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        <title>Feed RSS di lantidiplomatico.it</title>
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        <description>News di attualità globale attraverso competenza, passione e dedizione</description>

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                    <title>Israele attacca Beirut per far deragliare i negoziati USA-Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-israele_attacca_beirut_per_far_deragliare_i_negoziati_usairan/45289_67473/</link>
                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;attacco aereo israeliano contro la periferia sud di Beirut rischia di &lt;a href=&quot;https://english.almayadeen.net/news/politics/deal-at-risk--diplomat-says--israel--seeks-to-sabotage-us-ir&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;compromettere&lt;/a&gt; gli sforzi diplomatici in corso per porre fine all&amp;rsquo;attuale escalation regionale. Secondo quanto riportato da Fox News, citando un diplomatico coinvolto nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, i bombardamenti rappresentano un serio ostacolo alla conclusione di un accordo che sarebbe attualmente in fase avanzata di discussione. La fonte diplomatica ha affermato che i raid israeliani stanno creando &amp;ldquo;problemi per la finalizzazione dell&amp;rsquo;intesa&amp;rdquo;, accusando apertamente Tel Aviv di voler sabotare il percorso negoziale. Secondo questa lettura, l&amp;rsquo;operazione militare costituirebbe un tentativo di trascinare nuovamente Washington in un conflitto pi&amp;ugrave; ampio proprio mentre si cerca una soluzione diplomatica alla crisi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;attacco ha colpito un edificio residenziale nella Dahieh, la periferia meridionale della capitale libanese, area considerata una delle principali roccaforti di Hezbollah. L&amp;rsquo;azione militare costituisce inoltre una nuova violazione del fragile cessate il fuoco raggiunto tra Libano e Israele con la mediazione degli Stati Uniti. La reazione iraniana non si &amp;egrave; fatta attendere. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha sostenuto che l&amp;rsquo;aggressione dimostra l&amp;rsquo;incapacit&amp;agrave; o la mancanza di volont&amp;agrave; degli Stati Uniti nel far rispettare gli impegni assunti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Ghalibaf, concedere ulteriore spazio d&amp;rsquo;azione a Israele non favorirebbe alcuna concessione da parte iraniana e renderebbe impossibile proseguire lungo il percorso negoziale. Anche Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione parlamentare per la Sicurezza Nazionale, ha lanciato un duro avvertimento. Pur lasciando aperta la porta a un&amp;rsquo;intesa, ha affermato che qualsiasi accordo richiederebbe prima il contenimento delle azioni israeliane, sostenendo che ulteriori operazioni militari rischierebbero di compromettere definitivamente ogni tentativo di dialogo. L&amp;rsquo;attacco ha provocato due vittime e venti feriti, tra cui donne e bambini, secondo le autorit&amp;agrave; sanitarie libanesi. I bombardamenti hanno colpito appartamenti situati nell&amp;rsquo;area densamente popolata di Tahwitat al-Ghadir, alimentando nuove tensioni in un contesto regionale gi&amp;agrave; estremamente instabile. L&amp;rsquo;episodio si inserisce in una fase particolarmente delicata, segnata dagli sforzi diplomatici per evitare un allargamento del conflitto tra Iran, Israele e gli attori regionali coinvolti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio mentre Washington e Teheran cercano una difficile via d&amp;rsquo;uscita dalla crisi, i raid su Beirut rischiano di trasformarsi in un ulteriore elemento di frizione, aumentando l&amp;rsquo;incertezza sulle prospettive di una soluzione negoziata e sul futuro della stabilit&amp;agrave; mediorientale. Un punto &amp;egrave; chiaro: Israele vuole la guerra, anche per problemi di politica interna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Senza+titolo1085.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Cuba smonta la narrativa degli aiuti USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cuba_smonta_la_narrativa_degli_aiuti_usa/45289_67474/</link>
                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;La polemica tra Cuba e Stati Uniti sull&amp;rsquo;assistenza umanitaria destinata all&amp;rsquo;isola si &amp;egrave; nuovamente intensificata. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodr&amp;iacute;guez, ha &lt;a href=&quot;https://prensabolivariana.org/2026/06/14/no-seria-mas-humanitario-levantar-el-ilegal-cerco-energetico-cuba-critica-supuesta-ayuda-humanitaria-de-ee-uu/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;accusato&lt;/a&gt; il segretario di Stato USA, Marco Rubio, di manipolare deliberatamente fatti e cifre riguardanti gli aiuti annunciati da Washington negli ultimi mesi. In un messaggio pubblicato sui social, Rodr&amp;iacute;guez ha ribadito che L&amp;rsquo;Avana non ha mai respinto gli aiuti offerti senza condizioni politiche. Tuttavia, il capo della diplomazia cubana ha definito &amp;ldquo;cinica&amp;rdquo; la narrativa statunitense, sottolineando che gli annunci di assistenza risultano poco significativi se confrontati con l&amp;rsquo;impatto delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo il governo cubano, Washington ha impiegato oltre sei mesi per completare l&amp;rsquo;invio di un primo pacchetto di aiuti del valore di 3 milioni di dollari e diversi mesi per trasferire solo una parte dei successivi 6 milioni annunciati. Da qui il dubbio espresso da Rodr&amp;iacute;guez sulla reale volont&amp;agrave; USA di concretizzare rapidamente il nuovo programma da 100 milioni di dollari presentato a maggio dal Dipartimento di Stato. L&amp;rsquo;Avana sostiene che tale cifra sia irrisoria rispetto ai danni economici provocati annualmente dall&amp;rsquo;embargo e dalle restrizioni energetiche, che secondo le autorit&amp;agrave; cubane superano i 5 miliardi di dollari l&amp;rsquo;anno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per il governo dell&amp;rsquo;isola, gli annunci umanitari avrebbero soprattutto una funzione propagandistica, mentre una misura realmente efficace sarebbe la revoca delle sanzioni e delle limitazioni alle forniture energetiche. La controversia si inserisce in un contesto di crescente tensione tra i due Paesi. Dall&amp;rsquo;inizio del secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump, Cuba denuncia un ulteriore irrigidimento della politica di pressione economica da parte di Washington. Secondo L&amp;rsquo;Avana, le nuove misure hanno aggravato le difficolt&amp;agrave; del Paese in settori strategici come energia, sanit&amp;agrave;, trasporti, istruzione e approvvigionamento alimentare. G&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;li Stati Uniti, dal canto loro, sostengono che gli aiuti siano destinati direttamente alla popolazione cubana attraverso organizzazioni religiose e umanitarie indipendenti. Il governo cubano respinge per&amp;ograve; questa impostazione, affermando che il vero ostacolo allo sviluppo dell&amp;rsquo;isola non sia la mancanza di assistenza esterna, bens&amp;igrave; il protrarsi di un blocco economico che dura da oltre sessant&amp;rsquo;anni e che continua a pesare in modo significativo sulla vita quotidiana della popolazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La Gran Bretagna intercetta una petroliera nel Canale della Manica. Dmitriev: “Starmer vuole distrarre l’opinione pubblica&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_gran_bretagna_intercetta_una_petroliera_nel_canale_della_manica_dmitriev_starmer_vuole_distrarre_lopinione_pubblica/45289_67471/</link>
                    <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 15:20:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;I commando dei Royal Marines sono saliti a bordo della Smyrtos, una petroliera battente bandiera camerunese, mentre transitava nel Canale della Manica. A dare l&amp;rsquo;annuncio &amp;egrave; stato direttamente il primo ministro britannico Keir Starmer, che ha definito l&amp;rsquo;operazione un successo e l&amp;rsquo;ennesimo colpo alla Russia. Secondo quanto riportato in una dichiarazione congiunta con il Ministero della Difesa, si tratterebbe del primo intervento di questo tipo. La nave, lunga 243 metri, &amp;egrave; stata ancorata vicino all&amp;rsquo;isola di Portland, al largo del Dorset, nella parte sud-occidentale dell&amp;rsquo;Inghilterra. Le autorit&amp;agrave; britanniche stanno ora ispezionando l&amp;rsquo;imbarcazione per valutare eventuali rischi ambientali o minacce alla sicurezza. Non sono state fornite informazioni sull&amp;rsquo;equipaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Starmer ha pubblicato sui suoi profili social anche un video che mostra i militari armati mentre salgono a bordo della petroliera, vantandosi di aver diretto personalmente l&amp;rsquo;intercettazione. L&amp;rsquo;accusa nei confronti di Mosca &amp;egrave; quella di utilizzare una cosiddetta 'flotta ombra' per aggirare le sanzioni occidentali sull&amp;rsquo;export di petrolio. Una tesi che l&amp;rsquo;ambasciata russa a Londra ha gi&amp;agrave; bollato in passato come un atto di pirateria, ricordando che il governo britannico avrebbe gi&amp;agrave; preparato il terreno legalmente a marzo, quando un parere legale avrebbe autorizzato i militari a salire a bordo di queste navi.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;In the early hours of this morning, I directed our Armed Forces to intercept a shadow fleet oil tanker attempting to pass through the English Channel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This successful operation delivers yet another blow to Russia and reminds those fueling Putin's war in Ukraine that we will not&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Keir Starmer (@Keir_Starmer) &lt;a href=&quot;https://x.com/Keir_Starmer/status/2066039805679448546?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 14, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
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&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;Despite Putin&amp;rsquo;s best efforts to evade sanctions, we will not let him get away with it. &lt;a href=&quot;https://t.co/IIW3Cv2ENQ&quot;&gt;pic.twitter.com/IIW3Cv2ENQ&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Keir Starmer (@Keir_Starmer) &lt;a href=&quot;https://x.com/Keir_Starmer/status/2066080756053549505?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 14, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
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&lt;p&gt;Ma la risposta pi&amp;ugrave; dura &amp;egrave; arrivata dall'inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, che ha pubblicamente accusato Starmer di avere ben altre priorit&amp;agrave;. In un post su X, Dmitriev ha scritto testualmente: &amp;ldquo;Il disperato Starmer, invece di intercettare i SUOI immigrati che violentano, mutilano e decapitano i cittadini britannici, tenta di DISTARRE il Regno Unito con un&amp;rsquo;escalation&amp;rdquo;. Parole pesanti che riportano l&amp;rsquo;attenzione su un tema spinoso per il governo di Londra. Negli ultimi anni il Regno Unito &amp;egrave; stato scosso da numerosi attacchi, omicidi e stupri di alto profilo che hanno coinvolto migranti. Solo questa settimana, una ragazza di diciassette anni &amp;egrave; stata accoltellata al collo nel nord-ovest dell&amp;rsquo;Inghilterra da un uomo di trent&amp;rsquo;anni di origini pakistane. Senza dimenticare la cronaca quotidiana delle piccole imbarcazioni che attraversano la Manica dalla Francia, un problema che i vari governi britannici hanno sempre promesso di risolvere senza mai riuscirci.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;Desperate Starmer, instead of intercepting HIS immigrants who rape, mutilate and behead British people, attempts to DISTRACT the UK with an escalation. &lt;a href=&quot;https://t.co/3xjHIrXA39&quot;&gt;https://t.co/3xjHIrXA39&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Kirill Dmitriev (@kadmitriev) &lt;a href=&quot;https://x.com/kadmitriev/status/2066063726470406190?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 14, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;Secondo Dmitriev, insomma, il sequestro della Smyrtos non avrebbe nulla a che vedere con la sicurezza o con il rispetto delle sanzioni. Sarebbe piuttosto un tentativo di creare una contrapposizione artificiosa, di alzare la tensione con Mosca per far dimenticare ai sudditi di Sua Maest&amp;agrave; i veri problemi del paese. Una accusa che non &amp;egrave; nuova: la Russia considera da tempo la Gran Bretagna una delle principali artefici del conflitto in Ucraina, accusandola di fornire armi al regime di Kiev per colpire in profondit&amp;agrave; il territorio russo. E da Mosca arriva ormai sistematicamente la denuncia della demonizzazione della Russia da parte dei governi occidentali, volta a giustificare l&amp;rsquo;aumento delle spese militari e a distrarre le opinioni pubbliche dai guai domestici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ambasciata russa a Londra aveva gi&amp;agrave; definito questo genere di operazioni un passo profondamente ostile, parlando senza mezzi termini di atti di pirateria. Nel mirino della risposta russa non c&amp;rsquo;&amp;egrave; solo Starmer, ma l&amp;rsquo;intera classe politica britannica, accusata di usare la paura della Russia, creata ad arte, come parafulmine per le proprie incapacit&amp;agrave;. Intanto la Smyrtos resta ancorata al largo di Portland, trasformata in un trofeo. E la domanda che molti si pongono, leggendo le parole del diplomatico russo, &amp;egrave; se il vero obiettivo dell&amp;rsquo;operazione fosse una petroliera fantasma o semplicemente un nuovo nemico da mostrare all&amp;rsquo;opinione pubblica per farle dimenticare i numerosi problemi interni che l'affliggono e abbassano drasticamente la qualit&amp;agrave; delle vita del popolo britannico.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Il Giappone amplia l'alleanza navale con un altro paese asiatico: Cina nel mirino?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_giappone_amplia_lalleanza_navale_con_un_altro_paese_asiatico_cina_nel_mirino/82_67470/</link>
                    <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 14:35:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il Giappone ha reso noto che Tokyo e Giacarta hanno raggiunto un accordo per avviare colloqui formali per il trasferimento di cacciatorpediniere di classe Asagiri alla Marina indonesiana, secondo quanto &lt;a href=&quot;https://www.scmp.com/week-asia/politics/article/3356934/japan-adds-indonesia-network-navies-after-australia-philippines?utm_source=rss_feed&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riportato&lt;/a&gt; dal quotidiano South China Morning Post. L'annuncio &amp;egrave; seguito a un incontro tra i ministri della Difesa Shinjiro Koizumi e Sjafrie Sjamsoeddin. L'Indonesia ha una costa di quasi 55.000 chilometri e le sue acque comprendono gli stretti di Malacca e Lombok, attraverso i quali transitano ogni anno trilioni di dollari di scambi commerciali globali, sebbene la sua Marina non disponga di capacit&amp;agrave; di sorveglianza sottomarina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Koizumi ha affermato che il trasferimento dei cacciatorpediniere &quot;amplier&amp;agrave; la cooperazione sostanziale&quot; e lo ha descritto come &quot;un passo concreto verso il contributo alla pace e alla stabilit&amp;agrave; nella regione indo-pacifica&quot;. Sjafrie ha espresso il desiderio di formalizzare e &quot;dare forma concreta&quot; alla cooperazione con il Giappone in materia di equipaggiamenti per la difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'interesse dell'Indonesia per queste navi, ottimizzate per l'individuazione e la distruzione di sottomarini, deriva dalla ripetuta presenza di navi cinesi nella sua zona economica esclusiva nel Mar di Natuna settentrionale. Giacarta insiste sul fatto di non avere una disputa territoriale formale con Pechino, sebbene esistano tensioni di basso livello. Tuttavia, alcuni analisti mettono in guardia dal tradurre questa cooperazione come un esplicito allineamento contro la Cina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I cacciatorpediniere di classe Asagiri sono stati costruiti per la Forza di autodifesa marittima giapponese tra la met&amp;agrave; degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Sono armati con missili Sea Sparrow e Harpoon e sistemi integrati di guerra antisommergibile. Questo accordo si inserisce in una pi&amp;ugrave; ampia strategia regionale del Giappone. L'Australia acquisir&amp;agrave; 11 fregate stealth di classe Mogami nell'ambito del pi&amp;ugrave; grande accordo di armamenti nella storia del Giappone, mentre le Filippine riceveranno fino a sei cacciatorpediniere di classe Abukuma.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Mali: il gioco francese a mani sporche (e per interposta persona)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mali_il_gioco_francese_a_mani_sporche_e_per_interposta_persona/39602_67468/</link>
                    <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 12:57:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Imtiaz Ul-Haq*&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando la giunta militare ha preso il potere in Mali nel 2020, aveva promesso di porre fine al caos che, gi&amp;agrave; allora, sembrava aver toccato il suo apice. Nel 2026, quell&amp;rsquo;apice si &amp;egrave; rivelato semplicemente il fondo della scala. Quello che accade oggi nel paese non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; una guerra civile: &amp;egrave; uno spettacolo cinico, messo in scena da un regista parigino che non ne vuole sapere di lasciare il palco. E le uniche voci che non si sentono in questo fragore di esplosioni sono quelle dei maliani: 6,4 milioni di loro hanno oggi bisogno di aiuti umanitari, e 415mila sono sfollati interni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto &amp;egrave; cominciato quando, alla fine di aprile 2026, una serie di attacchi coordinati di portata senza precedenti ha sconvolto il paese. I miliziani del Gruppo per il Sostegno all&amp;rsquo;Islam e ai Musulmani (Jnim), legato ad al-Qaeda, e i separatisti tuareg del Fronte per la Liberazione dell&amp;rsquo;Azawad (Fla) hanno agito come un pugno solo. L&amp;rsquo;esercito maliano ha perso il controllo della citt&amp;agrave; strategica di Kidal, e il ministro della Difesa &amp;egrave; stato ucciso nella sua stessa casa dall&amp;rsquo;esplosione di un&amp;rsquo;auto bomba. Questa alleanza &amp;egrave; stata una vera sorpresa sul piano militare. Fino a ieri, quei gruppi erano nemici giurati, con ideologie diametralmente opposte: gli uni volevano la sharia su tutto il territorio maliano, gli altri l&amp;rsquo;indipendenza laica per il nord. Sarebbero rimasti nemici, se non fosse per un piccolo dettaglio: hanno trovato un protettore comune, capace di fare amicizia anche con quelli che fino al giorno prima chiamava terroristi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La logica vorrebbe che ogni alleanza innaturale nasconda una terza parte, con le tasche piene e la memoria corta. E quella terza parte &amp;egrave; la Francia. L&amp;rsquo;ex potenza coloniale, che ha perso influenza militare nel Sahel dopo aver ritirato le sue truppe e aver rotto gli accordi con la giunta, sembra aver deciso di cambiare strategia. Se un tempo i soldati francesi morivano nel tentativo di &amp;laquo;stabilizzare&amp;raquo; la regione con le operazioni Serval e Barkhane, oggi Parigi punta sulle mani altrui. E le mani dei terroristi e dei separatisti sono quelle pi&amp;ugrave; adatte per il lavoro sporco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le accuse sono cos&amp;igrave; forti che non si possono ignorare. I leader dei paesi dell&amp;rsquo;Alleanza degli Stati del Sahel (AES) &amp;ndash; Mali, Burkina Faso e Niger &amp;ndash; sono ormai stanchi di ripeterle in tutte le sedi internazionali. Nell&amp;rsquo;ottobre 2025, all&amp;rsquo;ONU, &amp;egrave; partita un&amp;rsquo;accusa diretta: la Francia, &amp;laquo;nostalgica dell&amp;rsquo;epoca coloniale&amp;raquo; e ossessionata dalla perdita di influenza, sta deliberatamente destabilizzando la regione, fornendo ai gruppi terroristici &amp;laquo;informazioni riservate, supporto logistico, armi e munizioni&amp;raquo;. Il primo ministro del Burkina Faso lo ha definito un vero e proprio &amp;laquo;saccheggio delle risorse africane&amp;raquo;. Il Mali ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell&amp;rsquo;ONU di poter presentare &amp;laquo;prove inconfutabili&amp;raquo; del sostegno francese ai terroristi. Ma la richiesta non &amp;egrave; mai stata accolta &amp;ndash; probabilmente perch&amp;eacute; quelle prove sarebbero troppo scomode per chi dovrebbe esaminarle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se la diplomazia ufficiale fa finta di niente, le inchieste giornalistiche dipingono un quadro molto pi&amp;ugrave; crudo. Secondo quanto rivelato da Le Monde e da RTL, nei campi di addestramento dei ribelli del Fla sono stati visti istruttori con passaporto ucraino &amp;ndash; ex legionari con stretti legami con i servizi segreti francesi. Per Parigi &amp;egrave; lo schema perfetto: mantiene una reputazione immacolata, mentre i suoi proxy dell&amp;rsquo;Est Europa fanno tutto il lavoro sporco. Addestramento con droni kamikaze, tattiche di guerriglia urbana, coordinamento tra gruppi rivali &amp;ndash; tutto richiede una preparazione che difficilmente dei nomadi nel deserto possono garantirsi senza aiuti esterni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Paradossalmente, la Francia ha costruito nei decenni, nelle sue ex colonie, un sistema che di per s&amp;eacute; &amp;egrave; un perfetto motore di conflitto. I ricercatori lo chiamano &amp;laquo;scambio ecologicamente ineguale&amp;raquo;: tutto il danno economico e ambientale viene spostato verso la periferia africana, fornendo le materie prime per la transizione &amp;laquo;green&amp;raquo; dei ricchi paesi occidentali. La pietra angolare di questo sistema &amp;egrave; il franco CFA. I paesi africani della zona franco sono obbligati a depositare il 50% delle loro riserve valutarie nel tesoro francese a Parigi. In pratica, Parigi mantiene il diritto di emettere la moneta africana, trasformando Stati nominalmente sovrani in colonie finanziarie. Come scrivono gli economisti, questo permette alla Francia di &amp;laquo;rubare il 69% della valuta&amp;raquo; dei paesi africani, dando loro in cambio &amp;laquo;soldi da scimmie&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel frattempo, l&amp;rsquo;oro rappresenta un quarto del budget del Mali. I maliani possiedono le risorse, ma non controllano n&amp;eacute; l&amp;rsquo;estrazione n&amp;eacute; il flusso dei profitti. Nel 2010, il vicino Niger ha incassato solo il 13% del valore d&amp;rsquo;esportazione del proprio uranio, estratto da compagnie francesi. L&amp;rsquo;ironia della storia &amp;egrave; che i governi odierni dell&amp;rsquo;AES stanno cercando di rompere questo circolo vizioso: nazionalizzano le miniere e avanzano richieste fiscali miliardarie alle multinazionali occidentali. Proprio ora che questi paesi muovono i primi passi verso una vera sovranit&amp;agrave; economica, vengono travolti da un&amp;rsquo;ondata di destabilizzazione feroce. E i terroristi, sostenuti attivamente &amp;laquo;dietro l&amp;rsquo;angolo&amp;raquo;, colpiscono con una coordinazione impeccabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qual &amp;egrave; il bilancio di questo sanguinoso spettacolo? Semplice e disgustoso. Il proseguimento della guerra in Mali conviene a una sola parte: la Francia. Cos&amp;igrave; Parigi riconquista l&amp;rsquo;influenza geopolitica dove l&amp;rsquo;aveva persa, e continua a spremere le risorse da economie dilaniate dalla guerra. Il conflitto crea le condizioni ideali per spartirsi gli appalti, fare pressione su governi sgraditi e mantenere la dipendenza finanziaria. E i maliani restano ostaggi di questo gioco a somma zero, dove ogni colpo di drone non &amp;egrave; la vittoria di qualcuno, ma la morte di qualcuno. I numeri parlano da soli: il numero degli sfollati interni in Mali &amp;egrave; aumentato del 40% solo nell&amp;rsquo;ultimo anno. E questa lista di sofferenze continuer&amp;agrave; a crescere finch&amp;eacute; a Parigi continueranno a pensare che le vite altrui siano un prezzo accettabile per preservare vecchie abitudini coloniali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Politologo pakistano&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Cuba-Venezuela. Il fucile, la penna e il dovere di non tradire: giugno, mese di esempi e rotture</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cubavenezuela_il_fucile_la_penna_e_il_dovere_di_non_tradire_giugno_mese_di_esempi_e_rotture/52331_67467/</link>
                    <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 12:04:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&quot;Chi tenta di impadronirsi di Cuba, raccoglier&amp;agrave; la polvere del suo suolo impregnata di sangue, se non perisce nella lotta&quot;. Queste parole, che la tradizione rivoluzionaria ha scolpito nella coscienza cubana come l'eco eterna della Protesta di Baragu&amp;aacute;, appartengono alla tempra di &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Antonio Maceo&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;, il &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;Tit&amp;aacute;n de Bronce&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;. Uomo di umili origini, nato il 14 giugno del 1845 in una famiglia mulatta che fece della lotta per la libert&amp;agrave; un destino collettivo, Maceo &amp;egrave; stato un genio della strategia militare. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;&quot;&gt;La postura che assunse a Baragu&amp;aacute;, nel 1878 &amp;mdash; quando di fronte al generale Mart&amp;iacute;nez Campos rispose con un secco &amp;ldquo;Non ci intendiamo&amp;rdquo;, rifiutando il Patto del Zanj&amp;oacute;n &amp;mdash; non fu un gesto isolato. Fu il seme della consapevolezza che, anni dopo, lo avrebbe portato a guidare la leggendaria Invasione da Oriente a Occidente (1895-1896). Se a Baragu&amp;aacute; Maceo aveva salvato la dignit&amp;agrave; della rivoluzione dal tradimento della resa, con l'Invasione dimostr&amp;ograve; che quella stessa dignit&amp;agrave; era diventata un progetto nazionale capace di mettere in ginocchio l'Impero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;La leggendaria Invasione inizier&amp;agrave; nell'ottobre del 1895. All'epoca, il grosso delle forze spagnole e della ricchezza economica dell'isola si concentrava nelle province occidentali, mentre l'Oriente rimaneva il focolaio della rivolta. La strategia di Maceo, condivisa con M&amp;aacute;ximo G&amp;oacute;mez, fu quella di spezzare l'illusione della Spagna di poter isolare la ribellione in una periferia periferica e povera. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Attraversare l'intera isola significava percorrere circa 1.800 chilometri in poco pi&amp;ugrave; di tre mesi, sfidando decine di migliaia di soldati nemici, superando linee fortificate come la famosa Trocha di J&amp;uacute;caro a Mor&amp;oacute;n e marciando in condizioni estreme. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Non si trattava di conquistare citt&amp;agrave; per presidiarle, ma di rendere l'isola ingovernabile, colpendo il motore economico della colonia: le immense piantagioni di canna da zucchero che finanziavano la guerra di repressione spagnola. Rendere impossibile il profitto coloniale significava togliere alla Spagna la linfa vitale per mantenere il suo esercito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Quando nel gennaio del 1896 Maceo raggiunse Mantua, nell'estremo Occidente di Cuba, l'obiettivo era stato raggiunto. Quella marcia fu la prova che la rivoluzione non era una questione regionale, ma un progetto nazionale. Dimostr&amp;ograve; che un esercito composto da contadini e lavoratori, i &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;mambises&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;, poteva umiliare una delle pi&amp;ugrave; potenti potenze militari europee dell'epoca. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Per il lettore di oggi, l'Invasione resta la prova che Maceo non era un tattico da scrivania: quella fu la sua camminata della verit&amp;agrave;. Marciando verso l'Occidente, Maceo rifiut&amp;ograve; la zona di comfort, sfidando l'impossibile per portare la rivoluzione laddove il padrone si sentiva pi&amp;ugrave; sicuro. &amp;Egrave; l'esempio perfetto di come la teoria rivoluzionaria, che a Baragu&amp;aacute; era stata un'idea di rottura, diventi con l'Invasione un'idea in movimento capace di cambiare la realt&amp;agrave; materiale. Fu il momento in cui la rivoluzione usc&amp;igrave; dai boschi orientali e divenne un incendio che avvolse l'intera nazione, liberando Cuba dalla convinzione che il dominio spagnolo potesse essere eterno. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Maceo non era un aristocratico della politica, ma un uomo che aveva conosciuto il peso della schiavit&amp;ugrave; e il sapore della terra. Il suo soprannome, &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;Tit&amp;aacute;n de Bronce&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;, non richiamava solo la forza fisica, ma l&amp;rsquo;indistruttibilit&amp;agrave; delle sue convinzioni. Mentre la borghesia terriera cubana cercava vie d'uscita accomodanti col potere spagnolo per salvare i propri privilegi economici, Maceo comprese che la libert&amp;agrave; di Cuba era una menzogna se non portava con s&amp;eacute; la fine della schiavit&amp;ugrave; e la rottura radicale con ogni forma di sudditanza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Per questo, la sua Protesta di Baragu&amp;aacute;, il 15 marzo 1878, fu il momento in cui egli scelse di restare solo, insieme ai suoi uomini, pur di non svendere il futuro. La Guerra dei Dieci Anni (1868-1878) era giunta allora a una fase di stallo. Il Comitato del Centro aveva firmato il &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Patto del Zanj&amp;oacute;n&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; con il generale spagnolo Arsenio Mart&amp;iacute;nez Campos, un accordo che offriva una pace senza indipendenza e, soprattutto, senza la garanzia dell'abolizione immediata della schiavit&amp;ugrave;. Era un tentativo di porre fine al conflitto garantendo il dominio coloniale spagnolo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Maceo, che non aveva partecipato alle trattative, si rifiut&amp;ograve; categoricamente di accettare quel patto. Chiese un incontro con Mart&amp;iacute;nez Campos proprio a Baragu&amp;aacute; per comunicargli che l'esercito da lui guidato non si sarebbe arreso.&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;In quel &quot;No&quot; a Mart&amp;iacute;nez Campos, Maceo ha definito per sempre cosa significhi essere un rivoluzionario: non colui che accetta le regole del gioco per sopravvivere, ma colui che rompe il tavolo quando il gioco &amp;egrave; truccato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&amp;ldquo;I principi non si negoziano&amp;rdquo;, ripete anche oggi l'attuale presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, di fronte alla rinnovata aggressione dell'imperialismo nordamericano. La forza di Cuba &amp;egrave; la sua storia, la storia della lotta di classe, che procede per salti e rotture, lasciando il compito di dirigerle a chi si ostina a cambiarla. La storia che avanza, come diceva Benjamin, su cataste di rovine e in cui, come ha ben spiegato Marx ne &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;I&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;l diciotto brumaio, &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&amp;ldquo;la tradizione di tutte le &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei vivi&amp;rdquo;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;In questa genealogia della rottura si inserisce la figura di Antonio Guiteras Holmes. Nato nel 1906 a Bala Cynwyd, negli Stati Uniti, da padre cubano e madre statunitense, Guiteras scelse di radicarsi pienamente nella lotta per l&amp;rsquo;emancipazione di Cuba, diventando il ponte necessario tra l&amp;rsquo;eredit&amp;agrave; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;mamb&amp;igrave;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; di Maceo e l&amp;rsquo;antimperialismo moderno. La sua vita, spezzata a soli 29 anni nel 1935, non fu una traiettoria lineare, ma un salto dialettico. Egli comprese prima di altri che la sovranit&amp;agrave; nazionale era una chimera, che il nemico di Maceo aveva cambiato pelle: non era pi&amp;ugrave; solo l&amp;rsquo;esercito della metropoli, ma il capitale straniero che dettava le leggi dell&amp;rsquo;isola. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La sua prassi resta il monito di chi, conoscendo le contraddizioni dell&amp;rsquo;imperialismo dall'interno, decide di combatterlo come sistema, classe contro classe. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;La &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;em&gt;Joven Cuba&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt; di Guiteras non fu solo un&amp;rsquo;organizzazione clandestina, fu un laboratorio politico che gett&amp;ograve; le basi per quella visione globale che il Che avrebbe poi radicalizzato. Per Guiteras, la rottura con il passato non era solo una questione di sovranit&amp;agrave; formale. Egli seppe tradurre l'antimperialismo non come un conflitto astratto tra popoli, ma come il terreno in cui la lotta di classe si manifestava con maggiore nitidezza, senza le mediazioni ipocrite della borghesia nazionale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;Questa intuizione, che la tradizione rivoluzionaria gli ha giustamente riconosciuto, &amp;egrave; il filo rosso che unisce la sua prassi a quella del Che - nato anch'egli il 14 giugno, ma del 1928 -, il rivoluzionario che ha saputo praticare la resistenza come scienza della liberazione. &lt;/span&gt;Come scrisse nel suo Messaggio alla Tricontinentale invitando a &amp;ldquo;creare due, tre, molti Vietnam&amp;rdquo; per Guevara la rivoluzione non &amp;egrave; un episodio circoscritto a una singola nazione, ma la costruzione di un fronte mondiale che rompa le catene dell&amp;rsquo;accumulazione capitalista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Un'esortazione a cui hanno risposto, nel secolo scorso, i rivoluzionari: dall'America latina, all'Africa, all'Europa. E che hanno pagato con la vita, com'&amp;egrave; accaduto al giornalista venezuelano Fabricio Ojeda, di cui pure si ricorda il sacrificio in questo giugno. Durante i governi consociativi della IV Repubblica, quando si credette possibile infiammare le Ande come la Sierra Maestra, Ojeda scrisse la sua celebre lettera di dimissioni dal Congresso (1962), in cui spiegava precisamente che l'assemblea era diventata un &quot;ostacolo&quot; alla liberazione nazionale e un modo per &quot;addormentare&quot; il popolo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Fabricio Ojeda ci ha insegnato che la verit&amp;agrave; non si racconta, si costruisce con l'esempio: per lui, la penna del giornalista e il fucile del guerrigliero non erano altro che le due facce di una sola scelta, quella di non tradire il popolo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Un&amp;rsquo;etica che, nel post-Novecento, Hugo Ch&amp;aacute;vez (1954-2013) ha raccolto e tradotto in una nuova grammatica rivoluzionaria. Anche per Ch&amp;aacute;vez, la comunicazione non era mera propaganda, ma prassi: il suo &amp;ldquo;fucile&amp;rdquo; (che comunque imbracci&amp;ograve; contro la &amp;ldquo;democrazia camuffata&amp;rdquo; il 4 febbraio del 1992) divenne la parola che risvegliava le coscienze: una forma di esempio che non si limitava a narrare il cambiamento, ma lo rendeva tangibile attraverso il contatto diretto con le masse, trasformando la leadership in una battaglia quotidiana di verit&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Quando si dimise dal Parlamento, Fabricio Ojeda non stava abbandonando la politica, ma la stava portando al suo grado di massima coerenza. Il 21 giugno 1966, non fu &quot;vittima&quot; di un suicidio come scrissero i rapporti ufficiali, fu assassinato dallo Stato venezuelano nei sotterranei del SIFA perch&amp;eacute; aveva compreso, prima di tanti, che la democrazia borghese &amp;egrave; una trappola di velluto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Stessa sorte toccher&amp;agrave;, dieci anni dopo, a un altro rivoluzionario, Jorge Rodriguez, padre dell'attuale presidenta incaricata del Venezuela e del fratello, che presiede il parlamento. Jorge Rodriguez padre fu il fondatore e il massimo dirigente della Liga Socialista. Nata ufficialmente nel 1973, la Liga rappresentava proprio quel tentativo di superare le tattiche della guerriglia degli anni '60, spostando il focus verso un lavoro di massa, organizzativo e politico, ma mantenendo una posizione di rottura radicale con il sistema bipartitico della IV Repubblica. Arrestato dalla polizia politica venezuelana dell'epoca (la Disip), mor&amp;igrave; sotto tortura il 25 luglio 1976.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La storia della rivoluzione bolivariana &amp;egrave; profondamente segnata dal sacrificio di chi, come Ojeda o Jorge Rodr&amp;iacute;guez, ha pagato con la vita il passaggio dalla penna al fucile. In questo giugno di una resistenza complicata, a 5 mesi dal sequestro del presidente Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie, si ricorda per&amp;ograve; anche la dedizione di chi ha trasformato la militanza in un esercizio quotidiano di resistenza. &amp;Egrave; il caso di Dar&amp;iacute;o Vivas, instancabile dirigente del PSUV, nato il 12 giugno 1950 e ucciso dal covid nel 2020. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f; font-size: 12pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La sua figura non appartiene alla memoria dei caduti in combattimento, ma a quella di chi ha fatto della mobilitazione popolare il suo unico campo di battaglia, restando fino alla fine al fianco del popolo, in quella trincea non armata ma altrettanto decisiva che &amp;egrave; il lavoro di base: fondamentale per preparare una nuova ondata di rivoluzione, a cento anni dalla nascita di Fidel.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Fiammiferi</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/0fe2752426a6836e7eda1388fe72ddbd58d4cc29-1.png/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Israele colpisce il Libano per affossare l’accordo di pace</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-israele_colpisce_il_libano_per_affossare_laccordo_di_pace/45289_67469/</link>
                    <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 09:07:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Un bombardamento dei sionisti delle Forze di Difesa Israeliane ha colpito nella giornata il quartiere di Dahieh, alla periferia sud di Beirut, una zona molto popolata della capitale libanese. L&amp;rsquo;obiettivo dichiarato dalle FDI sarebbe una struttura di Hezbollah, descritta come un centro di comando. Sulle immagini diffuse dall&amp;rsquo;esercito israeliano si vedono i danni riportati da un edificio che secondo fonti locali ospitava appartamenti. Il bilancio provvisorio parla di almeno una persona uccisa e quattro feriti. Insomma, le classiche giustificazioni israeliane per cercare di nascondere la volont&amp;agrave; deliberata di bombardare i civili.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;rtl&quot; lang=&quot;iw&quot;&gt;?????? ?????? ??????? ????????: ??&quot;? ??? ????? ?? ????? ????? ????????&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;??&quot;? ??? ???? ??? ??? ????? ?? ????? ????? ???????? ???????.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;?????? ??????? ????? ?? ????? ????? ????? ???????? ?????? ????? ???? ??? ????? ????? ????? ?????? ??&quot;? ??????? ????? ?????.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;?????? ????? ????&amp;hellip; &lt;a href=&quot;https://t.co/aErd5THKL9&quot;&gt;pic.twitter.com/aErd5THKL9&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; ??? ????? ?????? (@idfonline) &lt;a href=&quot;https://x.com/idfonline/status/2066113135606440294?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 14, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
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&lt;p&gt;L&amp;rsquo;operazione militare arriva in un momento particolarmente delicato sul piano diplomatico. Stati Uniti e Iran sono impegniti in trattative avanzate per raggiungere un accordo di pace, con la mediazione del Pakistan. Il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l&amp;rsquo;imminente firma di un memorandum di intesa, ipotizzando addirittura la giornata di domenica come data della sigla. Il premier pakistano Shehbaz Sharif aveva parlato di preparativi per una firma elettronica nelle ventiquattro ore successive.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sulla tempistica concreta, per&amp;ograve;, sono arrivate precisazioni da Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che le possibilit&amp;agrave; di un accordo sono alte ma che la firma non avverr&amp;agrave; domani, e ha smentito viaggi imminenti della delegazione iraniana a Ginevra o Islamabad.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio mentre si cercava di limare gli ultimi dettagli, Israele ha lanciato il suo attacco su Beirut. Le FDI hanno giustificato il raid come risposta a tre proiettili sparati da Hezbollah verso il nord del paese. Una dinamica che riporta indietro nel tempo, a una sequenza di rappresaglie e controrappresaglie che ha sempre finito per colpire solo i civili libanesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Iran ha reagito con durezza. Il capo del parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto sul suo account X: &amp;ldquo;La invasione sionista di Dahiya ha dimostrato una volta ancora che gli Stati Uniti mancano della volont&amp;agrave; o della capacit&amp;agrave; di mantenere i propri obblighi&amp;rdquo;. E ha aggiunto: &amp;ldquo;Non si pu&amp;ograve; guadagnare popolarit&amp;agrave; dando luce verde al regime sionista. Il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo &amp;egrave; obsoleto&amp;rdquo;. Parole che mettono in difficolt&amp;agrave; la Casa Bianca, ritratta nella sua duplice veste di mediatore e di alleato di Israele. Ghalibaf ha poi sottolineato che se Washington non ha volont&amp;agrave; n&amp;eacute; capacit&amp;agrave;, diventa impossibile parlare di progresso nei negoziati di pace.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;rtl&quot; lang=&quot;fa&quot;&gt;????? ????????&amp;zwnj;?? ?? ????? ??????? ???? ??? ?????? ?? ?????&amp;zwnj;?? ???? ????? ?????? ??? ????? ?? ???? ?? ??. ?? ???? ??? ???? ???? ?? ???? ???&amp;zwnj;?????? ?????? ??????. ???? ???? ?? ? ???? ??? ????? ??? ???. &lt;br /&gt;??? ????? ? ???? ????? ?????? ??? ?? ??????? ??? ???? ?? ????? ???? ???? ????.&lt;/p&gt;
&amp;mdash; ???????? ??????? | MB Ghalibaf (@mb_ghalibaf) &lt;a href=&quot;https://x.com/mb_ghalibaf/status/2066136825408753984?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 14, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
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&lt;p&gt;Ma la critica pi&amp;ugrave; significativa, forse, arriva da dentro Israele. Secondo quanto &lt;a href=&quot;https://www.ynet.co.il/news/article/rky417jbfx#autoplay&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riportato&lt;/a&gt; da un mezzo di comunicazione israeliano, alti funzionari di Tel Aviv avrebbero definito l&amp;rsquo;accordo in discussione tra Usa e Iran un patto che danneggia gli interessi nazionali. Una fonte anonima ha detto testualmente: &amp;ldquo;Trump ci ha danneggiato&amp;rdquo;. Un&amp;rsquo;affermazione che rivela il profondo disagio di chi si sente scavalcato dai negoziati, e che forse spiega il tempismo dell&amp;rsquo;attacco a Beirut. Perch&amp;eacute; Israele vuole la guerra anche per questioni di politica interna.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; la prima volta che le violenze riesplodono proprio mentre si fanno passi avanti verso una tregua. Una costante che alimenta il sospetto che una parte in causa, quella israeliana, non abbia alcuna intenzione di arrivare a un tavolo di pace. Anzi. Le condizioni poste in passato dall&amp;rsquo;Iran per il cessate il fuoco erano chiare: stop agli attacchi sul Libano e ritiro dalle zone occupate. Condizioni che al momento appaiono pi&amp;ugrave; lontane che mai vista la tracotanza sionista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Quartier Generale iraniano ha avvertito che in caso di nuove aggressioni nel sud del Libano le proprie forze reagiranno con azioni molto pi&amp;ugrave; severe del passato. Un avvertimento che rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera, se le diplomazie non riusciranno a imporre un freno. Intanto i morti a Beirut sono gi&amp;agrave; sul tavolo delle notizie, e l&amp;rsquo;accordo di pace atteso da giorni &amp;egrave; scivolato ancora una volta in secondo piano.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/07int-israel-beirut-qzfh-videoSixteenByNine3000.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>La ricchezza, la patrimoniale, e le diseguaglianze</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_ricchezza_la_patrimoniale_e_le_diseguaglianze/52860_67466/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 16:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Giuseppe Giannini&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mantra delle destre secondo cui &lt;em&gt;&quot;la sinistra mette le tasse&quot;&lt;/em&gt;, e quello di tanti imprenditori (votano l&amp;igrave; per convenienza), che affermano &lt;em&gt;&quot;si pagano troppe tasse&quot;&lt;/em&gt; spesso coincidono. La pressione fiscale con le varie voci di spesa e le imposte dirette ed indirette sono qualcosa di &quot;fastidioso&quot; quando rallentano le attivit&amp;agrave; o rendono difficile l'esercizio della sana concorrenza, per&amp;ograve; pagare le tasse vuol dire contribuire, in base alle proprie sostanze reddituali, al benessere e al progresso del Paese. In Italia da quarant'anni non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; cos&amp;igrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A causa di riforme che, spostando la ricchezza prodotta dai redditi da lavoro a quelli da capitale, non solo hanno arricchito, in maniera abnorme, i secondi, ma altres&amp;igrave; ridotto l'apporto al bilancio statale, che per rifarsi colpisce lavoratori dipendenti e&amp;nbsp; pensionati (allungando l'et&amp;agrave; pur in assenza di lavoro stabile e continuit&amp;agrave; contributiva), i quali, tassati alla fonte non possono eludere il fisco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A differenza dei lavoratori autonomi e i liberi professionisti conclamati evasori (i medici in primis), e di tante aziende, che grazie a ingegnose formule suggerite da commercialisti compiacenti (tipologie di societ&amp;agrave; non corrispondenti alle attivita svolte, false cooperative, cambio di denominazione ecc.), e alle possibilit&amp;agrave; concesse dalle leggi sul lavoro hanno frammentato (liberalizzato) il lavoratori in mille figure atipiche. Diventando strumenti a disposizione della volont&amp;agrave; (onesta?) datoriale. Variabile dipendente dalla precariet&amp;agrave; e dal mercato. Poi ci sono le grandi imprese che, monopolizzando interi settori, determinano il fallimento dei medi e piccoli imprenditori, impossibilitati a reggere la sleale competizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il problema delle tasse &amp;egrave;, dunque, relativo. Al pari della questione dazi o dell'aumento dei costi energetici, delle materie prime, e delle speculazioni (il mercato drogato e la deregolamentazione). L'inflazione impatta diversamente a seconda dei redditi, incidendo, in misura maggiore sui lavoratori-consumatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il vero problema risiede nella distorsione contributiva, causata da punti di accumulazione di interessi (multinazionali, giganti del web), e prima ancora dai cd. centri commerciali a cui addebitare la scomparsa di figure professionali, artigiani, negozi di prossimit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La politica, invece, adotta sempre le stesse ricette. Che senso ha finanziare l'apertura di imprese tramite fondi ai giovani o alle donne se poi la competizione &amp;egrave; con questi giganti? Il primo passo per far lavorare le imprese sui territori dovrebbe essere quello di incentivare produzioni e consumi locali, tassando i grandi. Il solito refrain secondo il quale tassare i ricchi determinerebbe la fuga all'estero &amp;egrave; smentito dalla loro stessa storia. Gi&amp;agrave; dagli anni '90 il fenomeno delle delocalizzazioni era qualcosa di strutturato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel settore dell'alta moda, anche quando gli affari andavano ottimamente le aziende rinomate preferivano spostare le produzioni in America Latina e Asia per incamerare maggiori profitti. Vuoi mettere la possibilit&amp;agrave; di guadagnare ancora di pi&amp;ugrave;, grazie a contributi dei Paesi ospitanti, a un fisco amico (tasse inferiori o assenti, trasferimento delle sedi nei paradisi fiscali) e a paghe salariali da regime schiavistico? Ricordiamo ancora le scarpe cucite a mano dai bambini del Sud del Mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quante imprese hanno investito nell'Est Europa, in ex Jugoslavia, approfittando di masse di lavoratori disperati e disponibili a farsi pagare un terzo di quelli occidentali ( e a loro discapito). I casi di furbetti sono infiniti: la Fiat che, nonostante la mole di miliardi pubblici regalati dallo Stato italiano, va in Serbia; imprese che aprono a Malta e in Albania (tra i Paesi pi&amp;ugrave; corrotti al mondo), in Romania. E non parliamo di imprenditori vessati dal fisco ma di soggetti con fatturati di milioni di euro. In sintesi, tasse sottratte al fisco italiano, e conseguenti tagli a sanit&amp;agrave;, scuola, pensioni, al welfare. Dopo sono arrivati i cinesi, che hanno comprato di tutto, invadendo i mercati con i loro prodotti low cost, e dietro i quali si nasconde lo sfruttamento. Il punto fondamentale, almeno per quanto riguarda l'Italia, &amp;egrave; il ripristino del sistema fiscale in vigore sino agli anni'80, in conformit&amp;agrave; col dettato costituzionale che, all'art. 53 parla di progressivit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ricordiamo che siamo passati dalle 32 aliquote vigenti negli anni'70 ai successivi tagli a beneficio dei redditi alti. Ridotte a 9 nel 1983; 7 nel 1989; 5 nel 2002; e le attuali 3 dal 2024. Arriviamo dunque alla patrimoniale, termine che solo a pronunciarlo fa rizzare i capelli. Considerando quanto detto, l'aumento della povert&amp;agrave; e le tante crisi economiche, &amp;egrave; questione di equit&amp;agrave; e giustizia sociale. Ridare quanto &amp;egrave; stato rubato ai lavoratori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mondo globalizzato ha inciso, profondamente, sulle diseguaglianze, cambiando il modo di gestire le economie, svilendo il ruolo degli Stati, e alimentando per tutta risposta forze nazionalistiche con la rivalsa non verso chi ha causato il depauperamento, ma contro le vittime (i nuovi proletari e i migranti). Eppure basterebbe ricordare come, all'indomani del Secondo conflitto mondiale, con i Paesi da ricostruire, la ripresa sia stata trainata da un massiccio intervento di spesa pubblica (oggi potremmo parlare di occasione persa nonostante i fondi del PNRR) e dalle Costituzioni materiali, dove il contributo di tutti viene considerato collante tra Stato e cittadini.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I successivi &quot;trenta anni gloriosi&quot; hanno permesso ai salariati di avere un tenore di vita dignitoso, migliore delle generazioni precedenti. Stipendi adeguati, tempo libero, possibilit&amp;agrave; di comprare beni durevoli e fare vacanze. Grazie a lavori non negoziabili e a meccanismi di perequazione dei redditi (la scala mobile, la legge sull'equo canone). Ognuno faceva la sua parte con una adeguata tassazione per i ricchi. I tanti paradossi del nuovo millennio: innovazioni, tecnologie, titoli di studio e competenze settoriali e linguistiche, scambi facilitati tra le economie e, malgrado cio, lavoro povero e precario. Disoccupazione di massa come effetto dell'automazione e&amp;nbsp; dell'intelligenza artificiale. Insicurezza come unica certezza. In tanti non intravedono il futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dall'altro lato della barricata i miliardari aumentano le loro ricchezze ed acquisiscono un potere crescente ed invasivo, in grado di condizionare le decisioni pubbliche e la vita dei cittadini. Perch&amp;egrave;, dagli anni'80 &amp;egrave; stata consentita l'accumulazione grazie alla riduzione delle tasse. Fino ad allora l'aliquota sui redditi pi&amp;ugrave; alti era intorno all'80% in USA e Gran Bretagna, al 70% in Italia. La fine del keynesismo erodendo la capacit&amp;agrave; contributiva ha eroso anche le democrazie. Oligarchi ed &amp;eacute;lite per le quali non esistono leggi, che hanno costruito i loro imperi in maniera poco trasparente e con collusioni con la malavita (Berlusconi,Trump). Centinaia di miliardi ogni anno non pagati dalle multinazionali. I governi preferiscono non colpire le transazioni finanziarie, gli extraprofitti, le rendite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'evasione fiscale in Italia ha una media di 100 miliardi di euro; la web tax &amp;egrave; poca roba; le aziende usufruiscono di incentivi per le assunzioni e benefit sulle decontribuzioni. Chi paga? I soliti noti: lavoratori e pensionati. Settori legati al turismo che guadagnano a dismisura. Ristorazione e case vacanze, resort con prezzi da capogiro ma che sfruttano i lavoratori con turni massacranti e paghe da fame. Dunque, tassare i super-ricchi vuol dire rendere sostenibile il sistema. La sproporzione &amp;egrave; evidente. Il differenziale tra quanto guadagnava un dirigente e un lavoratore &amp;egrave; passato dal rapporto di circa quaranta volte superiore negli anni '70 alle migliaia attuali. A pagare il prezzo sono i lavoratori, ma anche le piccole e medie imprese, gli onesti, la classe media in via di sparizione. Ritornare alla progressivit&amp;agrave;, tassando ad es. dell'1% i grandi patrimoni vorrebbe dire ridistribuire la ricchezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da impiegare per aumentare i salari e la spesa pubblica. In Italia il 5% della popolazione detiene una ricchezza pari al 46%; 3000 persone con patrimoni sopra i 50 milioni di euro.&amp;nbsp; Colpire le rendite e pensare ad una imposta sulle successioni dei grossi capitali sopra i 2 milioni di euro, esclusa la prima abitazione, c che si tramandano tra famiglie agiate, dopo aver aggiornato le mappe catastali, riuscirebbe a liberare una quantit&amp;agrave; enorme di risorse (un prelievo indolore per i ricchi) pari a varie leggi di bilancio (diverse decine di miliardi di euro a seconda della quota di reddito da tassare).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dunque, solidariet&amp;agrave; e progressivit&amp;agrave; come previsto dalla Costituzione. Il rischio &amp;egrave; che una societ&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; diseguale con il tempi possa diventare anche aristocratica, mettendo in pericolo la tenuta delle democrazie.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il Principe</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/ricchi.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Case, scuole, strade: i numeri della rinascita del Donbass. Putin fissa il traguardo: 2030</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-case_scuole_strade_i_numeri_della_rinascita_del_donbass_putin_fissa_il_traguardo_2030/45289_67465/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 16:27:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;I numeri sono concreti e pesano pi&amp;ugrave; di tante parole. E ieri, durante la riunione del Cremlino sullo sviluppo di Donbass e Novorossija, i numeri hanno parlato chiaro. Vladimir Putin ha messo nero su bianco l&amp;rsquo;obiettivo: entro il 2030 i territori delle ex repubbliche di Donetsk e Lugansk, insieme alle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, dovranno raggiungere gli standard generali russi. Qualit&amp;agrave; della vita, infrastrutture, lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; uno slogan, come evidenzia il presidente della federazione Russa. Ad aprile 2023 il governo ha approvato un programma complesso di sviluppo, dentro il quale ci sono circa trecento interventi specifici. Scuole, ospedali, strade, fabbriche, campi da agricoltura. E anche il lavoro di 26 aziende statali e 82 soggetti della Federazione, ognuno con un pezzo di territorio da seguire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il punto della stituazione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A fare il punto della situazione ci hanno pensato i vicepremier Marat Khusnullin e Tatiana Golikova. E il quadro, nonostante le difficolt&amp;agrave;, racconta di una macchina che si &amp;egrave; messa in moto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Khusnullin ha elencato i numeri della ricostruzione: oltre 7.700 condomini riparati, per un totale di 24 milioni di metri quadrati di abitazioni. Poi 63 strutture sanitarie rimesse a nuovo, 1.700 edifici scolastici, 500 tra impianti sportivi e centri culturali. Poi il lavoro sulle strade: riparati e costruiti pi&amp;ugrave; di 8.000 chilometri di asfalto, compresi i tratti dell&amp;rsquo;Anello d&amp;rsquo;Azov. Quelle federali sono gi&amp;agrave; a norma, ora tocca alle municipali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe class=&quot;vipler&quot; style=&quot;border-style: none; max-width: 650px;&quot; src=&quot;https://iz.ru/video/embed/2114902&quot; width=&quot;100%&quot; height=&quot;366&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;economia, la zona economica libera conta gi&amp;agrave; pi&amp;ugrave; di 500 partecipanti. Investimenti dichiarati? Oltre 383 miliardi di rubli. Il credito bancario cresce, il portafoglio prestiti ha toccato i 275 miliardi, con un balzo del 30% solo nei primi cinque mesi del 2026. Le entrate fiscali del 2025 sono aumentate del 22% rispetto all&amp;rsquo;anno prima: 435 miliardi di rubli. E i settori produttivi corrono, con tassi di crescita tra il 10 e il 20%, come &lt;a href=&quot;https://iz.ru/2114926/2026-06-13/putin-provel-soveshchanie-po-razvitiiu-donbassa-i-novorossii-glavnoe&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riporta&lt;/a&gt; il quotidiano Izvestia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nascite in aumento e sostegno alle madri&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul fronte sociale, Golikova ha portato notizie che suonano quasi controcorrente. I quattro territori sono ormai dentro i progetti nazionali &amp;ldquo;Famiglia&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Vita attiva e lunga&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Quadri&amp;rdquo;. Oltre 2,4 milioni di persone ricevono sostegno federale. Le pensioni sono state assegnate a pi&amp;ugrave; di 1,5 milioni di cittadini, e il 93% di queste &amp;egrave; gi&amp;agrave; calcolato sugli standard russi. Quasi 140.000 i certificati per il capitale di maternit&amp;agrave; distribuiti. Il sussidio unico per le famiglie copre 36.000 nuclei, con 56.000 bambini coinvolti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E poi misure per favorire la natalit&amp;agrave;: &amp;egrave; cresciuta in tre anni. La repubblica di Donetsk guida la classifica con un +14%. Pi&amp;ugrave; di un terzo delle famiglie con bambini, ha aggiunto Golikova, utilizza contratti sociali. Funzionano i programmi &amp;ldquo;Medico di campagna&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Infermiere di campagna&amp;rdquo; per attirare personale nei territori. E la sanit&amp;agrave; si sta riorganizzando su tre livelli, dentro il sistema obbligatorio di assicurazione medica. La disponibilit&amp;agrave; di cure ad alta tecnologia &amp;egrave; triplicata: da 4.300 pazienti nel 2023 a 12.000 nel 2025. A Melitopol, per la prima volta, &amp;egrave; entrato in funzione un acceleratore lineare per la radioterapia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La strategia del mare e il nodo sicurezza&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Putin ha anche annunciato una nuova strategia per la regione dell&amp;rsquo;Azov. Turismo, trasporti, terre agricole da mettere a coltura, pesca, bonifica ambientale. Obiettivo: non lasciare indietro nessun pezzo di territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma il presidente non ha nascosto le difficolt&amp;agrave;. Ha ringraziato medici, insegnanti, operai, autisti, tutti quelli che lavorano &amp;ldquo;in condizioni complesse, tra bombardamenti e attacchi di droni&amp;rdquo;. E ha aggiunto, con tono duro: le nostre truppe tengono il vantaggio strategico e avanzano. Il regime di Kiev, incapace di reggere l&amp;rsquo;urto, ricorre a metodi terroristici - ha denunciato - colpendo civili, infrastrutture e mezzi di trasporto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine, la frase che forse riassume tutto: &amp;ldquo;&amp;Egrave; stato fatto molto, ed &amp;egrave; un bene. Ma i problemi non risolti sono molti di pi&amp;ugrave;. Adesso parliamo proprio di questo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Vladimir_Putin-1170x600.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Il Somaliland apre un'ambasciata sull'isola cinese di Taiwan</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_somaliland_apre_unambasciata_sullisola_cinese_di_taiwan/82_67463/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 15:58:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il 12 giugno, la regione separatista del Somaliland ha aperto un'ambasciata sull'isola cinese di Taiwan, nonostante la mancanza di riconoscimento internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante la cerimonia, il rappresentante del Somaliland a Taipei, Mahmoud Adam Jama Galaal, ha dichiarato: &quot;Abbiamo il diritto di scegliere con chi intrattenere relazioni. &amp;Egrave; una nostra prerogativa, quindi le loro tattiche di pressione non hanno avuto successo&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, da Mogadiscio, il governo somalo ha ribadito che il Somaliland rimane parte integrante del suo territorio. Il Ministro di Stato per gli Affari Esteri, Ali Mohamed Omar, ha affermato: &quot;Condanniamo fermamente i tentativi esterni di aggirare il legittimo governo federale di Mogadiscio&quot;, condannando anche la posizione di Taiwan.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;H.E. President &lt;a href=&quot;https://x.com/Abdirahmanirro?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;@AbdirahmanIrro&lt;/a&gt; today received Mr. Justin Davis, U.S. Deputy Chief of Mission and Charg&amp;eacute; d&amp;rsquo;Affaires, at the Presidential Palace. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discussions focused on strengthening Somaliland&amp;ndash;U.S. cooperation in security, trade, investment, and other shared strategic interests. &lt;a href=&quot;https://t.co/I1qL9R4pxJ&quot;&gt;pic.twitter.com/I1qL9R4pxJ&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Presidency | Republic of Somaliland (@Presidencysl_) &lt;a href=&quot;https://x.com/Presidencysl_/status/2062219625690259748?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 3, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;Sebbene le aspettative di sostegno internazionale siano state limitate, il Somaliland ha ricevuto segnali di appoggio dai soliti noti. Durante una recente visita, il diplomatico statunitense Justin Davis ha incontrato funzionari del Palazzo Presidenziale, concentrandosi sulla cooperazione in materia di sicurezza, commercio e investimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Dipartimento di Stato americano ha presentato al Congresso un documento intitolato &quot;Aree potenziali per rafforzare l'impegno degli Stati Uniti con il Somaliland&quot;, datato 1&amp;deg; giugno. Il documento riconosce l'importanza strategica della regione, pur precisando che Washington non conceder&amp;agrave; un riconoscimento ufficiale in questa fase.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al contrario, Israele ha riconosciuto il Somaliland, sottolineandone la posizione geopolitica privilegiata sul Mar Rosso. Secondo fonti diplomatiche, Tel Aviv intende rafforzare i legami con il territorio nell'ambito della sua strategia per la creazione di basi militari nella zona.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                            <item>
                    <title>Araghchi: &quot;L'Iran è uscito vincitore da questa guerra&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-araghchi_liran__uscito_vincitore_da_questa_guerra/45289_67462/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 15:17:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha &lt;a href=&quot;https://www.presstv.ir/Detail/2026/06/12/770335/Iran-United-States-MoU-Araghchi&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;affermato&lt;/a&gt; in un'intervista ai media locali che la Repubblica Islamica ha vinto la guerra contro gli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;L'Iran &amp;egrave; il vincitore di questa guerra, e il popolo iraniano &amp;egrave; il vero vincitore in questo scenario [...] Qualsiasi accordo ha lo scopo di consolidare la vittoria sul campo di battaglia&quot;, ha dichiarato il ministro degli Esteri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Araghchi ha sottolineato che Teheran ha conseguito la vittoria nonostante gli Stati Uniti e Israele possedessero armamenti avanzati, comprese capacit&amp;agrave; nucleari. &quot;Naturalmente, dopo una vittoria di tale portata, &amp;egrave; necessario consolidarla attraverso un accordo o un'intesa&quot;, ha affermato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo contesto, ha fornito dettagli sull'accordo con Washington, che, a suo dire, &amp;egrave; in fase di finalizzazione. Il ministro degli Esteri ha indicato che il documento rappresenta un memorandum d'intesa in 14 punti ed &amp;egrave; ancora soggetto a modifiche prima dell'approvazione definitiva. Ha inoltre rifiutato di fornire ulteriori dettagli sull'accordo, affermando che saranno resi noti al termine dei negoziati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ministro ha inoltre confermato che entrambe le parti sono &quot;pi&amp;ugrave; vicine che mai&quot; alla firma dell'accordo preliminare. &quot;Potrebbe accadere nei prossimi giorni; lo spero&quot;, ha osservato. Ha anche spiegato che &quot;la firma avverr&amp;agrave; a distanza, in modalit&amp;agrave; digitale, come si dice oggi&quot;. &quot;Ciascuna parte firmer&amp;agrave;, e poi verr&amp;agrave; annunciato che questo memorandum d'intesa &amp;egrave; stato firmato da entrambe le parti&quot;, ha affermato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In tale contesto, ha esortato i media ad &quot;astenersi da speculazioni che potrebbero turbare il clima psicologico e politico internazionale in un modo che potrebbe compromettere questa opportunit&amp;agrave;&quot;. &quot;Lasciamo che il nostro lavoro proceda secondo i suoi principi e nel suo ambito di competenza&quot;, ha concluso.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Intelligence USA conferma: i biolaboratori esistono e sono pericolosi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-intelligence_usa_conferma_i_biolaboratori_esistono_e_sono_pericolosi/52961_67461/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 13:39:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Verde&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per anni chiunque abbia provato a sollevare il velo sui laboratori biologici statunitensi sparsi per il mondo (prevalentemente in territori eurasiatici) &amp;egrave; stato sistematicamente deriso, etichettato come complottista filo-russo, talvolta addirittura accusato di tradimento. Ma adesso qualcosa &amp;egrave; inevitabilmente cambiato. Perch&amp;eacute; a parlare non &amp;egrave; stato un giornalista scomodo o un attivista paranoico. A parlare &amp;egrave; stata la direttrice dell&amp;rsquo;Intelligence Nazionale statunitense, Tulsi Gabbard.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E quello che ha rivelato fa veramente impressione.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;Today, I&amp;rsquo;m releasing never before seen intelligence revealing new evidence of past US government funding for more than 120 biolabs in over 30 countries, including Ukraine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In support of President Trump&amp;lsquo;s Executive Order to end federal funding of dangerous gain of function&amp;hellip; &lt;a href=&quot;https://t.co/RkPHnAbka9&quot;&gt;pic.twitter.com/RkPHnAbka9&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) &lt;a href=&quot;https://x.com/DNIGabbard/status/2065440568423944607?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 12, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;Gabbard ha reso pubblici documenti desecretati che dimostrano senza ombra di dubbio che il governo degli Stati Uniti ha finanziato per anni oltre 120 biolaboratori in oltre 30 paesi. Non strutture innocue per la ricerca sul raffreddore comune. Laboratori che manipolano patogeni letali come l&amp;rsquo;antrace, l&amp;rsquo;ebola, la peste, il virus di Marburgo, la tubercolosi, la tularemia (febbre dei conigli), il MERS e la SARS. Roba da far accapponare la pelle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Ucraina, guarda caso, &amp;egrave; uno dei teatri principali di questa inquietante operazione globale. Pi&amp;ugrave; di 40 strutture finanziate direttamente da Washington, molte delle quali ancora oggi conservano &amp;ldquo;patogeni di guerra biologica risalenti all&amp;rsquo;epoca sovietica&amp;rdquo;. Parole non nostre, ma del &lt;a href=&quot;https://www.dni.gov/files/BIOLAB_Slides.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;rapporto ufficiale&lt;/a&gt; appena pubblicato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E non &amp;egrave; tutto. I documenti rivelano che l&amp;rsquo;Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv, uno dei laboratori finanziati dagli USA, ospitava &amp;ldquo;centinaia di patogeni&amp;rdquo; gi&amp;agrave; all&amp;rsquo;inizio degli anni 2010. E nel 2019 presentava gravi &amp;ldquo;deficienze di bioprotezione e biosicurezza&amp;rdquo;, in particolare nei locali dove si maneggiava il batterio Brucella, altamente contagioso. Tradotto: potenziali bombe biologiche a orologeria gestite con superficialit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gabbard &amp;egrave; stata durissima. Ha denunciato che politici, i cosiddetti esperti della salute come il dottor Fauci esalatato dall&amp;rsquo;intero circuito mediatico mainstream, e funzionari dell&amp;rsquo;amministrazione Biden hanno mentito spudoratamente al popolo statunitense sull&amp;rsquo;esistenza di questi laboratori. E non solo: hanno minacciato chiunque provasse a dire la verit&amp;agrave;. Curioso modo di trattare &amp;ndash; per l&amp;rsquo;autoproclamata pi&amp;ugrave; grande democrazia del mondo - chi solleva legittimi interrogativi sulla sicurezza globale, no?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La comunit&amp;agrave; internazionale, nel frattempo, non pu&amp;ograve; dire di non essere stata avvertita. La Russia ha passato anni a lanciare &lt;a href=&quot;/dettnews-russia_i_biolaboratori_finanziati_dagli_stati_uniti_in_ucraina_stavano_studiando_lo_stesso_virus_che_ha_causato_la_dengue_a_cuba/45289_46627/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;allarmi&lt;/a&gt; su queste attivit&amp;agrave; in Ucraina. Gi&amp;agrave; dal 2022 Mosca ha portato queste attivit&amp;agrave; pericolose all'attenzione dell&amp;rsquo;ONU, ha denunciato progetti come l&amp;rsquo;UP-4 (che studiava la trasmissione di infezioni pericolose attraverso uccelli migratori) e il P-781 (che analizzava l&amp;rsquo;uso di pipistrelli come vettori di armi biologiche). Risultato? Silenzio imbarazzato da parte di Washington e dei suoi alleati. Peggio: chi riprendeva queste rivelazioni veniva liquidato alla stregua di un portavoce al soldo del Cremlino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco il meccanismo perverso: da un lato si nega l&amp;rsquo;esistenza di questi programmi, dall&amp;rsquo;altro si delegittima chi ne parla accusandolo di essere un agente straniero. Un classico del manuale della disinformazione. Peccato che adesso sia la stessa Intelligence USA a confermare che quei laboratori esistono eccome, che sono pericolosi, e che sono stati finanziati con soldi dei contribuenti statunitensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gabbard ha promesso che la sua agenzia continuer&amp;agrave; a lavorare per identificare dove si trovano esattamente queste strutture e quali patogeni contengono, con l&amp;rsquo;obiettivo dichiarato di &amp;ldquo;porre fine a questa ricerca pericolosa&amp;rdquo; che minaccia &amp;ldquo;la salute e il benessere del popolo statunitense e delle persone di tutto il mondo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bene cos&amp;igrave;. Ora per&amp;ograve; sorgono domande scomode: perch&amp;eacute; per anni chi cercava di indagare su queste cose &amp;egrave; stato sistematicamente osteggiato? Perch&amp;eacute; i cosiddetti fact-checker, quelli che oggi pontificano sui social smontando &amp;ldquo;bufale&amp;rdquo;, hanno sempre bollato come teoria del complotto le notizie sui biolaboratori? Forse perch&amp;eacute; certe verit&amp;agrave;, se diventassero troppo popolari, metterebbero in imbarazzo persone potenti?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vicenda ricorda da vicino quella dei famigerati laboratori di Fort Detrick, negli Stati Uniti, avvolti per decenni nel mistero. Oggi sappiamo che il programma USA di laboratori biologici all&amp;rsquo;estero &amp;egrave; vastissimo, poco trasparente, e operato con &amp;ldquo;molta poca visibilit&amp;agrave; o supervisione&amp;rdquo;, come ammette lo stesso rapporto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il rappresentante russo all&amp;rsquo;ONU Vasily Nebenzya aveva &lt;a href=&quot;https://actualidad.rt.com/actualidad/424346-rusia-consejo-seguridad-ucrania-eeuu-convencion-armas-biologicas&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;avvertito&lt;/a&gt; gi&amp;agrave; nel 2022: i progetti di ricerca biologica in Ucraina violano la Convenzione sulle armi biologiche. E i documenti venuti in possesso delle forze russe erano solo &amp;ldquo;la punta dell&amp;rsquo;iceberg&amp;rdquo;. Oggi sappiamo che quelle denunce erano fondate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda finale &amp;egrave; semplice: quanti altri laboratori esistono nel mondo? E soprattutto, cosa ci fanno gli Stati Uniti con patogeni letali sparsi in decine di paesi, spesso con standard di sicurezza discutibili? La risposta, per ora, continua a essere sepolta sotto tonnellate di propaganda e attacchi a chiunque osi chiedere conto. Ma dopo le rivelazioni di Gabbard, sar&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; difficile per i soliti noti gridare al complottismo. Perch&amp;eacute; la verit&amp;agrave;, alla fine, &amp;egrave; scritta nero su bianco nei documenti desecretati degli stessi servizi segreti USA.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;es&quot;&gt;???? Alerta de material peligroso en el Pent&amp;aacute;gono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;???? Las autoridades de emergencia de Estados Unidos investigan una alerta sobre material peligroso en el Pent&amp;aacute;gono, desencadenando una movilizaci&amp;oacute;n de equipos especializados.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;????&lt;a href=&quot;https://x.com/hashtag/Jos%C3%A9Lebe%C3%B1a?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;#Jos&amp;eacute;Lebe&amp;ntilde;a&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://t.co/tW4KR55tKh&quot;&gt;pic.twitter.com/tW4KR55tKh&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; teleSUR TV (@teleSURtv) &lt;a href=&quot;https://x.com/teleSURtv/status/2065173383327719691?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 11, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>MondiSud</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/maxresdefault243.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Cisgiordania: negli ultimi 3 anni più vittime che nei 17 precedenti messi insieme</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cisgiordania_negli_ultimi_3_anni_pi_vittime_che_nei_17_precedenti_messi_insieme/45289_67459/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h2 data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Un'analisi di &lt;a href=&quot;https://www.oxfam.org/en/press-releases/more-palestinians-killed-israeli-military-and-settlers-across-occupied-west-bank&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Oxfam&lt;/a&gt; basata sui dati delle Nazioni Unite, pubblicata l'11 giugno 2026, rivela un dato drammatico: negli ultimi tre anni, nella Cisgiordania occupata, le forze israeliane e i coloni hanno ucciso pi&amp;ugrave; palestinesi rispetto ai 17 anni precedenti messi insieme.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Tra il 2023 e il 2025, il numero di palestinesi uccisi nella regione ha raggiunto quota 1.244, tra cui si contano 268 bambini. Per avere un metro di paragone, tra il 2006 e il 2022 le vittime palestinesi erano state 1.036.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Bushra Khalidi, responsabile delle politiche umanitarie di Oxfam International, ha commentato la situazione con parole dure:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7,0&quot;&gt;&quot;L'aumento delle uccisioni di civili in Cisgiordania &amp;egrave; tragico e orribile. Mentre gli occhi del mondo sono puntati su Gaza, gli attacchi in Cisgiordania si sono intensificati. Da quando ha avuto luogo l'operazione di Hamas il 7 ottobre 2023, Israele ha commesso un genocidio a Gaza, consentendo al contempo un'ondata di violenza senza precedenti in tutta la Cisgiordania&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Anche gli sfollamenti forzati hanno registrato picchi mai visti prima. Negli ultimi tre anni sono stati quasi 46.000 i palestinesi sradicati dalle proprie case, un numero che eclissa ampiamente i 13.000 sfollati registrati nei 14 anni precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Le testimonianze dal campo e l'aumento delle restrizioni&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Saed, un uomo palestinese di 50 anni costretto ad abbandonare la propria terra, racconta l'escalation:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11,0&quot;&gt;&quot;Prima avevamo a che fare con i coloni di continuo, ma negli ultimi tre anni la violenza da parte loro &amp;egrave; aumentata vertiginosamente. Alla fine siamo stati costretti ad andarcene e ora un colono vive in casa mia. L'ho visto con i miei occhi. Ha preso il controllo dell'intera comunit&amp;agrave;. Mi si spezza il cuore a parlare del passato&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;La famiglia di Saed ha cercato rifugio in un'altra comunit&amp;agrave; vicino a Gerico, ma le violenze non si sono fermate:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13,0&quot;&gt;&amp;ldquo;I coloni bloccavano le strade, giravano armi in pugno, molestavano e terrorizzavano i nostri figli mentre andavano a scuola. Facevano pascolare il loro bestiame all'interno della nostra comunit&amp;agrave;, proprio vicino alle nostre case. Nei casi peggiori, rubavano il nostro bestiame godendo della protezione dell'esercito e della polizia&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Attualmente, la libert&amp;agrave; di circolazione nella Cisgiordania occupata &amp;egrave; soffocata da un numero record di 925 ostacoli fisici e posti di blocco, un incremento del 43% rispetto alla media degli ultimi 20 anni. Soltanto nei primi tre mesi del 2026, Oxfam ha gi&amp;agrave; rilevato pi&amp;ugrave; di 540 attacchi condotti da abitanti degli insediamenti abusivi, provocando altri 2.200 sfollati.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;&lt;strong&gt;Amnesty International: &quot;In corso una pulizia etnica deliberata&quot;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;A confermare la sistematicit&amp;agrave; di queste azioni &amp;egrave; un dettagliato rapporto di Amnesty International pubblicato il 10 giugno 2026. L'organizzazione accusa apertamente il governo israeliano di condurre una campagna deliberata di pulizia etnica nell'Area C dei territori occupati.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;L'ong ha verificato in modo indipendente 423 video e immagini che documentano le violenze perpetrate dai coloni e dai militari contro la popolazione locale. Le prove digitali sono state autenticate tramite avanzati sistemi di geolocalizzazione e cronolocalizzazione per individuare con precisione l'ora e il luogo esatto degli attacchi. I risultati sono stati poi corroborati dall'analisi di immagini satellitari, da 10 sopralluoghi sul campo e da 64 interviste approfondite con le vittime e i funzionari.