chieda la fine dell'Operazione militare senza che siano raggiunti gli obiettivi prefissati, dice il presidente finlandese Alexander Stubb in un'intervista alla Evropejskaja Pravda. A suo dire, non bastano gli attacchi &amp;laquo;a lungo raggio proprio nel cuore della Russia&amp;raquo; o i bombardamenti sulle raffinerie, i depositi o anche le fabbriche degli &quot;Shahed&quot;: la situazione potrebbe cambiare davvero se invece la gente si ribellasse alla guerra. E ora vediamo che, secondo sondaggi pi&amp;ugrave; o meno attendibili, circa il 65% dei russi vuole porre fine alla guerra&amp;raquo;. La soluzione, dice Stubb: continuare a &amp;laquo;fornire all'Ucraina i mezzi necessari per la guerra e per la resistenza... La seconda linea d'azione consiste nel proseguire la politica delle sanzioni, soprattutto nei confronti delle aziende russe che forniscono componenti per droni, missili o per l'industria militare in generale&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla stessa linea &amp;ldquo;di pace&amp;rdquo; anche il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul, secondo il quale in Germania cresce la consapevolezza che un conflitto militare diretto con la Russia sia del tutto possibile, dato che la contrapposizione &amp;egrave; gi&amp;agrave; in atto in molte sfere: &amp;laquo;credo che dobbiamo trovare il giusto equilibrio: non avere paura, ma allo stesso tempo essere vigili e prepararci al meglio per un possibile confronto militare, applicando il principio antichissimo: se vuoi la pace, preparati alla guerra&amp;raquo;. La &amp;ldquo;pace&amp;rdquo; dei volenterosi di guerra. Cos&amp;igrave; che suggerimenti utili vengono da chi di guerra se ne intende: l'ex Comandante supremo delle forze NATO in Europa, Wesley Clark, ha criticato gli attacchi ucraini contro i depositi della Wildberries. &amp;laquo;Gli attacchi alle raffinerie e agli impianti di raffinazione del petrolio sono, ovviamente, molto importanti&amp;raquo; dice Clark, dato che &amp;laquo;riducono le entrate della Russia derivanti dal commercio di petrolio. Gli attacchi ai magazzini di Wildberries sono stati piuttosto significativi. Ma credo che gli attacchi contro le infrastrutture collegate ai consumatori russi non saranno efficaci a lungo termine quanto gli attacchi contro le installazioni militari russe: impianti di produzione di missili, lanciatori, caserme, quartier generali e cos&amp;igrave; via. Se possibile, &amp;egrave; meglio colpire le installazioni militari&amp;raquo;; e che diamine!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre agire subito in quella direzione; tanto pi&amp;ugrave; che il tanto raccontato &amp;ldquo;crollo della Russia&amp;rdquo; &amp;egrave; orai alle porte. Come annunciato alla riunione del Consiglio di Sicurezza ONU dal rappresentante permanente dell'Ucraina, Andrej Mel'nik, &amp;laquo;la Russia sta gi&amp;agrave; perdendo e alla fine verr&amp;agrave; sconfitta in questa guerra&amp;raquo;. Ma, in diretta contrapposizione a cotanto vaticinio, l'ex ministro della guerra Mikhail F&amp;euml;dorov lamenta che &amp;laquo;sembra che stiamo perdendo gradualmente, lentamente&amp;raquo; e che Kiev &amp;laquo;ha urgente bisogno di un piano per porre fine al conflitto&amp;raquo;. Ahi, ahi: ma lo sapr&amp;agrave; la signora Quartapelle e, in questa diatriba, chi sosterr&amp;agrave;? Perch&amp;eacute; pare proprio che la mossa di F&amp;euml;dorov sia indirizzata a scaricare le colpe della disastrosa situazione su Zelenskij, indicandolo come il principale responsabile dell'imminente catastrofe ucraina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realt&amp;agrave;, afferma Kirill Strel'nikov su RIA Novosti, la teoria pi&amp;ugrave; plausibile &amp;egrave; che il giovane F&amp;euml;dorov si sia lasciato coinvolgere in dibattiti tra adulti e abbia inavvertitamente rivelato la verit&amp;agrave;. A tal proposito, il rappresentante speciale del presidente russo Kirill Dmitriev ha scritto che &amp;laquo;la realt&amp;agrave; sta prevalendo, le false narrazioni stanno crollando e la ricerca dei responsabili dei fallimenti &amp;egrave; iniziata&amp;raquo;. Tanto che F&amp;euml;dorov non &amp;egrave; il solo a parlare cos&amp;igrave; apertamente: secondo uno dei principali esperti del think tank britannico RUSI, &amp;laquo;alcuni fattori stanno ribaltando la situazione a favore di Putin&amp;raquo;. Per dire, nel mese di luglio, il numero di droni impiegati &amp;egrave; aumentato di circa cinque volte rispetto a giugno, e gli attacchi missilistici balistici stanno battendo ogni record, causando devastazioni in Ucraina, sia al fronte che nelle retrovie&amp;raquo;. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche e logistiche stanno prosciugando i fondi che gli europei hanno racimolato per Kiev e reperire nuovi finanziamenti diventa sempre pi&amp;ugrave; difficile, mentre i problemi interni ai paesi UE si aggravano. Ancora: l'isolamento dell'Ucraina dal mar Nero ha ridotto le sue esportazioni al 10% rispetto all'anno scorso, mentre il flusso via mare di armi e rifornimenti dai &amp;ldquo;volenterosi&amp;rdquo; si &amp;egrave; quasi azzerato. Le ultime riserve in relativa efficienza bellica, costituite dai nazisti di Azov, cos&amp;igrave; amorevolmente santificati dai malvagi pannellian-torquemadisti de Linkiesta nelle loro uscite verso Slavjansk e Kramatorsk e tenute in serbo per i momenti difficili, ora arrivati, sono state inviate verso quei centri. Quindi, di fronte alle terribili perdite al fronte, racconta Strel'nikov, l'ex ministro della guerra ucraino Reznikov e l'ex rappresentante speciale di Donald Trump, Kellogg, hanno chiesto un'urgente riduzione dell'et&amp;agrave; di mobilitazione e l'arruolamento delle donne. Del resto, osserva Bloomberg, Moskva si &amp;egrave; convinta dell'inutilit&amp;agrave; dei negoziati e ora intende dimostrare chi ha davvero il sopravvento, intensificando drasticamente i suoi gi&amp;agrave; potenti attacchi &amp;laquo;contro i settori pi&amp;ugrave; sensibili dell'economia e delle infrastrutture urbane ucraine&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso tempo, scrive RIA, gli analisti occidentali notano la lentezza dell'avanzata sul campo. Come scrive il Centro per l'analisi delle politiche europee (CEPA), &amp;laquo;la logica &amp;egrave; che in una guerra di logoramento, si accumulano conquiste territoriali graduali e danni ripetuti... Moskva non ha bisogno che ogni offensiva porti a una svolta immediata: pu&amp;ograve; mantenere la pressione finch&amp;eacute; per l'Ucraina non diventi impossibile mantenere singole posizioni, vie di rifornimento e citt&amp;agrave;&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che allora l'ex ministro F&amp;euml;dorov, con le sue ammissioni, sia un &amp;ldquo;agente del Cremlino&amp;rdquo;? Certamente no, conclude Strel'nikov: &amp;egrave; semplicemente impossibile chiamare nero il bianco, quando il terreno ti cede sotto i piedi. Molto prima del fallimento del brillante piano di 40 giorni di Zelenskij per &quot;ribaltare le sorti&quot; della guerra contro la Russia con una &quot;guerra aerea totale&quot;, la rivista americana Foreign Affairs era stata tra le prime ad ammettere che &amp;laquo;la determinazione dell'Ucraina non pu&amp;ograve; nascondere il fatto che stia perdendo la guerra... Moskva potrebbe combattere per anni... Gli obiettivi della Russia sembrano essere perfettamente compatibili con le sue capacit&amp;agrave; e tendenze sul campo di battaglia. Gli obiettivi dell'Ucraina, al contrario, sembrano irraggiungibili&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vero peccato, vero, signora Quartapelle? Ah, se invece &amp;laquo;i cittadini sapessero che cosa mandiamo e a che cosa serve, credo che il sostegno agli aiuti militari tornerebbe a crescere&amp;raquo;. Eh beh...&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Gli Stati Uniti inseriscono Palestine Action nella blacklist dei &quot;gruppi terroristici&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_stati_uniti_inseriscono_palestine_action_nella_blacklist_dei_gruppi_terroristici/45289_68598/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 11:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gli Stati Uniti hanno etichettato Palestine Action come gruppo terroristico, segnando la prima volta che un'organizzazione britannica viene colpita dalle sanzioni antiterrorismo statunitensi. Il Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella lista nera anche altri due gruppi, nell'ambito di una strategia che identifica gli &amp;laquo;estremisti violenti di sinistra&amp;raquo; come una delle principali minacce per il paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Mercoled&amp;igrave; Palestine Action &amp;egrave; stata aggiunta alla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche globali appositamente designate (Specially Designated Global Terrorist organizations), secondo una dichiarazione pubblicata online dal Dipartimento del Tesoro. In base alle sanzioni, tutti i conti bancari e i beni del gruppo presenti negli Stati Uniti saranno congelati, mentre ai suoi membri potrebbe essere vietato l'ingresso nel paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le attivit&amp;agrave; del gruppo e la risposta di Londra&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Fondata nel Regno Unito nel 2020, Palestine Action ha come obiettivo dichiarato quello di porre fine alla &amp;laquo;partecipazione globale al regime genocida e di apartheid di Israele&amp;raquo;. I suoi membri hanno vandalizzato velivoli militari britannici e fabbriche di propriet&amp;agrave; o collegate a Elbit Systems, un produttore di armi israeliano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lo scorso luglio il governo britannico ha dichiarato Palestine Action un'organizzazione terroristica. Da allora, quattro dei suoi membri sono stati condannati come terroristi per aver causato danni penali a uno stabilimento di Elbit Systems, mentre oltre 3.500 dei suoi sostenitori sono stati arrestati e 480 accusati di reati di terrorismo per aver appoggiato il gruppo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;L'azione odierna integra la messa al bando da parte del Regno Unito&amp;raquo;, ha dichiarato il Dipartimento del Tesoro, aggiungendo che Palestine Action &amp;egrave; stata sanzionata &amp;laquo;per aver materialmente assistito, finanziato o fornito sostegno finanziario, materiale o tecnologico, oppure beni e servizi a favore o a sostegno di un atto di terrorismo&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Le attivit&amp;agrave; di Palestine Action negli Stati Uniti e altrove hanno sempre avuto lo scopo di salvare vite umane ostacolando la macchina da guerra israeliana, che sta commettendo un genocidio a Gaza con il sostegno del governo statunitense&amp;raquo;, ha dichiarato in un comunicato la cofondatrice di Palestine Action, Huda Ammori. &amp;laquo;[Il presidente degli Stati Uniti Donald] Trump &amp;egrave; stato al centro dello sterminio di massa dei palestinesi, favorendo il regime sionista in ogni occasione&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gli altri gruppi sanzionati&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il Tesoro ha inoltre sanzionato Masar Badil, un movimento rivoluzionario palestinese che sarebbe gestito dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), e Autistici Inventati, descritto dal dipartimento come &amp;laquo;un'entit&amp;agrave; con sede in Italia che fornisce architetture digitali specializzate, strumenti e servizi per le cellule Antifa e altri estremisti violenti di estrema sinistra&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>L’Ucraina colpisce Donetsk con missili Storm Shadow. Otto civili gravemente feriti (due minori)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lucraina_colpisce_donetsk_con_missili_storm_shadow_otto_civili_gravemente_feriti_due_minori/45289_68596/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Mercoled&amp;igrave; le forze ucraine hanno sferrato un massiccio attacco missilistico contro Donetsk, capitale della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), danneggiando edifici residenziali e infrastrutture civili, secondo quanto riferito dal capo regionale Denis Pushilin.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gli attacchi hanno preso di mira diverse localit&amp;agrave; nella zona orientale di Donetsk, con la maggior parte delle vittime segnalate nei pressi del centro commerciale Donetsk-City. Secondo Pushilin, tra le munizioni fornite dall'Occidente figuravano i missili anglo-francesi Storm Shadow/SCALP-EG.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Almeno otto civili, tra cui due minori, sono rimasti feriti negli attacchi nei pressi del centro commerciale, mentre un altro uomo &amp;egrave; stato ferito dall'esplosione di un ordigno inesploso in un'altra localit&amp;agrave;, ha affermato Pushilin. Altri due civili sono rimasti feriti in altre zone della Repubblica Popolare di Donetsk, ha aggiunto il governatore. In totale, otto edifici residenziali, undici infrastrutture civili e diverse automobili sono stati danneggiati negli attacchi in tutta la citt&amp;agrave; e oltre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Una troupe di RT ha filmato le conseguenze dell'attacco in uno dei luoghi colpiti, vicino al centro sportivo Druzhba a Donetsk. L'edificio, che apparteneva a un istituto di ricerca chiuso da tempo, &amp;egrave; parzialmente crollato dopo essere stato apparentemente colpito da diversi proiettili, mentre gli edifici residenziali nelle vicinanze hanno subito danni lievi, come mostrano le immagini.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le indagini e le accuse della Russia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il Comitato investigativo russo ha avviato un'indagine sull'attacco, con agenti al lavoro nei luoghi colpiti per raccogliere prove e valutare i danni. &amp;laquo;Durante l'ispezione della scena, &amp;egrave; stato accertato che il massiccio attacco ha provocato ingenti danni e distruzione a condomini, infrastrutture civili e autovetture. Il nemico ha preso di mira le zone civili della citt&amp;agrave;, dove non c'erano armi n&amp;eacute; equipaggiamento militare&amp;raquo;, ha dichiarato un agente della commissione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'ambasciatore straordinario russo Rodion Miroshnik ha collegato l'attacco alla recente promessa del governo del primo ministro britannico Andy Burnham di condividere con l'Ucraina la tecnologia segreta dello Storm Shadow. &amp;laquo;I terroristi ucraini sono come dei tossicodipendenti&amp;raquo;, ha affermato sui social media il diplomatico, che guida una missione del Ministero degli Esteri incaricata di monitorare i crimini di guerra nel conflitto ucraino. &amp;laquo;Se mettono le mani su qualcosa, vogliono usarla il prima possibile, di solito nel modo peggiore possibile per gli altri&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>L'Iran elogia la Cina per aver respinto le minacce degli Stati Uniti</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_elogia_la_cina_per_aver_respinto_le_minacce_degli_stati_uniti/45289_68597/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'Iran ha elogiato la Cina per aver respinto le minacce degli Stati Uniti di imporre sanzioni ai paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con la Repubblica Islamica, con il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf che ha affermato che la partnership strategica di Teheran con Pechino &amp;laquo;non ha bisogno del permesso di nessuno&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;In un post sulla piattaforma X, Ghalibaf ha accolto con favore la &amp;laquo;dichiarazione di principio&amp;raquo; della Cina che respinge le &amp;laquo;sanzioni illegali contro l'Iran&amp;raquo;. &amp;laquo;Il partenariato strategico globale tra Iran e Cina si fonda sul rispetto reciproco, sulla cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti e su una visione condivisa di un mondo multipolare &amp;ndash; ha scritto &amp;ndash;. Questo rapporto non ha bisogno del permesso di nessuno&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le dichiarazioni del presidente del Parlamento iraniano sono giunte dopo che Pechino ha respinto con forza la minaccia di Washington di imporre sanzioni secondarie contro i paesi e le aziende che continuano a intrattenere rapporti commerciali con l'Iran. Marted&amp;igrave; il Ministero degli Esteri cinese ha affermato che Pechino si oppone fermamente alle sanzioni che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale n&amp;eacute; l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La Cina ha affermato che la sua cooperazione con l'Iran &amp;egrave; conforme al diritto internazionale e non dovrebbe subire interferenze, avvertendo che adotter&amp;agrave; tutte le misure necessarie per proteggere i propri diritti e interessi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le nuove sanzioni di Washington&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Luned&amp;igrave; Washington ha svelato una nuova serie di misure economiche contro Teheran nell'ambito di quella che l'amministrazione Trump ha descritto come un'iniziativa volta a isolare ulteriormente l'Iran dall'economia globale. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha annunciato sanzioni contro quasi 60 persone fisiche, entit&amp;agrave; e navi e ha avvertito i paesi e le aziende straniere che potrebbero incorrere in sanzioni per aver mantenuto legami finanziari con Teheran.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le misure hanno preso di mira societ&amp;agrave; con sede nella Cina continentale e a Hong Kong, senza tuttavia arrivare a sanzionare le principali istituzioni finanziarie cinesi. Pechino &amp;egrave; da anni il principale acquirente di petrolio iraniano, sebbene i flussi siano stati fortemente ridotti da quando Washington ha ripreso il blocco dei porti iraniani a met&amp;agrave; luglio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8f378a2030274f6778c6c7.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Gaza, AP e Reuters a Israele: «Perché avete ucciso i nostri giornalisti?»</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gaza_ap_e_reuters_a_israele_perch_avete_ucciso_i_nostri_giornalisti/45289_68595/</link>
                    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A distanza di un anno dall'attacco israeliano all'ospedale Nasser di Gaza, che caus&amp;ograve; la morte di oltre venti persone, tra cui cinque giornalisti, &lt;a href=&quot;https://www.ap.org/the-definitive-source/announcements/ap-reuters-call-for-accountability-on-anniversary-of-gaza-strike-that-killed-journalists/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Associated Press e Reuters hanno rotto il silenzio&lt;/a&gt; con una dichiarazione congiunta che chiede a Israele di fornire le &amp;laquo;risposte chiare e le spiegazioni che un incidente di tale gravit&amp;agrave; richiede&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;In una nota diffusa marted&amp;igrave;, in occasione del primo anniversario del bombardamento del 25 agosto 2025, le agenzie di stampa hanno sottolineato che i reporter sono stati uccisi in un ospedale, un luogo protetto dal diritto internazionale e un punto nevralgico per la copertura giornalistica da Gaza. &amp;laquo;Chiediamo nuovamente al governo di Israele di fornire spiegazioni sulla morte di questi giornalisti e di adottare tutte le misure necessarie per proteggere i giornalisti che coprono il conflitto&amp;raquo;, hanno dichiarato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Tra le vittime figuravano il cameraman della Reuters Hussam al-Masri, la giornalista visiva Mariam Dagga, che lavorava per l'AP e altre testate, e Moaz Abu Taha, un freelance che collaborava con la Reuters. Gli altri due giornalisti uccisi erano il fotografo di Al Jazeera Mohammad Salama e Ahmed Abu Aziz, che lavorava per il Quds Feed Network. L'attacco &amp;egrave; avvenuto due settimane dopo che quattro giornalisti di Al Jazeera erano stati uccisi in un raid israeliano nei pressi dell'ospedale al-Shifa nella citt&amp;agrave; di Gaza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le indagini promesse e mai concluse&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'IDF ha ammesso di aver effettuato l'attacco &amp;laquo;double-tap&amp;raquo; contro l'ospedale Nasser, dichiarando di deplorare i danni causati a &amp;laquo;persone non coinvolte&amp;raquo; e negando di aver preso di mira deliberatamente i giornalisti. Ha inoltre promesso un'indagine. Tuttavia, a un anno di distanza, n&amp;eacute; AP n&amp;eacute; Reuters hanno ricevuto risposte soddisfacenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La richiesta delle due agenzie si inserisce in un quadro pi&amp;ugrave; ampio di crescente preoccupazione per la sicurezza dei giornalisti a Gaza. Secondo il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), Israele &amp;egrave; responsabile di due terzi dei 129 giornalisti e operatori dei media uccisi in tutto il mondo nel 2025, e Gaza &amp;egrave; stata descritta come la missione pi&amp;ugrave; letale per i reporter da quando l'organizzazione ha iniziato a raccogliere dati nel 1992. Il CPJ ha inoltre sottolineato che Israele ha condotto poche indagini trasparenti e che nessuno &amp;egrave; stato ritenuto responsabile nei casi esaminati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Reuters ha inoltre ribadito la propria richiesta di spiegazioni per la morte del giornalista visivo Issam Abdallah, avvenuta nell'ottobre 2023, ucciso dal fuoco di un carro armato israeliano mentre stava realizzando un servizio nel Libano meridionale. Anche in quel caso, le risposte di Israele sono state giudicate insoddisfacenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'IDF ha respinto &amp;laquo;con forza&amp;raquo; le accuse secondo cui prenderebbe di mira intenzionalmente i giornalisti o le loro famiglie. Ma per AP e Reuters, le parole non bastano pi&amp;ugrave;: ci&amp;ograve; che serve sono fatti, indagini trasparenti e, soprattutto, che i responsabili di questi crimini vengano finalmente chiamati a rispondere delle loro azioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8ee8cb20302754cd735828.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Settant'anni di auto cinesi: la lunga marcia per rottamare il modello occidentale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-settantanni_di_auto_cinesi_la_lunga_marcia_per_rottamare_il_modello_occidentale/45289_68594/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 16:15:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Dal 1983 a oggi, lo scenario &amp;egrave; cambiato radicalmente. Quando la prima Volkswagen Santana usc&amp;igrave; dalla catena di montaggio a Shanghai, la Cina seguiva percorsi elaborati dagli altri. I modelli erano quelli di successo in Occidente, le linee di produzione erano importate e il know-how era un semplice prestito. Oggi, a distanza di oltre quarant'anni, mentre il Paese si appresta a celebrare i settant'anni dalla sua prima auto, la Jiefang, uscita dalle fabbriche di Changchun nel 1956, la storia ha subito una torsione imprevedibile. Non sono pi&amp;ugrave; i colossi occidentali a dettare le regole del gioco, ma sono i loro dirigenti a volare a Pechino per capire come si costruisce il futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I numeri di quest'anno raccontano un sorpasso ormai definitivo come &lt;a href=&quot;https://www.globaltimes.cn/page/202608/1369047.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;evidenzia&lt;/a&gt; il quotidiano Global Times. Nel primo semestre del 2026 le vendite di auto a nuova energia sui mercati esteri sono schizzate verso l'alto del 120%, mentre sul mercato interno la penetzione di questi veicoli ha superato il 56% a maggio, lasciando le tradizionali auto a benzina fuori dalla top ten delle vendite al dettaglio. Undici anni consecutivi di primato mondiale nella produzione non sono pi&amp;ugrave; solo un dato statistico, ma la fotografia di un ecosistema che ha smesso di inseguire per mettersi alla guida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segreto di questa ascesa non sta nell'aver copiato meglio, ma nell'aver cambiato le regole del gioco. Quando nel 2014 Pechino decise di puntare tutto sull'elettrificazione, l'industria globale guardava ancora con scetticismo a certe soluzioni. La Cina fece di pi&amp;ugrave;: invent&amp;ograve; il concetto di veicolo connesso intelligente. Non si tratt&amp;ograve; solo di sostituire il motore a scoppio con una batteria. L'elettrificazione fu solo il primo atto; la vera rivoluzione arriv&amp;ograve; quando l'auto smise di essere un semplice telaio meccanico per diventare uno spazio digitale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo percorso virtuoso rappresenta il cuore pulsante di una strategia nazionale di largo respiro. Proprio quest'anno si &amp;egrave; aperto il quindicesimo Piano Quinquennale, il ciclo 2026-2030 che traghetter&amp;agrave; il Paese verso il traguardo del 2035, anno in cui Pechino conta di realizzare sostanzialmente la propria modernizzazione socialista. In questa visione macroeconomica, l'industria dei veicoli a nuova energia non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; solo un settore trainante, ma il vero e proprio simbolo della manifattura cinese di nuova generazione. Il governo sta spingendo per consolidare una crescita di alta qualit&amp;agrave;, blindando il vantaggio competitivo sui mercati globali e trasformando le auto in un volano per l'intero tessuto industriale hi-tech.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Basta guardare l'esperienza quotidiana per capire il salto di qualit&amp;agrave; di questa modernizzazione. Come quando la piccola Beibei sale per la prima volta sull'auto di famiglia per andare a scuola: il telaio si abbassa da solo per farla entrare, un assistente vocale la complimenta per aver allacciato la cintura e l'oscurante si apre al suo comando mentre parte una canzone.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'auto non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; solo un mezzo di trasporto, &amp;egrave; un salotto viaggiante.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa trasformazione ha spiazzato i vecchi produttori. Al Salone dell'Auto di Pechino di quest'anno, i buyer e i giornalisti esteri non chiedevano pi&amp;ugrave; spiegazioni sui prezzi stracciati, ma volevano sapere come acquistare le tecnologie. I dirigenti tedeschi hanno parlato di un parco giochi digitale, prendendo atto che il paradigma del motore a combustione &amp;egrave; un concetto vintage. Le case automobilistiche cinesi, dai nuovi attori come NIO e XPeng fino ai giganti storici come BYD e Geely, hanno integrato l'intelligenza artificiale, i sensori lidar di ultima generazione e architetture elettroniche quantistiche, rendendo la guida assistita una caratteristica di serie e non un optional di lusso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La conseguenza pi&amp;ugrave; evidente di questo ribaltone &amp;egrave; il crollo del vecchio modello delle joint venture. Un tempo si scambiava l'accesso al mercato con la tecnologia. Oggi Volkswagen produce modelli sviluppati insieme a XPeng, Mercedes ha trasformato il suo centro di ricerca di Shanghai in un hub globale di innovazione e Nissan e Honda si appoggiano a Dongfeng per colmare il ritardo sull'elettrico. Non si produce pi&amp;ugrave; in Cina, si crea con la Cina. I costruttori cinesi hanno ora il pieno controllo dello sviluppo del prodotto e dettano gli standard tecnologici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo scacchiere si sono inserite con prepotenza anche le big tech. Xiaomi ha lanciato la sua SU7 portando l'integrazione perfetta tra smartphone e auto, Huawei ha espanso il suo ecosistema sulle vetture, mentre aziende come CATL macinano record su batterie e ricarica ultrarapida. L'industria dell'auto &amp;egrave; diventata, a tutti gli effetti, un'industria tecnologica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chiunque voglia essere competitivo a livello globale, oggi, deve passare per la &lt;a href=&quot;/dettnews-come_la_cina_ridisegna_il_futuro/45289_62290/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Cina&lt;/a&gt;. Come fanno notare gli analisti, il mercato cinese non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; solo il pi&amp;ugrave; grande bacino di utenza al mondo, ma il luogo dove le case automobilistiche progettano crescita e innovazione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Insomma, dal comparto automotive, da sempre simbolo della superiorit&amp;agrave; industriale occidentale, arriva l&amp;rsquo;ennasima smentita per chi propaganda il socialismo come arretrato e fallimentare. La Cina socialista costruisce il futuro e detta il ritmo al declinante occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Hong Kong a fuoco intreccia analisi storica, politica e culturale per offrire una prospettiva critica sulle mobilitazioni eterodirette che hanno scosso la citt&amp;agrave; a partire dalla sua restituzione alla Cina nel 1997&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;763&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt;&quot;&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/images350.