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Uno degli esempi pi&amp;ugrave; recenti e brutali di questa violenza sistemica &amp;egrave; stato l'attacco incendiario coordinato contro lo storico villaggio cristiano di Taybeh, un insediamento che conta tremila anni di storia. Il 9 giugno, gruppi estremisti hanno lanciato un attacco su vasta scala, appiccando il fuoco ai campi agricoli a est di Ramallah. Il villaggio di Taybeh si trova sotto una pressione insostenibile da quando, nelle sue immediate vicinanze, &amp;egrave; sorto un insediamento abusivo che funge da base logistica per le continue incursioni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Il ruolo dello Stato e i finanziamenti agli insediamenti illegali&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;22&quot;&gt;Le istituzioni internazionali puntano il dito direttamente contro i vertici politici di Tel Aviv. Una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che le autorit&amp;agrave; israeliane sono direttamente coinvolte nel facilitare tali violenze, fornendo supporto finanziario e militare ai coloni durante gli attacchi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;23&quot;&gt;Questa strategia &amp;egrave; confermata dalle stesse manovre economiche del governo israeliano, pronto ad approvare un piano pluriennale che stanzia oltre 350 milioni di dollari per finanziare e sostenere l'espansione di 61 insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;24&quot;&gt;La linea politica dietro a questo stanziamento &amp;egrave; stata esplicitata chiaramente dal Ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich. Annunciando il nuovo progetto di insediamento, Smotrich ha dichiarato senza mezzi termini che l'obiettivo dell'operazione &amp;egrave; &quot;stabilire fatti concreti sul terreno&quot; per impedire, in modo definitivo, la creazione di uno Stato palestinese.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Caitlin Johnstone - Dal caso Assange alla censura sui campus: come l'Impero occidentale reprime il dissenso interno</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-caitlin_johnstone__dal_caso_assange_alla_censura_sui_campus_come_limpero_occidentale_reprime_il_dissenso_interno/39602_67460/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/admin-AnD/substack.com/redirect/b48b7bb1-c986-495f-988f-2d586528332a?j=eyJ1IjoiMnhkdm5lIn0.MNmklU9rRswgb2WWIM3HzvcLJIVkAyQuUbqeljxswnM&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;Caitlin Johnstone&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Il Regno Unito ha condannato quattro attivisti contro il genocidio a diversi anni di carcere con l'accusa di terrorismo, mentre negli Stati Uniti si sta lavorando all'espulsione di un noto analista di politica estera per aver criticato la guerra in Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Venerd&amp;igrave; scorso, quattro membri del gruppo &lt;em data-path-to-node=&quot;5&quot; data-index-in-node=&quot;42&quot;&gt;Palestine Action&lt;/em&gt; sono stati condannati a un totale di 25 anni di reclusione. La loro colpa? Aver fatto irruzione, nel 2024, in una fabbrica di armi nel Regno Unito di propriet&amp;agrave; della societ&amp;agrave; israeliana Elbit Systems, danneggiando parte dei macchinari utilizzati a Gaza. Durante il processo, il giudice si &amp;egrave; rifiutato di permettere agli attivisti di spiegare alla giuria le ragioni profonde del loro gesto, vietando persino di informare i giurati che gli imputati avrebbero rischiato accuse legate al terrorismo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;I media britannici hanno sottolineato come questa sia la prima volta nella storia del Paese in cui qualcuno riceve una condanna per terrorismo per il reato di danneggiamento di propriet&amp;agrave;. Amnesty International ha duramente criticato la sentenza, definendola &quot;completamente sproporzionata&quot; e accusando i pubblici ministeri di aver voluto scientemente &quot;fare di loro un esempio&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Il Regno Unito aveva gi&amp;agrave; fatto discutere per l'assurda classificazione di &lt;em data-path-to-node=&quot;7&quot; data-index-in-node=&quot;74&quot;&gt;Palestine Action&lt;/em&gt; come organizzazione terroristica, una mossa che ha portato ad arresti di massa persino tra i semplici cittadini che esponevano cartelli con la scritta &quot;Sostengo Palestine Action&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;&lt;strong&gt;Gli Stati Uniti di Trump e la caccia all'analista geopolitico&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Nel frattempo, oltreoceano, l'amministrazione Trump ha preso di mira Trita Parsi, noto analista di politica estera, a causa delle sue aperte critiche alla guerra israelo-americana contro l'Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Secondo quanto rivelato dalla testata &lt;em data-path-to-node=&quot;11&quot; data-index-in-node=&quot;38&quot;&gt;The Free Press&lt;/em&gt;, il Dipartimento di Stato americano ha avviato un'indagine formale per valutare la revoca della carta verde a Parsi, cittadino svedese nato in Iran. Un funzionario del Dipartimento di Stato, rimasto anonimo, ha commentato la vicenda con parole emblematiche:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12,0&quot;&gt;&quot;Chiunque cerchi di minare gli Stati Uniti sar&amp;agrave; oggetto di un'attenta indagine, incluse le persone che sostengono i nostri avversari, il cui operato promuove i loro obiettivi e mina la nostra sicurezza&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Si tratta di un'espansione significativa e preoccupante degli sforzi dell'amministrazione Trump per soffocare il dissenso interno in materia di politica estera. Se in precedenza il Dipartimento di Stato si limitava a espellere studenti universitari poco noti per la loro opposizione ai massacri di Gaza, con Parsi il tiro si alza: parliamo di un commentatore professionista che appare regolarmente sulla CNN.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;&amp;Egrave; un'escalation che ricalca fedelmente la strategia del Regno Unito, che ha recentemente vietato i visti d'ingresso a opinionisti di spicco del panorama americano per aver espresso dure critiche nei confronti delle politiche di Israele.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;&lt;strong&gt;La guerra globale contro la coscienza umana&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Siamo di fronte a una vera e propria guerra contro la coscienza umana. Condannano gli attivisti per la pace come terroristi. Cercano di deportare autorevoli esperti di geopolitica solo perch&amp;eacute; criticano i conflitti americani. Di fatto, l'Occidente sta punendo le persone perch&amp;eacute; si rifiutano di comportarsi come sociopatici.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;&amp;Egrave; la stessa identica guerra di coscienza che ha visto questo impero perseguitare Julian Assange, reprimere militarmente le manifestazioni pro-Palestina nei campus universitari, indagare sugli attivisti pacifisti e intensificare la censura sulla libert&amp;agrave; di parola per silenziare ogni critica a Israele.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;In una societ&amp;agrave; sana e moralmente integra, una persona di coscienza prospererebbe, mentre un sociopatico verrebbe evitato ed emarginato. Nella societ&amp;agrave; occidentale odierna accade esattamente il contrario: le persone di coscienza vengono gettate in prigione, mentre i sociopatici scalano le vette del potere.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Questo &amp;egrave; l'inevitabile risultato del vivere sotto un impero fondato e guidato da valori sociopatici. L'obiettivo di dominare e controllare l'intera popolazione umana &amp;egrave; intrinsecamente malvagio, perch&amp;eacute; pu&amp;ograve; essere perseguito solo attraverso guerre incessanti, militarismo, propaganda di massa, inganni e tirannia.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Ecco perch&amp;eacute;, nel nostro mondo capovolto, chi dice la verit&amp;agrave; viene etichettato come traditore, chi manifesta contro un genocidio come antisemita, e chi si batte per la pace come terrorista. Viviamo in una distopia in cui i giusti vengono oppressi e i malvagi governano la Terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;________________&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Traduzione de l'AntiDiplomatico)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;*Giornalista e saggista australiana. Pubblica tutti i suoi articoli nella newsletter personale:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;https://www.caitlinjohnst.one/&quot;&gt;https://www.caitlinjohnst.one/&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>“Finanziano la guerra”: l’Onu accusa il Lussemburgo per la vendita delle obbligazioni israeliane</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-finanziano_la_guerra_lonu_accusa_il_lussemburgo_per_la_vendita_delle_obbligazioni_israeliane/45289_67458/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Secondo quanto scritto da Sebastian Shehadi di Middle East Eye, il 1&amp;deg; settembre 2025 una decisione amministrativa passata quasi inosservata, presa dall'autorit&amp;agrave; di vigilanza finanziaria di uno dei paesi pi&amp;ugrave; piccoli d'Europa, ha scatenato una tempesta legale tuttora in corso.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;La Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo ha infatti approvato il prospetto informativo del programma di obbligazioni israeliane destinate alla diaspora, consentendo la vendita dei cosiddetti &quot;Israel Bonds&quot; agli investitori al dettaglio in tutta l'Unione Europea.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Queste obbligazioni sono state esplicitamente commercializzate con lo slogan &lt;em data-path-to-node=&quot;6&quot; data-index-in-node=&quot;77&quot;&gt;&quot;Sostieni Israele. Israele &amp;egrave; in guerra&quot;&lt;/em&gt;. L'approvazione da parte del Lussemburgo &amp;egrave; giunta in un contesto di crescente indignazione internazionale e di accuse di genocidio rivolte a Israele per le sue azioni a Gaza.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Per anni, il programma di emissione di queste obbligazioni era rimasto ancorato all'Irlanda, sotto la regolamentazione della banca centrale locale. Tuttavia, la costante opposizione del parlamento e della societ&amp;agrave; civile a Dublino &amp;mdash; che collegava la vendita dei titoli al finanziamento delle operazioni militari a Gaza &amp;mdash; ha esercitato una pressione tale da indurre l'emittente, la Development Corporation for Israel (DCI) con sede negli Stati Uniti, a richiedere il trasferimento della sede.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Ai sensi della normativa UE, un emittente pu&amp;ograve; richiedere che la &quot;competenza di approvazione&quot; di uno specifico prospetto informativo venga delegata all'autorit&amp;agrave; di regolamentazione di un altro Stato membro. Il Lussemburgo ha acconsentito a riceverla, ponendo la CSSF come ente regolatore.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Ci&amp;ograve; che &amp;egrave; accaduto in seguito &amp;egrave; stato altamente anomalo, viste le controversie politiche che circondavano queste obbligazioni: la CSSF non ha consultato il Ministero degli Affari Esteri ed Europei del Lussemburgo prima di approvare il documento.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Le dure critiche delle Nazioni Unite e della societ&amp;agrave; civile&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, non ha risparmiato critiche all'accordo quando, il mese scorso, &amp;egrave; intervenuta a una &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=https://www.amnesty.lu/communique-de-presse/conference-israel-bonds-luxembourg-responsabilite-juridique/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwie7Ob6_YOVAxUAAAAAHQAAAAAQHw&quot;&gt;conferenza in Lussemburgo organizzata&lt;/a&gt; da Amnesty International per esaminare la responsabilit&amp;agrave; legale del Paese nei confronti di Israele.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12,0&quot;&gt;&quot;La vendita di queste obbligazioni &amp;egrave; illegale secondo il diritto internazionale perch&amp;eacute; i proventi vengono destinati direttamente al finanziamento del genocidio&quot;, ha affermato Albanese. &quot;Il diritto internazionale esige che tutti gli operatori finanziari si astengano dal collegarsi direttamente a crimini contro i diritti umani. E coloro che hanno autorizzato la vendita di obbligazioni sono implicati. Vendere queste obbligazioni &amp;egrave; moralmente e legalmente sbagliato.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;I governi emettono obbligazioni per raccogliere fondi destinati alla spesa pubblica o per ripagare i debiti. Per Israele, la vendita di questi titoli &amp;egrave; stata cruciale per finanziare le guerre a &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=https://www.middleeasteye.net/news/war-gaza-israel-bonds-surge-sales-fuelled-us-states-and-municipalities&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwie7Ob6_YOVAxUAAAAAHQAAAAAQIA&quot;&gt;Gaza&lt;/a&gt;, in Libano e in Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;&lt;strong&gt;Obbligazioni commercializzate per scopi bellici&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Per comprendere perch&amp;eacute; giuristi e parlamentari stiano ora definendo l'approvazione del Lussemburgo una potenziale violazione del diritto internazionale, &amp;egrave; utile capire cosa siano effettivamente gli Israel Bonds della DCI.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;A differenza dei titoli di Stato israeliani standard venduti agli investitori istituzionali (come riportato da &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=https://www.middleeasteye.net/news/israel-gaza-war-bonds-diaspora-bypassing-markets&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwie7Ob6_YOVAxUAAAAAHQAAAAAQIQ&quot;&gt;Middle East Eye&lt;/a&gt;), gli Israel Bonds vengono commercializzati direttamente presso investitori al dettaglio, organizzazioni religiose e fondi municipali, spesso attraverso reti della diaspora e appelli alla solidariet&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Il materiale promozionale della DCI all'epoca dell'approvazione in Lussemburgo non lasciava dubbi sul suo scopo: sostenere il bilancio di guerra di Israele. Secondo il &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=https://www.instagram.com/p/DBg8R6sI-Y4/%3Fhl%3Den%26img_index%3D1&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwie7Ob6_YOVAxUAAAAAHQAAAAAQIg&quot;&gt;sito web e la pagina Instagram di DCI&lt;/a&gt;, dal 7 ottobre 2023 le obbligazioni israeliane hanno raccolto 7,7 miliardi di dollari per il governo israeliano.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;I proventi derivanti da queste emissioni confluiscono nelle casse israeliane come finanziamenti generali senza vincoli, in un momento in cui la spesa militare del Paese &amp;egrave; balzata da circa il 20% a oltre il 30% della spesa pubblica totale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Un rapporto dettagliato pubblicato il mese scorso, redatto da un team di giuristi, economisti e specialisti in regolamentazione finanziaria e presentato alla conferenza di &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=https://www.amnesty.lu/communique-de-presse/conference-israel-bonds-luxembourg-responsabilite-juridique/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwie7Ob6_YOVAxUAAAAAHQAAAAAQIw&quot;&gt;Amnesty International in Lussemburgo&lt;/a&gt;, illustra i rischi che le obbligazioni israeliane comportano per il Granducato e per gli investitori.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Secondo il rapporto, la strategia di marketing di DCI sfrutta il sentimento politico ed emotivo, oscurando numerose problematiche finanziarie e legali. Nonostante i documenti finanziari ufficiali di Israele depositati negli Stati Uniti segnalino una grave contrazione economica, la DCI assicura agli acquirenti un'economia &quot;resiliente&quot; pronta a superare le prestazioni delle altre nazioni sviluppate.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;22&quot;&gt;Il rapporto definisce questo fenomeno un &quot;premio patriottico&quot;: l'idea che gli acquirenti, motivati ??dalla solidariet&amp;agrave; piuttosto che da calcoli finanziari, accettino rendimenti ben al di sotto di quanto il rischio effettivamente giustifichi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;23&quot;&gt;Un investitore che prestasse denaro all'Ucraina per un anno, ad esempio, richiederebbe un rendimento di circa il 25%; per la Russia, circa il 15%. In breve, prestare denaro a paesi in guerra di solito si traduce in alti rendimenti per gli investitori. Ma le obbligazioni israeliane rendono circa il 4%, nonostante il Paese sia in guerra e registri un deficit di quasi il 7% del PIL.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;24&quot;&gt;Secondo gli autori, questo divario non viene colmato da solidi principi economici, bens&amp;igrave; dal &lt;em data-path-to-node=&quot;24&quot; data-index-in-node=&quot;93&quot;&gt;sentiment&lt;/em&gt; di mercato, e i piccoli investitori si assumono rischi di cui non sono mai stati adeguatamente informati.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;26&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il Lussemburgo sta ignorando il diritto internazionale?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;27&quot;&gt;Il quadro giuridico del rapporto si basa su tre provvedimenti provvisori emessi dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) nel 2024, ognuno dei quali conferma la plausibilit&amp;agrave; che Israele stia commettendo un genocidio, sebbene il procedimento principale sia ancora in corso. Cita inoltre il parere consultivo della CIG del luglio 2024, che ha imposto a tutti gli Stati l'obbligo di non assistenza e di non cooperazione nei confronti dell'occupazione illegale da parte di Israele.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;28&quot;&gt;&quot;La negoziazione di obbligazioni israeliane sui mercati dell'UE costituisce innegabilmente una grave violazione del diritto internazionale&quot;, ha dichiarato a MEE Shahd Hammouri di Law for Palestine, uno dei relatori principali della conferenza. &quot;Questo atto non pu&amp;ograve; essere giustificato facendo riferimento a considerazioni finanziarie o burocratiche.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;29&quot;&gt;Hammouri si &amp;egrave; spinta oltre, sostenendo che l'autorit&amp;agrave; di vigilanza finanziaria del Lussemburgo possedeva gli strumenti necessari per rifiutare la richiesta, ma ha scelto di non utilizzarli:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;30&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;30,0&quot;&gt;&quot;Il Lussemburgo aveva la facolt&amp;agrave; discrezionale, ai sensi del regolamento sui prospetti, di rifiutare l'approvazione ogniqualvolta sussistessero rischi sistematici per l'interesse pubblico, la pace e il mantenimento di un regime illegittimo. Non esercitare tale facolt&amp;agrave; in presenza di un grave rischio di complicit&amp;agrave; costituisce una chiara violazione dei propri doveri.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;31&quot;&gt;L'aspetto pi&amp;ugrave; rilevante, secondo Hammouri, &amp;egrave; la possibilit&amp;agrave; che ne derivi una responsabilit&amp;agrave; penale personale: &lt;em data-path-to-node=&quot;31&quot; data-index-in-node=&quot;111&quot;&gt;&quot;Agevolando la gestione dei proventi fungibili derivanti dalle obbligazioni israeliane, il Lussemburgo si rende complice di atti di genocidio... e coloro che hanno preso la decisione di approvare il prospetto informativo sono a tutti gli effetti penalmente responsabili&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;32&quot;&gt;&lt;strong&gt;I paralleli storici con l'Apartheid&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;33&quot;&gt;Il rapporto traccia un esplicito parallelo storico con il passato del Lussemburgo. Tra il 1967 e il 1975, la Kredietbank Luxembourg concesse prestiti per circa 625 milioni di dollari al Sudafrica dell'apartheid, mentre i titoli di debito del regime venivano quotati alla Borsa del Lussemburgo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;34&quot;&gt;La risposta internazionale culmin&amp;ograve; infine nel &lt;em data-path-to-node=&quot;34&quot; data-index-in-node=&quot;46&quot;&gt;Comprehensive Anti-Apartheid Act&lt;/em&gt; statunitense del 1986, che proibiva esplicitamente l'acquisto di titoli di debito pubblico sudafricani. &quot;Il quadro normativo odierno &amp;egrave; sostanzialmente pi&amp;ugrave; solido&quot;, osserva il rapporto, &quot;essendo ancorato a sentenze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia piuttosto che a pressioni politiche&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;35&quot;&gt;La contraddizione &amp;egrave; accentuata dal fatto che il Lussemburgo ha riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina il 22 settembre 2025, appena tre settimane dopo l'approvazione del prospetto obbligazionario da parte della CSSF.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;37&quot;&gt;&lt;strong&gt;'L'inazione non &amp;egrave; un'opzione'&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;38&quot;&gt;La conferenza di Amnesty International in Lussemburgo, tenutasi il 18 maggio 2026, ha riunito oltre 200 persone, tra cui Albanese, l'economista politico Shir Hever, la senatrice irlandese Alice-Mary Higgins e diversi parlamentari lussemburghesi. L'incontro ha generato cinque richieste di intervento concrete, da attuare entro sei-dodici mesi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;39&quot;&gt;La scadenza pi&amp;ugrave; urgente &amp;egrave; quella di settembre 2026, data in cui i prospetti obbligazionari vengono rinnovati su base annuale. La senatrice Higgins, tra i politici che contribuirono a forzare il trasferimento iniziale dei titoli fuori dall'Irlanda, ha chiarito che n&amp;eacute; Dublino n&amp;eacute; il Lussemburgo dovrebbero agevolare il prossimo rinnovo: &lt;em data-path-to-node=&quot;39&quot; data-index-in-node=&quot;335&quot;&gt;&quot;Queste autorit&amp;agrave; dispongono di strumenti che dovrebbero utilizzare per garantire che queste obbligazioni non vengano rinnovate a settembre&quot;&lt;/em&gt;. Se ci&amp;ograve; accadesse e nessun altro Paese dell'UE accettasse di approvare i titoli, questi non potrebbero pi&amp;ugrave; essere venduti nel blocco comunitario.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;40&quot;&gt;Higgins ha inoltre criticato apertamente la tendenza dei governi a trincerarsi dietro l'indipendenza dei propri organi di regolamentazione: &lt;em data-path-to-node=&quot;40&quot; data-index-in-node=&quot;140&quot;&gt;&quot;Il governo vorrebbe negare ogni responsabilit&amp;agrave; affermando che l'indipendenza dell'autorit&amp;agrave; competente significa 'non possiamo fare nulla'. Questa non &amp;egrave; una posizione accettabile&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;41&quot;&gt;Franz Fayot, deputato lussemburghese del partito di centrosinistra LSAP, ha dichiarato alla conferenza che il suo team ha pubblicato due pareri legali &amp;mdash; uno redatto da studiosi dell'Universit&amp;agrave; del Lussemburgo e l'altro dall'Universit&amp;agrave; di Utrecht nei Paesi Bassi &amp;mdash; ed entrambi concludono che le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele sono fuori discussione e che l'inazione del Lussemburgo non &amp;egrave; un'opzione.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;42&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;42,0&quot;&gt;&quot;&amp;Egrave; inoltre affermato in modo molto chiaro che il Lussemburgo ha ancora oggi la possibilit&amp;agrave; di agire economicamente attraverso le sanzioni, ma anche di intervenire tramite il suo settore finanziario. Questa &amp;egrave; la grande leva di cui disponiamo&quot;, ha spiegato Fayot, promettendo un dibattito parlamentare organizzato insieme ai Verdi e al partito D&amp;eacute;i L&amp;eacute;nk (Sinistra) per presentare proposte di legge concrete.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;44&quot;&gt;&lt;strong&gt;Elusione politica e cavilli tecnici&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;45&quot;&gt;Il governo di coalizione di centro-destra del Lussemburgo ha finora risposto alle pressioni con una strategia elusiva. Interrogati in parlamento alla fine di maggio 2026, i ministri si sono rifiutati di chiarire se l'approvazione della CSSF del settembre 2025 comportasse responsabilit&amp;agrave; internazionali per lo Stato, invocando la totale indipendenza dell'organismo di vigilanza.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;46&quot;&gt;La stessa linea &amp;egrave; stata mantenuta di fronte alle proteste di piazza. Quando gli attivisti della neonata campagna &lt;a class=&quot;ng-star-inserted&quot; href=&quot;https://www.google.com/search?q=https://www.instagram.com/stopisraelbondslux/%3Fhl%3Den&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot; data-hveid=&quot;0&quot; data-ved=&quot;0CAAQ_4QMahcKEwie7Ob6_YOVAxUAAAAAHQAAAAAQJA&quot;&gt;Stop Israel Bonds&lt;/a&gt; hanno manifestato davanti al Ministero delle Finanze, l'ufficio del ministro Gilles Roth si &amp;egrave; limitato a rilasciare una nota dichiarando che &quot;la CSSF &amp;egrave; l'autorit&amp;agrave; competente&quot;. Una posizione speculare a quella fornita ai giornalisti nel febbraio 2026.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;47&quot;&gt;La CSSF, dal canto suo, ha sempre sostenuto che il proprio ruolo sia puramente tecnico e limitato a verificare la completezza, la coerenza e la comprensibilit&amp;agrave; delle informazioni contenute nel prospetto degli Israel Bonds, specificando che l'approvazione non costituisce un giudizio sulla solvibilit&amp;agrave; dell'emittente o sul merito finanziario dell'operazione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;48&quot;&gt;I critici considerano questa difesa insostenibile. Parlando con MEE, Anas Obeidat, attivista residente in Lussemburgo e coautore del rapporto, lo ha affermato senza mezzi termini:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;49&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;49,0&quot;&gt;&quot;Nascondersi dietro cavilli tecnici non esonera dalle responsabilit&amp;agrave;. I meccanismi di distanziamento legale e finanziario non possono essere usati come scudo per sottrarsi alle proprie responsabilit&amp;agrave; per ci&amp;ograve; che sta accadendo nei Territori Palestinesi Occupati e per il ruolo del Lussemburgo nel facilitare il finanziamento dei crimini di guerra&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;51&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il paradosso della capitale europea dell'ESG&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;52&quot;&gt;C'&amp;egrave; un'ulteriore dimensione che sta mettendo in forte imbarazzo il settore finanziario del Granducato. Il Lussemburgo ha investito massicciamente per posizionarsi come il polo di riferimento europeo per la finanza sostenibile e gli investimenti ESG (ambientali, sociali e di governance).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;53&quot;&gt;Il Fondo pensionistico statale norvegese, la cui lista di esclusione fa da bussola per la comunit&amp;agrave; ESG globale, ha gi&amp;agrave; disinvestito dalle societ&amp;agrave; legate all'occupazione illegale, seguito da diverse altre istituzioni finanziarie europee. Al contrario, il fondo pensionistico pubblico del Lussemburgo (&lt;em data-path-to-node=&quot;53&quot; data-index-in-node=&quot;300&quot;&gt;Fonds de Compensation&lt;/em&gt;) continua a investire in diverse societ&amp;agrave; incluse nel database delle Nazioni Unite che elenca le imprese a sostegno degli insediamenti israeliani.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;54&quot;&gt;&quot;Il Lussemburgo &amp;egrave; il pi&amp;ugrave; grande polo ESG d'Europa&quot;, si legge nel rapporto, e l'approvazione del prospetto degli Israel Bonds &quot;mette a dura prova, sia a livello reputazionale che politico, questa posizione&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;55&quot;&gt;Secondo Shahd Hammouri, un cambio di rotta sarebbe epocale: &lt;em data-path-to-node=&quot;55&quot; data-index-in-node=&quot;60&quot;&gt;&quot;Un movimento politico in Lussemburgo che regoli il settore finanziario in modo da rendere impossibile trarre profitto da gravi violazioni in contesti di guerra sarebbe rivoluzionario per l'economia globale&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;57&quot;&gt;&lt;strong&gt;Scadenza imminente: cosa succeder&amp;agrave; a settembre?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;58&quot;&gt;Secondo alcune fonti, in Lussemburgo si sta preparando una causa contro la CSSF basata sulla presunta mancata protezione degli investitori da rischi non adeguatamente segnalati nel prospetto, ricalcando l'azione legale intentata a Dublino contro la Banca Centrale d'Irlanda prima del trasferimento dei titoli.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;59&quot;&gt;La campagna &quot;Stop Israel Bonds&quot;, lanciata durante la conferenza di maggio, sta coordinando le pressioni della societ&amp;agrave; civile tra Lussemburgo, Irlanda e l'intera Unione Europea. L'obiettivo esplicito &amp;egrave; impedire che, in caso di mancato rinnovo in Lussemburgo, i titoli vengano semplicemente trasferiti in Germania o in un altro Paese compiacente.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;60&quot;&gt;La scadenza di settembre 2026 &amp;egrave; ormai vicina. Resta da vedere se il governo del Lussemburgo continuer&amp;agrave; a dichiararsi impotente o se il parlamento, la societ&amp;agrave; civile e il peso del diritto internazionale imporranno una decisione diversa prima del rinnovo del prospetto informativo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;61&quot;&gt;Come dichiarato a MEE da Martina Patone, coautrice del rapporto: &lt;em data-path-to-node=&quot;61&quot; data-index-in-node=&quot;65&quot;&gt;&quot;Quanto scritto in questo documento non &amp;egrave; sconosciuto ai governi europei. Mantenerlo nero su bianco servir&amp;agrave; a ricordare alle generazioni future ci&amp;ograve; che &amp;egrave; stato fatto e a smascherare, nel presente, coloro che hanno scelto di non agire&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/israel-gaza-tank-landing-afp_0.jpg.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Vertice Russia-ASEAN 2026: gli artefici di un nuovo modello di sviluppo globale in un mondo multipolare</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vertice_russiaasean_2026_gli_artefici_di_un_nuovo_modello_di_sviluppo_globale_in_un_mondo_multipolare/39602_67455/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Merlo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 17 al 19 giugno 2026 si terr&amp;agrave; a Kazan il quinto vertice Russia-ASEAN, in occasione del 35&amp;deg; anniversario dell'instaurazione delle relazioni commerciali ed economiche tra la Federazione Russa e l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico. All'evento parteciperanno i capi di Stato e di governo dei paesi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e, con ogni probabilit&amp;agrave;, anche il presidente russo Vladimir Putin. Questo incontro costituir&amp;agrave; una tappa fondamentale nella definizione di un nuovo modello di sviluppo globale, in grado di rispondere alle esigenze progressive di un mondo multipolare in un contesto di rapida trasformazione dell&amp;rsquo;economia mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il partenariato tra la Russia e l&amp;rsquo;ASEAN vanta una lunga storia: 35 anni di interazione economica ininterrotta creano una solida base per la cooperazione strategica. L&amp;rsquo;ASEAN &amp;egrave; un&amp;rsquo;organizzazione intergovernativa regionale fondata nel 1967. Ne fanno parte 11 paesi: Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Filippine, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia e Timor Est. Il territorio di questi Stati conta oltre 670 milioni di abitanti e il PIL complessivo raggiunge quasi i 10.000 miliardi di dollari. Si tratta di una delle regioni in pi&amp;ugrave; rapida crescita al mondo. Il vertice di Kazan &amp;egrave; chiamato non solo a confermare questa solida base, ma anche a dare nuovo slancio alla cooperazione nei settori del commercio, degli investimenti, della sicurezza e dello sviluppo sostenibile. La portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, ha dichiarato al Forum economico di San Pietroburgo: &amp;laquo;Il vertice Russia-ASEAN di giugno indicher&amp;agrave; al mondo la via verso il futuro&amp;raquo;. Secondo lei, questa via &amp;egrave; direttamente collegata alla multipolarit&amp;agrave; e alla policentricit&amp;agrave; delle relazioni internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La priorit&amp;agrave; chiave del vertice sar&amp;agrave; il Nuovo piano di cooperazione 2026-2030, che definir&amp;agrave; le priorit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;interazione della Russia con i paesi del Sud-Est asiatico per i prossimi anni nei seguenti ambiti:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- Rafforzamento della cooperazione globale tra la Russia e l&amp;rsquo;ASEAN;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- Definizione di nuovi contorni di interazione in formati bilaterali e multilaterali;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- Garanzia di un approfondimento dell'interconnessione economica;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- Risposta congiunta alle sfide della sicurezza regionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli orientamenti a lungo termine del partenariato in materia di politica, sicurezza, economia, scienza e cultura contribuiscono a stabilizzare le turbolenze in un contesto internazionale caotico. Particolare attenzione sar&amp;agrave; dedicata alle questioni economiche nel contesto della trasformazione dell&amp;rsquo;economia mondiale, dove i paesi dell&amp;rsquo;ASEAN dimostrano &amp;laquo;un fantastico modello di cooperazione basato sul rispetto reciproco degli interessi&amp;raquo;. Gli Stati dell'ASEAN sono stati tra i primi a dimostrare un formato unico di cooperazione, che tiene conto degli interessi di ciascun partecipante e apporta benefici sia ai singoli paesi che all'intera regione.&amp;nbsp; I paesi hanno abbandonato la logica del &amp;laquo;chi &amp;egrave; pi&amp;ugrave; forte ha ragione&amp;raquo;, concentrandosi invece sulla creazione e sulla ricerca di soluzioni alle sfide globali attraverso lo sviluppo di una rete di centri di influenza su un piano di parit&amp;agrave;. Il forum d&amp;rsquo;affari &amp;ldquo;a margine&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;evento creer&amp;agrave; una piattaforma per l&amp;rsquo;interazione diretta tra imprese, investimenti e progetti concreti nel campo del commercio e della cooperazione tecnologica. La Russia offre ampie opportunit&amp;agrave; ai rappresentanti della comunit&amp;agrave; imprenditoriale straniera, tra cui l&amp;rsquo;accesso a un mercato ampio e stabile, catene logistiche vantaggiose, nonch&amp;eacute; lo scambio di tecnologie nei settori dell&amp;rsquo;IT, dell&amp;rsquo;energia, della logistica, dell&amp;rsquo;industria farmaceutica, del complesso militare-industriale e in altri settori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il quinto vertice Russia-ASEAN a Kazan costituir&amp;agrave; una tappa importante nella formazione di un nuovo modello di sviluppo globale, in cui la multipolarit&amp;agrave; e la policentricit&amp;agrave; non sono solo concetti, ma principi pratici delle relazioni internazionali, dimostrando un percorso progressista verso la prosperit&amp;agrave; comune, basato sul rifiuto della logica del dominio e creando un'alternativa a un mondo &amp;ldquo;fondato sulle regole&amp;rdquo;&amp;hellip; del bullismo.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>Alberto Negri: &quot;La Signora Meloni mi deve spiegare perché le sanzioni alla Russia o all'Iran vanno bene e ad Israele no?&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alberto_negri_la_signora_meloni_mi_deve_spiegare_perch_le_sanzioni_alla_russia_o_alliran_vanno_bene_e_ad_israele_no/56082_67456/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&quot;Storia in diretta&quot; di Loretta Napoleoni&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;con Alberto Negri, 13 giugno 2026&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/ckkhVufPky4?si=6F45PMYP5J6gdNSv&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;315&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;C'&amp;egrave; un momento, in questa intervista per l'AntiDiplomatico di Loretta Napoleoni, in cui Alberto Negri &amp;ndash; inviato di guerra per quarant'anni &amp;ndash; dice una cosa che farebbero bene a tenere a mente tutti i nostri &amp;laquo;deliranti commentatori&amp;raquo;: &amp;laquo;A me la lacrimuccia non scappa. Mi scappano altre considerazioni&amp;raquo;. &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il bersaglio grosso, all'inizio, &amp;egrave; Donald Trump. Negri lo definisce senza mezzi termini: &amp;laquo;Un neuropatico&amp;raquo; che una volta dice una cosa e due ore dopo ne dice un'altra. &amp;laquo;Stiamo parlando in una situazione in cui il pi&amp;ugrave; importante leader del mondo non &amp;egrave; in grado di essere presente a se stesso&amp;raquo;, taglia corto. E poi l'affondo: &amp;laquo;Un uomo disperato, sull'orlo di una crisi di nervi&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Le radici del disastro: Obama e Hillary Clinton&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Ma attenzione, precisa Negri: &amp;laquo;Il neuropatico Trump &amp;egrave; il prodotto di quello che &amp;egrave; successo prima&amp;raquo;. E qui il mirino si sposta su Barack Obama, definito &amp;laquo;un incapace totale, una delle pi&amp;ugrave; grosse disgrazie che siano capitate ai democratici. Ha fomentato le primavere arabe, li ha condotti in guerra, non &amp;egrave; stato capace di sistemare l'Iraq, ha allargato il conflitto alla Siria&amp;raquo;. Poi la stoccata finale su Hillary Clinton che nel 2011, da segretaria di Stato in visita alla Farnesina, &amp;laquo;ridacchiava sgangheratamente&amp;raquo; annunciando: &amp;laquo;Lo andremo a prendere e lo faremo fuori&amp;raquo;, riferendosi a Gheddafi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Altro punto cruciale dell'intervista &amp;egrave; la denuncia del doppio standard occidentale. Negri smonta l'ipocrisia con un esempio secco: &amp;laquo;La signora Meloni ha giustificato il fatto di non aderire a una sospensione dell'accordo di associazione di Israele all'Unione Europea perch&amp;eacute; dice non si pu&amp;ograve; punire un intero popolo. Benissimo, ha ragione. Per&amp;ograve; mi deve spiegare perch&amp;eacute; le sanzioni alla Russia vanno bene, perch&amp;eacute; le sanzioni all'Iran vanno bene, perch&amp;eacute; l&amp;agrave; non ci sono dei popoli o ci sono dei governi o dei regimi secondo lei, ma non ci sono dei popoli&amp;raquo;. Due pesi e due misure.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Gaza, Libano, Cisgiordania: l'Europa che non c'&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Poi c'&amp;egrave; Gaza, il Libano, la Cisgiordania. Non statistiche. Persone che muoiono senza medicine, con le bende tagliate a met&amp;agrave;. E un'Europa che, secondo Negri, ha perso ogni influenza. Colpevoli? &amp;laquo;La Germania, che ha voluto l'allargamento dell'UE solo per motivi economici. La Francia, che in Libia si &amp;egrave; comportata in maniera criminale&amp;raquo;. Il bilancio, per l'Occidente, &amp;egrave; spietato: &amp;laquo;I tedeschi non hanno vinto la Prima Guerra Mondiale, hanno perso la seconda e perdono anche la terza, quella che combattiamo tutti noi europei adesso&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'affondo finale &amp;egrave; sul cosiddetto &amp;laquo;Board of Peace&amp;raquo; di Trump: &amp;laquo;Due ubriaconi come Milei e Orb&amp;aacute;n che si abbracciavano cantando 'Blueberry Hill' di Elvis Presley. Questo &amp;egrave; il livello che ci assicura Trump&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;&lt;strong&gt;GUARDA L'INTERVISTA COMPLETA:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/ckkhVufPky4?si=6F45PMYP5J6gdNSv&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;315&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Storia in diretta</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>Il Ministro della Difesa britannico si dimette in polemica sulla spesa militare</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_ministro_della_difesa_britannico_si_dimette_in_polemica_sulla_spesa_militare/45289_67457/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Francesco Fustaneo&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I nodi vengono sempre al pettine. Oltremanica, gliannunci di incremento della spesa per gli armamenti, spinti dai nuovi target della NATO, si sono infranti contro il realistico muro dei conti pubblici da mantenere in ordine. Perch&amp;eacute; se investi maggiori somme per finalit&amp;agrave; belliche &amp;ndash; poco importa se le chiami &amp;ldquo;difesa&amp;rdquo; &amp;ndash; da qualche parte devi operare dei tagli, e non sempre &amp;egrave; possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si pu&amp;ograve; riassumere cos&amp;igrave; la motivazione che ha portato il ministro della Difesa del Regno Unito, John Healey, a dimettersi improvvisamente gioved&amp;igrave;, in aperto disaccordo con il governo sulla futura spesa militare. Le sue dimissioni gettano nuovi dubbi sulla tenuta dell&amp;rsquo;esecutivo presieduto dal primo ministro Keir Starmer, gi&amp;agrave; indebolito da sconfitte elettorali e malumori interni al partito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella lettera di dimissioni, Healey ha dichiarato che il piano di investimenti per la difesa fino al 2035 &amp;egrave; &amp;ldquo;ampiamente insufficiente&amp;rdquo; in un periodo di crescenti minacce globali. Ha accusato il Tesoro di essere &amp;ldquo;riluttante&amp;rdquo; e il premier di essere &amp;ldquo;incapace&amp;rdquo; di garantire le risorse necessarie, sottolineando che gli aumenti previsti entro il 2030 sarebbero &amp;ldquo;trascurabili&amp;rdquo; rispetto agli impegni gi&amp;agrave; presi per il 2027.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oltre a Healey, apprendiamo dalla stampa inglese che si sono dimessi anche il ministro delle Forze Armate, Al Carns, e la consigliera Pamela Nash. Al suo posto, Starmer ha nominato Dan Jarvis, un ex ufficiale dell&amp;rsquo;esercito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le dimissioni arrivano mentre il Regno Unito &amp;egrave; sotto pressione per adeguarsi ai nuovi target della NATO, che chiedono agli alleati di spendere il 3,5% del PIL in difesa entro il 2035. A complicare il quadro, la scarsit&amp;agrave; di risorse pubbliche e il braccio di ferro tra ministeri: Energia, ad esempio, spinge per non tagliare gli investimenti sul clima a favore della difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Starmer, gi&amp;agrave; in difficolt&amp;agrave; dopo le sconfitte elettorali e le voci di una possibile sfida alla leadership (con il sindaco di Manchester, Andy Burnham, in attesa di un seggio parlamentare), la perdita di un fedelissimo come Healey rappresenta un duro colpo. L&amp;rsquo;ex ministro godeva di ottimi rapporti con gli alleati europei, in particolare con il collega tedesco Boris Pistorius.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Negoziati, missili e Hormuz: la partita decisiva tra USA e Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-negoziati_missili_e_hormuz_la_partita_decisiva_tra_usa_e_iran/45289_67448/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase estremamente delicata, in cui diplomazia e confronto militare si intrecciano in modo sempre pi&amp;ugrave; evidente. Da un lato, il presidente statunitense Donald Trump continua a sostenere che un accordo con Teheran sarebbe ormai vicino; dall'altro, le autorit&amp;agrave; iraniane respingono tali affermazioni come una combinazione di realt&amp;agrave; e propaganda destinata a costruire l'immagine di una vittoria diplomatica USA e allontanare gli spettri di una sconfitta strategica. Secondo fonti iraniane, il testo di una possibile intesa non &amp;egrave; stato ancora approvato e restano aperte questioni fondamentali. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha confermato che gran parte del documento sarebbe ormai definita, ma ha sottolineato che le continue modifiche e i cambiamenti di posizione di Washington continuano a ostacolare il processo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Teheran insiste sul fatto che qualsiasi accordo dovr&amp;agrave; rispettare le proprie &quot;linee rosse&quot; strategiche e includere meccanismi di risposta immediata nel caso di future violazioni statunitensi. Le tensioni sono state alimentate dagli ultimi scontri militari nel Golfo Persico. Nelle scorse ore gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro obiettivi nella provincia iraniana di Hormozgan e lungo la costa meridionale del Paese, giustificandoli come operazioni necessarie per proteggere la navigazione nello Stretto di Hormuz. Le autorit&amp;agrave; iraniane sostengono invece che tali azioni rappresentino una violazione del cessate il fuoco raggiunto ad aprile e una dimostrazione della persistente ostilit&amp;agrave; USA. Particolarmente controversi sono stati gli attacchi contro infrastrutture civili. Secondo le autorit&amp;agrave; locali, due serbatoi idrici nella contea di Sirik sarebbero stati colpiti dai bombardamenti statunitensi, provocando l'interruzione della fornitura di acqua potabile a oltre 20.000 persone in piena estate. Teheran ha denunciato l'episodio come una grave violazione del diritto internazionale. La risposta iraniana non si &amp;egrave; fatta attendere. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato attacchi missilistici e con droni contro installazioni militari statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania, oltre all'abbattimento di un drone MQ-9 Reaper nei pressi dello Stretto di Hormuz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Teheran, tali operazioni dimostrano che le capacit&amp;agrave; militari della Repubblica Islamica restano pienamente operative, smentendo le dichiarazioni di Trump secondo cui le forze armate iraniane sarebbero state &quot;completamente distrutte&quot;. Lo scontro narrativo &amp;egrave; diventato ormai parte integrante della crisi. Mentre Trump afferma che l'Iran sarebbe vicino ad accettare le condizioni nordamericane, i dirigenti iraniani &lt;a href=&quot;https://www.tehrantimes.com/news/526847/From-Epic-Fury-to-Fake-Victory&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;sostengono&lt;/a&gt; che Washington abbia dovuto ritirare alcune richieste avanzate nelle ultime settimane attraverso la mediazione del Qatar, dopo il fallimento delle pressioni militari e diplomatiche esercitate su Teheran. Al centro della contesa rimane per&amp;ograve; lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota cruciale del commercio energetico mondiale. L'Iran ha annunciato la chiusura completa del passaggio marittimo fino a nuovo ordine, trasformando la questione in una sfida strategica globale. Numerosi analisti occidentali riconoscono ormai che gli Stati Uniti non dispongono di una soluzione semplice per garantire il controllo della rotta senza tenere conto dell'influenza iraniana. Esperti di politica internazionale e centri di ricerca occidentali evidenziano come la geografia rappresenti uno dei principali strumenti di deterrenza di Teheran. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Missili, droni, capacit&amp;agrave; asimmetriche e la posizione dominante lungo le coste del Golfo consentono all'Iran di esercitare una pressione costante sui traffici energetici e commerciali internazionali. Le conseguenze economiche sono gi&amp;agrave; visibili. L'incertezza sulla sicurezza dello Stretto ha alimentato la volatilit&amp;agrave; dei mercati energetici e contribuito all'aumento dei prezzi del petrolio. Secondo alcune stime citate dalla stampa USA, il conflitto avrebbe gi&amp;agrave; generato costi significativi per le famiglie statunitensi attraverso il rincaro dei carburanti e dell'energia. In questo contesto, Washington appare stretta tra due opzioni entrambe problematiche: proseguire l'escalation militare, con il rischio di aggravare i costi economici e geopolitici del confronto, oppure accettare una de-escalation negoziata che richiederebbe concessioni difficili da giustificare sul piano politico interno. Per il momento, nonostante le dichiarazioni ottimistiche della Casa Bianca, un accordo definitivo sembra ancora lontano. Le ultime settimane hanno mostrato come il confronto tra Stati Uniti e Iran non sia pi&amp;ugrave; soltanto una disputa sul programma nucleare, ma una pi&amp;ugrave; ampia competizione strategica per il controllo degli equilibri regionali, delle rotte energetiche e dell'assetto geopolitico del Medio Oriente. Lo Stretto di Hormuz si conferma cos&amp;igrave; il punto nevralgico di una crisi che continua ad avere implicazioni ben oltre i confini del Golfo Persico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE &quot;TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La narrativa del declino russo si scontra con la realtà del campo di battaglia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_narrativa_del_declino_russo_si_scontra_con_la_realt_del_campo_di_battaglia/45289_67449/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Mentre gran parte dei media occidentali continua a descrivere la Russia come un attore in difficolt&amp;agrave; sul campo di battaglia, gli &lt;a href=&quot;https://tass.com/defense/2145819&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;sviluppi&lt;/a&gt; delle ultime settimane raccontano una realt&amp;agrave; pi&amp;ugrave; complessa e, per molti aspetti, diversa da quella proposta dalla narrativa dominante. Secondo il ministero della Difesa russo, nell'ultima settimana le forze di Mosca hanno assunto il controllo di cinque nuovi insediamenti tra la regione di Kharkov e la Repubblica Popolare di Donetsk: Shevchenko, Okhrimovka, Khimik, Roskoshnoye e, pi&amp;ugrave; recentemente, Priyut. Si tratta di avanzate che confermano il mantenimento dell'iniziativa operativa russa lungo diversi settori del fronte e che smentiscono l'immagine di un esercito bloccato o in ritirata. L'evoluzione militare si accompagna a un cambiamento politico e strategico sempre pi&amp;ugrave; evidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Mosca cresce infatti la convinzione che il conflitto sia entrato in una nuova fase, caratterizzata da una progressiva escalation e da una revisione delle regole d'ingaggio adottate finora. A segnare questo passaggio &amp;egrave; stato soprattutto l'attacco contro il dormitorio del collegio pedagogico di Starobelsk, che ha provocato la morte di almeno 21 persone, in gran parte giovani studentesse. Il regime di Kiev ha sostenuto che l'edificio ospitasse personale militare russo, ma Mosca respinge categoricamente questa versione e afferma che non sono mai state presentate prove a sostegno dell'accusa. L'episodio ha avuto un forte impatto sull'opinione pubblica russa e sulla leadership del Cremlino. Il presidente Vladimir Putin ha definito l'attacco un atto terroristico e ha ordinato il rafforzamento delle misure di sicurezza in scuole, universit&amp;agrave;, strutture sociali e infrastrutture civili in tutto il Paese. Nello stesso intervento ha accusato gli avversari della Russia di non esitare a colpire obiettivi civili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tensione &amp;egrave; stata ulteriormente alimentata da un altro attacco ucraino contro un museo di Sebastopoli, in Crimea, che custodiva il celebre panorama &quot;La Difesa di Sebastopoli&quot; del pittore Franz Roubaud. Secondo le autorit&amp;agrave; locali, l'opera sarebbe stata quasi completamente distrutta dall'incendio provocato dall'impatto di un drone. In questo contesto, da Mosca emerge una linea sempre pi&amp;ugrave; dura. Diversi analisti e osservatori vicini agli ambienti strategici russi sostengono che il Cremlino consideri ormai superata la fase della cosiddetta &quot;operazione limitata&quot;. L'obiettivo dichiarato resta quello di colpire le strutture politico-militari responsabili delle decisioni operative ucraine, ma con una disponibilit&amp;agrave; crescente ad ampliare la pressione sui centri decisionali di Kiev. Secondo questa interpretazione, i recenti attacchi missilistici contro la capitale ucraina non rappresentano soltanto operazioni militari, bens&amp;igrave; un messaggio politico preciso: se continueranno gli attacchi contro il territorio russo, le infrastrutture strategiche e la popolazione civile, la risposta di Mosca sar&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; diretta e intensa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La leadership russa presenta questa strategia come una logica di deterrenza fondata sul principio della reciprocit&amp;agrave;. In altre parole, ogni escalation da parte ucraina sarebbe destinata a generare una risposta ancora pi&amp;ugrave; severa da parte russa, spostando progressivamente il conflitto verso i centri nevralgici del potere del regime di Kiev. Al di l&amp;agrave; delle interpretazioni politiche, un dato appare difficilmente contestabile: dopo oltre quattro anni di guerra, la Russia continua a conquistare territorio, mantiene una significativa capacit&amp;agrave; offensiva e non mostra segnali di collasso militare. Le nuove avanzate nel Donbass e nella regione di Kharkov, unite all'intensificazione delle operazioni missilistiche a lungo raggio, indicano che Mosca conserva risorse, capacit&amp;agrave; industriali e margini operativi ben superiori a quelli spesso descritti nel dibattito mediatico occidentale. Questo non significa che la Russia sia vicina a una vittoria definitiva o che l'Ucraina sia sul punto di cedere. Significa per&amp;ograve; che la rappresentazione di una Russia ormai esausta e in costante arretramento non trova conferma negli sviluppi pi&amp;ugrave; recenti del conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE &quot;TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
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                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Cina-Corea del Nord, il ritorno dell’asse socialista nell’Asia-Pacifico</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cinacorea_del_nord_il_ritorno_dellasse_socialista_nellasiapacifico/45289_67450/</link>
                    <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;La visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping in Corea del Nord segna uno dei pi&amp;ugrave; importanti sviluppi geopolitici dell'Asia nord-orientale degli ultimi anni. Il &lt;a href=&quot;https://www.telesurtv.net/ruta-a-china/xi-china-corea-norte-confianza/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;viaggio&lt;/a&gt;, conclusosi il 9 giugno e organizzato in occasione del 65&amp;deg; anniversario del Trattato di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca tra Pechino e Pyongyang, &amp;egrave; stato il primo del leader cinese nella Repubblica Popolare Democratica di Corea dal 2019. L'accoglienza riservata a Xi Jinping da Kim Jong Un ha avuto un forte valore simbolico, ma il significato dell'incontro va ben oltre la dimensione protocollare. In un contesto internazionale segnato dalla crescente rivalit&amp;agrave; tra Cina e Stati Uniti, dalla guerra in Ucraina e dal consolidamento delle partnership eurasiatiche, il vertice ha mostrato la volont&amp;agrave; di Pechino e Pyongyang di elevare la cooperazione a un nuovo livello. Durante i colloqui ufficiali, Xi ha proposto di rafforzare il coordinamento strategico, ampliare la cooperazione economica, agricola e commerciale, incrementare gli scambi diplomatici e sviluppare ulteriormente la collaborazione nei settori della sicurezza, delle forze armate, dell'istruzione, della cultura e dei media. Kim Jong Un ha risposto dichiarandosi pronto a portare le relazioni bilaterali su una &quot;nuova e pi&amp;ugrave; alta fase qualitativa&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolarmente significativa &amp;egrave; stata la composizione della delegazione cinese. Accanto al ministro degli Esteri Wang Yi erano presenti il ministro della Difesa Dong Jun e importanti responsabili economici e commerciali. La presenza del capo della Difesa rappresenta un segnale rilevante: &amp;egrave; la prima volta dal 1992 che un ministro della Difesa cinese accompagna il presidente della Repubblica Popolare in una visita ufficiale a Pyongyang. Un altro elemento che ha attirato l'attenzione degli osservatori &amp;egrave; stata l'assenza di qualsiasi riferimento alla denuclearizzazione della penisola coreana. Per anni questo tema aveva rappresentato una componente centrale della diplomazia cinese verso la Corea del Nord. Oggi, invece, Pechino sembra attribuire priorit&amp;agrave; alla stabilit&amp;agrave; strategica regionale e al consolidamento delle proprie alleanze piuttosto che alla questione nucleare. Dietro la visita emerge inoltre una pi&amp;ugrave; ampia ridefinizione degli equilibri asiatici. Dopo gli incontri avvenuti nelle scorse settimane tra Xi Jinping, Vladimir Putin e Donald Trump, il viaggio del leader cinese appare come un'operazione di coordinamento politico tra partner strategici in un momento di forte trasformazione dell'ordine internazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esperti russi &lt;a href=&quot;https://expert.ru/v-mire/si-tszinpin-ukorenilsya-v-pkhenyane&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;sottolineano&lt;/a&gt; come il riavvicinamento tra Cina e Corea del Nord si inserisca in una tendenza positiva iniziata nel 2025 e rafforzata parallelamente alla crescente cooperazione tra Mosca e Pyongyang. Lontano dalle interpretazioni che descrivono una competizione tra Russia e Cina per l'influenza sulla Corea del Nord, gli analisti evidenziano piuttosto una divisione funzionale dei ruoli. La Cina rimane il principale partner commerciale della Corea del Nord, assorbendo esportazioni di materie prime e fornendo beni industriali indispensabili all'economia nordcoreana. La Russia, invece, rappresenta una fonte di risorse energetiche, investimenti, tecnologia e forniture che Pechino preferisce non trasferire. In questo quadro, la Corea del Nord sembra perseguire una strategia di equilibrio. Pur rafforzando i rapporti con la Cina, Pyongyang evita di apparire eccessivamente dipendente da Pechino e continua a valorizzare la propria crescente partnership con Mosca. Non a caso, i media nordcoreani hanno dato grande risalto alla visita di Xi ma hanno evitato di enfatizzare i riferimenti all'espansione della cooperazione militare con la Cina. Per Pechino, tuttavia, il messaggio &amp;egrave; chiaro. La Corea del Nord mantiene un valore strategico crescente come elemento di contenimento dell'influenza USA nella regione, soprattutto mentre Corea del Sud e Giappone rafforzano il proprio allineamento con Washington. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro di Pyongyang conferma inoltre che il trattato firmato nel 1961 continua a rappresentare l'unico accordo di difesa reciproca formalmente attivo della Cina. Un dato spesso sottovalutato ma che assume oggi un significato particolare nel quadro della competizione globale tra blocchi geopolitici. La visita di Xi Jinping sembra dunque certificare l'emergere di un nuovo triangolo strategico composto da Cina, Russia e Corea del Nord. Pur mantenendo interessi distinti e relazioni non prive di differenze, i tre Paesi condividono una crescente convergenza nel contrastare la pressione occidentale e nel promuovere un ordine internazionale multipolare. In un momento in cui gli equilibri globali stanno rapidamente cambiando, il vertice di Pyongyang appare come un segnale che va oltre la penisola coreana: l'Eurasia continua a consolidare le proprie reti di cooperazione politica, economica e strategica, riducendo progressivamente lo spazio di manovra delle strategie di contenimento promosse dagli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE &quot;TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
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                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Il 12 giugno e la distruzione dell'URSS: le origini profonde dello scontro con la NATO</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_12_giugno_e_la_distruzione_dellurss_le_origini_profonde_dello_scontro_con_la_nato/45289_67453/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 19:39:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;12 giugno. Il 12 giugno si celebra in Russia la festa nazionale con cui si evoca la data in cui, nel 1990, il primo Congresso dei Deputati del Popolo della RSFSR adottava la Dichiarazione di Sovranit&amp;agrave; nei confronti dell'URSS: prima tappa dei passi che avrebbero portato alla fine dell'Unione Sovietica, con la Bielorussia di Stanislav &amp;Scaron;u&amp;scaron;kevic che decretava la propria &amp;ldquo;sovranit&amp;agrave;&amp;rdquo; il successivo 27 luglio, seguita il 24 agosto dall'Ucraina di Leonid Krav?uk. Nel dicembre 1991, riuniti nella &lt;em&gt;Belovežskaja pu&amp;scaron;ca, &lt;/em&gt;Boris Eltisn Stanislav &amp;Scaron;u&amp;scaron;kevic e Leonid Kravcuk decretavano a tavolino la fine dell'URSS.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sempre il 12 giugno, ma nel 1991, Boris Eltsin diventava il primo presidente della RSFSR. Ma, dato che larga parte dei russi aveva un atteggiamento negativo verso la dichiarazione di &amp;ldquo;sovranit&amp;agrave;&amp;rdquo; che, secondo loro, era alla base della liquidazione dell'URSS, il 12 giugno 1998 Eltsin decise di ridenominare la giornata in Festa della Russia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In altre parole, il 12 giugno la Russia celebra la cosiddetta &amp;ldquo;parata delle sovranit&amp;agrave;&amp;rdquo; che, dopo la Russia, avrebbe via via investito le altre Repubbliche dell'URSS e portato alla distruzione dello stato socialista sovietico. Si celebrano con ci&amp;ograve; stesso, anche senza dirlo apertamente, la &amp;ldquo;terapia shock&amp;rdquo; formulata da Egor Gajdar, l'iperinflazione, la miseria e la disoccupazione che avrebbero caratterizzato gli anni '90 e si sarebbero rivelati esiziali per molti milioni di russi, portando a un pauroso decremento della popolazione, che raggiunse la cifra di un milione in meno all'anno. Si contarono oltre 20 milioni di russi, tra morti e non nati negli anni '90, grazie alle &amp;ldquo;riforme eltsiniane&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A corredo, in quegli anni, il cosiddetto &amp;ldquo;far west&amp;rdquo; del primo capitalismo e della &amp;ldquo;accumulazione originaria&amp;rdquo; del capitalismo russo: diffusa criminalit&amp;agrave; economica, omicidi su commissione per accaparrarsi il controllo sulle aziende statali messe all'incanto con la privatizzazione della propriet&amp;agrave; socialista avviata da Anatolij Chubajs. Proprio come l'accumulazione originaria nell'Inghilterra dei secoli XV e XVI, descritta da Marx come fondata sul sangue, la violenza, la privazione dei mezzi di sussistenza di milioni di contadini e l'appropriazione fraudolenta delle propriet&amp;agrave; comuni, cos&amp;igrave; nella Russia di quegli anni si assistette alla rapina &amp;ldquo;legalizzata&amp;rdquo; delle propriet&amp;agrave; statali tramite i cosiddetti &amp;ldquo;voucher di privatizzazione&amp;rdquo;, con cui pezzi dell'apparato di partito e dello stato misero le mani sulle imprese, lasciando sul lastrico milioni di lavoratori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A seguire: deindustrializzazione, scadimento della ricerca scientifica e tecnologica, &amp;ldquo;ottimizzazione&amp;rdquo; delle sfere sociali come istruzione e servizi sanitari, innalzamento di cinque anni dell'et&amp;agrave; pensionabile, secondo i dettami del FMI. Il 1 giugno 1992 il governo Eltsin-Gajdar sottoscriveva col FMI una &amp;ldquo;Lettera di intenti&amp;rdquo; con cui si impegnava, nel passaggio all'economia di mercato, ad adottare solo norme, codici e Costituzione dettati dal FMI. Non si pu&amp;ograve; dimenticare come quello che oggi viene spesso citato a proposito di quello che dovrebbe essere il corretto atteggiamento nei confronti della Russia, l'economista americano Jeffrey Sachs, fosse all'epoca alla testa delle centinaia di funzionari yankee che &amp;ldquo;indicavano&amp;rdquo; alla squadra eltsiniana come tradurre in pratica il programma di &amp;ldquo;Passaggio al mercato&amp;rdquo; della Russia, acclamato dalle &amp;ldquo;democrazie&amp;rdquo; euro-atlantiche come &amp;ldquo;nuova era della civilt&amp;agrave;&amp;rdquo;. Un'era in cui scoppiarono in Russia conflitti armati regionali, con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Passato il periodo del cosiddetto capitalismo selvaggio e assestatesi gradualmente le propriet&amp;agrave; delle immense ricchezze privatizzate, soprattutto nei diversi rami dell'industria estrattiva e mineraria, lo stato russo tornava poi gradualmente a controllare lo sviluppo del nuovo (nuovo, nel senso del ritorno alla vecchia formazione sociale pre-sovietica) ordine socio-economico capitalistico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma, perch&amp;eacute; sia chiara la contrapposizione tra due epoche, ecco che anche nella ricorrenza del 12 giugno e della proclamata &amp;ldquo;sovranit&amp;agrave;&amp;rdquo;, come avviene da anni con la parata del 7 Novembre &amp;ndash; in cui si celebra non la data della Rivoluzione d'ottobre, ma la sfilata militare del 1941 &amp;ndash; sulla piazza Rossa si copre &amp;ldquo;pudicamente&amp;rdquo; il mausoleo di Lenin con schermi disegnati coi colori della nuova (anche qui: &amp;ldquo;nuova&amp;rdquo; riprendendo i colori della Russia zarista) bandiera russa. Un chiaro simbolismo, dicono i comunisti russi, del confronto tra due sistemi sociali e di quale dei due, socialista o borghese, testimoni della realt&amp;agrave; russa attuale, a dispetto di alcune affermazioni della leadership del Cremlino, forse troppo frettolosamente interpretate da alcuni come &amp;ldquo;ritorno al passato sovietico&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto questo non significa che non si debbano adottare oggettivi atteggiamenti nei confronti della &amp;ldquo;nuova&amp;rdquo; Russia capitalista, impegnata a difendere il proprio spazio dalle mire aggressive delle compagini guerrafondaie euro-atlantiste, bramose di mettere le mani su quelle ricchezze che nel 1991 sembravano cos&amp;igrave; a portata di mano per i capitali occidentali e che, invece, il Cremlino si &amp;egrave; impegnato a preservare per i capitali russi. In questo senso, senza soffermarsi particolarmente sulle &amp;ldquo;cose della guerra&amp;rdquo; in Ucraina, di cui peraltro parliamo pressoch&amp;eacute; quotidianamente, si pu&amp;ograve; notare che le radici e le cause del conflitto &amp;ldquo;per interposta Ucraina&amp;rdquo;, scatenato da USA-NATO-UE ai danni della Russia, affondano ben lontano nel tempo, forse molto prima del golpe nazional-nazista del 2014 a Kiev. Se quest'ultimo ha condotto l'ex Repubblica sovietica sulla definitiva strada del confronto armato, &amp;egrave; per&amp;ograve; sin dagli anni '50 &amp;ndash; si &amp;egrave; scritto ripetutamente -&amp;nbsp; che la CIA aveva individuato in determinate regioni ucraine i &amp;ldquo;punti di forza&amp;rdquo; di un assalto anche armato all'Unione Sovietica e, successivamente, si sia continuato a puntare sulle spinte nazionaliste attive nel paese sin da inizi '900 per fomentare quei sentimenti che poi sarebbero stati ben sfruttati negli anni '90, sfociando appunto nel famigerato golpe nazista del 2014.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'accerchiamento militare anti-russo portato dalla NATO sin dai primi anni '90, con l'assorbimento via via degli ex stati socialisti d'Europa orientale, completa il quadro del concreto retroterra alla base della guerra guerreggiata in corso dal 2022, in vista dello scontro militare diretto per il quale le cancellerie europee non si reputano ancora sufficientemente pronte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco dunque che quando il signor Marco Imarisio, sul solito Corriere della Sera, scrive che &amp;laquo;Da una scintilla, l&amp;rsquo;immane incendio&amp;raquo;, intendendo paragonare, par di capire, &amp;ldquo;l'improvviso&amp;rdquo; scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022 a quello che, sin dai tempi di scuola, viene presentato come &amp;ldquo;l'inatteso&amp;rdquo; &amp;laquo;attentato di Sarajevo all&amp;rsquo;arciduca Francesco Ferdinando&amp;raquo; e, poi, sembrerebbe voler paragonare &amp;laquo;le sofferenze dei soldati in trincea&amp;raquo; nella guerra del 1914-'18 e &amp;laquo;l&amp;rsquo;enormit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;accaduto, un massacro senza senso e senza una vera causa che non fosse un pretesto&amp;raquo;, al conflitto in Ucraina, non resta che ricordare a certi articolisti alcune considerazioni degli analisti militari che, di guerre, se ne intendevano abbastanza. Non &amp;egrave; necessario affrontare il tema del paragone tra i massacri degli assalti alla baionetta, dei gas mortali, delle decimazioni contro i contadini in uniforme che non ne volevano sapere di esser mandati al macello, da un lato, e le vittime dell'attuale conflitto in Ucraina: dato che ogni singola vita ha valore e il massacro non si conta sui numeri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; questo il punto. E lasciamo alla coscienza del signor Imarisio anche il paragone tra il macello imperialista delle trincee del 1914, voluto dalle potenze contrapposte dell'Intesa e dell'Alleanza per la spartizione delle sfere coloniali e dei profitti del capitale finanziario, da una parte e i motivi addotti, a detta dell'articolista, da &amp;laquo;chi ha scatenato questa nuova carneficina&amp;raquo;, cio&amp;egrave; il conflitto in Ucraina, dall'altra. Perch&amp;eacute;, evidentemente, secondo il signor Imarisio, non &amp;egrave; altro che Vladimir Putin che avrebbe scatenato la guerra, facendo quindi scoccare &amp;ldquo;la scintilla&amp;rdquo; di un conflitto mondiale, proprio come con l'attentato di Sarajevo. Quello che c'&amp;egrave; stato prima del 2022 non conta pi&amp;ugrave;: i rapporti tra mire del capitale occidentale e ricchezze russe non contano pi&amp;ugrave;, come non esiste pi&amp;ugrave; l'accerchiamento militare della NATO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fermiamoci qui. Ci permettiamo solo di citare, ancora una volta, le osservazioni di Carl von Clausewitz, secondo cui &amp;laquo;Tutti sanno che le guerre sono innescate solo dai rapporti politici tra governi e popoli; ma generalmente si rappresentano la questione come se con l'inizio della guerra quei rapporti cessino e si presenti una situazione del tutto diversa, subordinata solo a proprie leggi speciali. Noi sosteniamo il contrario: la guerra non &amp;egrave; altro che la continuazione dei rapporti politici con l'intervento di altri mezzi&amp;raquo;. La bramosia del capitale occidentale per le ricchezze della Russia e l'accerchiamento militare del paese danno il quadro di quei &amp;laquo;rapporti politici tra governi e popoli&amp;raquo; di cui parlava Clausewitz. A quel punto, conta solo molto relativamente chi abbia &amp;ldquo;attaccato per primo&amp;rdquo; e solo nelle rappresentazioni liberal-confessionali si continua a piangere per &amp;ldquo;l'aggredito&amp;rdquo; e a maledire &amp;ldquo;l'aggressore&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &amp;ldquo;scintilla&amp;rdquo; evocata dal signor Imarisio somiglia a quella situazione irrisa da Vladimir Lenin con il famoso aforisma secondo cui alcuni rappresentano l'inizio della guerra &amp;laquo;in maniera infantile e ingenua, del tipo che di notte qualcuno abbia agguantato un altro per la gola e i vicini debbano salvare la vittima dell'aggressione... come dire: vivevano in pace, poi uno ha attaccato e l'altro si &amp;egrave; difeso&amp;raquo;. Dire che Putin abbia acceso &amp;ldquo;la scintilla&amp;rdquo;, scatenando la guerra in Ucraina senza alcun motivo, serve gli interessi di chi, secondo i piani bellicisti euroatlantisti, &amp;egrave; impegnato a preparare la militarizzazione delle societ&amp;agrave; europee in vista della guerra programmata dalle cancellerie europee per il 2030.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Vivevano in pace i popoli&amp;raquo;, scriveva ancora Lenin; &amp;laquo;poi si sono azzuffati! Come fosse vero! Davvero si pu&amp;ograve; spiegare la guerra senza metterla in relazione con la precedente politica di quello stato, di quel sistema di stati, di quelle classi?&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;PS: Quando il signor Imarisio scrive che &amp;laquo;Putin ha eluso ogni problema che la sua scelta di invadere l&amp;rsquo;Ucraina si porta dietro... i moscoviti &amp;laquo;non si recano pi&amp;ugrave; nelle loro dacie per paura dei droni&amp;raquo;, si tratta di una constatazione alquanto soggettiva. Altrettanto soggettivamente, si pu&amp;ograve; osservare che non pochi moscoviti vivono in dacha ormai da anni, praticamente dall'epoca del Covid e vi trascorrono in permanenza tutti i 12 mesi, recandosi in citt&amp;agrave; solo per acquisti o necessit&amp;agrave; urgenti. Va da s&amp;eacute; che ci&amp;ograve; dipende dalle possibilit&amp;agrave; economiche e lavorative individuali e anche da come la dacha sia attrezzata per sopportare il clima russo e consentire di svernarvi.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La Cina non i USA (né si racconta per slogan)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_cina_non_i_usa_n_si_racconta_per_slogan/39602_67451/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Giovanni Amicarella &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Difficile parlare di Cina. O almeno, facile farlo in modo approssimativo, nel bene e nel male.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di analisi sulla Cina eccessivamente critiche ci ha ben abituato la presenza fitta e pingue nella stampa &amp;ldquo;&lt;em&gt;mainstream&lt;/em&gt;&amp;rdquo; di penne particolarmente affilate (e altrettanto ignoranti), con una precisa agenda politica. Di analisi poco profonde, a tratti infantili e speranzose, di una Cina scevra da difetti e criticit&amp;agrave; ci hanno abituato invece in parte certe branche &amp;ldquo;&lt;em&gt;antisistema&lt;/em&gt;&amp;ldquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da una parte, c'&amp;egrave; il vecchio &lt;em&gt;leitmotiv&lt;/em&gt; nazionalpopolare distorto e remixato da Washington, per cui qualsiasi cosa venga fuori da una definizione arbitraria di &quot;Occidente&quot; &amp;egrave; automaticamente il male. Se prima il male erano i sovietici, e per una parentesi limitata (e poco sentita) sono tornati ad esserlo i russi, adesso il male deve essere necessariamente una potenza che tiene testa alle ultime vestigia dell'&lt;em&gt;Impero&lt;/em&gt; (da amante del classico, uso questo termine a malincuore). I cinesi &lt;em&gt;dis-piacciono&lt;/em&gt; perch&amp;eacute; sono comunisti, o perch&amp;eacute; lo sono troppo poco. A volte dispiacciono per la &lt;em&gt;sorveglianza&lt;/em&gt;, ignorando completamente quanto gli apparati di repressione del libero Occidente gi&amp;agrave; abbiano messo le mani su qualsiasi dato in nostro possesso come cittadini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dall'altra, c'&amp;egrave; un sentimento che da socialista mi preoccupa terribilmente. &amp;Egrave; quella &lt;em&gt;vanagloria da circolino&lt;/em&gt; ereditata dai momenti di peggiore resa del movimento operaio: guardare a &lt;em&gt;inserire capitale estera&lt;/em&gt;. Se il guardare a Mosca ha regalato gioie e dolori, stesso possiamo dire del guardare a Pechino. Inutilmente si sono sprecati i compagni cinesi nello spiegare, anche in diverse lingue, che il loro modello &lt;em&gt;tendente al socialismo&lt;/em&gt; non sia esportabile, che si basi su una struttura e sovrastruttura che ha ben poco in comune (seppur vi si possa vedere dei punti di contatto, ci torner&amp;ograve; dopo) con le societ&amp;agrave; europee. Figuriamoci con la &quot;&lt;em&gt;societ&amp;agrave;&lt;/em&gt;&quot; statunitense.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oltretutto, ambedue le barricate, che sono ridicolmente basate sulla stessa ignoranza (denigrare e feticizzare, si sa, spesso coincidono) possono dormire sonni tranquilli, come potremo vedere a breve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se c&amp;rsquo;&amp;egrave; una cosa che accomuna l&amp;rsquo;opera di Fabio Massimo Parenti alle analisi internazionali del CeSEM - Centro Studi Eurasia Mediterraneo, per cui faccio il responsabile comunicazione, &amp;egrave; proprio la capacit&amp;agrave; di dare strumenti di analisi critica, per formare coscienze &lt;em&gt;critiche&lt;/em&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un'epoca di anestetizzazione sociale, l'unica cura &amp;egrave; il tornare a interessarsi delle cose. L'unico modo per portare la gente a interessarsi delle cose &amp;egrave; dargli degli strumenti di analisi, che per utilit&amp;agrave; e prassi vadano oltre agli slogan sputacchiati dal megafono o i video acchiappaclick.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attraverso analisi che toccano dalla dimensione confuciana a quella di mercato, da quella geopolitica a quella etnica, il volume, tramite anche le presentazioni che ne sono derivate, ha contribuito a decostruire, a un pubblico sempre numeroso e partecipativo, una serie di preconcetti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro nasce dopo alcune riflessioni dall&amp;rsquo;anno scorso, dopo che la Cina decide di non accettare pi&amp;ugrave; i diktat statunitensi, reagendo autonomamente contro l&amp;rsquo;imposizione dei dazi. Parenti ha cos&amp;igrave; l&amp;rsquo;ispirazione, radicata anche nel suo interesse della storia cinese, di una Cina che non si fa pi&amp;ugrave; usare. Per l&amp;rsquo;appunto, non si USA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si usa perch&amp;eacute; si &amp;egrave; gi&amp;agrave; fatta usare, anche troppo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il secolo di umiliazione, in cui le potenze occidentali e vicine ne hanno fatto il bello e cattivo tempo, ha lasciato un principio radicato. Invece di diventare bieco revanchismo, cosa che sarebbe potuta tranquillamente essere, la classe dirigente cinese l&amp;rsquo;ha saputo trasformare in un esempio pratico di cosa &lt;em&gt;non fare&lt;/em&gt;. Per la Cina il punto focale &amp;egrave; il mantenimento della stabilit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una stabilit&amp;agrave; interna, in cui l&amp;rsquo;ascolto della base e del malcontento (si veda il passaggio graduale verso le rinnovabili, o verso idee come quella della civilt&amp;agrave; ecologica) che viene canalizzato in virt&amp;ugrave; di quello che, la vecchia Cina, avrebbe definito &amp;ldquo;&lt;em&gt;mandato celeste&lt;/em&gt;&amp;ldquo;. Una capacit&amp;agrave; di agire nel giusto da parte del governante senza esercitare repressione. Un concetto, se vogliamo, abbastanza analogo alla nostra &amp;ldquo;&lt;em&gt;pax deorum&lt;/em&gt;&amp;rdquo; di romana memoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una stabilit&amp;agrave; esterna, su logica binaria: l&amp;rsquo;aiuto al mantenimento di stabilit&amp;agrave; di paesi del &lt;em&gt;&amp;lsquo;siddetto&lt;/em&gt; terzo mondo con progetti di infrastrutture e sviluppo, una non ingerenza all&amp;rsquo;interno dei percorsi ideologici e sociali delle nazioni con cui collaborano, che rientra nella lettura delle comunit&amp;agrave; umane dal futuro condiviso. Questo penultimo punto &amp;egrave; bene ribadirlo ogni tanto, spegne un po' di spauracchi a &lt;em&gt;destra&lt;/em&gt; e speranze a &lt;em&gt;sinistra&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;uso della violenza per la risoluzione dei conflitti infatti, siano essi interni o esterni, &amp;egrave; visto come un fallimento del governante. Valori che per la Cina non sono certamente una novit&amp;agrave;, derivando da autori decisamente &lt;em&gt;stagionati&lt;/em&gt;: Lao Ts&amp;eacute;, Sun Tzu, Confucio. Tutti hanno scritto a loro modo di guerra, con la priorit&amp;agrave; sempre di sfinire il nemico senza combatterlo direttamente, puntando poi a una pace.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quel principio che nello splendido Tao Te Ching, di cui consiglio la lettura visto che l'edizione non commentata &amp;egrave; veramente breve e scorrevole, viene definito Wu Wei &quot;lasciar scorrere/non agire&quot;. Lasciar s&amp;igrave; che non vi sia necessit&amp;agrave; di forzare gli eventi, che tutto (dalla societ&amp;agrave;, alla geopolitica) segua un ordine naturale delle cose.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Quei che volendo tenere il mondo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;lo governa,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;a mio parere non vi riuscir&amp;agrave; giammai.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mondo &amp;egrave; un vaso sovrannaturale&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;che non si pu&amp;ograve; governare:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;chi governa lo corrompe,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;chi dirige lo svia,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;poich&amp;eacute; tra le creature&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;taluna precede ed altra segue,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;taluna &amp;egrave; calda ed altra &amp;egrave; fredda,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;taluna &amp;egrave; forte ed altra &amp;egrave; debole,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;taluna &amp;egrave; tranquilla ed altra &amp;egrave; pericolosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo il santo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;rifugge dall'eccesso,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;rifugge dallo sperpero,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;rifugge dal fasto.&quot; XXIX - Non agire&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'imperatore romano Marco Aurelio ebbe a dire qualcosa di analogo nei suoi &lt;em&gt;Pensieri &lt;/em&gt;(conosciuto anche come&lt;em&gt; Medita&lt;/em&gt;zioni, altra lettura consigliata): &quot;Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Renditi conto di questo e troverai la forza&quot;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il governante, insomma, &amp;egrave; abile quando riconosce di avere un limite e di sottostare, a sua volta, a un flusso di eventi che non pu&amp;ograve; controllare.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sfruttando questo passaggio per tornare a Occidente, la nostra attenzione alla Cina non va per&amp;ograve; vista come un'estraneit&amp;agrave; alle questioni pi&amp;ugrave; impellenti sul piano nazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su questo il Focus CeSEM &quot;&lt;em&gt;Cina e Unione Europea. Ascesa pacifica e globalizzazione multipolare&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (disponibile sul sito del centro), che a Modena &amp;egrave; stato presentato assieme all'opera, &amp;egrave; un documento che riassume in breve il da farsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;ambito della geopolitica infatti, un fronte di lotta che si fa sempre pi&amp;ugrave; pressante (e altrettanto, palesemente, in primo piano) &amp;egrave; quello dell&amp;rsquo;informazione. L&amp;rsquo;informazione rappresenta oggi uno dei primi terreni di scontro per quanto concerne i conflitti e le risoluzioni, pi&amp;ugrave; o meno pacifiche, delle problematiche fra Stati: basti vedere la guerra d&amp;rsquo;informazione che si &amp;egrave; consumata (e si sta ancora consumando) sul conflitto russo-ucraino, quelle sui vari conflitti fra Stati vicini (ad esempio Pakistan e Afghanistan), sulle sommosse popolari (come nel caso del Nepal) e sulla, in corso, aggressione all&amp;rsquo;Iran.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando il sensazionalismo prende il posto dell&amp;rsquo;informazione, sia per propaganda di una precisa visione politica, sia per acchiappaclick (come precedentemente detto), emerge nella sua essenzialit&amp;agrave; il ruolo dell&amp;rsquo;analisi &lt;em&gt;critica&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un mondo in cui l&amp;rsquo;Occidente &amp;egrave; ancora orientato al conflitto, al protezionismo e alle sanzioni, la Repubblica Popolare Cinese si pone come potenza responsabile ed &amp;egrave; orientata nell&amp;rsquo;assumersi maggiori responsabilit&amp;agrave; nella governance globale, al fine di sostenere un vero multilateralismo e una reale democratizzazione delle relazioni internazionali. Per l&amp;rsquo;Unione Europea, schiacciata tra contraddizioni interne e pressioni esterne sempre pi&amp;ugrave; insostenibili, una partnership privilegiata con Pechino rappresenta perci&amp;ograve; l&amp;rsquo;ultima opportunit&amp;agrave; per diventare un polo geopolitico autonomo all&amp;rsquo;interno della scacchiera globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;avvento dell&amp;rsquo;Amministrazione Trump ha indubbiamente chiarito che il mondo &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; tendente a una concezione multipolare del rapporto fra Stati, chi si pone in competizione con gli altri soggetti geopolitici senza possedere a pieno i requisiti per la sovranit&amp;agrave; rischia di pagarne le conseguenze. Questa considerazione vale a maggior ragione per l&amp;rsquo;Unione Europea che si autopercepisce quale vettore ideologico di esportazione dei &amp;ldquo;valori liberali&amp;rdquo;, ma che &amp;egrave; ancora oggi priva di un esercito autonomo e degli strumenti necessari a far rispettare le proprie convinzioni. Non si tratta solo dell&amp;rsquo;assenza di una Costituzione o di un Ministro degli Esteri europeo; l&amp;rsquo;UE non possiede quello che &amp;egrave; il requisito fondamentale della sovranit&amp;agrave;: il monopolio della forza all&amp;rsquo;interno dei propri confini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dovendo condividere lo spazio geografico con l&amp;rsquo;ingombrante &amp;ldquo;alleato&amp;rdquo; nordamericano e subirne la volont&amp;agrave; politica attraverso la NATO, che rimane un&amp;rsquo;organizzazione militare indiscutibilmente guidata da Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La contrapposizione tra Stati Uniti e Cina non deve comunque spingere l&amp;rsquo;Unione Europea a una scelta di campo rigida, ma a definire uno spazio continentale di autonomia, fondato su equilibrio e interdipendenze gestite.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cina, in questo quadro, non &amp;egrave; solo rivale, ma anche un interlocutore strategico: &amp;egrave; oggi leader mondiale in settori cruciali come le terre rare, la tecnologia verde e le infrastrutture digitali, componenti indispensabili per gli stessi obiettivi di transizione ecologico-digitale e competitivit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;UE. La capacit&amp;agrave; di Pechino di innovarsi continuamente costringe l&amp;rsquo;Europa a sviluppare politiche industriali proprie, a investire in ricerca e sviluppo e a sviluppare nuove catene del valore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da questo punto di vista, attraverso il dialogo, la tradizione diplomatica italiana, derivata dalla sua storia mediterranea di mediazioni ed equilibri, rappresenta un punto di forza per costruire forme di cooperazione condivisa con tutti i Paesi BRICS.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>Social-network: la semi-ottica dell'urlatore</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-socialnetwork_la_semiottica_dellurlatore/52331_67452/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;Quanta nostalgia di Raymond Queneau davanti a questo campionario di fauna digitale! Viviamo tempi di complottismo spicciolo e di un raglio digitale che si pretende dottrina. Oggi, chiunque abbia letto un titolo a met&amp;agrave; si sente investito del potere di spiegare il mondo, trasformando la rete in un'assemblea di asini convinti di cantare in un'opera di gala. L'urlatore da salotto ha una missione chiara: spiegare il mondo tra un post e uno spritz, trasformando la rete in un'assemblea di certezze sguaiate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;Il suo metodo &amp;egrave; la&amp;nbsp;&lt;em&gt;semi-ottica&lt;/em&gt;&amp;nbsp;terminale: osserva la storia dal buco della serratura e il suo ego e ne trae sentenze universali. Il geopolitico da salotto non analizza: decora il vuoto con la propria prosopopea, ignaro di ogni porta stretta che la storia impone.&amp;nbsp;&lt;em&gt;Anche le pulci tossiscono,&amp;nbsp;&lt;/em&gt;dice il proverbio. L'urlatore digitale soffre di una sapienza da vetrina, esponendo in bella mostra ci&amp;ograve; che non ha in dispensa, e scambiando&amp;nbsp;&lt;em&gt;u piritu&lt;/em&gt;&amp;nbsp;per un ruggito. &amp;Egrave; il trionfo della pulce che, in piena crisi di tosse, si guarda allo specchio e vede un terremoto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;Come direbbe Queneau, siamo di fronte a un esercizio di stile dove il vuoto del bicchiere cerca grottescamente un pieno di significato. E se la realt&amp;agrave; non collima? Tanto peggio per lei: l'urlatore da tastiera la manipoler&amp;agrave; come plastilina, fino a farla conincidere con la profezia che lui, tra uno spritz e l'altro, ha annunciato per primo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;Ecco il decalogo che guida la sua &quot;scienza&quot;:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il tuo ego &amp;egrave; il metro della storia:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Tutto ci&amp;ograve; che non &amp;egrave; filtrato dal tuo&amp;nbsp;&lt;em&gt;feed&lt;/em&gt;&amp;nbsp;non ha dignit&amp;agrave; di cronaca.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;U piritu &amp;egrave; il tuo argomento principe:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Non serve una tesi per stroncare l'altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Crea il sospetto dal nulla:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Se un fatto non &amp;egrave; torbido, sei ancora tre passi indietro nel delirio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Non avrai altra verit&amp;agrave; che quella virale:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&amp;nbsp;Scarta l'analisi, che &amp;egrave; noiosa; divinizza la fake, che &amp;egrave; succosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Farai pongo dei dati:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Se le cifre non quadrano, cambiale; la verit&amp;agrave; &amp;egrave; un'opinione, il tuo capriccio un dogma.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Disprezza la misura:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Di fronte a un problema, non cercare il nesso, brandisci lo schema.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Inquina, &amp;egrave; il tuo dovere:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;abbaiare &amp;egrave; il compito universale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il silenzio &amp;egrave; un'eresia, puniscila:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Se non ragli al massimo, tradisci la&amp;nbsp;&lt;em&gt;community&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;L'algoritmo &amp;egrave; il tuo unico dio:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Se non genera&amp;nbsp;&lt;em&gt;like&lt;/em&gt;, il fatto non esiste. La gloria dipende dal tuo ultimo&amp;nbsp;&lt;em&gt;post&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #1f1f1f;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman, serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Tu sei il tuo profeta:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;la tua insignificanza &amp;egrave; un mito, sei l'ultimo baluardo dello spritz.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Fiammiferi</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Immagine+2026-06-12+180944.png/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Sorella, questa è anche la mia storia. (una riflessione su “Obsession” di Curry Barker)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-sorella_questa__anche_la_mia_storia_una_riflessione_su_obsession_di_curry_barker/45289_67444/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di&amp;nbsp;Camilla Costantini&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bear &amp;egrave; il tipico bravo ragazzo, un po&amp;rsquo; timido, un po&amp;rsquo; impacciato. Un ragazzo che non faremmo fatica a definire &amp;ldquo;un cucciolone&amp;rdquo;: lo suggerisce il suo stesso nome. Bear &amp;egrave; convinto di essere perdutamente innamorato della sua amica Nikki, una ragazza solare, piena di vita e di sogni. Una ragazza libera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio del film, Nikki, durante una chiamata, dice a Bear di aver perso una delle sue collane preferite. Bear va in un negozio e cerca una collana da regalarle, ma la sua attenzione viene catturata da un altro oggetto: un bastoncino del desiderio da sette dollari. Decide di comprarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nikki, Bear e i loro due amici, Sarah e Ian, passano la serata in un pub. Quando Nikki dice di voler tornare a casa, Bear si propone di accompagnarla in macchina e, durante il viaggio, le dice di avere un regalo per lei. Ma questo regalo non &amp;egrave; veramente per lei. Non &amp;egrave; per la Nikki solare, piena di vita e di sogni. Non &amp;egrave; sicuramente per la Nikki libera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quello che doveva essere un regalo romantico per Nikki si trasforma nel desiderio malato di Bear di possederla: invece che confessarle i suoi sentimenti e accettare la sua risposta, lui esprime un desiderio con il bastoncino che aveva comprato. &amp;ldquo;Desiderio che Nikki Freeman mi ami pi&amp;ugrave; di chiunque altro al mondo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comincia cos&amp;igrave; &lt;em&gt;&amp;ldquo;Obsession&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, film d&amp;rsquo;esordio di Curry Barker. In un&amp;rsquo;intervista per il &lt;em&gt;Collider&lt;/em&gt; il regista, quando gli hanno chiesto quale sia stata l&amp;rsquo;idea che ha dato inizio a tutto, ha risposto che lui pensava da un po&amp;rsquo; a una persona ossessionata. E Nikki, dopo l&amp;rsquo;incantesimo, lo diventa: va a vivere a casa di Bear, non vuole pi&amp;ugrave; lasciarlo, nemmeno per un secondo. Si comporta da pazza. Vuole Bear tutto per lei. Esistono solo loro due, per Nikki, il resto sparisce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda che il film ti costringe a farti, per&amp;ograve;, &amp;egrave;: chi &amp;egrave; il vero mostro? Nikki che si comporta cos&amp;igrave;, o Bear che ha causato la sua pazzia?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra commenti social e dibattiti online, l&amp;rsquo;opinione pubblica sembra convergere su un punto: il desiderio di Bear viene percepito come qualcosa di puramente innocente, perch&amp;eacute; lui non poteva sapere che effetti avrebbe avuto sulla vita di Nikki. Non poteva sapere che lei sarebbe diventata completamente dipendente da lui. Ma ci sperava. Bear non sapeva che quel bastoncino potesse funzionare davvero, ma lo sperava. A lui non interessava davvero cosa provava Nikki nei suoi confronti: voleva solo stare con lei, anche se la loro relazione sarebbe stata per sempre basata solo sul suo desiderio egocentrato e, fin dal principio, mai puramente innocente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E questo ci porta al secondo punto da analizzare, sul quale, invece, in molti si trovano d&amp;rsquo;accordo: Bear si rende presto conto degli effetti distruttivi che il suo desiderio sta avendo su Nikki, eppure non fa niente per fermarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;Uccidimi&amp;rdquo; dice Nikki, che per qualche secondo riesce a tornare s&amp;eacute; stessa. &amp;ldquo;Cosa c&amp;rsquo;&amp;egrave; di cos&amp;igrave; male nello stare con me?&amp;rdquo; le chiede Bear. E qui diventa palese che Bear preferisce avere Nikki chiusa in una gabbia, snaturata. Ma almeno gli appartiene. Almeno &amp;egrave; sua. Preferisce avere Nikki morta, piuttosto che non averla affatto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Obsession&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;egrave; la storia di quando non ti credono. &amp;Egrave; la storia di quando dici che stai subendo una violenza e ti rispondono che stai esagerando, lui sembra un cos&amp;igrave; bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. &amp;Egrave; la storia di come tutti iniziano a pensare che tu sia pazza. &amp;Egrave; la storia di come l&amp;rsquo;ossessionata malata di un uomo ti uccide lentamente. &amp;Egrave; la storia di un mostro, un mostro che fa molta pi&amp;ugrave; paura di quelli sovrannaturali, perch&amp;eacute; quelli non esistono, ma Bear esiste. &amp;Egrave; esistito nella vita di migliaia di donne. E alla fine, sorella, ti lascia l&amp;igrave; da sola, a ripagare quelli che lui definisce semplici sbagli. Ma tu la tua vita non ce l&amp;rsquo;hai pi&amp;ugrave;. Tu sei morta e ancora respiri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/obsession-2026.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>In memoria di Melba Hernandez, eroina rivoluzionaria cubana</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-in_memoria_di_melba_hernandez_eroina_rivoluzionaria_cubana/24790_67445/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;em&gt;La vita di Melba Hernandez &amp;egrave; piena di storie affascinanti che riflettono il coraggio, la forza e la resilienza delle donne cubane che hanno reso il rovesciamento del regime di Fulgencio Batista, un cagnolino degli Stati Uniti, una realt&amp;agrave;. Melba era una combattente e leader nell'esercito ribelle del Movimento del 26 luglio. Divenne una figura politica importante e simbolica della &lt;a href=&quot;https://carlitoboricua.blog/2018/12/30/1705/&quot;&gt;rivoluzione cubana&lt;/a&gt;. di Carlos &amp;ldquo;Carlito&amp;rdquo; Rovira&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante la lotta armata &lt;em&gt;Melba&lt;/em&gt; combatt&amp;eacute; fieramente al fianco del comandante &lt;em&gt;Fidel Castro Ruz&lt;/em&gt;. &amp;Egrave; stata una collaboratrice fidata del leader rivoluzionario, e dopo la presa del potere questa eroina &amp;egrave; entrata a far parte del suo staff esecutivo. &lt;em&gt;La Hernandez &lt;/em&gt;ha svolto un ruolo fondamentale durante il periodo critico di consolidamento dell'apparato statale cubano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Melba&lt;/em&gt; fu orientata alla politica dai suoi genitori, che parteciparono alla guerra di &lt;em&gt;Cuba&lt;/em&gt; per l'indipendenza del 1895, guidata dal leggendario &lt;em&gt;Jose Marti.&lt;/em&gt; Essa era un avvocato che fu colpita dal vedere in prima persona l'inquietante disuguaglianza sociale ed economica a &lt;em&gt;Cuba&lt;/em&gt;. Dal momento in cui ha completato la sua istruzione, la giovane &lt;em&gt;Melba&lt;/em&gt; divenne empatica con la situazione dei contadini poveri e lo sfruttamento che subivano i lavoratori, diventandone la consulente legale per le loro cause.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Melba Hernandez e &lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://carlitoboricua.blog/2025/06/27/haydee-santamaria-heroine-of-the-cuban-revolution/&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Haydee Santamaria&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; furono le uniche due donne che parteciparono all'attacco del 26 luglio 1953 alla caserma &lt;em&gt;Moncada&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Santiago&lt;/em&gt;, l'evento che scaten&amp;ograve; la rivoluzione cubana. Parte del piano di &lt;em&gt;Fidel Castro Ruz&lt;/em&gt; era che gli insorti rivoluzionari entrassero nella zona ristretta circostante a &lt;em&gt;Moncada&lt;/em&gt; vestiti con le stesse uniformi dei soldati governativi. Fu &lt;em&gt;Melba&lt;/em&gt; a ottenere illegalmente le uniformi, convincendo un funzionario militare che simpatizzava per la causa ribelle, di appoggiare con questo atto la missione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'attacco a &lt;em&gt;Moncada&lt;/em&gt; fu sanguinoso e fin&amp;igrave; in un fallimento. Quando termin&amp;ograve;, la maggior parte degli insurrezionalisti furono feriti e uccisi. Molti di questi rivoluzionari morirono sotto tortura per mano dei criminali sadici del regime di &lt;em&gt;Batista&lt;/em&gt;. Alcuni, come &lt;em&gt;Fidel Castro&lt;/em&gt; riuscirono a fuggire e nascondersi nella giungla fino a quando, giorni dopo, non negoziarono una resa attraverso un intermediario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Hernandez e Santamaria&lt;/em&gt; furono arrestate, e condannate a pene detentive pi&amp;ugrave; brevi rispetto ai loro compagni e furono rilasciate due anni dopo. Durante la loro carcerazione, &lt;em&gt;Hernandez e Santamaria&lt;/em&gt; subirono umilianti abusi da parte dei funzionari della prigione di &lt;em&gt;Batista&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo che furono rilasciate, restarono determinate a svolgere il lavoro di ricostruzione di un movimento di massa e di una rete clandestina, che alla fine avrebbe rovesciato il governo &lt;em&gt;Batista&lt;/em&gt;. Melba fu determinante nel far uscire fuori dalla prigione, dove &lt;em&gt;Fidel&lt;/em&gt; era tenuto prigioniero, una bozza del suo famoso discorso in aula quando fu processato:&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;La storia mi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt; assolver&amp;agrave;&amp;rdquo;,&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; uno dei documenti pi&amp;ugrave; importanti della rivoluzione cubana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo la presa del potere il 1&amp;deg; gennaio 1959, la &lt;em&gt;Hernandez&lt;/em&gt; fu assegnata a diversi ruoli importanti nel governo. Nel 1960, gli fu affidata la direzione alle prigioni femminili di &lt;em&gt;Cuba&lt;/em&gt;. Per &lt;em&gt;Melba&lt;/em&gt;, una priorit&amp;agrave; assoluta fu quella di guidare la riforma carceraria per allinearsi con i principi umani della rivoluzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante la fine degli anni sessanta, al culmine della feroce guerra coloniale che gli &lt;em&gt;Stati Uniti&lt;/em&gt; stavano conducendo contro il popolo vietnamita, &lt;em&gt;Hernandez&lt;/em&gt; rischi&amp;ograve; la sua vita viaggiando frequentemente nel paese devastato dalla guerra, come capo del &lt;em&gt;Comitato cubano in solidariet&amp;agrave; con il &lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://carlitoboricua.blog/2025/12/09/general-vo-nguyen-giap-and-the-vietnamese-peoples-defeat-of-u-s-imperialism/&quot;&gt;&lt;em&gt;Vietnam&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;. &amp;Egrave; stata anche Segretaria Generale di &lt;em&gt;OSPAAAL, l&amp;rsquo;Organizzazione di Solidariet&amp;agrave; con i Popoli di Asia, Africa e America Latina.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli anni Ottanta, Melba &amp;egrave; stata Ambasciatrice di &lt;em&gt;Cuba in Vietnam e Cambogia&lt;/em&gt; grazie al suo incessante lavoro di solidariet&amp;agrave; con la Rivoluzione Vietnamita. Questa eroina ha anche servito il governo cubano come deputato nell&amp;rsquo;&lt;em&gt;Assemblea nazionale del potere popolare&lt;/em&gt; del suo paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 9 marzo 2014, &lt;em&gt;Melba&lt;/em&gt; &amp;egrave; morta per cause naturali. Avendo vissuto la sua vita come diplomatica e funzionaria di alto rango di un governo rivoluzionario, la speranza &amp;egrave; che la sua eredit&amp;agrave; ispirer&amp;agrave; i rivoluzionari per le generazioni a venire, specialmente&lt;strong&gt; le donne&lt;/strong&gt; che sono obbligate a confrontarsi con tradizioni arretrate che perpetuano l&amp;rsquo;oppressione delle donne.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Melba Hernandez&lt;/em&gt; &amp;egrave; stata tra le pi&amp;ugrave; alte figure femminili iconiche, che furono decisive in quell'esperienza rivoluzionaria, come &lt;a href=&quot;https://carlitoboricua.blog/2025/04/05/tribute-to-vilma-espin-a-heroine-of-the-cuban-revolution/&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Vilma Espin&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;https://carlitoboricua.blog/2025/06/02/long-live-the-legacy-of-comandante-celia-sanchez/&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Celia Sanchez&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;, Aleida March, Haydee Santamaria &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;e altre.&lt;/strong&gt; Il loro altruismo e lealt&amp;agrave; alla rivoluzione e al loro popolo sormontarono mirabilmente ci&amp;ograve; che molti si sarebbero aspettati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Attraverso la rivoluzione cubana, &lt;em&gt;Melba Hernandez,&lt;/em&gt; ha osato essere tra quelli disposti ad essere esempio, nello sfidare uno dei pi&amp;ugrave; grandi tiranni dei popoli, l&amp;rsquo;imperialismo statunitense.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da &lt;em&gt;carlitoboricua&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;A cura di&lt;em&gt; Enrico Vigna per SOSCuba/CIVG&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Popoli e dintorni</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Melbahernamngkkky.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Pepe Escobar - Il Blues dell'escalation</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pepe_escobar__il_blues_dellescalation/39602_67446/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Pepe Escobar &lt;/strong&gt;&amp;ndash; &lt;a href=&quot;https://strategic-culture.su/news/2026/06/11/escalation-blues/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Strategic Culture&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;L'Impero della Pirateria ha ripreso i bombardamenti, provocando l'inevitabile risposta iraniana.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi&amp;hellip; un elicottero Apache statunitense del valore di 40 milioni di dollari &amp;egrave; stato preso di mira da un drone Shaheed da 20.000 dollari proprio sopra lo Stretto di Hormuz, appena un giorno dopo che l&amp;rsquo;Iran e la setta della morte dell&amp;rsquo;Asia occidentale si erano scambiati colpi, ridicolizzando quella finzione traballante che &amp;egrave; il &amp;ldquo;cessate il fuoco&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando si dice un enorme vantaggio in termini di costi per Teheran: non meno di 2000 a 1.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Teheran, per principio, non nega gli attacchi militari. Eppure, in questo caso specifico, hanno esplicitamente negato l'abbattimento degli Apache, indicando un possibile incidente o un guasto tecnico. Se lo Shaheed avesse davvero colpito l'elicottero da combattimento, i piloti sarebbero morti &amp;ndash; e non salvati da una barca statunitense senza equipaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'ex ufficiale dell'intelligence della Marina statunitense Malcolm Nance sostiene: &quot;Non ci sono collisioni aeree con droni FPV nel mezzo dello Stretto di Hormuz, e non &amp;egrave; intenzionale.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo significherebbe che un drone guidato dalla fibra ottica &amp;egrave; stato in grado di disturbare l'intero, enorme apparato di guerra elettronica americano &amp;ndash; rivelando un Pentagono nudo incapace di articolare qualsiasi risposta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi, anche se non si fosse trattato di un incidente, perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;IRGC lo avrebbe negato? Perch&amp;eacute; potrebbe essere stato un test strategico &amp;ndash; non solo della capacit&amp;agrave; deterrente dell&amp;rsquo;Iran, ma anche del grado di scombussolamento che si sarebbe potuto infliggere al nemico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come prevedibile, sotto la guida dell'Imperatore di Barbaria, l'Impero della Pirateria ha ripreso i bombardamenti, provocando l'inevitabile risposta iraniana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pochi minuti dall'inizio dell'attacco americano, l'IRGC ha colpito una serie di basi militari statunitensi in tutta l'Asia occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La base aerea di Al-Azraq in Giordania.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La base aerea di Ali Al Salem in Kuwait.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La base della Quinta Flotta in Bahrain.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La base aerea di Isa in Bahrain.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al-Azraq fu colpita da diversi missili a lungo raggio a combustibile solido puntati su quattro obiettivi, inclusi hangar F-35 e il Centro di Comando e Controllo. L'IRGC ha informato che il 70% di tutti i bersagli in quelle basi &amp;egrave; stato colpito con successo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al-Azraq &amp;ndash; noto anche come Muwaffaq Salti &amp;ndash; &amp;egrave; una base congiunta degli Stati Uniti in Giordania a circa 100 km a est di Amman. Solo quattro mesi fa, immagini satellitari hanno rivelato che ospitava pi&amp;ugrave; di 60 jet statunitensi &amp;ndash; inclusi 30 F35 e 36 F15. La base ospita il 332&amp;ordm; Air Expeditionary Wing (F15E, MQ9 Reaper), con F35 che ruotano. A tutti gli effetti pratici, la Giordania &amp;egrave; ora un bersaglio legittimo per l'IRGC.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La nuova mappa integrata della deterrenza regionale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto quanto sopra indica una riscrittura radicale delle regole del gioco sul campo di battaglia. L'Iran sta annunciando all'Asia occidentale e oltre che quello che in teoria sarebbe lo spazio aereo militare americano &amp;egrave; ora controllato dall'Iran. Ma c'&amp;egrave; di pi&amp;ugrave;: Teheran sta dimostrando, nei fatti, di essere in grado di condurre una guerra e, al contempo, di imporre le proprie condizioni e di prendere tempo al tavolo dei negoziati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nuova equazione &amp;egrave; netta: se ci attaccate e noi vi rispondiamo, qualsiasi tentativo di vendicarsi contro di noi ci porter&amp;agrave; a colpirvi con una forza 1,5 volte maggiore, e ben presto 2 o 3 volte maggiore. Basta con i modi gentili, quando si tratta di permettere al nemico di ricorrere alla proverbiale strategia del &amp;ldquo;mordi e fuggi&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal lato statunitense, sono in gioco anche altri elementi inquietanti. L'Impero della Pirateria sta prendendo di mira sistematicamente le apparecchiature di comunicazione lungo la costa del Golfo Persico. L'obiettivo &amp;egrave; tagliare le comunicazioni tra le unit&amp;agrave; del sud e i centri di comando a nord. Anche se questo fosse stato parte della preparazione per un'invasione terrestre &amp;ndash; suicida &amp;ndash; come prima della guerra in Iraq del 2003, non fa alcuna differenza a causa della strategia del Mosaico Decentralizzato in vigore in tutto l'Iran dal colpo di decapitazione del 28 febbraio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oltre a tutto ci&amp;ograve;, il comandante della Forza Quds dell'IRGC, il generale di brigata Esmail Qaani, ha annunciato la scorsa settimana che &amp;egrave; ora in funzione una cintura di sicurezza regionale, dal Golfo Persico al Mar Rosso, gestita dall'Asse di Resistenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi, qualunque cosa possano escogitare, gli americani si troveranno ora di fronte a una linea difensiva strategica che si estende dallo Stretto di Hormuz a Bab el-Mandeb.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Benvenuti alla nuova mappa integrata della deterrenza regionale. Traduzione diretta: qualsiasi attacco USA-Israele contro un singolo membro dell'Asse di Resistenza scatener&amp;agrave; una rappresaglia su pi&amp;ugrave; fronti &amp;ndash; dal Golfo Persico al Mar Rosso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La grande domanda ora &amp;egrave; se questa escalation &amp;ndash; anche se viene presentata dall&amp;rsquo;Impero della Pirateria come una &amp;ldquo;punizione&amp;rdquo; per la vicenda dell&amp;rsquo;Apache &amp;ndash; possa tradursi immediatamente in un abbandono formale del quadro del protocollo d&amp;rsquo;intesa (MoU) sul tavolo delle trattative.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho discusso lo stato delle negoziazioni del MoU questo marted&amp;igrave; su un nuovo canale YouTube, &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=jU2FY_Zyphs&amp;amp;t=54s&quot;&gt;Transition Protocol&lt;/a&gt;, dopo che il nostro canale Power Shit originale &amp;egrave; stato interrotto da Google senza preavviso e senza ricorso, solo dopo meno di una settimana di trasmissione e &lt;a href=&quot;https://strategic-culture.su/news/2026/06/09/exclusive-real-story-behind-nuclear-iran-and-islamabad-accord/&quot;&gt;trasmettendo due esclusive mondiali consecutive&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le nostre fonti di intelligence in Pakistan, in stretto contatto con l'Iran e con i giocatori del CCG, sono convinte che il MoU non sia morto. Anche l'amministrazione Trump vuole preservare il quadro diplomatico sottostante e non far saltare in aria i possibili accordi pi&amp;ugrave; ampi che stanno prendendo forma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In altre parole: l&amp;rsquo;Imperatore della Barbaria, alla vigilia di una Coppa del Mondo che le politiche razziste del suo governo stanno gi&amp;agrave; rovinando, si limiter&amp;agrave; a fare un gran chiasso senza allontanarsi dalla struttura generale dell&amp;rsquo;accordo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo &amp;egrave; il pericoloso bivio in cui ci troviamo ora: scivolare nell&amp;rsquo;abisso oscuro di un&amp;rsquo;eventualit&amp;agrave; di &amp;ldquo;rottura dell&amp;rsquo;accordo&amp;rdquo;, oppure aggrapparci ancora a uno scenario in cui si esercita pressione per raggiungere un accordo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/20284trumpmagabluseep8.jpeg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Svolta nella guerra all’Iran o ennesimo bluff? Trump annuncia ennesimo accordo</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-svolta_nella_guerra_alliran_o_ennesimo_bluff_trump_annuncia_ennesimo_accordo/45289_67443/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,0&quot;&gt;Secondo quanto &lt;a href=&quot;https://www.axios.com/2026/06/12/iran-deal-mou-strait-open-sanctions-relief&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;rivelato&lt;/a&gt; da &lt;em data-path-to-node=&quot;3,0&quot; data-index-in-node=&quot;27&quot;&gt;Axios&lt;/em&gt;, quattro aerei da trasporto C-17 dell'Aeronautica militare statunitense sono decollati gioved&amp;igrave; alla volta dell'Europa. I velivoli trasportano attrezzature logistiche per un imminente viaggio del Vicepresidente JD Vance a Ginevra, finalizzato alla firma di un clamoroso accordo tra Stati Uniti e Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;Citando fonti a conoscenza dei preparativi, il sito web ha confermato che i voli militari sono legati a una potenziale cerimonia ufficiale che potrebbe avere luogo gi&amp;agrave; nei prossimi giorni, qualora gli sforzi diplomatici per finalizzare l'intesa andassero a buon fine. Le manovre logistiche hanno sub&amp;igrave;to un'accelerazione dopo che il Presidente Donald Trump ha dichiarato che Washington e Teheran hanno raggiunto un &quot;ottimo accordo&quot;, ipotizzando la firma gi&amp;agrave; entro questo fine settimana.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,2&quot;&gt;In base alle indiscrezioni, il memorandum d'intesa proposto estenderebbe l'attuale cessate il fuoco per 60 giorni, avviando parallelamente i negoziati per un trattato pi&amp;ugrave; ampio sul programma nucleare iraniano. La bozza dell'intesa prevede l'immediata riapertura dello Stretto di Hormuz senza tariffe di transito, con l'obiettivo di ripristinare i normali volumi di traffico marittimo entro 30 giorni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,3&quot;&gt;In cambio, l'Iran si impegnerebbe a non perseguire lo sviluppo di armi nucleari e a risolvere le criticit&amp;agrave; legate alle sue scorte di uranio arricchito. Qualsiasi passo concreto successivo verrebbe comunque demandato a un accordo separato e pi&amp;ugrave; dettagliato. Il piano, inoltre, includerebbe un allentamento graduale delle sanzioni economiche contro Teheran subordinato al rispetto degli impegni, comprese alcune deroghe temporanee per consentire la ripresa delle esportazioni di petrolio.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,4&quot;&gt;L'accordo preliminare sarebbe stato raggiunto mercoled&amp;igrave; sera a seguito dei colloqui tra il mediatore del Qatar, Ali Al-Thawadi, e il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Ai negoziati hanno preso parte attiva anche gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner (genero del Presidente).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,5&quot;&gt;Sebbene &lt;em data-path-to-node=&quot;3,5&quot; data-index-in-node=&quot;8&quot;&gt;Axios&lt;/em&gt; specifichi che l'intesa &amp;egrave; ancora in attesa del via libera definitivo da parte della massima leadership di Teheran &amp;ndash; con il Ministero degli Esteri iraniano che frena, spiegando che una decisione finale non &amp;egrave; ancora stata presa &amp;ndash;, la macchina diplomatica &amp;egrave; ormai avviata. Se siglato, il trattato prender&amp;agrave; il nome di &quot;Accordo di Islamabad&quot;, a testimonianza degli sforzi di mediazione congiunti di Qatar e Pakistan. Nelle stesse ore, Trump ha voluto elogiare pubblicamente la Turchia per il contributo strategico, definendo il Presidente Recep Tayyip Erdogan &quot;fantastico&quot; per il ruolo di facilitatore svolto nella trattativa.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/thumbs_b_c_e3feb192173c98055aa72196151536d2.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Spese militari e tagli al welfare: la verità dietro i 37 miliardi per il riarmo italiano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spese_militari_e_tagli_al_welfare_la_verit_dietro_i_37_miliardi_per_il_riarmo_italiano/45289_67441/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,0&quot;&gt;&quot;Il Governo Meloni continua ad accusare i burocrati di Bruxelles che, al contrario dei governi nazionali, non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni e forse per questo hanno perso il contatto con la realt&amp;agrave;&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;Sono le parole pronunciate dalla Premier Giorgia Meloni durante il suo intervento alla Camera. Soffermiamoci, in particolare, sul tema della difesa: l'Esecutivo italiano ribadisce di aver rispettato gli impegni assunti in sede NATO, parlando di un &quot;2,8% del PIL investito in difesa e sicurezza&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,2&quot;&gt;Mentre &amp;egrave; ancora in corso il dibattito sulla possibilit&amp;agrave; di accedere ai prestiti europei del programma SAFE, &amp;egrave; bene ricordare che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) parla esplicitamente di economie europee in crisi. Per sostenere le spese del riarmo, gli Stati dovranno tagliare risorse al welfare, in particolare alla sanit&amp;agrave; e all'istruzione. Quando si &amp;egrave; ormai raschiato il fondo del barile, si cerca riparo in tagli mascherati, nel tentativo di non trasmettere un messaggio scomodo alla cittadinanza: l'economia di guerra disinveste nel sociale, nelle pensioni e nelle dinamiche salariali. Ci&amp;ograve; appare ancor pi&amp;ugrave; evidente oggi, in una fase di tassi di crescita economica assai modesti e dopo che sono state fatte fin troppe concessioni alle parti datoriali.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,3&quot;&gt;Le dichiarazioni della Meloni certificano che l'Italia ha aumentato le spese militari (lasciando ai fanatici delle statistiche il dibattito su quanto sia stata superata la fatidica soglia del 2% del PIL).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,4&quot;&gt;Intanto, il vero dato politico resta un altro. Se il Documento di Programmazione Finanziaria e di Bilancio (DPFB) dello scorso autunno parlava di un aumento graduale della spesa per una cifra complessiva di circa 23 miliardi aggiuntivi in tre anni, la realt&amp;agrave; descritta dai fatti parla chiaro: in questo stesso lasso di tempo sono stati approvati ben 78 programmi di riarmo, riguardanti tutti i settori delle Forze Armate, per una spesa complessiva di circa 37 miliardi di euro.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,5&quot;&gt;Sono proprio questi i numeri sui quali &amp;egrave; necessario focalizzare la nostra attenzione.&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;default-style&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.milex.org/2026/04/24/in-tre-anni-di-legislatura-78-programmi-di-riarmo-con-stanziamenti-pluriennali-per-36-miliardi/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;https://www.milex.org/2026/04/24/in-tre-anni-di-legislatura-78-programmi-di-riarmo-con-stanziamenti-pluriennali-per-36-miliardi/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;default-style&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;default-style&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ilfattoquotidiano.it/politica-palazzo/live-post/2026/06/11/consiglio-ue-meloni-camera-vertice-notizie/8415518/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;https://www.ilfattoquotidiano.it/politica-palazzo/live-post/2026/06/11/consiglio-ue-meloni-camera-vertice-notizie/8415518/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;default-style&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Meloni-Spese-Militari-Mimetica.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>L'ambasciatore russo critica il Quirinale: il retroscena sullo scontro con Mattarella e i trent'anni di tensioni NATO</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lambasciatore_russo_critica_il_quirinale_il_retroscena_sullo_scontro_con_mattarella_e_i_trentanni_di_tensioni_nato/58835_67442/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,0&quot;&gt;L&amp;rsquo;ambasciatore russo ha recentemente criticato la narrazione proveniente dagli &amp;ldquo;alti colli&amp;rdquo; (ovvero dal Quirinale) che attribuisce alla Russia l&amp;rsquo;intera responsabilit&amp;agrave; per l&amp;rsquo;inizio e il perdurare della guerra in Ucraina.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;Naturalmente, l&amp;rsquo;ambasciatore ha i suoi motivi per esprimere questo giudizio. Basta riesaminare fatti peraltro ben noti, che tuttavia &amp;egrave; utile ricordare.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,2&quot;&gt;Alla fine della Guerra Fredda, i presidenti statunitensi Reagan e Bush, insieme al Segretario di Stato Baker, assicurarono all&amp;rsquo;ingenuo Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata &quot;di un centimetro verso Est&quot;. Gorbaciov &amp;ndash; le cui responsabilit&amp;agrave; storiche meriterebbero un&amp;rsquo;analisi approfondita a parte &amp;ndash; si fid&amp;ograve;. Concord&amp;ograve; l&amp;rsquo;annessione di fatto della Repubblica Democratica Tedesca (DDR) alla Germania Occidentale, nonostante un referendum popolare nella DDR, tenutosi ben dopo lo smantellamento concordato del Muro, avesse espresso con il 75% dei voti la volont&amp;agrave; dei cittadini orientali di mantenere l&amp;rsquo;indipendenza. Sciolse poi il Patto di Varsavia, nella convinzione che si sarebbe sciolta anche la NATO e che la Germania riunificata sarebbe rimasta neutrale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,3&quot;&gt;In due libri &amp;ndash; l&amp;rsquo;uno dell&amp;rsquo;ultimo ministro della DDR, Modrow, e l&amp;rsquo;altro del consigliere di Gorbaciov, Puskov, entrambi ex &quot;gorbacioviani&quot; della prima ora &amp;ndash; la politica arrendevole dell&amp;rsquo;ultimo leader dell&amp;rsquo;URSS viene apertamente accusata di &amp;ldquo;irresponsabilit&amp;agrave; politica&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,4&quot;&gt;Le potenze della NATO hanno approfittato di queste circostanze prima per penetrare nell&amp;rsquo;economia russa tramite il loro uomo di fiducia, Eltsin, e poi per far avanzare in modo spettacolare i confini dell&amp;rsquo;Alleanza verso Est, fino a inglobare ex repubbliche sovietiche come i Paesi Baltici. Di fatto, la Russia &amp;egrave; stata posta sotto assedio, in attesa di una sua successiva disgregazione. Il giornalista e corrispondente da Mosca Marc Innaro, per aver sottolineato che bastava consultare una carta geografica per verificare questi fatti, &amp;egrave; stato rimosso dalla RAI.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,5&quot;&gt;Uno degli episodi chiave dell&amp;rsquo;avanzata della NATO verso Est &amp;egrave; stata la guerra d&amp;rsquo;aggressione del 1999 contro quanto rimaneva della ex Jugoslavia, alleata storica della Russia, che vide la partecipazione diretta del governo italiano guidato da D&amp;rsquo;Alema. All&amp;rsquo;epoca, l&amp;rsquo;attuale presidente Mattarella era Vicepresidente del Consiglio, ma forse non lo ricorda.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,6&quot;&gt;Il mutato atteggiamento &amp;ndash; decisamente pi&amp;ugrave; fermo &amp;ndash; del governo russo guidato da Putin, cos&amp;igrave; come quello della diplomazia cinese e dell&amp;rsquo;Iran (specie dopo che Trump ha stracciato unilateralmente gli accordi sottoscritti dall&amp;rsquo;ala &amp;ldquo;riformista&amp;rdquo; iraniana e dall&amp;rsquo;amministrazione USA), &amp;egrave; strettamente legato a questi avvenimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,7&quot;&gt;La goccia che ha fatto traboccare il vaso, conducendo alla guerra aperta, &amp;egrave; stata il cambio di regime del 2014 in Ucraina &amp;ndash; paese fino ad allora neutrale &amp;ndash;, orchestrato dai servizi statunitensi con la regia della nota neocon Victoria Nuland (allora vicesegretaria di Stato) e la complicit&amp;agrave; di gruppi ultranazionalisti ucraini.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,8&quot;&gt;La Russia ha cercato di trattare sottoscrivendo gli accordi di Minsk, con la mediazione della cancelliera Merkel e del presidente francese Hollande. Tuttavia, tali accordi non sono mai stati rispettati. Le regioni dell&amp;rsquo;Est che non avevano riconosciuto il cambio di governo a Kiev sono state bombardate e attaccate, causando migliaia di morti. In seguito, Merkel e Hollande hanno cinicamente ammesso che quegli accordi erano serviti solo come copertura per consentire il riarmo dell&amp;rsquo;Ucraina in funzione antirussa. Gli ultimi tentativi di Mosca di raggiungere un accordo sulla sicurezza reciproca alla fine del 2021 sono stati respinti con fermezza dalla NATO; successivamente, a Istanbul nel 2022, il primo ministro britannico Johnson &amp;egrave; intervenuto per impedire che Russia e Ucraina raggiungessero un&amp;rsquo;intesa rapida subito dopo l&amp;rsquo;inizio del conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,9&quot;&gt;Ora i fautori della linea dura in Europa &amp;ndash; dopo aver sostenuto all&amp;rsquo;inizio del 2022 che i russi combattevano con i chip rubati alle lavatrici e avrebbero ceduto in poche settimane &amp;ndash; tentano di prolungare indefinitamente la guerra, che non sta andando bene per il governo di Kiev, rifornendo l&amp;rsquo;Ucraina di armi, munizioni, finanziamenti, intelligence e logistica.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,10&quot;&gt;Questo sfortunato Paese, che senza l&amp;rsquo;aiuto della NATO sarebbe ormai uno Stato fallito, ha subito un calo demografico impressionante (passando da 52 a circa 38 milioni di abitanti a causa delle fughe all&amp;rsquo;estero) e perdite enormi sui fronti bellici. Per giustificare la prosecuzione degli aiuti, i membri europei della NATO, complice il parziale disimpegno finanziario degli USA, sottolineano che la &amp;ldquo;grande Russia&amp;rdquo; si trova in stallo contro la &amp;ldquo;piccola Ucraina&amp;rdquo;. In realt&amp;agrave;, lo scontro non &amp;egrave; tra Russia e Ucraina, ma tra la Russia e i Paesi europei della NATO.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,11&quot;&gt;I droni e i missili usati dall&amp;rsquo;esercito ucraino provengono in gran parte dall&amp;rsquo;Europa &amp;ndash; inclusa l&amp;rsquo;Italia, che contribuisce attraverso la produzione di quattro fabbriche nel Nord &amp;ndash; e persino dal Canada. Inoltre, le Big Tech statunitensi sono intervenute direttamente nel conflitto: gli obiettivi da colpire in Russia o nel Donbass vengono individuati tramite il sistema satellitare Starlink di SpaceX (Elon Musk), mentre la nota azienda di intelligenza artificiale militare Palantir fornisce sistemi Skykit per il tracciamento dei bersagli. Persino la principale banca dell&amp;rsquo;Ucraina &amp;egrave; oggi gestita da Amazon.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,12&quot;&gt;Le stesse Big Tech USA, peraltro, sono coinvolte nelle operazioni a Gaza per l&amp;rsquo;individuazione dei bersagli. L&amp;rsquo;amministratore delegato di Palantir, Alex Karp, contestato per queste attivit&amp;agrave; che hanno causato decine di migliaia di vittime civili, ha risposto che si trattava per la maggior parte di terroristi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,13&quot;&gt;Nonostante il flusso continuo di aiuti da parte dei Paesi NATO e delle Big Tech, la situazione sul campo resta estremamente complessa e lontana dagli obiettivi prefissati, sia a Kiev che a Tel Aviv. Non resta che attendere gli sviluppi degli eventi.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il punto </category>
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                    <title>Fallita la prova di forza? Trump sospende gli attacchi contro l’Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fallita_la_prova_di_forza_trump_sospende_gli_attacchi_contro_liran/45289_67439/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Dopo giorni di minacce e una nuova escalation militare nel Golfo Persico, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la sospensione degli attacchi contro l&amp;rsquo;Iran, sostenendo che i negoziati tra Washington e Teheran hanno raggiunto un livello decisivo. In un messaggio pubblicato su &lt;a href=&quot;https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116732652997120164&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Truth Social&lt;/a&gt;, il leader statunitense ha dichiarato di aver annullato i bombardamenti previsti dopo che tutte le parti coinvolte avrebbero approvato i punti principali di un accordo in fase di definizione. Secondo Trump, oltre agli Stati Uniti e all&amp;rsquo;Iran, il processo negoziale coinvolgerebbe numerosi attori regionali, tra cui Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania ed Egitto. Tuttavia, il presidente nordamericano ha precisato che il blocco navale contro i porti iraniani rester&amp;agrave; in vigore fino alla firma ufficiale dell&amp;rsquo;intesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;annuncio arriva dopo settimane di forti tensioni. Washington aveva ripreso gli attacchi contro obiettivi iraniani in risposta all&amp;rsquo;abbattimento di un elicottero Apache, mentre Teheran aveva reagito colpendo basi statunitensi in diversi Paesi della regione. Entrambe le parti hanno rivendicato successi militari e mantenuto una retorica particolarmente aggressiva. Nelle stesse ore, Trump ha rilanciato una delle sue dichiarazioni pi&amp;ugrave; controverse, sostenendo che gli Stati Uniti potrebbero in futuro assumere il controllo dell&amp;rsquo;isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano da cui transitava circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese prima dell&amp;rsquo;inizio della guerra. Il presidente ha descritto l&amp;rsquo;operazione come economicamente vantaggiosa, paragonandola alla politica adottata da Washington nei confronti del Venezuela.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da Teheran la risposta &amp;egrave; stata immediata. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, ha definito Trump un leader &amp;ldquo;confuso e illuso&amp;rdquo;, avvertendo che qualsiasi attacco contro il territorio iraniano, inclusa l&amp;rsquo;isola di Kharg, provocherebbe una &lt;a href=&quot;https://www.presstv.ir/Detail/2026/06/11/770267/Iran-US-Kharg--historic&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;risposta&lt;/a&gt; destinata a &amp;ldquo;entrare nella storia&amp;rdquo;. Il parlamentare ha inoltre sostenuto che gli Stati Uniti non abbiano raggiunto nessuno degli obiettivi dichiarati del conflitto, n&amp;eacute; sul piano militare n&amp;eacute; su quello politico. Le autorit&amp;agrave; iraniane affermano che le proprie forze armate sono in stato di massima allerta e rivendicano di aver inflitto pesanti perdite agli Stati Uniti nella regione. Da parte statunitense, tuttavia, continuano le dichiarazioni che descrivono l&amp;rsquo;Iran come ormai vicino alla resa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al di l&amp;agrave; degli annunci e della propaganda, la sospensione dei bombardamenti rappresenta il primo segnale concreto di de-escalation dopo giorni molto tesi e segnati da bombardamenti. Resta per&amp;ograve; evidente che le minacce sul controllo delle infrastrutture energetiche iraniane e le promesse di ritorsioni senza precedenti mantengono il Medio Oriente sull&amp;rsquo;orlo di una nuova e pericolosa escalation.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La Russia smaschera la falsa mediazione dell’Eurotroika sull’Ucraina</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_russia_smaschera_la_falsa_mediazione_delleurotroika_sullucraina/45289_67440/</link>
                    <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;La Russia ha respinto con fermezza le condizioni proposte da Francia, Germania e Regno Unito per l&amp;rsquo;avvio di un processo di pace in Ucraina, definendole incompatibili con qualsiasi prospettiva di negoziato. A dichiararlo &amp;egrave; stata la portavoce del Ministero degli Esteri russo, &lt;a href=&quot;https://tass.com/politics/2145577&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Maria Zakharova&lt;/a&gt;, secondo cui le richieste avanzate dalle capitali europee ripropongono schemi gi&amp;agrave; falliti negli anni precedenti. Zakharova ha ricordato che iniziative come i formati di Copenaghen e del B&amp;uuml;rgenstock, basate sulla cosiddetta &amp;ldquo;formula Zelensky&amp;rdquo;, non hanno prodotto risultati concreti e si sono rivelate strumenti orientati al proseguimento del conflitto piuttosto che alla sua soluzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel mirino di Mosca c&amp;rsquo;&amp;egrave; la dichiarazione congiunta firmata a Londra dal presidente francese Emmanuel Macron, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, dal primo ministro britannico Keir Starmer e da Vladimir Zelensky. Il documento individua cinque condizioni per avviare un percorso negoziale, tra cui garanzie di sicurezza per Kiev, il dispiegamento di forze multinazionali, il mantenimento del congelamento dei beni russi e un cessate il fuoco immediato. Secondo la diplomazia russa, tali richieste sarebbero formulate in modo da risultare inaccettabili per Mosca e accompagnate da un ulteriore sostegno militare all&amp;rsquo;Ucraina, compresa la produzione di armamenti a lungo raggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una linea che, come denuncia il Cremlino, favorisce la militarizzazione dell&amp;rsquo;Ucraina e dell&amp;rsquo;Europa invece di creare le condizioni per una pace duratura. Zakharova ha inoltre accusato l&amp;rsquo;Unione Europea di aver rinunciato a qualsiasi ruolo di mediazione neutrale, citando una recente dichiarazione dell&amp;rsquo;Alta rappresentante per la politica estera dell&amp;rsquo;UE, Kaja Kallas, secondo cui l&amp;rsquo;Europa &amp;egrave; schierata dalla parte dell&amp;rsquo;Ucraina e agisce in difesa dei propri interessi di sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Mosca, queste posizioni confermano che i principali Paesi europei non intendono presentarsi come mediatori, ma come parte integrante del fronte occidentale che sostiene il regime di Kiev. Un elemento che, come evidenzia il governo russo, rende ancora pi&amp;ugrave; difficile la costruzione di un quadro negoziale accettabile per tutte le parti coinvolte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/50444262991956331922.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Cagliari, rogo nella notte: attentato alla moschea del quartiere Marina. L'Imam: “Qui da 40 anni, mai successo”</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cagliari_rogo_nella_notte_attentato_alla_moschea_del_quartiere_marina_limam_qui_da_40_anni_mai_successo/45289_67437/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 19:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Francesco Fustaneo&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un grave atto intimidatorio ha colpito la comunit&amp;agrave; islamica di Cagliari. Nella notte, ignoti hanno appiccato il fuoco davanti all'ingresso della moschea di via del Collegio, nel cuore del quartiere della Marina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un gesto che scuote la quiete del rione e riaccende l'attenzione sulla convivenza interreligiosa in citt&amp;agrave;. A far escludere un incidente e a orientare verso la pista dolosa &amp;egrave; la dinamica stessa del rogo, divampato questa notte in via del Collegio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'allarme &amp;egrave; scattato verso le h 3:30. Secondo le prime ricostruzioni, i responsabili hanno posizionato un innesco con liquido infiammabile davanti al portone d'ingresso della moschea. Le fiamme si sono propagate rapidamente, annerendo la facciata, distruggendo alcune piante ornamentali e invadendo i vani scala delle abitazioni vicine, che condividono lo stesso stabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A evitare conseguenze peggiori &amp;egrave; stato il tempestivo intervento dei residenti. Svegliati dal fumo e dal rumore, gli abitanti del quartiere della Marina sono riusciti a spegnere il fuoco con i propri mezzi prima dell'arrivo dei vigili del fuoco. Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini e posto l'area sotto sequestro per i rilievi tecnici. Al momento non risultano n&amp;eacute; indagati n&amp;eacute; rivendicazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'imam di Cagliari, Mehrez Triki, ha dichiarato: &amp;ldquo;Siamo qui da quasi 40 anni e non era mai successo niente del genere. Siamo sorpresi e amareggiati, perch&amp;eacute; nel quartiere non abbiamo mai avuto problemi con nessuno&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Triki ha voluto sottolineare il clima di rispetto e fratellanza che ha sempre caratterizzato la convivenza nel popoloso rione della Marina. &amp;ldquo;Le&amp;nbsp; persone che vivono qui &amp;ndash; ha aggiunto &amp;ndash; le considero tutte fratelli. La prova? Sono stati proprio i vicini, i primi, a darci una mano per spegnere l'incendio, e ora ci stanno aiutando a ripulire e sistemare i danni&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati n&amp;eacute; sono giunte rivendicazioni, ma dall&amp;rsquo;esterno&amp;nbsp; seppur con tutte le cautele del caso,&amp;nbsp; quanto accaduto rischia di&amp;nbsp; configurarsi come un gesto di natura islamofobica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Episodi&amp;nbsp; come questo, purtroppo rischiano di riproporsi facilmente in contesti dove l'odio &amp;egrave; gi&amp;agrave; stato normalizzato nel dibattito pubblico. Il clima alimentato in questi anni da una precisa parte politica, con la complicit&amp;agrave; di alcune trasmissioni televisive, account social e giornali compiacenti &amp;ndash; di cui l'islamofobia &amp;egrave; solo una delle conseguenze &amp;ndash; finisce per strumentalizzare, senza peraltro mai risolvere, i problemi connessi all'immigrazione irregolare. Cos&amp;igrave; si alimentano fobie, odio e paura che, sommati a ignoranza, impoverimento generale e degrado, rischiano di essere l'innesco per ulteriori ondate di violenza generalizzata da parte di frange di sbandati, esaltati e xenofobi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E come spesso accade &amp;ndash; e la storia lo insegna &amp;ndash; a farne le spese sono persone innocenti. Quando si soffia sul fuoco, poi, non &amp;egrave; semplice fermare le fiamme una volta che l&amp;rsquo;incendio divampa.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/incendio_attacco_moschea_cagliari.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Si dimette il ministro della difesa inglese</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-si_dimette_il_ministro_della_difesa_inglese/82_67436/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il ministro della Difesa britannico John Healey ha rassegnato le dimissioni al primo ministro Keir Starmer, infliggendo l'ultimo colpo a un governo laburista gi&amp;agrave; in difficolt&amp;agrave;. In una lettera aperta, Healey ha lamentato che Starmer &amp;egrave; stato &amp;laquo;incapace, e il Tesoro non &amp;egrave; stato disposto a stanziare le risorse&amp;raquo; necessarie per le riforme radicali che intendeva attuare e per aumentare la spesa al 3% del PIL entro il 2030, al fine di adempiere agli obblighi della Gran Bretagna nei confronti della NATO.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il ministro ha citato l'attacco statunitense-israeliano all'Iran alla fine di febbraio e la crescente tensione che i membri europei del blocco guidato da Washington stanno affrontando tra i dubbi sull'impegno americano come fattori che rendono necessari pi&amp;ugrave; fondi per le forze armate. Healey si &amp;egrave; dimesso per protestare contro il bilancio militare pubblicato luned&amp;igrave;, che ha definito &amp;laquo;ben al di sotto di quanto richiesto&amp;raquo; dal ministero per schierare forze armate pronte al combattimento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;La leadership di Starmer &amp;egrave; stata inoltre scossa da uno scandalo relativo alla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti &amp;ndash; noto per essere stato un collaboratore del finanziere caduto in disgrazia e molestatore sessuale Jeffrey Epstein &amp;ndash; nonch&amp;eacute; dai disastrosi risultati delle elezioni locali di maggio, in cui il partito di governo ha perso decine di consigli comunali e quasi 1.500 seggi. Si vociferava che il partito potesse sostituire il proprio leader, ma il governo ha finora superato la crisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il contesto della spesa militare britannica&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;Il Regno Unito, insieme alla maggior parte degli altri membri della NATO, si &amp;egrave; impegnato ad aumentare la spesa durante un vertice lo scorso anno, in risposta alle pressioni del presidente Donald Trump, che ha accusato le nazioni europee di non fare la loro parte. Il parametro di riferimento proposto &amp;egrave; stato fissato al 5% del PIL, di cui il 3,5% in spese militari dirette e l'1,5% in spese relative alla sicurezza. Il Regno Unito ha dichiarato che raggiunger&amp;agrave; questo traguardo entro il 2035.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span class=&quot;&quot;&gt;L'esercito britannico soffre da anni di sottofinanziamento. Solo la scorsa settimana, la portaerei HMS Prince of Wales, co-ammiraglia della Royal Navy, non &amp;egrave; stata in grado di salpare per un'esercitazione della NATO dopo un problema tecnico. Anche la sua nave gemella, la HMS Queen Elizabeth, era stata ritirata dalle manovre della NATO nel 2024.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a2aaa1320302765c80ae947.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>La mia Onu avrebbe salvato l'Ucraina (di Pino Arlacchi)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_mia_onu_avrebbe_salvato_lucraina_di_pino_arlacchi/39602_67432/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Pino Arlacchi*&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; una domanda che vale la pena di porsi con franchezza, ora che l&amp;rsquo;Ucraina &amp;egrave; ridotta a un campo di battaglia e l&amp;rsquo;Europa subisce le conseguenze di una guerra che non pu&amp;ograve; n&amp;eacute; vincere n&amp;eacute; fermare: questa catastrofe era evitabile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La risposta &amp;egrave; s&amp;igrave;. Ed &amp;egrave; evitabile ancora oggi, se si vogliono avere il coraggio e l&amp;rsquo;onest&amp;agrave; di riflettere sulle sue cause di fondo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il punto di partenza pi&amp;ugrave; recente &amp;egrave; il fallimento degli Accordi di Minsk. Firmati nel 2014 e nel 2015 sotto la supervisione nominale di Francia e Germania, questi accordi avrebbero dovuto costituire la cornice diplomatica di una soluzione del conflitto nel Donbass. Ma erano sin dall&amp;rsquo;inizio una pietanza avvelenata.&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Nel 2022, con una spudoratezza che ha dell&amp;rsquo;incredibile, Hollande e Merkel, i leader europei che li avevano garantiti, hanno dichiarato pubblicamente di aver usato Minsk solo per guadagnare tempo, per permettere all&amp;rsquo;Ucraina di riarmarsi e prepararsi alla guerra. Non un accordo di pace, dunque, ma una trappola degna dei tempi dei trattati segreti tra le potenze europee in corsa verso le guerre mondiali del Novecento&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;In presenza di un&amp;rsquo;organizzazione delle Nazioni Unite riformata secondo la mia proposta &amp;ndash; con un&amp;rsquo;Assemblea generale dotata di prerogative sovrane e di meccanismi efficaci di garanzia dell&amp;rsquo;esecuzione dei negoziati di pace &amp;ndash; questa falsificazione sarebbe stata irrealizzabile. Un ente di sorveglianza indipendente, con mandato dell&amp;rsquo;intera comunit&amp;agrave; internazionale, avrebbe monitorato l&amp;rsquo;attuazione degli impegni di Minsk, documentato le violazioni, ammonito le parti e reso politicamente insostenibile il sabotaggio avvenuto indisturbato per sette anni alla luce del sole, con la complicit&amp;agrave; dei garanti. L&amp;rsquo;Onu che propongo avrebbe reso quel tradimento impossibile. Ma vi &amp;egrave; di pi&amp;ugrave;. Nell&amp;rsquo;autunno e nell&amp;rsquo;inverno del 2021-2022, quando la crisi si andava avvitando verso il punto di non ritorno, un&amp;rsquo;Assemblea generale dotata di poteri effettivi sarebbe stata in grado di intervenire su entrambi i fronti del conflitto nascente. Non come osservatore impotente, ma come giudice-arbitro dotato di strumenti adeguati di intervento. Fino all&amp;rsquo;uso di una propria forza di interposizione armata. Il primo atto sarebbe consistito nel riconoscimento formale di una realt&amp;agrave; che il concerto occidentale si era ostinato a negare: la Russia aveva sub&amp;igrave;to, nel corso di trent&amp;rsquo;anni, un processo di accerchiamento strategico non dichiarato da parte della Nato.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Non si trattava di paranoia imperiale n&amp;eacute; di eccessiva suscettibilit&amp;agrave; del Cremlino circa la propria zona di influenza. Si trattava di fatti documentati, incontestabili. Contravvenendo impegni presi subito dopo la caduta del Muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia, la Nato aveva incorporato dal 1999 al 2020 quattordici nuovi membri, spingendo la propria linea di contatto fino ai confini della Federazione Russa. Basi missilistiche erano state installate in Romania e in Polonia, descritte come scudi difensivi ma rapidamente convertibili in piattaforme offensive. Il documento fondativo della Nato-Russia del 1997, che aveva promesso di non dispiegare forze militari permanenti nei nuovi paesi membri, era stato progressivamente svuotato di contenuto. E nel 2008, al vertice di Bucarest, era stata formulata la promessa &amp;ndash; rivelatasi una scintilla &amp;ndash; che un giorno anche l&amp;rsquo;Ucraina e la Georgia avrebbero fatto parte dell&amp;rsquo;Alleanza.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Era una strategia deliberata, orchestrata da Washington e sub&amp;igrave;ta passivamente da un&amp;rsquo;Europa che aveva abdicato alla propria autonomia strategica e aveva mascherato l&amp;rsquo;espansione Nato con una parallela, innocente, politica di allargamento verso Est dell&amp;rsquo;Unione europea.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Un&amp;rsquo;aggressione silenziosa, al rallentatore: non con i carri armati, ma con i trattati, le basi, i memorandum, le mappe che si coloravano di blu verso est. La Russia aveva protestato per decenni &amp;ndash; con Putin che aveva denunciato esplicitamente, fin dal discorso di Monaco del 2007, l&amp;rsquo;accerchiamento &amp;ndash; e nessuno aveva risposto.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Un&amp;rsquo;Assemblea generale sovrana avrebbe rotto quel silenzio. Avrebbe potuto adottare una risoluzione che riconoscesse la legittimit&amp;agrave; delle preoccupazioni della Federazione russa per la propria sicurezza. Avrebbe invitato le forze Nato a formulare una risposta coerente con il principio dell&amp;rsquo;indivisibilit&amp;agrave; della sicurezza nazionale di ogni Stato membro. Principio sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione di Helsinki del 1975 secondo cui la sicurezza di uno Stato non pu&amp;ograve; essere costruita a spese della sicurezza di un altro. Quel principio era stato invocato dall&amp;rsquo;Occidente per decenni, ma solo quando aveva fatto comodo alle potenze euroatlantiche. Un&amp;rsquo;Assemblea generale rifondata lo avrebbe applicato senza eccezioni, anche quando l&amp;rsquo;imputato fosse stata la Nato.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Ma il riconoscimento delle ragioni russe avrebbe costituito solo il primo lato dell&amp;rsquo;equazione. Il secondo sarebbe stato un monito rivolto a Mosca: le vostre preoccupazioni di sicurezza possono legittimare una risposta proporzionata, non un&amp;rsquo;invasione. Il diritto internazionale consente mezzi di azione adeguati a questi casi. Un&amp;rsquo;operazione militare circoscritta alle regioni del Donbass, fondata sul diritto di autodifesa e sulla protezione delle popolazioni russofone soggette dal 2014 a bombardamenti ripetuti e documentati dall&amp;rsquo;Osce, si sarebbe collocata in una zona giuridicamente controversa ma non priva di solide giustificazioni. Un&amp;rsquo;invasione su larga scala del territorio ucraino, il rovesciamento del governo di Kiev, l&amp;rsquo;occupazione militare di centinaia di migliaia di chilometri quadrati, no. Quella sarebbe stata, e fu, qualcosa di diverso: una guerra vera e propria, incompatibile con una lettura difensiva del diritto internazionale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Questa distinzione &amp;ndash; espressa non da Washington n&amp;eacute; da Mosca, ma dalla voce autorevole e imparziale dell&amp;rsquo;Assemblea generale &amp;ndash; avrebbe avuto un peso che nessuna dichiarazione unilaterale avrebbe potuto possedere. Avrebbe offerto a Putin una via d&amp;rsquo;uscita del tutto percorribile: le tue apprensioni sono riconosciute, i tuoi nemici sono stati convenientemente ammoniti, il mondo ti d&amp;agrave; ragione sulla Nato, ma non ti d&amp;agrave; carta bianca per la guerra totale. E avrebbe offerto all&amp;rsquo;Ucraina e ai suoi protettori occidentali un messaggio netto: l&amp;rsquo;espansione della Nato verso Est, l&amp;rsquo;uso di Minsk come inganno, il riarmo accelerato dell&amp;rsquo;Ucraina, il diniego sistematico delle ansie e delle proteste russe, vi hanno resi i responsabili ultimi di questa crisi.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Non &amp;egrave; avvenuto nulla di tutto questo. Perch&amp;eacute; non poteva avvenire. Il Consiglio di Sicurezza &amp;egrave; rimasto paralizzato: l&amp;rsquo;Occidente ha bloccato le risoluzioni dell&amp;rsquo;Assemblea che riconoscevano la fondatezza delle preoccupazioni della Russia. E cos&amp;igrave; il mondo ha assistito impotente al progredire della crisi.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;La mia proposta di rifondazione dell&amp;rsquo;Onu non &amp;egrave; utopistica. Nasce da chi ha visto dall&amp;rsquo;interno come funziona (e come non funziona) la massima espressione del sistema multilaterale. La mia Onu abolisce il diritto di veto che mette alcuni paesi al di sopra della legalit&amp;agrave; internazionale. Conferisce all&amp;rsquo;Assemblea generale il potere di riflettere la volont&amp;agrave; della comunit&amp;agrave; internazionale nel suo insieme, mette fine agli effetti della spartizione del mondo avvenuta a Yalta nel 1945. Apre la porta di un mondo multipolare pi&amp;ugrave; equo e democratico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;*Il Fatto Quotidiano | 10 giugno 2026&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Immigrazione e identità culturale (di Vincenzo Costa)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-immigrazione_e_identit_culturale_di_vincenzo_costa/45289_67433/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Vincenzo Costa*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Non &amp;egrave; vero che gli immigrati, soprattutto islamici, distruggono l&amp;rsquo;identit&amp;agrave; culturale dei paesi occidentali. L&amp;rsquo;occidente ha perso la sua identit&amp;agrave; culturale da molto tempo. La scristianizzazione dell&amp;rsquo;Occidente non &amp;egrave; una conseguenza dell&amp;rsquo;immigrazione. Le chiese sono vuote, i valori dell&amp;rsquo;Occidente, compreso quello molto laico della &amp;ldquo;cura di s&amp;eacute;&amp;rdquo;, si sono svalorizzati per processi interni all&amp;rsquo;Occidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un processo di svalorizzazione, un nichilismo tutto interno all&amp;rsquo;Occidente. Che &amp;egrave; il problema di questa cultura. Usiamo gli immigrati per non affrontare il problema della disgregazione culturale interna. Lo usiamo per non affrontare la questione della disgregazione del legame sociale, che segue una logica interna alla nostra civilt&amp;agrave;.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Gli immigrati vengono a inserirsi in questo mondo in corso di disgregazione, non incontrano alcuna identit&amp;agrave;. Diciamo che devono essere inclusi, ma per essere inclusi dovrebbero trovare un luogo che abbia una forma, e le nostre societ&amp;agrave; non hanno forma, la stanno perdendo da tanto tempo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Poi c&amp;rsquo;&amp;egrave; un problema legato all&amp;rsquo;immigrazione, ed &amp;egrave; questo: come immaginiamo una societ&amp;agrave; in cui convivono persone appartenenti a culture diverse?&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;Possono culture diverse convivere nello stesso territorio?&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, alla base di molte elaborazioni filosofiche e politiche c&amp;rsquo;&amp;egrave; l&amp;rsquo;idea che le culture non esistono. Credo sia stata una pessima trovata, ideologica, nordica e dunque stupida (penso a hannerz).&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;In realt&amp;agrave; abbiamo pensato e stiamo pensando la societ&amp;agrave; multiculturale come un luogo di cancellazione delle culture, come una brodaglia in cui tutti rinunciano alla propria cultura perch&amp;eacute; tutti assumono una cultura comune che &amp;egrave; quella neoliberale del consumo come generatore di legame sociale e di integrazione sociale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;La stiamo pensando cos&amp;igrave; perch&amp;eacute; &amp;egrave; coerente con un mondo senza pi&amp;ugrave; cultura se non quella del successo, del denaro e del consumo. I migranti che arrivano incontrano questa cultura, l&amp;rsquo;Occidente per loro non &amp;egrave; n&amp;eacute; il Cristianesimo n&amp;eacute; la domanda filosofica, n&amp;eacute; il problema della verit&amp;agrave; o della cura di s&amp;eacute;. E non hanno torto.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;I migranti che fanno gli aguzzini verso altri migranti non sono una cultura malata che invade la nostra: scimmiottano la nostra, hanno assunto la nostra cultura.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il problema siamo noi, perch&amp;eacute; siamo noi che odiamo la nostra tradizione culturale, non la conosciamo, non la rivitalizziamo. Siamo noi che abbiamo in odio le nostre radici.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a&quot;&gt;