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>L’esperimento dei BRICS: la New Development Bank investe 250 miliardi di rupie, senza il dollaro</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lesperimento_dei_brics_la_new_development_bank_investe_250_miliardi_di_rupie_senza_il_dollaro/45289_68593/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 14:47:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Alex Marsaglia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;La banca di sviluppo multilaterale istituita nel 2015 dal nucleo originario dei BRICS, sta preparando la sua Strategia Generale per il 2027-2031 che stabilir&amp;agrave; le sue priorit&amp;agrave; di prestito e le allocazioni per i Paesi. In preparazione di questa importantissima fase di programmazione ha recentemente avviato un importante programma di finanziamento in valuta locale, mirando a risolvere una delle principali vulnerabilit&amp;agrave; dei mercati emergenti e cio&amp;egrave; il rischio di cambio, andando verso un maggior uso delle valute locali per la realizzazione di progetti sul territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;Anche se la Presidente Dilma Roussef, nella presentazione del piano da 250 miliardi di dollari in 5 anni (&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ndb.int/insights/special-address-by-ndb-president-dilma-rousseff-at-brics-finance-ministers-and-central-bank-governors-meeting-side-event/&quot;&gt;https://www.ndb.int/insights/special-address-by-ndb-president-dilma-rousseff-at-brics-finance-ministers-and-central-bank-governors-meeting-side-event/&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;), si &amp;egrave; affrettata a chiarire che &amp;ldquo;la NDB non persegue una politica di de-dollarizzazione&amp;rdquo; (&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://m.economictimes.com/news/economy/finance/new-development-bank-plans-7-5-billion-funding-to-deepen-rupee-lending/articleshow/133250168.cms&quot;&gt;https://m.economictimes.com/news/economy/finance/new-development-bank-plans-7-5-billion-funding-to-deepen-rupee-lending/articleshow/133250168.cms&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;), la promozione di una strategia in cui si amplia l&amp;rsquo;uso delle valute dei paesi membri, aumentando le risorse nei mercati dei capitali nazionali impiegandole a loro volta per lo sviluppo di tali valute, crea una circolarit&amp;agrave; che inevitabilmente rende il mondo multipolare progressivamente pi&amp;ugrave; autonomo dal dollaro. L&amp;rsquo;iniziativa finanziaria, anche se ufficialmente non mira in maniera esplicita a minare il ruolo del dollaro, &amp;egrave; in grado di incidere nel panorama globale dei Paesi della periferia, innescando sviluppo e indipendenza laddove vi era sottosviluppo e dipendenza. Proprio partendo dal disancoraggio dal dollaro come principale valuta di riferimento come intermediario nelle transazioni, si intacca anche lo status di valuta principale del credito mondiale. La NDB, in quanto &amp;ldquo;banca per il Sud Globale e del Sud Globale&amp;rdquo;, investe in progetti che mirano all&amp;rsquo;attrazione di capitali privati per lo sviluppo sostenibile, creando fondi per il Sud Globale nelle valute dei Paesi membri, in questo caso con un programma quinquennale di emissione di obbligazioni in rupie indiane per 250 miliardi, parallelamente all&amp;rsquo;erogazione di finanziamenti rivolti al rafforzamento dei mercati dei capitali locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza, la NDB sta costruendo un&amp;rsquo;architettura creditizia parallela, aiutando le valute nazionali a operare in un ciclo di investimento a lungo termine, marginalizzando indirettamente il ruolo del dollaro sia come intermediario nelle transazioni sia come valuta principale del credito. &amp;Egrave; poi significativo che durante i recenti incontri finanziari dei BRICS in India, la stessa Banca centrale iraniana abbia presentato domanda formale di adesione alla NDB allegandovi una proposta di creazione di un corridoio finanziario dedicato che colleghi e integri le reti di pagamento dei BRICS, insieme a un&amp;rsquo;infrastruttura indipendente per la liquidazione transfrontaliera, proprio per lavorare alla costruzione di un&amp;rsquo;architettura finanziaria autonoma delle economie emergenti (&lt;span style=&quot;color: #0563c1;&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;a href=&quot;https://en.irna.ir/news/86234841/Iran-s-BRICS-Proposal-Building-a-Financial-Corridor-and-Linking&quot;&gt;https://en.irna.ir/news/86234841/Iran-s-BRICS-Proposal-Building-a-Financial-Corridor-and-Linking&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In merito allo sviluppo del credito autonomo per il Sud Globale, la co-presidente del Forum Civico dei BRICS e direttrice del Consiglio di Esperti BRICS-Russia, Victoria Panova, durante il recente Consiglio Civico dei BRICS a New Delhi ha dichiarato che &amp;ldquo;i Paesi hanno bisogno di strumenti finanziari pi&amp;ugrave; indipendenti&amp;rdquo;. E la NDB con questo suo recente investimento lavora in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Ministro degli affari societari dell&amp;rsquo;India, Nirmala Sitharaman, ha gi&amp;agrave; sottolineato il ruolo fondamentale svolto dalla banca di sviluppo multilaterale nella riduzione dei rischi e nell&amp;rsquo;aumento dell&amp;rsquo;attrattiva di progetti per gli investitori privati. E New Delhi nell&amp;rsquo;ultimo periodo ha posto in essere politiche di affrancamento dal dollaro anche nell&amp;rsquo;ambito delle riserve valutarie, in cui risulta ancora massicciamente impiegato. L&amp;rsquo;India sta infatti accumulando rapidamente riserve valutarie, e in sole sette settimane ha aumentato il loro volume di circa 50 miliardi di dollari. Al 14 agosto, le riserve internazionali della Reserve Bank of India hanno raggiunto i 716,9 miliardi di dollari, il massimo degli ultimi 6 mesi. Questo aumento delle riserve &amp;egrave; stato generato da asset valutari esteri e riserve auree proprio al fine di stabilizzare la rupia, rendendola pi&amp;ugrave; solida dagli shock esterni e pronta a lavorare nei progetti per il Sud Globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un quadro in cui il capitalismo dell&amp;rsquo;Occidente, pur di estrarre plusvalore, si sta dimenando in una crisi che sfocia in guerre commerciali e combattute sul campo, la NDB punta alla creazione di condizioni di investimento produttivo a lungo termine. Di qui l&amp;rsquo;obiettivo centrale di un ecosistema per lo sviluppo indipendente dalle dinamiche di sottosviluppo in cui il Sud Globale &amp;egrave; ancora invischiato. I prestiti in valuta locale costituiscono il carattere distintivo della strategia, ma saranno sostenuti anche dai Panda bond emessi dalla stessa NDB, per la promozione di progetti nei settori del trasporto, dell&amp;rsquo;acqua, delle energie rinnovabili, dello sviluppo urbano e delle infrastrutture sociali. La Presidenza indiana dei BRICS sta concretamente operando, in concerto con la NDB, per colmare il divario nel finanziamento di infrastrutture che il colonialismo e l&amp;rsquo;imperialismo avevano lasciato in uno stato di sottosviluppo, impegnati nell&amp;rsquo;unico obiettivo di drenare surplus dalla periferia verso il centro. E quest&amp;rsquo;opera di finanziamento evidentemente non si pu&amp;ograve; fare con la stessa moneta dell&amp;rsquo;Impero che lascia operare le altre monete solo all&amp;rsquo;interno di regimi di cambio sfavorevoli.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/092.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Packaging, la nuova follia dell'UE contro le Pmi (e l'ennesimo regalo alle multinazionali)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-packaging_la_nuova_follia_dellue_contro_le_pmi_e_lennesimo_regalo_alle_multinazionali/45289_68592/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 14:16:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L'Europa assume sempre pi&amp;ugrave; la forma di un mostro autoritario, ideologico, guerrafondaio e burocratico. Proclama solennemente competitivit&amp;agrave; e libero mercato, poi impone costi che nessuna piccola impresa pu&amp;ograve; sostenere. L'applicazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio &amp;egrave; l'ennesimo, perfetto esempio di come Bruxelles sia capace di trasformare quewlla che &amp;ndash; almeno in teoria &amp;ndash; potrebbe essere definita una buona intenzione, in un boomerang che colpisce dritto al cuore di chi produce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da oggi, chi vende merci nell'Unione Europea &amp;egrave; obbligato a nominare un rappresentante autorizzato per ogni singolo Stato membro in cui opera. Un esercizio di stile burocratico che, come denunciato da Eurochambres, trasforma il commercio transfrontaliero in un lusso per pochi. Per le PMI, i costi di questi adempimenti - registrazioni, contributi, documentazione - superano spesso il valore stesso dell'attivit&amp;agrave; oltre confine. Risultato? Molte piccole imprese smetteranno del tutto di vendere in altri Paesi europei, lasciando cos&amp;igrave; campo libero alle multinazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il presidente di &lt;a href=&quot;https://www.eurochambres.eu/publication/new-eu-packaging-rules-contradict-competitiveness-and-single-market-policy-objectives/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Eurochambres&lt;/a&gt;, Vladimir Dlouhy, non usa mezzi termini. Definisce il PPWR un ostacolo che &quot;mina alla base&quot; iniziative come EU Inc. e che va &quot;contro l'obiettivo di garantire un mercato unico senza soluzione di continuit&amp;agrave;&quot;. Parole pesanti, che fotografano una contraddizione insanabile: da un lato si parla di rilanciare la competitivit&amp;agrave; europea, dall'altro si impongono oneri che rendono commercialmente non sostenibile vendere oltre confine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma il paradosso non finisce qui. I produttori sono chiamati a riprogettare e rietichettare i propri imballaggi, investendo milioni, senza sapere ancora quali saranno le regole definitive. La normativa secondaria - quella che definir&amp;agrave; i criteri armonizzati per l'etichettatura e la riciclabilit&amp;agrave; - non &amp;egrave; stata ancora adottata. Cos&amp;igrave; le aziende rischiano di dover rifare tutto da capo pi&amp;ugrave; di una volta, con costi aggiuntivi e investimenti bloccati nell'incertezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E mentre le imprese brancolano nel buio, persino dalle istituzioni europee arrivano segnali di resa. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, &lt;a href=&quot;https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/ue-metsola-norme-packaging-ostacolo-correzione-in-prossime-settimane-nRC_26082026_1241_254885770.html&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;intervenuta&lt;/a&gt; al Meeting di Rimini, ha ammesso senza giri di parole che &quot;troppo spesso&quot; si assiste a &quot;conseguenze indesiderate di proposte che finiscono per ostacolare invece di aiutare&quot;. E sul caso specifico del packaging ha detto chiaramente che imporre oneri rigidi e controproducenti alle PMI &quot;&amp;egrave; l'esatto contrario di ci&amp;ograve; che l'Europa dovrebbe rappresentare&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Metsola ha annunciato che il Parlamento europeo prender&amp;agrave; l'iniziativa per correggere la situazione nelle prossime settimane. Ma &amp;egrave; lecito chiedersi: perch&amp;eacute; si deve arrivare al punto di dover riparare danni che si sarebbero potuti evitare con un minimo di buon senso? Perch&amp;eacute; le istituzioni continuano a produrre norme cervellotiche che penalizzano i propri cittadini e le proprie imprese, salvo poi fare marcia indietro?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La risposta, per quanto amara, &amp;egrave; sotto gli occhi di tutti. L'ideologia green e il neoliberismo non sono in conflitto: si tengono per mano. Da un lato si impongono regole ambientali sempre pi&amp;ugrave; stringenti che gravano quasi esclusivamente su cittadini e piccoli imprenditori, trasformando la cosiddetta transizione ecologica in una tassa occulta sulla produzione e sui consumi. Dall'altro si alimenta un sistema che difende i grandi interessi finanziari e industriali, mentre le PMI - l'ossatura vera dell'economia europea - vengono lasciate sole a pagare il conto. &amp;Egrave; un &lt;a href=&quot;/dettnews-dalleuro_alle_sanzioni_suicide_perch_litalia_non_pu_pi_permettersi_questa_europa/52961_66234/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;circolo vizioso perfetto&lt;/a&gt;: si predica austerit&amp;agrave; e rigore per le famiglie e le piccole imprese, si chiede loro sacrifici e morigeratezza, ma quando si tratta di stanziare fondi per la guerra, per il conflitto in Ucraina, per armare il regime di Kiev contro la Russia, i miliardi spuntano come funghi. Le sanzioni imposte a Mosca, che dovevano colpire il Cremlino, stanno di fatto strangolando l'economia europea: bollette alle stelle, materie prime introvabili, inflazione alle stelle, migliaia di aziende costrette a chiudere. Ma a Bruxelles qualcuno sembra non accorgersene, o forse fa finta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La rete delle Camere di Commercio europee ha gi&amp;agrave; chiesto uno stop immediato, uno &quot;stop-the-clock&quot; che permetta di semplificare e adottare in fretta gli atti mancanti. Ha anche sollecitato il Consiglio a riprendere le trattative sulla sospensione dell'obbligo di rappresentante autorizzato. Ma il tempo scorre, e per molte piccole imprese potrebbe essere gi&amp;agrave; troppo tardi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Europa dei trattati e delle dichiarazioni solenni continua a produrre regole antipopolari. Cittadini e PMI sono stretti in un abbraccio soffocante tra l'ideologia green, il neoliberismo spietato e una politica estera che sacrifica il benessere dei propri cittadini sull'altare di interessi economici e geopolitici che non sono i loro.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hong a Fuoco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; di Laura Ruggeri &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;458&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;In Hong Kong a fuoco, Laura Ruggeri analizza le proteste scoppiate nella citt&amp;agrave; asiatica dal 1997. L'autrice le inquadra non come moti spontanei, ma come &quot;rivoluzioni colorate&quot; eterodirette. Il dissenso locale viene svelato come un'arma del soft power americano nella guerra ibrida contro la Cina. Unendo osservazione diretta e rigore documentale, il saggio offre una solida e avvincente contro-narrazione. Il libro diventa cos&amp;igrave; uno strumento prezioso per decodificare dinamiche geopolitiche simili in tutto il mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Cuba sfida il blocco USA e sperimenta un nuovo farmaco contro il melanoma</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cuba_sfida_il_blocco_usa_e_sperimenta_un_nuovo_farmaco_contro_il_melanoma/45289_68588/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:18:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Cuba resiste e rilancia. Non con le armi, che &amp;egrave; pronta a imbracciare in caso di aggressione USA, ma con i laboratori. Con i camici bianchi e la scienza. Mentre il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti si stringe come una morsa attorno a ogni settore della vita cubana, L&amp;rsquo;Avana risponde con un nuovo farmaco contro il melanoma avanzato. Si chiama 2C12. Lo hanno sviluppato gli scienziati del &lt;a href=&quot;http://www.cubadebate.cu/noticias/2026/08/25/cuba-iniciara-ensayos-clinicos-con-nuevo-farmaco-para-melanoma-avanzado/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Centro di Immunologia Molecolare&lt;/a&gt; (CIM), fiore all&amp;rsquo;occhiello della sanit&amp;agrave; cubana. Ed &amp;egrave; gi&amp;agrave; pronto per la sperimentazione clinica su pazienti che, altrimenti, non avrebbero alternative.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; un caso isolato. &amp;Egrave; l&amp;rsquo;ennesima dimostrazione di come la medicina cubana trasformi l&amp;rsquo;ostacolo in motore per avanzare. Il pembrolizumab, il farmaco di riferimento a livello internazionale per stimolare il sistema immunitario contro i tumori, &amp;egrave; fuori portata. Costa caro. Ma soprattutto &amp;egrave; inaccessibile a causa delle sanzioni che impediscono a Cuba di acquistarlo. Allora i ricercatori del CIM hanno deciso di crearne uno simile. Con mezzi ridotti. Con la determinazione di chi non si arrende al soffocamento.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;es&quot;&gt;El CIM cubano ensaya el f&amp;aacute;rmaco 2C12, similar al pembrolizumab, contra melanoma avanzado en 3 hospitales del pa&amp;iacute;s, como alternativa nacional ante el alto costo y el bloqueo. &lt;a href=&quot;https://x.com/hashtag/CienciaCubana?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;#CienciaCubana&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://t.co/to4B1hL8Kb&quot;&gt;pic.twitter.com/to4B1hL8Kb&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Direcci&amp;oacute;n General Salud Cienfuegos (@DPSCfgos) &lt;a href=&quot;https://x.com/DPSCfgos/status/2092286278289240190?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 25, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;La sperimentazione del 2C12 partir&amp;agrave; all&amp;rsquo;Instituto Nacional de Oncolog&amp;iacute;a y Radiobiolog&amp;iacute;a e all&amp;rsquo;ospedale Hermanos Ameijeiras, a L&amp;rsquo;Avana. E presso l&amp;rsquo;ospedale oncologico di Villa Clara. Saranno coinvolti pazienti con melanoma in fase avanzata. Persone per le quali la chirurgia non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; sufficiente. Persone che oggi possono guardare a questa notizia con un filo di speranza. I loro familiari potranno chiedere informazioni direttamente ai medici coinvolti. Niente segreti. Niente porte chiuse. Solo la volont&amp;agrave; di curare pazienti che non sono dei numeri o peggio dei clienti come accade invece nei sistemi sanitari occidentali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Eppure, il contesto &amp;egrave; drammatico. La viceministra della Salute Pubblica, Carilda Pe&amp;ntilde;a Garc&amp;iacute;a, ha denunciato che il blocco aggravato da Washington ha compromesso persino i protocolli assistenziali di base. Manca il carburante. Manca il denaro per comprare materie prime. La produzione di vaccini e farmaci contro le malattie trasmissibili &amp;egrave; rallentata. I pazienti oncologici subiscono le conseguenze di un assedio brutale. Ma Cuba non smette di cercare strade proprie. Perch&amp;eacute; la sovranit&amp;agrave; sanitaria non &amp;egrave; uno slogan: &amp;egrave; una necessit&amp;agrave; quotidiana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; poi un&amp;rsquo;altra verit&amp;agrave; che questa vicenda restituisce con forza. Ed &amp;egrave; la memoria di una frase pronunciata da Fidel Castro, il 25 maggio 2003, davanti a decine di migliaia di persone a Buenos Aires. &amp;laquo;M&amp;eacute;dicos y no bombas&amp;raquo;, disse. Medici e non bombe. Quel giorno, il leader cubano rispondeva alla retorica della guerra preventiva lanciata da George W. Bush dopo l&amp;rsquo;11 settembre. Ma quelle parole echeggiano oggi con un peso ancora pi&amp;ugrave; grande.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cuba non ha mai avuto armi intelligenti. Ha invece migliaia di scienziati e medici educati a salvare vite. E lo fanno dovunque: nei luoghi pi&amp;ugrave; remoti, nei contesti pi&amp;ugrave; difficili. Durante la pandemia, &lt;a href=&quot;/dettnews-video_cuba_replica_agli_usa_continueremo_ad_esportare_medici_e_non_bombe/82_33858/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;l&amp;rsquo;isola ha inviato oltre tremila operatori sanitari in 28 Paesi&lt;/a&gt;. Trentacinque brigate internazionali. E si aggiungono ai ventottomila professionisti cubani che gi&amp;agrave; lavoravano in cinquantanove nazioni. Il Contingente Henry Reeve, specializzato in disastri ed epidemie, &amp;egrave; stato persino candidato al Premio Nobel per la Pace. Non per caso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paradosso &amp;egrave; evidente. Gli Stati Uniti stringono il cerchio. Impediscono l&amp;rsquo;accesso ai farmaci. Ostacolano gli acquisti. Colpiscono l&amp;rsquo;energia e i trasporti. Eppure Cuba risponde con un farmaco che cerca di assomigliare a quello che non pu&amp;ograve; comprare perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;acquisto gli &amp;egrave; precluso. Lo fa con la ricerca pubblica, con la dedizione dei suoi laboratori, con una rete ospedaliera che non si ferma. &amp;Egrave; la prova che la medicina cubana non &amp;egrave; un racconto di propaganda. &amp;Egrave; un fatto concreto. &amp;Egrave; la dimostrazione che, nonostante tutto, si pu&amp;ograve; ancora produrre conoscenza e speranza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma c&amp;rsquo;&amp;egrave; un&amp;rsquo;altra verit&amp;agrave; che emerge da questa storia. Ed &amp;egrave; la forza di un paese che, pur soffocato, non smette di pensare alla salute come diritto universale. Non come merce. A Cuba la sanit&amp;agrave; non &amp;egrave; un privilegio per ricchi. Il blocco statunitense &amp;egrave; reale. &amp;Egrave; draconiano. Soffoca l&amp;rsquo;economia e rende la vita quotidiana un peso insostenibile. Ma Cuba non si piega. Continua a investire nella scienza. Continua a formare medici. Continua a mandarli nel mondo, non per fare guerra, ma per curare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I messaggi che arrivano dall&amp;rsquo;Avana sono chiari. Il 2C12 &amp;egrave; un&amp;rsquo;alternativa. Ma &amp;egrave; anche un simbolo. Un simbolo di resistenza intellettuale e pratica. Di un paese che trasforma l&amp;rsquo;isolamento in laboratorio. Che non accetta che il diritto alla vita dipenda dai decreti di un presidente straniero. Cuba rigetta l&amp;rsquo;idea che la sanit&amp;agrave; debba essere piegata alle logiche del mercato o alle sanzioni politiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cuba ancora una volta smentisce le narrazioni pi&amp;ugrave; superficiali. Non &amp;egrave; un paese di soli problemi. &amp;Egrave; un paese di soluzioni trovate contro ogni previsione. Un paese dove la parola &amp;ldquo;blocco&amp;rdquo; non significa &amp;ldquo;resa&amp;rdquo;. Dove la medicina &amp;egrave; ancora considerata una missione, non un affare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E mentre il mondo guarda altrove, distratto da altre crisi, l&amp;rsquo;isola continua a lavorare. Con i suoi limiti. Con le sue risorse scarse. Ma con una determinazione che non si compra e non si vende. I medici cubani non portano bombe. Portano farmaci, esperienza e umanit&amp;agrave;. E il 2C12, ancora in fase di test, &amp;egrave; gi&amp;agrave; un messaggio potente: la salute non si blocca. Neppure con un blocco asfissiante.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Hong Kong a fuoco intreccia analisi storica, politica e culturale per offrire una prospettiva critica sulle mobilitazioni eterodirette che hanno scosso la citt&amp;agrave; a partire dalla sua restituzione alla Cina nel 1997&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-648x989.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;763&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt;&quot;&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Quando sarà disponibile il 6G per gli utenti cinesi?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-quando_sar_disponibile_il_6g_per_gli_utenti_cinesi/58031_68587/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Di Jin Shan&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dall'inizio dell'anno, la Cina ha intensificato gli sforzi per far progredire la tecnologia 6G e il relativo ecosistema industriale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A maggio, il Ministero dell'Industria e dell'Information Technology (MIIT) ha autorizzato l'IMT-2030 (6G) Promotion Group, una piattaforma industriale di riferimento che riunisce i principali operatori di telecomunicazioni, a condurre sperimentazioni sul 6G nella banda dei 6 GHz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A giugno &amp;egrave; stata lanciata un'iniziativa congiunta tra autorit&amp;agrave; provinciali e ministeriali per coordinare programmi pilota dedicati all'innovazione e allo sviluppo del 6G. Il mese successivo, la provincia del Jiangsu ha costituito un'alleanza industriale per il 6G, mentre la provincia dello Hubei ha pubblicato un piano d'azione per promuovere una crescita del 6G trainata dall'innovazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre il 6G passa dalla ricerca di laboratorio alle sperimentazioni sul campo e alle applicazioni industriali, il suo percorso di sviluppo si fa pi&amp;ugrave; chiaro e i progressi sempre pi&amp;ugrave; costanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 6G rappresenta la prossima generazione di comunicazioni mobili globali, successiva al 5G. Cosa comporta, in concreto, l'approvazione delle frequenze per la sperimentazione? In parole semplici, l'autorizzazione consente agli ingegneri di testare le tecnologie 6G in contesti reali, come citt&amp;agrave; e impianti industriali, affrontando questioni pratiche quali la penetrazione del segnale e le interferenze tra dispositivi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; un po' come imparare a guidare: dopo aver superato l'esame teorico ed essersi esercitati su un circuito chiuso, si ha finalmente il permesso di circolare su strade reali per mettere alla prova le proprie capacit&amp;agrave;. Tale approvazione segna dunque un passo importante verso l'implementazione pratica del 6G.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi, quando sar&amp;agrave; disponibile il 6G per gli utenti?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le sperimentazioni cinesi sulla tecnologia 6G si articolano in tre fasi: test delle tecnologie chiave, test delle soluzioni tecniche e test di rete a livello di sistema. Gli obiettivi principali sono individuare le direzioni tecnologiche fondamentali per il 6G, sviluppare prototipi 6G adatti a scenari applicativi e requisiti prestazionali specifici e realizzare apparecchiature 6G pre-commerciali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima fase &amp;egrave; stata completata e la seconda ha avuto inizio. Si prevede che i servizi commerciali 6G verranno lanciati intorno al 2030, portando questa tecnologia nell'uso quotidiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gi&amp;agrave; oltre tre anni fa, la Cina ha pubblicato l'edizione 2023 del regolamento sull'assegnazione delle radiofrequenze, fornendo un punto di riferimento per la pianificazione globale dello spettro 6G. Il lavoro di ricerca precoce della Cina sulla banda a 6 GHz e la tempestiva approvazione delle frequenze di sperimentazione dimostrano una gestione sistematica dello spettro e un'allocazione mirata delle risorse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La combinazione di una pianificazione solida e di un'attuazione efficace &amp;egrave; stata un fattore determinante per la trasformazione e il rapido progresso del settore delle telecomunicazioni cinese negli ultimi decenni. Questo approccio rimarr&amp;agrave; un punto di forza fondamentale mentre la Cina continua a raggiungere nuovi traguardi nello sviluppo tecnologico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2025, la Cina ha installato 588.000 nuove stazioni base 5G, portando il totale a quasi 4,84 milioni. Attualmente, oltre 330 citt&amp;agrave; dispongono di copertura di rete 5G-Advanced. Ci&amp;ograve; significa che l'infrastruttura 5G diventer&amp;agrave; obsoleta con l'avvento dell'era 6G? La risposta &amp;egrave; no.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cina sta lavorando alla realizzazione di &quot;sei reti&quot;, tra cui una rete di comunicazione di nuova generazione. Ci&amp;ograve; comporta non solo la costruzione di nuove reti basate su tecnologie inedite, ma anche l'aggiornamento di quelle esistenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'accademico Zhang Ping, dell'Accademia Cinese di Ingegneria, e il suo team hanno ad esempio verificato la possibilit&amp;agrave; di ottenere prestazioni di trasmissione di livello 6G su collegamenti 4G e 5G esistenti, impiegando la tecnologia di comunicazione semantica. Il gruppo sta esplorando una nuova strada per raggiungere gli obiettivi prestazionali del 6G utilizzando bande a bassa frequenza e larghezze di banda ridotte. Questo approccio &amp;egrave; in linea con i principi delineati nel 15&amp;deg; Piano Quinquennale: lo sviluppo delle infrastrutture deve essere adeguatamente lungimirante, senza eccedere in tal senso, e caratterizzato da un maggiore coordinamento nella pianificazione, da una disposizione e struttura pi&amp;ugrave; ottimizzate e da un rafforzamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo mi ricorda un'esperienza personale. Una volta inviai un messaggio di testo a mia zia. Dopo una lunga attesa, ricevetti un messaggio vocale da un'altra persona che rispondeva per suo conto. Fu allora che ricordai che mia zia non sapeva leggere. Passai quindi a una videochiamata e riuscimmo a fare una bella chiacchierata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'evoluzione delle comunicazioni mobili pu&amp;ograve; abbassare costantemente le barriere tecnologiche e contribuire a colmare il divario digitale, consentendo a molte persone, che un tempo trovavano difficile utilizzare gli strumenti digitali, di beneficiare di una maggiore comodit&amp;agrave; e di abbracciare la vita digitale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quali cambiamenti apporter&amp;agrave; il 6G alla vita delle persone? Alcuni sono prevedibili, mentre molti altri sono difficili da anticipare con precisione. Ci&amp;ograve; che &amp;egrave; certo, tuttavia, &amp;egrave; che finch&amp;eacute; lo sviluppo tecnologico rimarr&amp;agrave; guidato dai principi di accessibilit&amp;agrave; universale e di utilizzo virtuoso della tecnologia, una pianificazione oculata e un'attuazione efficace renderanno il percorso dell'innovazione sempre pi&amp;ugrave; solido, aprendo orizzonti di sviluppo pi&amp;ugrave; ampi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine1%20(1).jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;670&quot; height=&quot;447&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una foto scattata il 24 giugno mostra un'area espositiva dedicata all'ecosistema industriale 6G al Mobile World Congress di Shanghai del 2026. (Foto: Wang Gang)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine2%20(1).jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;670&quot; height=&quot;447&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una foto scattata il 24 giugno mostra un'area espositiva dedicata all'ecosistema industriale 6G al Mobile World Congress Shanghai 2026. (Foto: Wang Gang)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Scelti dal People's Daily</category>