&lt;div dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;br /&gt;Siamo noi che usiamo anche i migranti per cancellare la nostra tradizione culturale, senza capire che poi a chi arriva offriamo solo il vuoto o il nulla, quello che abita la nostra civilt&amp;agrave;.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Le esultanze de il Corriere per il “Supermissile Flamingo” (e i pruriti del PD)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_esultanze_de_il_corriere_per_il_supermissile_flamingo_e_i_pruriti_del_pd/45289_67434/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color: #333366;&quot;&gt;di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color: #333366;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Con che slancio, con quanta passione, con che effluvio partecipativo, il Corriere della Sera si diffonde sul &amp;ldquo;supermissile Flamingo&amp;rdquo; con cui Kiev ha colpito due giorni fa la capitale della Repubblica di Chuva&amp;scaron;a, Ceboksary, circa 800 km a est di Moskva, sul Volga. Con che afflato il giornale milanese si dilunga sulle caratteristiche del razzo che dovrebbe sostituire gli americani Patriot, di cui il regime nazigolpista &amp;egrave; a corto e che Washington da tempo non fornisce, perch&amp;eacute; li impiega nell'aggressione all'Iran. Con che partecipazione emotiva il redattore assicura i lettori che Kiev &amp;egrave; &amp;laquo;sempre pi&amp;ugrave; autonoma&amp;raquo; nella produzione di missili e fornisce addirittura il numero esatto che l'azienda produttrice sarebbe in grado di sfornare ogni mese. Con quale spirito di comunanza affettiva si comunica che per la junta di Kiev &amp;laquo;c&amp;rsquo;&amp;egrave; un punto in particolare che d&amp;agrave; un valore inestimabile alla nuova arma: &amp;egrave; stata pensata, quasi del tutto disegnata e largamente costruita in Ucraina... Un&amp;rsquo;era diversa e un futuro che promette ottimismo&amp;raquo;. L'ottimismo della guerra e di chi guarda ai superprofitti che l'industria militare promette. Basta, scrive il signor Lorenzo Cremonesi, con le &amp;laquo;limitazioni imposte da Biden all&amp;rsquo;impiego delle armi americane, prima che Trump bloccasse radicalmente l&amp;rsquo;invio di materiale bellico Usa influenzato anche dalla sua ammirazione per Vladimir Putin&amp;raquo;. Basta. Ucraina &amp;uuml;ber alles, &amp;uuml;ber alles in der Welt. L'Ucraina centro del mondo, come la intendono i nazionalisti inneggianti alla &amp;ldquo;ucrainicit&amp;agrave;&amp;rdquo; e come la vedono nelle redazioni belliciste italiche e nei circoli &amp;ldquo;politici&amp;rdquo; del centrismo liberal-borghese di casa nostra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Nell'entusiasmo di Vladimir Zelenskij per gli obiettivi colpiti dai &amp;ldquo;fenicotteri&amp;rdquo; di Kiev, scrive con altrettanta esaltazione il redattore milanese, &amp;laquo;si coglie il senso della nuova potenza militare ucraina: sta diventando indipendente, non occorre pi&amp;ugrave; chiedere nessun permesso&amp;raquo;. S&amp;igrave; perch&amp;eacute; il &amp;ldquo;Flamingo&amp;rdquo;, ci raccontano, &amp;egrave; realizzato da una cosiddetta &amp;ldquo;startup ucraina&amp;rdquo; nata &amp;laquo;alla fine del primo anno della nuova guerra (quella vecchia era iniziata con l&amp;rsquo;attacco russo del 2014)&amp;raquo;. Farabutti euro-guerrafondai che contrabbandano il terrorismo dei nazigolpisti di Kiev contro le citt&amp;agrave; del Donbass, contro ospedali, asili nido, parchi, stazioni, come un &amp;laquo;attacco russo del 2014&amp;raquo;. Terroristi della cartaccia stampata, che nel 2022 scrivevano di &amp;ldquo;attacco immotivato&amp;rdquo; della Russia all'Ucraina, come se da un giorno all'altro, in un'oasi di pace, diletto e fratellanza, quegli sciagurati di russi avessero attaccato proditoriamente un paese civile e democratico, cos&amp;igrave;, dall'oggi al domani, senza alcuna motivazione. E oggi, dato che non si pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; continuare a vendere per &amp;ldquo;anni di pace&amp;rdquo; quanto accaduto negli otto anni precedenti il 2022, ecco che declamano spudoratamente di &amp;laquo;attacco russo del 2014&amp;raquo;. Andate a dirlo, canaglie prezzolate, ai civili di Alcevsk, Kramatorsk, Donetsk, Stakanov e i tanti villaggi del Donbass martellati per otto anni dalle artiglierie ucraine. Vien da chiedersi, in prima battuta, quanto certe redazioni ricevano da certe ambasciate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Ma, questo, tra parentesi. Di sfuggita, invece, sul finire del servizio, quando ormai il lettore ne ha avuto abbastanza di celebrazioni filo-naziste, si &amp;egrave; costretti a buttare l&amp;agrave;, en passant, che la ditta che &amp;ldquo;produce&amp;rdquo; il &amp;ldquo;Flamingo&amp;rdquo; &amp;laquo;collabora con il gruppo britannico Milanion&amp;raquo;, tacendo come d'uopo che il FP-5 ucraino &amp;egrave; pi&amp;ugrave; o meno l'esatta copia del FP-5 prodotto dall'impresa britannico-emiratina. Cos&amp;igrave; che poi non si pu&amp;ograve; fare a meno di citare la britannica The Economist, secondo cui &amp;laquo;una parte della produzione &amp;egrave; effettuata all&amp;rsquo;estero, ma il 90 per cento delle componenti viene poi assemblata in Ucraina&amp;raquo;. Vale a dire: ancora una volta sono le imprese del complesso militare europeo ad essere direttamente impegnate nella guerra contro la Russia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Ragion per cui, non possono suscitare altro che ripugnanza certi pruriti che vengono presentati, ancora dal fogliaccio milanese, quale &amp;ldquo;battaglia delle idee&amp;rdquo; all'interno di quel miscuglio di liberalismo bottegaio, sussiego padronale &amp;ndash; le maggiori industrie di guerra italiane non sono forse a dirigenza PD? - e finta alternativa aclassista alla peggiore fogna reazionaria italica denominato Partito Democratico. Il cosiddetto &amp;ldquo;dibattito&amp;rdquo; sull'Ucraina che, dicono, si starebbe svolgendo all'interno di quell'agglomerato di individualismo da mercato, somiglia tanto a una certa qual riproposizione, in termini adattati al liberalismo capitalistico odierno, della falsa alternativa di inizi '900 tra aperto e dichiarato opportunismo, da una parte e centrismo conciliatore dall'altra, all'interno, comunque, di un movimento che, quantomeno a parole, intendeva muovere le masse popolari verso una prospettiva di cambiamento sociale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Oggi che, a tali livelli di bassezza politica, le uniche alternative di cui blaterano le maggiori figure del PD sono quelle completamente interne al loro perenne quadro sociale e economico capitalista, anche il &amp;ldquo;dibattito&amp;rdquo; sull'atteggiamento nei confronti dell'Ucraina &amp;egrave; circoscritto al quesito se la junta nazigolpista, sponsorizzata dalle cancellerie europee quale avamposto del prossimo confronto militare diretto contro la Russia, debba entrare immediatamente a far parte della UE o debba prima attraversare un certo periodo di &amp;ldquo;decantazione democratica&amp;rdquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Ecco dunque che, come racconta il Corriere della Sera, il signor Alessandro Alfieri &amp;laquo;ammette che sull&amp;rsquo;Ucraina&amp;raquo; loro del PD si attengono a &amp;laquo;una posizione molto marcata di pieno sostegno&amp;raquo;; cos&amp;igrave; che ai &amp;laquo;riformisti dem ovviamente non dispiace affatto che il Pd su questo punto sia fermo&amp;raquo;. D'accordo anche il signor Lorenzo Guerini, sulla &amp;laquo;risoluzione del Pd nelle parti che riguardano il sostegno a Kiev&amp;raquo;. In ogni caso, si assicurano i lettori &amp;ldquo;benpensanti&amp;rdquo; da via Solferino, i riformisti, cio&amp;egrave; i liberali della borghesia danarosa, &amp;laquo;voteranno a favore anche delle risoluzioni di Azione e Italia viva&amp;raquo;: si deve supporre che ci sar&amp;agrave; da assistere a un grande coro di &amp;ldquo;slava Ukrainy&amp;rdquo;, cui far&amp;agrave; eco un generale &amp;ldquo;Sieg heil&amp;rdquo;. Ma attenzione: la questione non &amp;egrave; cos&amp;igrave; pacifica all'interno del PD, perch&amp;eacute; &amp;laquo;alla minoranza riformista non sono piaciute affatto le affermazioni rilasciate al Corriere da Goffredo Bettini&amp;raquo;, che il 10 giugno &amp;laquo;aveva sostenuto la necessit&amp;agrave; di far ripartire il dialogo con la Russia e aveva frenato sull&amp;rsquo;ingresso di Kiev nella Ue&amp;raquo;. Grido d'allarme di quelli che a inizi '900 sarebbero stati gli opportunisti dichiarati e che oggi, tanto per attualizzare un po' i termini a favore delle generazioni pi&amp;ugrave; giovani, potrebbero definirsi gli adepti del liberalismo chiesastico di stampo borghese: il signor Filippo Sensi, agente delle passate atmosfere democristiane, tuona che &amp;laquo;Un Pd che seguisse questa agenda filorussa sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverr&amp;agrave;. Sul mio cadavere&amp;raquo;. Non si distinguono le signore Lia Quartapelle, Simona Malpezzi e, da va s&amp;eacute;, Pina Picierno, tutte genuflesse all'altare dei nazigolpisti di Kiev. Tutte unite nel coro di disprezzo per il &amp;ldquo;povero&amp;rdquo; Goffredo Bettini, quello che chiede al suo agglomerato politico di spostarsi ancora pi&amp;ugrave; verso le esigenze borghesi, convinto che &amp;laquo;la sinistra non vince se non si allea con una forza pi&amp;ugrave; di centro&amp;raquo; e che, riguardo all'Ucraina e alla sua ammissione alla UE, afferma che &amp;laquo;In prospettiva vedo questa possibilit&amp;agrave; con favore. Ma il processo sar&amp;agrave; inevitabilmente lungo. Di anni. L&amp;rsquo;Ucraina non corrisponde a criteri fondamentali per entrare nell&amp;rsquo;unione europea&amp;raquo;. Quali sarebbero i criteri? Per carit&amp;agrave;, non si dica che tra quei &amp;ldquo;criteri&amp;rdquo; europeisti ci sia una qualche mielosa &amp;ldquo;avversione&amp;rdquo; al nazismo. Quando mai? &amp;Egrave; solo la propaganda russa a dire che nel 2014 ci sia stato a Kiev un golpe voluto e foraggiato da USA-UE-NATO, cui hanno fatto da manovalanza terroristica le formazioni nazionaliste e apertamente naziste, addestrate gi&amp;agrave; da anni, prima di allora, nei centri di reclutamento yankee e che oggi tengono per il collo la banda di Vladimir Zelenskij, per assicurarsi che non sbandi verso un &amp;ldquo;compromesso&amp;rdquo; con la Russia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;Il signor Bettini parla di &amp;laquo;ripartenza di un dialogo con la Russia. Zelensky &amp;egrave; disposto a parlare con Putin. Cosa impedisce a noi di fare altrettanto?&amp;raquo;. Ben venga il &amp;ldquo;dialogo con la Russia&amp;rdquo;. Resta a vedere da quali posizioni e con quali obiettivi. Il signor Bettini &amp;egrave; davvero sicuro che il nazigolpista-capo Zelenskij sia &amp;ldquo;disposto a parlare con Putin&amp;rdquo;? Ha forse letto un po' troppo velocemente il pizzino mafioso indirizzato dal jefe de la junta al presidente russo, o si &amp;egrave; forse fidato troppo del cosiddetto &amp;ldquo;linguaggio amichevole&amp;rdquo; di quel vergognoso messaggio, addolcito nelle redazioni italiche da un &amp;ldquo;tu&amp;rdquo; con cui Zelenskij si sarebbe rivolto a Putin, quando l'originale ucraino recava un normale &amp;ldquo;voi&amp;rdquo;, con offensiva lettera minuscola che, insieme a tutto il tono ingiurioso dell'intera epistola, costituiva il vero perno che le cancellerie franco-britannico-tedesche volevano mettere alla base dell'autentico senso della direttiva impartita a Kiev e da trasmettere a Moskva: la guerra deve continuare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #333366;&quot;&gt;L'opportunismo liberal-europeista dei vari Guerini, Alfieri, Sensi &amp;amp; Co., insieme al confessionalismo inquisitorio di Picierno, Quartapelle e altri ha il &amp;ldquo;merito&amp;rdquo; di essere aperto, sfacciato, intento nell'adorazione dei nazigolpisti di Kiev, avamposto della crociata per ora non armata contro la Russia, in attesa del passaggio alla guerra guerreggiata in prima persona dalle &amp;ldquo;democrazie&amp;rdquo; europeiste. Il falso &amp;ldquo;centrismo&amp;rdquo; di coloro che, all'interno di quella compagine penitenzial-borghese e anti-operaia chiamata PD, evocano a parole il &amp;ldquo;dialogo con la Russia&amp;rdquo;, mentre continuano tuttora a sostenere un regime terroristico che manda al macello i propri giovani e affama le masse del proprio paese, in base ai dettami delle corporation transnazionali, non costituisce altro che una puntura di spillo nel generale obiettivo della militarizzazione della societ&amp;agrave;, in preparazione alla guerra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Cosa sta succedendo a Belfast?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cosa_sta_succedendo_a_belfast/45289_67435/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Laura Ruggeri*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Essendo al corrente della mia familiarit&amp;agrave; con Belfast, un iscritto al canale mi ha chiesto un commento sui recenti disordini in citt&amp;agrave;. Non intendo gettare benzina sul fuoco visto che la vicenda ha dei contorni che mi sfuggono ancora e viene sfruttata abilmente per creare ulteriori divisioni tra le classi popolari per fini che potete immaginare, tra cui anche una stretta repressiva e securitaria in Europa. In ogni caso, ho vissuto a Belfast Ovest nel 1981 e 1982, in un quartiere cattolico al tempo in cui la citt&amp;agrave; era divisa in settori e si attraversavano i checkpoint per andare da un quartiere all'altro. Nella zona degli attuali scontri &amp;ndash; a maggioranza protestante &amp;ndash; non mettevo quasi mai piede: per una persona con le mie frequentazioni sarebbe stato oggettivamente pericoloso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non serve entrare nei dettagli, ma anche all&amp;rsquo;epoca era facile scoprire con chi uno si accompagnasse. Da allora Belfast ha subito una trasformazione radicale, quasi una mutazione antropologica. Se ci tornassi oggi, non la riconoscerei. Un esempio paradigmatico: la nuova donna sindaco di Belfast, insediatasi da pochi giorni, ha 30 anni. Nel 1981 non era ancora nata. Si chiama R&amp;oacute;is M&amp;aacute;ire Donnelly, proviene dal quartiere cattolico di Ballymurphy ed &amp;egrave; espressione di un Sinn F&amp;eacute;in molto diverso da quello che conoscevo allora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da partito repubblicano legato alla lotta armata, al nazionalismo cattolico tradizionale e all&amp;rsquo;identit&amp;agrave; operaia, Sinn F&amp;eacute;in si &amp;egrave; trasformato in una formazione progressista e &amp;ldquo;Sorosiana&amp;rdquo;: diritti LGBT+, femminismo, inclusivit&amp;agrave;, immigrazionismo e retorica identitaria. La stessa Donnelly, con il suo linguaggio e il suo profilo, incarna perfettamente questo cambio di registro. Quello che invece &amp;egrave; rimasto sorprendentemente costante, anche se quasi mai menzionato, &amp;egrave; il ruolo di Belfast nella produzione strategica e militare britannica. Gi&amp;agrave; fondamentale durante la Seconda Guerra Mondiale (quando i cantieri Harland &amp;amp; Wolff e gli stabilimenti Short Brothers furono pilastri dello sforzo bellico alleato), la citt&amp;agrave; continua oggi a svolgere un ruolo importante nella difesa del Regno Unito. In particolare, nell&amp;rsquo;area di Castlereagh (zona est di Belfast, tristemente nota anche per il vecchio centro di tortura e interrogatori della RUC) sorge lo stabilimento di Thales Air Defence, ex Shorts Missile Systems. La presenza missilistica risale al 1952 e continua da oltre settant&amp;rsquo;anni. Thales Belfast &amp;egrave; il centro di eccellenza del gruppo per i missili a corto raggio e produce sistemi di punta come Starstreak (missile ad alta velocit&amp;agrave; per difesa aerea) Martlet / LMM (Lightweight Multirole Missile), Effettori per il NLAW in collaborazione con Saab.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli ultimi anni la fabbrica ha triplicato la produzione proprio per far fronte agli ordini legati alla guerra in Ucraina. Ma a Belfast si trova anche molto altro, Il settore di cyber security risulta in forte crescita, con oltre 100&amp;ndash;120 aziende che impiegano migliaia di persone. Il polo &amp;egrave; molto concentrato e considerato uno dei pi&amp;ugrave; densi al mondo in quanto i costi sono inferiori rispetto ad altri hub del Regno Unito e c'&amp;egrave; una forte collaborazione tra universit&amp;agrave;, governo e industria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'istituzione chiave &amp;egrave; il Centre for Secure Information Technologies (CSIT) della Queen's University di Belfast, &amp;nbsp;che guida ricerca, spin-off e incubatori come CSIT Labs e HutZero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le aziende internazionali con sedi a Belfast figurano Rapid7, Proofpoint, Allstate, Imperva, Microsoft, IBM, BT, Northrop Grumman e grandi societ&amp;agrave; di consulenza. Le aziende locali di rilievo includono MetaCompliance (formazione sulla sicurezza), Salt Communications (messaggistica crittografata), ANGOKA (sicurezza IoT), Vertical Structure (consulenza), e altre come B-Secure, LoughTec, Nisos. Ecco. A me interessano queste cose, non il teatrino degli scontri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Il testo &amp;egrave; stato pubblicato sul canale Telegram dell'autrice: @LauraRuHK&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Laura Ruggeri &amp;egrave; autrice per LAD Edizioni di &lt;a href=&quot;https://www.google.com/search?q=%22Hong+Kong+a+fuoco%3A+anatomia+di+una+rivoluzione+colorata%22&amp;amp;oq=%22Hong+Kong+a+fuoco%3A+anatomia+di+una+rivoluzione+colorata%22&amp;amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOdIBBzI3NGowajeoAgCwAgA&amp;amp;sourceid=chrome&amp;amp;ie=UTF-8&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&quot;Hong Kong a fuoco: anatomia di una rivoluzione colorata&quot;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1781160702-AP26161782075426.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Medio Oriente, Palestina e petrodollaro: cosa racconta Dal Nilo all’Eufrate, il nuovo Quaderno de l’AntiDiplomatico</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-medio_oriente_palestina_e_petrodollaro_cosa_racconta_dal_nilo_alleufrate_il_nuovo_quaderno_de_lantidiplomatico/46096_67430/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Terzo numero de &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;I Quaderni de l&amp;rsquo;AntiDiplomatico&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Dal Nilo all'Eufrate: anatomia di un progetto culturale&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non &amp;egrave; una semplice raccolta di articoli. &amp;Egrave; un&amp;rsquo;opera corale che assomiglia a un&amp;rsquo;inchiesta, a una rilettura critica e, in alcuni passaggi, a una vera e propria mappa interpretativa del nostro tempo. Il suo merito principale risiede nella capacit&amp;agrave;, rara, di far convergere voci differenti attorno a una medesima ipotesi di lavoro. La lunga sequenza di guerre, crisi e destabilizzazioni che ha attraversato il Medio Oriente negli ultimi decenni viene cos&amp;igrave; riletta non come una successione di eventi contingenti, ma come l'espressione di una precisa logica strategica legata alla conservazione dell'egemonia statunitense e al ruolo svolto da Israele nella regione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;La forza del Quaderno non sta soltanto nelle tesi che propone, ma nel metodo con cui costruisce il proprio ragionamento. Storici, economisti, diplomatici, giornalisti, ricercatori e analisti provenienti da esperienze molto diverse compongono un mosaico nel quale ogni contributo illumina gli altri. Il risultato &amp;egrave; una polifonia che non si limita alla denuncia, ma tenta una ricostruzione complessiva. Il lettore non viene trascinato dentro una sequenza di slogan o di prese di posizione ideologiche; viene invece accompagnato attraverso documenti, testimonianze, interpretazioni e dati che progressivamente delineano un quadro unitario. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Tra gli aspetti pi&amp;ugrave; interessanti dell&amp;rsquo;opera vi &amp;egrave; la capacit&amp;agrave; di affrontare temi che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico occidentale. La questione palestinese non viene ridotta a un conflitto territoriale o a una disputa religiosa, ma collocata all&amp;rsquo;incrocio tra storia, economia, ideologia e costruzione culturale del consenso. In questa prospettiva il volume affronta criticamente alcune delle principali narrazioni che hanno accompagnato il progetto sionista: dal richiamo al diritto divino sulla Terra Promessa alla rappresentazione di una continuit&amp;agrave; storica ed etnica indiscutibile, fino alle giustificazioni fondate sull&amp;rsquo;idea di una superiorit&amp;agrave; civile o morale dell&amp;rsquo;Occidente. L&amp;rsquo;effetto complessivo &amp;egrave; quello di una lettura che invita a riconsiderare convinzioni spesso accettate come ovvie senza essere mai realmente sottoposte a verifica. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Particolarmente significativa &amp;egrave; inoltre la riflessione sul tema della supremazia etnica e sulle implicazioni che essa comporta sul piano politico e giuridico. Alcuni contributi pongono una domanda semplice ma difficilmente eludibile: fino a che punto &amp;egrave; possibile conciliare principi democratici universali con sistemi che attribuiscono diritti differenti sulla base dell&amp;rsquo;appartenenza etnica o religiosa? &amp;Egrave; una questione che attraversa l&amp;rsquo;intero volume e che contribuisce a spostare il dibattito dal terreno della propaganda a quello dell&amp;rsquo;analisi storica e istituzionale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Sul piano economico, &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Dal Nilo all&amp;rsquo;Eufrate&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; offre probabilmente alcune delle pagine pi&amp;ugrave; solide e convincenti dell&amp;rsquo;intera raccolta. La questione mediorientale viene inserita all&amp;rsquo;interno del pi&amp;ugrave; ampio sistema di relazioni che lega energia, finanza e potere globale. L&amp;rsquo;analisi del petrodollaro, del ruolo internazionale della moneta statunitense e delle trasformazioni indotte dall&amp;rsquo;ascesa di nuovi poli economici restituisce una chiave interpretativa capace di collegare eventi apparentemente distanti tra loro. Petrolio, sistema finanziario, controllo delle rotte energetiche e competizione tra grandi potenze emergono cos&amp;igrave; come elementi di una stessa architettura geopolitica. In queste pagine la geopolitica smette di apparire come una disciplina astratta e torna a mostrarsi per ci&amp;ograve; che realmente &amp;egrave;: economia, potere e controllo delle risorse declinati su scala globale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Di grande interesse &amp;egrave; anche la riflessione dedicata al linguaggio e al controllo della narrazione pubblica. Il Quaderno sostiene che le guerre contemporanee non si combattano soltanto sui campi di battaglia, ma anche sul terreno delle parole, delle definizioni e delle categorie interpretative. Da questo punto di vista assume particolare rilievo la discussione intorno ai termini &amp;ldquo;antisemitismo&amp;rdquo; e &amp;ldquo;antisionismo&amp;rdquo;, alla loro evoluzione storica e all&amp;rsquo;uso politico che ne viene fatto nel dibattito contemporaneo. Gli autori evidenziano come la progressiva sovrapposizione delle due nozioni abbia contribuito a restringere gli spazi della critica politica nei confronti di Israele, trasformando spesso il dissenso in una forma di sospetto morale preventivo. All&amp;rsquo;interno dello stesso quadro interpretativo si colloca anche la discussione sugli Epstein Files, utilizzati per riflettere sui rapporti tra potere, reti di influenza, ricatto e produzione del consenso all&amp;rsquo;interno delle &amp;eacute;lite occidentali. Che si condividano o meno le conclusioni degli autori, il merito dell&amp;rsquo;opera &amp;egrave; quello di affrontare questioni che raramente vengono discusse in modo sistematico e di inserirle in una riflessione pi&amp;ugrave; ampia sul rapporto tra informazione, potere e costruzione della realt&amp;agrave; pubblica. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Il pregio maggiore del Quaderno, tuttavia, &amp;egrave; forse un altro. In un&amp;rsquo;epoca dominata dalla frammentazione dell&amp;rsquo;informazione, esso tenta una ricostruzione d&amp;rsquo;insieme. Gaza, Libano, Siria, Iran, petrodollaro, guerra dell&amp;rsquo;informazione, lobbying, diritto internazionale, BRICS, reti di influenza e crisi dell&amp;rsquo;ordine unipolare non vengono trattati come fenomeni isolati, ma come elementi di una stessa struttura interpretativa. Il lettore ha la sensazione di assistere alla composizione progressiva di un grande affresco nel quale eventi apparentemente scollegati acquistano una loro coerenza interna e trovano collocazione all&amp;rsquo;interno di una visione pi&amp;ugrave; ampia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Questo &amp;egrave; un Quaderno che non cerca il consenso facile n&amp;eacute; rivendica una neutralit&amp;agrave; di maniera. Al contrario, prende posizione e invita il lettore a fare altrettanto, confrontandosi criticamente con le tesi proposte. La sua forza non consiste nell&amp;rsquo;offrire verit&amp;agrave; definitive, ma nel mettere in discussione categorie interpretative consolidate e nel costringere chi legge a interrogarsi sulle narrazioni dominanti che accompagnano il racconto dell&amp;rsquo;attualit&amp;agrave; internazionale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;In un panorama editoriale spesso schiacciato sull&amp;rsquo;emergenza quotidiana, &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;Dal Nilo all&amp;rsquo;Eufrate&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; rappresenta un tentativo ambizioso di restituire profondit&amp;agrave; storica agli eventi contemporanei e di ricondurre il presente a una prospettiva pi&amp;ugrave; ampia. &amp;Egrave; un&amp;rsquo;opera destinata a suscitare consenso e dissenso, ma che possiede una qualit&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; rara: quella di costringere il lettore a guardare oltre la superficie delle notizie e a interrogarsi sui rapporti tra guerra, economia, linguaggio e potere. E non esiste risultato pi&amp;ugrave; importante per un libro che ambisce a comprendere il proprio tempo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/quaderno-03-dal-nilo-alleufrate-anatomia-di-un-progetto-coloniale/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Garamond','serif';&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/quaderno%20cover%2003%20copia.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;406&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Cultura e Resistenza</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Foto+recensione+quad+3.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Il &quot;punto critico&quot; dell'approdo di Space X al Nasdaq (di Alessandro Volpi)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_punto_critico_dellapprodo_di_space_x_al_nasdaq_di_alessandro_volpi/39602_67431/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Alessandro Volpi*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domani avverr&amp;agrave; il pi&amp;ugrave; grande collocamento in Borsa della storia. Si tratta dell'ingresso al Nasdaq di Space X, la societ&amp;agrave; guidata da Elon Musk. Il battage pubblicitario e la narrazione dei media di tale evento sono davvero molto incalzanti: il dato comune &amp;egrave; riassumibile nell'immagine del nuovo geniale padrone dello Spazio e dell'Intelligenza Artificiale che approda in Borsa, facendo e facendo fare miliardi di dollari a tutti. Il racconto quotidiano &amp;egrave; intessuto di grandi temi, costituiti dalla celebrazione della totale dipendenza degli Stati Uniti, e del mondo &quot;libero&quot; dai satelliti di Musk, a cui si aggiungono i mirabolanti viaggi su Marte, la creazione di stazioni permanenti in giro per l'Universo, la imbattibile produzione di auto elettriche, la scoperta di infinite applicazioni dell'Intelligenza artificiale, il tutto costantemente condito da aneddoti sulla singolarit&amp;agrave; del personaggio. Certo, l'operazione ha bisogno di una grande attenzione mediatica perch&amp;eacute; &amp;egrave; davvero imponente, almeno nelle attese.&lt;br /&gt;&lt;br class=&quot;html-br&quot; /&gt;La quotazione di SpaceX (Space Exploration Technologies Corp) prevede infatti che le azioni saranno scambiate sul listino Nasdaq (e sul Nasdaq Texas) con il simbolo SPCX. La societ&amp;agrave; debutter&amp;agrave; come &quot;controlled company&quot; , il che significa che Elon Musk manterr&amp;agrave; una solida maggioranza del potere di voto. Il prezzo delle azioni &amp;egrave; fissato a 135 dollari e l'operazione punta a una capitalizzazione di mercato di circa 1,75-1,78 trilioni di dollari. Un simile dato la posiziona immediatamente tra le prime dieci aziende pi&amp;ugrave; preziose al mondo, superando colossi come Meta e Amazon. SpaceX punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari, il che la rende la pi&amp;ugrave; grande IPO della storia, battendo il record precedentemente detenuto da Saudi Aramco. Una delle caratteristiche pi&amp;ugrave; insolite di questa quotazione &amp;egrave; l'attenzione agli investitori privati. SpaceX ha riservato una quota eccezionalmente alta, circa il 30% dell'offerta, agli investitori retail (piccoli risparmiatori). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di solito, nelle grandi IPO tecnologiche, questa quota non supera il 10%. E' previsto poi l'accesso tramite Piattaforme come Goldman Sachs (capofila dell'operazione), ma anche broker accessibili al pubblico (come XTB, eToro o Fidelity) che hanno aperto canali per permettere agli utenti di richiedere l'allocazione delle azioni prima del debutto. Siamo di fronte quindi ad una colossale impresa finanziaria che ha bisogno di rastrellare, davvero, una massa di risparmiatori e investitori gigantesca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si pone il punto critico. La quotazione in Borsa di Space X anticipa quelle di Anthropic e Open Ai che avverranno entro la fine dell' anno e dovrebbero mobilitare circa 4 mila miliardi di dollari. Tali quotazioni sono rese inevitabili dal bisogno per gli investitori, Musk in primis, di avere un ritorno finanziario dei propri massicci investimenti e di poter collocare i titoli di tali societ&amp;agrave; nei listini in modo da poterli vedere inseriti negli strumenti finanziari, a partire dagli Etf, fondamentali per i grandi gestori del risparmio globale, come nel caso di BlackRock. Il problema &amp;egrave; per&amp;ograve; costituito dal fatto che tre Ipo di tali dimensioni devono trovare spazio in un mercato obbligazionario intasato dalla gigantesca mole di titoli del debito pubblico Usa da piazzare, con scadenze molto ravvicinate, e in un mercato azionario caratterizzato dalla ipervalutazione proprio dei titoli gi&amp;agrave; quotati del settore dell'Intelligenza Artificiale: a tutto ci&amp;ograve; si aggiungono gli effetti restrittivi di tassi alti e destinati a salire per l'emergere dell'inflazione. Il rischio vero, quindi, &amp;egrave; che le Ipo avvengano a prezzi pi&amp;ugrave; bassi rispetto a quelli attesi, con un'accelerazione dello sgonfiamento della bolla, su cui grava anche il livello di indebitamento non banale che colpisce tutto il settore dell'Intelligenza Artificiale e che proprio il rialzo dei tassi potrebbe far fibrillare come nel caso, ben pi&amp;ugrave; ridotto, dei mutui subprime. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per essere ancora pi&amp;ugrave; chiari le aspettative di prezzi azionari molto alti nel caso di queste Ipo, oggetto di una vera e propria narrazione mirabolante e quasi miracolistica, potrebbero essere incrinate se l'adesione del risparmio globale non ci fosse e soprattutto se i grandi gestori del risparmio si trovassero a fare delle scelte perch&amp;eacute; &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; difficile alimentare un &quot;mercato&quot; azionario che vale quasi 160 mila miliardi di dollari (erano 94 mila miliardi nel 2019) e uno obbligazionario che supera i 142 mila miliardi di dollari (erano 105 mila nel 2019). Dunque, il pi&amp;ugrave; grande spettacolo dopo il Big Bang risulta davvero insidioso, soprattutto per i milioni di risparmiatori in giro per il mondo che hanno le loro polizze e i loro fondi pensione imbottiti di titoli Usa. Proprio la partita dei grandi gestori &amp;egrave; decisiva, di nuovo, a riguardo. BlackRock ha guidato la domanda istituzionale con un ordine record stimato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari di future azioni Space X, puntando a diventare il primo azionista istituzionale esterno e cercando di replicare il peso che ha in Tesla (circa il 7%). Vanguard entrer&amp;agrave; massicciamente non tanto durante l'IPO, quanto nella fase di inclusione negli indici. Poich&amp;eacute; SpaceX (SPCX) entrer&amp;agrave; nel Nasdaq-100 intorno al 7 luglio 2026, Vanguard sar&amp;agrave; obbligata ad acquistare decine di miliardi di dollari in azioni per i suoi ETF (come il VOO o il VGT). Si stima che, entro la fine del 2026, i fondi istituzionali (BlackRock, Vanguard, State Street e Fidelity) arriveranno a controllare circa il 20-25% del capitale, agendo da stabilizzatori contro la volatilit&amp;agrave; tipica dei titoli legati a Musk. Ma tutto questo dipende, come ricordato, dalla tenuta complessiva di un sistema che &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; stressato e ha un bisogno famelico di risparmiatori spesso impoveriti dalla fine dell'economia reale, dei loro redditi da lavoro, e intossicati dalla dipendenza dalla rendita finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Post Facebook del 10 giugno 2026&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>Caitlin Johnstone - USA contro l'Iran: la sovranità di Teheran scambiata per aggressione</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-caitlin_johnstone__usa_contro_liran_la_sovranit_di_teheran_scambiata_per_aggressione/39602_67428/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://www.caitlinjohnst.one/p/us-empire-managers-view-iranian-sovereignty?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F60ce9e26-05a8-48c0-9a2c-d0d14724b0cf_1080x565.png&amp;amp;open=false&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;Caitlin Johnstone&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato che gli Stati Uniti lanceranno imponenti attacchi contro l'Iran, mentre il Presidente Donald Trump ha avvertito che &quot;bombarder&amp;agrave; senza piet&amp;agrave;&quot; il Paese se Teheran non accetter&amp;agrave; un accordo di suo gradimento. L'ultima ondata di raid aerei statunitensi avrebbe gi&amp;agrave; pesantemente danneggiato infrastrutture civili critiche: secondo i dati diffusi dal governo iraniano, circa 20.000 cittadini sono rimasti senza approvvigionamento idrico nel bel mezzo di un caldo torrido.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Nel frattempo, la macchina bellica statunitense si autoassolve recitando la parte della vittima, sostenendo di bombardare l'Iran esclusivamente per difendersi da un'aggressione ingiustificata. Il CENTCOM ha rilasciato una nota ufficiale in cui dichiara: &lt;em data-path-to-node=&quot;11&quot; data-index-in-node=&quot;254&quot;&gt;&quot;Su ordine del Comandante in Capo, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno iniziato a lanciare ulteriori attacchi di autodifesa contro molteplici obiettivi in Iran. Gli attacchi sono una risposta alla continua e ingiustificata aggressione iraniana&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;La Retorica dell'Impero e il Marchio del &quot;Terrorismo&quot;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Questa narrazione evoca l'assurdit&amp;agrave; di chi entra con la forza in casa altrui per cospargere il soggiorno di benzina e, di fronte al tentativo del proprietario di fermarlo, lo uccide invocando la &quot;legittima difesa&quot;. Gli Stati Uniti si comportano come un narcisista maligno: pretendono assoluta deferenza dal resto del mondo e interpretano come un attacco personale qualsiasi tentativo di porre limiti normali. I leader dell'impero occidentale sono intimamente convinti che l'intero pianeta debba sottomettersi alla loro autorit&amp;agrave;, e liquidano il rifiuto di tale sottomissione come un atto di violenza immotivato.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;In quest'ottica, lo slogan secondo cui &lt;em data-path-to-node=&quot;14&quot; data-index-in-node=&quot;39&quot;&gt;&quot;l'Iran &amp;egrave; il pi&amp;ugrave; grande Stato sponsor del terrorismo al mondo&quot;&lt;/em&gt; ha senso solo se si considera che l'asse occidentale etichetta come &quot;organizzazione terroristica&quot; qualunque gruppo si opponga agli interessi statunitensi e israeliani. Sono arrivati a classificare come entit&amp;agrave; terroristica persino il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie: una mossa paradossale per cui una branca ufficiale delle forze armate di un Paese sovrano viene definita illegittima, rendendo quel Paese &quot;sponsor del terrorismo&quot; per il solo fatto di possedere un esercito.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Mentre l'Occidente bolla movimenti come Hamas e Hezbollah come sigle terroristiche, la stragrande maggioranza dei governi mondiali rifiuta questa classificazione, considerandoli semplicemente fazioni armate che si oppongono a Israele e ai suoi sostenitori. &amp;Egrave; una vera e propria manipolazione linguistica: se cambio la definizione di una parola per includervi chiunque non sia d'accordo con me, posso usare quel marchio per giustificare qualsiasi aggressione fisica. Oggi l'etichetta di &quot;terrorista&quot; serve solo a questo: colpire chiunque ostacoli il dominio globale dell'impero.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Un Nuovo Equilibrio Regionale&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Come sottolineato in un recente articolo dall'analista Trita Parsi, la risposta missilistica dell'Iran contro Israele a seguito dell'offensiva in Libano potrebbe delineare un &quot;nuovo equilibrio regionale&quot;. Uno scenario inedito in cui l'entit&amp;agrave; sionista non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; libera di agire impunemente in Medio Oriente, dovendo fare i conti con le contromisure di Teheran. L'auspicio &amp;egrave; che i tentativi di Stati Uniti e Israele di rovesciare il governo iraniano continuino a fallire, che l'Iran si rafforzi per frenare le azioni belliche israeliane, che la macchina da guerra statunitense imploda e che la Palestina venga finalmente liberata.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;La realt&amp;agrave;, del resto, &amp;egrave; lineare, per quanto si cerchi di complicarla artificialmente attraverso la propaganda:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Israele:&lt;/strong&gt; scatena una guerra regionale.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Israele:&lt;/strong&gt; viola sistematicamente ogni accordo di cessate il fuoco.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,2,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,2,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Israele:&lt;/strong&gt; bombarda quotidianamente il Libano meridionale.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,3,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,3,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Israele:&lt;/strong&gt; sabota apertamente i negoziati tra Stati Uniti e Iran.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,4,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,4,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Israele:&lt;/strong&gt; inizia a bombardare Beirut.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,5,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,5,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Iran:&lt;/strong&gt; risponde bombardando Israele.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19,6,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;19,6,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;La narrativa sionista:&lt;/strong&gt; &lt;em data-path-to-node=&quot;19,6,0&quot; data-index-in-node=&quot;23&quot;&gt;&quot;Ci attaccano a causa della nostra religione!&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;La distinzione &amp;egrave; netta e fondamentale: praticare la propria fede, indossare la kippah e recitare le preghiere ebraiche &amp;egrave; un diritto sacrosanto; sostenere uno Stato di apartheid e pratiche genocide &amp;egrave;, invece, una scelta deplorevole. Non servono ulteriori livelli di complessit&amp;agrave;: la questione si riduce tutta qui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;________________&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Traduzione de l'AntiDiplomatico)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;*Giornalista e saggista australiana. Pubblica tutti i suoi articoli nella newsletter personale:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;https://www.caitlinjohnst.one/&quot;&gt;https://www.caitlinjohnst.one/&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/60ce9e26-05a8-48c0-9a2c-d0d14724b0cf_1080x565.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>USA affondano una petroliera: morti tre marinai indiani, l'India condanna l'attacco</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-usa_affondano_una_petroliera_morti_tre_marinai_indiani_lindia_condanna_lattacco/45289_67427/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 07:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Tutti e tre i marinai indiani inizialmente dati per dispersi dopo l'attacco statunitense alla petroliera &lt;em data-path-to-node=&quot;10&quot; data-index-in-node=&quot;105&quot;&gt;MT Settebello&lt;/em&gt;, battente bandiera di Palau, sono deceduti. La conferma &amp;egrave; arrivata dall'agenzia di stampa Reuters, che ha tragicamente aggiornato il bilancio del raid avvenuto al largo delle coste dell'Oman.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;BREAKING | Three Indian Sailors Confirmed Dead After US Attack On Vessel In Gulf Of Oman | News18&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/ESGZR-YMBbA&quot; width=&quot;1013&quot; height=&quot;570&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;L'esercito statunitense ha giustificato l'azione affermando di aver preso di mira la nave dopo che questa aveva tentato di &quot;violare&quot; il blocco navale imposto da Washington nei pressi dello Stretto di Hormuz. In precedenza, Manoj Yadav, segretario generale del sindacato &lt;em data-path-to-node=&quot;11&quot; data-index-in-node=&quot;270&quot;&gt;Forward Seamen's Union of India&lt;/em&gt; (FSUI), aveva segnalato le estreme difficolt&amp;agrave; nel mettersi in contatto con l'imbarcazione, confermando la presenza di vittime a bordo prima del tragico verdetto definitivo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Il Ministero degli Affari Esteri dell'India ha condannato fermamente l'accaduto, esprimendo profonda preoccupazione per il rapido deterioramento della sicurezza nell'area. &quot;Condanniamo l'attacco alla nave mercantile Settebello&quot;, si legge nella nota ufficiale di Nuova Delhi. &quot;Dei 24 membri dell'equipaggio, tutti di nazionalit&amp;agrave; indiana, 21 sono stati tratti in salvo. I continui attacchi alle imbarcazioni nella regione sono una diretta conseguenza del conflitto in corso&quot;. Il governo indiano ha quindi rivolto un nuovo appello pressante a tutte le parti coinvolte affinch&amp;eacute; riducano le tensioni e scelgano la via diplomatica per ristabilire la stabilit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;Our statement on the attack on a commercial vessel off the coast of Oman ??&lt;a href=&quot;https://t.co/w405oJsHmZ&quot;&gt;https://t.co/w405oJsHmZ&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://t.co/m0U3U81hQn&quot;&gt;pic.twitter.com/m0U3U81hQn&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Randhir Jaiswal (@MEAIndia) &lt;a href=&quot;https://x.com/MEAIndia/status/2064725291168415915?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 10, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Nel frattempo, il sindacato dei marinai ha sollevato dure accuse contro le forze statunitensi, sostenendo che Washington fosse perfettamente a conoscenza della nazionalit&amp;agrave; del personale a bordo. Le tre vittime stimate provenivano dagli stati indiani dell'Himachal Pradesh, dell'Uttar Pradesh (Deoria) e dell'Andhra Pradesh.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;&quot;Non credo affatto che gli Stati Uniti non avessero informazioni sui civili a bordo. &amp;Egrave; semplicemente impossibile&quot;, ha attaccato duramente Yadav. &quot;Le forze navali statunitensi sapevano quanti cittadini indiani e stranieri viaggiavano su quella nave. Se l'imbarcazione non avesse rispettato le istruzioni impartite, i militari avrebbero potuto fermarla e trattenerla, non distruggerla&quot;. Il sindacato ha infine ricordato che, in base alle rigide leggi marittime internazionali, ogni nave &amp;egrave; obbligata a depositare in ciascun porto di arrivo e partenza un manifesto dettagliato con i nomi e le nazionalit&amp;agrave; di tutto l'equipaggio, rendendo i dati accessibili alle forze operanti nella zona.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Yemen: &quot;l'Iran ha il diritto di difendersi dagli USA, a rischio i mercati del petrolio&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-yemen_liran_ha_il_diritto_di_difendersi_dagli_usa_a_rischio_i_mercati_del_petrolio/82_67426/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Lo Yemen ha ribadito il proprio fermo sostegno alla Repubblica Islamica, sottolineando come Teheran abbia il legittimo diritto di difendersi, preservare la propria sovranit&amp;agrave; nazionale e proteggere l'integrit&amp;agrave; territoriale da qualsiasi aggressione, rispondendo con fermezza a ogni minaccia alla sua sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;La posizione &amp;egrave; stata espressa in una nota ufficiale rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri del governo yemenita nelle prime ore di gioved&amp;igrave; mattina. Il documento mette in guardia sulle gravi conseguenze di una prosecuzione delle operazioni militari statunitensi in territorio iraniano, descritte come una minaccia diretta alla pace e alla stabilit&amp;agrave; internazionali. Secondo Sana'a, questa continua escalation rischia di trascinare l'intera regione in una guerra su vasta scala dalle conseguenze imprevedibili.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;In questo contesto, il ministero ha evidenziato il potenziale impatto economico della crisi, rilevando che il proseguimento delle politiche ostili di Washington avr&amp;agrave; pesanti ripercussioni sulle catene di approvvigionamento, sul commercio globale e sui mercati energetici, con particolare riferimento al settore petrolifero.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Queste dichiarazioni giungono nel pieno delle operazioni di rappresaglia lanciate dall'Iran contro gli obiettivi militari statunitensi in Medio Oriente, scattate a seguito dell'ultima offensiva americana contro il Paese persiano.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/05372319_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Seconda notte di raid USA in Iran: Trump minaccia &quot;bombardamenti senza pietà&quot;, Teheran chiude Hormuz</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-seconda_notte_di_raid_usa_in_iran_trump_minaccia_bombardamenti_senza_piet_teheran_chiude_hormuz/45289_67424/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Le difese aeree sono state attivate nelle prime ore di gioved&amp;igrave; mattina nella zona occidentale di Teheran, in seguito agli avvertimenti di imminenti attacchi statunitensi. Forti esplosioni sono state segnalate anche nelle citt&amp;agrave; di Sirik e Minab, segnando la seconda notte di raid USA contro il Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;In precedenza, Donald Trump aveva annunciato che le forze statunitensi avrebbero lanciato una nuova ondata di attacchi contro l'Iran, proseguendo l'offensiva iniziata il giorno precedente. &quot;Vedremo cosa succeder&amp;agrave;, ma ieri li abbiamo attaccati duramente e oggi li attaccheremo di nuovo duramente&quot;, ha dichiarato il presidente.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Non si &amp;egrave; fatta attendere la replica di Teheran. &quot;Anche stasera le Forze Armate iraniane sono pienamente preparate e, se gli americani intraprenderanno qualsiasi azione aggressiva, dovranno affrontare nuovamente una dura risposta&quot;, ha dichiarato mercoled&amp;igrave; all'agenzia Tasnim una fonte militare della Repubblica Islamica. &quot;Se gli americani agiranno, l'Iran prender&amp;agrave; di mira nuovi obiettivi di interesse per questo regime terroristico&quot;, ha sottolineato la fonte.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi contro l'Iran marted&amp;igrave; sera, in risposta all'abbattimento di un elicottero AH-64 Apache. L'operazione &amp;egrave; stata condotta su ordine diretto del comandante in capo e, secondo Washington, ha costituito &quot;una risposta proporzionata all'ingiustificata aggressione dell'Iran&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Secondo il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), le forze statunitensi hanno bombardato diverse postazioni iraniane a Jask, Sirik e Qeshm &quot;con pretesti infondati&quot;, danneggiando una torre di telecomunicazioni e distruggendo due serbatoi idrici. In risposta, l'esercito iraniano ha attaccato diverse basi americane in Medio Oriente, come annunciato dal Comando Centrale Khatam al-Anbiya (il pi&amp;ugrave; alto organo operativo del comando militare iraniano).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Il giornalista di Fox News Trey Yingst, dopo aver parlato direttamente con il presidente degli Stati Uniti, ha riferito che Trump ha previsto una fine imminente per i bombardamenti, ponendo per&amp;ograve; un duro ultimatum: se la Repubblica Islamica non firmer&amp;agrave; l'accordo, Washington prender&amp;agrave; la decisione di &quot;bombardare il paese persiano senza piet&amp;agrave;&quot;. Secondo il reporter, Trump ha descritto la situazione attuale come &quot;il cessate il fuoco pi&amp;ugrave; violato della storia mondiale&quot;. Al momento del colloquio, le forze statunitensi avevano gi&amp;agrave; lanciato 49 missili Tomahawk, oltre a condurre diversi attacchi aerei con caccia. L'obiettivo colpito pi&amp;ugrave; vicino a Teheran si trovava a circa 65 chilometri dalla capitale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Nel frattempo, la tensione &amp;egrave; salita alle stelle anche sul fronte marittimo. L'Iran trasformer&amp;agrave; la regione in un &quot;inferno&quot; per gli Stati Uniti se Washington continuer&amp;agrave; a minacciare la sicurezza dello Stretto di Hormuz, ha avvertito il generale di brigata Sayed Majid Mousavi, comandante delle forze aerospaziali dell'IRGC, secondo quanto riportato da Press TV. &quot;Stanno forse cercando di rendere insicuro il sacro Stretto di Hormuz?&quot;, ha chiesto sui social media. &quot;Trasformeremo la regione in un inferno per voi, da tutto l'Iran. Questa &amp;egrave; la risposta all'audacia degli americani nella regione, con il permesso di Dio&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;A stretto giro, il Comando Centrale Khatam al-Anbiya ha annunciato il blocco totale delle rotte marittime: a causa dell'insicurezza nella regione, lo Stretto di Hormuz rimarr&amp;agrave; chiuso &quot;a tutti i tipi di navi, comprese petroliere e navi mercantili&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;&quot;Come conseguenza delle barbarie dei criminali USA e considerando l'inizio degli attacchi da parte dell'esercito aggressore di quel paese in alcune regioni del sud della provincia di Hormozgan, da questo momento in poi lo Stretto di Hormuz &amp;egrave; chiuso al traffico&quot;, si legge nella dichiarazione ufficiale citata dall'agenzia IRNA. L'esercito iraniano ha inoltre intimato a tutte le imbarcazioni di non lasciare l'ancoraggio nel Golfo Persico o nel Golfo di Oman, avvertendo che &quot;qualsiasi avvicinamento allo Stretto di Hormuz sar&amp;agrave; considerato un atto di collaborazione con il nemico&quot; e che le Forze Armate daranno &quot;una risposta schiacciante e decisiva a qualsiasi aggressione e malefatta da parte dell'esercito statunitense&quot;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a2a278ce9ff71358b745efe.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>&quot;Distrutti F-35 e F-15&quot;. L'Iran bombarda con missili balistici la base dei caccia USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-distrutti_f35_e_f15_liran_bombarda_con_missili_balistici_la_base_dei_caccia_usa/82_67425/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha dichiarato che la sua Forza Aerospaziale ha lanciato, nelle prime ore di gioved&amp;igrave;, 12 missili balistici contro la base aerea e il centro di controllo di Al-Azraq, in Giordania. Secondo il comunicato ufficiale di Teheran, l'attacco ha preso di mira le strutture che ospitano i caccia statunitensi F-35, F-15 e F-16, distruggendo le installazioni militari e un gran numero di velivoli da combattimento. Nel complesso, le forze iraniane hanno riferito di aver colpito 21 obiettivi strategici statunitensi nella regione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;L'IRGC ha specificato che questa offensiva rappresenta una risposta diretta ai raid missilistici americani che hanno colpito un centro ricreativo, un complesso industriale, una base locale delle Guardie Rivoluzionarie nella contea di Pishva e le aree adiacenti a una caserma alla periferia di Karaj e Nazarabad. &quot;Le operazioni dei combattenti dell'Islam continueranno finch&amp;eacute; persisteranno le azioni ostili del nemico&quot;, ha ribadito il comando iraniano.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;L'escalation si inserisce nel quadro delle operazioni di rappresaglia lanciate dall'Iran contro gli assetti militari statunitensi in tutto il Medio Oriente. Dal canto suo, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) aveva annunciato mercoled&amp;igrave; sera l'avvio di attacchi contro &quot;obiettivi multipli&quot; in territorio iraniano.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Questa &amp;egrave; la seconda notte consecutiva di bombardamenti da parte di Washington, un'azione che viola apertamente il cessate il fuoco dichiarato l'8 aprile, che aveva posto fine alla guerra di 40 giorni condotta da Stati Uniti e Israele contro il Paese persiano. Marted&amp;igrave; sera, le forze statunitensi avevano gi&amp;agrave; preso di mira diverse localit&amp;agrave; nella provincia meridionale di Hormozgan, giustificando l'azione con l'abbattimento di un elicottero Apache nei pressi dello Stretto di Hormuz&amp;mdash;un pretesto che le autorit&amp;agrave; di Teheran hanno subito liquidato come totalmente falso.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/05294157_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>L’Iran respinge le minacce USA e prepara la risposta a nuove aggressioni</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_respinge_le_minacce_usa_e_prepara_la_risposta_a_nuove_aggressioni/45289_67422/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Iran risponde a muso duro nei confronti di Donald Trump ribadendo che non accetter&amp;agrave; alcuna imposizione n&amp;eacute; ceder&amp;agrave; alle minacce militari della coalizione Epstein. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Repubblica Islamica non si arrender&amp;agrave; mai davanti a pressioni esterne, sottolineando come la coesione nazionale e il sostegno popolare abbiano rappresentato un elemento decisivo durante il conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele. Intervenendo a una cerimonia commemorativa dedicata alla guida della Rivoluzione Islamica, Pezeshkian ha &lt;a href=&quot;https://www.presstv.ir/Detail/2026/06/10/770197/Iran-will-not-surrender-President&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;affermato&lt;/a&gt; che le manifestazioni popolari e il sostegno alle forze armate hanno contribuito a neutralizzare il tentativo dei nemici di indebolire il Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo il presidente, il principale fattore di forza dell&amp;rsquo;Iran resta l&amp;rsquo;unit&amp;agrave; interna, che ha impedito agli avversari di raggiungere i propri obiettivi strategici. Le dichiarazioni arrivano mentre Donald Trump torna a minacciare nuovi attacchi contro infrastrutture civili iraniane, inclusi impianti elettrici, ponti e reti idriche, nel caso in cui non venga raggiunto un accordo con Teheran. Pezeshkian ha definito queste minacce &amp;ldquo;un segno di disperazione&amp;rdquo; e non di forza, sostenendo che il Paese continuer&amp;agrave; a fare affidamento sulle proprie capacit&amp;agrave; scientifiche e tecnologiche per resistere alle pressioni occidentali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Teheran insiste inoltre sul fatto che qualsiasi intesa futura dovr&amp;agrave; prevedere la cessazione definitiva delle ostilit&amp;agrave;, la rimozione delle sanzioni e il risarcimento dei danni provocati dalla guerra. Restano invece irricevibili, secondo la leadership iraniana, richieste che limitino la sovranit&amp;agrave; nazionale, il controllo sullo Stretto di Hormuz o il programma nucleare civile del Paese. Anche il presidente del Parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf, ha &lt;a href=&quot;https://www.presstv.ir/Detail/2026/06/10/770189/Iran-parl-speaker-warns-any-aggression-will-be-met-with-immediate-decisive-response&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ribadito&lt;/a&gt; che ogni nuova aggressione ricever&amp;agrave; una risposta &amp;ldquo;immediata e decisiva&amp;rdquo;. Nel commemorare i comandanti militari e gli scienziati uccisi nei precedenti attacchi, Qalibaf ha sostenuto che le eliminazioni mirate non hanno rallentato n&amp;eacute; il progresso scientifico n&amp;eacute; le capacit&amp;agrave; difensive della Repubblica Islamica. Nonostante il cessate il fuoco mediato dal Pakistan e in vigore dall&amp;rsquo;inizio di aprile, le tensioni restano elevate. I negoziati avviati a Islamabad si sono conclusi senza risultati concreti e Teheran continua ad avvertire che qualsiasi nuova offensiva statunitense o israeliana sar&amp;agrave; accolta da una risposta senza precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intanto un Donald Trump sempre pi&amp;ugrave; frustrato e incapace di vincere questa gueera che gli Stati Uniti hanno proditoriamente scatenato su impulso israeliano, continua ad alzare il livello dello scontro e delle minacce nella speranza di piegare la fiera resistenza iraniana e provare ad allontanare lo spettro di una sconfitta strategica che aleggia su Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>L’ombra della geopolitica sul Mondiale più grande della storia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lombra_della_geopolitica_sul_mondiale_pi_grande_della_storia/45289_67423/</link>
                    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il Mondiale di calcio 2026 si prepara a catalizzare l&amp;rsquo;attenzione di miliardi di appassionati in tutto il mondo, ma l&amp;rsquo;edizione che prende il via oggi 11 di giugno arriva accompagnata da &lt;a href=&quot;https://actualidad.rt.com/actualidad/610161-mundial-2026-aun-empieza-escandalos&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;polemiche&lt;/a&gt; che vanno ben oltre il terreno di gioco. Organizzato congiuntamente da Canada, Messico e Stati Uniti, il torneo rappresenta una novit&amp;agrave; assoluta nella storia della competizione: per la prima volta le partite si disputeranno in tre Paesi diversi e vedranno la partecipazione di 48 nazionali, un numero record. Ad aprire la manifestazione sar&amp;agrave; la sfida tra Messico e Sudafrica allo stadio Azteca, mentre la finale &amp;egrave; prevista per il 19 luglio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra gli aspetti pi&amp;ugrave; discussi delle ultime settimane vi sono le rigide misure di sicurezza e i controlli migratori adottati dalle autorit&amp;agrave; statunitensi. Diverse delegazioni hanno segnalato procedure particolarmente severe all&amp;rsquo;arrivo negli Stati Uniti. Le nazionali di Senegal e Uzbekistan sono state sottoposte a controlli approfonditi, mentre l&amp;rsquo;attaccante iracheno Aymen Hussein &amp;egrave; stato trattenuto e interrogato per diverse ore all&amp;rsquo;aeroporto di Chicago prima di poter entrare nel Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Particolarmente complessa si &amp;egrave; rivelata la situazione della nazionale iraniana. In un contesto segnato dalle tensioni tra Washington e Teheran, i visti per la squadra sono stati approvati soltanto pochi giorni prima dell&amp;rsquo;inizio del torneo, dopo mesi di incertezza. Inoltre, ai giocatori iraniani non &amp;egrave; stato consentito di pernottare negli Stati Uniti, costringendo la federazione a trasferire il ritiro dall&amp;rsquo;Arizona a Tijuana, in Messico. La Federazione calcistica iraniana ha inoltre accusato le autorit&amp;agrave; statunitensi di aver ostacolato la partecipazione dei tifosi, revocando l&amp;rsquo;assegnazione dei biglietti destinati ai sostenitori della squadra per le partite della fase a gironi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre il Mondiale si appresta a inaugurare una nuova era del calcio internazionale con un formato ampliato e senza precedenti, le controversie legate ai controlli di frontiera e alle tensioni geopolitiche rischiano di trasformare uno degli eventi sportivi pi&amp;ugrave; attesi del pianeta in un terreno di scontro che va ben oltre il calcio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Il Nord come terreno di cooperazione</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_nord_come_terreno_di_cooperazione/39602_67421/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Merlo&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante la recente conferenza stampa tenuta da Vladimir Putin per i giornalisti stranieri, egli ha affermato che la Russia non ha compiuto &amp;laquo;alcun cambiamento di rotta&amp;raquo; verso l&amp;rsquo;Asia e che l&amp;rsquo;accordo quadro con la Cina &amp;egrave; stato firmato gi&amp;agrave; nel 2001, poich&amp;eacute; i due paesi sono partner naturali. &amp;ldquo;Mosca e Pechino sono amiche non contro qualcuno, ma nel proprio interesse, stanno valutando nuovi sviluppi nel settore tecnico-militare, non legati agli eventi attuali. E nel prossimo futuro &amp;ldquo;delizieranno&amp;rdquo; con nuovi accordi nel settore energetico&amp;rdquo;. La commissione intergovernativa russo-cinese per la cooperazione in materia di investimenti comprende 89 progetti per un valore di oltre 200 miliardi di dollari in settori quali la metallurgia, la chimica, l&amp;rsquo;ingegneria meccanica, l&amp;rsquo;industria forestale, il settore agricolo, i trasporti, la logistica e il commercio. La cooperazione &amp;egrave; proficua anche nel settore dell&amp;rsquo;energia nucleare e in quello spaziale. Oltre alle questioni economiche e politiche, tra i due paesi si sono instaurati solidi legami culturali secolari. Un posto speciale &amp;egrave; occupato dai progetti di rilevanza sociale, in particolare in campo medico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine di maggio si &amp;egrave; tenuta a Murmansk l'apertura del &lt;a href=&quot;https://www.s-vesti.ru/news/severnyy-flot/2026/05/22/52456-mezhdunarodnye-medicinskie-sbory/&quot;&gt;Raduno dei vertici del servizio medico della Marina Militare della Federazione Russa&lt;/a&gt;, per la prima volta in formato internazionale, al quale ha partecipato una delegazione delle Forze Navali dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese. Da entrambe le parti hanno partecipato alti ufficiali dell'esercito. Una serie di attivit&amp;agrave; scientifiche e pratiche volte allo scambio di esperienze e alla promozione di vari sviluppi scientifici nell'ambito della medicina navale riveste un'importanza fondamentale per distinguerla come un settore specifico della sanit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il programma delle attivit&amp;agrave; scientifiche e pratiche svoltesi presso le strutture della Flotta del Nord della Federazione Russa comprendeva questioni relative alla cooperazione russo-cinese nel campo della medicina navale, attivit&amp;agrave; scientifiche e pratiche, la discussione sulle prospettive di sviluppo della medicina navale, una conferenza scientifica e pratica sulla traumatologia chirurgica da combattimento, una serie di masterclass tenute da specialisti dell&amp;rsquo;Accademia medico-militare e la visita alle attrazioni locali, dato che la regione di Murmansk ha molto da offrire ai turisti. (I turisti cinesi la scelgono gi&amp;agrave; da diversi anni per i loro viaggi e la domanda per questa destinazione &amp;egrave; in crescita). Una giornata del raduno &amp;egrave; stata dedicata allo studio delle capacit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;ospedale principale della Flotta del Nord nel fornire assistenza medica alle vittime di emergenze di natura antropica, comprese le lesioni da radiazioni.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo non &amp;egrave; il primo grande evento congiunto russo-cinese su tema medico. Nel settembre 2025 si &amp;egrave; tenuto a San Pietroburgo il primo congresso russo-cinese &quot;Chirurgia mininvasiva&quot;, il pi&amp;ugrave; grande evento medico dell'autunno, in occasione del 45&amp;deg; anniversario del Centro nazionale di ricerca medica intitolato ad Almazov. Al congresso hanno partecipato i principali specialisti di Russia e Cina, che hanno discusso delle tecnologie di intelligenza artificiale in medicina, della medicina personalizzata e delle tecniche chirurgiche all'avanguardia. Il congresso &amp;egrave; stato organizzato congiuntamente dal Centro Almazov, dalla Facolt&amp;agrave; di Medicina dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Zhejiang, dall&amp;rsquo;Ospedale Sir Ran Ran Shaw (Hangzhou, Cina) e dalla Societ&amp;agrave; Russa dei Chirurghi. Oggi il Centro Almazov russo collabora attivamente con 12 organizzazioni cinesi, di cui 6 sono universit&amp;agrave;, dedicando particolare attenzione alla formazione congiunta del personale e alla ricerca scientifica, compreso il trattamento delle malattie cardiovascolari. I principali esperti di entrambi i paesi hanno presentato relazioni sull'applicazione dell'intelligenza artificiale in oncologia chirurgica, gastroenterologia chirurgica, chirurgia endocrina e chirurgia d'urgenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parallelamente allo sviluppo della cooperazione in campo medico, la Cina sta rafforzando attivamente la propria presenza nell'Artico, affrontando la questione in modo globale:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- dal 2004 &amp;egrave; operativa una base scientifica a Spitzbergen;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- sono state condotte 8 spedizioni nell'Oceano Artico;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- sono state costruite due navi rompighiaccio (&quot;Drago delle nevi&quot; e &quot;Drago delle nevi-2&quot;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- la Cina partecipa attivamente ai progetti &amp;laquo;Yamal LNG&amp;raquo; (29,9% delle azioni detenute da CNPC e dal Fondo della Via della Seta) e &amp;laquo;Arctic LNG-2&amp;raquo; (20% detenuto da CNPC e CNOOC). L&amp;rsquo;integrazione dei trasporti fluviali, stradali e ferroviari interni russi nel Corridoio Transartico favorisce lo sviluppo delle regioni; in Yakutia si sta elaborando un percorso multimodale Mohe (Cina) &amp;ndash; Jalinda &amp;ndash; Nizhny Bestyakh &amp;ndash; fiume Lena &amp;ndash; porto di Naiba &amp;ndash; Corridoio Transartico, che consentir&amp;agrave; di aggirare il complesso settore orientale della RSM e trasformare il fiume Lena in una via di importanza nazionale e internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- &amp;Egrave; in corso lo sviluppo della &amp;laquo;Via della Seta Polare&amp;raquo;, poich&amp;eacute; la Rotta Marittima del Nord &amp;egrave; due volte pi&amp;ugrave; veloce della rotta tradizionale attraverso il Canale di Suez (25&amp;ndash;27 giorni contro 40&amp;ndash;50): ci&amp;ograve; riduce il consumo di carburante, i costi di nolo e di equipaggio e accelera la consegna. Inoltre, la &amp;ldquo;crisi di Ormuz&amp;rdquo; e i rischi di pirateria al largo delle coste della Somalia costringono i grandi operatori (Maersk, Hapag-Lloyd, CMA CGM) a dirottare le navi su un&amp;rsquo;altra rotta intorno all&amp;rsquo;Africa, aggirando il Mar Rosso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- La Cina ha lo status di osservatore nel Consiglio Artico dal 2013 e si posiziona come &amp;ldquo;Stato para-artico&amp;rdquo;, spiegando che le condizioni naturali dell&amp;rsquo;Artico e i loro rapidi cambiamenti hanno un impatto diretto sul clima, l&amp;rsquo;ecologia, l&amp;rsquo;agricoltura e la piscicoltura della Cina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo stesso tempo, Pechino propone il principio orientale del &amp;laquo;non partecipare al gioco, ma nemmeno assentarsi&amp;raquo;: non interferire negli affari che riguardano esclusivamente i paesi artici, ma svolgere un ruolo attivo nelle questioni transregionali. Ed &amp;egrave; proprio la secolare saggezza orientale a caratterizzare il suo approfondimento dei legami necessari con il suo vicino attraverso una cooperazione multiforme. L'Artico &amp;egrave; diventato un'importante area di cooperazione tra Russia e Cina in una serie di settori, il che &amp;egrave; diventato particolarmente rilevante nel contesto della folle pressione delle sanzioni occidentali sulla Russia. Nel 2024 la Cina &amp;egrave; diventata il principale partner scientifico della Russia: quasi il 22% di tutte le pubblicazioni congiunte degli scienziati russi su Scopus &amp;egrave; stato realizzato da ricercatori della Repubblica Popolare Cinese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nello sviluppo della Rotta Marittima del Nord sono stati raggiunti risultati concreti: &amp;egrave; stata creata una struttura istituzionale composta da 3 gruppi di lavoro dedicati alla navigazione, alla sicurezza e alla cantieristica artica; nel 2023 &amp;egrave; stata avviata la prima rotta containerizzata regolare tra i porti russi e cinesi; nell'agosto 2024 &amp;egrave; stata inaugurata la rotta multimodale &amp;laquo;Arctic Express n. 1&amp;raquo;, che collega i porti cinesi con Arkhangelsk, Mosca e San Pietroburgo. Nel 2019 la Russia e la Cina hanno concordato la creazione del Centro di ricerca artico sino-russo per la realizzazione di progetti comuni nella regione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'attuale equilibrio di interessi favorisce un partenariato reciprocamente vantaggioso: la Russia ottiene gli investimenti e le tecnologie necessari per lo sviluppo dell'Artico, mentre la Cina ottiene l'accesso alle risorse e alle capacit&amp;agrave; logistiche. Nel breve e medio termine, la Cina rimarr&amp;agrave; il principale partner artico della Russia. Le difficolt&amp;agrave; su cui si sta lavorando sono l'incertezza delle condizioni del ghiaccio nell'Artico, il sistema assicurativo e le sanzioni finanziarie occidentali, che aumentano i rischi operativi e i costi. Tuttavia, la compagnia cinese New New Shipping Line prevede di raddoppiare nel 2026 i viaggi lungo la rotta marittima settentrionale rispetto ai 14 previsti per il 2023. Ma la Cina non &amp;egrave; l'unico Paese a instaurare una cooperazione con la Russia: interesse &amp;egrave; stato manifestato anche da Corea del Sud, India, Giappone e altri Paesi del Sud-Est asiatico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vladimir Putin ha incaricato il governo di accelerare la messa a punto del progetto di decreto sulla strategia di sviluppo dell'Artico per il periodo fino al 2035 e con prospettive fino al 2050. Il documento sulla creazione, con i paesi amici, di consorzi internazionali per lo sviluppo di porti, centri logistici e infrastrutture del corridoio di trasporto transartico sar&amp;agrave; presentato per l'esame entro il 1&amp;deg; luglio. Tutto ci&amp;ograve; avviene sullo sfondo dell'abrogazione del diritto marittimo internazionale da parte dell'Unione Europea, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, che hanno legalizzato la pirateria come politica di Stato e bombardano, affondano e trattengono petroliere straniere e navi private in tutto il bacino dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Atlantico, compresi il Mar Mediterraneo e il Mar Baltico. La Russia e i paesi orientali stanno ancora cercando di evitare uno scontro diretto instaurando legami strategici lontani dalla politica selvaggia dei colonizzatori che si dibattono in agonia. Prevarr&amp;agrave; la filosofia orientale sul valore della pazienza, che sottolinea che l&amp;rsquo;attesa non &amp;egrave; inazione, ma preparazione attiva al momento opportuno &amp;laquo;Se si aspetta, sul mare arriver&amp;agrave; il bel tempo&amp;raquo;, oppure i mediocri &amp;laquo;politici&amp;raquo; occidentali riusciranno comunque a far regredire la storia di secoli e a scatenare una nuova guerra mondiale per le rotte marittime nel tentativo di riprendere il dominio sul commercio mondiale e sulla finanza, lo si capir&amp;agrave; nel prossimo decennio. Abbiamo avuto la &amp;ldquo;fortuna&amp;rdquo; di vivere in un periodo storico; resta da sperare che tra decine e centinaia di anni il nostro mondo non assomigli al mondo post-apocalittico dei film d&amp;rsquo;azione hollywoodiani, e che i nostri discendenti si annoieranno sui banchi di scuola mentre studiano gli eventi dei nostri giorni.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>Mondiali 2026, la denuncia di un tecnico indiano: “Usa razzisti, FIFA complice”</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mondiali_2026_la_denuncia_di_un_tecnico_indiano_usa_razzisti_fifa_complice/45289_67419/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 16:39:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Forti polemiche sui Mondiali di calcio nonostante il primo pallone ancora non sia stato nemmeno calciato. A poche ore dal via dei Mondiali 2026, che per la prima volta nella storia saranno ospitati da tre Paesi - Stati Uniti, Canada e Messico - un &lt;a href=&quot;https://swentr.site/india/641338-rajit-bajaj-fifa-world-cup/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;duro attacco&lt;/a&gt; arriva dall&amp;rsquo;India. A lanciare l'attacco &amp;egrave; Ranjit Bajaj, fondatore della Minerva Football Academy, che non usa mezzi termini: il trattamento riservato dalle autorit&amp;agrave; USA a squadre e ufficiali arbitrali arrivati negli Stati Uniti &amp;egrave; &quot;razzista&quot; e mina &quot;l&amp;rsquo;integrit&amp;agrave; del torneo&quot;. E accusa la FIFA di avere due pesi e due misure.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il caso pi&amp;ugrave; eclatante riguarda l'arbitro somalo Omar Abdul Qadir Artan, a cui &amp;egrave; stato negato l&amp;rsquo;ingresso negli Stati Uniti. Una decisione che lo costringer&amp;agrave; a saltare la rassegna iridata. Ma non &amp;egrave; l&amp;rsquo;unico episodio. Il bomber dell&amp;rsquo;Iraq Ayman Hussain &amp;egrave; stato trattenuto per ore all&amp;rsquo;aeroporto di Chicago O&amp;rsquo;Hare, mentre le nazionali di Senegal e Uzbekistan sono state sottoposte a controlli invasivi gi&amp;agrave; allo sbarco. &quot;Quello che &amp;egrave; successo al Senegal, il modo in cui sono stati lasciati sulla pista dell&amp;rsquo;aeroporto... Loro non sono venuti per essere mancati di rispetto, sono venuti per rappresentare il proprio Paese&quot;, ha affermato Bajaj a RT India.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E sull&amp;rsquo;attaccante iracheno &amp;egrave; stato ancora pi&amp;ugrave; duro: &quot;Non &amp;egrave; un centravanti nato ieri, mica &amp;egrave; venuto a fare spionaggio nel vostro Paese. Questo &amp;egrave; razzismo&quot;. Parole pesanti, che arrivano da un uomo che nel calcio ci crede davvero: la sua Minerva Football Academy &amp;egrave; diventata un faro per lo sviluppo del football indiano, con le giovanili che hanno recentemente travolto 6-0 il Liverpool under 15 alla Mediterranean International Cup. Un segnale che l&amp;rsquo;India, nonostante l&amp;rsquo;eliminazione al secondo turno delle qualificazioni asiatiche, qualcosa si stia muovendo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma il nodo resta l&amp;rsquo;atteggiamento degli Stati Uniti. Bajaj ha puntato il dito anche contro la FIFA, rea secondo lui di avere un comportamento ipocrita. &quot;Se questo evento si fosse svolto in India, ci avrebbero minacciato con il divieto di organizzare qualsiasi cosa&quot;. E invece di fronte ai visti negati dagli Usa, la risposta del governo mondiale del calcio &amp;egrave; stata che l&amp;rsquo;immigrazione &amp;egrave; una questione che spetta ai Paesi ospitanti. &quot;S&amp;igrave;, &amp;egrave; il diritto del Paese ospitante rilasciare i visti - spiega Bajaj - ma se lo fai per indebolire le altre nazionali, togliendo loro i giocatori migliori, stai di fatto aiutando la tua squadra&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paragone &amp;egrave; con quanto accaduto ai Mondiali del 2018 in Russia, quando la FIFA, secondo Bajaj, &quot;censur&amp;ograve; Mosca e le disse: fai in modo di sistemare le cose&quot;. Un trattamento che, a suo dire, non &amp;egrave; avvenuto n&amp;eacute; in Russia, n&amp;eacute; in Sudafrica n&amp;eacute; in Qatar, tutti eletti a organizzatori di &quot;edizioni dei Mondiali di maggior successo della storia&quot;. &quot;Se togli Haaland alla Norvegia o Harry Kane all&amp;rsquo;Inghilterra - ha spiegato - hai reso quella squadra pi&amp;ugrave; debole del 50%&quot;. &amp;Egrave; cos&amp;igrave;, secondo il tecnico indiano, che si mina il valore sportivo del torneo: &quot;Vuol dire che si pu&amp;ograve; truccare il Mondiale. &amp;Egrave; quello che sta succedendo&quot;. L&amp;rsquo;amarezza &amp;egrave; tanta, perch&amp;eacute; la Coppa del Mondo ha sempre avuto il potere di &quot;riunire Paesi che non sono d&amp;rsquo;accordo su quasi nulla, tranne che sul calcio&quot;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;position: relative; padding-bottom: 56.25%; padding-top: 25px; height: 0;&quot;&gt;&lt;iframe style=&quot;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%;&quot; src=&quot;https://swentr.site/india/641338-rajit-bajaj-fifa-world-cup/video/6a2953d185f5405da54d6ac5&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Trump: &quot;Oggi attaccheremo di nuovo l'Iran con forza&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-trump_oggi_attaccheremo_di_nuovo_liran_con_forza/45289_67418/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 16:20:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Donald Trump ha &lt;a href=&quot;https://esrt.space/actualidad/610231-trump-hoy-volveremos-atacar-iran-con-fuerza&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;annunciato&lt;/a&gt; che le forze statunitensi lanceranno oggi una nuova ondata di attacchi contro l'Iran, proseguendo l'offensiva iniziata nella giornata di ieri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Vedremo cosa succeder&amp;agrave;, ma ieri li abbiamo attaccati duramente e oggi li attaccheremo di nuovo duramente&quot;, ha dichiarato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, il presidente ha ribadito che i nuovi attacchi contro la nazione persiana sono una risposta all'abbattimento, avvenuto luned&amp;igrave;, di un elicottero d'attacco statunitense AH-64 Apache vicino alle coste dell'Oman da parte delle forze iraniane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Credo che ne abbiamo il diritto. Sapete, hanno abbattuto una macchina davvero incredibile, anzi, incredibile, e all'inizio hanno detto di non essere stati loro, poi hanno ammesso di averlo fatto&quot;, ha aggiunto.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Bolivia: il governo di Paz sequestra un’ex senatrice indigena (VIDEO)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_il_governo_di_paz_sequestra_unex_senatrice_indigena_video/45289_67417/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:46:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Non bastavano le riforme selvagge che svendono i diritti e le risorse del paese. Ora il governo neoliberista di Rodrigo Paz, un esecutivo decisamente allineato con Washington, passa alla repressione aperta: sequestro e scomparsa temporanea per chi osa opporsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le immagini sono chiare. Simona Quispe, ex senatrice del MAS e leader indigena, viene afferrata e caricata su un furgone mentre passeggiava con la famiglia nel &amp;ldquo;Parque de las Cholas&amp;rdquo;. La polizia non mostra alcun ordine giudiziario. La figlia denuncia: &amp;ldquo;Sembrava un rapimento, li hanno visti trascinarla mentre il furgone era in movimento. Nessun documento&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo le prime ricostruzioni, Quispe sarebbe indagata per il suo ruolo nelle recenti proteste che chiedono le dimissioni del presidente Paz. Un'accusa generica, ideale per coprire quella che appare come una persecuzione politica ai danni delle voci indigene e critiche del vecchio MAS.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe style=&quot;border: none; overflow: hidden;&quot; src=&quot;https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1541143117619661%2F&amp;amp;show_text=false&amp;amp;width=267&amp;amp;t=0&quot; width=&quot;267&quot; height=&quot;476&quot; frameborder=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre le forze dell&amp;rsquo;ordine agiscono senza mandato, dagli Stati Uniti arriva la benedizione delle azioni repressive. Il Segretario di Stato Marco Rubio, fervente sostenitore dell&amp;rsquo;amministrazione Paz, definisce le stesse manifestazioni &amp;ldquo;tentativi di rovesciare il governo legittimo del presidente&amp;rdquo;. Parole che rappresentano un via libera ai metodi autoritari del &amp;ldquo;pupazzo di Washington&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Bolivia di Paz si rivela per quello che &amp;egrave;: un laboratorio di riforme anti-popolari difeso con la violenza di Stato, dove reprimere un&amp;rsquo;ex senatrice indigena diventa normale amministrazione. E dove il diritto alla protesta viene ribattezzato &amp;ldquo;colpo di Stato&amp;rdquo; per giustificare l&amp;rsquo;ingiustizia.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/aprehenden-a-la-exsenadora-del-mas-simona-quispe.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Perù: ambasciatore USA accusato di interferenze elettorali</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-per_ambasciatore_usa_accusato_di_interferenze_elettorali/82_67416/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:17:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il governo del presidente peruviano Jos&amp;eacute; Mar&amp;iacute;a Balc&amp;aacute;zar ha ricevuto una petizione contro l'ambasciatore degli Stati Uniti a Lima, Bernie Navarro, per dichiararlo persona non grata per presunte interferenze negli affari interni del paese sudamericano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'azione legale &amp;egrave; stata avviata a seguito delle dichiarazioni pubbliche del diplomatico in merito al processo elettorale peruviano. La denuncia &amp;egrave; stata presentata ufficialmente marted&amp;igrave; da Javier Idelfonso Carre&amp;ntilde;o, avvocato dell'ex presidente Pedro Castillo, il quale ha anche richiesto l'espulsione dell'ambasciatore dal Paese, concedendogli &quot;24 ore per lasciare il Paese, pena l'espulsione&quot;, secondo quanto riportato nel documento depositato presso le autorit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La denuncia sostiene che Navarro abbia violato la sovranit&amp;agrave; nazionale affermando che avrebbe continuato a &quot;monitorare il processo elettorale fino all'annuncio dei risultati ufficiali&quot;, pur non essendo cittadino peruviano n&amp;eacute; un funzionario autorizzato a intervenire nei processi interni. Secondo il querelante, tali dichiarazioni costituiscono un'ingerenza incompatibile con la legge peruviana.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;L'ambasciatore gringo ha scritto su X: &quot;Ieri &amp;egrave; stata una giornata intensa per noi osservatori elettorali. E il lavoro continua&quot;, un messaggio che ha sollevato interrogativi sulla portata della sua partecipazione al contesto elettorale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La questione si inserisce in un contesto in cui la presenza di attori statunitensi &amp;egrave; stata oggetto di critiche. Nel frattempo, l'intervento dell'analista statunitense Carlos D&amp;iacute;az Rosillo nella campagna elettorale peruviana ha suscitato indignazione dopo che si &amp;egrave; presentato come specialista indipendente, nonostante la successiva rivelazione dei suoi legami con la candidata di destra Keiko Fujimori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo diverse personalit&amp;agrave; politiche, Rosillo avrebbe partecipato ad attivit&amp;agrave; di promozione della candidatura di Fujimori durante la campagna elettorale, un fatto definito &quot;una mancanza di rispetto per il Per&amp;ugrave;&quot; dall'ex candidato presidenziale Mes&amp;iacute;as Guevara, che ha messo in discussione il coinvolgimento di uno straniero in un processo elettorale nazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le critiche si sono intensificate in seguito alle dichiarazioni dello stesso Rosillo, il quale ha affermato che il Per&amp;ugrave; avrebbe avuto pi&amp;ugrave; vantaggi con gli Stati Uniti se Fujimori fosse stata eletta, mentre si &amp;egrave; riferito a S&amp;aacute;nchez con un epiteto gi&amp;agrave; utilizzato in precedenza dalla candidata, definendolo poco uomo. Queste affermazioni hanno rafforzato le accuse di ingerenza esterna nella contesa elettorale.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Bernie-Navarro.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Cuba denuncia il grave impatto del blocco USA sul sistema sanitario</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cuba_denuncia_il_grave_impatto_del_blocco_usa_sul_sistema_sanitario/82_67415/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:28:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il blocco imposto dagli Stati Uniti sta avendo un impatto devastante sul sistema sanitario cubano, con conseguenze dirette sulla vita quotidiana della popolazione, ha dichiarato la viceministra della Salute Carilda Pe&amp;ntilde;a Garc&amp;iacute;a in una trasmissione televisiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pe&amp;ntilde;a Garc&amp;iacute;a ha spiegato che, nella situazione attuale, l'accesso alle forniture mediche rappresenta una delle principali carenze del sistema sanitario, che ha reso necessaria l'attuazione di misure preventive per garantire i servizi essenziali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attualmente, 95.555 persone sono in lista d'attesa per interventi chirurgici nel Paese. Di queste, 5.152 necessitano di interventi per tumore e 2.888 pazienti in emodialisi incontrano difficolt&amp;agrave; nei loro trattamenti a causa di interruzioni nella fornitura di acqua ed elettricit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I problemi derivanti dal blocco stanno avendo ripercussioni anche sulle infrastrutture ospedaliere, con ascensori fuori servizio, limitazioni nei servizi di lavanderia, deterioramento strutturale degli edifici e difficolt&amp;agrave; di trasporto che ostacolano sia la consegna di forniture sia la mobilit&amp;agrave; di medici e infermieri.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Nonostante queste limitazioni, il viceministro ha sottolineato che la politica del settore &amp;egrave; &quot;cercare di mantenere i servizi il pi&amp;ugrave; possibile e di utilizzare al meglio le risorse esistenti&quot;, evitando la chiusura delle strutture sanitarie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un'altra sfida evidenziata &amp;egrave; la proliferazione di epidemie, legata alla carenza di carburante per la raccolta dei rifiuti. L'accumulo di immondizia e le perdite d'acqua aggravano la situazione ambientale e sanitaria in diverse aree del Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Ministero della Salute ha avvertito che queste condizioni aumentano la vulnerabilit&amp;agrave; della popolazione e richiedono un intervento urgente per garantire l'igiene e il controllo epidemiologico, in un contesto segnato dalla crisi energetica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La dichiarazione ufficiale ha sottolineato che le misure coercitive di Washington non solo colpiscono l'economia nazionale, ma promuovono anche violazioni dei diritti umani limitando l'accesso dei cittadini ai servizi medici essenziali.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/cuba-jpg.jpg.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Raffica di missili iraniani contro basi Usa in Giordania, distrutto un hangar di F-35</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-raffica_di_missili_iraniani_contro_basi_usa_in_giordania_distrutto_un_hangar_di_f35/45289_67414/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 13:43:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il ministero degli Esteri della Repubblica Islamica dell'Iran, Abbas Aragchi, ha &lt;a href=&quot;https://www.presstv.ir/Detail/2026/06/10/770176/Iran-US-attacks-regional-countries-aggression-Turkey-Saudi-Arabia-&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;annunciato&lt;/a&gt; che le sue forze armate hanno colpito duro contro basi e obiettivi militari degli STati Uniti nella regione. Secondo Teheran, quelle basi erano il punto di partenza delle aggressioni degli Stati Uniti contro il Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nuova escalation ha avuto inizio nelle prime ore della giornata di mercoled&amp;igrave;. Gli Stati Uniti, scrive il ministero degli Esteri iraniano, hanno condotto attacchi selvaggi contro alcune zone nel sud dell&amp;rsquo;Iran. Il pretesto? Un elicottero Apache USA precipitato la notte prima sullo Stretto di Hormuz. Un attacco, secondo Washington. Un pretesto bello e buono, per Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella nota ufficiale si legge che queste azioni violano la Carta delle Nazioni Unite. Viene citato l'articolo 2, quello che vieta l'uso della forza tra Stati. E si aggiunge che l'amministrazione statunitense ha dimostrato ancora una volta la sua natura criminale e guerrafondaia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quel punto &amp;egrave; partita la reazione. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato missili contro quattro obiettivi statunitensi in Giordania. Dicono di aver distrutto un hangar dove c'erano caccia F-35. Il ministero degli Esteri ha parlato di autodifesa, di diritto naturale a rispondere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi c'&amp;egrave; un passaggio interessante. L'Iran si rivolge a tutti i Paesi della regione, soprattutto a quelli sulla sponda sud del Golfo Persico. Dice che hanno una responsabilit&amp;agrave;, legale e morale. Devono impedire che il loro territorio venga usato da statunitensi e israeliani (coalizione Epstein) per organizzare attacchi contro l'Iran.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;In the early days of the war, the U.S. Air Force positioned its F-35A Lightning II fighters on this tarmac at Muwaffaq al-Salti Air Base in Jordan. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It&amp;rsquo;s unclear whether they&amp;rsquo;re still there, but if they are, a strike on that site would likely cause significant damage. &lt;a href=&quot;https://t.co/GXAPH5lwrf&quot;&gt;https://t.co/GXAPH5lwrf&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://t.co/vkVxCZynqX&quot;&gt;pic.twitter.com/vkVxCZynqX&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; Egypt's Intel Observer (@EGYOSINT) &lt;a href=&quot;https://x.com/EGYOSINT/status/2064536601456267428?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 10, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
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&lt;p&gt;E l'avvertimento finale &amp;egrave; secco. L'Iran non esiter&amp;agrave; a difendersi. Colpir&amp;agrave; l'origine degli attacchi, le basi, le strutture logistiche. Qualsiasi cosa venga usata per sostenere operazioni aggressive contro di loro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha passato la notte al telefono. Ha parlato con il collega turco Hakan Fidan e con quello saudita Faisal bin Farhan. Ha raccontato la sua versione: aggressione USA, sovranit&amp;agrave; violata, risposta inevitabile. I due ministri hanno ascoltato, hanno discusso. Per ora non hanno rilasciato dichiarazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine l'appello all'Onu, al Consiglio di Sicurezza, al Segretario generale. L'Iran dice: fate il vostro lavoro, proteggere la pace. Individuate i responsabili di questa escalation.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Il messaggio di Trump dopo gli attacchi all'Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_messaggio_di_trump_dopo_gli_attacchi_alliran/82_67413/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 13:09:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Donald Trump &amp;egrave; intervenuto in seguito alla nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, affermando che le forze iraniane sono un &quot;disastro totale&quot; e che &quot;non esistono pi&amp;ugrave;&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe class=&quot;truthsocial-embed&quot; style=&quot;max-width: 100%; border: 0;&quot; src=&quot;https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/116725476229257491/embed&quot; width=&quot;600&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;script src=&quot;https://truthsocial.com/embed.js&quot; async=&quot;async&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;&quot;L'esercito iraniano &amp;egrave; un disastro completo. Gran parte di esso, come la Marina e l'Aeronautica, non esiste pi&amp;ugrave;; &amp;egrave; stato completamente sconfitto. L'Iran parla ma non agisce. Il prepotente del Medio Oriente &amp;egrave; morto! Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che li avrebbe avvantaggiati enormemente, ora dovranno pagarne il prezzo! Presidente Donald J. Trump&quot;, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti sui suoi profili social.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Perché la Cina e il Grande Sud ci stanno salvando da una crisi mondiale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_la_cina_e_il_grande_sud_ci_stanno_salvando_da_una_crisi_mondiale/39602_67412/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:52:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Pino Arlacchi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avvistato dalle fonti pi&amp;ugrave; autorevoli, il fantasma di un greggio a 150 dollari al barile si aggira nei corridoi delle borse occidentali. Se i modelli predittivi delle maggiori compagnie petrolifere e delle banche di investimento dovessero materializzarsi, lo shock energetico indotto dal blocco prolungato dello Stretto di Hormuz &amp;ndash; in cui transita ogni giorno circa un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio &amp;ndash; rischierebbe di infliggere il colpo di grazia a un&amp;rsquo;economia atlantica gi&amp;agrave; strutturalmente fragile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella logica del secolo passato, un simile scenario assumerebbe un solo significato: una recessione globale profonda, immediata e inevitabile. Ma la logica del XXI secolo &amp;egrave; cambiata. Se la fiammata energetica non si tradurr&amp;agrave; nel collasso economico del pianeta, non sar&amp;agrave; per merito delle manovre della Federal Reserve o di tardivi accordi diplomatici in Medioriente. Sar&amp;agrave; perch&amp;eacute;, per la prima volta nella storia contemporanea, esiste un subsistema economico alternativo e parallelo a quello occidentale, dominato dall&amp;rsquo;economia reale e dallo Stato regista dello sviluppo (il cosiddetto Developmental State). Questo insieme &amp;egrave; guidato dall'asse tra la Cina e il Grande Sud, ed &amp;egrave; capace di agire da possente ammortizzatore universale.&lt;br /&gt;Non &amp;egrave; facile comprendere questa svolta epocale, e se sono in grado di delinearne caratteri e dinamiche lo devo al fatto di non essere accecato dall&amp;rsquo;illusione eurocentrica e atlantista che affligge l&amp;rsquo;intera narrativa sulla crisi attuale che prevale in Occidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitale finanziario che schiavizza l&amp;rsquo;Occidente tende a proiettare le proprie vulnerabilit&amp;agrave; sul resto del mondo. In Europa e negli Stati Uniti, un petrolio a 150 dollari innesca una reazione a catena: aumento dei prezzi alla pompa di carburante, impennata dell'inflazione da costi, reazione forte delle banche centrali tramite il rialzo dei tassi di interesse e conseguente contrazione del credito, dei consumi e degli investimenti. &amp;Egrave; il cortocircuito di un sistema che vive di leva finanziaria, dove i prezzi dei beni fisici sono determinati da azzardate scommesse sul futuro chiamate contratti derivati, e da simili marchingegni che infestano le piazze di scambio occidentali. Il risultato &amp;egrave; l&amp;rsquo;esposizione del PIL delle nazioni del G7 a una volatilit&amp;agrave; drogata dalla speculazione e dai capitali &amp;ldquo;caldi&amp;rdquo; e senza patria, pronti a fuggire dall&amp;rsquo;altra parte del pianeta alla minima variazione di un dato economico e di una circostanza geopolitica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la storia, oggi, non finisce pi&amp;ugrave; qui. Fuori da questo perimetro respira un&amp;rsquo;altra economia-mondo. Un subsistema guidato dai paesi BRICS+ che produce ormai oltre il 60% del PIL globale se calcolato a parit&amp;agrave; di potere d'acquisto, e che supera nettamente il misero 29% detenuto dalle nazioni del G7. &amp;Egrave; il mondo dell&amp;rsquo;economia reale, dell&amp;rsquo;anti-finanza radicata nella materialit&amp;agrave; della produzione, delle infrastrutture e degli scambi di beni e servizi. &amp;Egrave; il mondo del Grande Sud, diventato il baricentro dell&amp;rsquo;economia globale. Quando il barile tocca cifre astronomiche nei mercati euroamericani, una quota mastodontica di quel petrolio continua a circolare nel resto del mondo a prezzi radicalmente diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non troverete traccia, nei media occidentali e nelle pontificazioni dei guru neoliberal, del semplice fatto che Pechino, Teheran, Nuova Delhi e Mosca hanno da tempo strutturato un circuito protetto. La Russia e l'Iran non vendono il loro greggio seguendo i benchmark dell'ICE di Londra; lo scambiano attraverso contratti a lungo termine, spesso blindati da forti sconti geopolitici. Questi flussi, inoltre, sono oggi quasi totalmente de-dollarizzati: la quota di scambi commerciali transfrontalieri della Cina regolati in Renminbi ha superato la soglia record del 50%, surclassando il biglietto verde. Per il colosso manifatturiero cinese, il petrolio non costa &quot;150 dollari&quot;. Costa l'equivalente pre-concordato in beni industriali, tecnologie o valuta sovrana nazionale. Questo circuito chiuso neutralizza lo shock valutario alla radice, impedendo la distruzione della domanda nei paesi emergenti e garantendo la continuit&amp;agrave; operativa delle catene del valore fisiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la linea definitiva di difesa contro una crisi globale risiede nel superamento della dipendenza del Grande Sud dai consumi occidentali. Per decenni, l'ortodossia economica ha sostenuto che se l'Occidente starnutisce, l'Asia si ammala, a causa della sua natura di pura esportatrice verso i mercati ricchi del Nord del mondo. Questa fotografia &amp;egrave; obsoleta. Il punto di non ritorno &amp;egrave; gi&amp;agrave; stato superato: il volume degli scambi commerciali Sud-Sud (l'interscambio tra economie emergenti) ha storicamente sorpassato il valore delle rotte Nord-Sud, superando la barriera dei 5.300 miliardi di dollari annui. I paesi emergenti non sono pi&amp;ugrave; la periferia che lavora per soddisfare il centro atlantico; sono diventati il centro rispetto a se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cina &amp;egrave; la guida di questo scacchiere, e gode di un&amp;rsquo;economia pianificata che ha operato una sterzata strategica con la dottrina della &quot;Doppia Circolazione&quot; varata nel 2020. Consapevole delle crescenti sanzioni, tariffe e dazi del protezionismo occidentale, Pechino ha progressivamente spostato il fulcro del proprio sviluppo economico verso l'interno, puntando sulla crescita dei consumi domestici che oggi pesano per oltre il 50% sul suo PIL, e sull&amp;rsquo;espansione della produttivit&amp;agrave; legata all'automazione e all'intelligenza artificiale.&lt;br /&gt;Laddove il subsistema occidentale risponde all'innovazione tecnologica con la &quot;distruzione creativa&quot; di Schumpeter &amp;ndash; generando disoccupazione, precarizzazione e conseguente calo dei consumi &amp;ndash; il governo cinese trasferisce i lavoratori dislocati in settori ad altissima qualificazione e nei servizi, mantenendo intatta la tenuta sociale e il potere d'acquisto interno con un tasso di disoccupazione urbana rigidamente controllato sotto il 5,5%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contempo, la diversificazione delle esportazioni cinesi ha ridisegnato la geografia del consumo globale. Pechino non esporta pi&amp;ugrave; chincaglieria, ma infrastrutture strategiche, reti di telecomunicazione, vettori energetici puliti e mobilit&amp;agrave; elettrica. I destinatari non sono pi&amp;ugrave; i consumatori stanchi e impoveriti di Roma, Parigi o Washington, ma la galassia dei paesi della Belt and Road Initiative, dell'America Latina, dell'Africa e del Sud-Est Asiatico. Quest&amp;rsquo;ultimo &amp;egrave; composto da 11 paesi associati nell&amp;rsquo;ASEAN: 700 milioni di abitanti che animano la quinta economia del mondo. L&amp;rsquo;ASEAN ha consolidato il suo ruolo di primo partner commerciale di Pechino, scavalcando sia l'Unione Europea che gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nascita di una sterminata classe media nel Grande Sud, stimata in oltre 2 miliardi di persone, sta assorbendo la produzione industriale dell&amp;rsquo;Asia orientale e della Cina a una velocit&amp;agrave; tale da poter compensare qualsiasi calo della domanda indotto dalla stagflazione occidentale. &amp;Egrave; una simbiosi che funziona: il Grande Sud fornisce le materie prime fisiche e l'energia, l&amp;rsquo;Asia le trasforma in beni tecnologici e infrastrutture di sviluppo, e il tutto avviene al di fuori del controllo del dollaro e del sistema SWIFT.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci&amp;ograve; a cui assisteremo, nel caso in cui la crisi di Hormuz dovesse avvitarsi, non sar&amp;agrave; dunque una crisi globale generalizzata, bens&amp;igrave; un aumento della biforcazione dell'economia-mondo. Da un lato avremo l'Occidente finanziarizzato, con le sue riserve valutarie in dollari scese sotto il 58%, intrappolato nei suoi dogmi liberisti, costretto a subire i colpi della crisi energetica e della recessione. Dall'altro lato, il subsistema dell'economia reale, protetto dalla programmazione statale e dall'interscambio Sud-Sud, che continuer&amp;agrave; a produrre, scambiare e crescere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cina e il Grande Sud non interromperanno il cupio dissolvi dell'Occidente, n&amp;eacute; cureranno le magagne del tecnocapitalismo finanziario americano. Faranno qualcosa di pi&amp;ugrave; limitato ma comunque cruciale. Impediranno che le tossine di quel sistema avvelenino l'intero pianeta. Dimostreranno che l'autonomia della produzione fisica, l&amp;rsquo;indipendenza dal dollaro e la solidit&amp;agrave; delle rotte commerciali terrestri ed eurasiatiche sono un'ancora di salvezza dalle crisi molto pi&amp;ugrave; affidabile di qualsiasi diavoleria di Wall Street e di qualsiasi politica di emergenza delle banche centrali e dei governi dell&amp;rsquo;Occidente.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                            <item>
                    <title>Dal Classico alle Scienze Umane: come la classe sociale dei genitori sceglie la scuola dei figli</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dal_classico_alle_scienze_umane_come_la_classe_sociale_dei_genitori_sceglie_la_scuola_dei_figli/51621_67411/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Blanco&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Nel 2009 solo quattro studenti su dieci iscritti al liceo classico avevano genitori laureati; secondo i dati del 2025, la quota &amp;egrave; salita a tre su quattro. Questo balzo di 33 punti percentuali fotografa una crescente &quot;esclusivit&amp;agrave;&quot; e svela una realt&amp;agrave; preoccupante della nostra societ&amp;agrave;: una costante diseguaglianza di provenienza sociale che si riflette sulla formazione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Eppure, secondo i dati ISTAT e le storiche ricerche di Almadiploma, nello stesso periodo l&amp;rsquo;Italia &amp;egrave; diventata un Paese complessivamente pi&amp;ugrave; istruito. I laureati tra la popolazione adulta sono quasi raddoppiati, passando dal 7,5% del 2001 al 16,8% del 2024. Oggi, una famiglia su sei ha almeno un genitore laureato, contro l'una su tredici di inizio millennio. Malgrado questa trasformazione strutturale, i meccanismi di selezione scolastica sono rimasti invariati, tanto che per i ragazzi provenienti dalle classi sociali meno abbienti &amp;egrave; pi&amp;ugrave; corretto parlare di &quot;segregazione&quot; anzich&amp;eacute; di selezione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;I nuovi laureati tendono a iscrivere i propri figli al liceo classico o allo scientifico tradizionale, mentre i ragazzi che provengono da famiglie meno istruite restano confinati nei medesimi percorsi del passato. Se nel 2009 il gap assoluto tra la quota di figli di laureati al classico e la media del sistema era di 22,5 punti percentuali, nel 2025 il divario ha toccato i 36,5 punti. In termini relativi la segregazione appare stabile, ma in termini assoluti si &amp;egrave; allargata drasticamente. Le scelte scolastiche continuano cos&amp;igrave; a riprodurre l&amp;rsquo;origine sociale con una precisione chirurgica. L'ascensore sociale italiano &amp;egrave; fermo, immobile, mentre tutto il resto intorno &amp;egrave; cambiato.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;La mappa dei licei: il classico resta l'infinito feudo d'&amp;eacute;lite&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;La scuola secondaria superiore oggi &amp;egrave; un mondo variegato, che continua per&amp;ograve; a distribuire gli studenti secondo la professione o il titolo di studio dei genitori:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Liceo Classico:&lt;/strong&gt; Rimane l'indirizzo socialmente pi&amp;ugrave; selettivo d&amp;rsquo;Italia. Ben il 74,7% degli iscritti ha almeno un genitore laureato.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Scientifico Internazionale ed Europeo:&lt;/strong&gt; Segue a ruota con il 66,7% di genitori laureati, configurandosi come una nuova via d&amp;rsquo;&amp;eacute;lite all'interno dell'area scientifica.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,2,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,2,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Scientifico Tradizionale:&lt;/strong&gt; Si attesta al 62,4%, un valore stabile rispetto al 2009 e ben al di sopra della media nazionale.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,3,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,3,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Liceo Linguistico:&lt;/strong&gt; Mostra un profilo pi&amp;ugrave; eterogeneo e aperto, con il 39,3% di genitori laureati. &amp;Egrave; il percorso scelto da chi cerca una formazione internazionale ma proviene da background pi&amp;ugrave; vari.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,4,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,4,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Scienze Umane:&lt;/strong&gt; &amp;Egrave; la vera sorpresa sociologica. Erede del vecchio istituto magistrale, vanta il 33,5% di genitori laureati ma anche un 22,7% di studenti provenienti da famiglie di lavoratori esecutivi. &amp;Egrave;, a tutti gli effetti, il liceo pi&amp;ugrave; &quot;popolare&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Istituti Tecnici: la metamorfosi di Informatica e Agraria&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Tra i tecnici, il confronto tra il 2009 e il 2025 evidenzia trend inattesi, legati soprattutto alla percezione del mercato del lavoro:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;12,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Economico (ITE):&lt;/strong&gt; I genitori laureati sono passati dal 9,2% al 22,6%, una crescita che riflette l'aumento generale dei titoli di studio nella popolazione, mantenendo un forte radicamento nel ceto medio impiegatizio.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;12,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Tecnologico (ITT) - Informatica e Telecomunicazioni:&lt;/strong&gt; Attira sempre pi&amp;ugrave; il ceto medio-alto (25,6% di genitori laureati), complice il valore economico e sociale attribuito alle competenze digitali.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12,2,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;12,2,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Elettronica, Edilizia (CAT) e Meccanica:&lt;/strong&gt; Restano scuole a forte vocazione operaia, dove la quota di genitori impiegati nel lavoro esecutivo sfiora il 28% e i laureati faticano a salire.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12,3,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;12,3,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Agraria:&lt;/strong&gt; Rappresenta il caso pi&amp;ugrave; curioso. Se nel 2009 era l&amp;rsquo;archetipo della scuola per figli di coltivatori diretti, nel 2025 registra il 26,8% di genitori laureati e una presenza di classi abbienti al 21%. &amp;Egrave; il segno evidente di come la rivoluzione del biologico, della sostenibilit&amp;agrave; e dell'agroalimentare d'eccellenza abbia cambiato lo status di questa professione.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Professionali spaccati in due: tra creativit&amp;agrave; e vecchi modelli&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Gli istituti professionali conservano il primato di scuole meno frequentate dai figli dei laureati, ma il vecchio blocco monolitico del 2009 (dove in qualsiasi indirizzo i genitori laureati erano una rarit&amp;agrave; statistica attorno al 4%) si &amp;egrave; frantumato. Oggi assistiamo a una divisione interna tra indirizzi considerati &quot;creativi&quot; e percorsi tradizionali:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Cultura, Spettacolo e Filiere Creative:&lt;/strong&gt; Hanno rinnovato la propria immagine intercettando il ceto medio, con la quota di figli di laureati balzata a quasi uno studente su cinque (20%). Un trend simile, seppur pi&amp;ugrave; contenuto, si registra nel settore dell'&lt;strong data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;253&quot;&gt;Enogastronomia e Ospitalit&amp;agrave; alberghiera&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;15,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Manutenzione, Assistenza e Servizi Commerciali:&lt;/strong&gt; Restano ancorati al passato. La presenza di genitori laureati &amp;egrave; minima e questi indirizzi rimangono, purtroppo, il principale approdo quasi obbligato per i ragazzi che partono dalle condizioni sociali e culturali pi&amp;ugrave; svantaggiate.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Diritti e giustizia</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>Comunicato della Redazione di Byoblu</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-comunicato_della_redazione_di_byoblu/45289_67410/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:07:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Riceviamo e pubblichiamo dagli amici della redazione di Byoblu questo comunicato&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;La redazione ritiene doveroso aggiornare il pubblico sulla situazione che sta interessando la societ&amp;agrave; Media Pluralisti Europei S.p.A., editrice della testata.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Lo scorso 25 aprile, su iniziativa dell&amp;rsquo;editore Claudio Messora, &amp;egrave; stata organizzata una giornata di festa trasmessa in diretta televisiva nazionale per celebrare i cinque anni di presenza di Byoblu sul digitale terrestre.&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Nei&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;minuti&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;conclusivi&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;della trasmissione&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Claudio&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Messora&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;dichiarava:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;ldquo;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;Siamo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;stati capaci di realizzare nella storia ci&amp;ograve; che nessuno ha mai realizzato prima. Sono felicissimo di essere qui&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;con&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;il&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;nuovo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;Byoblu,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;il&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;vecchio&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;Byoblu&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;e&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;il&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;Byoblu&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;che&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;verr&amp;agrave;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;perch&amp;eacute;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;questa&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;storia&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;non&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;finisce&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;mai&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;rdquo;. Si&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;trattava&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;un&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;messaggio&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;positivo&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;rivolto&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;ai&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;dipendenti,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;ai&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;soci,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;agli&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;abbonati&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;e&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;ai&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;telespettatori,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;nel quale veniva espressa una prospettiva di continuit&amp;agrave; del progetto editoriale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Il 28 aprile 2026 il Consiglio di Amministrazione di Media Pluralisti Europei S.p.A., preso atto della necessit&amp;agrave; di procedere agli adempimenti previsti dalla legge, ha deliberato all&amp;rsquo;unanimit&amp;agrave; la convocazione dell&amp;rsquo;assemblea dei soci, chiamata a valutare e deliberare le misure necessarie, inclusa l&amp;rsquo;eventuale ricapitalizzazione, per affrontare la situazione emersa e tutelare la continuit&amp;agrave; della societ&amp;agrave; e del progetto editoriale. In quella sede il Presidente del Consiglio di Amministrazione Claudio Messora aveva assunto l&amp;rsquo;incarico di procedere alla convocazione dell&amp;rsquo;assemblea.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Il 5 maggio 2026 Claudio Messora, azionista di maggioranza della societ&amp;agrave;, Presidente del Consiglio di Amministrazione, Consigliere ed editore, rassegnava le dimissioni da tutte le cariche ricoperte, mantenendo solo la propria partecipazione azionaria di maggioranza. Le dimissioni hanno determinato una situazione di discontinuit&amp;agrave; nella gestione della societ&amp;agrave; e nel percorso di convocazione dell&amp;rsquo;assemblea dei soci.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Il giorno dopo le sue dimissioni, 6 maggio 2026, Messora ha inviato alla societ&amp;agrave; una diffida con richiesta di corresponsione delle royalties relative all&amp;rsquo;utilizzo del marchio Byoblu entro trenta giorni. Tale richiesta ha portato all'attenzione del Consiglio di Amministrazione rapporti contrattuali relativi all'utilizzo del marchio Byoblu che non risultavano essere stati oggetto di deliberazione consiliare.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Nella medesima giornata, a seguito delle dimissioni e delle numerose richieste di chiarimento pervenute alla redazione dal pubblico, quest&amp;rsquo;ultima ha diffuso un comunicato sindacale con il quale ribadiva il proprio impegno a proseguire l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; giornalistica e informativa.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Successivamente, in data 11 maggio 2026, Claudio Messora ha inviato a Media Pluralisti Europei, al direttore responsabile e al comitato di redazione una diffida con richiesta di pubblicazione di una propria replica al comunicato della testata. Nelle settimane successive il Consiglio di Amministrazione, pur dimissionario e operante in regime di prorogatio, ha continuato a svolgere le attivit&amp;agrave; consentite dalla legge e dallo statuto al fine di garantire, per quanto possibile, la continuit&amp;agrave; operativa della societ&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Il 5 giugno 2026 il sito byoblu.com &amp;egrave; divenuto inaccessibile sia agli utenti sia al personale che vi operava quotidianamente.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Sul&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;canale&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Telegram&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Byoblu,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;fino&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;a&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;quel&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;momento&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;utilizzato&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;dalla&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;redazione&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;come&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;canale&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;ufficiale&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;di comunicazione con il pubblico, &amp;egrave; comparso un messaggio a firma dello stesso Messora nel quale si affermava, tra&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;l&amp;rsquo;altro,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;che&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;ldquo;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;&amp;egrave;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;necessario&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;aprire&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;nuovi&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;punti&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;di riferimento&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;e&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;ridefinire&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;quelli&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;attuali&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;preservando la continuit&amp;agrave; di Byoblu e accompagnando una transizione ordinata, distinta dalla situazione di Media Pluralisti Europei&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;rdquo;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Nel frattempo &amp;egrave; stato impedito l'accesso alla redazione ai canali social associati alla testata Byoblu, tra cui Telegram, Instagram, WhatsApp e X.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Ma non solo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Negli stessi giorni la redazione ha appreso dell&amp;rsquo;esistenza del sito news.byoblu.com, denominato &quot;Byoblu&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;3.0&quot;,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;descritto&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;come&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;ldquo;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;sito&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;di&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;informazione&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;libera&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;e&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;indipendente&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;a&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;cura&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;di&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;Claudio&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;Messora&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;rdquo;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Un sito web che descrive la nostra attivit&amp;agrave; e i circa 3.200 soci di Media Pluralisti europei come &quot;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;qualcosa&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;di&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;simile&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;a&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;uno&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;spin-off&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&quot;e&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;che&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;a&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;detta&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;dello&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;stesso&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Messora&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;ldquo;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;fa&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;un&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;uso&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;estensivo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;e&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;allo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em&gt;stato dell'arte delle nuove tecnologie&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;rdquo;. La redazione sottolinea di essere totalmente estranea alla realizzazione&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;e&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;alla&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;gestione&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;del&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;sito,&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;che sembra&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;abbracciare&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;l&amp;rsquo;impiego&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;dell'intelligenza&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;artificiale&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;in sostituzione dei dipendenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Ad aggravare la situazione, il sito con dominio &lt;a href=&quot;http://www.byoblu.com/&quot;&gt;www.byoblu.com&lt;/a&gt;, che conteneva tutto il lavoro svolto dalla redazione negli ultimi sei anni, risulta essere stato sostituito dal nuovo sito web Byoblu 3.0.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Denunciamo quindi la perdita di migliaia di articoli, inchieste, documentari di cui rivendichiamo la paternit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Ricordiamo che la testata giornalistica Byoblu risulta regolarmente registrata presso il Tribunale di Milano dal 2020 e che le responsabilit&amp;agrave; editoriali e giornalistiche restano disciplinate dalle norme vigenti. Ad oggi non sono state inviate ulteriori comunicazioni di un eventuale cancellazione dal registro del tribunale.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot;&gt;Alla luce degli eventi descritti, la redazione ritiene doveroso garantire la massima trasparenza nei confronti dei soci, degli abbonati, dei sostenitori e di tutti coloro che hanno seguito e sostenuto il progetto negli anni. Ci riserviamo ogni iniziativa ritenuta opportuna a tutela del lavoro svolto, della nostra professionalit&amp;agrave; e dei nostri diritti. Nel frattempo continueremo a svolgere il lavoro di informazione attraverso l&amp;rsquo;unico canale operativo e nella nostra disponibilit&amp;agrave;: il canale YouTube &amp;ldquo;Media Pluralisti&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;western&quot; lang=&quot;it-IT&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;br /&gt;La redazione&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                </item>
                            <item>
                    <title>Il tacito “piano Marshall” che ha preparato il voto in Armenia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_tacito_piano_marshall_che_ha_preparato_il_voto_in_armenia/45289_67409/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 11:42:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E cos&amp;igrave;, con il voto del 7 giugno, il partito &amp;ldquo;Accordo civile&amp;rdquo; del primo ministro armeno Nikol Pa&amp;scaron;injan ha ottenuto il 49,8% dei voti, conservando la maggioranza parlamentare. Dicono che l'europeistico arresto, alla vigilia delle elezioni, di moltissimi aderenti ai partiti di opposizione, non abbia influito sul risultato. Prendiamo atto di questo assunto; come anche delle esultanze di tutti quei media di casa nostra che hanno parlato del risultato elettorale come di una &amp;ldquo;sconfitta per Putin&amp;rdquo;; l'ennesimo, a detta dei torquemadisti liberal-pannelliani de Linkiesta, secondo i quali &amp;laquo;l&amp;rsquo;elenco dei rovesci politici e militari subiti da Putin negli ultimi quattro anni si &amp;egrave; fatto ormai talmente lungo&amp;raquo;, tanto che nel momento in cui &amp;laquo;anche l&amp;rsquo;Armenia scarica Putin, ora gli resta solo la tv italiana&amp;raquo;. Piena zeppa di tribune &amp;ldquo;kabuliste&amp;rdquo;, par dii capire e dunque da chiuder, per la salute mentale europeista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, tra le formazioni che hanno preso parte alla tornata elettorale, &quot;Armenia forte&quot; di Samvel Karapetjan ha raccolto il 23,29% dei consensi, mentre &quot;Alleanza armena&quot; dell'ex presidente Robert Kocharjan si &amp;egrave; posizionata al terzo posto, con il 9,94%. &amp;ldquo;Armenia prospera&amp;rdquo; di Gagik Tsarukjan, col 3,99% non ha superato la soglia minima del 4% ed &amp;egrave; rimasta fuori del parlamento. In definitiva, ad &amp;ldquo;Accordo civile&amp;rdquo; dovrebbero andare 64 seggi, 29 ad &quot;Armenia forte&quot; e 12 ad &quot;Alleanza armena&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In base alla legislazione armena, la forza politica che detiene il 52% dei seggi in parlamento, in questo caso &amp;ldquo;Accordo civile&amp;rdquo;, &amp;egrave; in grado di formare autonomamente il governo, eleggere il primo ministro e approvare leggi costituzionali. Dato per&amp;ograve; che non ha raggiunto la maggioranza costituzionale necessaria per emendare la costituzione, difficilmente potr&amp;agrave; apportare quelle modifiche richieste, ad esempio, per concludere una serie di accordi con l'Azerbajdžan, cui da tempo mira Nikol Pa&amp;scaron;injan, il quale d'altra parte si &amp;egrave; affrettato a confermare che il suo governo proseguir&amp;agrave; il percorso di riavvicinamento con l'Occidente, senza con ci&amp;ograve; rinunciare alla partecipazione all'Unione Economica Eurasiatica (UEE). Pa&amp;scaron;injan ha anche detto che l'Armenia non &amp;egrave; pronta per l'adesione alla UE, ma continuer&amp;agrave; nelle riforme democratiche per raggiungerne tutti gli standard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra questi &amp;ldquo;standard&amp;rdquo;, par rientrare anche la qualifica di &amp;laquo;rappresentanti del sistema criminale-oligarchico&amp;raquo; che non dovrebbero avere alcun margine di azione in Armenia, affibbiata da Pa&amp;scaron;injan ai leader di &quot;Armenia forte&quot;, Samvel Karapetjan e &quot;Alleanza armena&quot; di Robert Kocharjan; il &amp;laquo;partito dello spionaggio a tre teste deve essere sradicato dall'Armenia&amp;raquo;, ha detto Pa&amp;scaron;injan. Da parte sua, Karapetjan, in un'intervista alle Izvestija, ha detto che le elezioni non possono essere considerate democratiche, dato che la campagna elettorale si &amp;egrave; svolta in un clima di pressione senza precedenti e il processo di conteggio dei voti, cos&amp;igrave; come la reazione delle autorit&amp;agrave;, sollevano legittimi dubbi. Karapetjan ha affermato che circa 700 membri del suo partito sono stati arrestati durante la campagna elettorale e considera altamente sospetta la decisione della Commissione Elettorale Centrale di interrompere lo spoglio dei voti e di annunciare i risultati definitivi solo successivamente.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Armenia prospera&amp;rdquo;, che si &amp;egrave; vista esclusa dal parlamento per poche frazioni di punto percentuale, intende chiedere il riconteggio dei voti.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In definitiva, nonostante le ingenti risorse amministrative impiegate nella campagna elettorale e l'aperto sostegno di Bruxelles, Pa&amp;scaron;injan non &amp;egrave; riuscito a ottenere la maggioranza costituzionale desiderata e questo complica la realizzazione di una serie di iniziative programmate, a partire, come detto, dagli emendamenti costituzionali in vista della firma di un trattato di pace con Baku. Il preambolo della Costituzione armena, osserva infatti Tat'jana Stojanovic su Ukraina.ru, fa riferimento alla dichiarazione di indipendenza del paese del 1990, che sanciva l'obiettivo della riunificazione con il Nagorno-Karabakh, o Artsakh, secondo gli armeni. Ma Baku considera questa una rivendicazione giuridica su un territorio azero e, finch&amp;eacute; tale formulazione rimarr&amp;agrave; nella Costituzione armena, non sar&amp;agrave; possibile firmare un trattato di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione potrebbe essere modificata con referendum, ma questa &amp;egrave; un'opzione pi&amp;ugrave; rischiosa per Pa&amp;scaron;injan, che dunque avrebbe preferito un voto parlamentare, per il quale non &amp;egrave; per&amp;ograve; riuscito a ottenere un numero sufficiente di seggi. Ormai da anni, la promozione della cosiddetta &amp;ldquo;agenda di pace&amp;rdquo; &amp;egrave; una priorit&amp;agrave; per la politica di Pa&amp;scaron;injan, pi&amp;ugrave; importante del riavvicinamento con la UE o del futuro dell'adesione alla UEE, la Unione Economica Eurasiatica. Pertanto, conclude Stojanovic, la vittoria alle elezioni parlamentari rappresenta, in un certo senso, una sconfitta per Pa&amp;scaron;injan, che dovr&amp;agrave; trovare soluzioni alternative per emendare la costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, ghignano europeisticamente i torquemadisti de Linkiesta, Putin &amp;laquo;ormai si &amp;egrave; dimostrato incapace di tenere le posizioni persino in quello che considera il suo cortile di casa. La riconferma di Nikol Pa&amp;scaron;injan alle elezioni in Armenia ne &amp;egrave; l&amp;rsquo;ultima clamorosa conferma&amp;raquo;, come testimoniato dal Verbo ecclesiale della signora Nona Mikhelidze, secondo la quale, in Armenia, &amp;laquo;una parte significativa degli elettori ha scelto di valutare non soltanto il passato, ma la traiettoria futura proposta dal primo ministro &amp;ndash; il progressivo distacco dalla dipendenza russa, l&amp;rsquo;avvicinamento all&amp;rsquo;Europa, l&amp;rsquo;apertura delle frontiere con Turchia e Azerbaigian, una maggiore integrazione economica regionale&amp;raquo;. Accordo sul TRIPP trumpiano, firma di documenti sulla &quot;cooperazione strategica&quot;, sottoscritti alla vigilia del voto col precipitoso viaggio a Erevan del Segretario di Stato americano Marco Rubio: &amp;egrave; questa la &amp;laquo;traiettoria futura&amp;raquo; su cui avrebbero basato la loro scelta gli elettori armeni? O non sono piuttosto le premesse che hanno procacciato &amp;ldquo;consensi&amp;rdquo; al premier europeista, secondo una tradizione liberale che, a ritroso nel tempo, rimanda agli affari del piano Marshall e alle &amp;ldquo;cure&amp;rdquo; dell'ambasciatrice Clare Boothe Luce, mentre, sul presente, riflette le necessit&amp;agrave; belliche occidentali nella regione mediorientale? Ora, scrivono i lestofanti pannelliani, &amp;laquo;anche in Armenia alla fine ha vinto il richiamo dell&amp;rsquo;Europa, cio&amp;egrave; la promessa della libert&amp;agrave; individuale, della dignit&amp;agrave; umana, dello stato di diritto e di una vita migliore&amp;raquo;. O non ha piuttosto vinto &amp;laquo;il richiamo&amp;raquo;, quello s&amp;igrave; molto concreto, dei capitali, alla ricerca di nuovi mercati in cui subentrare al posto dei precedenti, il tutto mascherato dalle eucaristiche geremiadi liberal-truffaldine su &amp;laquo;libert&amp;agrave; individuale, dignit&amp;agrave; umana, stato di diritto e una vita migliore&amp;raquo;, confacenti ai bisogni di profitto del capitale e propagandati dai filistei degli interessi borghesi? Basti dire che i farabutti de Linkiesta, tanto per confermare la propria spudorata genuflessione ai piani bellicisti delle cancellerie europee, guaiscono al &amp;laquo;richiamo dell'Europa&amp;raquo; per l'Armenia, spargendo lacrime stizzose per un presunto &amp;ldquo;favoleggiare&amp;rdquo;, dicono loro, da parte dei media italiani, &amp;laquo;per la centesima volta sulla centomillesima pseudo-apertura negoziale di Putin, prontamente smascherata dalla lettera di Zelensky con la proposta di un incontro per chiudere il conflitto, ovviamente subito respinta da Mosca&amp;raquo;. Lezzose lamentele di grezzi portaborse dei nazigolpisti di Kiev, che contrabbandano il pizzino mafioso di Vladimir Zelenskij per una &amp;laquo;proposta&amp;raquo; di accordo &amp;laquo;respinta da Mosca&amp;raquo;. D'altronde, sono quelle le &amp;ldquo;proposte&amp;rdquo; che si &amp;egrave; soliti fare in tali ambienti, in cui &amp;laquo;dignit&amp;agrave; umana, stato di diritto&amp;raquo; vengono presentati quali vertici della libert&amp;agrave; e del paradiso borghese che, mentre decreta la supremazia dell'oppressione capitalista, prepara anche per l'Armenia un percorso che, nell'Ucraina nazigolpista e terrorista, viene presentato quale modello della &amp;ldquo;democrazia europea&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, appunto, tornando all'Armenia e alla vittoria di &amp;ldquo;Accordo civile&amp;rdquo;, su Moskovskij Komsomolets Mikhail Rostovskij afferma che la Russia dispone di tutte le risorse per dare una lezione a Nikol Pa&amp;scaron;injan in campo economico e affibbiargli uno &quot;scacco matto politico in tre mosse&quot;. Per farlo, Moskva dovrebbe imparare qualcosa dal primo ministro armeno e dalla sua capacit&amp;agrave; di rimanere ostinatamente fermo sulle sue posizioni senza compiere mosse avventate o sbattere la porta. In altre parole: guardare a Bruxelles, lasciando nell'indeterminatezza l'adesione alla UEE. A una societ&amp;agrave; armena stanca di decenni di guerra e blocco economico, dice Rostovskij, Pa&amp;scaron;injan parla di un &amp;ldquo;futuro dell'Armenia&amp;rdquo;, mentre i suoi oppositori, &amp;laquo;pi&amp;ugrave; allineati con la visione di Mosca, non sono riusciti a offrire alla popolazione una visione alternativa del futuro&amp;raquo;. Chiaro come, nell'analisi di Moskovskij Komsomoltes, manchi qualsiasi riferimento di classe e di analisi sugli interessi di quali classi e settori abbia lavorato Pa&amp;scaron;injan che, al di l&amp;agrave; della retorica, vuol fare dell'Armenia il &quot;fratello minore&quot; di Azerbajdžan e Turchia, i due nemici storici del paese. Cos&amp;igrave;, per evitare di dipendere completamente da Baku e Ankara, Pa&amp;scaron;injan progetta di creare un ulteriore baluardo sotto forma di una stretta alleanza con l'Europa e con l'Occidente in generale. A lungo termine, ci&amp;ograve; significa un'inevitabile rottura con Moskva. Ma, in concreto, Erevan potrebbe privarsi del suo unico sostegno politico ed economico, la Russia, e invece di un'alternativa europeista a tutti gli effetti, potrebbe ottenere qualcosa del tipo di ulteriori spinte a orientarsi contro la Russia, in cambio di risorse che stringerebbero il cappio attorno al collo della popolazione armena.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto &amp;egrave; che, a parere di Aleksej Bobrovskij, l'Armenia dovr&amp;agrave; affrontare uno di questi tre possibili scenari: Georgia, Ucraina o Moldavia e il fatto che Erevan continui ad aderire alla UEE non cambia nulla. Anzi, in nessun caso l'Armenia entrer&amp;agrave; in UE e anche ipotizzando l'inverosimile possibilit&amp;agrave; che la UE voglia includere Erevan, il &amp;ldquo;reich&amp;rdquo; croller&amp;agrave; prima che l'Armenia riesca ad adottare tutti gli standard &amp;ldquo;europei&amp;rdquo;. In ogni caso, sostiene Bobrovskij, la Russia dovr&amp;agrave; pensare a una modernizzazione della UEE e ci&amp;ograve; richieder&amp;agrave; stretti legami con la SCO, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Dovr&amp;agrave; anche tornare a parlare del progetto per una moneta unica della UEE; prevedere il congelamento (non il ritiro) della partecipazione di un paese alla UEE e regolamentare i flussi di capitali al suo interno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma: per mesi a Bruxelles e nelle diverse cancellerie europee hanno gridato alle &amp;ldquo;ingerenze russe&amp;rdquo; in vista del voto armeno, mentre &amp;ndash; e non c'era da dubitarne &amp;ndash; preparavano uno scenario di tipo ucraino, mascherato da &amp;ldquo;voto europeista&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Accordo USA-Iran frenato: ecco perché Israele è il vero ostacolo </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-accordo_usairan_frenato_ecco_perch_israele__il_vero_ostacolo/45289_67406/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Gli sforzi diplomatici volti a finalizzare un accordo di pace tra gli Stati Uniti e l'Iran hanno subito significativi ritardi a causa delle violazioni israeliane in tutta l'Asia occidentale, secondo quanto rivelato il 9 giugno dai mediatori del governo pakistano all'agenzia &lt;a href=&quot;https://www.aa.com.tr/en/middle-east/reaching-deal-to-end-us-iran-war-in-2-or-3-days-highly-unlikely-sources/3961326&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Anadolu&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Luned&amp;igrave; a New York, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che si potrebbe raggiungere un accordo in &quot;due o tre giorni&quot;; tuttavia, i mediatori pakistani affermano che una svolta cos&amp;igrave; immediata sia &quot;improbabile&quot;. Mentre Trump continua a sostenere l'imminenza di un accordo di pace, i funzionari di Islamabad sottolineano che la situazione &amp;egrave; complessa ed &amp;egrave; entrata in una fase delicata, complice la persistente aggressione militare israeliana nel Libano meridionale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Secondo fonti vicine alla mediazione, le due nazioni si trovavano a un passo dalla conclusione di una tregua temporanea alla fine di maggio, ma lo slancio &amp;egrave; stato interrotto dall'incursione su vasta scala di Israele e dall'annessione di territorio libanese. Nonostante il 17 aprile sia stato stabilito un cessate il fuoco temporaneo in Libano &amp;mdash; successivamente prorogato fino all'inizio di luglio &amp;mdash; Israele ha continuato a violarlo quotidianamente attraverso attacchi aerei e incursioni di terra.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;I funzionari pakistani hanno informato Washington che le azioni condotte da Israele sia in Libano sia a Gaza rappresentano il principale ostacolo al raggiungimento di una soluzione definitiva alla guerra. Dal canto suo, la leadership iraniana ha ribadito, attraverso i canali diplomatici, che non torner&amp;agrave; al tavolo dei negoziati finch&amp;eacute; persisteranno gli attacchi israeliani.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;La scorsa settimana, il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi si &amp;egrave; recato a Teheran per la quarta volta dal 28 febbraio, al fine di consegnare un messaggio speciale alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei da parte del capo dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir. Il Pakistan, insieme a partner regionali come il Qatar, sta attualmente cercando di convincere Trump a esercitare la massima pressione su Israele affinch&amp;eacute; fermi la sua offensiva.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Islamabad ha riferito di aver ricevuto una risposta positiva dalla Casa Bianca riguardo alla situazione in Libano, nonostante la mancanza di una cessazione immediata delle ostilit&amp;agrave;. Fonti pakistane hanno inoltre riferito all'agenzia Anadolu di prevedere una svolta negli sforzi per fermare gli attacchi militari israeliani entro pochi giorni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Se si riuscisse a porre fine ai combattimenti e a ripristinare le comunicazioni dirette tra Washington e Teheran, i mediatori ritengono che vi siano alte possibilit&amp;agrave; di raggiungere un accordo in tempi brevi, sottolineando come la maggior parte delle questioni controverse sia gi&amp;agrave; stata risolta. Tuttavia, i funzionari hanno ribadito che questo processo non pu&amp;ograve; essere completato nello spazio di due o tre giorni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Nel frattempo, Israele ha continuato a colpire su pi&amp;ugrave; fronti. Marted&amp;igrave; mattina ha emesso un ordine di sfollamento forzato di massa contro la citt&amp;agrave; di Tiro (Sur), nel sud del Libano, per la seconda volta in meno di un mese. Successivamente, almeno 15 raid aerei hanno colpito Tiro, causando nove morti e oltre venti feriti. Migliaia di civili sono stati costretti a fuggire verso nord, unendosi al milione e pi&amp;ugrave; di sfollati gi&amp;agrave; presenti in tutto il Libano. Dall'inizio dell'invasione israeliana del Libano, avvenuta a marzo, gli attacchi hanno provocato la morte di almeno 3.666 persone e il ferimento di oltre 11.000.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Luned&amp;igrave;, inoltre, Israele ha riacceso una brutale campagna di punizioni collettive contro Gaza, chiudendo tutti i punti di ingresso dedicati agli aiuti umanitari. Questa misura &amp;egrave; giunta in risposta agli attacchi di rappresaglia iraniani, scatenati a loro volta dalle violazioni notturne israeliane nella capitale libanese Beirut. L'Iran aveva ripetutamente affermato che un attacco alla capitale libanese avrebbe rappresentato una linea rossa inaccettabile che non doveva in alcun modo essere oltrepassata.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/e01f51ea-6421-11f1-a191-00163e02c055.jpeg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Scontri USA-Iran, la reazione di Russia e Cina: &quot;Massima moderazione, l'escalation va fermata&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-scontri_usairan_la_reazione_di_russia_e_cina_massima_moderazione_lescalation_va_fermata/82_67407/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;La Russia si dice &quot;estremamente preoccupata&quot; a seguito degli ultimi scontri tra Stati Uniti e Iran. Mosca ha esortato alla &quot;moderazione&quot; nel conflitto che vede contrapposti gli USA e Israele a Teheran, esploso dopo un violento scambio di colpi che rappresenta la peggiore escalation dal cessate il fuoco dell'8 aprile.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;&quot;Siamo estremamente preoccupati per la nuova ondata di scontri armati tra Stati Uniti e Iran, iniziata con l'aggressione non provocata da parte di USA e Israele contro la Repubblica Islamica&quot;, ha dichiarato alla stampa Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo. &quot;Esortiamo entrambe le parti a esercitare la massima moderazione e a cessare immediatamente le ostilit&amp;agrave;&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Russia e Iran sono storicamente unite da una profonda diffidenza nei confronti delle politiche statunitensi nelle rispettive aree d'influenza, dall'Asia Centrale all'Afghanistan, fino all'Iraq. Non a caso, il Presidente russo Vladimir Putin ha ribadito che le relazioni con Teheran costituiscono una priorit&amp;agrave; strategica per Mosca.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Anche Pechino si schiera sul fronte della diplomazia, chiedendo l'immediato stop alle armi. La Cina si &amp;egrave; dichiarata &quot;profondamente preoccupata&quot; per le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, invitando i governi a non alimentare la spirale di violenza.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;&quot;Tutte le parti coinvolte dovrebbero mantenere la calma, esercitare il self-control e smettere di esacerbare il conflitto. &amp;Egrave; fondamentale adottare misure concrete per allentare le tensioni&quot;, ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante un briefing con la stampa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Queste prese di posizione arrivano dopo i duri raid aerei condotti dagli Stati Uniti in territorio iraniano, scattati in risposta all'abbattimento di un elicottero Apache americano nello Stretto di Hormuz.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/reuters_6a29254b-1781081419.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>In attesa di una nuova Yalta digitale: tra l’impero dell’algoritmo e il destino dell’umanità</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-in_attesa_di_una_nuova_yalta_digitale_tra_limpero_dellalgoritmo_e_il_destino_dellumanit/39602_67408/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Glauco Benigni&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Essere oggi un cittadino occidentale, un &amp;ldquo;civile abitante di nazioni alleate&amp;rdquo;,&amp;nbsp; comporta un carico di responsabilit&amp;agrave; intellettuale e morale non indifferente. Significa trovarsi nel baricentro di una transizione d&amp;rsquo;Epoca dove i concetti di sovranit&amp;agrave;, democrazia, verit&amp;agrave; e identit&amp;agrave; vengono riscritti da algoritmi e flussi di capitale immateriale. In questo mosaico, l&amp;rsquo;azione politica e filosofica non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; rimandabile: esistono delle priorit&amp;agrave; sistemiche, e la scelta di privilegiare l&amp;rsquo;una o l&amp;rsquo;altra non &amp;egrave; un semplice esercizio di stile, ma una decisione che &amp;ldquo;connota&amp;rdquo; radicalmente chi la compie, definendone la postura etica e la visione del futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La Dittatura della Velocit&amp;agrave; e l&amp;rsquo;Asse del Transumanesimo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo grande tema, quello che oggi domina l&amp;rsquo;agenda tecnocratica, nasce da una constatazione biologica: la strutturale &amp;ldquo;lentezza&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;essere umano nei confronti della spaventosa e geometrica potenza di calcolo delle macchine. Questa asimmetria temporale e cognitiva ha spinto una parte delle &amp;eacute;lite globali a ritenere che l&amp;rsquo;unico approccio al futuro sia privilegiare il feudalesimo digitale, facendo accettare in progress ogni logica derivante e ogni drammatica conseguenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Assistiamo cos&amp;igrave; al dilagare incontrollato dell&amp;rsquo;Intelligenza Artificiale in ogni ganglio della vita sociale, alla penetrazione pervasiva dei microchips nell&amp;rsquo;economia e nei corpi, e a un transumanesimo rampante che non si nasconde pi&amp;ugrave; nei laboratori, ma si fa manifesto ideologico. Questo processo viene spettacolarizzato in continuazione da reti tv e social media&amp;nbsp; unificati: &amp;egrave; il teatro globale della coppia Elon Musk e Peter Thiel, &amp;ldquo;prime donne&amp;rdquo; della PayPal Mafia che ballano il tip-tap sul palco della rete, collezionando miliardi di visualizzazioni. Un intrattenimento ipnotico, un&amp;rsquo;azione occulta che serve a rendere seducente&amp;nbsp;&amp;nbsp; l&amp;rsquo;ibridazione uomo-macchina e a legittimare una Webcracy tecnologica dove l&amp;rsquo;1% degli Umani, oltre a controllare gli asset economici, controllano anche tutti i dati e i codici sorgenti dell&amp;rsquo;esistenza altrui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;Antico Tema: La Giusta Distribuzione e la Pace&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dall&amp;rsquo;altra parte della barricata resiste l&amp;rsquo;antico, ma urgentissimo, tema che riguarda l&amp;rsquo;Umanit&amp;agrave; Profonda: la distribuzione onesta delle risorse e tutto ci&amp;ograve; che storicamente ne consegue. Parliamo della ricerca della pace non come assenza di guerra, ma come presenza di giustizia; del dialogo interreligioso sincero e del confronto diplomatico tra Governi che siano reale espressione e rappresentanza dei loro popoli, e non semplici comitati d&amp;rsquo;affari che fanno capo a fondi d'investimento transnazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo approccio esige onest&amp;agrave; politica, commercio equo e, da subito, un&amp;rsquo;Organizzazione Mondiale della Sanit&amp;agrave; (OMS) totalmente svincolata dalle logiche del mercato, affinch&amp;eacute; la salute pubblica non sia mai pi&amp;ugrave; considerata un asset finanziario o uno strumento di controllo biopolitico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il raggiungimento di questo equilibrio richiede una nuova Yalta, un nuovo assetto geopolitico globale. Tuttavia, la storia non si ripete mai identica: la nuova Yalta non potr&amp;agrave; limitarsi a tracciare confini sulle mappe geografiche, ma sar&amp;agrave; inevitabilmente (anche) una Yalta dei territori digitali e delle risorse immateriali. I dati, gli algoritmi di deep learning e le frequenze sono oggi i beni strategici primari, esattamente come lo furono il carbone e l&amp;rsquo;acciaio al debutto dell&amp;rsquo;era industriale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa &amp;ldquo;Yalta digitale&amp;rdquo; sposta pesantemente il baricentro decisionale e condiziona l&amp;rsquo;Agenda del Potere Mondiale.&amp;nbsp; Mette al centro dell&amp;rsquo;area delle &amp;ldquo;priorit&amp;agrave;&amp;rdquo; la rivoluzione digitale, e lo fa infarcendola di AI predittiva e di digital currencies (sia stablecoin che CBDC), strumenti capaci di tracciare, programmare e limitare da remoto la libert&amp;agrave; umana con un clic.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ognuno di questi effetti per&amp;ograve; genera il suo contrappasso, di conseguenza, l&amp;rsquo;antico tema della giustizia sociale non scompare, ma piuttosto si arricchisce e si complica: tant&amp;rsquo;&amp;egrave; che oggi parlare di equit&amp;agrave; significa pretendere una distribuzione onesta delle risorse anche digitali, significa strappare&amp;nbsp; il monopolio dei dati ai colossi della Silicon Valley e della tecnopoli cinese per restituirli alla sfera del bene comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le Vie d&amp;rsquo;Uscita e l&amp;rsquo;Inconsapevolezza dei Popoli&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di fronte a questo bivio epocale, le strade percorribili dai futuri &amp;ldquo;architetti globali&amp;rdquo;&amp;nbsp; appaiono limitate e ben precise:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Il G3 Globale: La via del pragmatismo cinico, iperrealista ma stabile, ovvero un accordo diretto e tripartito tra Washington, Pechino e Mosca per spartirsi le sfere d&amp;rsquo;influenza e i territori sia digitali e che fisici, congelando in tal modo il conflitto globale.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Il Multilateralismo: Il ripristino della legalit&amp;agrave; internazionale, che ha svolto un ruolo essenziale nella seconda met&amp;agrave; del 1900, attraverso il ritorno ai tavoli delle Istituzioni Internazionali, a patto che queste vengano rifondate e liberate dalle influenze dei potentati commerciali privati.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;La Dottrina Sociale: Una via ispirata alla profonda visione della Dottrina Sociale della Chiesa di Roma e di ogni altra Grande Tradizione Spirituale del mondo, capace di rimettere il lavoro, la dignit&amp;agrave; della persona e la solidariet&amp;agrave; al di sopra della finanza speculativa e dell&amp;rsquo;idolatria tecnologica.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;alternativa a queste soluzioni &amp;egrave; il baratro. Se fallisce la via diplomatica ed etica, il potere rimarr&amp;agrave; nelle mani di oligarchie tecnocratiche e di qualche guerriero psicopatico in posizioni di comando, che pur di mantenere l&amp;rsquo;egemonia o di accelerare il processo di transizione antropologica, ci trasciner&amp;agrave; dentro guerre infinite, conflitti ibridi e permanenti in cui la distinzione tra stato di pace e stato di guerra viene definitivamente cancellata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di fronte a una tale complessit&amp;agrave;, la grande maggioranza dei Popoli si trova in una condizione di tragica alienazione. I &amp;ldquo;civili di nazioni alleate&amp;rdquo; non leggono pi&amp;ugrave; n&amp;eacute; libri n&amp;eacute; giornali, gli anziani guardano la televisione e i giovani consumano freneticamente ogni contenuto offerto dai social media, quasi tutti sono anestetizzati dal flusso continuo di informazioni e intrattenimento, mentre i loro Capi Politici, spesso non eletti o privi di reale mandato popolare, giocano a &amp;ldquo;fare&amp;nbsp; la Guerra&amp;rdquo;&amp;nbsp; e stringono segreti patti sulla pelle dei cittadini ignari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma &amp;hellip; sebbene i Popoli si trovino in uno stato di scarsa consapevolezza, manipolati da una propaganda sofisticata e pervasiva, resta in loro un istinto primordiale ineliminabile: la stragrande maggioranza della popolazione mondiale rimane, comunque e sempre, contro la Guerra. &amp;Egrave; in questa resistenza silenziosa, in questo rifiuto viscerale della distruzione, che risiede l'ultimo baluardo di resistenza e umanit&amp;agrave; da cui ripartire per rivendicare il primato della coscienza sulla potenza di calcolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1741029760258.png/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Antico Caffè Greco, vittoria al Tar: riconosciuto il valore storico-unitario del locale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-antico_caff_greco_vittoria_al_tar_riconosciuto_il_valore_storicounitario_del_locale/45289_67404/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Luca Busca&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Antico Caff&amp;egrave; Greco, una delle pi&amp;ugrave; celebri istituzioni culturali e cittadine di Roma, &amp;egrave; oggi chiuso. Dopo 265 anni di storia ininterrotta, il locale di via dei Condotti, simbolo della vita artistica e intellettuale della capitale, &amp;egrave; stato costretto ad abbassare le serrande in seguito all&amp;rsquo;esecuzione dello sfratto. Una vicenda che continua a suscitare interrogativi e polemiche, mentre si susseguono i contenziosi giudiziari legati alla tutela del bene storico e alla propriet&amp;agrave; dell&amp;rsquo;immobile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo contesto arriva una nuova e significativa pronuncia del Tar del Lazio. Con la sentenza n. 10536, depositata l&amp;rsquo;8 giugno 2026, i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso presentato dall&amp;rsquo;Ospedale Israelitico, proprietario delle mura dell&amp;rsquo;immobile e attualmente impegnato nella procedura di concordato preventivo, contro i provvedimenti ministeriali che hanno rafforzato la tutela del Caff&amp;egrave; Greco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al centro della controversia vi era il decreto emanato dal Ministero della Cultura che ha riconosciuto il valore culturale degli arredi storici del locale. Resta da decidere il ricorso del proprietario delle mura sulla dimensione identitaria e immateriale. Impostazione, quest&amp;rsquo;ultima, che trova fondamento nella Convenzione di Faro e che considera il Caff&amp;egrave; Greco come un bene culturale unitario, composto non solo dall&amp;rsquo;immobile e dagli oggetti che contiene, ma anche dalla storia, dalle relazioni e dalle attivit&amp;agrave; che vi si sono sviluppate nel corso dei secoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo il Tar, questa interpretazione &amp;egrave; perfettamente coerente con i precedenti vincoli imposti gi&amp;agrave; negli anni Cinquanta e con una precedente sentenza del 2011, che aveva riconosciuto il particolare valore assunto dal locale come luogo di incontro di artisti, letterati e intellettuali italiani e stranieri. Il Caff&amp;egrave; Greco, sottolineano i giudici, non pu&amp;ograve; essere ridotto alla sola dimensione materiale dell&amp;rsquo;edificio o degli arredi, poich&amp;eacute; il suo significato storico deriva proprio dalla continuit&amp;agrave; della funzione svolta nel tempo e dal ruolo culturale che ha esercitato ben oltre i confini nazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sentenza affronta anche la questione della futura commercializzazione dell&amp;rsquo;immobile insieme ai beni mobili presenti all&amp;rsquo;interno. Per il Tar si tratta di una contestazione non pi&amp;ugrave; proponibile in questa sede, poich&amp;eacute; sarebbe dovuto essere avanzata contro i decreti ministeriali del 1953 e del 1954, oggi divenuti definitivi e non pi&amp;ugrave; impugnabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante alcune indiscrezioni giornalistiche abbiano ipotizzato una prossima riapertura del locale, la situazione appare tutt&amp;rsquo;altro che definita. Restano infatti aperte numerose questioni legali riguardanti la titolarit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; storica, della licenza di esercizio, dei segni distintivi e degli arredi. Proseguono inoltre le iniziative giudiziarie finalizzate a chiarire l&amp;rsquo;esatta estensione della porzione dell&amp;rsquo;immobile sottoposta a vincolo e a garantire la tutela di un patrimonio considerato parte integrante dell&amp;rsquo;identit&amp;agrave; culturale della citt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul futuro del Caff&amp;egrave; Greco pesa anche il timore che possano prevalere logiche speculative incompatibili con la natura del bene. Per questo viene ribadita la necessit&amp;agrave; che le istituzioni competenti assicurino la piena applicazione delle norme poste a tutela delle botteghe storiche e dei luoghi che rappresentano un patrimonio collettivo costruito nel corso delle generazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Resta infine aperto il tema della trasparenza nelle operazioni che hanno interessato la propriet&amp;agrave; dell&amp;rsquo;immobile nel corso degli anni. Su questo punto si concentra una parte crescente dell&amp;rsquo;attenzione pubblica e giudiziaria. Sorge una domanda spontanea: questa scarsa trasparenza sar&amp;agrave; per caso dovuta al fatto che l'attuale propriet&amp;agrave; delle mura fa capo all'Ospedale Israelitico attualmente impegnato nella procedura di concordato preventivo?&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/caffe-greco.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Mondiali 2026: Iran e Messico non sono mai stati così vicini: ecco cosa succederà a Tijuana</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mondiali_2026_iran_e_messico_non_sono_mai_stati_cos_vicini_ecco_cosa_succeder_a_tijuana/82_67405/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Secondo quanto scritto da Mohammad Reza Gilani, l'Iran e il Messico sembrano appartenere a mondi diversi. Uno si trova nel cuore dell'Asia occidentale, l'altro in Nord America. Parlano lingue diverse, hanno tradizioni distinte e hanno seguito percorsi storici differenti. Tuttavia, c'&amp;egrave; qualcosa in grado di superare qualsiasi distanza: la forza del loro popolo e il loro amore per lo sport pi&amp;ugrave; popolare del pianeta.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;La designazione di Tijuana come campo base della nazionale iraniana per i Mondiali del 2026 ha aperto un'opportunit&amp;agrave; senza precedenti per unire due societ&amp;agrave; che, sebbene geograficamente distanti, condividono valori profondamente umani.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Le bandiere dell'Iran e del Messico condividono gli stessi colori: verde, bianco e rosso. Pu&amp;ograve; sembrare una coincidenza. Ma dietro quei colori si celano valori universali che entrambi i popoli riconoscono e rispettano. Il verde rappresenta la speranza e il futuro; il bianco simboleggia la pace e la convivenza; il rosso esprime sacrificio, dignit&amp;agrave; e amore per la patria.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;22&quot;&gt;Forse &amp;egrave; per questo che esiste un legame naturale tra messicani e iraniani.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;23&quot;&gt;I messicani comprendono perfettamente cosa significhi vivere il calcio con il cuore. Sanno cosa significhi cantare l'inno nazionale prima di una partita, festeggiare una vittoria con la famiglia o mantenere la speranza fino all'ultimo minuto. Gli iraniani provano esattamente la stessa cosa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;24&quot;&gt;Per milioni di iraniani, il calcio &amp;egrave; pi&amp;ugrave; di un semplice sport. &amp;Egrave; espressione di identit&amp;agrave; nazionale, fonte di orgoglio collettivo e linguaggio comune tra generazioni. Allo stesso modo, per milioni di messicani, il calcio &amp;egrave; parte integrante della vita quotidiana e della cultura popolare.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;25&quot;&gt;Pertanto, la presenza dell'Iran in Messico durante i Mondiali trascende l'aspetto sportivo. &amp;Egrave; un'opportunit&amp;agrave; per i tifosi messicani di conoscere l'Iran da vicino, in modo pi&amp;ugrave; umano. Un'occasione per scoprire una cultura antica, una societ&amp;agrave; orgogliosa della sua storia e un popolo che attribuisce grande valore all'ospitalit&amp;agrave;, alla famiglia e all'amicizia.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;26&quot;&gt;Sar&amp;agrave; anche un'opportunit&amp;agrave; per gli iraniani di conoscere meglio il Messico, la sua ricchezza culturale, il calore della sua gente e l'incomparabile passione con cui vivono il calcio.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;27&quot;&gt;In un'epoca in cui il mondo sembra segnato da divisioni e conflitti, eventi come i Mondiali ci ricordano che esistono spazi in cui le differenze possono trasformarsi in incontro e rispetto reciproco. Il calcio non elimina i confini, ma costruisce ponti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;28&quot;&gt;E nel 2026, uno di quei ponti avr&amp;agrave; un nome proprio: Tijuana.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;29&quot;&gt;L&amp;igrave;, tifosi, giornalisti, famiglie e giovani di diverse nazionalit&amp;agrave; si incontreranno. L&amp;igrave;, bandiere diverse sventoleranno sotto lo stesso vessillo. L&amp;igrave;, migliaia di messicani avranno l'opportunit&amp;agrave; di conoscere meglio l'Iran, al di l&amp;agrave; dei titoli dei giornali e degli stereotipi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;30&quot;&gt;Il messaggio che l'Iran desidera trasmettere al popolo messicano &amp;egrave; semplice e sincero: Grazie per averci aperto le porte del vostro Paese. Grazie per aver accolto il nostro team. Grazie per aver permesso al calcio di diventare uno spazio di amicizia tra le nostre nazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;31&quot;&gt;Perch&amp;eacute;, in fin dei conti, al di l&amp;agrave; delle lingue, dei confini o delle differenze culturali, c'&amp;egrave; qualcosa che unisce messicani e iraniani: l'orgoglio per le nostre radici, l'amore per la nostra patria e l'emozione di vedere una palla rotolare.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;32&quot;&gt;Che i Mondiali del 2026 siano una celebrazione dello sport, dell'amicizia e dell'unione dei nostri popoli. Il Messico e l'Iran hanno molto pi&amp;ugrave; in comune di quanto immaginino. E forse Tijuana &amp;egrave; il luogo in cui questa storia comincia a svelarsi.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/08583969_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Araghchi avverte Washington: &quot;Nessun attacco resterà impunito. Americani via dal Golfo&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-araghchi_avverte_washington_nessun_attacco_rester_impunito_americani_via_dal_golfo/45289_67403/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha lanciato un durissimo avvertimento agli Stati Uniti, dichiarando che nessuna azione militare contro il territorio iraniano passer&amp;agrave; sotto silenzio. La dura presa di posizione arriva dopo i bombardamenti effettuati dalle forze statunitensi, scattati come rappresaglia per l'abbattimento di un elicottero Apache.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Il messaggio su X: &quot;Forze armate pronte a colpire&quot;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Affidando la sua replica ai canali social, l'alto funzionario di Teheran &lt;a href=&quot;https://x.com/araghchi/status/2064475230467149845?s=20&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha voluto rimarcare&lt;/a&gt; la prontezza militare del Paese:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6,0&quot;&gt;&quot;Nonostante le sconfitte sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno deciso di mettere alla prova la nostra determinazione. Le nostre potenti Forze Armate non lasceranno impunito alcun attacco o minaccia.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;L'ultimatum alle truppe USA: &quot;Lasciate la regione&quot;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Araghchi ha poi esortato apertamente i militari americani ad abbandonare il Medio Oriente per la propria sicurezza, evocando una dura minaccia storica:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Il monito:&lt;/strong&gt; &lt;em data-path-to-node=&quot;9,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;11&quot;&gt;&quot;Gli americani abbandonino la regione se vogliono essere al sicuro&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;9,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Il richiamo storico:&lt;/strong&gt; Il ministro ha ricordato che &lt;em data-path-to-node=&quot;9,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;50&quot;&gt;&quot;la storia del Golfo Persico &amp;egrave; costellata di capitoli che narrano le tragiche sorti degli intrusi stranieri&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Nel frattempo, il CENTCOM statunitense ha confermato che gli &quot;attacchi di autodifesa&quot; sono stati avviati su ordine diretto del presidente Donald Trump, in quella che la Casa Bianca continua a definire &lt;em data-path-to-node=&quot;10&quot; data-index-in-node=&quot;201&quot;&gt;&quot;una risposta proporzionata all'ingiustificata aggressione iraniana&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/agdugfutbucvchichicbhc.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Scontri a fuoco e raid tra USA e Iran: cosa sappiamo finora?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-scontri_a_fuoco_e_raid_tra_usa_e_iran_cosa_sappiamo_finora/45289_67401/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Nelle ultime ore la tensione in Asia occidnetale ha raggiunto livelli critici dopo un violento scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran. La crisi &amp;egrave; scoppiata a seguito dell'abbattimento di un elicottero militare statunitense, (Cosa ci faceva un elicottero statuntense in acque iraniane? ndr) a cui &amp;egrave; seguita un'immediata rappresaglia di Washington e la successiva controrisposta di Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;L'avvio delle operazioni USA: &quot;Risposta proporzionata&quot;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato l'inizio di &lt;strong data-path-to-node=&quot;6&quot; data-index-in-node=&quot;74&quot;&gt;&quot;attacchi di autodifesa&quot;&lt;/strong&gt; contro l'Iran. L'operazione, ordinata direttamente dal comandante in capo, &amp;egrave; stata definita da Washington come &lt;em data-path-to-node=&quot;6&quot; data-index-in-node=&quot;210&quot;&gt;&quot;una risposta proporzionata all'aggressione ingiustificata dell'Iran&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Il presidente Donald Trump ha ribadito la fermezza della linea americana:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8,0&quot;&gt;&quot;&amp;Egrave; molto importante rispondere all'Iran. Questa &amp;egrave; una risposta a quello che hanno fatto al nostro elicottero la scorsa notte. Penso che la reazione debba essere molto forte e decisa, ed &amp;egrave; esattamente ci&amp;ograve; che questo attacco rappresenta.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;L'incidente all'origine del conflitto&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Il Pentagono ha confermato la dinamica che ha innescato l'escalation:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;11,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Il mezzo coinvolto:&lt;/strong&gt; Un elicottero AH-64 Apache.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;11,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;I fatti:&lt;/strong&gt; L'8 giugno alle 23:33 UTC, il velivolo &amp;egrave; precipitato in mare vicino alla costa dell'Oman durante un pattugliamento.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11,2,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;11,2,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;L'equipaggio:&lt;/strong&gt; I militari sono stati tratti in salvo dopo circa due ore e si trovano in condizioni stabili.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;&lt;strong&gt;La dura controrisposta di Teheran&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;La reazione iraniana non si &amp;egrave; fatta attendere. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e il Comando Centrale Khatam al Anbiya (il massimo organo operativo militare persiano) hanno coordinato una serie di attacchi contro gli assetti statunitensi nella regione.&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Attacchi alle basi USA:&lt;/strong&gt; Le forze iraniane hanno preso di mira diverse basi statunitensi in Medio Oriente con quello che &amp;egrave; stato definito &lt;em data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;137&quot;&gt;&quot;un potente attacco&quot;&lt;/em&gt;. Secondo l'agenzia Tasnim, l'azione &amp;egrave; una risposta all'aggressione delle forze americane (definite &quot;terroristiche&quot;) nel sud del Paese, avvenuta &lt;em data-path-to-node=&quot;15,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;302&quot;&gt;&quot;con il falso pretesto dell'abbattimento di un elicottero&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;15,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Raid contro la Quinta Flotta:&lt;/strong&gt; Le forze navali dell'IRGC hanno lanciato un attacco con droni contro la Quinta Flotta statunitense di stanza in Bahrein. &lt;em data-path-to-node=&quot;15,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;151&quot;&gt;&quot;Gli scontri continuano e le coraggiose guardie della nazione iraniana stanno rispondendo all'aggressione del nemico&quot;&lt;/em&gt;, si legge nel comunicato ufficiale.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Il monito dell'Iran&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Teheran ha lanciato un severo avvertimento formale: se gli Stati Uniti ripeteranno i loro attacchi contro la nazione persiana, verranno condotti &lt;strong data-path-to-node=&quot;17&quot; data-index-in-node=&quot;145&quot;&gt;&quot;attacchi ancora pi&amp;ugrave; gravi e diffusi contro tutti gli obiettivi individuati nella regione&quot;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a28b8bf59bf5b467b492a94.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>L'Iran diffida l'ONU e avverte il Medio Oriente sulle basi USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_diffida_lonu_e_avverte_il_medio_oriente_sulle_basi_usa/82_67402/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Il Ministero degli Esteri di Teheran &lt;a href=&quot;https://t.me/presstv/193423&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;ha lanciato&lt;/a&gt; un duro monito formale ai Paesi del Medio Oriente, con particolare fermezza verso gli Stati che si affacciano sulla costa meridionale del Golfo Persico. L'Iran richiama i vicini regionali alla loro &lt;strong data-path-to-node=&quot;3&quot; data-index-in-node=&quot;247&quot;&gt;&quot;responsabilit&amp;agrave; legale e morale&quot;&lt;/strong&gt;, intimando loro di impedire che i rispettivi territori vengano utilizzati dagli Stati Uniti e da Israele per l'avvio di offensive contro la nazione persiana.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;La minaccia di Teheran: pronti a colpire i Paesi ospitanti&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Nel comunicato, il governo iraniano ha chiarito che non esiter&amp;agrave; a esercitare il proprio intrinseco diritto all'autodifesa. Questa strategia di risposta prevede il coinvolgimento diretto di chiunque offra supporto logistico alle forze nemiche:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;6,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Obiettivi dichiarati:&lt;/strong&gt; Saranno presi di mira i punti esatti da cui partono i raid, incluse le basi militari e le infrastrutture logistiche utilizzate per condurre o supportare le operazioni aggressive contro l'Iran.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;L'appello alle Nazioni Unite&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Teheran ha chiamato in causa anche la comunit&amp;agrave; internazionale, ribadendo le precise responsabilit&amp;agrave; dell'ONU, del Consiglio di Sicurezza e del Segretario Generale Ant&amp;oacute;nio Guterres. Secondo il Ministero degli Esteri iraniano, gli organi delle Nazioni Unite hanno il dovere di preservare la pace globale e di &lt;strong data-path-to-node=&quot;8&quot; data-index-in-node=&quot;306&quot;&gt;ritenere formalmente responsabili gli Stati Uniti e Israele&lt;/strong&gt; per l'escalation in corso.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/6a28eef459bf5b62be74a866.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Dai contratti precari al no al padiglione Israele: perché lo sciopero della cultura del 12 giugno</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dai_contratti_precari_al_no_al_padiglione_israele_perch_lo_sciopero_della_cultura_del_12_giugno/42819_67397/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;3&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;&amp;ldquo;La cultura &amp;egrave; il petrolio d&amp;rsquo;Italia&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;: inizia con queste precise parole il documento programmatico che ha indetto lo sciopero della cultura per il prossimo &lt;strong data-path-to-node=&quot;3&quot; data-index-in-node=&quot;154&quot;&gt;12 giugno&lt;/strong&gt;. Una mobilitazione che vede in prima linea, come promotrici, sia le sigle del sindacalismo di base sia la Cgil.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Dietro questa data c'&amp;egrave; un percorso difficile e tortuoso durato un anno; dodici mesi di discussioni che, alla fine, hanno prodotto una piattaforma avanzata. &amp;Egrave; un peccato, per&amp;ograve;, che alcune realt&amp;agrave; associative e sindacali che avevano sottoscritto il progetto iniziale siano poi svanite nel nulla al momento di proclamare lo sciopero.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;Scioperare al fianco della Cgil non pu&amp;ograve; e non deve essere un elemento divisivo. Al contrario, rifiutare la convergenza rischia solo di desertificare il mondo del sindacalismo di base, nel tentativo velleitario di rappresentare da soli istanze importanti che, in realt&amp;agrave;, sono patrimonio comune di molteplici sigle e movimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Quello del 12 giugno si preannuncia come uno sciopero complesso. &amp;Egrave; stato lanciato in settori storicamente difficili da mobilitare, dove l'astensione dal lavoro fatica a registrarsi e la sindacalizzazione &amp;egrave; sporadica. In questi ambiti, purtroppo, la logica dell'appartenenza alle cooperative prevale ancora sulla pura rivendicazione salariale e contrattuale.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Tuttavia, lo sciopero resta un'arma formidabile, nonch&amp;eacute; l'occasione ideale per restituire dignit&amp;agrave; agli operatori culturali e dare visibilit&amp;agrave; alle loro storie umane e professionali. E parliamo non a caso di &lt;em data-path-to-node=&quot;7&quot; data-index-in-node=&quot;206&quot;&gt;professionalit&amp;agrave;&lt;/em&gt;, dato che da anni assistiamo al ricorso sistematico ai volontari in sostituzione di personale regolarmente formato e contrattualizzato.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Oggi i luoghi della cultura sono diventati ambiti privilegiati per campagne politiche e pubblicitarie o per iniziative militariste. Ci si ricorda della forza lavoro invisibile dei beni culturali solo quando emergono le contraddizioni del sistema. &amp;Egrave; ormai acclarato che la giungla dei contratti e delle retribuzioni ha creato profonde disparit&amp;agrave; di trattamento, spingendo i salari verso il basso e generando dinamiche di sfruttamento e ricatto. A questi stipendi da fame, inevitabilmente, seguiranno in futuro assegni previdenziali miseri.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Da decenni si preferisce non investire in cultura, sanit&amp;agrave;, servizi sociali, istruzione e transizione energetica. L'accesso alla cultura, da fondamentale diritto di cittadinanza, si &amp;egrave; trasformato in una sorta di privilegio. Eppure, recuperare i beni culturali dovrebbe avere la stessa priorit&amp;agrave; della messa in sicurezza idrogeologica dei territori: un obiettivo da perseguire a prescindere dal colore dei governi, condiviso &lt;em data-path-to-node=&quot;9&quot; data-index-in-node=&quot;422&quot;&gt;erga omnes&lt;/em&gt; (nei confronti di tutti).&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Di recente, i lavoratori dei beni culturali hanno preso una ferma posizione contro la decisione di ospitare il Padiglione Israele alla Biennale d'Arte di Venezia. Lo sciopero viene indetto assumendo anche questo punto di vista: un'aperta opposizione all'economia di guerra e alla militarizzazione dei territori, che si affianca alla denuncia della svalorizzazione del lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Siamo di fronte a un utilizzo strumentale dei beni culturali, a tagli continui e a una precarizzazione che ci allontana dal riconoscimento della dignit&amp;agrave; del lavoro culturale. Per invertire la rotta, &amp;egrave; necessario partire dalla reinternalizzazione dei servizi e della forza lavoro, aumentando le assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle pubbliche amministrazioni per colmare una cronica carenza di organico. Superare il sistema degli appalti e delle concessioni, denunciare le &quot;farlocche&quot; Partite IVA e stabilizzare i precari: queste sono proposte ragionevoli per le quali vale davvero la pena incrociare le braccia.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Infine, vi &amp;egrave; il tema del diritto di sciopero. I beni culturali rientrano infatti tra i settori che devono assicurare i servizi minimi essenziali; l'estensione della legge 146 a questo comparto rappresenta una ferita ancora aperta che limita fortemente le possibilit&amp;agrave; di protesta.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Chi volesse leggere la piattaforma integrale pu&amp;ograve; trovarla facilmente sul sito dell'associazione &lt;em data-path-to-node=&quot;13&quot; data-index-in-node=&quot;96&quot;&gt;&quot;Mi Riconosci&quot;&lt;/em&gt;, la realt&amp;agrave; che per prima ha creduto in questa mobilitazione. Il 12 giugno, chi non potr&amp;agrave; scioperare perch&amp;eacute; appartenente ad altri comparti non esiti a esprimere solidariet&amp;agrave; attiva a questi lavoratori: ne va del loro futuro, anzi, del futuro di tutti noi.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Lavoro e Lotte sociali</category>