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                    <title>L'industria cinese dell'idrogeno passa alla commercializzazione su larga scala</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lindustria_cinese_dellidrogeno_passa_alla_commercializzazione_su_larga_scala/58031_68589/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Yu Sinan, Quotidiano del Popolo&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Kuqa, citt&amp;agrave; della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, file di pannelli solari si estendono attraverso il deserto del Gobi. L'energia verde da essi generata percorre oltre 20 chilometri fino a un impianto di produzione di idrogeno, dove viene utilizzata per elettrolizzare l'acqua e ottenere idrogeno. Quest'ultimo viene poi convogliato tramite condutture verso un'azienda di raffinazione e chimica per il suo utilizzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'impianto in questione &amp;egrave; il progetto pilota di idrogeno verde Sinopec Xinjiang Kuqa, il primo impianto cinese di produzione di idrogeno da fonte fotovoltaica a raggiungere una capacit&amp;agrave; di 10.000 tonnellate. Avviato il 30 giugno 2023, il progetto integra le fasi di produzione, stoccaggio, trasporto e utilizzo dell'idrogeno. Sfruttando l'abbondante energia solare della regione, produce idrogeno verde direttamente dall'energia fotovoltaica e lo fornisce alla Tahe Refining &amp;amp; Chemical Company, una sussidiaria di Sinopec, il pi&amp;ugrave; grande gruppo cinese di raffinazione petrolifera. L'idrogeno verde sostituisce il gas naturale precedentemente impiegato nel processo di raffinazione del petrolio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Se il progetto operasse a pieno regime, potrebbe ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa 485.000 tonnellate all'anno&quot;, ha affermato Li Ruixia, responsabile del dipartimento di gestione dell'energia a idrogeno presso Sinopec Star New Energy Co., Ltd. Li ha sottolineato che il progetto &amp;egrave; operativo in modo sicuro e costante da oltre tre anni, dimostrando la fattibilit&amp;agrave; di applicazioni industriali su larga scala dell'idrogeno verde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'idrogeno &amp;egrave; una fonte di energia secondaria abbondante, a basse emissioni di carbonio e caratterizzata da un'ampia gamma di applicazioni. La produzione di idrogeno rappresenta il primo anello della filiera industriale del settore. In base ai metodi di produzione e alle relative emissioni di carbonio, l'idrogeno viene generalmente classificato in tre categorie: idrogeno grigio, derivato da combustibili fossili come carbone e gas naturale e associato a elevate emissioni di carbonio; idrogeno blu, anch'esso prodotto da combustibili fossili ma tramite tecnologie pi&amp;ugrave; complesse e costose in grado di catturare le emissioni; e idrogeno verde, prodotto mediante elettrolisi dell'acqua utilizzando energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, come l'eolico e il solare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'idrogeno costituisce una materia prima industriale essenziale nella raffinazione del petrolio. Sostituire l'idrogeno grigio e blu convenzionale con l'idrogeno verde pu&amp;ograve; aprire nuove prospettive di crescita per l'industria dell'idrogeno, sostenendo al contempo la transizione a basse emissioni di carbonio del settore petrolchimico. Il potenziale dell'idrogeno verde si estende oltre il settore della raffinazione a comparti quali la siderurgia, la produzione di energia e i trasporti. Presso la Zona di sviluppo economico di Linyi Lingang, nella citt&amp;agrave; di Linyi (provincia dello Shandong, Cina orientale), una linea dimostrativa di altoforno a tino alimentato a idrogeno puro, gestita dal China Iron &amp;amp; Steel Research Institute Group Co., Ltd., ha completato l'intero ciclo di produzione di ferro ad alta purezza utilizzando la tecnologia metallurgica basata sull'idrogeno puro. L'impianto ha raggiunto una produzione regolare di ferro preridotto con un tasso di metallizzazione superiore al 96%, oltre a realizzare produzioni sperimentali in lotti di ferro ad alta purezza di grado 3N (99,9%).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando l'idrogeno viene utilizzato per ridurre l'ossido di ferro, i principali sottoprodotti sono ferro metallico e vapore acqueo; ci&amp;ograve; significa che i gas di scarico dell'altoforno a tino alimentato a idrogeno puro non contengono emissioni nocive e riducono significativamente l'impatto ambientale. Il progetto dimostrativo rappresenta la prima applicazione riuscita in Cina della tecnologia dell'altoforno a tino a idrogeno puro. L'impianto ha operato in modo stabile per oltre 8.000 ore, con un singolo ciclo di funzionamento continuo superiore alle 2.000 ore, dimostrando appieno la propria sicurezza e affidabilit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'elevata densit&amp;agrave; energetica dell'idrogeno lo rende particolarmente adatto al trasporto a lunga distanza; attualmente viene impiegato nel trasporto pubblico, nella logistica a temperatura controllata (catena del freddo) e nel trasporto merci su tratte principali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante i Giochi Olimpici Invernali di Beijing 2022, 200 autobus alimentati a idrogeno, dotati di sistemi a celle a combustibile sviluppati da SPIC Hydrogen Energy (parte della State Power Investment Corporation), hanno garantito il servizio di trasporto per l'evento. I veicoli hanno operato in condizioni impegnative, tra cui basse temperature, nevicate e percorsi montuosi, percorrendo complessivamente oltre 880.000 chilometri e riducendo le emissioni di anidride carbonica di oltre 620 tonnellate; il tutto senza emissioni di carbonio, incidenti o errori operativi per l'intera durata dell'evento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Entro la fine del 2025, le vendite complessive di veicoli a celle a combustibile a idrogeno in Cina avevano raggiunto quasi 40.000 unit&amp;agrave;. Le applicazioni di questa tecnologia si sono estese oltre i veicoli passeggeri, includendo autocarri per l'industria mineraria, navi, droni e trasporti ferroviari. Parallelamente, il Paese ha realizzato 574 stazioni di rifornimento di idrogeno, con una capacit&amp;agrave; di erogazione giornaliera complessiva superiore a 360 tonnellate. Nel settore industriale, l'idrogeno verde ha iniziato a sostituire progressivamente i combustibili convenzionali in alcuni processi di raffinazione e di chimica del carbone, portando la capacit&amp;agrave; produttiva nazionale di idrogeno verde a circa 250.000 tonnellate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tali sviluppi segnalano una transizione pi&amp;ugrave; ampia: l'industria cinese dell'idrogeno sta passando dalla fase di dimostrazione tecnologica a quella di diffusione commerciale su larga scala, con un potenziale applicativo in costante crescita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La crescita costante dell'industria cinese dell'idrogeno riflette sia la crescente domanda di mercato sia l'impatto combinato dell'innovazione aziendale lungo l'intera filiera industriale, sostenuta da politiche governative proattive. Diversi piani nazionali hanno elevato l'idrogeno a priorit&amp;agrave; strategica: il 15&amp;deg; Piano Quinquennale (2026-2030) lo individua come settore chiave per le industrie del futuro, mentre il piano per la creazione di un nuovo sistema energetico nello stesso periodo lo include nel sistema di approvvigionamento di energia non fossile, fissando l'obiettivo di produrre 2 milioni di tonnellate di idrogeno da fonti rinnovabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo anni di sviluppo, la Cina &amp;egrave; diventata il principale produttore e consumatore di idrogeno al mondo, vantando una vasta esperienza e solide basi industriali nella filiera di approvvigionamento. Tuttavia, il settore &amp;egrave; ancora agli inizi e deve affrontare diverse criticit&amp;agrave;, tra cui costi di produzione elevati, redditivit&amp;agrave; economica limitata e meccanismi di mercato e di determinazione dei prezzi ancora incompleti: sfide che continuano a ostacolare la diffusione commerciale dell'idrogeno verde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'idrogeno verde coniuga i vantaggi dell'energia pulita e dello stoccaggio energetico, rappresentando una via fondamentale per la profonda decarbonizzazione industriale e per il raggiungimento dei duplici obiettivi climatici cinesi: il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030 e la neutralit&amp;agrave; carbonica entro il 2060, ha affermato Li.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Li ha aggiunto che, di pari passo con i progressi tecnologici e la riduzione dei costi nel solare, nell'eolico e in altre forme di energia verde, e con il miglioramento della capacit&amp;agrave; e delle prestazioni di elettrolizzatori e celle a combustibile, la continua innovazione tecnologica e l'evoluzione dei materiali contribuiranno a ridurre i costi di produzione e utilizzo dell'idrogeno verde, rafforzando al contempo la competitivit&amp;agrave; del settore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine3%20(1).jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;670&quot; height=&quot;377&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un autobus a celle a combustibile a idrogeno fa rifornimento presso una stazione nella Zona di sviluppo economico e tecnologico di Jiujiang, a Jiujiang, nella provincia del Jiangxi (Cina orientale). (Foto: Wei Dongsheng)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine4%20(1).jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;670&quot; height=&quot;503&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima imbarcazione cinese alimentata a celle a combustibile a idrogeno naviga attraverso le Tre Gole sul fiume Yangtze, a Yichang, nella provincia cinese centrale dello Hubei. (Foto: Liu Junfeng)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine5%20(1).jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;670&quot; height=&quot;447&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ingegneri assemblano un sistema a celle a combustibile a idrogeno presso un'officina di produzione di un'azienda del settore dell'energia a idrogeno a Lushan, nella provincia del Jiangxi, nella Cina orientale. (Foto: Han Junxuan)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Scelti dal People's Daily</category>
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                    <title>Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pechino_i_numeri_record_dei_giochi_mondiali_dei_robot_umanoidi/56646_68590/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una Finestra aperta di Zhang&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe style=&quot;border: none; overflow: hidden;&quot; src=&quot;https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1055174680487811%2F&amp;amp;show_text=false&amp;amp;width=560&amp;amp;t=0&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;314&quot; frameborder=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Cosa succede quando il ghiaccio si trasforma in tecnologia? A Beijing, il &amp;ldquo;Nastro di Ghiaccio&amp;rdquo; non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; solo una pista di pattinaggio: &amp;egrave; il teatro dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi. 666 squadre, 2.056 robot, 16 paesi. Numeri da record per una competizione che sembra uscita dalla fantascienza, ma che ha un obiettivo molto concreto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo video vi portiamo dietro le quinte di un evento che non &amp;egrave; solo spettacolo. Qui le gare - dal salto in lungo al tiro alla fune, dal ping pong al sollevamento pesi - diventano banco di prova per tecnologie all&amp;rsquo;avanguardia. Ogni caduta insegna, ogni centimetro in pi&amp;ugrave; spinge gli ingegneri a migliorare motori, sensori e algoritmi. Ma c&amp;rsquo;&amp;egrave; di pi&amp;ugrave;: quest&amp;rsquo;anno l&amp;rsquo;accento &amp;egrave; sull&amp;rsquo;utilit&amp;agrave;. I robot escono dagli stadi e entrano in hotel, biblioteche, sedi di emergenza, per montare, pulire, salvare. Dal telecomando all&amp;rsquo;autonomia, il passo &amp;egrave; decisivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/8/26/1787731429521_666.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I Giochi sono anche il salotto di un intero ecosistema: universit&amp;agrave;, aziende, investitori e fornitori si incontrano per scambiare idee e attrarre talenti. E la partecipazione internazionale - con Italia, Stati Uniti, Germania, Giappone e persino una squadra nazionale brasiliana - dimostra che non &amp;egrave; una faccenda solo cinese. Anzi, come sottolinea il presidente della Confederazione della RoboCup Asia-Pacifico, molti paesi acquistano robot cinesi per svilupparli ulteriormente, creando un nuovo ecosistema globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante la cerimonia di inaugurazione quando &amp;ldquo;Tiangong Ultra&amp;rdquo; batte il record di Bolt nei 100 metri, non &amp;egrave; solo un primato tecnico: &amp;egrave; il segnale che i robot umanoidi stanno passando dal &amp;ldquo;muoversi&amp;rdquo; al &amp;ldquo;fare&amp;rdquo;. Beijing lancia un messaggio chiaro: il futuro si costruisce insieme, in un'era di collaborazione tra uomo e macchina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/8/26/1787731447720_471.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non perdere questo viaggio nel mondo dei robot che stanno gi&amp;agrave; cambiando il nostro domani. Guarda il video e scopri perch&amp;eacute; questi Giochi sono molto pi&amp;ugrave; di una gara.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Una finestra aperta </category>
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                            <item>
                    <title>Tokyo: amnesia storica e nuovo militarismo</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tokyo_amnesia_storica_e_nuovo_militarismo/39602_68591/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Fabio Massimo Parenti - CGTN&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;div id=&quot;detailContent&quot; class=&quot;pc&quot; data-v-7fbf6051=&quot;&quot;&gt;
&lt;p&gt;A oltre ottant&amp;rsquo;anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone sta attraversando una delle pi&amp;ugrave; significative trasformazioni della propria politica di sicurezza. Una trasformazione materiale molto marcata che riguarda la propria postura militare. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; considerato inaccettabile per i popoli che subirono, in forme e misure diverse, l&amp;rsquo;occupazione e l&amp;rsquo;aggressione giapponese &amp;ndash; Cina, Corea, Singapore e altre societ&amp;agrave; asiatiche &amp;ndash; e dovrebbe esserlo (inaccettabile) anche per noi in Occidente. Dato che il Giappone, nel suo asse con Roma e Berlino, &amp;egrave; stato tra i principali responsabili delle enormi perdite umane della Seconda guerra mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Viene naturale chiedersi: come pu&amp;ograve; un Paese che ha conosciuto - e inflitto - le tragedie del militarismo conciliare l&amp;rsquo;attuale proiezione militare con le lezioni della propria storia? Le tendenze del neo-militarismo giapponese sono infatti accompagnate da un disconoscimento delle responsabilit&amp;agrave; del passato. Solo per fare un esempio, il 15 agosto scorso, nell&amp;rsquo;81&amp;deg; anniversario della resa del Giappone, la premier Sanae Takaichi ha inviato un&amp;rsquo;offerta rituale al controverso santuario Yasukuni, che commemora tra i caduti giapponesi nell&amp;rsquo;ultima guerra anche quattordici criminali di guerra di classe A. In loco, si &amp;egrave; recato invece il suo ministro della Difesa Shinjiro Koizumi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/8/25/1787632706871_311.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se a questo fatto aggiungiamo anche il revisionismo storico nipponico sui massacri compiuti dall&amp;rsquo;esercito giapponese, per molti in Asia la misura &amp;egrave; colma. Il massacro di Nanchino, ad esempio, ampiamente documentato dalla letteratura storiografica, &amp;egrave; stato declassato all&amp;rsquo;interno del Giappone a &amp;ldquo;incidente di Nanchino&amp;rdquo;. Insomma, revisionismo, amnesia storica, e nuovo militarismo si mescolano in un mix preoccupante ed inaccettabile per il mondo intero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nuova postura militare giapponese degli ultimi anni &amp;egrave; inequivocabile. Sono gli stessi documenti ufficiali di Tokyo a fornire le evidenze pi&amp;ugrave; significative. Con il&amp;nbsp;&lt;em&gt;Defense Buildup Program&lt;/em&gt;, il Giappone ha programmato circa 43 trilioni di yen per il rafforzamento delle capacit&amp;agrave; di difesa nel periodo fiscale 2023-2027. L&amp;rsquo;obiettivo riguarda lo sviluppo di capacit&amp;agrave; che le precedenti generazioni di governi giapponesi avevano gi&amp;agrave; iniziato a rafforzare, soprattutto sotto Shinzo Abe, ma che oggi vengono perseguite su scala e con modalit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; avanzate, comprese armi stand-off a lungo raggio e vere e proprie capacit&amp;agrave; di contrattacco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parallelamente viene progressivamente allentato un altro dei vincoli ereditati dal dopoguerra: quello relativo alle esportazioni di armamenti. Il governo giapponese ha modificato i&amp;nbsp;&lt;em&gt;Three Principles on Transfer of Defense Equipment and Technology&lt;/em&gt;&amp;nbsp;nel 2023 e nel 2024, intervenendo nuovamente e in maniera pi&amp;ugrave; significativa nell&amp;rsquo;aprile 2026. Tokyo descrive ormai esplicitamente il trasferimento di equipaggiamenti militari come uno strumento per rafforzare le capacit&amp;agrave; di deterrenza e di risposta degli alleati e dei cosiddetti&amp;nbsp;&lt;em&gt;like-minded countries&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/8/25/1787632716595_213.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, il Giappone &amp;egrave; diventato probabilmente il pi&amp;ugrave; avanzato tra i partner indo-pacifici della NATO. Il 29 maggio Tokyo ha formalizzato l&amp;rsquo;invio di quattro membri delle Forze di autodifesa presso il quartier generale della NATO Security Assistance and Training for Ukraine (NSATU) a Wiesbaden, in Germania. Si tratta del comando NATO che coordina la fornitura di equipaggiamenti militari e l&amp;rsquo;addestramento destinati alle forze ucraine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il dato &amp;egrave; particolarmente significativo perch&amp;eacute; lo stesso Ministero della Difesa giapponese ha spiegato che questa partecipazione permetter&amp;agrave; al proprio personale di acquisire lezioni dall&amp;rsquo;esperienza ucraina, comprese quelle relative alle nuove forme di guerra, rafforzando contemporaneamente la cooperazione Giappone-NATO sulla base del principio, ormai ricorrente, secondo cui la sicurezza euro-atlantica e quella indo-pacifica sarebbero inseparabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La stessa tendenza emerge dalla crescente rete di esercitazioni militari congiunte con i Paesi Nato, nonch&amp;eacute; partnership industriali della difesa sviluppate dal Giappone con alcuni importanti Paesi occidentali. Particolarmente significativo &amp;egrave; il&amp;nbsp;&lt;em&gt;Global Combat Air Programme&lt;/em&gt;&amp;nbsp;(GCAP) che coinvolge Giappone, Italia e Regno Unito. I tre Paesi stanno sviluppando congiuntamente un sistema aereo da combattimento di nuova generazione, il cui ingresso in servizio &amp;egrave; previsto intorno al 2035. Nel luglio 2026, un nuovo contratto industriale trilaterale del valore di 4,6 miliardi di sterline ha segnato un ulteriore avanzamento del programma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/8/25/1787632746919_801.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Considerata singolarmente, ciascuna di queste decisioni viene spiegata da Tokyo come risposta al deterioramento dell&amp;rsquo;ambiente di sicurezza regionale e internazionale, sebbene le tensioni esistenti non configurino di per s&amp;eacute; una minaccia militare diretta al Giappone tale da rendere inevitabile l&amp;rsquo;attuale accelerazione del riarmo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pacifismo del dopoguerra ha contribuito enormemente alla prosperit&amp;agrave; del Giappone e alla sua legittimazione internazionale. Il proprio cambio di postura pu&amp;ograve; peggiorare il clima nella regione e generare svantaggi economico-politici notevoli. Le nuove spese militari si inseriscono, peraltro, in un quadro economico e finanziario gi&amp;agrave; gravato da forti vincoli. Con un debito pubblico superiore al 200% del PIL, il Giappone deve oggi affrontare anche la progressiva normalizzazione dei tassi d'interesse, che sta facendo aumentare sensibilmente il costo del servizio del debito. L'espansione strutturale della spesa per la difesa interviene dunque proprio mentre si restringono i margini fiscali garantiti per decenni dal denaro a costo quasi nullo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo contesto, le controversie sulla memoria storica toccano i nervi scoperti del presente: in Asia orientale, la storia &amp;egrave; parte integrante del dilemma della sicurezza contemporanea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ci&amp;ograve; che concerne invece la questione specifica del Giappone, il punto sostanziale, alla base dell'assetto postbellico, &amp;egrave; impedire che le capacit&amp;agrave; militari giapponesi evolvano verso nuove forme di militarizzazione e di proiezione offensiva, in contrasto con lo spirito pacifista su cui tale assetto &amp;egrave; stato costruito. Gli ultimi eventi vanno purtroppo nella direzione contraria al buon senso e mostrano al mondo un Giappone pericolosamente irresponsabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;*L'autore Fabio Massimo Parenti &amp;egrave; professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Marco Paulsen Figueroa: «Siamo nell'era delle democrazie totalitarie e dello Stato di polizia: i popoli devono prepararsi»</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-marco_paulsen_figueroa_siamo_nellera_delle_democrazie_totalitarie_e_dello_stato_di_polizia_i_popoli_devono_prepararsi/5496_68586/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 12:35:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marco Paulsen Figueroa &amp;egrave; membro del comitato di redazione dell'organo di informazione politica R&amp;eacute;plica Comunista e militante della Intersindical de Trabajadores y Trabajadoras Clasistas (AIT) in Cile. Durante la dittatura di Augusto Pinochet &amp;egrave; stato militante del Movimiento de Acci&amp;oacute;n Popular Unitaria (MAPU), organizzazione marxista-leninista e politico-militare. A causa della sua partecipazione alla resistenza armata, &amp;egrave; stato prigioniero politico per quattro anni. Successivamente esiliato per 13 anni in Belgio, al suo rientro in Cile si &amp;egrave; inserito nelle lotte territoriali e sindacali per la costruzione di un vero partito comunista rivoluzionario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proponiamo la sintesi dell'intervista rilasciata al &amp;nbsp;programma radiofonico Abrebrecha Venezuela, condotto da Geraldina Colotti e Carlos Azn&amp;aacute;rez.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La via elettorale in America Latina &amp;egrave; ridotta alla mera gestione della crisi o esiste ancora spazio per un progressismo che rompa con lo Stato borghese?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitalismo internazionale attraversa una crisi strutturale e prolungata che investe ogni sfera: economica, culturale e istituzionale. La stessa democrazia liberale &amp;egrave; in crisi: non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; in grado di garantire i diritti minimi della classe lavoratrice ed &amp;egrave; usata dalla borghesia come semplice forma di dittatura di classe.&lt;br /&gt;I governi progressisti non rappresentano una spinta trasformatrice reale. La socialdemocrazia contemporanea si &amp;egrave; convertita in socioliberalismo, trasformandosi nell'ala sinistra del blocco di potere per disinnescare la spinta di massa. Non disputano il potere reale perch&amp;eacute; non rappresentano la classe antagonista &amp;mdash; la classe lavoratrice &amp;mdash; il cui progetto storico &amp;egrave; la distruzione della societ&amp;agrave; capitalista.&lt;br /&gt;Non offrendo soluzioni strutturali, il progressismo finisce per pavimentare la strada all'estrema destra. Le masse, soffrendo la crisi e vedendo l'assenza di un'alternativa comunista forte (attualmente in una fase di reflusso generale), finiscono per credere alla demagogia anti-sistema e reazionaria del neofascismo. La soluzione non sar&amp;agrave; mai tornare a fidarsi di chi serve gli interessi del capitale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di fronte all'avanzata dell'imperialismo e del neofascismo sotto la veste democratica, quali sono le risposte e i compiti prioritari delle forze rivoluzionarie?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L'estrema destra &amp;egrave; all'offensiva e capitalizza lo scontento promuovendo un senso comune individuale, spoliticizzato e identitario. Nonostante le specificit&amp;agrave; di ciascun territorio, la prima urgenza per i rivoluzionari &amp;egrave; la battaglia delle idee, da condurre ponendosi alla testa delle lotte concrete del popolo nei quartieri e nei luoghi di lavoro. Dobbiamo resistere alla regressione dei diritti conquistati costruendo fronti popolari con una prospettiva continentale.&lt;br /&gt;Ma il compito imprescindibile resta la costruzione di veri partiti comunisti di nuovo tipo. Senza un'organizzazione politica rivoluzionaria capace di affrontare integralmente la classe dominante &amp;mdash; preparandosi inevitabilmente anche allo scontro armato contro la reazione &amp;mdash;, non c'&amp;egrave; possibilit&amp;agrave; di passare dalla resistenza all'offensiva per la presa del potere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come ricostruire il tessuto popolare e disputare l'egemonia di fronte alla guerra cognitiva e al punitivismo della destra?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo innanzitutto superare l'illusione democratica: non si pu&amp;ograve; disputare l'egemonia restando nel quadro istituzionale borghese che l'imperialismo stesso svuota e usa a proprio piacimento.&lt;br /&gt;Il senso comune si disputa organizzando la resistenza quotidiana sui bisogni primari (casa, salute, carovita, repressione). Bisogna combinare il contrasto al discorso demagogico-punitivista della destra con la presenza territoriale reale. Tutto ci&amp;ograve; deve essere orientato alla costruzione del partito rivoluzionario, unico strumento in grado di elevare le lotte difensive verso la trasformazione socialista della societ&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come caratterizzare l'attacco del 3 gennaio e quale deve essere la risposta per esigere la liberazione di Nicol&amp;aacute;s Maduro e della deputata Cilia Flores?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L'attacco del 3 gennaio &amp;egrave; stato un atto aggressivo, criminale e illegale, il cui culmine &amp;egrave; stato l'assassinio di oltre 100 persone, tra cui 32 combattenti cubani. L'imperialismo dimostra di non rispettare alcuna legge o diritto internazionale pur di sottomettere l'America Latina e schiacciare qualsiasi tentativo di indipendenza o alternativa sovrana.&lt;br /&gt;Non possiamo restare passivi. L'esigenza della liberazione del presidente Nicol&amp;aacute;s Maduro &amp;mdash; incarcerato come prigioniero di guerra &amp;mdash; e della deputata Cilia Flores &amp;egrave; un'urgente necessit&amp;agrave; democratica ed etica, mentre la presidenta incaricata Delcy Rodr&amp;iacute;guez guida l'Esecutivo nella continuit&amp;agrave; costituzionale.&lt;br /&gt;La forza per ottenere la loro liberazione deve nascere dal consolidamento della lotta all'interno del territorio venezuelano e dalla solidariet&amp;agrave; continentale. La battaglia per la loro libert&amp;agrave; si lega indissolubilmente alla lotta contro l'ingerenza imperialista e il sionismo. Oggi non esiste reale indipendenza nazionale se non &amp;egrave; legata alla lotta per il socialismo e alla distruzione dell'ordine capitalista. Qualsiasi fronte anti-imperialista deve essere diretto dal campo rivoluzionario e non dalle presunte borghesie nazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Con la crisi della democrazia liberale e l'avanzata dello Stato poliziesco, quali sono le convinzioni strategiche per i popoli?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Siamo entrati nell'era delle &quot;democrazie totalitarie&quot; e dello Stato di polizia contrainsurgente. Il capitale abbandona la facciata liberale e adopera l'apparato statale in forma sempre pi&amp;ugrave; autoritaria.&lt;br /&gt;Sebbene l'egemonia degli Stati Uniti sia in decadenza, l'imperialismo resta feroce e reazionario, come dimostrano l'aggressione alla Palestina da parte del fantoccio sionista, gli attacchi all'Iran e il rilancio della Dottrina Monroe contro la presenza cinese nella regione.&lt;br /&gt;Per sconfiggere il neofascismo, l'esperienza storica insegna che nessun fronte antifascista &amp;egrave; efficace se guidato da settori della borghesia. L'indipendenza di classe &amp;egrave; un principio insostituibile. I nuovi fronti popolari devono essere diretti dalle forze rivoluzionarie e coordinati a livello continentale, legando la tattica contingente alla strategia della presa del potere e della costruzione del socialismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>L'Intervista</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/images348.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Diritti civili sulle macerie sociali? Il trentennio di tradimenti del fronte progressista</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-diritti_civili_sulle_macerie_sociali_il_trentennio_di_tradimenti_del_fronte_progressista/39602_68582/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Gabriele Busti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Non esiste alcuna distinzione tra diritti civili e diritti sociali, esiste l'Articolo 3 della Costituzione che &amp;egrave; incompatibile col trattato di Maastricht, e il mondo politico italiano, preso per intero, ha deciso di calare il silenzio rispetto a questo incredibile fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;L'unico stitico avanzamento sociale degli ultimi trent'anni &amp;egrave; stato sancito dalla legge sulle unioni civili del 2014, grazie a essa le persone hanno ottenuto di poter scegliere da chi farsi assistere all'ospedale e a chi lasciare la reversibilit&amp;agrave; della pensione a prescindere dal loro orientamento sessuale, e questo &amp;egrave; l'unico risultato universalistico - afferente sia alla sfera sociale che a quella civile - raggiunto da un fronte progressista che in vario modo ha partecipato al governo del paese per almeno quindici anni. A beneficiarne sono state circa cinquantamila persone dal 2016 al 2024.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;In questi ultimi trent'anni, in compenso, l'industria pubblica &amp;egrave; stata svenduta, quella privata &amp;egrave; stata accartocciata intorno alla catena del valore tedesco, pressoch&amp;eacute; tutti i grandi marchi del made in Italy sono stati venduti all'estero, la domanda interna &amp;egrave; crollata insieme al tessuto commerciale, ai salari e al loro potere d'acquisto, il Sud e l'Appennino sono stati spolpati, la sanit&amp;agrave; &amp;egrave; stata privatizzata, la scuola &amp;egrave; stata aziendalizzata e mandata al macero, le tasse sono decuplicate in modo inversamente proporzionale alla qualit&amp;agrave; dei servizi, la competizione salariale a ribasso ha prodotto drammatici fenomeni migratori sia in entrata che in uscita, la precarizzazione ha distrutto il tessuto sociale, familiare e territoriale, lo stato ha rinunciato a ogni ruolo economico attivo per farsi arbitro di interessi che bypassano la sua legislazione, il sistema delle protezioni sociali &amp;egrave; stato smantellato con l'obiettivo dichiarato della &quot;durezza del vivere&quot;, e il risultato di questo incredibile elenco &amp;egrave; il suicidio demografico nazionale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ogni singolo provvedimento di questa lista &amp;egrave; stato avallato dalle sinistre di governo, ma pi&amp;ugrave; spesso si &amp;egrave; trattato di atti esplicitamente partoriti, promulgati e strenuamente difesi da quel fronte progressista che oggi ha il coraggio di mettersi a frignare appena qualcuno prova a dire qualcosa rispetto ai contenuti e alle modalit&amp;agrave; della loro comunicazione.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Intorno ai diritti civili &amp;egrave; stata allestita una narrazione nauseabonda che ha dominato il dibattito negli ultimi dieci anni e ha costituito l'ossatura propagandistica progressista presso gli elettorati giovanile e femminile.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;I diritti civili sono diritti sociali, comunit&amp;agrave; e civilt&amp;agrave; sono la stessa cosa, una comunit&amp;agrave; in decomposizione demografica, territoriale, sociale e generazionale &amp;egrave; una comunit&amp;agrave; lapalissianamente incivile. Non pu&amp;ograve; esistere civilt&amp;agrave; tra le macerie.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Destra e sinistra hanno contribuito a mettere le persone l'una contro l'altra a mezzo di un pacchetto di idee di importazione appositamente destinate a una colonia in via di smantellamento. &amp;Egrave; di questo, compagn*, che si voleva parlare: delle cazzate in stile Chiara Ferragni che avete messo in testa alla gente mentre svendevate il paese.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Sull'imposta sugli extraprofitti energetici proposta dalla segretaria del PD </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-sullimposta_sugli_extraprofitti_energetici_proposta_dalla_segretaria_del_pd/39602_68583/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Alessandro Volpi*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La segretaria del Partito democratico ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore del &quot;Corriere della sera&quot; in cui ha esortato il governo Meloni ad adottare, subito, un'imposta sugli extraprofitti energetici.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Si tratta di una proposta molto interessante che, per&amp;ograve;, a mio parere, dovrebbe essere integrata da due ulteriori considerazioni.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La prima riguarda la necessit&amp;agrave;, per avere un gettito davvero in grado di fare la differenza, di non limitare l'imposizione al settore energetico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;L'adozione di una sovrimposta temporanea calcolata sull'utile netto eccedente la media pluriennale rappresenta oggi la soluzione tecnica pi&amp;ugrave; solida e meno vulnerabile a ricorsi legali per colpire i profitti eccezionali maturati in settori strategici.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;A differenza di modelli basati sul fatturato o sui saldi IVA, che rischiano di colpire la liquidit&amp;agrave; aziendale senza considerare l'effettiva marginalit&amp;agrave; e i costi di produzione, questo meccanismo si focalizza esclusivamente sul profitto ante imposte, garantendo il rispetto del principio della capacit&amp;agrave; contributiva poich&amp;eacute; interviene solo laddove si &amp;egrave; effettivamente generata una nuova ricchezza reale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il sistema prevede il calcolo della media degli utili dichiarati nei tre o quattro esercizi precedenti, definendo come extraprofitto solo la quota che supera tale valore storico di una soglia cuscinetto prestabilita, generalmente fissata al venti per cento, seguendo lo schema gi&amp;agrave; tracciato dai regolamenti dell'Unione Europea per il settore energetico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Tale approccio non solo assicura una maggiore trasparenza contabile, attingendo a dati di bilancio gi&amp;agrave; consolidati e certificati, ma limita drasticamente il rischio di incostituzionalit&amp;agrave; per discriminazione, essendo ancorato a parametri oggettivi di crescita anomala rispetto allo storico aziendale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Per quanto concerne l'aspetto puramente economico e le stime di incasso per lo Stato, la determinazione del gettito potenziale dipende strettamente dall'ampiezza della platea dei contribuenti e dall'aliquota scelta, ma analizzando l'attuale congiuntura italiana caratterizzata dai risultati record del comparto bancario e dalla tenuta dei margini nel settore assicurativo e energetico, si pu&amp;ograve; ipotizzare una raccolta fiscale di grande rilievo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Considerando che i principali istituti di credito italiani hanno registrato nell'ultimo anno utili aggregati che superano i venticinque miliardi di euro grazie al divario tra tassi attivi e passivi, l'applicazione di una addizionale del venticinque per cento calcolata unicamente sulla parte di profitto che eccede la media del quadriennio precedente potrebbe generare un gettito stimato tra i tre e i quattro miliardi di euro.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Se il perimetro dell'imposta venisse esteso in modo trasversale anche ai colossi della produzione energetica e della distribuzione farmaceutica, che continuano a beneficiare di dinamiche di prezzo favorevoli, la cifra complessiva potrebbe realisticamente oscillare tra i cinque e i sette miliardi di euro.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Quindi un'imposta sugli extraprofitti dei comparti che hanno generato extraprofitti negli ultimi quattro anni, costituiti da energia, banche, farmaceutica e, aggiungerei, armi, potrebbe ragionevolmente determinare un maggior gettito di oltre 10 miliardi di euro, assorbiti davvero senza tragedia dai settori in questione. Nel caso delle armi questa imposta dovrebbe essere anche un disincentivo chiaro alla trasformazione della nostra economia verso un'economia di guerra.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;C'&amp;egrave; per&amp;ograve; una seconda considerazione. L'imposta sull'extragettito dovrebbe trasformarsi in una riforma strutturale dell'Ires.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La sostituzione di una tassazione straordinaria e una tantum con un&amp;rsquo;aliquota IRES maggiorata in modo strutturale per i comparti bancario ed energetico rappresenta una strategia di politica fiscale capace di coniugare le esigenze di cassa dello Stato con la necessaria stabilit&amp;agrave; del sistema economico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Mentre le imposte sugli extraprofitti sono spesso accompagnate da incertezze definitorie e rischi di incostituzionalit&amp;agrave; l&amp;rsquo;introduzione di un&amp;rsquo;addizionale sull'utile netto si inserisce in un alveo giuridico gi&amp;agrave; consolidato e difficilmente contestabile.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Un&amp;rsquo;aliquota complessiva che si attesti intorno al trenta per cento, derivante dall'attuale base del ventiquattro per cento a cui sommare una maggiorazione specifica del sei per cento, appare come la soglia di massimo equilibrio e sostenibilit&amp;agrave;, poich&amp;eacute; allinea la pressione fiscale italiana sulle grandi imprese di capitali alla media dei principali partner europei senza compromettere la competitivit&amp;agrave; internazionale o disincentivare gli investimenti esteri.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questo modello garantisce il pieno rispetto del principio della capacit&amp;agrave; contributiva, intervenendo esclusivamente sulla ricchezza effettivamente prodotta e non su grandezze volatili, offrendo al contempo alle aziende quella prevedibilit&amp;agrave; fiscale indispensabile per la pianificazione industriale di lungo periodo che le tasse emergenziali tendono a minare.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Dal punto di vista del gettito, sebbene una maggiorazione dell&amp;rsquo;IRES possa apparire meno redditizia nell'immediato rispetto a un prelievo massiccio e isolato, la sua natura strutturale assicura entrate costanti e prevedibili nel tempo che, basandosi sugli attuali utili di sistema del settore creditizio e delle utility energetiche, potrebbero generare un afflusso per l&amp;rsquo;erario stimabile tra l&amp;rsquo;un miliardo e mezzo e i due miliardi di euro annui.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Tale soluzione permetterebbe inoltre di superare le criticit&amp;agrave; sollevate in passato dalla Corte Costituzionale in merito alla Robin Hood Tax, a patto che il legislatore sappia motivare adeguatamente la permanenza del prelievo con la natura di pubblica utilit&amp;agrave; dei servizi offerti o con le rendite di posizione derivanti da particolari congiunture di mercato o politiche monetarie.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In definitiva, trasformare l'eccezionalit&amp;agrave; in norma, da adottare nell'immediato, attraverso una sovrimposta ordinaria sull'utile netto stabilizzerebbe il gettito tributario e fornirebbe allo Stato risorse certe per il finanziamento dei servizi pubblici e del welfare, superando il feticcio del mercato che si regola da solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Commento Facebook del 26 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>E quindi che ci faceva il capo della CIA a Mosca?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-e_quindi_che_ci_faceva_il_capo_della_cia_a_mosca/45289_68584/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Francesco Dall'Aglio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;E quindi che ci faceva nientemeno che il capo della CIA, John Ratcliffe, su un C-17A Globemaster III partito dalla base di Andrews vicino a Washington e atterrato, dopo una sosta in Lettonia, all'aeroporto di Vnukovo a Mosca (foto, l'aereo in questione durante l'atterraggio)? In primo luogo bisognerebbe accertare che ci fosse davvero lui sull'aero in questione, e sul mini-corteo di SUV palesemente molto blindati e con targa diplomatica statunitense che ha attraversato la citt&amp;agrave; per andare (dicono) al Cremlino, perch&amp;eacute; non ci sono conferme ufficiali della sua presenza n&amp;eacute; da parte russa n&amp;eacute; da parte statunitense. Qualcuno per&amp;ograve; (o qualcosa) su quell'aereo ci doveva essere di sicuro, perch&amp;eacute; non &amp;egrave; che gli aerei militari statunitensi facciano regolarmente scalo a Mosca, quindi ipotizziamo pure che fosse proprio lui. Resta la domanda: che ci &amp;egrave; andato a fare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;I nostri, ovviamente, dicono che &amp;egrave; andato ad ammonire (noi non minacciamo, ammoniamo, e sempre per il bene dell'ammonito) Putin in persona, perch&amp;eacute; non gli venga in mente di fare una mobilitazione generale (altrimenti?) o perch&amp;eacute; non attacchi la NATO per testarne la tenuta come alcuni dei nostri mentecatti allucinano da qualche tempo. I sostenitori della teoria dell'ammonizione citano l'esempio del suo predecessore, William Burns, che nel novembre 2021 and&amp;ograve; appunto ad ammonire Putin che non gli venisse in mente di invadere l'Ucraina, e si &amp;egrave; visto che ottimo lavoro ha fatto. Secondo altre teorie, pi&amp;ugrave; sensate, l'argomento della discussione potrebbe essere quello di aprire un canale di comunicazione riservato su questioni delicate, visto che i normali canali diplomatici sono in stallo, o sull'Ucraina o sull'Iran. In alternativa, organizzare uno scambio di detenuti tra USA e Russia, magari Charles Zimmerman, ma ce ne sono anche altri (non ci sono per&amp;ograve; prigionieri che la Russia rivorrebbe indietro, almeno non ce ne sono ufficialmente, tanto che l'11 agosto Robert Gilman &amp;egrave; stato rilasciato dai russi senza chiedere niente in cambio, o almeno questa &amp;egrave; la versione ufficiale di entrambe le parti. Ma non &amp;egrave; sempre Natale).&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In tutto questo, a furia di parlare di Ratcliffe sta passando sotto silenzio la visita contemporanea a&lt;a href=&quot;/dettnews-il_dialogo_tra_mosca_e_vaticano_lavrov_posizione_equilibrata_della_santa_sede/45289_68575/&quot;&gt; Mosca di Paul Richard Gallagher,&lt;/a&gt; Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede ovvero, in parole povere, il Ministro degli Esteri del Vaticano. Parecchia attivit&amp;agrave; diplomatica, insomma.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/100501183-dd04f76e-0d00-497f-8cc5-f1270f1c7a37.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>&quot;E' davvero un idiota&quot;. Medvedev commenta la dichiarazione del presidente della Finlandia su Wildberries</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-e_davvero_un_idiota_medvedev_commenta_la_dichiarazione_del_presidente_della_finlandia_su_wildberries/40832_68585/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Marinella Mondaini*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il presidente finlandese Stubb ritiene che la via per la risoluzione del conflitto ucraino passi attraverso il bombardamento dei punti di ritiro della merce di Wildberries.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;La sua risposta alla domanda di un giornalista:&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come osservazione generale, vorrei iniziare dicendo che quando un anno fa ci trovavamo qui in occasione del 34&amp;deg; anniversario dell&amp;rsquo;indipendenza dell&amp;rsquo;Ucraina, la situazione per l&amp;rsquo;Ucraina era molto pi&amp;ugrave; complessa &amp;mdash; dal punto di vista militare, politico e finanziario. E penso che oggi ci troviamo in una posizione molto migliore rispetto a prima. Ritengo che ci siano tre cose che dobbiamo fare per porre fine a questa guerra.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;In primo luogo, fornire all&amp;rsquo;Ucraina sostegno militare e finanziario per aumentare la sua capacit&amp;agrave; di sferrare attacchi in profondit&amp;agrave; nel territorio nemico, sia con missili che con droni. E la ragione &amp;egrave; molto semplice: ci&amp;ograve; aumenta i costi e il prezzo della guerra per la Russia. E ora lo vediamo dal fatto che il 65% della popolazione russa vuole porre fine a questa guerra e, sapete, gli attacchi ai centri logistici, come Wildberries, aggiungono a questa percentuale un ulteriore 10%.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;Quindi, se la sua domanda &amp;egrave; se ritengo che questa sia una strategia militare ragionevole da parte dell&amp;rsquo;Ucraina, la mia risposta &amp;egrave; s&amp;igrave;, senza dubbio. &amp;Egrave; l&amp;rsquo;unico modo con cui potremo arrivare a negoziati di pace al tavolo delle trattative&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Le parole di Stubb non potevano provocare la risposta pungente del vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev:&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;Il presidente della Finlandia &amp;egrave; davvero un idiota.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;Parla di sconfiggere la Russia con attacchi al marketplace Wildberries. Il suo livello di preparazione professionale &amp;egrave; sotto ogni limite. &amp;Egrave; un mostro morale e un idiota.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;Del resto, era gi&amp;agrave; cos&amp;igrave; quando ricopriva la carica di capo del Ministero degli Esteri finlandese. Me lo ricordo bene. Non &amp;egrave; cambiato nulla. Stessa faccia, stesso intelletto&amp;hellip;&amp;raquo;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Dalla  Russia</category>
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                            <item>
                    <title>Forum economico orientale 2026: una piattaforma per un nuovo modello di sviluppo globale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-forum_economico_orientale_2026_una_piattaforma_per_un_nuovo_modello_di_sviluppo_globale/39602_68581/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Michele Merlo&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Forum economico orientale (FEO) quest&amp;rsquo;anno diventer&amp;agrave; una piattaforma fondamentale per un dialogo franco, per il rafforzamento dei legami esistenti e per la creazione di nuovi legami nelle relazioni economiche internazionali; e, considerando l&amp;rsquo;attuale prevalenza della finanza sulla politica, ci&amp;ograve; riveste un&amp;rsquo;enorme importanza politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Forum si terr&amp;agrave; dal 1&amp;deg; al 4 settembre a Vladivostok. Dal 2015 si tiene regolarmente presso la sede dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; Federale dell&amp;rsquo;Est sull&amp;rsquo;Isola Russa e attira un pubblico internazionale. Lo scorso anno, in occasione del Forum 2025, sono stati firmati 358 accordi per un valore di 6.000 miliardi e 58,2 miliardi di rubli e sono intervenuti oltre 1.000 relatori. Nell&amp;rsquo;ambito del Forum si sono tenuti incontri tra rappresentanti del mondo imprenditoriale russo e dei paesi della regione Asia-Pacifico (APR): si sono svolti i dialoghi commerciali &amp;laquo;Russia &amp;ndash; Cina&amp;raquo;, &amp;laquo;Russia &amp;ndash; India&amp;raquo;, &amp;laquo;Russia &amp;ndash; Laos&amp;raquo;, &amp;laquo;Russia &amp;ndash; Thailandia&amp;raquo; e &amp;laquo;Russia &amp;ndash; ASEAN&amp;raquo;. Al Forum hanno partecipato circa 8.000 persone provenienti da 75 paesi e territori. Le delegazioni pi&amp;ugrave; numerose provenivano da Cina, Laos, Mongolia, Giappone e India.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma al Forum erano presenti anche rappresentanti di 17 paesi e territori non amici (Austria, Bulgaria, Regno Unito, Ungheria, Germania, Italia, Isole Cayman, Canada, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica di Cipro, Repubblica di Corea, Singapore, Stati Uniti, Francia, Svizzera, Giappone).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ordine del giorno del Forum economico dell&amp;rsquo;Estremo Oriente 2026 sar&amp;agrave; incentrato sul motto &amp;laquo;Estremo Oriente: sviluppo a beneficio delle persone&amp;raquo; e comprender&amp;agrave; un ampio ventaglio di tematiche, dalla presentazione delle condizioni uniche create nell&amp;rsquo;Estremo Oriente russo per attrarre investimenti privati alla ricerca di percorsi ottimali e allo sviluppo delle infrastrutture al fine di rafforzare la cooperazione economica. Il programma prevede oltre 70 sessioni, suddivise in cinque percorsi tematici: &amp;laquo;Vivere e lavorare nell&amp;rsquo;Estremo Oriente&amp;raquo;, &amp;laquo;Meccanismi per attrarre investimenti privati&amp;raquo;, &amp;laquo;L&amp;rsquo;Estremo Oriente: polo di cooperazione internazionale&amp;raquo;, &amp;laquo;Tecnologie del presente e del futuro&amp;raquo;, &amp;laquo;Logistica e infrastrutture per la crescita economica&amp;raquo; .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Anton Kobyakov, consigliere del Presidente della Federazione Russa e segretario responsabile del Comitato Organizzativo del Forum Economico dell&amp;rsquo;Est, il mondo si trova in una situazione di &amp;laquo;tempesta perfetta&amp;raquo;: le regole del gioco, valide per diversi decenni, stanno perdendo di efficacia, mentre i tradizionali legami economici e geopolitici vengono meno. Sorgono regolarmente nuove limitazioni, sia naturali che artificiali, che rallentano i ritmi di crescita a livello mondiale. Il Forum economico orientale &amp;egrave; un punto d&amp;rsquo;incontro tra la Russia e la regione Asia-Pacifico, un evento importante che attira ogni anno politici e imprenditori da tutto il mondo. Ha riferito che l&amp;rsquo;interesse per il Forum economico orientale cresce di anno in anno. Per il 2026, molti paesi hanno gi&amp;agrave; confermato la loro partecipazione, tra cui Cina, India, Emirati Arabi Uniti e Giappone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un contesto di indebolimento dell&amp;rsquo;efficacia delle istituzioni unipolari tradizionali, i partecipanti al Forum economico orientale hanno posto l&amp;rsquo;accento su soluzioni pragmatiche e concrete, che possono essere attuate attraverso formati di cooperazione multilaterali e bilaterali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre gli Stati occidentali mantengono una politica miratamente anti-russa a scapito degli interessi economici delle proprie economie nazionali e delle imprese, i rappresentanti dei paesi dell&amp;rsquo;Asia-Pacifico &amp;mdash; dalle grandi economie ai centri regionali in rapida crescita &amp;mdash; dimostrano un approccio diverso: interesse per il dialogo con Mosca, basato sui principi di reciprocit&amp;agrave; e pragmatismo. Per molti partner asiatici, l&amp;rsquo;attuale congiuntura economica impone la necessit&amp;agrave; di diversificare i legami economici con l&amp;rsquo;estero e di ridurre i rischi legati alla polarizzazione geopolitica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Russia presenta attivamente le reali opportunit&amp;agrave; di mercato per gli investitori e le aziende straniere. Per le aziende delle giurisdizioni occidentali, la partecipazione e l&amp;rsquo;osservazione del Forum economico mondiale 2026 fungono da indicatore, sia economico che politico. In primo luogo, il Forum illustra le condizioni in cui &amp;egrave; possibile un ritorno sicuro e redditizio sul mercato russo, qualora si verifichi un allentamento della linea di politica estera dei rispettivi governi. In secondo luogo, il FEO dimostra che, anche in presenza di restrizioni sanzionatorie ancora in vigore, il mondo degli affari cerca vie alternative e complementari per la cooperazione: attraverso mercati terzi, joint venture con partner locali, alleanze tecnologiche e progetti con giurisdizioni neutre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra i vantaggi offerti figurano l&amp;rsquo;accesso a un ampio mercato interno, corridoi logistici vantaggiosi (rotte transsiberiane e settentrionali), nonch&amp;eacute; il potenziale di scambio tecnologico reciproco in una serie di settori prioritari:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- tecnologie dell&amp;rsquo;informazione: avvio di progetti congiunti in materia di infrastrutture digitali, soluzioni cloud e sicurezza informatica;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- energia: proposte di progetti comuni nel settore dell&amp;rsquo;energia tradizionale e rinnovabile, comprese le iniziative relative all&amp;rsquo;idrogeno;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- settore farmaceutico e biotecnologico: discussione sulla localizzazione degli impianti produttivi, sulla cooperazione nella ricerca e sviluppo e negli studi clinici;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- complesso industriale della difesa: opportunit&amp;agrave; di cooperazione industriale e assistenza tecnica;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- logistica e infrastrutture: progetti per la creazione di hub di trasporto e l&amp;rsquo;ottimizzazione delle catene di approvvigionamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Estremo Oriente sta consolidando la propria posizione come territorio di sviluppo dell&amp;rsquo;economia creativa e della cooperazione internazionale. Qui, all&amp;rsquo;incrocio tra il codice culturale russo, la filosofia orientale, le tecnologie digitali e le tradizioni delle popolazioni indigene, sta prendendo forma una nuova geografia.