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                    <title>Cento giorni di guerra, l'Iran resiste e Trump rilancia l'escalation</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cento_giorni_di_guerra_liran_resiste_e_trump_rilancia_lescalation/45289_67399/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;A cento giorni dall'inizio della campagna militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, il &lt;a href=&quot;https://www.tehrantimes.com/news/527061/100-days-of-war-Iran-s-epic-resistance&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;quadro&lt;/a&gt; che emerge &amp;egrave; molto diverso da quello prospettato nelle prime fasi del conflitto. Nonostante i pesanti attacchi subiti, la Repubblica Islamica ha mantenuto intatta la propria struttura politica e militare, dimostrando una capacit&amp;agrave; di adattamento e resistenza che ha finora impedito il raggiungimento degli obiettivi strategici dichiarati da Washington e Tel Aviv.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo numerose valutazioni, i bombardamenti hanno provocato danni significativi alle infrastrutture e alle capacit&amp;agrave; difensive iraniane, senza per&amp;ograve; determinare il collasso del sistema statale n&amp;eacute; la paralisi delle forze armate. Anche sul fronte interno, le aspettative di una rapida destabilizzazione politica non si sono concretizzate. Al contrario, la pressione esterna ha contribuito a rafforzare la coesione nazionale e a consolidare il sostegno alla difesa del Paese. In questo contesto gi&amp;agrave; estremamente teso, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una possibile risposta militare dopo l'abbattimento di un elicottero AH-64 Apache statunitense nelle acque vicine all'Oman.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un messaggio pubblicato su Truth Social, il capo della Casa Bianca ha attribuito la responsabilit&amp;agrave; dell'incidente a Teheran e ha affermato che gli Stati Uniti &amp;ldquo;devono rispondere&amp;rdquo; all'accaduto. L'episodio si inserisce in una spirale di escalation che continua ad alimentare l'instabilit&amp;agrave; regionale. Mentre la Quinta Flotta nordamericana mantiene una massiccia presenza navale nel Mar Arabico, l'Iran prosegue le proprie operazioni nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici pi&amp;ugrave; importanti per il commercio energetico mondiale. Le nuove minacce di Washington arrivano in un momento in cui la strategia della pressione militare non sembra aver prodotto i risultati sperati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lungi dall'essere piegato, l'Iran continua a conservare la capacit&amp;agrave; di reagire sul piano militare, di influenzare gli equilibri regionali e di incidere sui mercati energetici globali. Invece di avvicinare una soluzione del conflitto, le continue promesse di ritorsione da parte dell'amministrazione Trump rischiano cos&amp;igrave; di spingere la crisi verso una fase ancora pi&amp;ugrave; pericolosa e imprevedibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>FCAS: naufraga il progetto simbolo della difesa europea</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fcas_naufraga_il_progetto_simbolo_della_difesa_europea/45289_67400/</link>
                    <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Si chiude con un fallimento uno dei pi&amp;ugrave; ambiziosi programmi industriali e militari dell'Unione Europea. Francia e Germania hanno deciso di &lt;a href=&quot;https://actualidad.rt.com/actualidad/609991-cronica-muerte-anunciada-proyecto-militar-simbolo-europa&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;abbandonare&lt;/a&gt; il progetto FCAS (Future Combat Air System), il sistema aereo da combattimento di nuova generazione che avrebbe dovuto rappresentare il pilastro della futura autonomia strategica europea. L'iniziativa, lanciata nel 2017 dal presidente francese Emmanuel Macron e dall'allora cancelliera tedesca Angela Merkel, prevedeva la realizzazione di un caccia avanzato supportato da droni e collegato a una sofisticata rete digitale di combattimento. Il valore complessivo del programma era stimato in circa 100 miliardi di euro e coinvolgeva anche la Spagna. Fin dall'inizio, tuttavia, il progetto &amp;egrave; stato ostacolato da profonde divergenze industriali e strategiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da un lato la francese Dassault Aviation rivendicava il controllo della progettazione del velivolo per proteggere il proprio know-how tecnologico; dall'altro Airbus, che rappresentava gli interessi tedeschi e spagnoli, chiedeva una gestione pi&amp;ugrave; equilibrata e una maggiore condivisione delle tecnologie. Alle rivalit&amp;agrave; industriali si sono aggiunte differenze politiche e operative. Parigi puntava a un velivolo in grado di trasportare armamento nucleare e operare dalle portaerei francesi, mentre Berlino era interessata principalmente a un caccia convenzionale destinato alla difesa aerea europea. Dopo mesi di stallo, i tentativi di rilancio promossi da Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz non hanno prodotto risultati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso dell'ultimo vertice tra Unione Europea e Balcani occidentali in Montenegro, i due leader hanno preso atto dell'impossibilit&amp;agrave; di superare le divergenze e hanno deciso di interrompere definitivamente il programma. Il collasso del FCAS rappresenta un duro colpo per le ambizioni europee di integrazione nel settore della difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina e dall'incertezza sul futuro impegno degli Stati Uniti nella sicurezza del continente, il fallimento del progetto evidenzia quanto sia ancora difficile trasformare le dichiarazioni sull'autonomia strategica europea in una reale cooperazione industriale e militare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La Commissione europea svela le proposte per il 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_commissione_europea_svela_le_proposte_per_il_21_pacchetto_di_sanzioni_contro_la_russia/45289_67396/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 16:22:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L'Unione Europea continua a essere preda di una russofobia irrazionale, cos&amp;igrave; Bruxelles si prepara a varare un nuovo &lt;a href=&quot;https://tass.com/world/2144591&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;pacchetto di sanzioni&lt;/a&gt; contro la Russia, il ventunesimo dall'inizio dell'operazione militare speciale in Ucraina. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato la proposta, che sar&amp;agrave; discussa dai ministri degli Esteri dell'Unione il quindici giugno. Tra le novit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; rilevanti spicca l'idea di aggiungere trenta petroliere alla lista nera delle navi soggette a restrizioni. Si tratta di un'estensione significativa, perch&amp;eacute; porterebbe a seicentotrentadue il numero complessivo di imbarcazioni gi&amp;agrave; colpite dalle misure Ue. Contestualmente, l'UE intende mantenere invariato il tetto massimo al prezzo del greggio russo, introdotto nei mesi scorsi per limitare le entrate energetiche di Mosca senza provocare bruschi rialzi sui mercati globali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non finisce qui. La Commissione propone anche di vietare la vendita di navi metaniere verso la Russia, un settore finora rimasto ai margini delle sanzioni. Inoltre, sarebbero colpiti direttamente alcuni porti, aeroporti e impianti di raffinazione coinvolti nel commercio o nella lavorazione del petrolio russo. La responsabile della diplomazia europea, l'ineffabile Kaja Kallas, ha aggiunto su X che l'Unione punta a bloccare le transazioni relative a due porti e quattro aeroporti russi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle misure pi&amp;ugrave; politicamente rilevanti riguarda le persone. Von der Leyen ha spiegato che la Commissione propone di estendere il divieto di ingresso nell'Unione a tutti i partecipanti all'operazione militare speciale russa. Finora le restrizioni colpivano soprattutto figure di spicco dell'establishment, ma l'idea &amp;egrave; ora di allargarle a una platea molto pi&amp;ugrave; ampia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul fronte finanziario, le nuove sanzioni mirano a novanta istituzioni in tutto il mondo. Tra queste, come precisato dalla presidente della Commissione, ci sono trentuno banche russe e altre venti tra istituti di credito, piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi internazionali. Kaja Kallas ha aggiunto che i beni di novanta banche, sia russe che di Paesi terzi, sarebbero congelati. Inoltre, l'Unione europea bloccherebbe le transazioni su undici piattaforme di criptovalute.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le restrizioni alle esportazioni si fanno pi&amp;ugrave; dure. Bruxelles vuole vietare la vendita alla Russia di metalli, leghe e componenti per droni. Parallelamente, continuer&amp;agrave; il divieto di importare merci russe come metalli e parti di ricambio. Un punto interessante &amp;egrave; che le limitazioni all'export colpiranno anche aziende con sede in Cina, Turchia, Kirghizistan, Emirati Arabi Uniti e India, considerate canali indiretti per aggirare le sanzioni. Tra i prodotti di cui si bloccher&amp;agrave; l'uscita verso la Russia ci sono leghe ad alte prestazioni, nickel in polvere, minerali pregiati e sostanze chimiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per la prima volta, infine, le sanzioni europee toccheranno il settore della pesca. In particolare, arriver&amp;agrave; il divieto totale di esportare merluzzo verso l'Unione, una misura che colpir&amp;agrave; un comparto finora rimasto relativamente protetto. La Commissione definisce questo pacchetto come il pi&amp;ugrave; ampio degli ultimi due anni, e le restrizioni all'export riguarderanno non solo la Russia ma anche la Bielorussia, segno che l'intenzione &amp;egrave; stringere ulteriormente le maglie intorno ai due alleati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Resta per&amp;ograve; una domanda di fondo, che a Bruxelles nessuno sembra volersi porre davvero. Ventuno pacchetti di sanzioni dopo, l'economia russa non &amp;egrave; stata minimamente indebolita nella sua capacit&amp;agrave; di sostenere lo sforzo bellico. Anzi, Mosca ha reindirizzato le sue esportazioni verso altri mercati, ha trovato nuovi canali finanziari e continua a incassare dalle materie prime. Il vero prezzo, invece, lo stanno pagando le imprese europee, che hanno perso mercati storici e competitivit&amp;agrave;, e i cittadini dell'Unione, costretti a sopportare bollette pi&amp;ugrave; care, inflazione alle stelle e una recessione strisciante. Eppure l'Europa continua a battere masochisticamente sullo stesso tasto, come se l'ennesimo giro di vite potesse stavolta funzionare.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Russia: attacchi di rappresaglia all'industria bellica ucraina</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-russia_attacchi_di_rappresaglia_allindustria_bellica_ucraina/82_67395/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 15:34:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il Ministero della Difesa russo ha &lt;a href=&quot;https://actualidad.rt.com/actualidad/609947-rusia-golpea-infraestructura-transporte-ucrania&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riferito&lt;/a&gt; che le sue forze armate hanno attaccato infrastrutture di trasporto ed energetiche utilizzate dalle truppe ucraine, respingendo raid aerei e infliggendo numerose perdite al nemico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha inoltre affermato che le forze di difesa aerea russe hanno intercettato nove bombe guidate, due missili HIMARS di fabbricazione statunitense e 551 droni ucraini nelle ultime 24 ore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha inoltre specificato che l'esercito ucraino ha perso pi&amp;ugrave; di 1.300 soldati su tutta la linea del frontenelle ultime 24 ore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ministero ha ripetutamente sottolineato che gli attacchi delle forze russe sono una risposta agli atti terroristici del regime di Kiev contro le infrastrutture civili e la popolazione russa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In seguito al sanguinoso e deliberato attacco con droni da parte di Kiev contro un dormitorio studentesco nella citt&amp;agrave; russa di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, che ha causato 21 morti, per lo pi&amp;ugrave; adolescenti, il Ministero degli Esteri russo ha annunciato l'inizio di attacchi di rappresaglia &quot;sistematici&quot; contro le strutture del complesso militare-industriale ucraino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Perché la Cina punta sul gallio per costruire le reti 6G del futuro?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_la_cina_punta_sul_gallio_per_costruire_le_reti_6g_del_futuro/45289_67394/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 15:22:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;La Cina ha avviato la produzione e la distribuzione su larga scala di chip al nitruro di gallio pensati per le comunicazioni di nuova generazione. Secondo quanto &lt;a href=&quot;https://www.scmp.com/news/china/science/article/3356321/china-begins-large-scale-delivery-gallium-chips-space-ground-6g-network?module=perpetual_scroll_0&amp;amp;pgtype=article&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riportato&lt;/a&gt; dal quotidiano South China Morning Post, sono gi&amp;agrave; stati consegnati cinque milioni di questi semiconduttori destinati a dispositivi intelligenti che faranno parte di una rete 6G integrata tra lo spazio, l'aria e la superficie terrestre. Si tratta di un passaggio inedito: &amp;egrave; la prima volta che chip di questo tipo vengono prodotti in massa e orientati verso applicazioni commerciali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sviluppare i componenti &amp;egrave; stato l'Istituto di Ricerca numero 55 del China Electronics Technology Group Corporation, insieme alla sua filiale Nanjing Guobo Electronics. Vale la pena sottolineare che questa istituzione figura nella lista delle entit&amp;agrave; soggette a restrizioni del Dipartimento del Commercio statunitense, in ragione dei suoi legami con il comparto militare cinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tecnologia in questione &amp;egrave; concepita come un tassello fondamentale per il futuro delle comunicazioni 6G, ma anche per i programmi spaziali commerciali, i servizi di emergenza e la cosiddetta economia a bassa quota, ovvero quell'insieme di attivit&amp;agrave; - come i droni commerciali e le consegne aeree - che si svolgono a quote relativamente basse. Ogni terminale integrer&amp;agrave; un chip amplificatore di potenza, il cui compito &amp;egrave; potenziare il segnale e trasmetterlo verso satelliti o stazioni terrestri anche a grande distanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul fronte dell'utilizzo civile, le prospettive sono per&amp;ograve; pi&amp;ugrave; sfumate. Cui Kai, analista di IDC, ha osservato che questi chip potrebbero trovare spazio nei telefoni di fascia alta o nei dispositivi di uso ufficiale, soprattutto per migliorare la connettivit&amp;agrave; satellitare in aree prive di copertura mobile. Eppure la Cina dispone gi&amp;agrave; di una rete cellulare capillare e ben sviluppata, il che riduce in parte la necessit&amp;agrave; immediata di queste soluzioni per l'utente comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta del nitruro di gallio non &amp;egrave; casuale e porta con s&amp;eacute; una dimensione strategica precisa. A differenza dei tradizionali chip al silicio, quelli realizzati con questo materiale tollerano meglio le alte temperature, i voltaggi elevati e le frequenze necessarie per comunicazioni pi&amp;ugrave; rapide. Sono pi&amp;ugrave; compatti, pi&amp;ugrave; potenti e capaci di trasmettere informazioni su distanze maggiori. Il nitruro di gallio &amp;egrave; gi&amp;agrave; impiegato in radar, caricatori rapidi e sistemi di comunicazione avanzati, ma la produzione su scala commerciale rappresenta un salto qualitativo significativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A rendere la questione ancora pi&amp;ugrave; rilevante sul piano geopolitico &amp;egrave; il fatto che la Cina &amp;egrave; il principale produttore ed esportatore mondiale di gallio, il metallo alla base di questa tecnologia. Pechino esercita controlli severi sull'esportazione del gallio e dei suoi ossidi, un leva che si inserisce nel pi&amp;ugrave; ampio confronto tecnologico con l'Occidente. Per contenere i costi di produzione, i ricercatori hanno sviluppato una tecnica che consiste nel far crescere uno strato di nitruro di gallio su una base di silicio, combinando cos&amp;igrave; le prestazioni superiori del primo materiale con un processo produttivo pi&amp;ugrave; economico e scalabile.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Perù: Sánchez è in vantaggio su Fujimori di oltre 42.000 voti</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-per_snchez__in_vantaggio_su_fujimori_di_oltre_42000_voti/82_67393/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 15:09:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L'Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali del Per&amp;ugrave; (ONPE) continua ad aggiornare i risultati preliminari del secondo turno elettorale. Secondo il sito web dell'autorit&amp;agrave;, il candidato presidenziale di sinistra Roberto S&amp;aacute;nchez &amp;egrave; in vantaggio sulla candidata di destra Keiko Fujimori con il 95,152% delle schede scrutinate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i dati forniti dall'ONPE, al momento il candidato di Juntos por el Per&amp;uacute; (Insieme per il Per&amp;ugrave;) ha il 50,119% dei voti (8.881.344) contro il 49,881% della figlia del dittatore Alberto Fujimori e rappresentante di Fuerza Popular (Forza Popolare) (8.839.043 voti).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il distacco tra i due al momento dell'aggiornamento ufficiale era di 42.301 voti. Lo scrutinio rimane molto serrato, ma conferma l'andamento previsto: l'inclusione delle schede scrutinate nelle aree rurali favorirebbe S&amp;aacute;nchez, che gode di maggiore sostegno nell'entroterra peruviano.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;es&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://x.com/hashtag/Per%C3%BADecide?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;#Per&amp;uacute;Decide&lt;/a&gt; Roberto S&amp;aacute;nchez, dice que respetar&amp;aacute; la voluntad popular, pero est&amp;aacute; tranquilo y confiado porque tiene la data de sus personeros en todo el pa&amp;iacute;s.&lt;a href=&quot;https://x.com/teleSURtv?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;@teleSURtv&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://t.co/5ZovjAShKA&quot;&gt;pic.twitter.com/5ZovjAShKA&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&amp;mdash; JAIME HERRERA (@JaimeHerreraCaj) &lt;a href=&quot;https://x.com/JaimeHerreraCaj/status/2064093316279337330?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;June 8, 2026&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;https://platform.x.com/widgets.js&quot; async=&quot;&quot; charset=&quot;utf-8&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;S&amp;aacute;nchez ha ribadito il suo appello ad attendere e rispettare i risultati ufficiali del ballottaggio, che determiner&amp;agrave; il prossimo presidente per il mandato 2026-2031.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Siamo molto fiduciosi e ottimisti, ma il fatto concreto e reale &amp;egrave; che dobbiamo attendere i risultati, al 100% (dall'ONPE)&quot;, ha dichiarato S&amp;aacute;nchez Palomino dopo aver partecipato a una sessione del Congresso della Repubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha inoltre rivolto un &quot;appello categorico a tutti gli attori politici affinch&amp;eacute; rispettino il risultato, qualunque esso sia, perch&amp;eacute; il Per&amp;ugrave; ha bisogno di stabilit&amp;agrave;&quot;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                            <item>
                    <title>Tutti gli affari di Israele. Il colonialismo &quot;esterno&quot; dei sionisti</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tutti_gli_affari_di_israele_il_colonialismo_esterno_dei_sionisti/52860_67391/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 15:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Giuseppe Giannini&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L'attivit&amp;agrave; predatoria dell'entit&amp;agrave; sionista chiamata, impropriamente, Stato estende le sue mire altrove. Non &amp;egrave; corretto legittimare la potenza occupante la terra appartenente ad altra popolazione, perch&amp;egrave; ne mancano i tre presupposti costitutivi: territorio, popolazione, sovranit&amp;agrave;. Ed anche quelli democratici su cui fondare il riconoscimento ed il dialogo con Paesi e popoli. Il primo elemento su cui &amp;egrave; stato edificato il sogno di coloro che tornavano ed erano in cerca di una patria non ha le caratteristiche della terra nullius come sostengono i fanatici messianici &quot;una terra senza popolo per un popolo senza terra&quot;. Conseguentemente, abusiva &amp;egrave; la sovranit&amp;agrave; sulla popolazione, che solo in parte &amp;egrave; di origine ebraica, ma maggiormente araba e &quot;straniera&quot;, e vive secondo status differenti che, nel caso dei palestinesi, &amp;egrave; un regime di apartheid.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Siccome la Knesset l'ha definito lo Stato-nazione del solo popolo ebraico difatto ha esplicitato la volont&amp;agrave; discriminatoria verso chi tale non &amp;egrave;. In quanto, viene in evidenza un elemento, la nazione, appunto, che &amp;egrave; componente da ricomprendere all'interno del concetto pi&amp;ugrave; vasto di popolazione (includente anche gli stranieri per intenderci). In questo caso, vengono affidate competenze derivanti dalla cittadinanza, esercitate sulla base di elementi comuni (storia, religione, lingua), limitando o pregiudicando l'esercizio dei diritti da parte degli arabi. Il suprematismo bianco come presupposto per rivendicare ci&amp;ograve; che non &amp;egrave; loro.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il colonialismo da insediamento ha esteso il potere su zone prima amministrate dai palestinesi. Cacciati, segregati, e destinatari di violenze e brutalit&amp;agrave; quotidiane. Un procedere &quot;razionale&quot; attraverso conquiste, annessioni, incendi, aggressioni ed uccisioni. Si chiama pulizia etnica.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel silenzio della comunit&amp;agrave; internazionale le operazioni militari ed i crimini proseguono. E cos&amp;igrave; anche la guerra ad altri Stati, questi si, sovrani (il Libano, l'Iran).&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Oltre a questo tipo di imperialismo ed alle impunit&amp;agrave; dei coloni c'&amp;egrave; il coinvolgimento di attori privati e pubblici su porzioni di territori diversi, dal Sud America al Mediterraneo. Gli ebrei come gli americani: tutto gli appartiene e tutto gli &amp;egrave; dovuto. Con accordi commerciali o con la forza. Un legame strettissimo tra israeliani e statunitensi, le cui vicende sono intrecciate e condizionano il decisionismo politico-economico (la pressione delle lobby e del settarismo religioso riguardo alle elezioni americane e alle scelte militari), ma diventano anche strumento di ricatto (il legame di Trump con Epstein, presunto agente del Mossad).&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sarebbe doverosa anche una riflessione, senza dar luogo a complottismi, sulla presenza stabile di figure israeliane nelle stanze del potere internazionale. Dai tanti politici e giornalisti di origine ebraica o vicini ad Israele al Parlamento Ebraico Europeo. Investimenti, compravendite e strategie economiche in piena violazione del diritto internazionale delineano un quadro di &quot;colonialismo esterno&quot;, dove lo sfruttamento della ricchezza riguarda territori distanti. Trump vuole la Groenlandia e le terre rare ucraine, e si appropria del petrolio del Venezuela; Netanyahu firma gli accordi di Isacco con Milei per rinforzare la partnership in materia di sicurezza e la societ&amp;agrave; Mekorot, gi&amp;agrave; detentrice del monopolio sull'acqua nei territori palestinesi, firma accordi di gestione delle risorse idriche in Argentina.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci sono poi le attivit&amp;agrave; estrattive dei giganti petroliferi mondiali (Chevron, Eni), che commercializzano risorse palestinesi in base a contratti illegali stipulati con Israele. E, ancora, la Striscia di Gaza da &quot;riqualificare&quot; come Resort per milionari. Piattaforme come Airbnb e Booking.com fanno turismo vendendo viaggi e appartamenti situati nelle colonie.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dalle terre espropriate vengono immessi sul mercato prodotti agroalimentari e sfruttati i bacini idrici, che permettono ai coloni di costruire piscine, mentre il residuo (circa il 25%), spesso contaminato, viene destinato ai palestinesi. Il territorio occupato &amp;egrave; diventato il laboratorio di sperimentazione delle tecnologie di Microsoft e Amazon, con software e algoritmi che tracciano e controllano la popolazione locale in cerca di bersagli (Palantir). Gli europei scambiano armamenti e sistemi di sicurezza, con l'Italia che gi&amp;agrave; dal 2023 affida alle compagnie israeliane la cybersicurezza e, durante le scorse Olimpiadi invernali, collabora con gli agenti dei servizi americani ed ebrei. Mentre Cipro e Creta diventano zone di esercitazione militare per i soldati sionisti (Israele avamposto Nato nel Mediterraneo?), quando non si riposano (dopo aver trucidato i civili palestinesi) negli alberghi italiani.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;Standard&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I progetti immobiliaristi (coloniali) dei ricconi israeliani prevedono affari in Salento ed Albania, dove in seguito alla concessione in leasing dell'isola di Sazan al fondo legato a Kushner (genero di Trump e amico di Epstein) sono scoppiate violenti proteste. Gli interessi economici sono correlati al dominio coloniale. Il business &amp;egrave; fondamentale per il genocidio della popolazione palestinese. Dalle multinazionali militari (Lockheed Martin, Leonardo) alle imprese impegnate nella ricostruzione (Caterpillar), ai fondi di investimento (Blackrock) e alle banche e alle compagnie assicurative (BNP, Paribas, Barclays, Allianz). Insomma, il colonialismo &amp;egrave; sotto gli occhi di tutti. Gli affari sono affari, ma non possono passare sopra i diritti dei popoli e le esigenze dei territori.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il Principe</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1-6.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>ONU: &quot;Le sanzioni USA contro Cuba uccidono neonati per mancanza di cure mediche&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-onu_le_sanzioni_usa_contro_cuba_uccidono_neonati_per_mancanza_di_cure_mediche/82_67392/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:55:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker T&amp;uuml;rk, ha denunciato a Ginevra, in Svizzera, che le misure coercitive unilaterali degli Stati Uniti contro Cuba stanno causando la morte di neonati per mancanza di forniture mediche di base.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'impatto di questo assedio sui bambini &amp;egrave; devastante. I dati ufficiali sulla salute pubblica mostrano che la mortalit&amp;agrave; infantile &amp;egrave; raddoppiata, raggiungendo i 9,9 decessi ogni 1.000 nati vivi, mentre il tasso di sopravvivenza al cancro infantile &amp;egrave; sceso dall'85 al 65%.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;L'inasprimento delle sanzioni statunitensi contro Cuba danneggia la popolazione e mette a rischio vite umane. &amp;Egrave; inaccettabile che i bambini muoiano per mancanza di forniture mediche essenziali. Queste sanzioni devono essere revocate immediatamente&quot;, ha dichiarato T&amp;uuml;rk sui suoi profili social.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La persecuzione finanziaria ha ridotto la fornitura di medicinali essenziali a un livello criticamente basso, pari al 30%, mentre l'avversione al rischio da parte delle aziende private ha paralizzato la distribuzione di 2.900 tonnellate di aiuti alimentari umanitari gestiti dalle Nazioni Unite e destinati alle popolazioni vulnerabili.&lt;/p&gt;
&lt;script src=&quot;https://telegram.org/js/telegram-widget.js?23&quot; async=&quot;&quot; data-telegram-post=&quot;teleSUR_tv/137593&quot; data-width=&quot;100%&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;La carenza di carburante causata dall'embargo statunitense ha ridotto la produzione agricola interna del 60%, facendo lievitare i prezzi dei beni di prima necessit&amp;agrave;, mentre il timore di sanzioni da parte della Casa Bianca mantiene l'isola scollegata dai sistemi di pagamento internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Cuba si trova ad affrontare un isolamento crescente. Le imprese se ne stanno andando. Sempre meno compagnie aeree volano verso il Paese. &amp;Egrave; praticamente tagliata fuori dai sistemi di pagamento internazionali. L'aumento delle temperature estive accresce il rischio di diffusione di malattie trasmesse da vettori e dall'acqua. La stagione degli uragani aumenta ulteriormente l'esposizione. Questo crea una tempesta perfetta per il deterioramento sociale ed economico e per la sofferenza del popolo cubano&quot;, ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Volker T&amp;uuml;rk ha inoltre ribadito che le aziende private devono rispettare i diritti umani a livello globale. A tal proposito, ha esortato il settore imprenditoriale ad evitare un'eccessiva adesione alle sanzioni statunitensi e l'interruzione indiscriminata dei rapporti commerciali, in conformit&amp;agrave; con le linee guida delle Nazioni Unite per le imprese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il diplomatico delle Nazioni Unite ha concluso che tali misure coercitive sono incompatibili con il diritto internazionale.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/507132719.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Europa vassalla: chi paga la guerra economica contro la Cina?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-europa_vassalla_chi_paga_la_guerra_economica_contro_la_cina/39602_67390/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:37:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://www.publico.es/opinion/columnas/europa-vasalla-paga-guerra-economica-china.html&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Manu Pineda* - Publico&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci sono domande che una societ&amp;agrave; matura dovrebbe porsi regolarmente, eppure quasi mai emergono nel dibattito pubblico europeo. Una delle pi&amp;ugrave; urgenti &amp;egrave; questa: chi sta realmente pagando il prezzo della guerra economica che l'Unione Europea sta conducendo contro la Cina? La risposta, se esaminata onestamente, &amp;egrave; chiara: a pagare sono i cittadini europei. Pagano con prezzi pi&amp;ugrave; alti, opportunit&amp;agrave; di sviluppo perdute e un lento declino della competitivit&amp;agrave; industriale, mentre le loro istituzioni dedicano enormi energie alla costruzione di muri protezionistici in nome di una sicurezza strategica che, in realt&amp;agrave;, non appartiene loro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per decenni, l'Unione Europea ha costruito la propria identit&amp;agrave; economica su un principio difeso con fervore missionario: i mercati aperti. Bruxelles ha predicato al mondo le virt&amp;ugrave; della concorrenza internazionale. L'argomentazione era sempre la stessa: la concorrenza costringe le imprese a innovare, a migliorare la produttivit&amp;agrave;, a offrire prodotti migliori a prezzi migliori, e il principale beneficiario &amp;egrave; sempre il consumatore. Questo discorso &amp;egrave; scomparso proprio nel momento in cui la Cina sta ottenendo successo nella competizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il capitalismo impone la concorrenza come legge universale del mercato, e quella legge &amp;egrave; tollerata finch&amp;eacute; vincono coloro che l&amp;rsquo;hanno sempre vinta. Quando la Cina &amp;ndash; con il suo modello di intervento statale attivo, pianificazione strategica a lungo termine e ricerca deliberata della coesione sociale &amp;ndash; dimostra di poter vincere anche in quel campo e con quelle regole, la ricetta cambia improvvisamente. La concorrenza cessa di essere un principio sacro e diventa un problema da gestire. Dazi sui veicoli elettrici cinesi che superano il 40%, inchieste antisovvenzioni con criteri che difficilmente sarebbero applicati agli stessi produttori europei, nuovi strumenti giuridici come il &amp;lsquo;Regolamento sui sussidi esteri&amp;rsquo; che prendono di mira selettivamente le aziende cinesi. Tutto ci&amp;ograve; fa parte di una strategia che, lungi dall&amp;rsquo;essere coerente, contraddice apertamente i principi su cui il capitalismo occidentale ha costruito la propria narrazione di legittimit&amp;agrave;: liberi mercati quando il vantaggio &amp;egrave; dalla tua parte, protezione selettiva e regolamentazione quando il campo di gioco diventa troppo paritario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'aritmetica del protezionismo &amp;egrave; brutale nella sua semplicit&amp;agrave;. Se un prodotto costa dieci euro e le istituzioni europee impongono dazi e oneri aggiuntivi, quel prodotto non coster&amp;agrave; pi&amp;ugrave; dieci euro. Questa differenza non viene assorbita dall'esportatore cinese. Viene pagata dal lavoratore europeo che acquista quel prodotto. Viene pagata dalla famiglia che cerca un'auto elettrica a un prezzo accessibile. La guerra commerciale viene presentata come una difesa dell'Europa. Il conto arriva direttamente alle famiglie europee. In termini economici precisi, stiamo parlando di una tassa regressiva, non votata e gestita in modo opaco, che colpisce in modo sproporzionato chi ha meno risorse per scegliere alternative.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'offensiva economica europea contro la Cina non &amp;egrave; nata a Bruxelles, bens&amp;igrave; a Washington. Il rapporto ha assunto sempre pi&amp;ugrave; le sembianze di quello tra un signore feudale e il suo vassallo: gli Stati Uniti identificano il nemico, l'Unione Europea lo adotta come proprio; gli Stati Uniti elaborano la strategia di contenimento, l'Unione Europea la attua. Nel frattempo, Washington protegge le proprie industrie con il programma di riduzione dell'inflazione e ingenti sussidi, e affronta il problema della competitivit&amp;agrave; combinando dazi doganali e investimenti pubblici su larga scala. Bruxelles, vincolata dai propri dogmi del mercato unico, affronta il problema principalmente attraverso restrizioni. A pagare il prezzo di questa asimmetria sono, ancora una volta, i cittadini europei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E, per di pi&amp;ugrave;, la strategia non sta funzionando. I dati lo dimostrano con una chiarezza che mette a disagio Washington. Il deficit commerciale statunitense ha chiuso il 2025 a 1.200 miliardi di dollari, praticamente identico all'anno precedente. Il surplus commerciale della Cina con il resto del mondo non &amp;egrave; diminuito, bens&amp;igrave; &amp;egrave; aumentato, passando da 1.000 miliardi di dollari a 1.200 miliardi di dollari nello stesso periodo. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; documentato dalla stessa Federal Reserve Bank di New York, la cui analisi mostra che la Cina ha reagito ai dazi riorientando le proprie catene di approvvigionamento attraverso il Sud-est asiatico: i componenti rimangono cinesi, l'assemblaggio finale si sposta in Vietnam o in Thailandia e il prodotto raggiunge comunque il mercato statunitense. La strategia di contenimento non ha contenuto nulla. Ha reso la vita pi&amp;ugrave; costosa per la classe lavoratrice, ha generato distorsioni che oscurano la realt&amp;agrave; dei flussi commerciali e ha dato alla Cina il tempo e l'incentivo per diversificare la sua integrazione nell'economia globale in un modo che la rende meno vulnerabile, non di pi&amp;ugrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; inoltre importante ricordare che la Cina non si &amp;egrave; mai comportata come un avversario attivo dell'Europa. Per decenni ha onorato i suoi impegni contrattuali, investito nelle infrastrutture europee e mantenuto aperto il suo vasto mercato interno alle esportazioni europee. L'etichetta di &quot;rivale sistemico&quot; attribuita alla Cina, adottata dall'Unione Europea nel 2019, seguendo il quadro concettuale imposto da Washington, non descrive una realt&amp;agrave; oggettiva di comportamento ostile cinese nei confronti dell'Europa. Descrive piuttosto una posizione europea di allineamento strategico con la visione geopolitica statunitense. E questo allineamento ha costi concreti: ogni escalation delle tensioni con Pechino comporta il rischio di ritorsioni contro le principali esportazioni europee. Le automobili tedesche, i beni di lusso francesi, i macchinari italiani e la carne di maiale e l'olio d'oliva spagnoli si vendono pi&amp;ugrave; in Cina che in qualsiasi altro mercato. Sacrificare questi rapporti in nome di un confronto la cui logica non &amp;egrave; stata concepita in Europa significa, semplicemente, darsi la zappa sui piedi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le possibilit&amp;agrave; di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa sono tuttavia enormi. L'Europa ha urgente bisogno di batterie, pannelli solari e dell'intera catena tecnologica che renda possibile la decarbonizzazione della sua economia. La Cina &amp;egrave; leader mondiale nella produzione di tutti questi componenti. Imporre dazi sui veicoli elettrici e sui pannelli solari cinesi rende la transizione energetica pi&amp;ugrave; costosa per gli stessi cittadini europei, in nome della protezione dei produttori locali che devono ancora dimostrare di poter produrre i volumi necessari a prezzi accessibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Europa non si rafforza impoverendo i suoi cittadini o intrappolandosi in una logica di confronto concepita dall'altra parte dell'Atlantico. Si rafforza impegnandosi nella reindustrializzazione fondata sull'iniziativa pubblica, sulla pianificazione strategica e sull'innovazione orientata al bene comune. E questa forza non richiede lo scontro con la Cina: richiede la cooperazione con essa nella transizione energetica, nella ricerca scientifica e nella connettivit&amp;agrave; globale. Richiede inoltre di estendere questa logica di cooperazione ai popoli del Sud del mondo, costruendo relazioni di sviluppo reciproco laddove attualmente prevalgono l'estrazione e la dipendenza. Un'Europa concepita in questo modo avvantaggia i lavoratori sia qui che l&amp;agrave;. La domanda a cui le loro istituzioni non sono ancora riuscite a rispondere &amp;egrave; se siano disposte a supportare quel progetto, o se continueranno a supportarne un altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Ex europarlamentare, responsabile della solidariet&amp;agrave; internazionale di Izquierda Unida&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1200x675_cmsv2_86c1beca-4236-589f-a16d-b56912c05105-91906121.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>FSB: il &quot;Santo Graal della guerra ibrida&quot; dell'Occidente nella CSI</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fsb_il_santo_graal_della_guerra_ibrida_delloccidente_nella_csi/37948_67389/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:38:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il capo dell'FSB, Alexander Bortnikov, ha avvertito durante una recente riunione del Consiglio dei capi delle agenzie di sicurezza e dei servizi speciali della Comunit&amp;agrave; degli Stati Indipendenti (CSI) che &quot;l'Occidente cerca di ostacolare i processi di integrazione e minare la stabilit&amp;agrave; nei paesi della CSI dall'interno, facendo dimenticare alle nazioni la loro storia comune e cercando di metterle l'una contro l'altra per prendere il controllo della situazione&quot;. Questo obiettivo viene perseguito in parte attraverso i nuovi &quot;laboratori digitali&quot; occidentali negli stati della CSI.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle sue parole: &quot;Secondo le informazioni in nostro possesso, la comunit&amp;agrave; dell'intelligence occidentale &amp;egrave; dietro programmi volti a creare una rete di laboratori digitali in tutta la CSI, incaricati di raccogliere e analizzare, utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale, profili comportamentali standard della popolazione, identificare aree di tensione sociale e modellare le risposte del pubblico a vari fattori esterni, comprese le azioni governative... Uno degli obiettivi &amp;egrave; quello di implementare scenari adattabili di rivoluzioni colorate&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo era stato previsto nel 2017: &quot;La Russia &amp;egrave; accusata di 'sfruttare le tecniche di marketing per colpire gli individui in base alle loro attivit&amp;agrave;, interessi, opinioni e valori' al fine di 'diffondere disinformazione e propaganda', ma nulla impedisce agli Stati Uniti di fare lo stesso, n&amp;eacute; di creare il Santo Graal della guerra ibrida 'integrando informazioni derivate da fonti personali e commerciali con la raccolta di informazioni e le capacit&amp;agrave; di analisi dei dati basate sull'intelligenza artificiale e sull'apprendimento automatico'&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scopo sarebbe &quot;massimizzare al massimo l'efficacia della sua strategia di comunicazione attraverso pacchetti di guerra informativa creati da algoritmi e personalizzati per ogni gruppo demografico di riferimento&quot;. Inoltre, &quot;cos&amp;igrave; come Russia e Cina sono accusate di 'usare la propaganda e altri mezzi per cercare di screditare la democrazia', allo stesso modo gli Stati Uniti potrebbero fare lo stesso contro i loro sistemi di governo 'sfruttando l'informazione, la libert&amp;agrave; dei media democratici e le istituzioni internazionali'&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo potrebbe &quot;minare la loro legittimit&amp;agrave;, promuovendo al contempo i propri valori, principi e l'ideologia di fatto dello Stato&quot;. Applicato alla CSI, come ha appena avvertito Bortnikov, questo &quot;Santo Graal della guerra ibrida&quot; verr&amp;agrave; molto probabilmente utilizzato come arma per promuovere il panturchismo tra i membri della CSI dell'&quot;Organizzazione degli Stati Turchi&quot; (OTS), guidata dai turchi, che oltre all'Azerbaigian comprende anche Kazakistan e Kirghizistan, alleati della Russia nell'ambito dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). L'obiettivo immediato potrebbe essere quello di &quot;far loro dimenticare la storia condivisa&quot; con la Russia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'obiettivo secondario potrebbe quindi essere quello di indurre il Kazakistan a &quot;disertare&quot; dalla CSTO, incoraggiato com'&amp;egrave; dal nuovo corridoio logistico militare della NATO verso la regione, le cui conseguenze strategiche anti-russe sono state qui messe in guardia, prima dell'obiettivo finale di riaccendere i processi di &quot;balcanizzazione&quot; all'interno della Russia. Questo scenario oscuro &amp;egrave; stato elaborato qui e riguarda l'utilizzo come arma dell'autoproclamazione del Kazakistan come successore dell'Orda d'Oro per innescare insurrezioni musulmane laiche nelle regioni interessate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; possibile che il progetto della Data Valley kazaka, in una delle sue regioni di confine con la Russia, che una volta completato sar&amp;agrave; il pi&amp;ugrave; grande dell'Asia centrale, possa essere strumentalizzato dall'Occidente per promuovere questi tre obiettivi interconnessi, seguendo il modello inaugurato dal centro dati per l'intelligenza artificiale americano in Armenia. Come recentemente avvertito, il ritardo nell'attuazione della Dottrina Monroe russa verso sud &quot;rischia di dare alla NATO il potere di ricattare la Russia, minacciandola di una guerra su vasta scala lungo tutta la sua periferia meridionale&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Articolo pubblicato in inglese sulla &lt;a href=&quot;https://korybko.substack.com/p/the-fsb-chief-warned-that-the-wests&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;newsletter&lt;/a&gt; di Andrew Korybko)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OneWorld</category>
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                            <item>
                    <title>Scontro totale all'AIEA, l'ira dell'Iran contro Usa ed Europa: &quot;Risoluzione provocatoria&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-scontro_totale_allaiea_lira_delliran_contro_usa_ed_europa_risoluzione_provocatoria/82_67387/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;La missione iraniana presso l'AIEA ha respinto con fermezza la bozza di risoluzione presentata dalla troika europea e dagli Stati Uniti, definendola &quot;inutile, politica e provocatoria&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;La denuncia &amp;egrave; arrivata marted&amp;igrave; direttamente dalla delegazione della Repubblica Islamica dell'Iran, attraverso un documento informale distribuito ai membri del Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), in vista del possibile voto sul testo contro Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Il contenuto della risoluzione e il voto imminente&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Il documento in questione &amp;egrave; stato depositato luned&amp;igrave; sera presso la segreteria del Consiglio dei governatori. Sostenuto da Regno Unito, Francia e Germania, il testo chiede che l'Iran fornisca chiarimenti formali all'agenzia sul destino dei siti nucleari bombardati e sull'uranio arricchito stoccato in quegli impianti. La bozza potrebbe essere messa ai voti gi&amp;agrave; mercoled&amp;igrave;, durante la riunione trimestrale del Consiglio.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;La delegazione iraniana ha esortato gli Stati membri dell'AIEA alla massima cautela, avvertendo che la risoluzione &amp;egrave; dettata da logiche puramente politiche e non tecniche. Secondo Teheran, la proposta ignora deliberatamente l'attuale contesto di sicurezza provocato dai recenti attacchi contro le infrastrutture nucleari del Paese, offrendo una visione del tutto distorta degli eventi.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;L'affondo di Teheran: &quot;Un precedente pericoloso per i Paesi in via di sviluppo&quot;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Nel documento si legge che alcuni attori internazionali starebbero ostacolando la normalizzazione del dossier, impedendo che il programma nucleare pacifico iraniano venga valutato secondo criteri standard, tecnici e depoliticizzati. L'Iran ha avvertito che questa tendenza fa parte di una strategia pi&amp;ugrave; ampia, un precedente pericoloso che in futuro potrebbe colpire anche altri Paesi in via di sviluppo desiderosi di accedere in modo indipendente alle tecnologie nucleari per scopi pacifici.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Il nodo delle ispezioni e le accuse a Washington&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Inoltre, la delegazione ha sottolineato come lo stesso rapporto del Direttore Generale dell'AIEA riconosca che le attuali criticit&amp;agrave; siano una conseguenza diretta delle azioni militari subite dall'Iran. A questo proposito, Teheran ha precisato che la sospensione di alcune attivit&amp;agrave; di verifica non &amp;egrave; stata una scelta unilaterale iraniana, bens&amp;igrave; una misura di sicurezza eccezionale adottata dalla stessa AIEA, che per motivi di sicurezza aveva ritirato tutti i propri ispettori dal Paese fino alla fine di giugno 2025.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;La bozza occidentale &amp;egrave; stata quindi criticata per aver descritto la situazione come se le condizioni fossero di assoluta normalit&amp;agrave;, omettendo i raid subiti dagli impianti. L'Iran accusa direttamente il Paese promotore della risoluzione di essere il responsabile della crisi a causa dei suoi attacchi militari, e sostiene che Washington stia ora strumentalizzando le conseguenze di quei bombardamenti per lanciare nuove accuse in seno al Consiglio.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Il rifiuto delle condizioni occidentali&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Al contrario, la delegazione iraniana evidenzia che il rapporto del Direttore Generale Rafael Grossi conferma la cooperazione in corso: grazie alla buona volont&amp;agrave; di Teheran, le ispezioni sono riprese regolarmente in tutte le strutture non colpite dai raid. L'omissione di questi dettagli dimostrerebbe la natura selettiva e politica dell'iniziativa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Infine, l'Iran respinge la narrativa del testo occidentale che, pur parlando di &quot;soluzione diplomatica&quot;, attribuisce interamente le tensioni alle attivit&amp;agrave; di Teheran, esigendo un ritorno ai negoziati &quot;seri e senza precondizioni&quot;. La Repubblica Islamica ribalta l'accusa, indicando che l'escalation attuale &amp;egrave; il risultato di due ondate di aggressioni senza precedenti da parte di Stati Uniti e Israele. Teheran, riaffermando di aver sempre negoziato in buona fede, ha concluso accusando gli Stati Uniti di usare il dialogo come un inganno per coprire successive azioni ostili, minando cos&amp;igrave; la credibilit&amp;agrave; e l'indipendenza dell'intera AIEA.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/11090301_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>&quot;Bodies of Evidence&quot;: l'inchiesta di Al Jazeera sullo stupro come arma di guerra di Israele a Gaza</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bodies_of_evidence_linchiesta_di_al_jazeera_sullo_stupro_come_arma_di_guerra_di_israele_a_gaza/45289_67388/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;5,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;Attenzione:&lt;/strong&gt; &lt;em data-path-to-node=&quot;5,0&quot; data-index-in-node=&quot;12&quot;&gt;Questo articolo contiene descrizioni di violenze sessuali e torture che potrebbero urtare la sensibilit&amp;agrave; di alcuni lettori.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Secondo &lt;a href=&quot;https://www.aljazeera.com/news/2026/6/9/they-were-laughing-israels-use-of-rape-and-sexual-abuse-in-prisons&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;un'inchiesta giornalistica di &lt;em data-path-to-node=&quot;8&quot; data-index-in-node=&quot;38&quot;&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, intitolata &lt;strong data-path-to-node=&quot;8&quot; data-index-in-node=&quot;61&quot;&gt;&quot;Bodies of Evidence: Israel's Darkest Weapon&quot;&lt;/strong&gt;, l'esercito israeliano avrebbe fatto un uso diffuso e sistematico dello stupro e della tortura sessuale contro i prigionieri palestinesi. Le conclusioni del reportage coincidono con quanto denunciato dai giudici della Corte Penale Internazionale (CPI), dalle Nazioni Unite, dalla relatrice speciale per i territori occupati Francesca Albanese e da organizzazioni per i diritti umani come il &lt;em data-path-to-node=&quot;8&quot; data-index-in-node=&quot;498&quot;&gt;Palestinian Centre for Human Rights&lt;/em&gt; (PCHR) e &lt;em data-path-to-node=&quot;8&quot; data-index-in-node=&quot;543&quot;&gt;Euro-Med Human Rights Monitor&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Le testimonianze dei sopravvissuti&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;I giornalisti di &lt;em data-path-to-node=&quot;10&quot; data-index-in-node=&quot;17&quot;&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt; hanno raccolto le testimonianze dettagliate di diversi ex prigionieri. Tra questi c'&amp;egrave; Muhammad al-Bakri, un funzionario pubblico di Gaza, che ricorda con precisione il 10 aprile 2024, giorno della festivit&amp;agrave; di Eid al-Fitr. Arrestato un mese prima, al-Bakri era gi&amp;agrave; stato sottoposto a percosse e privazioni. Quel giorno, insieme ad altri sette prigionieri, &amp;egrave; stato spogliato, bendato, ammanettato e abusato dai soldati.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11,0&quot;&gt;&quot;Gridavamo: 'Oh Signore, oh Dio', ma loro ridevano e ci filmavano&quot;, ha raccontato al-Bakri, confermando inoltre che le guardie aizzavano i cani da guardia affinch&amp;eacute; attaccassero i prigionieri durante le violenze. &quot;Non c'era piet&amp;agrave;. &amp;Egrave; durato tutto per circa venti o trenta metri. Poi ci hanno ordinato di rivestirci e ci hanno riportati in cella&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;Una sorte analoga &amp;egrave; toccata a Job, un operaio di Gaza e padre di famiglia, arrestato e interrogato su presunti legami con l'attacco del 7 ottobre 2023, di cui non sapeva nulla. Job ha riferito ad &lt;em data-path-to-node=&quot;12&quot; data-index-in-node=&quot;196&quot;&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt; di essere stato immobilizzato a terra da alcune soldatesse che lo hanno abusato utilizzando oggetti artificiali, mentre gli altri militari presenti applaudivano e filmavano la scena. Durante le detenzioni, i prigionieri venivano privati della propria identit&amp;agrave; e contrassegnati solo da numeri.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Il contesto e l'escalation dopo il 7 ottobre&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Sebbene le accuse di abusi nelle carceri israeliane abbiano radici decennali, il reportage evidenzia come le violenze abbiano subito un'impennata dopo l'inizio delle operazioni militari a Gaza nell'ottobre 2023. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a marzo 2025 ha evidenziato prove di violenze sessuali e di genere &quot;sistematiche&quot;, portando all'inserimento di Israele nella &quot;lista nera delle Nazioni Unite sulle violenze sessuali nelle zone di conflitto&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;L'intento di tali pratiche, come spiegato da Francesca Albanese ai microfoni di &lt;em data-path-to-node=&quot;15&quot; data-index-in-node=&quot;80&quot;&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt;, va oltre l'infliggere dolore fisico: punta a distruggere psicologicamente la vittima e la sua capacit&amp;agrave; di ricostruire la propria intimit&amp;agrave;. &quot;La brutalit&amp;agrave; ha raggiunto livelli senza precedenti, trasformandosi in una pura dinamica di vendetta&quot;, ha affermato la relatrice ONU, descrivendo l'uso ricorrente di oggetti, barre di metallo e scariche elettriche.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;La disumanizzazione e il clima di impunit&amp;agrave;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;L'inchiesta analizza anche i fattori culturali e politici che alimentano questi abusi. Esperti come il sociologo Yehouda Shenhav-Shahrabani e organizzazioni come &lt;em data-path-to-node=&quot;17&quot; data-index-in-node=&quot;162&quot;&gt;B'Tselem&lt;/em&gt; spiegano che ampi settori della societ&amp;agrave; israeliana sono condizionati a considerare i palestinesi come individui non meritevoli di diritti umani. Dichiarazioni pubbliche di leader politici &amp;ndash; tra cui l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, che defin&amp;igrave; gli avversari &quot;animali umani&quot;, o il presidente Isaac Herzog, che ha attribuito la responsabilit&amp;agrave; del 7 ottobre all'intera popolazione di Gaza &amp;ndash; hanno contribuito a sdoganare la violenza collettiva.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Sul fronte giudiziario prevale l'impunit&amp;agrave;. Nonostante le indagini internazionali vengano ostacolate dalle autorit&amp;agrave; israeliane, nel luglio 2024 la diffusione di un video riguardante lo stupro di un detenuto nel campo di Sde Teiman aveva portato all'arresto di 10 agenti. Tuttavia, le proteste dell'estrema destra e il sostegno di alcuni parlamentari hanno spinto le autorit&amp;agrave; a far cadere ogni accusa. Al contrario, l'ufficiale donna sospettata di aver diffuso il filmato &amp;egrave; stata arrestata, e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha definito la fuga di notizie come &quot;il pi&amp;ugrave; grave danno di pubbliche relazioni&quot; per il Paese dalla sua fondazione. Perfino alla Knesset, il deputato del Likud Hanoch Milwidsky ha difeso pubblicamente la legittimit&amp;agrave; delle violenze contro i detenuti ritenuti membri di Hamas.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Il quadro giuridico internazionale&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Triestino Mariniello, professore alla &lt;em data-path-to-node=&quot;20&quot; data-index-in-node=&quot;38&quot;&gt;Liverpool John Moores University&lt;/em&gt; e membro del team legale delle vittime di Gaza presso la Corte Penale Internazionale, ha chiarito ad &lt;em data-path-to-node=&quot;20&quot; data-index-in-node=&quot;172&quot;&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt; la rilevanza giuridica di queste prove:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21,0&quot;&gt;&quot;Se gli atti isolati costituiscono crimini di guerra, quando sono organizzati, diffusi e perpetrati all'interno di strutture statali senza che i responsabili vengano perseguiti, si configurano come crimini contro l'umanit&amp;agrave;, svelando l'esistenza di una precisa politica istituzionale&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;22&quot;&gt;Nonostante il cessate il fuoco formale imposto nell'ottobre 2025 dall'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, gli osservatori internazionali rilevano che le violenze e le operazioni di sfollamento forzato continuano a colpire la Cisgiordania e Gaza. Come concluso da Francesca Albanese, l'impatto di una simile violenza sistematica equivale a un tentativo di &quot;distruggere un popolo in quanto tale&quot;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Cento soldati israeliani in vacanza in Sardegna: scoppia la bufera. La denuncia di Stefania Ascari (M5S)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cento_soldati_israeliani_in_vacanza_in_sardegna_scoppia_la_bufera_la_denuncia_di_stefania_ascari_m5s/45289_67385/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Mentre a Gaza, in Cisgiordania e in Libano si consumano violenze atroci, cento soldati israeliani sono arrivati con le loro famiglie in Sardegna per prendersi una vacanza e smaltire lo stress. Un fatto gravissimo che avviene nel silenzio delle istituzioni locali: la Regione Sardegna non &amp;egrave; stata minimamente informata, non si sa chi abbia autorizzato questi soggiorni e per quale motivo il territorio italiano venga messo a disposizione di chi &amp;egrave; accusato di violenze disumane.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&quot;instagram-media&quot; style=&quot;background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);&quot; data-instgrm-captioned=&quot;&quot; data-instgrm-permalink=&quot;https://www.instagram.com/p/DZUxePVlUKD/?utm_source=ig_embed&amp;amp;utm_campaign=loading&quot; data-instgrm-version=&quot;14&quot;&gt;
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&lt;p style=&quot;color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;&quot;&gt;&lt;a style=&quot;color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;&quot; href=&quot;https://www.instagram.com/p/DZUxePVlUKD/?utm_source=ig_embed&amp;amp;utm_campaign=loading&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Un post condiviso da Stefania Ascari (@stefaniaascari3)&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;script src=&quot;//www.instagram.com/embed.js&quot; async=&quot;&quot;&gt;&lt;/script&gt;