&amp;nbsp; La vicinanza ai principali mercati asiatici, la diversit&amp;agrave; culturale della regione e l&amp;rsquo;ampliamento dei legami internazionali aprono nuove opportunit&amp;agrave; per la produzione congiunta e l&amp;rsquo;esportazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se valutata rigorosamente sulla base dei fatti, la decisione di tenere il forum economico a Vladivostok appare ragionevole e lungimirante: rafforza l&amp;rsquo;orientamento asiatico della politica russa, sottolinea la priorit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Estremo Oriente e crea una piattaforma per il dialogo internazionale in un contesto di ordine mondiale in evoluzione. Vladivostok, in questo senso, non &amp;egrave; semplicemente la citt&amp;agrave; ospitante, ma un segnale politico ed economico che indica dove la Russia vede il proprio percorso futuro. Nell&amp;rsquo;era della multipolarit&amp;agrave;, la stabilit&amp;agrave; economica &amp;egrave; determinata dalla flessibilit&amp;agrave; dei legami, dal pragmatismo nella scelta dei partner e dalla disponibilit&amp;agrave; allo scambio tecnologico. In queste condizioni, il Forum rimane uno dei pochi contesti internazionali in cui gli interessi pratici si intrecciano con la geopolitica e le decisioni aziendali con la strategia di sviluppo nazionale.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Il Cremlino reagisce alle dichiarazioni &quot;disfattiste&quot; dell'ex ministro della Difesa ucraino</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_cremlino_reagisce_alle_dichiarazioni_disfattiste_dellex_ministro_della_difesa_ucraino/82_68577/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h2&gt;&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'ex ministro della Difesa ucraino, Mikhail Fyodorov, ha rotto il silenzio per ammettere ci&amp;ograve; che solo i giornali italiani continuano ad omettere dalle loro analisi: l'Ucraina sta lentamente perdendo terreno rispetto alla Russia sul campo di battaglia, frenata da una corruzione radicata, dall'incapacit&amp;agrave; di innovare e dalla mancanza di una visione strategica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Fyodorov, 35 anni, destituito a luglio dopo appena pochi mesi dalla nomina in un clima di crescenti tensioni con il presidente Volodymyr Zelensky &amp;ndash; che molti hanno letto come un tentativo di emarginare un potenziale rivale politico &amp;ndash; ha rilasciato dichiarazioni che hanno scosso la scena politica ucraina. &amp;laquo;L'Ucraina manca di una visione d'insieme su come vincere &amp;ndash; ha affermato &amp;ndash; ed &amp;egrave; ostacolata dalla sua incapacit&amp;agrave; di innovare. La corruzione radicata e la mancanza di indipendenza politica nelle istituzioni governative stanno frenando il paese&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La reazione del Cremlino: &amp;laquo;False narrazioni crollano&amp;raquo;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le parole dell'ex ministro hanno suscitato una immediata reazione da parte di Mosca. Kirill Dmitriev, inviato speciale della Presidenza russa e direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti, ha commentato su X: &amp;laquo;La realt&amp;agrave; prende il sopravvento, le narrazioni false crollano e inizia il gioco dello scaricabarile per i fallimenti&amp;raquo;. Per il Cremlino, le dichiarazioni di Fyodorov rappresentano la prova che Kiev sta finalmente cominciando a riconoscere la realt&amp;agrave; di un conflitto che volge a suo sfavore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le ammissioni dell'ex ministro giungono in un momento particolarmente delicato per l'Ucraina. Le forze russe, come ha sottolineato il presidente Vladimir Putin in un'intervista della scorsa settimana, &amp;laquo;non solo continuano l'offensiva su tutti i fronti, ma hanno aumentato il ritmo della loro avanzata&amp;raquo;. La Russia, nel frattempo, continua a sferrare attacchi massicci contro le infrastrutture del complesso militare-industriale ucraino, in quella che Putin ha definito una risposta &amp;laquo;mirata e distruttiva&amp;raquo; alle aggressioni del regime di Zelensky.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Putin ha inoltre avvertito che Kiev, con i suoi attacchi contro obiettivi civili russi, &amp;laquo;ha liberato il genio dalla lampada&amp;raquo; e che le conseguenze per l'Ucraina potrebbero essere &amp;laquo;catastrofiche&amp;raquo;. &amp;laquo;Ebbene, riceveranno una risposta nei loro settori economici pi&amp;ugrave; sensibili &amp;ndash; ha aggiunto &amp;ndash; che, francamente, sono gi&amp;agrave; in agonia&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8e956059bf5b283541af14.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>«Se l'hanno sminato, perché le navi non passano?»: l'Iran confuta le dichiarazioni di Trump sullo Stretto di Hormuz</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-se_lhanno_sminato_perch_le_navi_non_passano_liran_confuta_le_dichiarazioni_di_trump_sullo_stretto_di_hormuz/82_68578/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha affermato che le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sulla presunta bonifica dello Stretto di Hormuz sono solo parole. &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Se l'hanno sminato, perch&amp;eacute; le navi non passano? Sono solo parole&amp;raquo;, ha dichiarato in un'intervista televisiva.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'alto funzionario ha affermato che &amp;laquo;nessuno conosce la posizione di queste mine cos&amp;igrave; bene come la Repubblica Islamica dell'Iran&amp;raquo; e ha sottolineato che questi ordigni, distribuiti in diversi punti dello Stretto, costituiscono i suoi strumenti di difesa e di attacco. &amp;laquo;&amp;Egrave; un fatto che tutti conoscono&amp;raquo;, ha aggiunto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gharibabadi ha spiegato che lo Stretto di Hormuz &amp;egrave; pericoloso per le navi per due motivi: la presenza delle mine e le misure di risposta militare che le forze armate iraniane adotteranno in caso di qualsiasi violazione. A questo proposito, ha avvertito che la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica utilizzer&amp;agrave; diverse attrezzature per impedire alle imbarcazioni di ignorare le norme sulla chiusura dello Stretto e ha sottolineato che verranno adottate tutte le misure necessarie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Ha inoltre sostenuto che, se gli Stati Uniti avessero inviato nella zona le proprie navi dragamine, queste sarebbero state un bersaglio ideale per le forze armate iraniane. Pertanto, &amp;laquo;queste dichiarazioni hanno piuttosto un carattere propagandistico, mirano a rassicurare e a infondere tranquillit&amp;agrave; nel mercato energetico mondiale e a generare una percezione positiva degli Stati Uniti, come a dire: &quot;S&amp;igrave;, abbiamo il controllo dello Stretto di Hormuz&quot;&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gharibabadi ha assicurato che, a giudicare dalle diverse reazioni, &amp;laquo;nessuno, all'interno della societ&amp;agrave; statunitense, negli ambienti accademici e di ricerca e in altri Paesi, ha accettato queste dichiarazioni&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Marted&amp;igrave;, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato su Truth Social che tutte le mine nello Stretto di Hormuz sono gi&amp;agrave; state rimosse o fatte esplodere. &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Sono appena stato informato dalla Marina degli Stati Uniti che tutte le mine sono state rimosse o fatte esplodere nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz. &amp;Egrave; stato comunicato all'Iran che qualsiasi nave o imbarcazione che piazzi nuove mine sar&amp;agrave; distrutta immediatamente e sistematicamente&amp;raquo;, ha scritto. &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Ha inoltre sottolineato che la Forza spaziale statunitense sorveglia &amp;laquo;ogni centimetro quadrato dello Stretto&amp;raquo; e che Washington mantiene &amp;laquo;una politica di tolleranza zero nei confronti della posa di mine&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'Iran ha pi&amp;ugrave; volte ribadito che lo Stretto rimane chiuso, nonostante le affermazioni delle autorit&amp;agrave; statunitensi, e ha avvertito che non verr&amp;agrave; riaperto finch&amp;eacute; gli Stati Uniti non &amp;laquo;correggeranno il proprio comportamento&amp;raquo;. Teheran ha inoltre chiarito che oltre il 50% della costa del Golfo Persico appartiene alla Repubblica Islamica e che, pertanto, spetta a essa gestire il passaggio marittimo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'Iran ha inoltre ribadito la propria volont&amp;agrave; di porre fine alla guerra e la propria opposizione ai &amp;laquo;belicisti&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8e0566e9ff7158fa56f203.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>NBC: L’Iran provoca danni senza precedenti ai servizi di intelligence statunitensi in Medio Oriente</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-nbc_liran_provoca_danni_senza_precedenti_ai_servizi_di_intelligence_statunitensi_in_medio_oriente/82_68579/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gli attacchi iraniani con missili e droni hanno inflitto alle capacit&amp;agrave; di intelligence degli Stati Uniti in Medio Oriente danni di una portata mai registrata prima in nessun altro conflitto, riferisce NBC News, citando le proprie fonti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Citando quattro persone informate sui fatti, l&amp;rsquo;articolo afferma che gli attacchi hanno danneggiato edifici e apparecchiature di raccolta di informazioni utilizzate dalla CIA e da altre agenzie di intelligence statunitensi. Secondo l&amp;rsquo;inchiesta, per riparare o sostituire i danni saranno necessari miliardi di dollari.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L&amp;rsquo;entit&amp;agrave; della distruzione &amp;egrave; descritta come superiore a qualsiasi danno subito in precedenza dalle agenzie di intelligence statunitensi, hanno affermato le fonti. Le tensioni in Medio Oriente si sono acuite da quando, a febbraio, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi congiunti contro l&amp;rsquo;Iran. In risposta, Teheran ha reagito con attacchi nei paesi della regione che ospitano risorse statunitensi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Tra le basi e le attrezzature delle agenzie di intelligence statunitensi colpite durante il conflitto tra i due paesi figurano un ufficio della CIA nella capitale saudita, Riad, nonch&amp;eacute; un centro di intelligence nella provincia irachena di Suleimaniya.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Inoltre, sono stati danneggiati radar e altri sistemi di sorveglianza utilizzati congiuntamente dalle agenzie di intelligence e dalle Forze Armate degli Stati Uniti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A met&amp;agrave; giugno, l&amp;rsquo;Iran e gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d&amp;rsquo;intesa, grazie alla mediazione pakistana, volto a porre fine al conflitto e a raggiungere un accordo di pace duraturo. Da allora, tuttavia, i colloqui si sono interrotti a causa delle continue controversie sui termini del memorandum e sulla navigazione attraverso lo Stretto di Ormuz, una rotta cruciale per le esportazioni energetiche globali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/thumbs_b_c_dc247ad10e2f442c84f1a2de15c37f79.webp/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Ministero degli Esteri iraniano: gli Stati Uniti non devono pensare di essere gli unici in grado di causare danni economici</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ministero_degli_esteri_iraniano_gli_stati_uniti_non_devono_pensare_di_essere_gli_unici_in_grado_di_causare_danni_economici/82_68580/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'Iran ha annunciato un cambio di paradigma nella sua strategia di fronte alle sanzioni statunitensi: non si limiter&amp;agrave; pi&amp;ugrave; a mitigare l'impatto delle misure coercitive, ma risponder&amp;agrave; con azioni mirate contro gli interessi economici di Washington. A rendere nota la svolta &amp;egrave; stato il viceministro degli Affari esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, in un'intervista rilasciata marted&amp;igrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Ora ci troviamo in una posizione in cui, se ci viene arrecato un danno, intendiamo infliggere un danno in cambio, e intendiamo anche infliggere un danno agli ipocriti statunitensi&amp;raquo;, ha dichiarato il diplomatico, sottolineando che Washington non deve pensare di &amp;laquo;essere l'unica a poter utilizzare le sanzioni per colpire la nostra economia e il nostro popolo&amp;raquo;. Gharibabadi ha inoltre chiarito che lo Stretto di Hormuz &amp;laquo;&amp;egrave; solo uno dei nostri strumenti. Ne abbiamo anche altri&amp;raquo;, ha aggiunto, lasciando intendere che Teheran potrebbe colpire interessi americani in altri settori e regioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le dichiarazioni del diplomatico iraniano arrivano il giorno dopo che gli Stati Uniti hanno avviato l'operazione &amp;laquo;Economic Pariah&amp;raquo; &amp;ndash; &quot;Paria Economico&quot; &amp;ndash; per tagliare tutte le fonti di sostentamento economico che tengono a galla l'Iran &amp;laquo;fino a quando non sar&amp;agrave; completamente isolato&amp;raquo;. Il capo del Dipartimento del Tesoro, Scott Bessent, ha affermato che il suo dipartimento ha individuato &amp;laquo;ogni nodo, ogni intermediario e ogni rete&amp;raquo; che Teheran, secondo Washington, ha utilizzato per contrabbandare petrolio ed eludere le sanzioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;A partire da oggi, le azioni del Tesoro e di altre agenzie stringeranno il cerchio e bloccheranno ogni potenziale fonte di entrate che finanzi il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC)&amp;raquo;, ha aggiunto Bessent, precisando che le sanzioni mireranno a &amp;laquo;cinque dei canali vitali che l'Iran sfrutta in altri paesi: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo&amp;raquo;, e ha avvertito che gli intermediari del paese persiano saranno espulsi dal sistema del dollaro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8e178ee9ff711c5b0f6edb+%281%29.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>La guerra contro l'Iran mette in ginocchio gli agricoltori americani: «La peggiore crisi degli ultimi quarant'anni»</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_guerra_contro_liran_mette_in_ginocchio_gli_agricoltori_americani_la_peggiore_crisi_degli_ultimi_quarantanni/45289_68574/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La guerra tra Stati Uniti e Iran, scoppiata a fine febbraio, sta infliggendo un colpo devastante all'agricoltura americana, gettando gli agricoltori specializzati in cereali nella peggiore crisi finanziaria degli ultimi quattro decenni. Secondo &lt;a href=&quot;https://www.ft.com/content/acb64e29-a3ce-4282-82b0-6b7b5dd4f63e?syn-25a6b1a6=1&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;un'analisi del Financial Times,&lt;/a&gt; l'impennata dei costi del gasolio e dei fertilizzanti, causata dal blocco dello Stretto di Hormuz, ha messo in ginocchio il settore, gi&amp;agrave; provato da anni di prezzi bassi e redditi in calo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La chiusura virtuale della via navigabile strategica, attraverso la quale transitava circa un quinto delle forniture energetiche mondiali, ha fatto schizzare i prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti, colpendo il cuore della Corn Belt, la regione agricola pi&amp;ugrave; produttiva degli Stati Uniti, proprio alla vigilia delle elezioni di medio termine di novembre, che determineranno il controllo del Parlamento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;I costi dei fattori di produzione sono completamente fuori controllo&amp;raquo;, ha dichiarato al quotidiano inglese Matt Bailey, un coltivatore di mais e soia del Nebraska, spiegando che un fertilizzante ricco di fosforo, utilizzato durante la semina, costa ora pi&amp;ugrave; di 900 dollari a tonnellata rispetto ai circa 470 dollari di un decennio fa. Il presidente della Nebraska Farmers Union, John Hansen, ha definito questa la peggiore crisi che il settore abbia affrontato dagli anni '80.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Anche i prezzi del gasolio sono aumentati vertiginosamente: secondo i dati dell'US Energy Information Administration, il prezzo medio nazionale &amp;egrave; salito a circa 5,45 dollari al gallone, rispetto ai 3,81 dollari precedenti alla guerra. &amp;laquo;Questa guerra ha creato tanta incertezza per noi agricoltori&amp;raquo;, ha dichiarato Pam Johnson, ex presidente della National Corn Growers Association, sempre al FT. &amp;laquo;Si prevede che gli agricoltori non guadagneranno nulla nei prossimi due anni&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gli economisti dell'American Farm Bureau Federation stimano che i coltivatori delle nove colture principali subiranno perdite per circa 31 miliardi di dollari nel 2026, senza l'assistenza federale, e che queste perdite potrebbero raggiungere i 32 miliardi di dollari l'anno prossimo. I produttori di mais potrebbero perdere 131 dollari per acro quest'anno e 167 dollari nel 2027, mentre per la soia le perdite sono stimate rispettivamente in 80 e 138 dollari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Una tempesta perfetta&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A peggiorare il quadro si aggiungono le controversie commerciali con la Cina, che hanno indebolito la domanda estera, in particolare di soia statunitense, e una siccit&amp;agrave; che ha danneggiato i raccolti in diverse parti della Corn Belt. I prezzi del mais, della soia e del grano sono aumentati, alimentando i timori che l'aumento dei costi delle materie prime possa peggiorare l'inflazione, gi&amp;agrave; superiore all'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;A giugno, l'amministrazione Trump ha chiesto al Parlamento ulteriori 11 miliardi di dollari di aiuti per il settore, dopo i miliardi gi&amp;agrave; erogati in precedenza. Ma la crisi, come sottolinea il Financial Times, appare ormai strutturale e rischia di minare il sostegno elettorale del presidente proprio nelle zone rurali che gli avevano garantito la vittoria. In un momento in cui il conflitto in Medio Oriente sembra non avere fine, gli agricoltori americani pagano un prezzo altissimo per una guerra lontana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8da33820302763f57fb3aa.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Il dialogo tra Mosca e Vaticano. Lavrov: «Posizione equilibrata della Santa Sede»</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_dialogo_tra_mosca_e_vaticano_lavrov_posizione_equilibrata_della_santa_sede/45289_68575/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un dialogo fitto e articolato, che ha spaziato dalla guerra in Ucraina alla persecuzione della Chiesa ortodossa, passando per il Medio Oriente e l'Africa. Nel corso di un incontro di oltre quattro ore, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, hanno gettato le basi per un'intesa su temi che dividono il mondo, trovando un inaspettato terreno comune sulla difesa dei valori tradizionali e sulla necessit&amp;agrave; di un approccio umanitario al conflitto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lavrov, al termine dei colloqui, ha elogiato la &amp;laquo;posizione equilibrata&amp;raquo; del Vaticano sulla crisi ucraina, contrapponendola implicitamente alla linea pi&amp;ugrave; dura tenuta da molti paesi occidentali. Il ministro ha illustrato all'inviato pontificio l'approccio russo per porre fine alle ostilit&amp;agrave;, incentrato sull'eliminazione delle &amp;laquo;cause profonde&amp;raquo; del conflitto &amp;ndash; tra cui l'espansione della NATO e la tutela dei russofoni nel Donbass &amp;ndash; e ha espresso apprezzamento per il coinvolgimento della Santa Sede negli sforzi umanitari, in particolare per il ricongiungimento dei bambini separati dalle loro famiglie a causa della guerra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&amp;laquo;Palese crudelt&amp;agrave;&amp;raquo;: Lavrov denuncia gli attacchi ucraini contro i civili&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il ministro degli Esteri russo ha puntato il dito contro la &amp;laquo;palese crudelt&amp;agrave;&amp;raquo; degli attacchi ucraini contro obiettivi civili, citando l'ultimo episodio risalente a luned&amp;igrave;: un'ondata di raid contro diverse regioni della Russia meridionale che ha causato la morte di tre minori e il ferimento di altri sei in un asilo nido a Krasnodar. &amp;laquo;Non dimenticheremo mai e chiederemo giustizia per il sanguinoso attacco terroristico di Zelensky a Starobelsk&amp;raquo;, ha aggiunto Lavrov, riferendosi al bombardamento con droni di un dormitorio universitario nel Donbass dello scorso maggio, che cost&amp;ograve; la vita a 21 persone, per lo pi&amp;ugrave; ragazze adolescenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Lavrov ha accusato Kiev di condurre una campagna senza precedenti contro la lingua e la cultura russe, definendo l'Ucraina &amp;laquo;l'unico paese che ha apertamente vietato il russo&amp;raquo; e auspicando che i diplomatici del Vaticano sollevino la questione direttamente con le autorit&amp;agrave; ucraine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un capitolo a parte &amp;egrave; stato dedicato alla difficile situazione della Chiesa ortodossa ucraina canonica, oggetto di una repressione sistematica da parte del governo di Kiev. A Gallagher &amp;egrave; stata consegnata una copia dell'ultimo rapporto &amp;ndash; gi&amp;agrave; presentato all'ONU e all'OSCE &amp;ndash; che documenta le &amp;laquo;azioni illegali&amp;raquo; contro la Chiesa, il clero e i fedeli, descrivendo le irruzioni nei monasteri, i sequestri di beni e i procedimenti penali contro i sacerdoti accusati di collaborazione. &amp;laquo;Le autorit&amp;agrave; ucraine stanno perseguendo a livello legislativo la distruzione della Chiesa ortodossa ucraina canonica&amp;raquo;, ha denunciato Lavrov, esortando la Santa Sede a esaminare pi&amp;ugrave; da vicino la questione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Un rapporto &amp;laquo;affidabile e pragmatico&amp;raquo; nonostante le divisioni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Nonostante le profonde divisioni geopolitiche, la Russia e il Vaticano sono riusciti a mantenere un rapporto &amp;laquo;affidabile, amichevole e pragmatico&amp;raquo;, ha sottolineato Lavrov, elogiando la Santa Sede per aver privilegiato la diplomazia e le soluzioni pacifiche. Mosca, ha aggiunto, rimane pronta a collaborare strettamente con il Vaticano sulle questioni umanitarie, dalla difesa dei valori spirituali e morali tradizionali allo scambio di prigionieri, fino alla protezione delle comunit&amp;agrave; cristiane in tutto il mondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a8e48ca2030271b3174b3c7.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Giornalista rompe il muro di omertà su Gaza: &quot;Migliaia di persone rimangono sepolte sotto le macerie&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-giornalista_rompe_il_muro_di_omert_su_gaza_migliaia_di_persone_rimangono_sepolte_sotto_le_macerie/45289_68576/</link>
                    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il giornalista Rami Almughari per l'emittente russa RT ha mostrato come le squadre di soccorso di Gaza continuano a setacciare le macerie dell&amp;rsquo;enclave alla ricerca di migliaia di palestinesi che si ritiene siano ancora sepolti sotto gli edifici distrutti dagli attacchi israeliani, alcuni dei quali risalgono ai primi mesi della guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Protezione civile di Gaza stima che circa ottomila palestinesi uccisi durante la guerra siano ancora sepolti sotto le macerie. La cronica mancanza di escavatori e di altri macchinari pesanti ha ostacolato gli sforzi di recupero, costringendo spesso le squadre a setacciare gli edifici crollati senza alcun sostegno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcune famiglie hanno atteso anni affinch&amp;eacute; i resti dei propri cari venissero recuperati per la sepoltura. Rami Almughari, ha visitato una di queste operazioni nella parte meridionale della citt&amp;agrave; di Gaza, dove le squadre della Protezione civile stavano setacciando le rovine di un edificio di tre piani, colpito durante il Ramadan del 2024. Tredici persone sono morte nell'attacco e ora le squadre stanno cercando i resti di quattro persone ancora sepolte sotto le macerie. Questo il suo servizio che abbiamo tradotto in italiano.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot; data-media-max-width=&quot;560&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;it&quot;&gt;Il giornalista Rami Almughari per l'emittente russa RT ha mostrato come le squadre di soccorso di Gaza continuano a setacciare le macerie dell&amp;rsquo;enclave alla ricerca di migliaia di palestinesi che si ritiene siano ancora sepolti sotto gli edifici distrutti dagli attacchi&amp;hellip; &lt;a href=&quot;https://t.co/VbuarMadqY&quot;&gt;pic.twitter.com/VbuarMadqY&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; l'AntiDiplomatico (@Lantidiplomatic) &lt;a href=&quot;https://x.com/Lantidiplomatic/status/2092522892521013641?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 26, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                </item>
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                    <title>Miliardi di euro al regime di Kiev, niente per i popoli: il solito spartito di Bruxelles</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-miliardi_di_euro_al_regime_di_kiev_niente_per_i_popoli_il_solito_spartito_di_bruxelles/45289_68573/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 16:15:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da giorni &amp;egrave; tornato alla ribalta il tema dei nuovi fondi per l'Ucraina. L'ultima voce, filtrata da fonti diplomatiche europee, parla di altri 27 miliardi di euro che Bruxelles intende versare a Kiev entro la fine del prossimo anno, nell'ambito di quel prestito complessivo da 90 miliardi gi&amp;agrave; annunciato. Una parte &amp;egrave; gi&amp;agrave; stata girata: 6,1 miliardi ad agosto, pi&amp;ugrave; altri 11,6 in precedenza. Soldi che, a quanto pare, potranno essere spesi non solo per comprare armi europee, ma anche per rivolgersi ad altri fornitori se in Europa non si trova quel che serve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma c'&amp;egrave; un problema enorme, e riguarda proprio il sistema che l'Ucraina chiede con pi&amp;ugrave; insistenza: i &lt;a href=&quot;/dettnews-trump_raffredda_gli_entusiasmi_di_kiev_sui_patriot/45289_68372/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Patriot statunitensi&lt;/a&gt;. Pekka Toveri, capo della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'Ucraina, &amp;egrave; stato chiarissimo: &quot;Il problema &amp;egrave; che i sistemi Patriot non sono disponibili. Tutta la produzione di Lockheed Martin &amp;egrave; destinata a ricostituire le scorte esaurite delle forze armate statunitensi&quot;. Tradotto: non c'&amp;egrave; un solo Patriot in pi&amp;ugrave; da dare al regime di Kiev, perch&amp;eacute; gli Stati Uniti stanno usando tutto ci&amp;ograve; che producono per rimettere in sesto i propri arsenali, gi&amp;agrave; prosciugati dai mesi di guerra all'Iran e dalle forniture precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E qui sta il nodo. Perch&amp;eacute; i Patriot non sono un optional, non sono un sistema tra tanti. Sono considerati il gold standard della difesa aerea, quelli che possono intercettare missili balistici e che hanno dimostrato sul campo di poter avere una minima efficacia, anche se la loro fornitura massiccia non cambierebbe le sorti del conflitto. L'Europa prova quindi a supplire con soluzioni alternative. La Francia ha promesso nuovi sistemi SAMP/T, il Regno Unito ha autorizzato l'assemblaggio di missili SCALP direttamente in territorio ucraino. Ma gli esperti sono scettici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vadim Koroshchupov, ricercatore dell'Istituto Primakov di economia mondiale e relazioni internazionali, ha messo i numeri nero su bianco: i missili intercettori Aster per i sistemi SAMP/T vengono prodotti solo in trecento esemplari all'anno, mentre per i Patriot se ne producono circa duemila. E ha aggiunto un'osservazione pesante: &quot;Ma anche quel volume si &amp;egrave; rivelato insufficiente&quot;. Se duemila missili all'anno non bastano a fermare gli attacchi, come si pu&amp;ograve; pensare di farcela con trecento? &amp;Egrave; un abisso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E il quadro si fa ancora pi&amp;ugrave; cupo se si ascolta Natalia Eremina, professoressa all'Universit&amp;agrave; statale di San Pietroburgo, &lt;a href=&quot;https://iz.ru/2154071/kirill-fenin/zapad-pytaetsya-srochno-usilit-ukrainu&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;secondo&lt;/a&gt; cui &quot;gli Stati europei non saranno in grado di risolvere la carenza di sistemi di difesa aerea senza gli Stati Uniti. Le scorte europee sono ampiamente esaurite e il loro rifornimento richieder&amp;agrave; investimenti finanziari ingenti&quot;. Washington, dal canto suo, resta impegnata in Medio Oriente, e anche se si raggiungesse la pace, servirebbero anni per ricostituire le proprie scorte di munizioni. Insomma, il famoso scudo antimissile europeo che si vorrebbe costruire per l'Ucraina &amp;egrave; un castello di carte: senza i Patriot USA, senza la produzione industriale degli Stati Uniti, l'Europa da sola non ce la fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Eppure i fondi continuano a partire, le promesse si accumulano, le armi arrivano. Ma a guardare le cose dai nostri paesi in crisi, viene da chiedersi chi paga veramente il conto. Perch&amp;eacute; mentre Bruxelles stanzia miliardi per un conflitto che sembra non avere fine, gli europei intanto fanno i conti con una crisi che non accenna a mollare la presa. Fabbriche che chiudono, bollette alle stelle, stipendi che non bastano pi&amp;ugrave;, servizi pubblici sempre pi&amp;ugrave; fragili. Le famiglie tagliano, i commercianti si disperano, gli anziani si preoccupano per l'inverno. Sembra che in tanti parlino solo di missili e sistemi antiaerei, ma nessuno parli pi&amp;ugrave; di chi dentro questo sistema ci vive, ci lavora, ci soffre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E poi c'&amp;egrave; il punto di vista di chi, dalla Russia, vede la faccia opposta della medaglia. Rodion Miroshnik, ambasciatore del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che &quot;fornendo a Kiev denaro e armi, l'Occidente chiude gli occhi sulla guerra terroristica che ha scatenato e, cos&amp;igrave; facendo, incoraggia un terrorismo sempre pi&amp;ugrave; spudorato&quot;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'impressione &amp;egrave; che l'Europa stia andando avanti come un treno in corsa, senza curasi della destinazione finale a cui condurr&amp;agrave; questa corsa. Una classe dirigente che ha smarrito il contatto con la realt&amp;agrave; delle persone, con le loro paure, con i loro bisogni. Il regime di Kiev riceve miliardi, i popoli europei aspettano risposte. E intanto il continente affonda, un po' alla volta, in una crisi che non &amp;egrave; solo economica, ma anche politica e di sovranit&amp;agrave; irrimediabilmente perduta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Hong Kong a fuoco intreccia analisi storica, politica e culturale per offrire una prospettiva critica sulle mobilitazioni eterodirette che hanno scosso la citt&amp;agrave; a partire dalla sua restituzione alla Cina nel 1997&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-scaled.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;763&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt;&quot;&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1440x810_cmsv2_8e3a2189-6af0-5fa9-b040-bd5acf4b37bf-9589162.webp/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>&quot;Offensiva finanziaria&quot; USA contro l'Iran: il duro avvertimento della Cina</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-offensiva_finanziaria_usa_contro_liran_il_duro_avvertimento_della_cina/82_68572/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 15:49:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il governo cinese respinge categoricamente le minacce statunitensi di imporre sanzioni economiche ai paesi che intrattengono relazioni commerciali con l'Iran. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha &lt;a href=&quot;https://www.news.cn/world/20260825/4f45e922e10649b29e9a0c89bbaf83d6/c.html&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;sottolineato&lt;/a&gt; che la cooperazione tra Cina e Iran si svolge rigorosamente nel quadro del diritto internazionale e non deve essere soggetta a interferenze o interruzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;La Cina sta monitorando attentamente gli sviluppi in corso e adotter&amp;agrave; tutte le misure necessarie per tutelare con fermezza i propri diritti e interessi&quot;, ha avvertito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha inoltre sottolineato che il gigante asiatico si oppone fermamente alle sanzioni unilaterali prive dell'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il portavoce ha inoltre denunciato che la strategia di guerra economica e di &quot;pressione estrema&quot; promossa da Washington non risolve i problemi, ma anzi intensifica i conflitti, provoca un'ondata di rischi e sconvolge l'ordine finanziario globale, ledendo i legittimi diritti dei paesi terzi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La reazione di Pechino giunge in risposta alle dichiarazioni del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent, il quale ha affermato che nessuno, nemmeno la Cina, potr&amp;agrave; sfuggire alle sanzioni previste per coloro che cercano di aiutare l'Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Vogliamo chiarire oggi che nessuno &amp;egrave; al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi. Se agevolate transazioni e fate parte dell'ecosistema che trasforma il petrolio iraniano in denaro e repressione, sarete presi di mira&quot;, ha dichiarato, riferendosi agli istituti bancari cinesi che avrebbero agevolato transazioni con l'Iran in determinate operazioni commerciali.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                            <item>
                    <title>Da La Paz a Buenos Aires: la macchina del fango al servizio della Dottrina Monroe 2.0</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-da_la_paz_a_buenos_aires_la_macchina_del_fango_al_servizio_della_dottrina_monroe_20/45289_68571/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 14:48:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nuova Dottrina Monroe 2.0 implementata dagli Stati Uniti per prendere il pieno controllo dell&amp;rsquo;America Latina, con l&amp;rsquo;intento di saccheggiare le risorse naturali di cui abbonda, passa anche attraverso la rete. La disinformazione viene diffusa a piene mani in rete per portare l&amp;rsquo;estrema destra neoliberista latinoamericana, asservita a Washington, al potere nei vari paesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le indagini in corso in Bolivia, a seguito dello smantellamento di una rete di disinformazione digitale, hanno riportato sotto i riflettori i legami con l'estrema destra internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'operazione giudiziaria &amp;ndash; di cui &lt;a href=&quot;https://www.telesurtv.net/bolsonaro-cerimedo-red-desinformacion-bolivia/?fbclid=IwY2xjawT5hUpwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR7CXKgtR4Gg9dWdFa9R_Ea3R_dAab3LAot1kuq5P2nUYVl-CGEG5_R8RRqOJg_aem_dkT1HmXlQ8WYuTYuD3e1WA&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riferisce&lt;/a&gt; l&amp;rsquo;emittente Telesur - che ha portato al sequestro di una &quot;bot farm&quot; e di infrastrutture automatizzate, assume un significato ancora maggiore se si considera che solo sei mesi fa Eduardo Bolsonaro, figlio dell'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro e fratello del candidato presidenziale di estrema destra, aveva difeso pubblicamente l'attivista argentino Fernando Cerimedo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;es&quot;&gt;Eduardo Bolsonaro, hijo del expdte. brasile&amp;ntilde;o preso y hno. del candidato presidencial de extrema derecha, hace 6 meses defend&amp;iacute;a a Fernando Cerimedo, por publicar contenido sobre un &quot;posible fraude&quot; en el triunfo de Lula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hoy la polic&amp;iacute;a boliviana revel&amp;oacute; una granja de bots&amp;hellip; &lt;a href=&quot;https://t.co/l9PAvKzFQg&quot;&gt;pic.twitter.com/l9PAvKzFQg&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Nacho Lemus (@LemusteleSUR) &lt;a href=&quot;https://x.com/LemusteleSUR/status/2091701265906425914?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;August 24, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;All'epoca, l'oligarca brasiliano appoggi&amp;ograve; campagne diffamatorie promuovendo la teoria di una &quot;possibile frode&quot; contro la legittima vittoria di Luiz In&amp;aacute;cio Lula da Silva, in un chiaro tentativo di fomentare disordini sociali e disconoscere la volont&amp;agrave; sovrana del popolo brasiliano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le recenti azioni della Procura di La Paz e Santa Cruz non solo hanno confermato il ritrovamento di denaro non dichiarato e la detenzione preventiva di Cerimedo per i reati di arricchimento illecito e tentato femminicidio, ma hanno anche rivelato la reale portata di queste strutture transnazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La rete informatica non agiva isolata: era un vero e proprio strumento di manipolazione di massa per distorcere il discorso pubblico, attaccare i processi democratici nella regione e promuovere politiche economiche neoliberiste sostenute da settori allineati con gli interessi di Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le prove raccolte dal sistema giudiziario boliviano e le testimonianze rese nel corso del procedimento rivelano inoltre l'intenzione di estendere queste operazioni di guerra sporca digitale ad altri paesi della regione, come il Messico, con l'obiettivo di minare la stabilit&amp;agrave; dei governi progressisti e interferire con la libera autodeterminazione dei popoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Contemporaneamente, sono emerse segnalazioni di azioni coordinate di intimidazione e persecuzione contro leader sociali e figure storiche come l'ex presidente Evo Morales, a dimostrazione dell'uso di metodi violenti e irregolari quando le campagne di manipolazione non riescono a fermare il progresso popolare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Data la gravit&amp;agrave; di queste scoperte, movimenti sociali, organizzazioni di base e sindacati in tutta la regione stanno alzando la voce per chiedere che le indagini vengano portate avanti nella loro interezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La difesa della sovranit&amp;agrave; nazionale, la trasparenza nei processi elettorali e il contenimento dei piani di destabilizzazione promossi dal capitale transnazionale stanno diventando compiti fondamentali per garantire la pace e l'integrazione delle nazioni del Sud del mondo di fronte all'assalto dell'estrema destra che &amp;egrave; tornata in auge in tutta l&amp;rsquo;America Latina letteralmente trascinata al governoda Washington come dimostrano i recenti casi di Per&amp;ugrave; e Colombia, dove i presidenti neoliberisti di estrema destra hanno avuto la meglio in elezioni controverse e con vantaggi davvero risicati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Del caso Cerimedo si &amp;egrave; occupata anche Emilia Trabucco che su &lt;a href=&quot;https://www.nodal.am/2026/08/argentina-quien-puede-manipular-las-elecciones-de-2027-el-caso-cerimedo-y-los-sotanos-de-la-democracia-por-emilia-trabucco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Nodal&lt;/a&gt; scrive: &amp;ldquo;A poco pi&amp;ugrave; di un anno dalle elezioni presidenziali argentine dell'ottobre 2027, il caso Fernando Cerimedo ci obbliga a riflettere sulla capacit&amp;agrave; delle strutture private che concentrano denaro, tecnologia, media, intelligence e milizie digitali di interferire in un processo elettorale e di alterare le condizioni in cui si definisce la volont&amp;agrave; popolare. Solleva inoltre interrogativi su cosa accada quando queste strutture sono legate ad aree storicamente opache dello Stato e trovano nell'inerzia giudiziaria una garanzia per continuare a operare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci&amp;ograve; che l'inchiesta boliviana ha iniziato a rivelare dopo l'attentato a Nadia Beller va ben oltre la vicenda di un consulente accusato di tentato femminicidio: svela connessioni tra operatori elettorali della destra latinoamericana, tecnologie sviluppate negli Stati Uniti, strutture mediatiche, societ&amp;agrave; di sicurezza private, movimenti di denaro e aziende legate a membri di lunga data dei servizi segreti argentini. La questione per l'Argentina non dovrebbe essere solo chi saranno i candidati alla presidenza, ma quale rete si cela dietro figure come Cerimedo, quale sia la sua capacit&amp;agrave; di influenzare le elezioni del 2027 e perch&amp;eacute; il sistema giudiziario argentino sembri ancora disinteressato a indagare su di lui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cerimedo sta scontando 180 giorni di detenzione preventiva in Bolivia, mentre la Procura lo indaga come presunto mandante dell'attentato contro Beller, colpito da tre proiettili il 17 agosto. L'analisi forense del suo cellulare ha rivelato un messaggio di testo inviato quattro giorni prima in cui discuteva dell'&quot;eliminazione&quot; di Nadia, nonch&amp;eacute; comunicazioni avvenute durante l'attentato con un contatto identificato come &quot;ECG&quot;. Contemporaneamente, cinque perquisizioni hanno portato a un'ulteriore indagine per presunto arricchimento illecito e riciclaggio di denaro, a seguito del ritrovamento di oltre mezzo milione di boliviani in varie valute, un telefono satellitare, documenti, materiale della polizia, mobili con scomparti segreti e dispositivi che il procuratore Carlos Torrez ha descritto come una &quot;mini-bot farm&quot;. Anche Fritz Juniors Gironda Aquize, ex tenente dell'esercito fuggito durante un blitz in un ufficio di cambio collegato all'inchiesta finanziaria, &amp;egrave; stato arrestato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La dimensione politica del caso emerge chiaramente ricostruendo la traiettoria di un individuo che &amp;egrave; stato uno dei principali finanziatori dichiarati della campagna presidenziale di Javier Milei, ha partecipato alla sua strategia digitale ed &amp;egrave; stato incaricato di organizzare parte della supervisione elettorale nel 2023. Aveva lavorato nella cerchia di Jair Bolsonaro in Brasile, per poi consigliare Rodrigo Paz in Bolivia e Nasry Asfura in Honduras, mentre La Derecha Diario, fondata tra gli altri con Juan Pablo Carreira e ora di propriet&amp;agrave; di Javier Negre, si stava espandendo come piattaforma regionale. Negre ha tentato di prendere le distanze da Cerimedo con una dichiarazione pubblica rilasciata da La Derecha Diario, nonostante le numerose prove pubbliche che documentano il loro rapporto. Nel 2023, Cerimedo ha ammesso pubblicamente di utilizzare troll generati dall'intelligenza artificiale per &quot;intervenire sugli algoritmi&quot; e rendere determinate questioni rilevanti nel dibattito pubblico&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sua analisi prosegue tracciando i contatti internazioni di Cerimedo che portano dritti negli USA: &amp;ldquo;La portata di questo intervento assume un'ulteriore dimensione se consideriamo i legami internazionali tra Cerimedo, Brad Parscale, a capo della macchina digitale di Donald Trump, e il magnate del petrolio texano Tim Dunn, uno dei principali finanziatori della destra religiosa americana. Cerimedo si presentava come il rappresentante latinoamericano di Campaign Nucleus e EyesOver, le societ&amp;agrave; di Parscale, piattaforme progettate per integrare l'analisi dell'opinione pubblica in tempo reale con l'esecuzione delle campagne politiche. La stessa Campaign Nucleus presenta questa architettura come un meccanismo in grado di rilevare i cambiamenti nel sentimento pubblico e di tradurli immediatamente in decisioni di campagna. Cerimedo ha ringraziato pubblicamente Parscale per aver reso disponibile &quot;la sua tecnologia&quot; e Dunn per il suo sostegno alla lotta politica latinoamericana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I dispositivi che la Procura boliviana ha definito una &amp;lsquo;bot farm&amp;rsquo; permettono di spostare la discussione dagli strumenti stessi all'organizzazione politica che li utilizza. Troll, account automatizzati, intelligenza artificiale, media digitali e piattaforme di analisi dell'opinione pubblica possono funzionare come componenti di strutture pi&amp;ugrave; ampie, riassunte nella definizione di milizie digitali: entit&amp;agrave; organizzate, dotate di risorse, leadership e obiettivi politici, capaci di intervenire in modo coordinato nel dibattito pubblico&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leggiamo inoltre: &amp;ldquo;Per completare il quadro, &amp;egrave; necessario includere uno strato meno visibile e probabilmente pi&amp;ugrave; strutturale, poich&amp;eacute; i registri aziendali collegano Cerimedo a Vicente Federico Quintanal, suo socio in Compa&amp;ntilde;&amp;iacute;a Sudamericana de Inversiones e Surlibre Inversiones, e a Natalia Basil, sua moglie ed ex funzionaria dell'ANDIS. Quintanal condivide societ&amp;agrave; e indirizzi con individui legati a Silvia Majdalani, ex vicedirettrice dell'AFI (Agenzia Federale di Intelligence) durante l'amministrazione Macri: la Hollybar SA annoverava tra i suoi soci il marito e il genero della Majdalani, Juli&amp;aacute;n Gim&amp;eacute;nez. Gim&amp;eacute;nez aveva anche ricoperto il ruolo di segretario personale della Majdalani presso l'Agenzia di Intelligence.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un altro ramo della rete porta a Oscar Ram&amp;oacute;n Gim&amp;eacute;nez, che ha assunto il controllo della National Security Enterprise, una societ&amp;agrave; di sicurezza fondata da Basil e successivamente espansa nel settore della cybersicurezza. La National Security Enterprise sembra avere legami aziendali con Dar&amp;iacute;o Richarte, ex numero due della Segreteria di Stato per l'Intelligence (SIDE); Juan Jos&amp;eacute; Gallea, ex direttore finanziario dell'agenzia; e imprenditori associati a Sergio Szpolski e Antonio &quot;Jaime&quot; Stiuso. Questi indirizzi condivisi, le societ&amp;agrave; sovrapposte e le attivit&amp;agrave; commerciali rivelano che la struttura aziendale di Cerimedo era molto pi&amp;ugrave; vicina alle figure storiche dell'intelligence argentina di quanto la sua descrizione di semplice specialista di marketing elettorale lascerebbe intendere (Volosin, 2026).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; proprio in questa articolazione che si pu&amp;ograve; osservare una trasformazione pi&amp;ugrave; profonda del tessuto sociale della democrazia argentina. I vecchi apparati di intelligence, le societ&amp;agrave; di sicurezza private e le strutture operative specializzate non scompaiono necessariamente di fronte al capitalismo finanziario-digitale: possono essere integrati con nuove capacit&amp;agrave; di elaborazione delle informazioni, segmentazione sociale, sorveglianza digitale, intelligenza artificiale e manipolazione algoritmica. La possibilit&amp;agrave; di influenzare un'elezione non richiede la modifica fisica di un'urna; pu&amp;ograve; operare molto prima, sulle condizioni materiali in cui milioni di persone ricevono informazioni, identificano le minacce, formano le proprie preferenze e, in definitiva, decidono. La sovranit&amp;agrave; popolare inizia a essere contestata, in quest'arena, prima ancora dell'atto elettorale&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Insomma, mentre il complesso mediatico mainstream continua a portare avanti la narrazione, smentita anche dalla CIA, di elezioni vinte con brogli dal chavismo in Venezuela, l&amp;rsquo;estrema destra neoliberista latinoamericana con il sostegno attivo degli Stati Uniti viene portata al potere attraverso manipolazioni mediatiche gigantesche e veri e propri brogli elettorali come &lt;a href=&quot;/dettnews-petro_denuncia_brogli_elettorali_in_colombia_il_software_modificato_cinque_giorni_prima_del_voto/45289_67282/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;denunciato&lt;/a&gt; dal presidente uscente Gustavo Petro in Colombia. Gli esponenti neoliberisti avranno poi la funzione di cancellare la sovranit&amp;agrave; dei propri paesi e agire sesclusivamente in funzione degli interessi statunitensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La disinformazione risulta infine propedeutica a screditare politiche di segno socialista con l&amp;rsquo;obiettivo di implementare la macelleria sociale neoliberista. Massacrare i popoli con il pretesto di dover rimettere in sesto le finanze pubbliche e rilanciare l&amp;rsquo;economia. Lo abbiamo visto in Europa, lo stiamo vedendo nell&amp;rsquo;Argentina devastata dall&amp;rsquo;ottuso neoliberismo di Javier Milei.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Hong Kong a fuoco intreccia analisi storica, politica e culturale per offrire una prospettiva critica sulle mobilitazioni eterodirette che hanno scosso la citt&amp;agrave; a partire dalla sua restituzione alla Cina nel 1997&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-scaled.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;763&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt;&quot;&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/bolsonaro-y-cerimedo-11.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Patagonia, Peter Thiel ora vuole controllare anche l’Energia?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-patagonia_peter_thiel_ora_vuole_controllare_anche_lenergia/39602_68570/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 14:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Trump: &amp;laquo;D-Day economico contro l&amp;rsquo;Iran&amp;raquo;. Ma sulle nuove sanzioni &amp;egrave; scontro con la Cina &amp;egrave; l&amp;rsquo;urlo de Il Sole 24 Ore. L&amp;rsquo;ennesimo annuncio dell&amp;rsquo;Imperatore in merito al tentativo di confisca del petrolio Iraniano, dopo aver dichiarato che &amp;ldquo;Hormuz &amp;egrave; territorio americano&amp;rdquo;. Evidentemente la colonizzazione dell&amp;rsquo;oro nero venezuelano non &amp;egrave; stata sufficiente a far fronte &amp;nbsp;al debito pubblico statunitense, ormai oltre il &amp;ldquo;muro&amp;rdquo; dei 40mila miliardi di dollari, un numero gi&amp;agrave; difficile da scrivere con i suoi tredici zeri, figuriamoci da comprendere. Il MAGA King le ha provate tutte, dalle sanzioni alla rivoluzione colorata, dagli omicidi mirati alle bombe sulle scuole, dal blocco navale a quello economico, ma la MAGIA (Make America Great Illusion Again) sembra proprio esaurita. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Come dice bene Loretta Napoleoni su Il Fatto Quotidiano: &amp;ldquo;Le guerre vere non si annunciano sui social, si finanziano in silenzio. Le sanzioni che mordono non vengono precedute da un tweet, arrivano attraverso circolari del Tesoro, liste tecniche, meccanismi di clearing bancario che strangolano senza clamore, e arrivano all&amp;rsquo;improvviso. [...] Resta la stanchezza. Non quella dei mercati, che al rumore si sono ormai assuefatti, ma quella dello spettatore. Perch&amp;eacute; il vero prezzo dell&amp;rsquo;iperbole permanente non &amp;egrave; politico, &amp;egrave; cognitivo: quando ogni giorno &amp;egrave; il giorno decisivo, nessun giorno lo &amp;egrave; pi&amp;ugrave;. ...&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Mentre il clamore pervade l&amp;rsquo;immaginario collettivo con la costruzione dei fantomatici nemici russo e iraniano, nel silenzio delle incontaminate distese patagoniche si cercano &amp;ldquo;soluzioni alternative&amp;rdquo;, in perfetta sintonia col delirio neoliberista trumpiano, di cui quello mileiano &amp;egrave; la variante sudamericana. Poco importa se dopo aver inquinato le falde acquifere della Provincia di Alberta, in Canada, causato centinaia di terremoti in California e quello in Emilia Romagna del 2012, il fracking, come scrive Glauco Benigni nell'articolo che vi presentiamo, devaster&amp;agrave; anche la provincia di Neuqu&amp;eacute;n, in Patagonia, a discapito delle poche comunit&amp;agrave; Mapuche, che la colonizzazione spagnola prima e quella statunitense poi hanno lasciato in vita. E questo perch&amp;eacute; i &amp;ldquo;soliti&amp;rdquo; padroni del mondo si stanno muovendo per acquisire anche questa fonte &amp;ldquo;energetica&amp;rdquo; con la complicit&amp;agrave; del &amp;ldquo;buffone di corte&amp;rdquo; Milei.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Luca Busca&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;---------------------------&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Peter Thiel ora vuole controllare anche l&amp;rsquo;Energia?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il boss di Palantir, ha investito 76 milioni di dollari nell&amp;rsquo;1% della compagnia petrolifera argentina Vista Energy, uno dei principali estrattori di&amp;nbsp; &amp;ldquo;shale oil e gas&amp;rdquo; in Patagonia.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Fracking.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;800&quot; height=&quot;528&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Schema tecnico della fratturazione idraulica.&amp;nbsp;Fonte: VectorMine / Getty Images&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Glauco Benigni&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mr. Thiel si sta interessando da tempo all&amp;rsquo;Argentina, tant&amp;rsquo;&amp;egrave; che vi si &amp;egrave; trasferito con la famiglia ad aprile, per alcuni mesi. Quando si menziona &amp;ldquo;la famiglia&amp;rdquo; di Thiel si intende: il marito, Matt Danzeisen&amp;nbsp; - sposato nel 2017,&amp;nbsp; ex vicepresidente in BlackRock, attualmente responsabile degli investimenti privati in &amp;ldquo;Thiel Capital&amp;rdquo; - e i loro tre figli, nati tramite maternit&amp;agrave; surrogata. Ebbene, da qualche giorno il tecno-anarco-capitalista &amp;egrave; diventato anche un boss dell&amp;rsquo;energia. Cos&amp;igrave; si legge nei documenti, consegnati venerd&amp;igrave; 14 agosto, alla Security and Exchange Commission degli Stati Uniti, dal fondo &amp;ldquo;Thiel Macro Llc.&amp;rdquo; Nelle carte si precisa che l&amp;rsquo;investimento, pari a USD 76 milioni, ha consentito di acquisire 1,2 milioni di azioni di Vista Energy, una societ&amp;agrave; che opera nel sottosuolo di &amp;ldquo;Vaca Muerta&amp;rdquo;, considerato una delle formazioni geologiche pi&amp;ugrave; importanti al mondo per l&amp;rsquo;estrazione di riserve immense di shale gas e shale oil. In sostanza Thiel ha messo le mani su un asset strategico per la produzione energetica globale&amp;nbsp;del futuro.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il posizionamento nel giacimento argentino rappresenta una convergenza cruciale in cui finanza, alta tecnologia digitale e geopolitica energetica si fondono. L&amp;rsquo;operazione non &amp;egrave; isolata: si inserisce in un preciso contesto connotato dal soggiorno di Thiel a Buenos Aires e dai suoi incontri diretti con il presidente argentino Javier Milei, la cui agenda liberista, orientata dalla deregulation economica, mira ad attrarre capitali esteri nel settore strategico delle risorse naturali.