&lt;p&gt;Sulla vicenda &amp;egrave; intervenuta duramente la parlamentare del Movimento 5 Stelle, &lt;strong&gt;Stefania Ascari&lt;/strong&gt;, che ha chiesto immediata chiarezza sui fatti con una dichiarazione perentoria:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Pretendiamo di sapere chi li ha invitati, con quali accordi e di chi &amp;egrave; la responsabilit&amp;agrave; della loro presenza. Dare ospitalit&amp;agrave;, nel comfort e nel lusso, a chi ha commesso un genocidio &amp;egrave; un fatto gravissimo e indegno per il nostro Paese. Basta complicit&amp;agrave; con i terroristi. L'Italia non &amp;egrave; una colonia di Israele.&quot;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Perché gli Stati Uniti considerano la Georgia una minaccia strategia?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_gli_stati_uniti_considerano_la_georgia_una_minaccia_strategia/45289_67384/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di @Lauraruhk&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Washington &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; preoccupata che l'attuale leadership di Tbilisi &amp;ndash; il partito Sogno Georgiano &amp;ndash; stia &quot;prendendo una china pericolosa, deviando verso un'orbita controllata dai principali avversari degli Stati Uniti&quot;, vale a dire Cina e Russia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo proposito ieri la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il&lt;strong&gt; Countering China's Control of the Caucasus Act.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il disegno di legge bipartisan era stato presentato mesi fa da reliquie della Guerra Fredda come Joe Wilson e Steve Cohen. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wilson, intervistato da RFE/RL, ha descritto la legge come una misura necessaria per contrastare &lt;em&gt;&amp;laquo;l&amp;rsquo;influenza straordinaria e malvagia del Partito Comunista Cinese&amp;raquo; e il suo &amp;laquo;obiettivo di dominazione mondiale&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Il deputato ha puntato il dito in particolare contro il consorzio cinese coinvolto nella costruzione del porto di Anaklia sul Mar Nero, definendolo una mossa strategica di Pechino per acquisire il controllo delle rotte di minerali e terre rare dall&amp;rsquo;Asia centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legislazione riflette una linea sempre pi&amp;ugrave; dura da parte di Washington, che vede nella cooperazione economica tra Georgia, Russia e Cina una minaccia strategica. Critici sostengono tuttavia che si tratti di un classico esempio di sinofobia e di un tentativo egemonico di limitare il diritto sovrano di Tbilisi di scegliere i propri partner di sviluppo. Secondo questa lettura, l&amp;rsquo;approccio americano &amp;ndash; e in parallelo quello europeo &amp;ndash; mira a impedire una normalizzazione delle relazioni tra Georgia e Russia, mantenendo il Caucaso meridionale in una condizione di tensione controllata per preservarlo come zona cuscinetto anti-russa. In questo contesto, alcuni analisti americani suggeriscono di utilizzare gli strumenti della finanza internazionale per contenere l&amp;rsquo;influenza cinese. Laura Linderman, direttrice dei programmi per il Caucaso presso il Central Asia-Caucasus Institute dell&amp;rsquo;American Foreign Policy Council, ha dichiarato a RFE/RL che Washington dovrebbe sfruttare il proprio peso nella Banca Mondiale e nella Banca Asiatica di Sviluppo. &amp;laquo;Ci sono molte opportunit&amp;agrave; per contenere il ruolo della Cina in Georgia&amp;raquo;, ha affermato, auspicando che le istituzioni multilaterali impongano condizioni stringenti ai progetti infrastrutturali per limitare i subappalti alle imprese cinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Post Telegram del 09 giugno 2026&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Non è questa la coresistenza </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-non__questa_la_coresistenza/45289_67382/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Nella foto i codirettori di 'No Other Land' Basel Adra and Yuval Abraham&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; una trappola che si ripete.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si presenta ogni volta con un volto diverso: co-regia di un film premiato agli Oscar, un progetto artistico condiviso, un palco comune. E ogni volta produce la stessa immagine e la medesima illusione: un palestinese e un israeliano che collaborano insieme, che all'apparenza combattono lo stesso sistema, opponendosi alla stessa ingiustizia. Ogni volta la medesima illusione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; un'immagine falsa. E conveniente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non perch&amp;eacute; le intenzioni siano del tutto disoneste. Ma perch&amp;eacute; l'immagine stessa mente sulla realt&amp;agrave;. Inganna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il palestinese e l'israeliano non sono nella stessa posizione. C'&amp;egrave; un'asimmetria politica e giuridica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno &amp;egrave; cittadino dello Stato che occupa, bombarda e uccide. L'altro &amp;egrave; la vittima di quello Stato. Uno ha un passaporto, diritti, una casa. L'altro vive sotto occupazione, assedio, o &amp;egrave; in esilio. Uno appartiene a una societ&amp;agrave; che conduce un genocidio. L'altro ne subisce le conseguenze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La collaborazione dunque non pu&amp;ograve; e non riesce a eliminare questo divario abissale. Lo nasconde, in realt&amp;agrave;. E nasconderlo &amp;egrave; un problema gravissimo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; quando palestinese e israeliano appaiono insieme come soggetti equivalenti in un progetto comune, come collaboratori e alleati, l'immagine che si produce &amp;egrave; quella di uguaglianza e parit&amp;agrave;, un'intesa e un dialogo tra due parti che affrontano insieme lo stesso sistema e la stessa ingiustizia. Due coscienze contro un sistema razzista, violento e crudele. Due persone che hanno scelto l'umanit&amp;agrave; sopra la politica. &amp;Egrave; un'immagine potente. Ed &amp;egrave; esattamente quella di cui il sistema ha bisogno per sopravvivere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Finch&amp;eacute; esiste quell'immagine, la responsabilit&amp;agrave; scompare. L'accountability perde la sua forza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si pu&amp;ograve; chiedere che uno Stato venga isolato, sanzionato e trattato come un paria quando i suoi cittadini condividono il palco con le vittime presentando una visione comune di speranza. La collaborazione non sfida lo status quo. Lo rende presentabile. E non solo presentabile, lo rafforza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vale la pena domandarsi a chi giovano davvero queste iniziative che vedono palestinesi e israeliani insieme nel mezzo di un genocidio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per gli israeliani, il beneficio &amp;egrave; evidente e chiaro. Il cittadino israeliano che partecipa ottiene un'esenzione personale dalla responsabilit&amp;agrave; collettiva. Non solo, aiuta anche la collettivit&amp;agrave; a redimersi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; il cittadino di uno Stato occupante che pratica l'apartheid, e commette un genocidio e la pulizia etnica. Ma diventa un individuo che ha scelto la solidariet&amp;agrave;, che si &amp;egrave; posto al fianco delle vittime, che ha attraversato la linea. La sua presenza accanto al palestinese lo separa politicamente dallo Stato di cui &amp;egrave; cittadino, ma solo all'apparenza, visto che continua a goderne tutti i privilegi. Gli consente di accedere a spazi culturali internazionali che altrimenti sarebbero chiusi, seguendo una logica di boicottaggio coerente. L'accesso a nuovi spazi non aiuta a combattere il sistema, ma lo mantiene e rafforza, inglobando ogni spazio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per i palestinesi, &amp;egrave; un tranello. Un inganno come gli altri inganni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La loro presenza nella co-produzione o co-regia non aiuta la narrazione palestinese n&amp;eacute; indebolisce il sistema. Lo legittima. I film possono raccontare storie vere, un'ingiustizia, un sopruso, un crimine reale. Il contenuto non &amp;egrave; in discussione. Lo &amp;egrave; l'effetto. Perch&amp;eacute; quando &amp;egrave; un israeliano a portare quella storia al mondo, e accanto a un palestinese, il messaggio che arriva non &amp;egrave; solo l'ingiustizia raccontata, ma l'impostura, che la societ&amp;agrave; israeliana &amp;egrave; salva, contiene al suo interno voci capaci di vedere, di denunciare, di stare dalla parte delle vittime. &amp;Egrave; che il dialogo, la collaborazione, la pace sono possibili. E il miraggio, che il cambiamento pu&amp;ograve; venire dall'interno. Con la presenza palestinese, quella narrazione diventa credibile. &amp;Egrave; precisamente la partecipazione palestinese a trasformare il progetto in prova vivente che Israele non &amp;egrave; uno Stato da isolare, ma una societ&amp;agrave; con cui si pu&amp;ograve; mediare, dialogare, esistere. Il palestinese fornisce e garantisce legittimit&amp;agrave;. L'israeliano ottiene l'esonero e il perdono. E il sistema continua. Errando. Fallendo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La visibilit&amp;agrave; non &amp;egrave; protezione e non &amp;egrave; nemmeno garanzia di ascolto o azione. Un documentario pu&amp;ograve; portare la distruzione di una comunit&amp;agrave; palestinese sui palcoscenici pi&amp;ugrave; prestigiosi del mondo, vincere premi, commuovere il pubblico. La comunit&amp;agrave; viene rasa al suolo lo stesso. La storia circola. I bulldozer arrivano comunque. E il genocidio prosegue mentre il film viene celebrato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; una coincidenza. &amp;Egrave; una funzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia non offre nessun esempio di un sistema di apartheid smantellato dall'interno e da chi lo applica e ne trae profitto, attraverso la persuasione morale o il dialogo e le collaborazioni culturali. Offre, invece, l'esempio del Sudafrica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Sudafrica non cadde perch&amp;eacute; i bianchi si fecero un'autocritica e si convinsero della brutalit&amp;agrave; e dell'ingiustizia dell'apartheid. Cadde perch&amp;eacute; il sistema divenne insostenibile dall'esterno. Gli altri lo fecero cadere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il boicottaggio culturale arriv&amp;ograve; per primo: l'espulsione dalle Olimpiadi nel 1964, il bando dalla FIFA nel 1976, e l'esclusione dal cricket internazionale. Seguirono l'embargo sulle armi e le sanzioni economiche. Il Presidente sudafricano De Klerk non liber&amp;ograve; Nelson Mandela perch&amp;eacute; all'improvviso era diventato un uomo integro e giusto. Lo fece perch&amp;eacute; il sistema, combattuto dall'esterno con pressioni intense, non poteva pi&amp;ugrave; reggersi. N&amp;eacute; sopravvivere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo &amp;egrave; il modello. Il modello da seguire e implementare. Non il dialogo, ma l'isolamento. Non la collaborazione, ma la distanza. Non la coresistenza, ma la resa dei conti. La accountability. Per un genocidio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il boicottaggio sudafricano funzion&amp;ograve; perch&amp;eacute; fu categorico. Rifiut&amp;ograve; l'immagine di normalit&amp;agrave;. Stabil&amp;igrave; che non esisteva una partecipazione innocente o neutrale con le strutture culturali e sportive del regime di apartheid, indipendentemente dalle intenzioni individuali. Ogni eccezione, anche ben intenzionata, ripristinava l'immagine di uno Stato normale e riformabile. Fu proprio il rifiuto di quella logica a rendere il sistema insostenibile. Fino a crollare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche in Sudafrica esistevano bianchi che si opponevano all'apartheid con sincerit&amp;agrave; e coraggio. La loro opposizione non rendeva accettabile la collaborazione con le istituzioni del regime. Il problema non era la mancanza di buona volont&amp;agrave; individuale. Era la struttura. Le strutture non cambiano attraverso la buona volont&amp;agrave;. Cambiano quando il costo del loro mantenimento diventa insostenibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo stesso vale oggi. Gli israeliani che si oppongono all'occupazione o che si dichiarano anti-sionisti hanno un lavoro da fare, ma non &amp;egrave; quello di affiancare i palestinesi sui palchi dei festival. &amp;Egrave; quello di organizzarsi all'interno della propria societ&amp;agrave;, costruire un costo politico reale per chi sostiene il sistema, rifiutare i privilegi che la cittadinanza di uno Stato di apartheid conferisce. Questo &amp;egrave; il lavoro che potrebbe cambiare qualcosa. Non quello che produce premi internazionali e false immagini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno Stato sotto accusa formale di genocidio non dovrebbe godere di accesso alle istituzioni culturali, sportive e accademiche internazionali. Dovrebbe affrontare le stesse conseguenze che il mondo impose al Sudafrica. Quando Israele non potr&amp;agrave; pi&amp;ugrave; partecipare alle competizioni sportive internazionali, quando sar&amp;agrave; escluso dalle istituzioni multilaterali, quando la sua presenza nelle strutture culturali e accademiche diventer&amp;agrave; politicamente insostenibile, allora le condizioni per il cambiamento strutturale cominceranno a maturare. Non prima.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Palestina non ha bisogno di altri progetti condivisi. Ha bisogno della stessa determinazione internazionale che rese l'apartheid sudafricano insostenibile. E ha bisogno che le proprie voci smettano di offrire al sistema la legittimit&amp;agrave; culturale di cui ha bisogno per sopravvivere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'atto di un israeliano che racconta la sofferenza palestinese al pubblico internazionale produce un effetto che serve il sistema indipendentemente dal contenuto. Dice: guardate, un israeliano vede, un israeliano si preoccupa, un israeliano combatte al fianco dei palestinesi. E quell'immagine, il buon israeliano, l'israeliano critico, l'israeliano che ha attraversato la linea, vale per il sistema pi&amp;ugrave; di qualsiasi propaganda ufficiale. Perch&amp;eacute; &amp;egrave; credibile. Perch&amp;eacute; &amp;egrave; avallata dalla presenza palestinese. Perch&amp;eacute; fa apparire Israele come una societ&amp;agrave; capace di autocorrezione, anzich&amp;eacute; come uno Stato che deve essere isolato. Senza la voce palestinese, il progetto non regge. Con essa, diventa la prova che il dialogo &amp;egrave; possibile, che la societ&amp;agrave; israeliana contiene in s&amp;eacute; i germi della giustizia. Ma non li contiene. Quello che serve &amp;egrave; la responsabilit&amp;agrave;. Ed &amp;egrave; da l&amp;igrave; che si deve cominciare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando la collaborazione sostituisce la responsabilit&amp;agrave;, non avvicina la giustizia. La rinvia. La sostituisce con l'impunit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; questa la coresistenza.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Little Bighorn 150 anni dopo. Perché l’America ha fatto di Custer un eroe?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-little_bighorn_150_anni_dopo_perch_lamerica_ha_fatto_di_custer_un_eroe/53237_67383/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Raffaella Milandri&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per un secolo e mezzo l&amp;rsquo;America ha fatto una cosa straordinaria: ha trasformato una sconfitta militare, nata dentro una guerra coloniale, in una leggenda nazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha preso George Armstrong Custer, ufficiale dell&amp;rsquo;esercito statunitense, protagonista dell&amp;rsquo;avanzata contro i Popoli delle Pianure, e lo ha consegnato all&amp;rsquo;immaginario collettivo come un eroe tragico: biondo, audace, circondato, sacrificato. L&amp;rsquo;uomo dell&amp;rsquo;&amp;ldquo;ultima resistenza&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la domanda vera, 150 anni dopo Little Bighorn, non &amp;egrave; come sia morto Custer.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda vera &amp;egrave;: &lt;strong&gt;perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;America ha avuto bisogno di farne un eroe?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io credo che questa sia una delle domande pi&amp;ugrave; scomode della memoria americana, perch&amp;eacute; obbliga a guardare non soltanto una battaglia, ma il modo in cui un Paese costruisce i propri miti per non dover &lt;strong&gt;fare i conti con le proprie colpe&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di mettere al centro l&amp;rsquo;uomo che guidava un reparto dell&amp;rsquo;esercito, e non i popoli che stavano difendendo la propria terra? Perch&amp;eacute; hanno pianto la caduta del 7&amp;deg; Cavalleria pi&amp;ugrave; di quanto abbiano riconosciuto la violazione dei trattati, l&amp;rsquo;invasione delle Black Hills, la distruzione sistematica del mondo lakota, cheyenne e arapaho?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Little Bighorn non &amp;egrave; soltanto una battaglia del passato. &amp;Egrave; una ferita nella memoria americana. E &lt;strong&gt;come tutte le ferite profonde, continua a rivelare ci&amp;ograve; che un Paese vorrebbe nascondere&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non fu Custer a essere tradito dalla Storia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Furono i trattati firmati con i Popoli Nativi a essere traditi dagli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1868, con il Trattato di Fort Laramie, il governo statunitense riconobbe le Black Hills come parte della Grande Riserva Sioux, destinate all&amp;rsquo;uso dei Sioux. Quelle colline non erano una terra qualsiasi: erano, e restano, un luogo sacro. Ma quando venne scoperto l&amp;rsquo;oro, la parola data perse improvvisamente valore. I cercatori bianchi arrivarono, la pressione coloniale aument&amp;ograve;, e ci&amp;ograve; che era stato riconosciuto ai Lakota venne trasformato in ostacolo all&amp;rsquo;espansione americana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; una delle costanti del colonialismo: i trattati valgono finch&amp;eacute; non intralciano l&amp;rsquo;economia dell&amp;rsquo;invasore. &amp;Egrave; qui che nasce il cuore osceno del mito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Custer non venne trasformato in eroe perch&amp;eacute; la sua vicenda fosse esemplare. Venne trasformato in eroe perch&amp;eacute; serviva un martire bianco capace di coprire il crimine originario: l&amp;rsquo;invasione di terre gi&amp;agrave; riconosciute ai Popoli Nativi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il mito di Custer non nasce per ricordare un uomo. Nasce per assolvere un impero.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A costruire quella leggenda contribu&amp;igrave; anche Elizabeth &amp;ldquo;Libbie&amp;rdquo; Custer, vedova del generale, che per decenni difese e aliment&amp;ograve; l&amp;rsquo;immagine del marito come eroe tragico della nazione. Ma il mito non sopravvive mai solo per amore privato: sopravvive quando serve a un Paese. E &lt;strong&gt;Custer serviva&lt;/strong&gt;. Serviva a &lt;strong&gt;trasformare una sconfitta coloniale in martirio patriottico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se Custer diventa l&amp;rsquo;eroe caduto, allora Lakota, Cheyenne e Arapaho possono essere raccontati come &amp;ldquo;selvaggi&amp;rdquo;. Se l&amp;rsquo;attenzione si concentra sull&amp;rsquo;ultima resistenza del 7&amp;deg; Cavalleria, scompare la resistenza molto pi&amp;ugrave; lunga dei Popoli delle Pianure. Se il pubblico piange l&amp;rsquo;ufficiale sconfitto, non deve pi&amp;ugrave; interrogarsi sui trattati violati, sulle riserve imposte, sulla fame organizzata, sulla distruzione dei bisonti, sulla guerra culturale condotta contro intere nazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da anni studio e racconto i Popoli Nativi del Nord America, e ogni volta mi colpisce lo stesso meccanismo: il colonizzatore viene ricordato con nome, volto, biografia, destino; i popoli colpiti vengono trasformati in sfondo, massa indistinta, nota a margine. Little Bighorn &amp;egrave; uno degli esempi pi&amp;ugrave; clamorosi di questa manipolazione della memoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; i protagonisti di quella storia non erano comparse attorno alla morte di Custer.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Erano Sitting Bull, Crazy Horse, Gall, Two Moons, Wooden Leg, Lame White Man. Erano i guerrieri lakota, cheyenne e arapaho. Erano le famiglie accampate lungo il Greasy Grass. Erano le donne, i bambini, gli anziani, i cavalli, le tende, le lingue, le cerimonie, il terrore e la determinazione di chi sapeva che non stava combattendo per una gloria astratta, ma per la sopravvivenza del proprio mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La battaglia del 25 e 26 giugno 1876&lt;/strong&gt; fu complessa, come sempre lo &amp;egrave; la storia reale. C&amp;rsquo;erano scout Crow e Arikara al fianco dell&amp;rsquo;esercito statunitense, e questo impedisce ogni semplificazione romantica. Le nazioni native non erano un blocco unico: avevano alleanze, rivalit&amp;agrave;, territori, memorie e interessi differenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma proprio questa complessit&amp;agrave; rende ancora pi&amp;ugrave; grave la menzogna successiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; la narrazione americana dominante non ha cercato la complessit&amp;agrave;. Ha cercato un santino. Ha costruito Custer come figura tragica, quasi cavalleresca, e ha relegato i Popoli Nativi nel ruolo previsto dal copione coloniale: ostacolo al progresso, minaccia alla civilt&amp;agrave;, massa feroce da contenere o eliminare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La parola &amp;ldquo;selvaggi&amp;rdquo; &amp;egrave; servita a questo. La parola &amp;ldquo;ostili&amp;rdquo; &amp;egrave; servita a questo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola &amp;ldquo;Frontiera&amp;rdquo; &amp;egrave; servita a questo. A rendere accettabile l&amp;rsquo;inaccettabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; la &amp;ldquo;Frontiera&amp;rdquo; non fu una linea poetica verso l&amp;rsquo;avventura. Fu un processo di occupazione. La &amp;ldquo;pacificazione&amp;rdquo; delle Pianure fu guerra. La &amp;ldquo;civilizzazione&amp;rdquo; fu cancellazione. Il &amp;ldquo;destino manifesto&amp;rdquo; fu ideologia coloniale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Little Bighorn brucia ancora perch&amp;eacute; per una volta quel copione si incepp&amp;ograve;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per una volta l&amp;rsquo;esercito degli Stati Uniti non vinse. Per una volta l&amp;rsquo;avanzata coloniale incontr&amp;ograve; una resistenza capace di fermarla. Per una volta i Popoli Nativi non furono sconfitti sul campo. E allora &lt;strong&gt;la narrazione ufficiale dovette lavorare il doppio&lt;/strong&gt;: se non poteva cancellare la vittoria indigena, poteva almeno cambiarne il significato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cos&amp;igrave; una vittoria nativa divenne il massacro di Custer.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una resistenza divenne barbarie. Un&amp;rsquo;aggressione militare divenne tragedia nazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; uno dei pi&amp;ugrave; grandi rovesciamenti simbolici della storia americana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ancora oggi molti conoscono Custer pi&amp;ugrave; di Sitting Bull. Molti ricordano &amp;ldquo;Custer&amp;rsquo;s Last Stand&amp;rdquo; pi&amp;ugrave; del Greasy Grass. Molti immaginano le giubbe blu sulla collina, ma non sanno immaginare l&amp;rsquo;accampamento indigeno lungo il fiume. Non sanno che quel luogo, per i Popoli Nativi, non &amp;egrave; un set cinematografico n&amp;eacute; un capitolo da manuale: &amp;egrave; memoria viva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E qui la questione diventa attuale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;Occidente ama i Nativi quando sono sconfitti, lontani, spiritualizzati, ridotti a piume, tramonti e frasi edificanti. Ma fatica a sopportarli quando parlano di terra, trattati, sovranit&amp;agrave;, miniere, oleodotti, tribunali, restituzione, diritti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Nativo morto pu&amp;ograve; diventare poesia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Nativo vivo diventa problema politico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo Little Bighorn non appartiene solo al 1876. Parla ancora oggi. Parla ogni volta che un popolo indigeno viene ascoltato solo se compatibile con l&amp;rsquo;immaginario romantico dell&amp;rsquo;uomo bianco. Parla ogni volta che la memoria nativa viene celebrata nei musei, ma ignorata quando rivendica giustizia. Parla ogni volta che un luogo sacro viene trattato come risorsa economica, ostacolo burocratico, terreno da sfruttare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La questione delle Black Hills, infatti, non &amp;egrave; chiusa. Nel 1980 la Corte Suprema degli Stati Uniti riconobbe che ai Sioux spettava un risarcimento per la sottrazione di quelle terre. Ma per molte comunit&amp;agrave; Lakota il punto non &amp;egrave; mai stato soltanto il denaro. La richiesta riguarda la terra, la memoria, la sovranit&amp;agrave;, il sacro. Un luogo sacro non diventa giusto perch&amp;eacute; qualcuno, un secolo dopo, ne calcola il prezzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda, dunque, non &amp;egrave; soltanto perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;America abbia fatto di Custer un eroe.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda &amp;egrave; &lt;strong&gt;perch&amp;eacute; continuiamo, ancora oggi, a conoscere meglio il nome dei conquistatori che quello dei popoli conquistati&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io non credo che Little Bighorn vada ricordata per celebrare una battaglia. Credo vada ricordata per smontare un mito. Perch&amp;eacute; una storia raccontata solo dal punto di vista dell&amp;rsquo;esercito non &amp;egrave; storia: &amp;egrave; rapporto militare. Una storia raccontata solo dal punto di vista dei vincitori politici non &amp;egrave; memoria: &amp;egrave; propaganda. Una storia senza la voce dei popoli colpiti &amp;egrave; un&amp;rsquo;altra forma di occupazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Centocinquant&amp;rsquo;anni dopo, Little Bighorn ci chiede di cambiare posizione. Di scendere dalla collina di Custer e tornare verso il fiume. Verso il Greasy Grass. Verso le voci che la storia ufficiale ha cercato di coprire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si tratta di odiare Custer. Sarebbe troppo facile, e persino riduttivo. Si tratta di capire perch&amp;eacute; sia stato necessario trasformarlo in leggenda. Perch&amp;eacute; ogni impero ha bisogno dei propri martiri, soprattutto quando deve nascondere le proprie vittime.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E forse &amp;egrave; proprio questo che l&amp;rsquo;America non ha mai perdonato davvero a Little Bighorn: non la morte di Custer, ma il fatto che per due giorni la Storia non obbed&amp;igrave; all&amp;rsquo;impero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di questo si parler&amp;agrave; il 26 giugno, nella conferenza &amp;ldquo;Little Bighorn 150 anni dopo. Perch&amp;eacute; l&amp;rsquo;America ha fatto di Custer un eroe&amp;rdquo;, a San Benedetto del Tronto. Scrivere a info@omnibusomnes per informazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non per celebrare una battaglia. Ma per restituire uno sguardo. E per ricordare che la memoria, quando torna nelle mani dei popoli a cui &amp;egrave; stata sottratta, non &amp;egrave; nostalgia: &amp;egrave; giustizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Nativi  </category>
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                    <title>Bufera al Tribeca Film Festival: attore e influencer ridono sul red carpet di stupri e violenze a Gaza</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bufera_al_tribeca_film_festival_attore_e_influencer_ridono_sul_red_carpet_di_stupri_e_violenze_a_gaza/45289_67380/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Sabato, sul tappeto rosso del Tribeca Film Festival,&amp;nbsp;&amp;nbsp;un&amp;nbsp;influencer e un attore filo-israeliani hanno scherzato sul fatto che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.middleeasteye.net/countries/israel&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;le&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://www.middleeasteye.net/countries/palestine&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;palestinesi sarebbero state violentate dai cani israeliani.&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Durante la promozione di un film girato in Israele, l'attore Elon Gold e l'influencer Lizzy Savetsky hanno riso facendo riferimento alle vecchie accuse secondo cui le forze israeliane avrebbero usato cani militari per violentare prigioniere palestinesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;&amp;Egrave; davvero un grande traguardo. E per un film girato in Israele, &amp;egrave; una cosa davvero fantastica&quot;, ha detto Gold a Savetsky sul tappeto rosso, indicando con un gesto il terreno in riferimento a Israele mentre parlava di quanto fosse contento che il film&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;The Wedding Entertainer (The Tale of Moishe Badhan)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;, di cui &amp;egrave; protagonista, venisse proiettato al festival di New York.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Sono stata violentata solo da due cani israeliani&quot;, ha detto Gold.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Pensavo che violentassero solo i palestinesi&quot;, ha risposto Savetsky.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
&lt;div&gt;&lt;form action=&quot;https://middleeasteye.us21.list-manage.com/subscribe/post?u=b5bdd0873541363c88d50e5cb&amp;amp;id=e9fb079abb&amp;amp;f_id=00a3a3e1f0&quot; method=&quot;POST&quot; data-once=&quot;form-updated&quot; data-drupal-form-fields=&quot;&quot;&gt;&quot;No, ho anche un cane&quot;, ribatt&amp;eacute; Gold scherzando, e scoppiarono entrambi a ridere.&lt;/form&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Organizzazioni per i diritti umani come B'Tselem e Euro-Mediterranean Human Rights Monitor hanno documentato casi di prigionieri palestinesi aggrediti da cani militari israeliani.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Ad aprile,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.middleeasteye.net/news/i-wished-death-sexual-violence-israels-prisons-organised-state-policy&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Middle East Eye ha riportato&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;la testimonianza di Amir, un palestinese di 35 anni detenuto nel centro di detenzione di Sde Teiman. Ha raccontato di come i soldati lo abbiano costretto a spogliarsi, prima che i loro cani gli urinassero addosso e lo violentassero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Ha descritto come il cane &quot;mi abbia penetrato l'ano in modo addestrato mentre venivo picchiato&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Questo &amp;egrave; andato avanti per diversi minuti. Mi sono sentito profondamente umiliato e violato&quot;, ha detto Amir.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Un'altra ex prigioniera, Wajdi, di 43 anni, ha raccontato di essere stata incatenata a un letto di metallo e ripetutamente violentata da soldati e da un cane addestrato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;A gennaio, B'Tselem ha pubblicato un rapporto intitolato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.btselem.org/press_releases/20260120_living_hell&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Inferno vivente&quot;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;, che includeva testimonianze e prove dell'uso di cani per maltrattare i prigionieri palestinesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;L'uso dei cani nella tortura dei palestinesi &amp;egrave; diventato un argomento di discussione internazionale dopo che il New York Times ha pubblicato un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.middleeasteye.net/news/new-york-times-details-brutal-rape-of-palestinians-israel-called-it-blood-libel&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;articolo di Nicholas Kristof&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;in cui si faceva riferimento a tale pratica.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il governo israeliano ha reagito furiosamente all'articolo, minacciando di querelare il New York Times. Finora non ci sono prove che lo abbia fatto o che intenda farlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;In una dichiarazione, il Tribeca Festival ha condannato i commenti di Gold e Savetsky.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Il Tribeca Festival &amp;egrave; a conoscenza delle preoccupazioni sollevate in merito a una clip che circola sui social media e condanna senza riserve le osservazioni offensive e inaccettabili fatte da Elon Gold e Lizzy Savetsky alla premi&amp;egrave;re di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;The Wedding Entertainer (The Tale of Moishe Badhan)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&quot;, si legge nel comunicato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;La violenza sessuale e la sofferenza umana non dovrebbero mai essere derise o minimizzate. I commenti non rispecchiano i valori del Tribeca Festival e ci rammarichiamo per il dolore e l'offesa che hanno causato. Non siamo riusciti a contattare i registi.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Gaza, scatta il blocco totale degli aiuti: la drastica decisione di Israele dopo l'attacco iraniano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gaza_scatta_il_blocco_totale_degli_aiuti_la_drastica_decisione_di_israele_dopo_lattacco_iraniano/45289_67381/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;L'8 giugno, l'esercito israeliano ha chiuso tutti i corridoi di confine con la Striscia di Gaza e ha sospeso l'ingresso degli aiuti umanitari come forma di punizione collettiva per gli attacchi iraniani in risposta alle violazioni israeliane in Libano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il Coordinatore israeliano delle attivit&amp;agrave; di occupazione nei territori palestinesi (COGAT) ha confermato che la chiusura rimarr&amp;agrave; in vigore mentre le autorit&amp;agrave; israeliane valutano la situazione di sicurezza in corso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il COGAT ha affermato che la quantit&amp;agrave; di aiuti umanitari che giungono a Gaza supera il fabbisogno nutrizionale della popolazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot; data-twitter-extracted-i1780986345236286107=&quot;true&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;A seguito degli attacchi missilistici lanciati dall'Iran contro lo Stato di Israele, sono state implementate una serie di misure di sicurezza necessarie, tra cui la chiusura dei valichi di frontiera con la Striscia di Gaza, tra cui il valico di Kerem Shalom e il valico di Rafah, fino a nuovo avviso&amp;hellip;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://t.co/PptfY8LNcz&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;pic.twitter.com/PptfY8LNcz&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;ndash; COGAT (@cogatonline)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://x.com/cogatonline/status/2063728643839283640?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;7 giugno 2026&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;/figure&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Da marzo, i funzionari palestinesi hanno riferito che Israele consente l'ingresso nel territorio solo&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://thecradle.co/articles/gaza-under-threat-of-famine-as-israel-cuts-aid-deliveries-to-10-percent-of-required-amount&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;del 10% circa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt; del fabbisogno effettivo, con appena 640 camion di aiuti umanitari arrivati ??a fronte dei 6.000 necessari a soddisfare i bisogni nutrizionali minimi della popolazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;La chiusura giunge dopo che l'Iran ha lanciato cinque ondate di attacchi missilistici e con droni contro il territorio israeliano in risposta agli attacchi israeliani contro Dahiye, sobborgo meridionale della capitale libanese, in diretta violazione del cosiddetto cessate il fuoco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha annunciato di aver lanciato un attacco missilistico contro impianti industriali ad Haifa in risposta a un attacco israelo-americano contro un complesso petrolchimico iraniano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;In una dichiarazione, l'IRGC ha avvertito che Israele ha iniziato un &quot;gioco pericoloso&quot;...&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://t.co/gmi3cVTuGm&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;pic.twitter.com/gmi3cVTuGm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot; data-twitter-extracted-i1780986345236286107=&quot;true&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Secondo il Canale 12 israeliano, l'Iran ha finora lanciato tra i 22 e i 24 missili verso Israele, mentre Ansarallah ne ha lanciati due. Il canale ha anche riferito che gli Stati Uniti stanno partecipando a operazioni di intercettazione missilistica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;mdash; The Cradle (@TheCradleMedia)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://x.com/TheCradleMedia/status/2063922395077812385?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;8 giugno 2026&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;/figure&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il quartier generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC), Khatam al-Anbiya, ha dichiarato domenica in un comunicato che Israele ha oltrepassato &quot;tutte le linee rosse&quot; continuando a prendere di mira Beirut.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Avevamo gi&amp;agrave; avvertito che, se la criminalit&amp;agrave; nei sobborghi di Beirut si fosse diffusa, avremmo attaccato obiettivi nei territori occupati&quot;, si legge nella dichiarazione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;figure class=&quot;media&quot;&gt;
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&lt;blockquote class=&quot;twitter-tweet&quot; data-twitter-extracted-i1780986345236286107=&quot;true&quot;&gt;
&lt;p dir=&quot;ltr&quot; lang=&quot;en&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Israele ha chiuso tutti i valichi di frontiera di Gaza e sospeso l'ingresso di aiuti umanitari nell'enclave, nonostante un accordo di cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti. La decisione arriva in un contesto di continue restrizioni e attacchi, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria a Gaza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://t.co/aCF4bTmCgg&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;pic.twitter.com/aCF4bTmCgg&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;mdash; DOAM (@doamuslims)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://x.com/doamuslims/status/2063957310183973340?ref_src=twsrc%5Etfw&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;8 giugno 2026&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;/figure&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;La chiusura dei corridoi umanitari avviene mentre le violazioni del cessate il fuoco e le aggressioni israeliane nella Striscia di Gaza continuano senza sosta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Secondo gli ultimi rapporti del Ministero della Salute palestinese di Gaza, pubblicati luned&amp;igrave;, nove palestinesi sono stati uccisi e 43 feriti negli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il ministero ha aggiunto che numerose vittime rimangono intrappolate sotto le macerie e nelle strade, e che le squadre di ambulanza e della protezione civile non riescono a raggiungerle.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Da quando il cosiddetto cessate il fuoco &amp;egrave; entrato in vigore l'11 ottobre 2025, gli attacchi israeliani hanno ucciso 970 palestinesi e ne hanno feriti altri 3.063.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>«Un ladro nano col mantello da gigante»: l'Iran cita Macbeth per attaccare gli USA dopo il maxi-sequestro di criptovalute</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-un_ladro_nano_col_mantello_da_gigante_liran_cita_macbeth_per_attaccare_gli_usa_dopo_il_maxisequestro_di_criptovalute/82_67377/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,0&quot;&gt;Il 29 maggio, in occasione del &lt;em data-path-to-node=&quot;3,0&quot; data-index-in-node=&quot;31&quot;&gt;Reagan National Economic Forum&lt;/em&gt;, il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha rivelato che gli Stati Uniti hanno sequestrato circa 1 miliardo di dollari in criptovalute collegate all'Iran, nel quadro di una pi&amp;ugrave; ampia campagna di sanzioni e pressioni contro Teheran.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;La replica non si &amp;egrave; fatta attendere: il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, ha pubblicato &lt;a href=&quot;https://twitter.com/IRIMFA_SPOX/status/2064088085755773295&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;sul suo account X&lt;/a&gt; un video con le dichiarazioni del Segretario americano, accusandolo di vantarsi del &quot;furto&quot; di beni iraniani. Per farlo, Baqai ha citato un celebre frammento del &lt;em data-path-to-node=&quot;3,1&quot; data-index-in-node=&quot;295&quot;&gt;Macbeth&lt;/em&gt; di William Shakespeare: &lt;em data-path-to-node=&quot;3,1&quot; data-index-in-node=&quot;327&quot;&gt;&amp;laquo;Sente che i suoi titoli ora gli pesano addosso come il mantello di un gigante su un ladro nano&amp;raquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,2&quot;&gt;Questo scontro si inserisce in un contesto geopolitico delicatissimo. In seguito all'aggressione statunitense e israeliana contro l'Iran del 28 febbraio e al successivo cessate il fuoco mediato dal Pakistan, Teheran ha posto come condizione cruciale per qualsiasi accordo proprio il rilascio dei beni congelati da Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,3&quot;&gt;L'appropriazione unilaterale di asset statali solleva profondi interrogativi di diritto internazionale, in particolare sulla sovranit&amp;agrave; degli Stati e sulla protezione della propriet&amp;agrave; privata da misure coercitive extraterritoriali. Secondo la posizione iraniana, la confisca miliardaria non solo viola le norme internazionali configurandosi come un'azione ostile contro il proprio popolo, ma l'ostentazione stessa del sequestro mette a nudo la reale natura delle politiche di Washington.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Qalibaf: &quot;La diplomazia senza armi fallisce, l'azione militare senza politica non basta&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-qalibaf_la_diplomazia_senza_armi_fallisce_lazione_militare_senza_politica_non_basta/82_67378/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato che la strategia del Paese per porre fine all'attuale aggressione da parte di Stati Uniti e Israele consiste nel ricorrere simultaneamente alla guerra e alla diplomazia, al fine di difendere i diritti della nazione iraniana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;In un messaggio audio rivolto alla nazione iraniana e diffuso luned&amp;igrave;, Qalibaf ha indicato che l'Iran &amp;egrave; pronto a riprendere immediatamente le operazioni militari in risposta alle violazioni del cessate il fuoco annunciato all'inizio di aprile da parte di Stati Uniti e Israele.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Le sue dichiarazioni sono giunte dopo che l'Iran ha lanciato attacchi missilistici contro il regime israeliano in rappresaglia per le violazioni del cessate il fuoco, che includono anche la cessazione delle ostilit&amp;agrave; in Libano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;L'operazione &amp;egrave; stata condotta nonostante i continui sforzi per mediare un accordo tra Iran e Stati Uniti che potesse porre fine in modo definitivo all'aggressione israelo-americana contro il Paese, iniziata alla fine di febbraio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;div class=&quot;twitter-tweet twitter-tweet-rendered&quot;&gt;&lt;iframe id=&quot;twitter-widget-0&quot; class=&quot;&quot; title=&quot;Post X&quot; src=&quot;https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?dnt=false&amp;amp;embedId=twitter-widget-0&amp;amp;features=eyJ0ZndfdGltZWxpbmVfbGlzdCI6eyJidWNrZXQiOltdLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2ZvbGxvd2VyX2NvdW50X3N1bnNldCI6eyJidWNrZXQiOnRydWUsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdHdlZXRfZWRpdF9iYWNrZW5kIjp7ImJ1Y2tldCI6Im9uIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH0sInRmd19yZWZzcmNfc2Vzc2lvbiI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfZm9zbnJfc29mdF9pbnRlcnZlbnRpb25zX2VuYWJsZWQiOnsiYnVja2V0Ijoib24iLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X21peGVkX21lZGlhXzE1ODk3Ijp7ImJ1Y2tldCI6InRyZWF0bWVudCIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3Nob3dfYmlyZHdhdGNoX3Bpdm90c19lbmFibGVkIjp7ImJ1Y2tldCI6Im9uIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH0sInRmd19kdXBsaWNhdGVfc2NyaWJlc190b19zZXR0aW5ncyI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdXNlX3Byb2ZpbGVfaW1hZ2Vfc2hhcGVfZW5hYmxlZCI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdmlkZW9faGxzX2R5bmFtaWNfbWFuaWZlc3RzXzE1MDgyIjp7ImJ1Y2tldCI6InRydWVfYml0cmF0ZSIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfbGVnYWN5X3RpbWVsaW5lX3N1bnNldCI6eyJidWNrZXQiOnRydWUsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdHdlZXRfZWRpdF9mcm9udGVuZCI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9fQ%3D%3D&amp;amp;frame=false&amp;amp;hideCard=false&amp;amp;hideThread=false&amp;amp;id=2063997291699060973&amp;amp;lang=es&amp;amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.hispantv.com%2Fnoticias%2Fpolitica%2F645253%2Firan-perseguir-guerra-diplomacia-defender-derechos&amp;amp;sessionId=04dc83d2734401895c14102b1a878dfd277a34f5&amp;amp;siteScreenName=HISPANTV&amp;amp;theme=light&amp;amp;widgetsVersion=6a3ad42b224df%3A1778106238597&amp;amp;width=550px&quot; frameborder=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot; data-tweet-id=&quot;2063997291699060973&quot; data-mce-fragment=&quot;1&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Qalibaf, che ha guidato i negoziati indiretti tra l'Iran e gli Stati Uniti, ha affermato che Teheran si &amp;egrave; impegnata seriamente nella via diplomatica per porre fine all'aggressione. Tuttavia, ha insistito sul fatto che una risposta militare alle violazioni del cessate il fuoco nel Golfo Persico da parte degli Stati Uniti e agli attacchi israeliani in Libano &amp;egrave; anche una parte cruciale della strategia iraniana per raggiungere i propri obiettivi nell'attuale confronto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;laquo;Se consideriamo la diplomazia unicamente come negoziati a porte chiuse e sorrisi diplomatici, siamo condannati al fallimento fin dall'inizio. E se ci affidiamo esclusivamente alle operazioni militari e alla guerra, non saremo in grado di difendere pienamente i nostri diritti&amp;raquo;, ha affermato Qalibaf nel suo messaggio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Ha osservato che la recente escalation dello scontro con gli Stati Uniti e il regime israeliano &amp;egrave; dovuta al continuo blocco statunitense del commercio marittimo iraniano e agli attacchi israeliani in Libano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Il blocco navale statunitense contro la nazione iraniana e la mancata osservanza dell'accordo raggiunto sul Libano costituiscono chiare violazioni del cessate il fuoco&quot;, ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Era naturale per noi dare una risposta decisa in difesa dei diritti del popolo iraniano&quot;, ha aggiunto Qalibaf, lodando le forze armate del Paese per aver agito &quot;con autorit&amp;agrave;&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Qalibaf ha osservato che la situazione in Libano &amp;egrave; un esempio di come la diplomazia, combinata con l'azione militare, possa respingere un aggressore. &quot;La diplomazia non ostacola le operazioni militari, n&amp;eacute; le operazioni militari ostacolano la diplomazia&quot;, ??ha affermato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Ha spiegato che la sfera militare funge da &quot;forza trainante nella costruzione del potere&quot;, dissuadendo il nemico persino dal considerare un atto di aggressione. La sfera diplomatica, ha aggiunto, deve trasformare quel potere in risultati tangibili, legali ed economici.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il capo negoziatore ha chiarito che Teheran non si fida degli Stati Uniti nei negoziati diplomatici con Washington. &quot;Il nostro obiettivo &amp;egrave; porre fine alla guerra e stabilire una sicurezza duratura, non normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti&quot;, ha affermato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Non ci fidiamo dell'altra parte&quot;, ha sottolineato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/2049432_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Fulvio Grimaldi - DA GERMANIA ANNO ZERO – A GERMANIA ANNO 2.0? C’ero, ci risiamo, ci sono</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__da_germania_anno_zero__a_germania_anno_20_cero_ci_risiamo_ci_sono/58662_67350/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Fulvio Grimaldi per l'AntiDiplomatico&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Preambolo dinastico&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non fosse stato per il Capitano Pierre Fran&amp;ccedil;ois De Gerbaulet, non avrei avuto motivi molto personali per scrivere questo pezzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per motivi svaporati nel tempo, forse legati alla persecuzione degli ugonotti ordinata da Carlo IX di Francia e da Caterina de&amp;rsquo; Medici nella seconda met&amp;agrave; del &amp;lsquo;600, Pierre Fran&amp;ccedil;ois abbandon&amp;ograve; la nat&amp;igrave;a Borgogna e si insedi&amp;ograve; a Muenster in Westfalia. Qui diede origine a una dinastia che, per me, si concluse con mia madre, una De Gerbaulet franco-prussiana, nata e cresciuta nella spumeggiante Berlino di Weimar, quella eternata ai posteri dal mitico &amp;ldquo;Cabaret&amp;rdquo; di Bob Fosse con Liza Minnelli. O, forse, nella sua parte migliore, da Bertold Brecht.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine%202026-06-07%20171256.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;310&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tramite mia madre e mio padre, i Gerbaulet (che intanto, democraticamente, avevano buttato il &amp;ldquo;De&amp;rdquo;) si fusero in me con i Grimaldi dell&amp;rsquo;Alta Savoia, che indossavano quel patronimico per derivazione da Grimoaldo, re dei Longobardi e re d'Italia dal 662 al 671 e poi anche un Duca di Benevento. Grimaldi mica per virt&amp;ugrave; di schiatta. Semplicemente il genitivo latino di Grimoaldus (&amp;ldquo;potente guerriero&amp;rdquo;) con cui, andando in giro, usavano qualificarsi i sudditi del longobardo.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immfulviopeopgrimagine2.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;603&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 10pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Grimoaldo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutta questa pappardella per fornire una spiegazione del trovarmi in quella Germania che, con occhio, cuore e mente, Rossellini raccont&amp;ograve; nel film che ha dato il titolo a questo testo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Premessa bombarola napoletana&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E qui si comincia per davvero. 1942, grazie al fastidio provato dagli alleati per la presenza di truppe tedesche destinate al fronte nordafricano, con 200 bombardamenti dal 1941 al 1943, Napoli divenne la citt&amp;agrave; italiana pi&amp;ugrave; bombardata in assoluto. Il mi&amp;rsquo; babbo era l&amp;igrave; per lavoro e cos&amp;igrave; anche l&amp;rsquo;ultima, per allora, dei Gerbaulet e i due figli piccini. Che mia madre allen&amp;ograve; a non avere paura, portandoli, quando suonava l&amp;rsquo;allarme, sulla torretta in cima alla casa di Posillipo per fare a gara a chi contava pi&amp;ugrave; esplosioni della contraerea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi allora non era convinto che quella guerra, con i blitz su Parigi, Varsavia, Tripoli (e non ancora Stalingrado), sarebbe finita in quattro e quattr&amp;rsquo;otto? Almeno lo era mio padre nonostante che, gi&amp;agrave; veterano della prima Guerra Mondiale, nel 1941, fosse stato richiamato, promosso Maggiore e spedito in Francia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che fare? Mio padre: la guerra non durer&amp;agrave; molto, a Napoli si rischia di finire inceneriti, c&amp;rsquo;&amp;egrave; quel bel paesino delle nostre vacanze in Baviera, dove nessuno butterebbe neanche un mortaretto, io devo partire per Marsiglia&amp;hellip; S&amp;ugrave; s&amp;ugrave;, fate i bagagli e andatevene nella pi&amp;ugrave; sicura (!!!) Germania, tanto la guerra fra un paio di mesi &amp;egrave; finita. Prima di rivederci passarono 4 anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Escalation germanica&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Ieca%C3%B2atmmagine3.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;424&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quattro anni di guerra e di bombardamenti che quelli di Napoli erano il carnevale. Di fame, di rovine, di solidariet&amp;agrave; tra bombardati e affamati. Siccome alla franco-prussiana pareva opportuno distrarre i figlioli dagli orrori della guerra, ogni tanto si facevano lunghe gite in bici, o si saliva su qualche residuato di autobus pubblico, o di treno, magari merci, e si andava a sfidare i&lt;em&gt; Lancaster&lt;/em&gt; e gli &lt;em&gt;Spitfire &lt;/em&gt;di Churchill, a Francoforte, Colonia, Monaco, Wuerzburg (dove non risparmiarono nemmeno il Tiepolo della Reggia). Di macerie ce ne siamo risparmiate poche. E di cibo quasi tutto. Si andava per fossi a tagliare ortiche da far passare per spinaci, conditi con i resti del surrogato di caff&amp;egrave;. Qualcuno rimediava un pesce dal grande fiume. Conigli a ruba, su nutrivano d&amp;rsquo;erba. Polli pochi, mancava il mangime. Caccia zero. I fucili sarebbero serviti ad altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il posto era bello. Il fiume si attraversava a nuoto, la foresta era grande e ci si andava con il professore (l&amp;igrave; ho fatto le tre medie inferiori) a dare i nomi agli alberi e agli animali e a cercare cocci romani tra i massi del Vallo di Adriano che passava per la foresta sopra di noi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un bombardamento squarci&amp;ograve; l&amp;rsquo;insediamento di sfollati dalla Colonia in macerie (della pi&amp;ugrave; bella cattedrale gotica della Germania erano state messe al sicuro le vetrate colorate). Poi passarono gli &lt;em&gt;Spitfire&lt;/em&gt; a mitragliare ci&amp;ograve; che ancora si muoveva. Gli uomini validi erano tutti partiti &amp;ldquo;per l&amp;rsquo;estrema difesa&amp;rdquo;. Toccava a noi ragazzini fare da &amp;ldquo;soccorso civile&amp;rdquo;, spegnere incendi, raccogliere feriti.. Mi ricordo attempate pance in giacchetta e cravatta, dallo sguardo smarrito, con in spalla una vanga, partire a fare il &lt;em&gt;&amp;ldquo;Volkssturm&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (&amp;ldquo;Tempesta di popolo&amp;rdquo;) contro gli Alleati per l&amp;rsquo;ultima offensiva nelle Fiandre, quando i sovietici gi&amp;agrave; vedevano Berlino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E ricordo, parola per parola, pochissimo tempo dopo, uscire dalla &lt;em&gt;Volksradio&lt;/em&gt;, apparecchio nero di bachelite con sopra la svastichetta, una sola stazione parlante e poi musica, questo comunicato: &amp;ldquo;&lt;em&gt;Unser Fuehrer, Adolf Hitler&amp;rdquo; ist heute im Kampf um Berlin gefallen&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Hitler &amp;egrave; caduto combattendo nella difesa di Berlino. Era il 30 aprile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Uno sparo sbagliato e fine di tutto&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immsparssbaglagine4.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;336&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quel mitragliamento &amp;ndash; credo di averlo gi&amp;agrave; raccontato &amp;ndash; mi scolp&amp;igrave; negli occhi un&amp;rsquo;immagine che, da allora, non si cancella: un mio compagno di seconda media, steso raggricciato, colpito da una raffica davanti alla sua baracca di sfollato. Colpito al ventre, con le pupille fisse nel cielo. E&amp;rsquo; stato un incentivo per quando, qualche mese dopo, trovata una mitragliatrice abbandonata da soldati in fuga, con due compagni pi&amp;ugrave; grandi, io 11, loro 12 e 14, ci appostammo nel bosco sulla collina e sparammo una sventagliata sul primo carro armato della prima colonna americana che sferragliava verso il paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho sparato dalla parte sbagliata su obiettivi sbagliati? Chiss&amp;agrave;. Comunque non ci prendemmo e scappammo prima che quelli potessero centrare noi. Gli dei mi punirono quando, a un anno e mezzo dalla fine della guerra, novembre 1946, gli occupanti USA ci permisero finalmente di rientrare in Italia (ricordo il colonello americano che abbaiava a mia madre: &amp;ldquo;&lt;em&gt;Potevate restarvene in Italia, siete nazisti!)&lt;/em&gt;. Su quel carro merci, tra quell&amp;rsquo;ammasso di gente a brandelli, o da quei pentoloni di brodaglia sui marciapiedi delle stazioni, rimediai il tifo. Un&amp;rsquo;epidemia che, assistita da fame e maltrattamenti, aveva gi&amp;agrave; sfoltito i campi di concentramento e tutti i centri abitati. In Italia le cose andavano meglio, ma per qualche anno mica tanto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Almeno fino al 1948 i miei cappotti e abiti erano quelli di mio padre rivoltati e miracolosamente rimpiccioliti da sarti virtuosisti, mentre era indispensabile il ciabattino all&amp;rsquo;angolo che risuolava le scarpe fino a tre, quattro volte. I libri di scuola me li passava mia sorella, tre anni avanti, scarabocchiati e unti e bisunti, neanche sempre quelli giusti, ma si lasciavano adattare. L&amp;rsquo;equazione e Giambattista Vico quelli sono ed &amp;egrave; sempre stato Bruto a uccidere Cesare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Lo sfacelo aveva tante facce. Io ricordo quella di migliaia di prigionieri tedeschi, coscritti, in colonna e con uniformi in stracci, che si trascinavano, puntati dai mitra degli americani. E poi altre colonne, stavolta di milioni, gente con fagotti e carretti che andava via da dove i loro avevano vissuto per secoli. 3,5 milioni di tedeschi, incolpevoli, via dalla Slesia diventata Polonia. Con addosso quello che potevano portare. E, almeno fino al 1948, i miei cappotti e abiti erano quelli di mio padre rivoltati e miracolosamente rimpiccioliti, mentre era indispensabile il ciabattino all&amp;rsquo;angolo che risuolava le scarpe fino a tre quattro volte.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine%202026-06-07%20171640.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;218&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E Merz, cosa ne sa?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo &amp;egrave; quanto ricordiamo noi, vegliardi, roba che si &amp;egrave; sedimentata nelle cellule. Roba di cui non ha idea Fredrich Merz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Friederich Merz, a dispetto dal nomignolo &amp;ldquo;Testa di Pera&amp;rdquo; gi&amp;agrave; uomo per l&amp;rsquo;Europa del pi&amp;ugrave; grosso fondo di rapina del mondo, Blackrock, aveva raccolto il bastone di maresciallo da Goering, via Merkel e via Scholz. Quella degli accordi di pace di Minsk che l&amp;rsquo;ex-cancelliera cos&amp;igrave; ricorda: &lt;em&gt;&amp;ldquo;li abbiamo fatti solo per guadagnare tempo e armare Zelenskyi&amp;rdquo;. &lt;/em&gt;E quello dei 1000 miliardi di euro per la Difesa tedesca voluti da Scholz e poi messi sul piatto da Merz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Lui, Merz, &amp;egrave; quello che &amp;ldquo;&lt;em&gt;Israele a Gaza e in Iran sta facendo il lavoro sporco per noi&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Anche quello che &amp;ldquo;&lt;em&gt;la Germania avr&amp;agrave; l&amp;rsquo;esercito pi&amp;ugrave; potente d&amp;rsquo;Europa e assumer&amp;agrave; la guida dell&amp;rsquo;UE&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Pure quello che &amp;ldquo;&lt;em&gt;introduciamo la leva militare, volontaria per ora; ma chi vuole allontanarsi dal paese non potr&amp;agrave; farlo per pi&amp;ugrave; di qualche settimana e dovr&amp;agrave; impegnarvisi ufficialmente&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. E infine quello, con cinturone Wehrmacht e la fibbia &amp;ldquo;&lt;em&gt;Gott mit uns&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (Dio con noi) che, all&amp;rsquo;unisono coll&amp;rsquo;evangelico sionista Pete Hegseth, che alle truppe recita salmi del &amp;ldquo;dio degli eserciti&amp;rdquo;, peraltro cinematografico, impone al popolo tedesco di farsi &lt;em&gt;kriegst&amp;uuml;chtig&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Kriegst&amp;uuml;chtig&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine%202026-06-07%20171738.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;219&quot; /&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Joseph Goebbels, Friedrich Merz&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vocabolari e media, forse prede di riserve mentali, traducono malissimo il termine coniato da Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich alla vigilia della Guerra che fin&amp;igrave; come descritto sopra. Sarebbe &amp;ldquo;agguerrito, &amp;ldquo;idoneo alla guerra&amp;rdquo;, &amp;ldquo;bene armato&amp;rdquo; e altri eufemismi del genere. Ci&amp;ograve; su cui si sorvola &amp;ndash; oggi mica ce l&amp;rsquo;abbiamo a che fare con i nazisti &amp;ndash; &amp;egrave; che quella parola non &amp;egrave; tecnica, implica un valore. Krieg &amp;egrave; guerra. Ma &lt;em&gt;t&amp;uuml;chtig&lt;/em&gt;, non vuol dire solo idoneo, o armato. Vuol dire idoneo perch&amp;eacute; &amp;ldquo;buono, bravo, in gamba&amp;rdquo;, soprattutto &amp;ldquo;volenteroso&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E, dunque, cosa proclamano ogni due per tre ai quattro venti, Merz e il suo Feldmaresciallo in borghese Boris Pistorius, Ministro della Guerra, se non che la Germania, i tedeschi, quelli della leva &amp;ldquo;per ora&amp;rdquo; volontaria (ma intanto ti devi presentare al distretto della Bundeswehr), devono essere bravi, buoni, capaci, volenterosi, PER LA GUERRA. E per finire cos&amp;igrave; (vedi foto). O peggio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Imdopoguerrgermnamagine5.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;338&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa che diverge un tantino dall&amp;rsquo;impegno di pace perenne e dal rifiuto di riarmo inciso nella Costituzione. Cosa che ha visto l&amp;rsquo;8 maggio scorso, data della fine della Seconda guerra Mondiale e della bandiera rossa sulla cancelleria di Berlino, uno sciopero generale degli studenti in tutto il paese contro la riforma del reclutamento adottata a gennaio dal governo. Riforma pro tempore che non impone ancora il servizio, ma richiede la visita di leva e la compilazione di un questionario, che ti star&amp;agrave; addosso per sempre, sulle tue motivazioni pro o contro il servizio. Se risulti &lt;em&gt;kriegst&amp;uuml;chtig,&lt;/em&gt; per farti carne di porco nella prevista invasione russa del 2029, vai benissimo. Sei di quei cittadini consapevoli e onorevoli che amano, come si &amp;egrave; tornati a dire nei cerchi magici dei nuovi patrioti alla Trump, Netanyahu, Crosetto e Pistorius, &amp;ldquo;combattere e morire per la patria&amp;rdquo;. In caso contrario ti teniamo d&amp;rsquo;occhio. Il &amp;ldquo;fermo preventivo&amp;rdquo; della Meloni &amp;egrave; un&amp;rsquo;ottima idea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vero &amp;egrave; che nessun russo, da Putin agli altri 150 milioni di russi, pi&amp;ugrave; i 6,5 del Donbass, che qualcuno insiste a volere ucraini a forza di stragi, si &amp;egrave; mai sognato di invadere chicchessia (in Donbass si difende l&amp;rsquo;autodeterminazione dei russi), tanto meno la Germania. Ma se le cose stanno cos&amp;igrave;, che ci vuole per un altro 11 settembre che provi come i russi stiano l&amp;igrave; l&amp;igrave;, anzi, a essere tedescamente precisi, nel 2029, unica incertezza marzo o settembre, per scatenare la guerra all&amp;rsquo;Occidente via Berlino. Ha funzionato tanto bene per Israele e per i nostri armieri e la nostra I.A., vuoi che non funzioni per noi?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ah, la rivincita!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagirivincne6.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;337&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arrendevoli, rinunciatari, divanisti, anche un bel po&amp;rsquo; cagasotto, questi Willy Brand, Helmuth Schmidt, Gerhard Schroeder, cancellieri della &lt;em&gt;Ostpolitik&lt;/em&gt; che col nemico russo addirittura ci flirtavano, ci facevano affari, sul suo gas costruivano la pi&amp;ugrave; produttiva industria europea e lo Stato sociale pi&amp;ugrave; avanzato. Lussi che rammolliscono. Non rendono &lt;em&gt;kriegst&amp;uuml;chtig&lt;/em&gt;. La Bundeswehr, con quei quattro sfigati di volontari che, come da noi, non erano risultati &lt;em&gt;t&amp;uuml;chtig &lt;/em&gt;per null&amp;rsquo;altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un libro che andrebbe tradotto. E&amp;rsquo; di tre autori, Luft, Opielka e Werner, e s&amp;rsquo;intitola &amp;ldquo;&lt;em&gt;Con la Russia per un cambio politico&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. In grande dettaglio vi si illustra come tutto in Germania &amp;ndash; politica, media, industria delle armi, istruzione, accademia, intrattenimento &amp;ndash; sia impegnato nel &amp;ldquo;Piano Operativo Germania&amp;rdquo;. Vale a dire in preparativi di guerra che coinvolga ogni ambito della societ&amp;agrave; a tutti i livelli della vita. La guerra &amp;egrave; diventata un calcolo costi-benefici alla cui testa si &amp;egrave; posto l&amp;rsquo;apparato politico-militare, come viene descritto nei dossier dell&amp;rsquo;Istituto di Kiel per l&amp;rsquo;Economia Mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&amp;rsquo; il pensatoio che raccoglie i pi&amp;ugrave; duri sostenitori di una NATO dalla strategia muscolare ed espansiva, a partire della spinta a superare ogni limitazione alla fornitura di armi all&amp;rsquo;Ucraina, nell&amp;rsquo;intento di proseguire la guerra senza prospettiva di una fine, se non quella del disfacimento della Russia in inoffensive e ridotte entit&amp;agrave; territoriali etnico-linguistiche. Che poi sarebbe la silenziosamente agognata &amp;ldquo;rivincita&amp;rdquo; di certi circoli di cui nessuno avrebbe sognato, ancora poco tempo fa, il riemergere. Solo per quel momento &amp;egrave; ipotizzabile la fine della guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sorprende, anche alla luce delle ben definite posizioni assunte da Leone XIV, che a questa corsa del riarmo e verso la guerra non trova opposizione, o critica, n&amp;eacute; dalla Conferenza Episcopale Tedesca, n&amp;eacute; dalla Chiesa Evangelica della Germania.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;False Flag e libert&amp;agrave; d&amp;rsquo;opinione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/ImRepubblicamagine7.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;894&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per tutto questo, occorrono ovviamente motivi credibili. Che, in loro manifesta assenza, si creano. O, se capitano, si sfruttano. Nel secondo caso sono droni russi assolutamente innocui che si sono persi qualche metro oltre i confini della Polonia, o della Romania, che poi risultano ucraini, o deviati dagli ucraini, come tutti quelli sconfinati nei paesuccoli baltici, ma servono al grande schiamazzo bellicista.&amp;nbsp; Nel primo caso, provocazioni come quella sull&amp;rsquo;autorevole &amp;ldquo;Zeit&amp;rdquo;, nel dicembre del 2024, in cui si affermava che potevano essere documentate ben 72 azioni di sabotaggio russe in Germania nel corso di quell&amp;rsquo;anno. La successiva e tardiva smentita delle autorit&amp;agrave; tedesche e la totale assenza di prove, non hanno ridotto l&amp;rsquo;impatto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagikallavonderleinne8.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;339&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Del resto non c&amp;rsquo;&amp;egrave; preparazione alla guerra che non sia accompagnata da propaganda e limitazioni alla libert&amp;agrave; d&amp;rsquo;opinione e d&amp;rsquo;espressione, che per&amp;ograve; &amp;egrave; decretata irrinunciabile. Ma che diventa difficilissimo riunire sotto uno stesso tetto con una programmazione bellica. E di queste settimane una campagna UE che cammina su tre altisonanti parole d&amp;rsquo;ordine: &amp;ldquo;Libera Stampa&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Libera opinione&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Libera Scienza&amp;rdquo; (s&amp;rsquo;&amp;egrave; vista col Covid). Formuletta accattivante, inventata da un&amp;rsquo;idra a tre teste (vedi foto): tre personaggi che si trovano a capo di tutto, pur senza la minima legittimazione democratica. Che i diritti umani fondamentali e la libert&amp;agrave; d&amp;rsquo;opinione siano pesantemente minacciati nell&amp;rsquo;UE, a dispetto di queste depistanti campagne sulla loro difesa, lo dimostrano, tra gli altri, le assolutamente fascistiche sanzioni inflitte a giornalisti e analisti blasfemi rispetto alla versione ammessa su Iran, Ucraina, Libano, Israele&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo dimostrano anche i decreti sicurezza grandinatici addosso in Italia. Accompagnati da quei vertici di ipocrisia che si manifestano nelle campagne governative &amp;ldquo;contro la disinformazione&amp;rdquo;. Con la quale &amp;ldquo;disinformazione&amp;rdquo; si intende ogni espressione che possa porre in dubbio quanto su Gaza, guerra in Ucraina, Iran, il forsennato riarmo e le relative cadute welfare, deve essere creduto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ne portano drammatica testimonianza personaggi, come l&amp;rsquo;analista militare e geopolitico svizzero, Jacques Baud, o il giornalista tedesco Huseyin Dogru, uno dei 28 sostenitori di una libert&amp;agrave; d&amp;rsquo;opinione che Bruxelles ha sanzionato con il consenso dei rispettivi governi (da noi, su iniziativa USA, Francesca Albanese), imponendo l&amp;rsquo;esclusione dalla societ&amp;agrave; civile con il blocco di ogni mezzo di sostentamento e le sanzioni estese a chi offre soccorso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma anche gli ormai esemplari &amp;ldquo;Cinque di Ulm&amp;rdquo;, attivisti antiguerra di &amp;ldquo;Palestine Action&amp;rdquo; accusati di aver danneggiato apparecchiature e imbrattato muri, dalle parti di Stoccarda, dello stabilimento israeliano Elbit System, produttore di armamenti (la Germania &amp;egrave; il secondo fornitore mondiale di armi a Israele). Il processo &amp;egrave; in corso, manette e catene, restando rinchiusi da settembre nel famigerato carcere d massima sicurezza di Stammheim, riservato ai &amp;ldquo;terroristi. E&amp;rsquo; l&amp;igrave; che membri della &lt;em&gt;Rote Armee Fraktion &lt;/em&gt;(anche Banda Baader-Meinhof), nel corso del loro processo, vennero trovati &amp;ldquo;suicidati&amp;rdquo; nel 1975.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ucraina con la Svastica nell&amp;rsquo;Europa di Ursula e Merz&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immbanderagine9.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;449&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 10pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Statua al nazista Stepan Bandera&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto questo, dunque, ha un formidabile retroterra: l&amp;rsquo;Unione Europea germanizzata e balticizzata. Tra la germanica baronessa Ursula von der Leyen, la baltica Kaja Kallas che, con 1,3 milioni di concittadini (in buona parte dissidenti russi), pretende di rappresentare 450 milioni di europei, e il portoghese bla-bla-bla con elmetto, Antonio Costa, che porta il caff&amp;egrave; alle altre due, la retrovia per la conflagrazione che vendichi Stalingrado &amp;egrave; assicurata. Tre autocrati di un&amp;rsquo;oligarchia che, privi di vaglio elettorale, si vantano di quello concesso ai pupazzetti dell&amp;rsquo;Europarlamento. I quali ai richiami della triade reagiscono come l&amp;rsquo;orsetto del tirassegno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vuoi che una simile conventicola chiuda le porte a uno Zelensky che, da sette anni, fa il vicer&amp;egrave; per NATO e UE e si presenta come membro ideale per frenesia bellica, disponibilit&amp;agrave; a dissanguare le ultime tre generazioni del suo paese, campione mondiale di corruzione, modello di regime autocratico con 11 partiti proibiti e tutte le tv d&amp;rsquo;opposizione chiuse? Ecco dunque, sollecitata dai droni &amp;ldquo;russi&amp;rdquo; e nel momento in cui Putin rilancia colloqui di pace, l&amp;rsquo;improvvisa accelerazione della corsa a un&amp;rsquo;Ucraina in qualche modo dentro l&amp;rsquo;UE, a dispetto dell&amp;rsquo;assenza di proprio tutti i requisiti politici, giuridici, democratici, che si pretendono essere propri dell&amp;rsquo;UE.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una volta conseguito questo obiettivo, ecco che la difesa dell&amp;rsquo;Ucraina, da fornitura di armamenti, intelligence, forze speciali travestite e quant&amp;rsquo;altro fatto passare sotto coperta, si trasforma in partecipazione attiva e obbligatoria alla guerra del proprio neo-associato. Lo impongono i diritti umani e democratici come cesellati nella costituzione dell&amp;rsquo;Unione e come si riscontrano nella nuova Ucraina, magari senza opposizione, ma del massimo rispetto, a forza di stragi fin dal colpo di Stato del 2014, per le proprie minoranze russe. Alla stregua di una tradizione di tale rispetto, come venne praticata nei confronti di ebrei e polacchi dai modelli storici, Stepan Bandera o Andriv Melnyk, oggi onorati dalla politica e dall&amp;rsquo;esercito con statue e reparti con svastica,&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immagine%202026-06-07%20172204.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;269&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 10pt;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Uno Zelensky e un suo milite Azov&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Corsi e ricorsi: 2.0&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Torniamo e concludiamo da dove siamo partiti e poi ci lasciamo, atterriti dalla prospettiva di una Germania Anno Zero 2.0, di cui abbiamo illustrato tanti progettatori e preparatori in azione. Al punto di averci fatto capire che c&amp;rsquo;&amp;egrave; chi ci sta trascinando fuori dall&amp;rsquo;era nella quale ci eravamo abbastanza confortevolmente accomodati, tra i resti della carneficina 1939-1945, non sembra per ora incontrare grossi intralci. Nemmeno quelli che, pure, sono stati opposti al genocidio dei palestinesi. E la Germania &amp;egrave; di nuovo in prima linea e noi siamo di nuovo al traino. In pi&amp;ugrave; c&amp;rsquo;&amp;egrave;, stavolta, una superpotenza di cui per&amp;ograve; non si sa se quello che dice, o fa, all&amp;rsquo;ora di pranzo valga ancora al tempo della merenda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Tutta tua&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immtutatuaagine10.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;337&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;83 anni dopo l&amp;rsquo;articolo di Goebbels sulla &amp;ldquo;&lt;em&gt;Kriegst&amp;uuml;chtigkeit&amp;rdquo;&lt;/em&gt; nella pubblicazione &amp;ldquo;&lt;em&gt;Das Reich&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, Boris Pistorius e l&amp;rsquo;Ispettore Generale della Bundeswehr, Carsten Breuen, pubblicano &amp;ldquo;&lt;em&gt;Direttive di Politica della Difesa 2023&amp;rdquo;&lt;/em&gt; che, secondo alcuni critici, dovrebbero essere visti come &amp;ldquo;Modello per una guerra totale&amp;rdquo;, con al suo interno gli elementi per la mobilitazione di tutti i settori di economia, cultura, societ&amp;agrave;. &amp;rdquo;&lt;em&gt;La nostra capacit&amp;agrave; di difesa richiede una Bundeswehr abilitata alla guerra... Il che esige una costante prontezza al combattimento con l&amp;rsquo;impegno alla vittoria in ambiente ad alta intensit&amp;agrave;&amp;hellip;&amp;ldquo;&lt;/em&gt; Alta intensit&amp;agrave; e il termine in codice per &amp;ldquo;perdite di massa&amp;rdquo;. Significa che si debba essere ideologicamente preparati a morire &amp;ldquo;per la nostra democrazia&amp;rdquo;. In parole serie: per gli interessi geopolitici e finanziari delle Elite al potere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci risiamo. Come, nel 1933, Hitler prese lo spunto dall&amp;rsquo; &amp;ldquo;umiliazione di Versailles&amp;rdquo; per giustificare un riarmo della Germania finalizzato a rettificare i torti subiti da quel trattato e andare anche oltre, cos&amp;igrave; Merz trae dalla spoliazione della Germania di ogni velleit&amp;agrave; di potenza imposta e autoimposta, il pretesto per riscattare la nazione trasformando lo Stato Sociale in Economia di guerra, con l&amp;rsquo;esercito pi&amp;ugrave; forte d&amp;rsquo;Europa. Una sua chiosa a tutto questo si ritrova in un documento dell&amp;rsquo;Ufficio Informazioni dell&amp;rsquo;Esercito: &lt;em&gt;&amp;ldquo;Cannoni e burro, sarebbe bello se funzionasse. Ma quello sarebbe il paese del latte e miele. Non va. Lo Stato sociale come l&amp;rsquo;abbiamo avuto non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; finanziabile con il tipo di economia nazionale che dobbiamo adottare&amp;rdquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non vi ci si trova una vaga eco con quanto dichiarato alla radio dal Maresciallo del Reich per l&amp;rsquo;Industria e l&amp;rsquo;Aeronautica, Hermann Goering: &amp;ldquo;&lt;em&gt;I cannoni ci rendono forti, il burro ci fa solo grassi&amp;rdquo;? &lt;/em&gt;E i tedeschi si ritrovarono pieni di cannoni e con un drastico calo di benessere e di servizi essenziali. Servivano quelli non essenziali, ma che sarebbero risultati tali per la distruzione di mezza Europa e 55 milioni di morti, di cui 27 sovietici.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Immaginecarroarmateur11.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;381&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma che, davvero? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non lo fu esplicitamente pacifista neppure quella copia europea degli USA inventata dai santoni di Ventotene. Poco rimane oggi della storica mobilitazione del 2005 contro la Costituzione UE, lontanissima dai propositi firmati dai paesi fondatori, Germania, Francia, Benelux e Italia, e vista come la negazione di un&amp;rsquo;Europa sociale, pacifica e democratica. Se ne denunciava la programmazione di un costante riarmo dei paesi membri in direzione di una &amp;ldquo;&lt;em&gt;capacit&amp;agrave; di guerra di portata mondiale&lt;/em&gt;&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quel trattato venne respinto dalla netta contrariet&amp;agrave; delle societ&amp;agrave; europee e da referendum in Francia e Paesi Bassi. Ma poco se ne tenne conto: le parti essenziali vennero incluse nei trattati di Lisbona del 2009, col quale gli Stati si impegnarono a potenziare gradualmente la propria capacit&amp;agrave; militare (detta di Difesa). Moriva cos&amp;igrave; anche il celebrato Trattato di Maastricht, del 1993, con tutta la sua promessa di riservare ogni impegno al mantenimento della pace.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci risiamo con la leva, per ora in versione soft. E a prepararla, ecco che si danno da fare tutti, a partire dal lobbista delle armi che, a garanzia della separazione tra interesse pubblico e interessi privati, fa da noi il ministro della Guerra. E a continuare con i bonzi stellati che vengono a scuola a far prendere l&amp;rsquo;indirizzo giusto, culturale, morale e di carriera, ai ragazzi futuri uccisori e morituri. E a finire nell&amp;rsquo;orgia militaristica, che sputa in faccia a una Repubblica fondata su una certa Costituzione e su un suo certo articolo 11, con l&amp;rsquo;oscenit&amp;agrave; di una parata di guerra applaudita dal massimo difensore di quella Costituzione e di quell&amp;rsquo;articolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci&amp;ograve; che andrebbe detto ai ragazzi convocati a misurarsi con questa prospettiva &amp;egrave; che, se vivete in Occidente ed entrate nel militare, non sarete mai chiamati a difendere il vostro paese. Vi manderanno a uccidere gente che prova a difendere il suo, di paese. Lo farete allo scopo di arricchire persone gi&amp;agrave; ricche, di dare pi&amp;ugrave; potere ai gi&amp;agrave; potenti e di piegare il mondo all&amp;rsquo;ordine dei tiranni.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Attenti al Lupo</category>
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                            <item>
                    <title>Libano, Iran, Yemen: la crisi regionale entra in una nuova fase</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-libano_iran_yemen_la_crisi_regionale_entra_in_una_nuova_fase/45289_67375/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;attacco israeliano contro la periferia sud di Beirut ha &lt;a href=&quot;https://actualidad.rt.com/actualidad/609813-iran-e-israel-intercambian-ataques&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;riacceso&lt;/a&gt; il confronto diretto tra Iran e Israele, aprendo una nuova fase di tensione regionale che rischia di coinvolgere ulteriormente il Medio Oriente. Il bombardamento, condotto da Israele pochi giorni dopo l&amp;rsquo;entrata in vigore di un cessate il fuoco e nonostante le pressioni statunitensi per evitare operazioni sulla capitale libanese, ha provocato vittime e suscitato una dura reazione da parte di Teheran. In risposta all&amp;rsquo;attacco contro il Libano, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha lanciato una serie di missili balistici contro obiettivi israeliani, colpendo in particolare la base aerea di Ramat David. L&amp;rsquo;operazione come hanno evidenziato le autorit&amp;agrave; iraniane, rappresenta una rappresaglia diretta per quella che definiscono una violazione della tregua e un&amp;rsquo;aggressione contro il popolo libanese. L&amp;rsquo;escalation non si &amp;egrave; fermata qui. Israele ha successivamente condotto raid contro diversi obiettivi militari in Iran, colpendo installazioni nelle aree di Teheran, Tabriz e Isfahan.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo fonti israeliane, gli attacchi hanno preso di mira siti di lancio missilistici e sistemi di difesa aerea. Autorit&amp;agrave; iraniane hanno inoltre denunciato danni a una sezione dell&amp;rsquo;impianto petrolchimico Karoon, nella provincia del Khuzestan. La risposta iraniana &amp;egrave; arrivata poche ore dopo. L&amp;rsquo;IRGC ha annunciato l&amp;rsquo;avvio dell&amp;rsquo;&amp;ldquo;Operazione Nasr&amp;rdquo;, diretta contro le basi aeree israeliane di Nevatim e Tel Nof, considerate infrastrutture strategiche per le operazioni militari dello Stato ebraico. Contestualmente, sono stati segnalati attacchi contro un complesso petrolchimico israeliano. Sul piano politico, il presidente statunitense Donald Trump ha espresso irritazione per l&amp;rsquo;escalation e ha invitato entrambe le parti a interrompere immediatamente gli attacchi reciproci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Trump ha inoltre avvertito che un&amp;rsquo;ulteriore offensiva israeliana contro l&amp;rsquo;Iran rischierebbe di provocare nuove ritorsioni e un allargamento del conflitto. Da Teheran, il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Mohammad Baqer Zolqadr, ha lanciato un duro monito a Israele e agli Stati Uniti, affermando che l&amp;rsquo;&amp;ldquo;intera regione diventer&amp;agrave; un inferno&amp;rdquo; se la &amp;ldquo;coalizione sionista-americana&amp;rdquo; dovesse commettere nuovi errori. Secondo il dirigente iraniano, gli eventi degli ultimi mesi avrebbero modificato profondamente gli equilibri della sicurezza regionale e internazionale. Analisti vicini alla posizione iraniana sottolineano che l&amp;rsquo;operazione contro le basi israeliane rappresenta un messaggio strategico preciso: qualsiasi futura aggressione contro il Libano verrebbe considerata una minaccia diretta agli interessi di Teheran e riceverebbe una risposta militare immediata. Dopo l&amp;rsquo;ultima ondata di attacchi, il comando centrale Khatam al-Anbiya ha annunciato la sospensione delle operazioni militari iraniane, sostenendo che sia stata inflitta a Israele una &amp;ldquo;risposta dolorosa&amp;rdquo; in difesa del Libano. Nel frattempo, anche gli Houthi dello Yemen hanno dichiarato il divieto di transito nel Mar Rosso per le navi collegate a Israele, ampliando ulteriormente la dimensione regionale della crisi. Il rischio di una nuova spirale di confronto resta elevato, nonostante i tentativi diplomatici di evitare un conflitto pi&amp;ugrave; ampio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Petroliere russe nel mirino: l’UE militarizza le sanzioni</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-petroliere_russe_nel_mirino_lue_militarizza_le_sanzioni/45289_67376/</link>