&amp;nbsp;Milei punta su riforme liberiste di mercato e incentivi fiscali favorevoli ai Grandi Investitori, per trasformare il Paese in un esportatore netto di energia e auspicabilmente in un hub energetico globale competitivo rispetto ai produttori tradizionali del Medio Oriente e della Russia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;acquisto consolida la posizione di Thiel in uno dei teatri &amp;ldquo;pi&amp;ugrave; dinamici&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;America Latina. Vista Energy &amp;egrave; guidata da Miguel Galuccio, ex CEO di YPF (acronimo di &lt;em&gt;Yacimientos Petrol&amp;iacute;feros Fiscales&lt;/em&gt;) la maggiore compagnia energetica dell&amp;rsquo;Argentina e una delle pi&amp;ugrave; importanti dell&amp;rsquo;intera America Latina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa sono gli idrocarburi non convenzionali?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprendere la portata dell&amp;rsquo;investimento, &amp;egrave; essenziale distinguere la natura tecnica di questi giacimenti rispetto alle trivellazioni tradizionali. Il petrolio o il gas naturale si sono formati nella roccia madre (spesso argillosa), sono migrati verso l&amp;rsquo;alto attraverso rocce permeabili e sono rimasti intrappolati sotto una &amp;ldquo;roccia di copertura&amp;rdquo; impermeabile. Per estrarli &amp;egrave; sufficiente perforare la &amp;ldquo;copertura&amp;rdquo; affinch&amp;eacute; la pressione naturale del serbatoio spinga la materia prima verso la superficie.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel caso degli &amp;ldquo;Idrocarburi Non Convenzionali&amp;rdquo;, quali Shale Gas e Shale Oil (gas e petrolio di scisto),&amp;nbsp; queste&amp;nbsp; risorse rimangono imprigionate all&amp;rsquo;interno della stessa roccia madre situata a grandi profondit&amp;agrave; (tra 2.000 e 4.000 metri). Queste rocce hanno una porosit&amp;agrave; e una permeabilit&amp;agrave; quasi nulle e quindi il fluido non pu&amp;ograve; scorrere spontaneamente verso il pozzo. In tal caso per estrarre le risorse entra in gioco la combinazione di due tecnologie avanzate:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Perforazione Orizzontale:&lt;/strong&gt; Il pozzo scende in verticale fino alla formazione argillosa e poi devia a 90 gradi, correndo orizzontalmente all&amp;rsquo;interno dello strato ricco di idrocarburi per diversi chilometri.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Fratturazione Idraulica (Fracking):&lt;/strong&gt; Vengono iniettati ad altissima pressione milioni di litri di acqua, sabbia e additivi chimici per creare micro-fratture nella roccia. La sabbia impedisce alle fessure di richiudersi, permettendo al gas e al petrolio di scorrere verso la superficie.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Gigante di Vaca Muerta: numeri e potenziale energetico&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Situata nella regione della Patagonia (principalmente nella provincia di Neuqu&amp;eacute;n), &lt;strong&gt;Vaca Muerta&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una antichissima formazione di scisto argilloso che copre un&amp;rsquo;area grande come il Belgio (30.000 Kmq). Le sue riserve di Shale Gas la posizionano al 2&amp;deg; posto nel mondo dopo la Cina e potrebbero azzerare il bisogno energetico argentino . Le riserve di Shale Oil la posizionano invece al 4&amp;deg; posto mondiale, dopo USA, Russia e Cina e potrebbero essere utilizzate per esportazioni molto vantaggiose. Lo spessore della roccia , tra i 60 e i 400 metri,&amp;nbsp; rende l&amp;rsquo;estrazione estremamente redditizia per metro perforato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;investimento di Peter Thiel riconduce alle enormi opportunit&amp;agrave; ma anche ai nodi critici dell&amp;rsquo;area. La sfida principale per l&amp;rsquo;Argentina &amp;egrave; costruire una rete adeguata di gasdotti, oleodotti e impianti di liquefazione del gas (LNG) per trasportare le risorse dalle aree remote della Patagonia verso i porti dell&amp;rsquo;Atlantico. Il fracking (fratturazione idraulica)&amp;nbsp; richiede continui investimenti per perforare nuovi pozzi e solleva frequenti dibattiti sul consumo idrico in zone semi-aride, sul rischio di contaminazione delle falde acquifere e sulla sismicit&amp;agrave; indotta dalle iniezioni ad alta pressione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;operazione finanziaria su Vista Energy conferma dunque Vaca Muerta come un asset industriale di massimo rilievo e ipotizza grandi investimenti nello scacchiere della sicurezza energetica nazionale e della finanza globale. Thiel si muove dunque con una logica complessa tra: &lt;strong&gt;posizionamento strategico, scommessa macroeconomica e influenza politica, ma&lt;/strong&gt; non mira a un tentativo immediato di controllo aziendale sebbene nel capitale di una societ&amp;agrave; ad altissima capitalizzazione come Vista Energy, l&amp;rsquo;1% sia una posizione rilevante per un fondo gestito quale &amp;ldquo;Thiel Macro LLC&amp;rdquo;. I suoi principali obiettivi sono:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;scommettere &lt;/strong&gt;sul successo delle riforme di Milei (deregulation, svalutazione controllata, riapertura dei mercati dei capitali e introduzione del regime di incentivi;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;accedere&lt;/strong&gt; direttamente al management, ai dossier di espansione e al network di contatti tra i vertici dell&amp;rsquo;energia sudamericana e il governo;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;in quanto presidente di &lt;strong&gt;Palantir Technologies, sperimentare&lt;/strong&gt;, nel settore delle estrazioni da idrocarburi non convenzionali, l&amp;rsquo;ottimizzazione analitica dei dati geografici e sismici al fine di ridurre i costi d&amp;rsquo;estrazione.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Vista Energy &amp;egrave; una societ&amp;agrave; pubblica quotata sia al NYSE che alla Borsa messicana. L&amp;rsquo;azionariato &amp;egrave; diffuso, dominato da &lt;strong&gt;grandi fondi d&amp;rsquo;investimento istituzionali internazionali&lt;/strong&gt; e dal top management. Gli azionisti con cui avr&amp;agrave; a che fare Thiel sono dunque: &lt;strong&gt;Miguel Galuccio, &lt;/strong&gt;figura di riferimento dello shale argentino che possiede circa il &lt;strong&gt;5,7% - 6% delle azioni e &lt;/strong&gt;&amp;nbsp;risulta essere il primo azionista individuale.&amp;nbsp; E inoltre (come potevano mancare) i colossi del &amp;ldquo;capitale gestito globale&amp;rdquo; come &lt;strong&gt;BlackRock&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Fidelity&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Vanguard Group&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Morgan Stanley, &lt;/strong&gt;unitamente a diversi fondi hedge e di Value Investments nordamericani che detengono quote tra l&amp;rsquo;1 e il 4%.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Al momento non ci sono presupposti per una scalata ostile (take over) o per un&amp;rsquo;acquisizione di controllo da parte di Thiel. &lt;/strong&gt;Il suo fondo non si limita alla compravendita ad alta frequenza sui mercati finanziari liquidi (es. speculare sulle oscillazioni giornaliere dell&amp;rsquo;euro/dollaro), ma effettua &lt;strong&gt;scommesse strutturali di lungo termine&lt;/strong&gt;. Vista Energy &amp;egrave; nata nel 2017 come SPAC, ovvero una &lt;strong&gt;scatola vuota quotata in Borsa utilizzata come &amp;ldquo;veicolo rapido&amp;rdquo; per raccogliere capitali a Wall Street e acquisire asset strategici locali&lt;/strong&gt;. Il valore stesso della societ&amp;agrave; &amp;egrave; strettamente legato alla leadership di Galuccio, che gode della fiducia sia dei mercati finanziari che delle autorit&amp;agrave; argentine. Tentare un&amp;rsquo;estromissione o una scalata senza il suo consenso ne distruggerebbe il valore operativo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; molto pi&amp;ugrave; probabile invece che l&amp;rsquo;1% rappresenti una prima &amp;ldquo;posizione di accumulo&amp;rdquo;. Molto &amp;egrave; legato alle &amp;ldquo;condizioni favorevoli&amp;rdquo; per l&amp;rsquo;anarco-capitalismo create dall&amp;rsquo;attuale Presidente argentino. In realt&amp;agrave;,&amp;nbsp; negli ultimi mesi le politiche di austerit&amp;agrave;, la deregulation e i decreti di riforma introdotti da Javier Milei hanno innescato un&amp;rsquo;ondata di forti proteste sociali e mobilitazioni di piazza in tutta la nazione. Le manifestazioni vedono una partecipazione trasversale che unisce sindacati, movimenti studenteschi, organizzazioni di pensionati e movimenti sociali. Non si esclude dunque che Milei possa essere &amp;ldquo;allontanato improvvisamente&amp;rdquo; dal Governo. Al di l&amp;agrave; della politica locale, se la crescita di produzione di Vista continuer&amp;agrave; ai tassi attuali, Thiel potrebbe comunque incrementare progressivamente la sua partecipazione per via diplomatica o finanziaria, senza mai ricorrere a una scalata aggressiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a1b5b80185ef.jpeg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>J-16 contro Rafale nel cielo d'Egitto: la Cina riscrive le regole del gioco militare</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-j16_contro_rafale_nel_cielo_degitto_la_cina_riscrive_le_regole_del_gioco_militare/27922_68566/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 13:14:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Nel cielo d'Egitto, lo scorso sabato, ha avuto luogo un&amp;rsquo;esercitazione congiunta tra Cina ed Egitto. Un caccia J-16 cinese e un Rafale di produzione francese - pilotato da un egiziano - si sono trovati faccia a faccia in un combattimento aereo ravvicinato, simulando scenari di guerra reale. Si tratta dell'esercitazione &quot;Aquila della Civilt&amp;agrave;&quot;. E il tempismo, con il Medio Oriente in fiamme per la guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l&amp;rsquo;Iran, non &amp;egrave; certo casuale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi ha seguito l'edizione 2025 si ricorder&amp;agrave; degli J-10C cinesi e dei MiG-29 egiziani. Roba buona, ma pur sempre caccia medi e leggeri. Quest'anno Pechino ha alzato l'asticella, mandando in Nord Africa i caccia &lt;a href=&quot;/dettnews-cina_un_pilota_ritiene_il_caccia_j16_impeccabile_e_molto_superiore_allsu30_russo/27922_40410/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;J-16&lt;/a&gt;. Parliamo dei suoi &quot;cavalli di battaglia&quot; bimotore: pesanti, versatili, nati da un'impronta russa ma completamente ripensati nell'avionica e nell'integrazione di sistema. Per la prima volta, un J-16 vola fuori dall'Asia e si misura con un top di gamma occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Wang Yanan, direttore della rivista Aerospace Knowledge di Pechino, ha centrato il punto ai microfoni del &lt;a href=&quot;https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368921.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Global Times&lt;/a&gt;: &quot;Questa esercitazione congiunta segna la prima volta che la Cina schiera lo J-16 e la prima volta che i Rafale egiziani vi partecipano, uno sviluppo che merita attenzione&quot;. E aggiunge un dettaglio non da poco: &quot;Il Rafale &amp;egrave; il prodotto di bandiera di Dassault Aviation e rappresenta una delle principali filosofie progettuali dell'industria aerospaziale europea avanzata&quot;. Conoscere le manovre a media e breve distanza di un aereo del genere - che peraltro equipaggia anche paesi ai confini cinesi - ha un valore tattico inestimabile. Il J-16, dal canto suo, ha dimostrato la sua natura di piattaforma &quot;tuttofare&quot;: &quot;Capace di trasportare una grande variet&amp;agrave; di munizioni, pu&amp;ograve; svolgere missioni di guerra elettronica, attacco al suolo e combattimento aereo a lungo raggio, rendendolo una piattaforma estremamente versatile&quot;, spiega Wang.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Song Zhongping, esperto cinese di affari militari, aveva gi&amp;agrave; inquadrato il salto di qualit&amp;agrave; prima ancora dell'inizio delle manovre congiunte: &quot;La prima partecipazione dei caccia pesanti J-16 all'esercitazione congiunta Cina-Egitto segna un upgrade rispetto allo schieramento dei J-10C di medie dimensioni del 2025, riflettendo un addestramento all'estero pi&amp;ugrave; ampio e avanzato da parte dell'aeronautica della PLA&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma guardando il cosiddetto &amp;lsquo;dogfight&amp;rsquo; simulato, il vero messaggio di Pechino &amp;egrave; nascosto nella logistica. Far atterrare una task force aerea complessa in Egitto non &amp;egrave; uno scherzo. La formazione cinese: J-16, l'AWACS KJ-500, le aerocisterne YU-20 e gli elicotteri Z-20, ha macinato oltre seimila chilometri in nove ore, sorvolando quattro nazioni. Rifornimento in volo, scarico merci e briefing in meno di ventiquattro ore. Come ha riportato CCTV: &quot;attraverso lo schieramento transfrontaliero e le rapide operazioni di carico e scarico, l'esercitazione ha testato le capacit&amp;agrave; dell'aeronautica nella proiezione di forza a lungo raggio, nel dispiegamento rapido e nelle operazioni integrate&quot;. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; l'aeronautica di dieci anni fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cos&amp;igrave;, si entra nel vivo della scacchiera multipolare. Il Cairo sta in piedi su un filo. Da un lato &amp;egrave; un alleato storico di Washington, dall'altro mantiene una posizione di prudenza nella guerra Usa-Iran, arrivando a fare da ponte diplomatico con Teheran. Pechino, dal canto suo, spinge per il cessate il fuoco, come ribadito da Xi Jinping incontrando il re di Giordania Abdullah II.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo balletto diplomatico, le armi parlano pi&amp;ugrave; forte delle parole. Negli ultimi due anni, l'Egitto ha comprato sistemi antiaerei HQ-9BE e droni WJ-700. Si sussurra da mesi di un interesse per i caccia J-10CE. Il Cairo diversifica, e Pechino incassa, dimostrando che il mercato della difesa non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; un monopolio occidentale o russo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In ogni caso, per&amp;ograve;, le macchine le pilotano gli uomini. I piloti della PLA parlano della rigorosa disciplina dei colleghi egiziani, della loro coordinazione. Ning Yiming, ufficiale dell'aeronautica cinese impegnato nell'esercitazione, ha confessato senza mezzi termini: &quot;La rigorosa disciplina addestrativa dei piloti egiziani, la loro stretta coordinazione e le solide capacit&amp;agrave; tecniche ci hanno lasciato una profonda impressione&quot;. E ha aggiunto: &quot;Attraverso l'apprendimento reciproco e gli scambi stretti durante l'esercitazione, non solo abbiamo rafforzato i nostri legami, ma abbiamo migliorato insieme le nostre capacit&amp;agrave; tecniche e tattiche&quot;. Non sono pi&amp;ugrave; esercitazioni basiche per farsi belle le foto. Shen Hao, altro ufficiale della PLA, ha chiarito la direzione: &quot;L'addestramento aereo congiunto Cina-Egitto sta progredendo dal combattimento aereo base uno contro uno e due contro due verso operazioni congiunte pi&amp;ugrave; sistemiche. Man mano che la comprensione reciproca tra i piloti cresce, possono scambiare in modo pi&amp;ugrave; efficace concetti tattici e tecniche operative&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; questo si pu&amp;ograve; definire come il cuore del multipolarismo militare. Non si tratta solo di vendere armamenti. Ma bens&amp;igrave; di creare interoperabilit&amp;agrave;, fiducia e un linguaggio tattico comune. Mentre Washington guarda al Medio Oriente con il mirino puntato, Pechino vola e dimostra di poter proiettare la sua forza in meno di un giorno. Un significativo passo avanti per la Cina dal punto di vista strategico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Hong Kong a fuoco intreccia analisi storica, politica e culturale per offrire una prospettiva critica sulle mobilitazioni eterodirette che hanno scosso la citt&amp;agrave; a partire dalla sua restituzione alla Cina nel 1997&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://www.ladedizioni.it/wp-content/uploads/2026/03/honk-hong-a-fuoco-copia-scaled.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;763&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt;&quot;&gt;CLICCA QUI PER ACQUISTARE&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Difesa e Intelligence</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Screenshot-2026-01-11-at-23.22.33-hero.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Delvecchio, Luxottica: ancora convinti del &quot;lasciar fare ai mercati&quot;?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-delvecchio_luxottica_ancora_convinti_del_lasciar_fare_ai_mercati/39602_68567/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Alessandro Volpi*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Lasciamo fare al mercato....&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;EsssilorLuxottica ha circa 20 mila dipendenti in Italia, in gran parte concentrati nel vasto sistema produttivo bellunese.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La societ&amp;agrave; ha come azionisti di riferimento Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, con sede in Lussemburgo per una quota del 32,3% e con diritti di voto pari al 38%, e i grandi fondi americani a partire da BlackRock, che complessivamente controllano il resto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In questo momento all'interno di Delfin, che possiede anche un patrimonio azionario di 44 miliardi di euro ed &amp;egrave; fondamentale, oltre che in EssilorLuxottica, nel sistema bancario e assicurativo del nostro paese, &amp;egrave; in atto un duro scontro fra Leonardo Maria Del Vecchio e gli altri eredi.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il giovane Del Vecchio voleva la copertura del Cda di Delfin per poter ottenere un colossale prestito bancario con l'obiettivo di comprare le partecipazioni degli altri membri della famiglia.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ma il Cda, guidato da Francesco Milleri, designato in tale ruolo dal capostipite Leonardo Del Vecchio, si &amp;egrave; rifiutato e quindi Leonardo &amp;egrave; andato su tutte le furie dimettendosi da ogni incarico in EssilorLuxottica e rendendo noto coram populo tutto il suo dissenso.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ora cosa potrebbe fare il mercato in tale circostanza?&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Punire EssilorLuxottica per la spaccatura interna alla sua governance, con conseguenze per i lavoratori e le lavoratrici tutt'altro che banali, mettendo in crisi uno dei distretti produttivi che funziona bene.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Oppure potrebbero intervenire i grandi fondi, che approfittando della lite familiare, destinata a trascinarsi in sede legale, acquistano quote rilevanti delle banche e di Generali, rendendo ancora pi&amp;ugrave; forte il loro monopolio del risparmio italiano.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il famoso mercato fa vincere sempre i lupi soprattutto se le galline starnazzano.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il mercato, il mercato......&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;*Post Facebook del 25 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/783508055_1383118019855642_7950760609172206481_n.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Il peccato originale della libertà: la resistenza di Haiti contro il vampirismo neocoloniale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_peccato_originale_della_libert_la_resistenza_di_haiti_contro_il_vampirismo_neocoloniale/52331_68568/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un filo rosso &amp;mdash; di sangue, fuoco e dignit&amp;agrave; &amp;mdash; che unisce la scure dei &lt;em&gt;cimarrones&lt;/em&gt; nell&amp;rsquo;America Latina all&amp;rsquo;antimperialismo del XXI secolo. Questo filo nasce nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1791 nella radura di Bois Ca&amp;iuml;man. L&amp;igrave;, sotto la guida spirituale e politica del sacerdote vud&amp;ugrave; Dutty Boukman e della mambo C&amp;eacute;cile Fatiman, centinaia di schiavizzati spezzarono la catena dell'alienazione coloniale. La cerimonia di Bois Ca&amp;iuml;man non fu un mero rito folklorico, ma un vero e proprio congresso politico-militare clandestino: la risposta sovrana degli oppressi al &quot;benevolo&quot; universalismo della Rivoluzione Francese. Una borghesia illustrata che proclamava la &quot;Libert&amp;agrave;, Eguaglianza e Fratellanza&quot; a Parigi, mentre accumulava il Capitale mercantilista attraverso il sudore, la tortura e la morte nei campi di canna da zucchero e caff&amp;egrave; di Saint-Domingue.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con la genialit&amp;agrave; tattica di Toussaint Louverture e l'inflessibile determinazione di Jean-Jacques Dessalines, la Rivoluzione Haitiana sanc&amp;igrave; nel 1804 la nascita della prima Repubblica nera e libera del pianeta. Non fu una concessione: fu una vittoria conquistata sul campo sbaragliando consecutivamente tre imperi (spagnolo, britannico e francese). Come ricordava Louverture prima di essere deportato, l'Albero della Libert&amp;agrave; tagliato nel tronco avrebbe gettato radici profonde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Hait&amp;iacute; divenne la culla del cimarronaggio continentale e il faro logistico-militare senza il quale la gesta di Sim&amp;oacute;n Bol&amp;iacute;var non avrebbe mai visto la luce. Ma il modo di produzione capitalista non perdona chi ne svela le radici razziste e coercitive. Il &quot;peccato originale&quot; di Haiti fu l'aver dimostrato che gli schiavizzati non erano merce, ma soggetto storico di liberazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'estorsione originaria e la continuit&amp;agrave; del saccheggio europeo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La punizione inflitta ad Haiti rappresenta la nascita del moderno debito odioso come strumento di accumulazione primitiva e subordinazione sistemica. Nel 1825, sotto la minaccia diretta delle navi da guerra, la Francia di Carlo X impose a Haiti un &quot;indennizzo&quot; di 150 milioni di franchi per risarcire gli ex proprietari di schiavi della perdita della loro &quot;propriet&amp;agrave;&quot;. Per saldare questo ricatto, la giovane Repubblica fu costretta a contrarre prestiti usurari con le banche francesi (la cosiddetta &lt;em&gt;Double Dette&lt;/em&gt;). Questo salasso finanziario, durato oltre un secolo, ha trasferito miliardi di dollari reali dalle casse di Port-au-Prince ai patrimoni delle oligarchie europee, decapitando sul nascere qualsiasi possibilit&amp;agrave; di infrastrutturatione pubblica, sovranit&amp;agrave; alimentare o sviluppo industriale autonomo. La Francia e le potenze dell'Unione Europea non hanno mai pagato le riparazioni storiche per questo crimine finanziario; al contrario, hanno convertito il vecchio colonialismo aperto in un sofisticato dispositivo neocoloniale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La spoliazione contemporanea: il ruolo dell'asse Parigi-Bruxelles-Washington&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi la spoliazione di Haiti non avviene soltanto tramite le truppe di occupazione, ma attraverso la simbiosi tra l'imperialismo statunitense &amp;mdash; articolato via Comando Sud e CORE Group &amp;mdash; e l'ingerenza diplomatica ed economica dell'Unione Europea. Sotto la maschera dell'&quot;aiuto umanitario&quot; e delle missioni di sicurezza a trazione estera, si nasconde una vera e propria economia di rapina che si articola su pi&amp;ugrave; livelli predatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel nord di Haiti si concentrano enormi giacimenti inviolati di oro, rame e bauxite, per un valore stimato di decine di miliardi di dollari. Multinazionali canadesi ed europee operano da anni per assicurarsi le concessioni estrattive in complicit&amp;agrave; con i governi fantoccio locali, garantendosi l'accesso a costi d'estrazione irrisori e azzerando i diritti del lavoro e la tutela ambientale. Parallelamente, l'Unione Europea e gli USA promuovono la creazione di &quot;zone franche di esportazione&quot; al confine con la Repubblica Dominicana, come il parco industriale di Caracol.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questi complessi la classe lavoratrice haitiana viene sottoposta a salari di pura sussistenza e privata dei diritti sindacali, al solo scopo di rifornire le catene del valore del tessile e della manifattura destinate ai mercati occidentale ed europeo. A questo quadro si aggiunge la trappola dell'assistenzialismo privatizzato, in cui centinaia di ONG francesi ed europee gestiscono di fatto l'amministrazione dei servizi di base al posto dello Stato haitiano. Questa &quot;industria dell'aiuto&quot; drena fondi internazionali che ritornano regolarmente in patria sotto forma di stipendi per esperti stranieri, impoverendo ulteriormente il tessuto sociale e privatizzando la sovranit&amp;agrave; pubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La crisi politica attuale: tra bande armate, imperialismo e resistenza popolare&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La drammatica situazione politica contemporanea &amp;egrave; il risultato diretto di questo disegno di destabilizzazione permanente. Lo smantellamento deliberato dello Stato haitiano da parte delle oligarchie locali e dei loro protettori d'oltremare ha prodotto un vuoto istituzionale colmato dall'esternalizzazione del terrore a bande armate e gruppi criminali (&lt;em&gt;gangs&lt;/em&gt;). Lungi dall'essere una generazione spontanea di violenza, molte di queste fazioni paramilitari sono state storicamente armate e impiegate dalle frazioni della borghesia compradora e da settori politici corrotti per disgregare l'organizzazione comunitaria, reprimere le proteste popolari e svuotare i quartieri operai come Cit&amp;eacute; Soleil.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'afflusso costante di armi di grosso calibro prosegue ininterrotto, mentre la comunit&amp;agrave; internazionale sanziona formalmente il paese per poi proporre come unica soluzione l'invio di forze di polizia straniere. Le missioni internazionali di ingerenza, camuffate da aiuti alla sicurezza, non mirano a restituire la parola al popolo haitiano, ma a congelare la crisi per evitare l'insorgere di un vero processo costituzionale autonomo e sovrano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Haiti non &amp;egrave; un &quot;paese fallito&quot;, come recita la narrativa razzista ed eurocentrica del capitale transnazionale; &amp;egrave; un paese occupato e spogliato perch&amp;eacute; non gli &amp;egrave; mai stato perdonato l'esempio del 1804. L'unica via d'uscita per il popolo haitiano risiede nella riappropriazione della sovranit&amp;agrave; politica e nell'articolazione delle proprie forze popolari, contadine e proletarie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La solidariet&amp;agrave; internazionalista in Europa e in America Latina non deve assumere la forma pietistica o del paternalismo delle ONG, ma quella della denuncia militante del saccheggio imperialista. Riscatto delle riparazioni storiche, fine dell'ingerenza del CORE Group e autodeterminazione dei popoli: solo cos&amp;igrave; i rami dell'Albero della Libert&amp;agrave; torneranno a germogliare con la forza ancestrale di Bois Ca&amp;iuml;man.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Fiammiferi</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/MINUSTAH-Bebe-MINUJUSTH-troops-present-arms.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>La guerra all'Iran con l'emorragia del Dollaro che si aggrava </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_guerra_alliran_con_lemorragia_del_dollaro_che_si_aggrava/29296_68569/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come avevo ipotizzato, &lt;a href=&quot;/dettnews-strategia_usa_sulliran_come_evolver_la_terza_guerra_del_golfo/29296_68513/&quot;&gt;nell'attuale situazione di stallo del conflitto con l'Iran, l'amministrazione di Washington ha puntato sulla guerra economica contro Teheran&lt;/a&gt; al fine di riuscire a piegare la volont&amp;agrave; del regime degli Ayatollah. Va immediatamente chiarito che gli Stati Uniti non hanno &amp;ndash; almeno per il momento &amp;ndash; imposto sanzioni secondarie contro i paesi che intendono continuare ad&amp;nbsp; intrattenere rapporti commerciali con l'Iran e dunque, di fatto, violando il sostanziale boicottaggio imposto da Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima di spiegare i possibili effetti di questa &amp;ldquo;stretta&amp;rdquo; statunitense, per&amp;ograve;, spieghiamo 'operazione congegnata dal Dipartimento del Tesoro statunitense e illustrata dal suo Segretario Scott Bessent ai mass media di tutto il mondo, proprio ieri. Innanzitutto il nome che &amp;egrave; stato scelto &amp;egrave;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;https://www.ilsole24ore.com/art/d-day-economico-contro-l-iran-sanzioni-bessent-minaccia-anche-cina-AJfv9Yt&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Operazione Economic Outcast&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (Operazione Economia Emarginata) a significare che con questa operazione si vuole emarginare l'economia iraniana da quella del resto del mondo inaridendo la linfa vitale che la tiene in vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In particolare i settori dell'economia iraniana colpiti dagli USA sono le risorse digitali, le tecnologia, l'oro, l'aviazione e i trasporti marittimi inoltre, Scott Bessent ha ben sottolineato che Washington sta&amp;nbsp; sanzionando pi&amp;ugrave; di 60 entit&amp;agrave;, individui e navi in tutto il mondo che&amp;nbsp; permettono all'Iran di ottenere tecnologia nucleare e missilistiche oltre che di condurre operazioni informatiche di cyberwar e di generare entrate derivanti dal settore petrolifero.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come si intuisce, si tratta di sanzioni molto profonde che potrebbero effettivamente danneggiare l'economia iraniana, ma, allo stesso tempo, sono misure di difficile applicazione che presuppongono la collaborazione leale di tutti i paesi del mondo. Circostanza questa, pi&amp;ugrave; facile a dirsi che a farsi, soprattutto in un mondo affamato di energia che ha bisogno di tutto il petrolio e il gas messo a disposizione sul mercato, compreso quello iraniano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Magari, certamente, queste sanzioni sarebbero state di facile applicazione per gli Stati Uniti degli anni d'oro a cavallo tra gli anni 90 e la prima decade del nuovo millennio; all'epoca bastava una alzata di sopracciglio da parte di un componente dell'amministrazione di Washington per vedere gli esponenti di qualunque governo del resto del mondo scattare sull'attenti. Ma ora le cose sono ampiamente cambiante, innanzitutto perch&amp;eacute; il mondo ha estremo bisogno di qualunque fornitore di energia, e tagliare fuori l'Iran significa automaticamente aumentare i prezzi del petrolio e del gas gi&amp;agrave; esorbitanti. Inoltre in questi ultimi anni sono emerse altre potenze economiche e militari che non sembrano avere alcun timore reverenziale nei confronti degli USA.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una situazione questa che si &amp;egrave; verificata perch&amp;eacute; gli Stati Uniti sono fiaccati da decenni di guerre scriteriate che sono servite solo allo scopo di riempire le tasche del cartello dell'industria degli armamenti devastando il bilancio pubblico. Inoltre decenni di delocalizzazioni favorite dalla folle posizione ideologica sulla globalizzazione hanno ottenuto il solo risultato di demolire i conti con l'estero statunitensi trasformando il paese in una landa desolata sul piano produttivo dove gli ingegneri sono costretti a riciclarsi come esperti di borsa avendo ormai il paese delocalizzato buona parte dei suoi siti produttivi alla ricerca di vantaggi competitivi sul piano del costo del lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E proprio ieri, nel giorno in cui Scott Bessent presentava al mondo il suo piano &amp;ldquo;spacca Iran&amp;rdquo;, gli USA prendevano una decisione che dimostra plasticamente al resto del mondo di essere un paese in grave declino economico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Premesso che &lt;a href=&quot;https://markets.ft.com/data/bonds/tearsheet/summary?s=US10YT&quot;&gt;&amp;nbsp;i tassi di interesse sui bond statunitensi a 10 anni stanno sempre pi&amp;ugrave; avvicinandosi alla soglia psicologica del 5% &lt;/a&gt;(peraltro gi&amp;agrave; abbondantemente superata dai bond trentennali); si tratta di un livello di tasso di interesse che rende pesantissimo il servizio sul debito pubblico alle finanze di Washington; amaramente possiamo sottolineare che si tratta di un fenomeno economico che in Italia ben si conosce e che ci ha vessato per almeno due decenni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Va detto che un cos&amp;igrave; pesante aumento dei tassi di interesse di ci&amp;ograve; che un tempo era considerato come il &lt;em&gt;safe heven&lt;/em&gt; della finanza mondiale (ovvero l'asset che garantiva sicurezza agli investitori pi&amp;ugrave; di qualunque altro al mondo) dimostra che ormai gli assets in dollari non sono pi&amp;ugrave; considerati sicuri dagli investitori internazionali e, conseguentemente, il Tesoro USA deve garantire un interesse pi&amp;ugrave; alto per pagare il rischio...quasi fino a svenarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E proprio in relazione a questa situazione ormai insostenibile, l'Amministrazione USA ha fatto un annuncio che, a mia memoria, non ha precedenti. Il Tesoro USA pu&amp;ograve; &lt;a href=&quot;https://www.cnbc.com/2026/08/24/bessent-1-trillion-treasury-general-account-bond-buybacks.html&quot;&gt;(ri)acquistare US bond prendendo i dollari dal fondo TGA aperto dal Tesoro presso la Federal Reserve&lt;/a&gt;. Si tratta in sostanza del conto di tesoreria del governo americano. Prendere i soldi dal conto di tesoreria per il riacquisto di Bond con la finalit&amp;agrave; di calmierare l'aumento dei tassi di intesse suona come una misura tampone ai limiti della disperazione ed attesta inesorabilmente l'enorme difficolt&amp;agrave; del governo americano a gestire le finanze pubbliche. Una misura tampone, che ha il solo fine di dare un calcio al barattolo del prossimo futuro (e direi inevitabile) Quantitative Easing della Federal Reserve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' chiaro che in un panorama cos&amp;igrave; allarmante il presunto piano che vorrebbe demolire l'economia iraniana appare pi&amp;ugrave; come l'urlo impotente di un pugile suonato che un qualcosa che ha la possibilit&amp;agrave; di raggiungere il proprio obbiettivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A rincarare la dose anche un'altra notizia che attesta la difficolt&amp;agrave; dell'ex Iperpotenza e che anzi, quasi suona come una umiliazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Germania, paese vassallo degli USA sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, &lt;a href=&quot;https://www.milanofinanza.it/news/crisi-volkswagen-il-cancelliere-merz-apre-ai-cinesi-possono-comprare-fabbriche-tedesche-ma-e-l-ultima-202607151850266486&quot;&gt;stringe sempre di pi&amp;ugrave; i rapporti con la Cina&lt;/a&gt;, non solo sul piano industriale come &amp;egrave; ampiamente dimostrato dalle innumerevoli notizie che attestano come i cinesi si stiano comprando &lt;a href=&quot;https://www.prealpina.it/news/storico/131908/cina-a-caccia-del-know-how-tedesco-fa-incetta-di-imprese-in-germania.html&quot;&gt;grosse fette dell'industria tedesca a partire dall'automotive&lt;/a&gt;, ma ora anche dal punto di vista finanziario e monetario: &lt;a href=&quot;https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/deutsche-bank-nominata-da-banca-centrale-cinese-clearing-bank-per-l-europa-nRC_10082026_1832_413133053.html&quot;&gt;Deutsche Bank &amp;egrave; stata autorizzata dalla banca centrale cinese ad aprire la prima camera di compensazione per gli Yuan sul territorio europeo&lt;/a&gt;. Una camera di compensazione &amp;ndash; lo ricordo &amp;ndash; &amp;egrave; una sorta di &amp;ldquo; conto corrente multilaterale&amp;rdquo; nel quale le posizioni in attivo e in passivo in una determinata divisa vengono compensate da tutti coloro che accedono a questo strumento, evitando quindi costose transazioni in contanti. Ovviamente questo genere di attivit&amp;agrave; ha un senso qualora si ritenga che l'uso di una determinata divisa sar&amp;agrave; implementato in maniera massiccia. Altrimenti sarebbe un inutile spreco di denaro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Facile dunque intuire che il sistema finanziario tedesco abbia intenzione di utilizzare in maniera massiccia lo Yuan nelle transazioni con la Cina, evidentemente abbandonando il Dollaro statunitense.&amp;nbsp; Una notizia di enorme portata sulla quale sar&amp;agrave; necessario trattare pi&amp;ugrave; diffusamente in futuro ma che nell'economia del discorso che stiamo facendo la posizione del dollaro e degli USA &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; precaria e conseguentemente la sfiducia nell'economia e nel governo del paese nordamericano &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; bassa agli occhi degli altri paesi, anche di quelli, da sempre ridotti al rango di vassallo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' chiaro come in un contesto del genere gli Ayatollah avranno gioco facile ad aggirare quanto organizzato da Bessent. &amp;nbsp;Il problema &amp;egrave; che gli USA non sono nella condizione di poter perdere.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Economia e dintorni</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/immagine+guerra+economica+iran+%281%29.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>“IL WOKE È MORTO, VIVA IL WOKE!” (di Andrea Zhok)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_woke__morto_viva_il_woke_di_andrea_zhok/39602_68563/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Andrea Zhok*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Si stanno celebrando in questi giorni i funerali del &amp;ldquo;woke&amp;rdquo;. Come sempre gli ordini di scuderia sono partiti dagli USA dove l&amp;rsquo;icona progressista Alexandria Ocasio-Cortez, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha fatto uno spostamento tattico per recuperare il voto popolare perduto dai progressisti: &amp;ldquo;Controordine compagni, ci siamo concentrati sul woke mentre abbiamo perso contatto con il mondo del lavoro.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;1) IL CONFORMISMO MANNARO.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Una prima osservazione. Qualcuno potrebbe dire che il woke &amp;egrave; nato come &amp;egrave; morto: senza una ragione, senza una spiegazione razionale, semplicemente sull&amp;rsquo;onda dell&amp;rsquo;opportunismo e del conformismo di gruppi autorevoli annidati innanzitutto e principalmente nelle universit&amp;agrave; americane.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In effetti il dato pi&amp;ugrave; eminente della cultura woke &amp;ndash; termine vago che copre una trasformazione culturale che parte dagli anni &amp;rsquo;70 &amp;ndash; &amp;egrave; che non ha mai funzionato come un dispositivo razionale. Esso ha sempre funzionato soltanto come un dispositivo stigmatizzante, che minacciava i non conformisti di &amp;ldquo;sanzioni morali&amp;rdquo;, e in un secondo tempo anche di sanzioni materiali. La principale caratteristica del &amp;ldquo;woke&amp;rdquo; &amp;egrave; che il discorso argomentativo non &amp;egrave; mai stato accettato, le obiezioni non sono mai state accolte su un possibile piano di pari dignit&amp;agrave;, le tesi sono state sempre calate dall&amp;rsquo;alto (promosse da uffici politici di minoranze combattive) e imposte con l&amp;rsquo;implicito ricatto che chi non vi si conformava era un &amp;ldquo;odiatore&amp;rdquo;, un &amp;ldquo;omofobo&amp;rdquo;, un &amp;ldquo;razzista&amp;rdquo;, insomma un essere umano disgustoso come cui semplicemente si dovevano tagliare i rapporti.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questo &amp;ldquo;conformismo mannaro&amp;rdquo;, questo meccanismo di stigmatizzazione e bullizzazione ha sempre funzionato eccellentemente solo nei gruppi sociali apicali, quelli che funzionano essenzialmente per cooptazione, cio&amp;egrave; attraverso il consenso interno al gruppo di appartenenza: giornalisti, accademici, magistrati, ecc. Si &amp;egrave; cos&amp;igrave; arrivati ad una situazione in cui gran parte degli &amp;ldquo;insider&amp;rdquo; di questi gruppi hanno aderito in maniera automatica ed acefala a tutti i diktat woke, che &amp;egrave; diventato una sorta di codice interno implicito, mentre i gruppi sociali che ne erano estranei (cio&amp;egrave; pi&amp;ugrave; o meno tutte quelle che una volta si sarebbero chiamate le &amp;ldquo;masse lavoratrici&amp;rdquo;) ne sono rimasti al di fuori, creando quella cesura culturale e di ceto che ora Ocasio-Cortez e i suoi seguaci cercano di colmare.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;2) L&amp;rsquo;IRRAZIONALISMO &amp;ldquo;BUONO&amp;rdquo; PRESERVA L&amp;rsquo;IRRAZIONALISMO &amp;ldquo;CATTIVO&amp;rdquo;.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Proprio questo modo di operare ha favorito, sciaguratamente, il preservarsi di bolle di dogmatismo e ignoranza, bolle pronte a riemergere intoccate. Infatti, se imponi le tue tesi come fossero dogmi della santa inquisizione, &amp;egrave; del tutto naturale che chi sfugge all&amp;rsquo;imposizione si senta rafforzato nel coltivare i propri di dogmi. Se davvero fossimo di fronte al &amp;ldquo;tramonto del woke&amp;rdquo; uno dei primi effetti preoccupanti &amp;egrave; che a riemergere non saranno soltanto le mille cose ragionevoli che sono state insensatamente represse negli scorsi decenni, ma anche gli autentici omofobi, gli autentici razzisti, gli autentici sessisti (abbiamo visto sprazzi di questa dinamica nella figura di Trump in America). A questi soggetti retrogradi ma minoritari potrebbero oggi unirsi tutti coloro i quali, e sono tanti, hanno covato un motivato risentimento per anni rispetto agli abusi del woke, in un ritorno del pendolo storico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;3) LA GRANDE TRASFORMAZIONE.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Spesso sul tema &amp;ldquo;woke&amp;rdquo;, &amp;ldquo;politicamente corretto&amp;rdquo; ecc. viene fuori spesso a sinistra l&amp;rsquo;argomento &amp;ldquo;non &amp;egrave; mica detto che diritti civili e diritti sociali non possano svilupparsi assieme&amp;rdquo;. Questo argomento, apparentemente sensato, &amp;egrave; in verit&amp;agrave; un completo marasma.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;Egrave; semplicemente falso equiparare le tematiche woke con i &amp;ldquo;diritti civili&amp;rdquo;. Moltissimi diritti civili si sono sviluppati benissimo a fianco dei diritti sociali per lungo tempo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ma si trattava di una specifica classe di diritti civili, ovvero quelli che chiedevano EGUAGLIANZA formale, EGUAGLIANZA giuridica tra tutti i cittadini. Diritti del lavoro e diritto di voto si sono sviluppati armonicamente gli uni accanto agli altri. L&amp;rsquo;eguaglianza davanti alla legge indipendentemente da razza, sesso, orientamento sessuale, ecc. &amp;egrave; un portato dello sviluppo sociale complessivo degli ultimi due secoli.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ci&amp;ograve; che viene costantemente messo sotto il tappeto &amp;egrave; che tra gli anni &amp;rsquo;70 e gli anni &amp;rsquo;80 del XX secolo &amp;ndash; gli anni in cui emergono le tematiche confluite nel &amp;ldquo;woke&amp;rdquo; &amp;ndash; si impone un paradigma di diritti soggettivi che non ha pi&amp;ugrave; niente a che fare con il paradigma egalitario precedentemente in vigore. Ci&amp;ograve; che emerge &amp;egrave; un paradigma &amp;ldquo;rivendicazionista&amp;rdquo; in cui si assume che anche se non ci sono pi&amp;ugrave; discriminazioni di legge, ora bisogna rivendicare diritti speciali per gruppi specifici. L&amp;rsquo;idea di fondo &amp;egrave; quella di un &amp;ldquo;diritto compensativo&amp;rdquo;, tale per cui si assume che un certo gruppo sia in una condizione di particolare bisogno o sofferenza o abuso tacito e si attivano tutele speciali a compensazione di questi &amp;ldquo;bisogni&amp;rdquo;.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ma qui naturalmente tutto cambia.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Un conto &amp;egrave; dire che Mario e Maria devono avere entrambi diritto di voto. Questo &amp;egrave; facile da spiegare ed &amp;egrave; facile da dimostrare che prima Maria non aveva il diritto di voto e Mario s&amp;igrave;. Ma se si assume di dover fornire compensazioni per bisogni, sofferenze, abusi che non sono manifesti, ma presunti, allora si scatena una infinita rincorsa di mille gruppetti e lobby nel dipingersi come &amp;ldquo;bisognosi di compensazione&amp;rdquo;.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ed &amp;egrave; quel che &amp;egrave; avvenuto. &amp;Egrave; nata cos&amp;igrave; un&amp;rsquo;intera letteratura sulle &amp;ldquo;microviolenze&amp;rdquo;, su presunte prevaricazioni che sarebbero implicite in certe parole, in certi comportamenti, in certi costumi. Alle volte queste &amp;ldquo;microviolenze&amp;rdquo; esistevano, pi&amp;ugrave; spesso erano pura opera di fantasia, ma il vero problema &amp;egrave; il mutamento di paradigma: a questo punto si &amp;egrave; scatenata una rincorsa all&amp;rsquo;ottenimento di diritti speciali (diritti destinati non alla collettivit&amp;agrave;, ma a sottogruppi), e la base per rivendicarli si &amp;egrave; soggettivizzata: non pi&amp;ugrave; ci&amp;ograve; che esteriormente tutti potevano vedere ma ci&amp;ograve; per definizione era nascosto e che veniva soltanto percepito soggettivamente come sofferenza privata.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; tutta la differenza del mondo tra essere tutelati dall&amp;rsquo;esercizio altrui della violenza (cosa sulla cui giustezza nessuno sano di mente ha dubbi) e l&amp;rsquo;essere tutelati rispetto al fatto che un modo corrente di usare le parole sia da qualcuno ritenuto una violenza metaforica, un&amp;rsquo;aggressione alla propria dignit&amp;agrave;. C&amp;rsquo;&amp;egrave; tutta la differenza del mondo tra chiedere che ci sia tolleranza per come ci sentiamo, e dichiarare che se il mondo non riconosce come noi ci autopercepiamo (e non lo rende realt&amp;agrave;) questa sarebbe una violenza.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questa soggettivizzazione del diritto e delle pretese di tutela ha aperto il Vaso di Pandora per cui ogni persuasione soggettiva, che sia solidamente fondata o che sia il frutto di un fragile convincimento divenuto un&amp;rsquo;idea fissa, comunque poteva e doveva ricevere una tutela normativa. Abbiamo cos&amp;igrave; straziato la lingua italiana con un profluvio di goffaggini prive di senso per andar dietro a rivendicazioni fondate sul nulla (es.: il plurale sovraesteso &amp;egrave; sempre stato usato e percepito come neutro: l&amp;rsquo;uso crea il significato; questo finch&amp;eacute; qualcuno non si &amp;egrave; inventato che si trattava di una discriminazione). Parimenti abbiamo dato spazio a pretese lesive di diritti altrui, come la pretesa che la mia autopercezione come donna debba diventare il diritto a poter gareggiare nelle squadre femminili, o che le mie fantasie maschili di maternit&amp;agrave; possano legittimare esperimenti sulla pelle di un nascituro, ecc. ecc.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;4) LA FRAMMENTAZIONE ORIZZONTALE.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Sul piano sociale questo passaggio dai diritti civili universalisti (come il diritto di voto) a pretesi diritti civili soggettivisti (fondati sull&amp;rsquo;autopercezione) ha prodotto un macroscopico effetto di frammentazione orizzontale della societ&amp;agrave;, trasformandola nell&amp;rsquo;agone permanente di lobby battagliere per diritti speciali.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questa tendenza &amp;egrave; venuta incontro in maniera mirabile ai desideri concomitanti dei ceti dominanti del periodo neoliberale. Non &amp;egrave; affatto un caso che la trasformazione soggettivistica dei diritti civili sia avvenuta esattamente in parallelo con la &amp;ldquo;rivoluzione neoliberale&amp;rdquo;. Quella tendenza &amp;egrave; riuscita a rimpiazzare nei discorsi pubblici del &amp;ldquo;progressismo&amp;rdquo; tutto ci&amp;ograve; che prima era rivendicazione di diritti per tutti in una proliferazione di fratture orizzontali. L&amp;rsquo;effetto storico di lungo periodo &amp;egrave; stato che le battaglie davvero difficili, quelle che sfidavano la sinistra a confrontarsi con il vero potere, sono state progressivamente messe in cantina, per comodit&amp;agrave; ed opportunismo, lasciando in primo piano un florilegio di battaglie folcloristiche, incomprensibili ai pi&amp;ugrave;, spesso destinate a porre diverse lobby interne ad un stesso movimento politico in conflitto. E nonostante tutti i proclami sulla possibilit&amp;agrave; di far convivere diverse battaglie, la semplice verit&amp;agrave; &amp;egrave; che la politica &amp;egrave; fatta di priorit&amp;agrave;, e se pensi che il tuo problema sia il &amp;ldquo;soffitto di cristallo&amp;rdquo; delle manager, ti mancher&amp;agrave; lo spazio per occuparti del &quot;pavimento di fango&quot; di chi fatica sul serio.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;5) IL WOKE &amp;Egrave; MORTO, VIVA IL WOKE!&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Concludendo, siamo davvero di fronte alla fine di quel fenomeno culturale e sociale che ha preso il nome di &amp;ldquo;woke&amp;rdquo;?&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ma figuriamoci!&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il fatto stesso che si possa pensare che un piccolo cambiamento di parole d&amp;rsquo;ordine strumentali, in chiave elettorale, possa decretarne la fine &amp;egrave; l&amp;rsquo;indicazione pi&amp;ugrave; chiara che chi lo pensa non ne ha percepito la radicalit&amp;agrave; e profondit&amp;agrave;.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Fino a ieri l&amp;rsquo;ordine di scuderia era: &amp;ldquo;Non esiste alcun woke&amp;rdquo;, ed oggi si passa senza un fiato a &amp;ldquo;Ce lo siamo lasciato alle spalle, non c&amp;rsquo;&amp;egrave; niente da discutere.&amp;rdquo;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Solo che due intere generazioni sono nate e cresciute in un&amp;rsquo;atmosfera culturale in cui le parole d&amp;rsquo;ordine woke, e il suo tessuto profondo, sono stati dati per scontati.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il retroterra profondo del woke &amp;egrave; qualcosa di molto serio, di cui ci&amp;ograve; che chiamiamo &amp;ldquo;woke&amp;rdquo; &amp;egrave; solo una ramificazione. Non &amp;egrave; uno scherzo. &amp;Egrave; letteralmente una rivoluzione culturale, dagli esiti catastrofici.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questo retroterra &amp;egrave; quello di un radicale relativismo culturale, degenerato fino a relativismo individuale (dove ogni singolo individuo ha la &amp;ldquo;propria cultura&amp;rdquo;).&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;L&amp;rsquo;idea (idea ben rappresentata, ad esempio, da idee come la nozione di &amp;ldquo;gender fluid&amp;rdquo;) &amp;egrave; che la sfera organica &amp;egrave; un&amp;rsquo;appendice unilateralmente dipendente dalle persuasioni soggettive, le quali sono sovrane.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Molto pi&amp;ugrave; profondo di qualunque relativismo storico, qui si &amp;egrave; fatto spazio, come fosse la cosa pi&amp;ugrave; ovvia, ad una prospettiva dove non esiste alcuna sostanziale base naturale dell&amp;rsquo;umano e dove anche gli ordinamenti collettivi (storia, costume, tradizione) sono trattati alla stregua di pregiudizi arbitrari.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questa non &amp;egrave; una moda, &amp;egrave; uno slittamento antropologico che richieder&amp;agrave; decenni per essere corretto (se mai lo sar&amp;agrave;).&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Commento Facebook del 24 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Gli errori (da non ripetere) della &quot;cultura woke&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_errori_da_non_ripetere_della_cultura_woke/33397_68564/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Paolo Desogus*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il woke &amp;egrave; finito. Benissimo. Cerchiamo ora di non riprodurne i vari difetti, tra cui quello pi&amp;ugrave; grossolano e irrazionale che faceva del linguaggio il terreno della lotta, tra l'altro con esiti a dir poco ridicoli come la schw&amp;agrave; o come diavolo si chiama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;A me infatti va benissimo che si parli di diritti individuali e delle discriminazioni nella cornice dei diritti sociali e del conflitto di classe. Sono felice insomma che si torni a discutere di materialismo. Per&amp;ograve; lo sono nella misura in cui &quot;lotta di classe&quot;, &quot;materialismo&quot;, &quot;struttura-sovrastruttura&quot; e altro non sono parole magiche che come quelle del woke danno l'illusione di trasformare la realt&amp;agrave; nel momento in cui vengono pronunciate.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Spero che qui ci sia il massimo accordo: non esiste conflitto culturale che ci porti fuori dal woke e dalle altre tendenze neoliberali se la questione materiale non viene fatta propria da una soggettivit&amp;agrave; sociale che accetti il conflitto e che lo accetti fino in fondo, cio&amp;egrave; nei rapporti di forza tra capitale e lavoro.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Il woke per certi versi &amp;egrave; stato la forma mistificata del disimpegno travestito da impegno. &amp;Egrave; stato la falsa coscienza dei difensori dello status quo, della reazione capitalista travestita da progressismo e da moralismo ricattatorio. Non ci vuole per&amp;ograve; niente a trasformare persino le lotte sociali in qualcosa del genere.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Dunque gambe in spalla, altrimenti siamo punto a capo. Rischiamo di sostituire la schw&amp;agrave; con la maglietta di Che Guevara senza pervenire ad alcuna razionalit&amp;agrave;, ad alcun materialismo storico, finendo per riconfermare anzi le scemenze del pensiero magico postmoderno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;em&gt;*Commento Facebook del 24 agosto 2026&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Mondo grande e terribile</category>
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                    <title>Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-woke_lobsolescenza_che_fa_pil_di_francesco_erspamer/27802_68565/</link>
                    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Francesco Erspamer*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Viva la Svezia e viva gli Stati Uniti! La prima perch&amp;eacute; dopo vent&amp;rsquo;anni di digitalizzazione forzata sta riportando nelle scuole penne, quaderni e libri. I secondi perch&amp;eacute; dopo vent&amp;rsquo;anni di isteria &amp;laquo;woke&amp;raquo; si sono accorti che era solo una forma snobistica di puritanesimo e di consumismo. In sostanza a chi ha inventato e imposto evidenti cazzate si d&amp;agrave; credito due volte: allora per averle promosse, oggi per averle rifiutate.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Invece quelli che si erano opposti da s&amp;ugrave;bito ed erano stati per questo linciati mediaticamente dai profeti del nuovo a tutti i costi (con l'infamante accusa di essere nostalgici e pertanto fascisti), continuano ad aver torto lo stesso. Perch&amp;eacute; il pensiero unico neoliberista ha sostituito la logica con l&amp;rsquo;attualit&amp;agrave;: a essere vero &amp;egrave; solo ci&amp;ograve; che statisticamente piace in questo momento, e se domani a essere &amp;laquo;virale&amp;raquo; (era quasi meglio conservare l&amp;rsquo;anglicismo) &amp;egrave; la posizione opposta, quella &amp;egrave; la verit&amp;agrave;. Del resto l&amp;rsquo;obsolescenza rapidissima fa PIL e solleva dalla responsabilit&amp;agrave; (onerosa economicamente e psicologicamente) dell&amp;rsquo;attenzione, della tutela, della cura.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;E se invece la finissimo di interessarci di cosa facciano gli americani e gli svedesi e in generale i paesi che amano definire s&amp;eacute; stessi &amp;laquo;avanzati&amp;raquo; solo perch&amp;eacute; cos&amp;igrave; possono imporre il loro modello al mondo intero e continuare ancora per un po&amp;rsquo; a vivere di rendita sfruttando le risorse altrui in cambio di giocattoli di plastica e di dollari gonfiati? Se ci occupassimo di cosa vogliamo fare NOI, a casa nostra e a modo nostro, e discutessimo, come si faceva ancora qualche decennio fa, di come vogliamo essere e non di chi vogliamo imitare?&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;*Commento Facebook del 25 agosto 2026&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>I mezzi e i fini</category>
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