                    <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Unione Europea compie un nuovo passo nella strategia di pressione economica contro la Russia. Gli Stati membri hanno infatti autorizzato le navi da guerra impegnate nel Mediterraneo nell&amp;rsquo;ambito dell&amp;rsquo;operazione IRINI a fermare e ispezionare petroliere straniere sospettate di trasportare greggio russo appartenente alla cosiddetta &amp;ldquo;flotta ombra&amp;rdquo;. Ad annunciarlo &amp;egrave; stata l&amp;rsquo;Alta rappresentante dell&amp;rsquo;UE per la politica estera, Kaja Kallas, secondo cui l&amp;rsquo;obiettivo della misura &amp;egrave; ridurre le entrate con cui Mosca finanzia le proprie operazioni militari in Ucraina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;operazione IRINI era stata lanciata nel 2020 con il compito di monitorare il rispetto dell&amp;rsquo;embargo sulle armi dirette alla Libia. Ora il mandato operativo viene ampliato: le unit&amp;agrave; navali europee potranno abbordare e controllare anche le navi sospettate di aggirare le sanzioni energetiche imposte alla Russia. Bruxelles ritiene che la cosiddetta &amp;ldquo;shadow fleet&amp;rdquo;, composta da petroliere registrate sotto diverse bandiere e spesso utilizzate per trasporti difficili da tracciare, rappresenti uno strumento fondamentale per consentire a Mosca di continuare a esportare petrolio nonostante le restrizioni occidentali. La decisione ha per&amp;ograve; suscitato forti critiche da parte russa. Konstantin Basyuk ha dichiarato che l&amp;rsquo;iniziativa aumenta il rischio di una pericolosa escalation nel Mediterraneo e dimostra come l&amp;rsquo;Europa continui a privilegiare la logica dello scontro anzich&amp;eacute; costruire un sistema di sicurezza condivisa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo il senatore russo, la misura non colpisce soltanto l&amp;rsquo;economia di Mosca, ma rischia soprattutto di compromettere le prospettive di una futura normalizzazione dei rapporti tra Russia e Unione Europea. Nel frattempo, Mosca si prepara a fronteggiare eventuali incidenti in mare. Gi&amp;agrave; nei mesi scorsi il Consiglio Marittimo russo, guidato da Nikolay Patrushev, aveva predisposto nuove misure di protezione per le navi battenti bandiera russa o in partenza dai porti del Paese. Gli armatori sono stati invitati a richiedere assistenza alla Marina militare, mentre il monitoraggio delle rotte commerciali legate alla Russia &amp;egrave; stato ulteriormente rafforzato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al di l&amp;agrave; degli aspetti operativi, la scelta dell'UE conferma la volont&amp;agrave; di proseguire sulla strada della contrapposizione frontale con Mosca. Una linea che molti analisti considerano sempre pi&amp;ugrave; autolesionista: mentre la Russia continua ad adattarsi alle sanzioni e a rafforzare i legami con i principali attori del Sud globale, l'Europa affronta stagnazione economica, crisi industriale e perdita di peso geopolitico. Invece di costruire le basi per una futura sicurezza comune sul continente, Bruxelles punta sull'escalation permanente, con il rischio di essere proprio l'Europa a pagare il prezzo pi&amp;ugrave; alto di uno scontro destinato a protrarsi nel tempo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/cNOIuOO3sFS9yKCaAJ5FOTQsonIEABamwvlE06bG.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Perù, ballottaggio sul filo del voto rurale: Fujimori in testa, Sánchez risale</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-per_ballottaggio_sul_filo_del_voto_rurale_fujimori_in_testa_snchez_risale/82_67373/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:36:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Il ballottaggio presidenziale in Per&amp;ugrave; si decider&amp;agrave; praticamente all'ultimo voto. Il sito web dell'Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) mostra che, con il 91,553% delle schede scrutinate, la differenza tra i due candidati &amp;egrave; di appena 113.630 voti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo gli ultimi dati diffusi dall'ONPE, i risultati parziali sono i seguenti: la candidata di destra Keiko Fujimori &amp;egrave; leggermente in vantaggio sul candidato di sinistra Roberto S&amp;aacute;nchez, avendo ottenuto il 50,329% dei voti contro il 49,671% del suo rivale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo risultato percentuale attribuisce alla candidata di Fuerza Popular un totale di 8.689.389 voti, mentre il candidato di Juntos por el Per&amp;uacute; segue con 8.575.759. La differenza &amp;egrave; di 164.000 voti.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Finora, i voti scrutinati provengono principalmente da Lima (la capitale) e da altre citt&amp;agrave;, tradizionalmente roccaforti di Fujimori, candidata alla presidenza per la quarta volta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al contrario, S&amp;aacute;nchez sta guadagnando terreno nelle zone rurali, il cuore del Per&amp;ugrave;, i cui voti sono solitamente gli ultimi a essere scrutinati. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; stato confermato durante il primo turno, quando ha superato l'altro candidato di estrema destra e, fino ad allora, il favorito secondo numerosi sondaggi, l'ex sindaco di Lima Rafael L&amp;oacute;pez Aliaga.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli exit poll diffusi dopo la chiusura dei seggi mostravano un sostanziale pareggio, con un leggero vantaggio per Fujimori. Secondo l'istituto di sondaggi Ipsos, Fujimori ha ottenuto il 50,7% dei voti validi e S&amp;aacute;nchez il 49,3%. Datum, dal canto suo, indicava Fujimori con il 50,53% e S&amp;aacute;nchez con il 49,47%.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1780676570-AP26152045571672.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>L'Iran annuncia stop delle operazioni contro Israele</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_annuncia_stop_delle_operazioni_contro_israele/82_67372/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:20:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L'Iran ha annunciato la cessazione delle operazioni delle sue forze armate contro Israele, a seguito di una &quot;risposta energica&quot; in difesa del popolo libanese dopo gli attacchi israeliani nel sud del Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Comando Centrale iraniano, Khatam al-Anbiya, ha dichiarato che Israele e i suoi sostenitori &quot;avrebbero dovuto imparare la lezione&quot; e ha affermato che, se le aggressioni e le atrocit&amp;agrave; dovessero persistere, anche nel Libano meridionale, &quot;verranno adottate misure molto pi&amp;ugrave; severe e devastanti&quot;.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;Il Comando Centrale Khatam al-Anbiya &amp;egrave; il pi&amp;ugrave; alto comando operativo delle forze armate iraniane e risponde allo Stato Maggiore. La sua funzione principale &amp;egrave; quella di pianificare, coordinare e supervisionare le operazioni militari a livello nazionale, fungendo da comando di collegamento tra le varie branche, tra cui l'Esercito e le Guardie Rivoluzionarie.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Il Wall Street Journal ammette: la Corea del Nord è un successo economico</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_wall_street_journal_ammette_la_corea_del_nord__un_successo_economico/45289_67371/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:13:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Per decenni la narrazione dominante ci ha imposto un'immagine brutale della Corea del Nord, un racconto fatto di carestie, miseria e di un 'regime' sull'orlo del collasso imminente. Le sanzioni occidentali, il ferro e il fuoco dell'embargo avrebbero dovuto ridurre in ginocchio Pyongyang, trasformandola in un monito per chiunque osi sfidare l'ordine liberale globale. Ma i fatti hanno la testa dura e si incaricano di smentire la propaganda. A doverne prendere atto, con un certo imbarazzo, &amp;egrave; persino il quotidiano statunitense &lt;a href=&quot;https://www.wsj.com/world/asia/north-korea-economy-success-e80f7062&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Wall Street Journal&lt;/a&gt;, che in un'analisi spiazzante ha dovuto ribattezzare la Corea del Nord come la storia di successo economico pi&amp;ugrave; sorprendente al mondo. Non si tratta di propaganda di regime, ma della fotografia scattata da chi ha visitato il paese, dalle immagini satellitari e dai dati inconfutabili che raccontano una nazione in piena e vibrante rinascita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta passeggiare per le strade di Pyongyang per capire quanto il racconto occidentale sia sbiadito di fronte all'evidenza. La capitale non &amp;egrave; il set di un film distopico, ma una metropoli in fermento dove le app per il noleggio di taxi sono arrivate sugli smartphone, i pagamenti avvengono scansionando codici QR e le auto elettriche cinesi si mescolano al traffico. La capitale vive un boom edilizio senza precedenti, con diecimila nuove abitazioni consegnate in un solo anno nella sola capitale, mentre ospedali, fabbriche e resort turistici sorgono nelle province. Le immagini satellitari non mentono e mostrano un'attivit&amp;agrave; frenente: le luci notturne sono tre volte pi&amp;ugrave; luminose rispetto a cinque anni fa, un faro che brilla proprio sotto il naso di chi prediceva il buio totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro questo 'miracolo economico' non c'&amp;egrave; solo la resistenza nordcoreana, ma una lucida e spietata intelligenza geopolitica. Pyongyang ha dimostrato di saper giocare la scacchiera internazionale con una maestria che i pianificatori occidentali non avevano previsto. L'alleanza strategica con la Russia si &amp;egrave; trasformata in un volano economico formidabile. La fornitura di risorse militari e il supporto al fronte hanno fruttato al paese entrate per oltre dieci miliardi di dollari, un fiume di denaro e tecnologie che ha rimpinguato le casse statali aggirando il dollaro e il sistema finanziario controllato da Washington. A questo si aggiunge una formidabile capacit&amp;agrave; di proiezione digitale, con le unit&amp;agrave; informatiche che generano miliardi attraverso il mondo delle criptovalute, dimostrando un'innovazione tecnologica che stride con l'etichetta di paese arretrato affibbiata dai media mainstream.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero scacco matto alla strategia dell'isolamento arriva per&amp;ograve; da Pechino. La recente visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang, la prima dopo sette anni, ha sancito una sorta di rinascita economica e diplomatica. Il commercio tra i due paesi ha toccato i massimi degli ultimi otto anni, garantendo a Pyongyang il flusso vitale di beni di consumo e componenti tecnologici. La Corea del Nord non si &amp;egrave; limitata a subire la pressione, ma ha saputo ritagliarsi un ruolo indispensabile nel nuovo scacchiere multipolare, diventando un attore imprescindibile per i suoi alleati e sfruttando a proprio vantaggio le divisioni del blocco occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto viene raccontato dal Wall Street Journal &amp;egrave; una vittoria della sovranit&amp;agrave; nazionale contro l'arroganza delle sanzioni unilaterali. Questo risveglio economico non &amp;egrave; un semplice dato macroeconomico, ma la prova definitiva del fallimento della politica estera occidentale. Il pilastro della propaganda che dipingeva la Corea del Nord come uno Stato fallito &amp;egrave; crollato, sbriciolato dalla capacit&amp;agrave; del paese asiatico di adattarsi, innovare e prosperare. Le sanzioni non hanno piegato la Corea del Nord, al contrario l'hanno temprata, costringendola a costruire un'economia blindata, autonoma e, contro ogni aspettativa, sorprendentemente fiorente. La favola del collasso probabilmente &amp;egrave; finita, e la Corea del Nord vuole dimostrarlo.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Mass-Dance-1024x683.webp/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>L’Impero senza abiti nuovi: Putin a San Pietroburgo e il mondo che non si inchina</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-limpero_senza_abiti_nuovi_putin_a_san_pietroburgo_e_il_mondo_che_non_si_inchina/45289_67369/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Mario Petri&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt; e&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Maxim Ospovat&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;C&lt;/strong&gt;&amp;rsquo;&amp;egrave; un momento preciso in cui la storia cambia passo. Non sempre &amp;egrave; annunciato dai cannoni. A volte arriva nel silenzio climatizzato di una sala congressi affacciata sulla Neva, dove tremila delegati di cento paesi ascoltano un uomo che parla con la calma tagliente di chi sa di aver gi&amp;agrave; vinto l&amp;rsquo;argomento principale, anche se non ha ancora vinto la guerra. Quel momento &amp;egrave; stato il 5 giugno 2026, San Pietroburgo, Forum Economico Internazionale. Eravamo l&amp;igrave;. E questo &amp;egrave; ci&amp;ograve; che abbiamo visto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un paradosso che la fiaba di Andersen aveva gi&amp;agrave; descritto due secoli fa: il momento pi&amp;ugrave; pericoloso per un impero non &amp;egrave; quando i sudditi si ribellano, ma quando smettono semplicemente di fingere di vedere gli abiti che non ci sono &amp;mdash; e quel momento, a San Pietroburgo il 5 giugno 2026, era gi&amp;agrave; arrivato.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Il vecchio mondo sta finendo. Il nuovo non &amp;egrave; ancora nato. E in questo interregno emergono i mostri.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Antonio Gramsci&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Occidente collettivo &amp;mdash; quella costruzione ideologica che tiene insieme Washington, Bruxelles e una serie di capitali satelliti &amp;mdash; ha un problema esistenziale che nessun servizio di comunicazione strategica riesce pi&amp;ugrave; a mascherare: si comporta come un impero ma ha smesso di essere convincente. Impone sanzioni che colpiscono se stesso quanto il nemico designato. Finanzia guerre che non riesce a vincere. Predica l&amp;rsquo;ordine internazionale basato sulle regole mentre le viola sistematicamente quando gli conviene. E intanto il mondo, ostinatamente, continua a girare senza chiedere il permesso a Bruxelles.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo SPIEF 2026, questa contraddizione era palpabile come l&amp;rsquo;aria di giugno sulla Neva. Non perch&amp;eacute; qualcuno l&amp;rsquo;abbia urlata dai microfoni. Ma perch&amp;eacute; la sola presenza in sala &amp;mdash; ministri africani, banchieri asiatici, imprenditori del Golfo, il vicepresidente cinese Han Zheng, la presidente della Tanzania, il presidente uzbeko &amp;mdash; era di per s&amp;eacute; una risposta. Non ci si isola da soli con venti mila persone in sala.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Immaginate di costruire un martello per piantare chiodi nelle case degli altri, e di scoprire un giorno che quel martello &amp;egrave; diventato abbastanza pesante da rompervi i piedi: &amp;egrave; pressappoco ci&amp;ograve; che sta accadendo all&amp;rsquo;architettura finanziaria e statistica che l&amp;rsquo;Occidente ha eretto nel dopoguerra per misurare &amp;mdash; e governare &amp;mdash; l&amp;rsquo;economia globale.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Sono dati del FMI e della Banca Mondiale. Si vedono costretti a dirlo loro stessi.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Vladimir Putin, SPIEF 2026&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Putin ha aperto con la bomba pi&amp;ugrave; silenziosa e pi&amp;ugrave; devastante che potesse usare: i dati. Il PIL aggregato dei paesi BRICS ha superato quello del G7 di un rapporto di due a uno. Negli ultimi cinque anni, il 49% della crescita annua del PIL mondiale &amp;egrave; venuta dai paesi BRICS. Il G7 ha contribuito per il 18%. Non sono cifre russe, ha precisato con studiata ironia: sono del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, le stesse istituzioni create dall&amp;rsquo;Occidente per governare l&amp;rsquo;economia globale. Le stesse che oggi certificano il proprio declino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi numeri non sono propaganda. Sono il risultato di decenni di scelte sbagliate: deindustrializzazione selvaggia in nome del profitto finanziario, dipendenza da catene di fornitura che si sono rivelate fragili, una finanziarizzazione dell&amp;rsquo;economia reale che ha prodotto ricchezza per pochissimi e precariet&amp;agrave; per moltissimi. Mentre Detroit arrugginiva, Shenzhen cresceva. Mentre la Germania chiudeva le sue centrali nucleari per compiacere un&amp;rsquo;ideologia verde finanziata da oscure fondazioni, la Russia costruiva reattori in quattro continenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia economica del XXI secolo non la scrivono pi&amp;ugrave; Wall Street e la City di Londra. La scrivono le rotte commerciali che bypassano il dollaro, le infrastrutture che collegano Mosca a Pechino e Pechino ad Accra, i contratti in yuan e rubli e rupie che sgretolano silenziosamente l&amp;rsquo;egemonia del sistema SWIFT. L&amp;rsquo;Occidente ha usato il sistema finanziario come arma. Il resto del mondo ha preso nota e ha iniziato a costruire alternative.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un bivio nella storia di ogni civilt&amp;agrave; in cui si sceglie tra produrre e estrarre rendita, tra costruire e finanziare chi costruisce: l&amp;rsquo;Occidente quel bivio lo ha attraversato negli anni Ottanta e Novanta, e ha scelto con grande entusiasmo e scarsa lungimiranza la seconda strada &amp;mdash; e adesso, mentre Rosatom costruisce reattori in quattro continenti e la Cina guida nell&amp;rsquo;intelligenza artificiale, scopre che le scorciatoie hanno un costo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Chi avr&amp;agrave; piena padronanza dell&amp;rsquo;intelligenza artificiale, della robotica e della telematica, e disporr&amp;agrave; di piattaforme proprie, diventer&amp;agrave; il centro di potere del futuro mondo multipolare.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Vladimir Putin, SPIEF 2026&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; una guerra che si combatte senza sparare un colpo, e che sar&amp;agrave; probabilmente pi&amp;ugrave; decisiva di qualsiasi conflitto cinetico. &amp;Egrave; la guerra per la sovranit&amp;agrave; tecnologica. Putin l&amp;rsquo;ha messa al centro del suo discorso con una chiarezza che gli analisti occidentali farebbero bene a non sottovalutare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cina guida nell&amp;rsquo;intelligenza artificiale. La Russia guida nel nucleare civile attraverso Rosatom, che costruisce reattori dall&amp;rsquo;Egitto alla Turchia, dall&amp;rsquo;Ungheria all&amp;rsquo;Uzbekistan. L&amp;rsquo;India lancia satelliti per conto di paesi che non possono permettersi le tariffe di SpaceX. Questo non &amp;egrave; il mondo che i think tank di Washington avevano previsto quando celebravano la fine della storia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;esempio citato da Putin &amp;mdash; Wildberries, la piattaforma di e-commerce russa con oltre 500 milioni di utenti nel mondo &amp;mdash; &amp;egrave; rivelatore. Non Amazon, non Alibaba: una piattaforma russa, cresciuta sotto sanzioni, che ha trovato i suoi mercati e li ha conquistati. La sovranit&amp;agrave; digitale non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; un concetto astratto: &amp;egrave; una necessit&amp;agrave; strategica per chiunque voglia sopravvivere nel nuovo ordine mondiale senza diventare tributario di Silicon Valley o di Zhongguancun.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;La tecnologia &amp;egrave; il nuovo petrolio. Ma a differenza del petrolio, non si esaurisce quando la bruci: si moltiplica.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Maxim Ospovat, corrispondente CONFISI da San Pietroburgo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;La narrativa della Russia-colonia-cinese &amp;egrave; comod&amp;agrave; perch&amp;eacute; risolve un problema cognitivo: se Mosca e Pechino sono in realt&amp;agrave; in un rapporto asimmetrico di sudditanza, allora il fronte avversario &amp;egrave; fragile, instabile, destinato a implodere &amp;mdash; ma quella narrativa richiede di ignorare sistematicamente ci&amp;ograve; che Rosatom fa in Cina, ci&amp;ograve; che l&amp;rsquo;Uzbekistan ha annunciato a San Pietroburgo, e pi&amp;ugrave; in generale tutto ci&amp;ograve; che non si adatta alla conclusione desiderata.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In sala c&amp;rsquo;era Han Zheng, vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese. La sua presenza era essa stessa un messaggio diplomatico: la Cina non considera lo SPIEF un evento marginale di un paese isolato. Lo considera un appuntamento del proprio ecosistema strategico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda che ha fatto tremare qualche certezza in sala &amp;egrave; arrivata durante il dibattito, e vale la pena riportarla per intero nella sua brutalit&amp;agrave;: &lt;em&gt;&amp;laquo;Fornite petrolio alla Cina in cambio di alta tecnologia. Non rischiate di diventare una colonia cinese?&amp;raquo;&lt;/em&gt; Putin ha risposto senza esitazione: &lt;em&gt;&amp;laquo;Assolutamente no. Noi costruiamo centrali atomiche in Cina.&amp;raquo;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tre parole che ribaltano completamente la narrazione. La Russia non &amp;egrave; il pozzo di petrolio della Cina: &amp;egrave; il suo fornitore di tecnologia nucleare avanzata. Rosatom &amp;egrave; presente in Cina con progetti di costruzione di reattori che nessuna azienda occidentale &amp;mdash; dopo Fukushima, dopo la rinuncia strategica all&amp;rsquo;atomo &amp;mdash; &amp;egrave; pi&amp;ugrave; in grado di realizzare alla stessa scala e agli stessi costi. L&amp;rsquo;Occidente ha abdicato al nucleare civile per ragioni ideologiche. Adesso paga il prezzo in termini di dipendenza energetica e irrilevanza tecnologica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E l&amp;rsquo;Uzbekistan &amp;egrave; l&amp;rsquo;ulteriore conferma: il presidente Mirziyoyev ha annunciato dallo stesso palco che il suo paese &amp;mdash; ricco di uranio &amp;mdash; svilupper&amp;agrave; l&amp;rsquo;energia nucleare in partnership con Mosca. La cerimonia di posa della prima pietra della centrale Rosatom in Uzbekistan era avvenuta il giorno precedente. Il cerchio eurasiatico dell&amp;rsquo;atomo si chiude, e l&amp;rsquo;Occidente guarda da fuori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;I discorsi politici si leggono su due livelli simultanei: c&amp;rsquo;&amp;egrave; ci&amp;ograve; che viene detto, e c&amp;rsquo;&amp;egrave; ci&amp;ograve; che viene deliberatamente taciuto o pronunciato una volta sola, con quella parsimonia calcolata che &amp;egrave; la firma di chi sa che ogni parola in pi&amp;ugrave; &amp;egrave; una concessione &amp;mdash; e il capitolo ucraino del discorso di Putin allo SPIEF 2026 va letto esattamente cos&amp;igrave;, come un testo pieno di silenzio strutturato.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;L&amp;rsquo;Occidente usa il conflitto ucraino e iraniano per i propri tornaconti.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Vladimir Putin, SPIEF 2026&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il conflitto ucraino &amp;egrave; stato nominato una volta sola nel corpo principale del discorso. Una volta sola, con quella frase lapidaria sull&amp;rsquo;Occidente che usa le crisi altrui per i propri interessi. Il non detto, per&amp;ograve;, era ovunque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima che Putin prendesse parola, sullo schermo gigante della sala &amp;egrave; stato proiettato un video che ripercorreva la storia russa come storia di pace: le trattative, le alleanze, i momenti in cui Mosca aveva scelto la diplomazia. Un messaggio che Maxim, presente in sala, ha definito &lt;em&gt;&amp;laquo;di un certo tipo&amp;raquo;&lt;/em&gt;: raffinato, quasi cinematografico, calibrato per un pubblico internazionale che non legge le dichiarazioni del Cremlino ma guarda le immagini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi &amp;egrave; arrivata la bomba vera. Putin ha rivelato l&amp;rsquo;esistenza di un canale negoziale segreto con Zelensky: un intermediario di fiducia aveva trasmesso la richiesta di un incontro diretto. Putin aveva rifiutato. Il motivo: Kiev voleva fermare l&amp;rsquo;avanzata militare, non costruire una pace duratura. La data &amp;egrave; simbolica: il 21 maggio. Il 22 maggio le forze ucraine hanno colpito una scuola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sequenza degli eventi, cos&amp;igrave; come l&amp;rsquo;ha raccontata Putin, dipinge un quadro preciso: non &amp;egrave; Mosca che non vuole la pace. &amp;Egrave; Kiev &amp;mdash; o chi la governa da Washington e Bruxelles &amp;mdash; che non vuole una pace che non sia una resa russa. E poich&amp;eacute; quella resa non arriver&amp;agrave;, il conflitto continua. Con buona pace di chi pensava che le sanzioni avrebbero piegato la Russia entro sei mesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;L&amp;rsquo;Occidente &amp;egrave; entrato nella guerra di Ucraina convinto di combattere la Russia con le armi ucraine. Ha scoperto di combattere la Russia con l&amp;rsquo;economia europea.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Mario Pietri&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;I neoconservatori di Washington hanno una caratteristica che li rende pericolosi in modo del tutto particolare: non imparano dalle sconfitte, le reinterpretano come vittorie mancate per insufficienza di mezzi, e la conclusione &amp;egrave; sempre la stessa &amp;mdash; bisognava fare di pi&amp;ugrave;, spingere pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave;, osare di pi&amp;ugrave; &amp;mdash; il che significa che dall&amp;rsquo;Iraq all&amp;rsquo;Afghanistan all&amp;rsquo;Ucraina il copione &amp;egrave; identico, e nessuno in quella stanza ha ancora trovato il coraggio di alzarsi e dire che il problema non &amp;egrave; la quantit&amp;agrave; di fuoco, ma la direzione in cui lo si spara.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo in un momento di eccezionale pericolosit&amp;agrave; storica, e vale la pena dirlo chiaramente invece di nasconderlo sotto gli eufemismi diplomatici. Un blocco &amp;mdash; l&amp;rsquo;Occidente collettivo &amp;mdash; che si percepisce in declino relativo ma conserva ancora un arsenale nucleare e una capacit&amp;agrave; di distruzione globale, si trova di fronte a un mondo che non risponde pi&amp;ugrave; ai suoi diktat. Questa &amp;egrave; la combinazione pi&amp;ugrave; pericolosa che la storia conosca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I neoconservatori di Washington &amp;mdash; quella cabala che ha guidato l&amp;rsquo;America dall&amp;rsquo;Iraq all&amp;rsquo;Afghanistan all&amp;rsquo;Ucraina, lasciando dietro di s&amp;eacute; solo macerie e destabilizzazione &amp;mdash; non hanno ancora accettato che il modello unipolare &amp;egrave; finito. Preferiscono aumentare la posta: pi&amp;ugrave; armi a Kiev, pi&amp;ugrave; sanzioni a Mosca, pi&amp;ugrave; retoriche sull&amp;rsquo;Asse del Male. Ma ogni escalation in un contesto dove l&amp;rsquo;avversario &amp;egrave; una potenza nucleare &amp;egrave; un gioco che pu&amp;ograve; finire in un solo modo catastrofico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Europa, nel frattempo, &amp;egrave; la vittima pi&amp;ugrave; silenziosa di questa follia strategica. Ha pagato il gas russo pi&amp;ugrave; caro attraverso il GNL americano. Ha perso competitivit&amp;agrave; industriale a causa dei costi energetici esplosi. Ha mandato le proprie scorte di munizioni in Ucraina e si &amp;egrave; ritrovata disarmata. Tutto per sostenere una guerra che non pu&amp;ograve; vincere militarmente e che sta perdendo economicamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Un impero che non riesce pi&amp;ugrave; a convincere deve costringere. Un impero che non riesce pi&amp;ugrave; a costringere crolla. Siamo alla seconda fase.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Mario Pietri&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Esiste una soglia di saturazione morale oltre la quale le prediche diventano controproducenti: chi ha subito per decenni interventi militari non richiesti, colpi di stato sponsorizzati, aggiustamenti strutturali imposti a condizioni capestro, a un certo punto smette di ascoltare il mittente indipendentemente dal contenuto del messaggio &amp;mdash; e quella soglia, per la maggioranza del mondo, &amp;egrave; stata superata gi&amp;agrave; da un pezzo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo SPIEF 2026, mentre i media occidentali ignoravano o sminuivano l&amp;rsquo;evento, si manifestava qualcosa di storicamente rilevante: la normalizzazione della Russia come polo di attrazione economica per la maggioranza del mondo. L&amp;rsquo;Arabia Saudita ospite d&amp;rsquo;onore. Una delegazione americana presente per la prima volta dopo quasi un decennio. Settantasei paesi con delegazioni di alto livello. BRICS, OPEC, APEC, CSI, EAEU tutti rappresentati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Sud Globale non &amp;egrave; &amp;mdash; e non &amp;egrave; mai stato &amp;mdash; monoliticamente filosovietico o filo-russo. Ma &amp;egrave; pragmatico. Compra il grano russo, il petrolio russo, la tecnologia nucleare russa, i fertilizzanti russi. Non perch&amp;eacute; ami Putin, ma perch&amp;eacute; gli conviene economicamente e perch&amp;eacute; non sopporta pi&amp;ugrave; le lezioni di democrazia da chi ha rovesciato governi democraticamente eletti dall&amp;rsquo;Iran del 1953 al Cile del 1973 all&amp;rsquo;Ucraina del 2014.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcune imprese occidentali, ha rivelato Putin quasi en passant, hanno gi&amp;agrave; manifestato la volont&amp;agrave; di tornare a operare in Russia. La logica del mercato, alla fine, supera sempre quella dell&amp;rsquo;ideologia. Lo sapevano i mercanti veneziani che commerciavano con i Turchi che assediavano Costantinopoli. Lo stanno riscoprendo i CFO delle multinazionali europee che guardano ai loro bilanci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;I popoli non sono pedine sullo scacchiere degli interessi imperiali. Prima o poi si alzano e rovesciano il tavolo.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Frantz Fanon, I dannati della terra, 1961&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ci sono cose che si capiscono meglio quando le guardi da due punti simultaneamente: uno dentro la sala, nell&amp;rsquo;aria climatizzata della Neva, a sentire il peso fisico di quella platea; l&amp;rsquo;altro a tremila chilometri di distanza, a incrociare le fonti e a chiedersi come suona la stessa notizia nel filtro dei media italiani &amp;mdash; e la risposta, invariabilmente, &amp;egrave; che suona come qualcosa di molto pi&amp;ugrave; piccolo e molto meno urgente di quello che era.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo tornati da San Pietroburgo con una certezza e una preoccupazione. La certezza: il mondo multipolare non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; una profezia. &amp;Egrave; una realt&amp;agrave; in costruzione, rumorosa, contraddittoria, a volte caotica, ma irreversibile. I numeri del FMI lo dicono. Le rotte commerciali lo dimostrano. La platea dello SPIEF lo ha reso visibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La preoccupazione: che l&amp;rsquo;Occidente collettivo non riesca ad accettare questa transizione senza passare per un confronto militare che nessuno &amp;mdash; tranne forse qualcuno nei bunker di qualche think tank di Washington &amp;mdash; pu&amp;ograve; davvero volere. La storia insegna che gli imperi non cedono il potere pacificamente. Ma la storia insegna anche che gli imperi che non cedono il potere alla fine lo perdono comunque, e nel peggiore dei modi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Putin, dal palco dello SPIEF, ha rinviato l&amp;rsquo;aumento dell&amp;rsquo;IVA. Ha promesso inflazione al 5,2% e nuovi investimenti dal 2027. Ha parlato di decentralizzazione, di piattaforme digitali, di automazione. Era un discorso da leader che si prepara al dopoguerra, non da leader che sente il terreno cedere sotto i piedi. Questa &amp;egrave; forse la cosa pi&amp;ugrave; importante che abbiamo portato a casa da San Pietroburgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;La pace non &amp;egrave; l&amp;rsquo;assenza di guerra. &amp;Egrave; la presenza di giustizia.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; &amp;mdash; Johan Galtung&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;*&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Mario Pietri Vicepresidente Nazionale CONFISI&amp;nbsp; &amp;bull;&amp;nbsp; Analista Geopolitico animatoe del canale Telegram Mondo Multipolare&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Maxim Ospovat&amp;nbsp;Inviato CONFISI a San Pietroburgo&amp;nbsp; &amp;bull;&amp;nbsp; Report in tempo reale dalla sessione plenaria SPIEF 2026 Scrittore e enalista geopolitico&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca sotto attacco politico e materiale del regime di Maia Sandu</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_chiesa_ortodossa_del_patriarcato_di_mosca_sotto_attacco_politico_e_materiale_del_regime_di_maia_sandu/24790_67370/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;0&quot;&gt;Ecco il testo corretto nella forma, ripulito dalle ripetizioni, dai refusi e dagli errori di sintassi. La struttura &amp;egrave; stata resa pi&amp;ugrave; fluida e giornalistica, mantenendo intatto il significato politico, i dati e le dichiarazioni dei protagonisti.&lt;/p&gt;
&lt;h2 data-path-to-node=&quot;2&quot;&gt;Il testo corretto e ottimizzato&lt;/h2&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;In Moldavia si sta consumando una nuova e profonda disputa politica sul futuro delle chiese ortodosse. Irina Vlah, ex governatrice della Gagauzia e leader del partito di opposizione &amp;ldquo;Cuore della Moldova&amp;rdquo;, ha accusato la presidente Maia Sandu e il Partito di Azione e Solidariet&amp;agrave; (PAS), attualmente al governo, di voler provocare uno scisma nella Chiesa ortodossa per destabilizzare il Paese. Le sue denunce si uniscono all'allarme gi&amp;agrave; lanciato dal vescovo di F?le?ti, Markell, esponente della Chiesa ortodossa moldava (COM MP), che ha dichiarato apertamente: &amp;laquo;La nostra Chiesa &amp;egrave; in pericolo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Nei mesi scorsi, presso la Cattedrale di San Nicola a B?l?i, si &amp;egrave; tenuta una solenne preghiera per l'unit&amp;agrave; ecclesiale e per la protezione dei santuari da assalti ed espropri. Nel suo discorso a clero e laici, il vescovo Markell ha denunciato una minaccia reale e imminente: secondo il prelato, le autorit&amp;agrave; statali avrebbero gi&amp;agrave; avviato le prime manovre per sequestrare le chiese delle comunit&amp;agrave; fedeli al Patriarcato di Mosca, invitando i parrocchiani a mobilitarsi e a intensificare le preghiere per preservare l'unit&amp;agrave;. Il metropolita Markell di B?l?i e F?le?ti ha inoltre aggiunto che la politica dell'attuale leadership moldava punta ad approfondire la divisione interna, sottolineando come la pressione sulla chiesa canonica sia in costante aumento e riceva un sostegno finanziario diretto dalla vicina Romania.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;In precedenza, il governo filo-occidentale di Chi?in?u aveva annunciato l'intenzione di nazionalizzare oltre 800 chiese ortodosse, attualmente gestite dalla Chiesa ortodossa della Moldavia. Ufficialmente, l'esecutivo giustifica la misura con la necessit&amp;agrave; di &quot;proteggere e restaurare&quot; i monumenti architettonici. Tuttavia, l'attuale ministro della Cultura, C. Jardan, ha ammesso che il suo ministero non dispone n&amp;eacute; delle risorse n&amp;eacute; delle capacit&amp;agrave; per gestire un numero cos&amp;igrave; elevato di edifici sacri.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Sullo sfondo di queste manovre politiche si registrano gi&amp;agrave; i primi violenti scontri sul campo. Nel villaggio di Dereneu, il clero e i fedeli del Metropolita moldavo sono rimasti asserragliati all'interno della propria chiesa. Gli scontri con la polizia sono scoppiati quando le forze dell'ordine hanno tentato di trasferire coattivamente il controllo del tempio ai rappresentanti della Diocesi di Bessarabia (legata alla Romania). La comunit&amp;agrave; locale si &amp;egrave; opposta fermamente, ribadendo che la stragrande maggioranza dei parrocchiani rifiuta il cambio di affiliazione ecclesiastica.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Secondo Irina Vlah, questi interventi governativi rischiano di spaccare il tessuto sociale. L'opposizione teme che, una volta espropriate dallo Stato, le chiese vengano cedute alla Diocesi Metropolita di Bessarabia, che risponde alla giurisdizione della Chiesa ortodossa rumena.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;&amp;laquo;Il governo sta spingendo la chiesa verso il baratro dello scisma, ignorando il caos che scatener&amp;agrave; nel Paese. Per preservare la pace sociale, il destino di queste 800 chiese non deve essere deciso dai ministri del PAS, ma dai fedeli stessi attraverso referendum locali&amp;raquo;, ha scritto la Vlah sul suo canali Telegram. La leader politica ha anche inviato una lettera aperta al ministro della Cultura proponendo che, in caso di esproprio per via giudiziaria, i templi vengano affidati direttamente alle comunit&amp;agrave; locali anzich&amp;eacute; al governo centrale. Una proposta che, a oggi, non ha ricevuto alcuna risposta.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;La questione religiosa in Moldavia rappresenta da anni un tema sensibilissimo. Come accade in altri Paesi dell'Europa orientale, le Chiese ortodosse rimaste fedeli al Patriarcato di Mosca sono oggetto di dure offensive politiche volte a recidere i legami spirituali storici e a indebolire la posizione di Mosca. Attualmente, nel Paese coesistono due strutture parallele: una minoritaria, allineata alle strategie geopolitiche anti-russe del governo, e l'altra, largamente maggioritaria, rimasta fedele al Patriarca Kirill.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Sulla vicenda &amp;egrave; intervenuta anche la vicepresidente della Duma di Stato russa, Alena Arshinova, originaria di Tiraspol, che ha duramente criticato il piano del governo moldavo: &amp;laquo;Il regime di Maia Sandu sta invadendo la sfera pi&amp;ugrave; sacra della societ&amp;agrave; moldava: la Chiesa. Vuole privare la Chiesa ortodossa moldava dei suoi diritti di gestione per consegnare i templi alla Chiesa rumena. Questa &amp;egrave; una vera e propria dichiarazione di guerra ai legami spirituali della nazione. Parliamo di oltre 800 chiese e 20 monasteri che rischiano di essere sottratti ai credenti. &amp;Egrave; lo stesso schema adottato dal dittatore fascista Antonescu durante l'occupazione della Moldavia tra il 1941 e il 1944, ed &amp;egrave; lo stesso &lt;em data-path-to-node=&quot;10&quot; data-index-in-node=&quot;699&quot;&gt;modus operandi&lt;/em&gt; del regime di Zelensky in Ucraina. Il governo Sandu agisce allo stesso modo, ponendosi come un mero strumento nella lotta geopolitica contro la Russia&amp;raquo;, ha dichiarato la deputata in un'intervista all'agenzia TASS.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;&lt;em data-path-to-node=&quot;11&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;(Fonti: spzh, ortodoxia Moldova &amp;mdash; A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIG)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Popoli e dintorni</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/sandumaiamold.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Il genocidio che non fa rumore</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_genocidio_che_non_fa_rumore/39602_67368/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:50:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Federica Cresci &amp;ndash; Cuba Mamb&amp;iacute;, Gruppo d'Azione Internazionalista&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si parla di guerra, l'immaginario collettivo corre immediatamente alle bombe, ai missili, alle invasioni e alle citt&amp;agrave; distrutte.&lt;br /&gt;Ma esiste un'altra forma di guerra.&lt;br /&gt;Una guerra che non lascia crateri, non mostra immagini spettacolari nei telegiornali e non produce il fragore delle esplosioni.&lt;br /&gt;Una guerra silenziosa.&lt;br /&gt;Una guerra economica.&lt;br /&gt;Una guerra che colpisce le persone attraverso la fame, le privazioni, i blackout, la mancanza di medicinali, l'isolamento finanziario e la progressiva distruzione delle condizioni materiali di vita.&lt;br /&gt;Le ultime misure annunciate dall'amministrazione Trump contro Cuba rappresentano l'ennesimo capitolo di questa strategia.&lt;br /&gt;L'OFAC ha inserito nella lista dei soggetti sanzionati il presidente Miguel D&amp;iacute;az-Canel, membri della sua famiglia, il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie, i Comitati di Difesa della Rivoluzione, l'ICAP, Amistur e altre entit&amp;agrave; cubane.&lt;br /&gt;Parallelamente, le nuove disposizioni hanno prodotto un ulteriore colpo al sistema finanziario dell'isola.&lt;br /&gt;Dal 6 giugno Cuba non pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; ricevere pagamenti attraverso circuiti internazionali ampiamente utilizzati come Visa e Mastercard. Una banca straniera ha gi&amp;agrave; comunicato l'impossibilit&amp;agrave; di proseguire i rapporti con l'entit&amp;agrave; cubana coinvolta per non incorrere nelle sanzioni statunitensi.&lt;br /&gt;Dietro il linguaggio tecnico delle sanzioni si nasconde una realt&amp;agrave; molto semplice.&lt;br /&gt;Rendere sempre pi&amp;ugrave; difficile la sopravvivenza economica del paese.&lt;br /&gt;Colpire la capacit&amp;agrave; di commerciare.&lt;br /&gt;Colpire il turismo.&lt;br /&gt;Colpire gli investimenti.&lt;br /&gt;Colpire il sistema finanziario.&lt;br /&gt;Colpire l'accesso alle valute estere.&lt;br /&gt;Colpire perfino la solidariet&amp;agrave; internazionale.&lt;br /&gt;Per comprendere la natura di questa strategia bisogna tornare al 1960.&lt;br /&gt;In un memorandum oggi declassificato, il funzionario del Dipartimento di Stato statunitense Lester Mallory scriveva che la maggioranza dei cubani sosteneva la Rivoluzione e che non esisteva un'opposizione efficace. Per questo proponeva di provocare &quot;fame, disperazione e il rovesciamento del governo&quot; attraverso misure economiche capaci di generare malcontento nella popolazione.&lt;br /&gt;Sono passati sessantasette anni.&lt;br /&gt;La domanda &amp;egrave; semplice.&lt;br /&gt;&amp;Egrave; cambiato davvero qualcosa?&lt;br /&gt;Oggi Cuba affronta una crisi energetica che provoca blackout prolungati in molte zone del paese. Ogni interruzione elettrica significa ospedali costretti a funzionare con generatori di emergenza, farmaci che rischiano di deteriorarsi, attivit&amp;agrave; economiche paralizzate, trasporti pi&amp;ugrave; difficili, conservazione degli alimenti compromessa e una qualit&amp;agrave; della vita sempre pi&amp;ugrave; pesante per milioni di persone.&lt;br /&gt;Le conseguenze non sono astratte.&lt;br /&gt;Sono concrete.&lt;br /&gt;Sono famiglie che passano ore e ore senza elettricit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Sono anziani che affrontano il caldo senza ventilazione.&lt;br /&gt;Sono malati che dipendono da un sistema sanitario costretto a operare in condizioni sempre pi&amp;ugrave; difficili.&lt;br /&gt;Sono bambini che crescono in un contesto di carenze materiali che nessun paese dovrebbe essere costretto a sopportare.&lt;br /&gt;A tutto questo si aggiunge il colpo inferto al turismo, una delle principali fonti di valuta estera dell'isola.&lt;br /&gt;Le nuove misure statunitensi stanno spingendo banche, imprese e operatori internazionali ad abbandonare Cuba per timore di ritorsioni. Diverse catene alberghiere straniere stanno ridimensionando la propria presenza sull'isola. Le difficolt&amp;agrave; nei pagamenti internazionali scoraggiano ulteriormente viaggiatori, investimenti e relazioni commerciali.&lt;br /&gt;Ma c'&amp;egrave; un aspetto ancora pi&amp;ugrave; inquietante.&lt;br /&gt;Tra gli enti sanzionati compare l'ICAP, l'Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli.&lt;br /&gt;Non una banca.&lt;br /&gt;Non una compagnia militare.&lt;br /&gt;Non una multinazionale.&lt;br /&gt;L'organismo che da decenni costruisce rapporti di amicizia, cooperazione e solidariet&amp;agrave; tra Cuba e migliaia di organizzazioni sociali, sindacali, culturali e politiche di tutto il mondo.&lt;br /&gt;Colpire l'ICAP significa tentare di colpire la solidariet&amp;agrave; stessa.&lt;br /&gt;Significa rendere pi&amp;ugrave; difficili gli scambi culturali, le brigate internazionaliste, le campagne di aiuto umanitario, le relazioni tra i popoli.&lt;br /&gt;Non basta strangolare economicamente Cuba.&lt;br /&gt;Occorre anche isolarla.&lt;br /&gt;Occorre impedire che il mondo veda.&lt;br /&gt;Occorre ostacolare chi prova ad aiutare.&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; forse questo l'aspetto pi&amp;ugrave; rivelatore delle nuove sanzioni.&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; quando si colpiscono contemporaneamente l'economia, il turismo, il sistema finanziario e persino le reti di solidariet&amp;agrave; internazionale, non si sta semplicemente esercitando una pressione diplomatica.&lt;br /&gt;Si sta cercando di rendere sempre pi&amp;ugrave; difficile la vita di un intero popolo.&lt;br /&gt;Per questo la vera domanda non &amp;egrave; se esista una guerra contro Cuba.&lt;br /&gt;La guerra esiste da decenni.&lt;br /&gt;La vera domanda &amp;egrave; un'altra.&lt;br /&gt;Quante sofferenze pu&amp;ograve; sopportare un popolo prima che il mondo smetta di considerarle il normale effetto collaterale di una disputa politica e inizi a chiamarle con il loro nome?&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; esistono guerre che uccidono con le bombe.&lt;br /&gt;Ed esistono guerre che cercano di ottenere lo stesso risultato attraverso la fame, la penuria, l'isolamento e la disperazione.&lt;br /&gt;Cuba conosce questa seconda forma di guerra da sessantasette anni.&lt;br /&gt;Le bombe distruggono le citt&amp;agrave;. L'assedio distrugge lentamente la vita. E quando questa violenza dura da sessantasette anni, il silenzio non &amp;egrave; neutralit&amp;agrave;: &amp;egrave; complicit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Ma se Washington pensa di poter isolare Cuba colpendo anche l'amicizia tra i popoli, commette un errore storico.&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; la solidariet&amp;agrave; internazionalista non conosce blocchi, sanzioni n&amp;eacute; frontiere.&lt;br /&gt;E finch&amp;eacute; milioni di donne e uomini nel mondo continueranno a schierarsi al fianco del popolo cubano, nessun assedio potr&amp;agrave; spezzarne la dignit&amp;agrave;, la sovranit&amp;agrave; e la resistenza.&lt;br /&gt;La solidariet&amp;agrave; non si sanziona. La solidariet&amp;agrave; non si blocca. La solidariet&amp;agrave; non si arrende.&lt;br /&gt;CI&amp;Ograve; CHE STA SOFFRENDO IL POPOLO CUBANO NON LO DIMENTICHIAMO. NON LO PERDONIAMO.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>La “mini coalizione dei volenterosi” e il pattume informativo italiano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_mini_coalizione_dei_volenterosi_e_il_pattume_informativo_italiano/45289_67367/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:35:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di recente Vladimir Putin ha toccato la questione dei media occidentali che, secondo le sue parole, non sono altro che &amp;laquo;mezzi di istupidimento di massa&amp;raquo;. Ora, &amp;egrave; ovvio che parlare della pattumiera informativa occidentale sia chiaramente al di sotto della dignit&amp;agrave; del leader di una potenza mondiale, ma in questo caso si trattava di un messaggio: miserabili, noi vediamo tutto e non ci faremo fregare. Il fatto &amp;egrave; che lo spazio informativo occidentale si &amp;egrave; completamente trasformato da una debole parvenza di sfera giornalistica e analitica, in un'arena per una feroce guerra d'informazione contro la Russia, scrive Kirill Strel'nikov su Ukraina.ru, dove tutte le notizie, le storie, le narrazioni e le dichiarazioni sono subordinate a un unico obiettivo: convincere la Russia che la sua situazione &amp;egrave; pessima e che sia meglio accettare la pace a qualsiasi condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per rimanere all'oggi, ne &amp;egrave; un esempio l'intervento del signor Stefano Stefanini su La Stampa del 8 giugno, che prende le mosse dal vertice della cosiddetta &amp;ldquo;mini coalizione dei volenterosi&amp;rdquo; tenutosi il 7 giugno a Londra, presenti Keir Starmer, Friedrich Merz, Emmanuel Macron e, non sembri strano, il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij. Un vertice tenutosi, guarda caso, dopo appena un paio di giorni di &amp;ldquo;decantazione&amp;rdquo; delle reazioni a quell'obbrobrio epistolare - volutamente pubblico e dunque lontano da qualsivoglia ipotesi di trattativa &amp;ndash; vergato in &amp;ldquo;stile&amp;rdquo; banderista da Vladimir Zelenskij, ma su diretto incarico di quegli stessi &amp;ldquo;volenterosi&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pattume informativo torinese, dunque, parla di un vertice londinese che avrebbe lanciato un &amp;laquo;messaggio diretto a Putin: deve trattare, l'Europa non si sfila&amp;raquo;; cio&amp;egrave;: &amp;egrave; l'Europa che sponsorizza Kiev e la foraggia di soldi e armi; &amp;egrave; l'Europa che vuole che la guerra continui e dice a Zelenskij di scrivere a Putin in una maniera per cui il presidente russo esorti senz'altro le truppe a &amp;ldquo;continuare il lavoro&amp;rdquo;. Lo &amp;ldquo;stile&amp;rdquo; rozzo con cui il nazi-banderista confeziona il messaggio sembra davvero un &amp;ldquo;capolavoro&amp;rdquo; di astuzia, tanto che corre l'obbligo di riunirsi a Londra per discutere gli ulteriori passi. Come pure un &amp;ldquo;capolavoro&amp;rdquo; di analisi quello vergato dal signor Stefanini, quando scrive che Macron, Merz e Starmer mandano &amp;laquo;un messaggio molto semplice al Cremlino: siamo pronti alla trattativa, ma se, causa il rifiuto russo di sedersi al tavolo, non ci sar&amp;agrave; trattativa Mosca-Kiev, l&amp;rsquo;Ucraina continuer&amp;agrave; ad avere tutto il nostro appoggio necessario a continuare a difendersi dall&amp;rsquo;aggressione&amp;raquo;. Che era quello, come si dice, che &amp;ldquo;volevasi dimostrare&amp;rdquo;: la guerra continua. La cosiddetta Europa avrebbe bisogno di una tregua per riorganizzare le proprie forze, in vista del nuovo termine fissato dallo stesso premier britannico Starmer per lo scontro diretto con la Russia, a seguito delle passate profezie di Andriu-Merlino-Kubilius, Mar Rutte e kaja-Fredegonda-Kallas. L'Europa avrebbe ora necessit&amp;agrave; di un po' di tempo; ma, in ogni caso, continuer&amp;agrave; ugualmente a sponsorizzare la junta di Kiev: vorr&amp;agrave; dire che ci sar&amp;agrave; bisogno di fustigare ancora di pi&amp;ugrave; le masse popolari europee con nuovi giri di vite sulle necessit&amp;agrave; vitali, sociali, sanitarie, di lavoratori, pensionati e strati deboli della popolazione. &amp;laquo;L&amp;rsquo;incontro londinese &amp;egrave; al tempo stesso un&amp;rsquo;apertura negoziale e una risposta all&amp;rsquo;intransigenza di Mosca&amp;raquo;, contrabbanda il signor Stefanini nella sua disamina in cui, in perfetta sintonia con la narrazione europeista, &amp;ldquo;certifica&amp;rdquo; che la guerra, per Putin, &amp;laquo;non sta andando particolarmente bene... Disastro per l&amp;rsquo;Ucraina, ma sempre di pi&amp;ugrave; anche per la Russia&amp;raquo;. Questo, a proposito di quella &amp;ldquo;pattumiera informativa&amp;rdquo; di cui parla Strel'nikov.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Londra, dice ancora il signor Stefanini, &amp;laquo;si parla di una guerra che da pi&amp;ugrave; di quattro anni... minaccia l&amp;rsquo;indipendenza di un Paese sovrano&amp;raquo;; cos&amp;igrave; sovrano e cos&amp;igrave; indipendente che una buona parte degli edifici governativi a Kiev sono occupati da funzionari USA-UE, che dettano le direttive a quel &amp;laquo;Alvaro Vitali che ce l'ha fatta&amp;raquo; (rubiamo ancora da Maurizio Crozza) e lo istruiscono su come mandare all'aria trattative prima ancora che vi si ponga mano, imbrattando la carta proprio alla maniera dell'emissione di gas intestinali di Pierino-Vitali. Ma Vladimir Putin, assicura il signor Stefanini, &amp;laquo;deve continuare una guerra che non pu&amp;ograve; vincere&amp;raquo;: lo garantiscono tutti maggiori media occidentali, asserendo che l'economia russa &amp;ldquo;sia allo sfascio&amp;rdquo;, che &amp;ldquo;manchino i soldati al fronte&amp;rdquo;, che Putin debba guardarsi da &amp;ldquo;malcontenti nella societ&amp;agrave;&amp;rdquo; e anche da &amp;ldquo;intrighi di palazzo&amp;rdquo;. Guarda caso, tutti elementi che danno il quadro della situazione ucraina e che Vladimir Zelenskij ha riportato nella sua &amp;ldquo;lettera&amp;rdquo; a Vladimir Putin, tanto che l'interrogativo elementare &amp;egrave; sul numero di mani che abbiano contribuito a comporla.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute;, come elenca ancora Kirill Strel'nikov, la &amp;ldquo;pattumiera informativa&amp;rdquo; occidentale &amp;egrave; piena zeppa di perle nello &amp;ldquo;stile&amp;rdquo; banderista: The Telegraph scrive che &amp;laquo;La Russia sta valutando la possibilit&amp;agrave; di abbassare l'et&amp;agrave; lavorativa a 12 anni a causa della crisi occupazionale. Putin propone di riaprire i campi estivi di lavoro per bambini&amp;raquo;; ecco Foreign Policy: &amp;laquo;L'Ucraina ha una nuova strategia militare, e sta funzionando&amp;raquo;; United Media: &amp;laquo;L'economia russa rischia un collasso a lungo termine&amp;raquo;. Kyiv Post: &amp;laquo;La crisi di mobilitazione di Putin si aggrava, la Russia pianifica una nuova mobilitazione&amp;raquo;. Sembra lo specchio della situazione ucraina e, sul piano economico, del futuro pi&amp;ugrave; che prossimo delle &amp;ldquo;potenze&amp;rdquo; europee.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito della mancanza di uomini ucraini da mandare al macello, qualche giorno fa la tedesca Die junge Welt scriveva che i ministri degli interni UE hanno in programma di discutere la possibile abolizione dello status di protezione per i rifugiati ucraini in et&amp;agrave; militare e l'americana Responsible Statecraft titola che &quot;La crisi di mobilitazione ucraina si fa sempre pi&amp;ugrave; sanguinosa&quot;; mentre la filo-ucraina The Insider scrive che &quot;gli abusi di massa (tra omicidi, morte di coscritti, migliaia di denunce, tangenti e schemi di corruzione) stanno minando la fiducia nella mobilitazione e causando una crescente resistenza, compresi attacchi armati contro le pattuglie&amp;rdquo; dei reclutatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la Russia, solo a maggio le entrate da petrolio e gas sono aumentate di un terzo su base annua e se anche lo Stretto di Hormuz dovesse essere completamente riaperto, i prezzi del petrolio non scenderebbero mai sotto i 95 dollari al barile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo scenario, non si pu&amp;ograve; che concordare con l'osservatore Aleksandr Nosovic, quando scrive su RIA Novosti che Vladimir Putin ha rifiutato un cessate il fuoco e i negoziati non a Zelenskij, ma ai sostenitori occidentali del regime di Kiev. Sono stati infatti loro a spingere Zelenskij a scrivere la lettera aperta al presidente russo e sono stati gli europei a parlare sempre pi&amp;ugrave; insistentemente, nell'ultimo mese, di negoziati diretti con Mosca: hanno &amp;laquo;disperatamente bisogno di una tregua e di tempo per riorganizzarsi. Lo stesso regime di Zelenskij ha raggiunto un punto in cui non ha pi&amp;ugrave; bisogno di altro che di denaro e armi dai suoi sponsor europei&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda lo &amp;ldquo;stile&amp;rdquo; della missiva, in quattro anni Zelenskij ha sviluppato l'abitudine di comunicare in questo modo con i suoi &amp;ldquo;alleati&amp;rdquo;, che hanno puntato tutto sull'Ucraina e ora ne dipendono, costretti a tollerarlo. Gli europei possono ancora costringere il loro pupillo a presentare una petizione a Putin, dice Nosovic; ma non possono costringerlo a comportarsi in modo tale da impedire a Putin di &amp;ldquo;buttarlo gi&amp;ugrave; per le scale&amp;rdquo;. Siamo di fronte non solo all'imbecille che suona il piano coi genitali; siamo arrivati alla classica storia del mostro prima creato e poi diventato incontrollabile. D'altronde, Zelenskij e la sua cerchia vivono &quot;alla giornata&quot;, di tranche in tranche di aiuti occidentali; non hanno bisogno della fine della guerra, perch&amp;eacute; significherebbe la fine dei miliardi. Per gli europei, per&amp;ograve;, il pericolo &amp;egrave; rappresentato dalla possibilit&amp;agrave; che, mentre i combattimenti continuano, il regime di Kiev vada definitivamente fuori controllo. Basti pensare a tutti droni ucraini finiti sulla Romania, al largo delle coste greche, sul mare d'Azov, dove hanno ucciso cinque marinai azeri; alle centinaia di droni nello spazio aereo degli Stati baltici; alle minacce di invasione dell'Ungheria. Pare quindi che pi&amp;ugrave; gli europei investono nell'armamento dell'Ucraina, maggiore sia la minaccia ucraina alla sicurezza europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cessazione delle ostilit&amp;agrave; rappresenterebbero dunque per l'Europa un'opportunit&amp;agrave; per invertire questa tendenza, dice Nosovic; sarebbe cos&amp;igrave; possibile preparare il regime di Kiev a una guerra continuativa, renderlo pi&amp;ugrave; gestibile e concentrare la sua aggressione esclusivamente sulla Russia. Ecco perch&amp;eacute; l'Europa parla sempre pi&amp;ugrave; spesso di negoziati e li chiede a Putin tramite Zelenskij. In questo modo, Putin salverebbe l'Europa da Zelenskij. E allora Putin, con la sua risposta, ha &quot;mandato a quel paese&quot; non Zelenskij, ma l'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l'altro, a proposito dei demoni evocati dalle redazioni milanesi, romane, torinesi, perch&amp;eacute; provochino &amp;ldquo;rivolte di popolo e di palazzo&amp;rdquo; contro il Cremlino, in quel pattume maleodorante confezionato a Bruxelles-Kiev, &amp;ldquo;l'Alvaro Vitali&amp;rdquo; ukro-banderista accennava anche alla &amp;laquo;evidente stanchezza&amp;raquo; con cui guardano a Putin &amp;laquo;i tuoi stessi funzionari, uomini d&amp;rsquo;affari e propagandisti&amp;raquo;, assicurando che il &amp;laquo;mondo non si &amp;egrave; stancato dell&amp;rsquo;Ucraina... cresce la stanchezza nei confronti della Russia... con il tempo, la stanchezza nei tuoi confronti non potr&amp;agrave; che crescere.... &amp;Egrave; un fatto della storia russa che conosci bene: quando la Russia si stanca, il cambiamento arriva. Possiamo lavorare verso quella stanchezza&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, scriveva anni fa lo storico Igor &amp;Scaron;i&amp;scaron;kin, il popolo russo ha una peculiarit&amp;agrave; del tutto irrazionale: l'esigenza di essere sicuro della giustezza delle azioni del proprio paese. In questo &amp;egrave; la fonte della forza della Russia. Ma questa peculiarit&amp;agrave; &amp;egrave; anche il tallone d'Achille della Russia. Se si riesce a seminare nella coscienza del popolo il dubbio che &amp;ldquo;la nostra causa &amp;egrave; giusta&amp;rdquo;, allora la Russia perde la capacit&amp;agrave; a resistere. In Occidente, scriveva &amp;Scaron;i&amp;scaron;kin, compresero bene questa peculiarit&amp;agrave; della Russia e del popolo russo dopo la catastrofe del 1812. E anche oggi, a Kiev come a Bruxelles. Sembrano contare proprio su quel &amp;ldquo;tallone d'Achille&amp;rdquo;. Da lontano, non disponiamo di elementi cos&amp;igrave; solidi per confermare o smentire la &amp;ldquo;stanchezza&amp;rdquo; evocata dal nazigolpista-capo e non ci affidiamo certo alle vomitevoli &amp;ldquo;fonti informative&amp;rdquo; - che vengano dall'Europa o dalla &amp;ldquo;sacra&amp;rdquo; dissidenza russa - care alle redazioni guerrafondaie italiche. Osserviamo solo che, anche a livello popolare, se i russi chiedono qualcosa al Cremlino, &amp;egrave; quella di condurre con pi&amp;ugrave; decisione le operazioni militari. Le considerazioni diplomatiche, operative, strategiche di Moskva sono una cosa a parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-----------------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https://www.lastampa.it/esteri/2026/06/08/news/un_messaggio_diretto_allo_zar_deve_trattare_l_europa_non_si_sfila-15650928/?ref=LSHA-BH-P2-S5-T1&amp;amp;gig_APIKey=4_2uHezT994jAHtT8Q6-3UEw&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #333366;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Sukhumvit Set;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;https://www.lastampa.it/esteri/2026/06/08/news/un_messaggio_diretto_allo_zar_deve_trattare_l_europa_non_si_sfila-15650928/?ref=LSHA-BH-P2-S5-T1&amp;amp;gig_APIKey=4_2uHezT994jAHtT8Q6-3UEw&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https://ukraina.ru/20260607/putin-dvumya-slovami-prosto-ubil-kiev-i-bryussel-1079918006.html&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #333366;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Sukhumvit Set;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;https://ukraina.ru/20260607/putin-dvumya-slovami-prosto-ubil-kiev-i-bryussel-1079918006.html&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https://ria.ru/20260607/evropa-2097377599.html&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #333366;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Sukhumvit Set;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;https://ria.ru/20260607/evropa-2097377599.html&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>L'indiscrezione da Tel Aviv: Israele ha fermato i piani di attacco contro l'Iran su richiesta di Trump?</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lindiscrezione_da_tel_aviv_israele_ha_fermato_i_piani_di_attacco_contro_liran_su_richiesta_di_trump/82_67365/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,0&quot;&gt;Secondo quanto riportato dall'emittente israeliana &lt;em data-path-to-node=&quot;3,0&quot; data-index-in-node=&quot;51&quot;&gt;Canale 12&lt;/em&gt;, che cita un alto funzionario governativo, Israele avrebbe sospeso i piani di attacco contro l'Iran su esplicita richiesta del presidente statunitense Donald Trump.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;La stessa fonte ha tuttavia precisato che se i raid di Hezbollah contro le citt&amp;agrave; israeliane dovessero continuare, l'esercito di Tel Aviv colpir&amp;agrave; duramente i sobborghi meridionali di Beirut. Il funzionario ha inoltre aggiunto che gli attacchi israeliani nel Libano meridionale proseguiranno a pieno ritmo nei prossimi giorni. Al momento, al Jazeera che ha rilanciato l'indiscrezione, precisa che la notizia non &amp;egrave; stata verificata in modo indipendente.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;Precedentemente, l&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;e forze armate iraniane avevano annunciato la fine delle operazioni militari contro Israele, avvertendo avrebbero potuto esserci attacchi &quot;pi&amp;ugrave; duri&quot; se Israele avesse ripreso i bombardamenti sul Libano, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;A seguito delle aggressioni e degli atti di sovversione perpetrati dal brutale regime sionista nel Libano meridionale e nella regione di Dahieh, con il sostegno della criminale America, le potenti forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran, a sostegno del popolo oppresso del Libano, hanno dato una risposta dolorosa a questo regime&quot;, si legge nel comunicato, che cita il quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Pezeshkian rompe il silenzio: “Pronti a difenderci, ma non lasciamo le trattative”</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pezeshkian_rompe_il_silenzio_pronti_a_difenderci_ma_non_lasciamo_le_trattative/82_67366/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha ribadito che la priorit&amp;agrave; assoluta di Teheran resta &amp;laquo;la sicurezza nazionale e la pace del nostro popolo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,2&quot;&gt;In un post pubblicato su X, il leader iraniano ha usato toni fermi: &amp;laquo;Difenderemo i diritti della nazione con autorit&amp;agrave; e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia&amp;raquo;. Pezeshkian ha poi sottolineato l'equilibrio della strategia geopolitica del Paese: &amp;laquo;Diplomazia e difesa sono i due pilastri del potere nazionale; non abbiamo abbandonato n&amp;eacute; il campo di battaglia n&amp;eacute; il tavolo delle trattative&amp;raquo;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                            <item>
                    <title>Carla Filosa - “Te dò ffòco”, dalla minaccia al rogo dei braccianti: se la barbarie diventa sistema</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-carla_filosa__te_d_ffco_dalla_minaccia_al_rogo_dei_braccianti_se_la_barbarie_diventa_sistema/39602_67363/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il titolo evoca con estrema, amara ironia, un ultimo terribile fatto di cronaca. Con un&amp;rsquo;iperbole, per lo pi&amp;ugrave; scherzosa e convintamente fittizia, sanguigna per il gusto dell&amp;rsquo;esagerazione, il dialetto romano sostiene cos&amp;igrave; un ideale enorme dissenso con un interlocutore, che si finge di minacciare col massimo di un intervento terrorizzante. Quando per&amp;ograve; l&amp;rsquo;iperbole verbale si trasforma in realt&amp;agrave; effettiva in un tessuto sociale di voluto degrado di ogni aspetto umano, &amp;egrave; necessario capire a fondo se questa supposta civilt&amp;agrave; ci appartiene o se invece ce ne dobbiamo discostare con tutte le forze possibili del nostro diniego. Nella seconda ipotesi appena accennata, &amp;ldquo;diamo fuoco&amp;rdquo;, prioritariamente e in senso metaforico, a questa mezza informazione benpensante che si aggancia a ogni isolato aspetto di una tragedia che si ripete, sempre evitando di dare conto del cuore o contesto dei problemi, ovvero di cosa sia lo &lt;strong&gt;sfruttamento&lt;/strong&gt; sul lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Entrando allora nel fatto di cronaca del 1&amp;deg; giugno, emerge che sono morti 4 uomini, 3 afghani e 1 pakistano, in un rogo in auto, appositamente preparato, in una frazione calabrese di 2.583 abitanti chiamata Amendolara, in un&amp;rsquo;area di servizio al 106 della Strada Statale Ionica, in provincia di Cosenza. Ex terra di emigrazione nel secolo scorso verso l&amp;rsquo;Italia del nord o l&amp;rsquo;Argentina, Amendolara &amp;egrave; salita agli onori della cronaca solo per queste morti che hanno scosso la cosiddetta opinione pubblica, data l&amp;rsquo;efferatezza con cui sono state progettate ed eseguite le uccisioni. Emerge, quindi, oltre al condivisibile &amp;ldquo;orrore&amp;rdquo; per assassini che costringono a bruciare vivi altri esseri umani, un movente che si fa strada nel sommerso di una realt&amp;agrave; misconosciuta, tutt&amp;rsquo;al pi&amp;ugrave; sfiorata da conoscenze sindacali sempre pronte a mobilitarsi quando si arriva agli estremi, tranne a far capire &lt;em&gt;cosa e come&lt;/em&gt; siano le condizioni lavorative, deliberatamente ignorate da serie di governi compiacenti, sconosciute quindi all&amp;rsquo;universale popolazione indifferente, accuratamente sommerse negli interessi carsici che muovono e &lt;em&gt;usano&lt;/em&gt; sempre il &lt;em&gt;lavoro altrui&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; di questo allora che bisogna parlare, questi morti erano &lt;strong&gt;lavoratori&lt;/strong&gt;, in pi&amp;ugrave; stranieri gettati nei pozzi neri del lavoro schiavizzato, in pi&amp;ugrave; richiedenti diritti che a loro non competono come ultimi tra gli assoggettati, in pi&amp;ugrave; di etnie rese nemiche dall&amp;rsquo;abile giogo dominante imposto alla crudele lotta gerarchica tra poveri. Provando a procedere con ordine, vediamo per&amp;ograve; prima come si fa rimbalzare la notizia incanalata nel vicolo cieco dei sentimenti pi&amp;ugrave; comuni, anch&amp;rsquo;essi soggetti a essere corrotti e separati dall&amp;rsquo;intelligenza del reale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Innanzi tutto gli sciacalli: il generale Vannacci, saputo che i due presunti assassini rintracciati erano pakistani, ha citato uno slogan che definisce l&amp;rsquo;attuale arrogante destra cui si rivolge: &amp;ldquo;Se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo&amp;rdquo;. Aggiungendo il disprezzo per chi, se &amp;ldquo;queste risorse pagano le pensioni, ora, oltre al patrocinio gratuito per la difesa legale, bisogner&amp;agrave; pagare loro anche il carcere, alla modica somma di 140 euro al giorno. Remigrazione!&amp;rdquo; Chiara la priorit&amp;agrave; di un discorso che a) omette di parlare della finzione del diritto alla supremazia di chi abita il cosiddetto primo mondo, b) evita accuratamente di entrare nel merito delle modalit&amp;agrave; lavorative che creano le &lt;em&gt;dipendenze di classe&lt;/em&gt;, ove la frammentazione del lavoro &amp;egrave; ulteriormente accelerata con l&amp;rsquo;impiego della tecnologia. c) considera solo i costi in denaro del lavoro al posto della vita degli esseri umani e d) infine devia verso gli alieni, cio&amp;egrave; gli altri, gli stranieri, le responsabilit&amp;agrave; dei rischi riservati al lavoro, ma cancellati da tutti i decreti sicurezza unicamente emanati per reprimere il dissenso sociale. Analogamente, dalla Lega si leggono rigurgiti moralistico-legalitari quali &amp;ldquo;una ferita allo stato di diritto&amp;rdquo; con tanto di promessa per &amp;ldquo;un inasprimento dei controlli sulle filiere agricole&amp;rdquo;. Gli sciacalli hanno detto la loro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dall&amp;rsquo;unico sopravvissuto agli omicidi si &amp;egrave; appreso che le quattro vittime erano braccianti e che, per aver richiesto di esser pagati, anche degli straordinari evasi e di non dormire in dieci in una stanza, sono stati eliminati dai loro rispettivi caporali pakistani, comodamente usabili come pronta barbarie al servizio padronale. In dettaglio si tratta di assunzioni prima in nero, poi con contratto per 8 ore a 45 euro al giorno, mai pagato, e in pi&amp;ugrave; i due caporali avrebbero chiesto un contributo per il viaggio di accompagnamento al lavoro, su cui &amp;egrave; infine scoppiata la lite fatale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La stampa parla di sfruttamento come cosa &lt;em&gt;nota&lt;/em&gt;. Si scopre che erano esseri umani, chi rileva che lo ridiventano solo dopo morti, chi sottolinea l&amp;rsquo;invisibilit&amp;agrave; delle loro esistenze, chi adombra sospetti di gestioni mafiose, chi addita responsabilit&amp;agrave; della Bossi-Fini come pure del Decreto flussi, chi getta la colpa sul &amp;ldquo;caporalato&amp;rdquo;, ecc. Altri 14 tra auto e furgoni sono stati dati alle fiamme, nella zona, porto franco della &amp;lsquo;ndrangheta che per&amp;ograve; nessun processo &amp;egrave; mai giunto ad accertare! La procura di Castrovillari ha fermato Al&amp;igrave; e Bat, questi i nomi di quelli che hanno bloccato gli sportelli del minivan in fiamme, per omicidio plurimo. La giustizia sembra &amp;ldquo;fare il suo corso&amp;rdquo; come normalmente si dice, ma il capitale con le sue leggi ne &amp;egrave; sempre fuori, fa entrare in tribunale solo i suoi agenti, generalmente inconsapevoli di esserlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Terminata la rassegna della propaganda e della cronaca, ci troviamo tanti oggetti d&amp;rsquo;indagine &amp;ldquo;noti&amp;rdquo;, cio&amp;egrave; mai conosciuti a fondo proprio perch&amp;eacute; se ne parla continuamente come se lo fossero, e che invece, per rispetto e un doveroso riscatto delle pi&amp;ugrave; che giuste esigenze delle vittime, ora proviamo a delineare anche se in pillole, col senso per&amp;ograve; di un invito ad approfondire i concetti finora mancanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In primo luogo il &lt;strong&gt;lavoro&lt;/strong&gt;. In un modo di produzione capitalistico, nel quale siamo immersi da oltre 2 secoli, il lavoro &amp;egrave; per definizione &lt;strong&gt;sfruttato&lt;/strong&gt;, proprio mediante il salario che corrisponde sempre e comunque solo a una quota della ricchezza prodotta e privatamente appropriata, cio&amp;egrave; sottratta al beneficio sociale comune. Prova ne sia che i profitti salgono, cio&amp;egrave; quella quantit&amp;agrave; di lavoro gratuito estorto che li costituiscono e li aumentano, a fronte dei salari relativamente sempre pi&amp;ugrave; da fame e dell&amp;rsquo;impoverimento crescente, altrimenti visibile anche nell&amp;rsquo;iniquit&amp;agrave; fiscale, corredata dall&amp;rsquo;evasione e elusione della tassazione, all&amp;rsquo;incirca calcolata sui 100 mld di euro solo in Italia. Che lo sfruttamento sia l&amp;rsquo;origine certa dei profitti lo dimostra tutta l&amp;rsquo;accuratezza normativa e politica nell&amp;rsquo;erodere continuamente quote di lavoro gratis &amp;ndash; Marx us&amp;ograve; l&amp;rsquo;espressione di &amp;ldquo;rosicchiare i minuti&amp;rdquo; &amp;ndash; a vantaggio di un&amp;rsquo;accumulazione di ricchezza e potere da parte dei possessori di capitali, da poter sostenere concorrenza e domin&amp;icirc; coloniali. Lo sfruttamento quindi non &amp;egrave; riservato ad alcuni pi&amp;ugrave; sfortunati, &amp;egrave; il sistema comune di comando sul lavoro da rendere, quest&amp;rsquo;ultimo, sempre pi&amp;ugrave; inoffensivo nel reclamare diritti e dignit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A seguire, gli &lt;strong&gt;immigrati&lt;/strong&gt; sono ora il piatto forte di questo sistema. Tutte le leggi liberticide e la precariet&amp;agrave; di vita loro riservata, la loro attribuzione di essere &amp;ldquo;terroristi&amp;rdquo;, i loro respingimenti, remigrazioni, venduti a chi li trattiene in lager fatiscenti, l&amp;rsquo;ostacolo sempre maggiore al loro salvataggio in mare, ecc. sono tutti ottimi meccanismi di dissuasione, semmai in salvo e al lavoro, dal ritenersi in grado di rivendicare un diritto alla vita. Chi non capisce di essere forza-lavoro di serie Z, rischia di nuovo la pelle, come i quattro ammazzati nel rogo calabrese, cui l&amp;rsquo;estorsione lavorativa riguardava non pi&amp;ugrave; solo una parte, ma tutta la giornata lavorativa in cambio di una miserabile sopravvivenza, alla stregua di ogni sistema schiavistico mai dismesso. Come gli ebrei e tutti i dissidenti o diversi furono di fatto un capro espiatorio per Hitler, cos&amp;igrave; gli immigrati lo sono oggi nei nostri tempi: esseri esecrabili, &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; persone, non necessariamente da eliminare, ma da condizionare pesantemente per sfruttarne le forze. Si dirotta su di loro l&amp;rsquo;attenzione sociale delle carenze governative da occultare, in modo da poter lasciar agire nell&amp;rsquo;ombra il sistema predatorio, corrotto e mafioso di cui il capitale ha sempre pi&amp;ugrave; bisogno, perch&amp;eacute; spinto dalle sue crisi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Approdando infine al &lt;strong&gt;caporalato&lt;/strong&gt;, la stampa continua a chiedersi come mai le denunce effettuate non trovano seguito. Riferire quella operazione &amp;ldquo;Demetra&amp;rdquo; nel giugno 2020, con l&amp;rsquo;arresto di 60 persone e sequestro di 14 aziende agricole tra Calabria e Basilicata, &amp;egrave; utile per riportare le parole del gip di allora che scrisse che gli immigrati &amp;ldquo;venivano trattati come scimmie&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La distinzione tra mezzi e fini &amp;egrave; fondamentale. Pi&amp;ugrave; il mezzo &amp;egrave; brutale pi&amp;ugrave; risulta efficace per il fine previsto. Disumanizzare significa azzerare ogni scrupolo e responsabilit&amp;agrave;, per il regolare funzionamento del sistema che &amp;egrave; lui a definire le finalit&amp;agrave; dello sfruttamento, che non pu&amp;ograve; essere ostacolato. Inamovibile il contrabbando (&lt;em&gt;smuggling&lt;/em&gt;) di migranti di ogni provenienza, afghani, africani o altro, costretti a pagare l&amp;rsquo;espatrio e poi il datore di lavoro destinato, nella catena gerarchizzata attraverso il caporalato per le zone agricole, o mediante l&amp;rsquo;appalto e subappalto in tutti gli altri ambiti lavorativi. Al di l&amp;agrave; da ogni etnia, lo sfruttamento massimo &amp;egrave; delegato a un altro sfruttato, come nel &lt;em&gt;cottimo&lt;/em&gt;, il quale pertanto dev&amp;rsquo;essere spietato o malcapitato, come appendice in un ingranaggio dal movimento incontrollabile. Chi ha visto Chaplin in &amp;ldquo;Tempi moderni&amp;rdquo; pu&amp;ograve; avere negli occhi immagini immortali di questa stessa analisi, magistralmente espressa nell&amp;rsquo;arte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi morti &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; il lavoro, inoltre, si aggiungono a quelli quotidiani &lt;em&gt;sul&lt;/em&gt; lavoro. Sono tutti testimoni, in quanto vittime, di una &lt;em&gt;lotta di classe&lt;/em&gt; senza esclusione di colpi che capitali centralizzati conflittuali e coalizzati proseguono nella loro spasmodica ricerca di predominio. La distruzione della vita altrui, sia in veste lavorativa che militare, di residenti o di &lt;em&gt;sans papiers&lt;/em&gt;, di occupati poveri o disoccupati, inoccupati, inattivi, ecc., rientra nello sviluppo delle forze produttive di cui c&amp;rsquo;&amp;egrave; necessit&amp;agrave;, contingente ancorch&amp;eacute; duratura. La sorveglianza continua sui lavoratori e l&amp;rsquo;impossibilit&amp;agrave; di appoggiarsi su spazi realmente sicuri, produce in loro una condizione permanente di paura, di insicurezza e terrore psicologico che in molti casi funziona da deterrente. Emerge allora con chiarezza la coerente architettura dell&amp;rsquo;esperienza coloniale trasferita nella cosiddetta patria, cio&amp;egrave; dove conviene di pi&amp;ugrave;, nelle forme di dominio collettivo anche sotto denominazioni generiche e quindi irrintracciabili come &amp;ldquo;criminalit&amp;agrave; organizzata&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;La banale organizzazione del lavoro include cos&amp;igrave; fasce talmente pi&amp;ugrave; indebolite di forze-lavoro, che permettono di gridare allo sfruttamento &lt;em&gt;una tantum&lt;/em&gt;, come scandalo, come ad esempio per la prostituzione, ma che non devono turbare la continua tranquillit&amp;agrave; di una societ&amp;agrave; intrisa di ipocrisia. Alla notizia di queste morti terribili, sono apparse denunce in ogni parte d&amp;rsquo;Italia, segno che il &amp;ldquo;capitale organizzato&amp;rdquo; non risiede solo nel sud arretrato, ma spazia libero di normalizzare ovunque l&amp;rsquo;impunit&amp;agrave; per le illegalit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; vantaggiose tra i rider, nei campi, nella moda, nei cantieri, ecc. Da Bassano del Grappa, a Chioggia, a Viadana (Mantovano), a La Spezia, a Latina, nel Bresciano, in Franciacorta dove una decina di anni fa venivano anche impiegate donne nei vigneti e poi fatte prostituire di notte. Bengalesi, rumeni, pakistani, cinesi, indiani, ecc. vengono cos&amp;igrave; ingoiati nel collaudato rapporto feudale interpersonale dei rapporti di forza, lasciato agire pure attraverso interventi pubblici, per ottenere gli amb&amp;igrave;ti soggetti deboli pronti all&amp;rsquo;uso del pluslavoro coatto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dato che su alcuni quotidiani &amp;egrave; stato scritto &amp;ldquo;Scoperte che turbano anche la politica&amp;rdquo;, bando a ogni sconvolgimento peloso! Non si tratta di deviazioni moralmente o giuridicamente recuperabili, ma di &lt;strong&gt;sistema&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Carla Filosa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;7.06.2026&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>La lotta per salvare l'America (di Chris Hedges)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_lotta_per_salvare_lamerica_di_chris_hedges/39602_67364/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://chrishedges.substack.com/p/the-fight-to-save-america?utm_source=post-email-title&amp;amp;publication_id=778851&amp;amp;post_id=201134885&amp;amp;utm_campaign=email-post-title&amp;amp;isFreemail=true&amp;amp;r=2xdvne&amp;amp;triedRedirect=true&amp;amp;utm_medium=email&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;di Chris Hedges*&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;2&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il peggio non sono l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) e i contractor privati, armati di mazze da baseball e manganelli, che alla fine del loro turno invadono il parcheggio e scatenano sui manifestanti fuori dai cancelli lo stesso sadismo inflitto ai detenuti di Delaney Hall.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;La cosa peggiore non sono il gas lacrimogeno, i taser, lo spray al peperoncino o le decine di arresti.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;La cosa peggiore non sono i pestaggi e gli scudi antisommossa, sollevati sopra le teste degli agenti della polizia statale del New Jersey e della polizia di Newark e abbattuti rapidamente sui corpi, provocando gravi lacerazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;La cosa peggiore &amp;egrave; badare ai bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Quelli che singhiozzano ininterrottamente mentre lasciano Delaney Hall, dicendo addio a madri, padri, sorelle o fratelli che li hanno accompagnati a scuola, che li hanno incoraggiati alle partite di calcio, che hanno detto loro che erano belli e talentuosi, che si sono svegliati prima dell'alba per svolgere lavori umili affinch&amp;eacute; potessero avere un futuro; che li amano in un mondo in cui l'amore &amp;egrave; una merce in via di estinzione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;Sono seduto contro una recinzione metallica a un isolato da Delaney Hall, il pi&amp;ugrave; grande carcere dell'ICE del New Jersey, con un manifestante che si fa chiamare Basher. Ha 41 anni, una folta barba nera, le unghie sporche e le mani segnate dagli scontri con la polizia. Indossa una kefiah verde. L'aria &amp;egrave; impregnata del fetore dell'enorme impianto di depurazione della Passaic Valley Sewerage Commission, proprio di fronte. Quando si tratta dei bambini, quelli strappati ai genitori da una nazione che sta istituzionalizzando la crudelt&amp;agrave;, persino Basher deve trattenere il respiro e fermarsi. Le scene sono troppo strazianti da sopportare.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;La brutalit&amp;agrave; di Delaney Hall &amp;egrave; solo un riscaldamento. I teppisti, quelli che attaccano chi &amp;egrave; demonizzato all'interno del carcere dell'ICE e chi &amp;egrave; demonizzato per le strade fuori, si stanno allenando per il resto di noi. Delaney Hall, gestita da una societ&amp;agrave; carceraria privata &amp;ndash; il GEO Group &amp;ndash; &amp;egrave; il modello di un mondo in cui saremo privati dei nostri diritti; incarcerati e torturati di routine; privati di cure mediche adeguate; nutriti con cibo rancido, scaduto e ammuffito, infestato da vermi e larve; costretti a bere acqua contaminata, a respirare aria inquinata e a lavorare per salari da fame &amp;ndash; nel caso di chi si trova all'interno di Delaney Hall, un dollaro al giorno.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;9&quot;&gt;Circa 300 delle circa 600 persone detenute a Delaney Hall, tra cui adolescenti, anziani e donne incinte, hanno iniziato uno sciopero della fame e del lavoro il 22 maggio.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;10&quot;&gt;Le guardie dell'ICE e del GEO Group hanno reagito come ci si poteva aspettare: hanno picchiato gli scioperanti, hanno sigillato le prese d'aria e lanciato gas lacrimogeni e spray al peperoncino nelle celle. Hanno ammanettato i presunti leader dello sciopero e li hanno costretti a uscire dalla struttura verso luoghi sconosciuti, oppure li hanno isolati in &quot;unit&amp;agrave; punitive&quot;. Hanno manipolato gli impianti di riscaldamento e raffreddamento in modo che i prigionieri sopportassero temperature estreme, sia calde che fredde. Hanno interrotto l'accesso al telefono e a internet, sospeso i diritti di visita e molestato sessualmente le donne.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;11&quot;&gt;Il 31 maggio, 56 dei detenuti di Delaney Hall hanno pubblicato la loro quarta lettera pubblica. Era scritta a mano in spagnolo su carta a righe:&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;12&quot;&gt;&amp;laquo;Le condizioni in questa prigione non sono adatte a esseri umani per un periodo di tempo cos&amp;igrave; lungo: negligenza medica, acqua non potabile, cibo scaduto e in cattive condizioni, bagni inutilizzabili e impianti di ventilazione mai sottoposti a manutenzione; per questo motivo siamo costantemente malati&amp;raquo;, si legge nell'ultima lettera. &amp;laquo;Chiediamo la libert&amp;agrave;, un processo equo e il rispetto dei nostri diritti. SOS&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;13&quot;&gt;Il 24 luglio dello scorso anno, intorno alle 6:45 del mattino, i veicoli dell'ICE hanno bloccato un furgone che trasportava 15 lavoratori guatemaltechi, a tre isolati da casa mia. Sono andato a trovare gli uomini nel centro di detenzione dell'ICE a Elizabeth, nel New Jersey, perch&amp;eacute; parlo spagnolo e perch&amp;eacute; le loro famiglie, terrorizzate all'idea di essere prese di mira, non potevano farlo. Gli uomini mi hanno detto che erano stati minacciati di lunghe pene detentive, seguite da una sicura deportazione, se non avessero firmato i documenti in cui acconsentivano alla loro immediata espulsione. Hanno firmato. Il mio compito era quello di informare le loro famiglie che non sarebbero tornati a casa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;14&quot;&gt;Un'analisi del &lt;em data-path-to-node=&quot;14&quot; data-index-in-node=&quot;15&quot;&gt;Guardian&lt;/em&gt; sui documenti governativi ha rivelato che durante i primi sette mesi del secondo mandato di Trump, i genitori di almeno 27.000 bambini, di cui 12.000 con cittadinanza statunitense, sono stati arrestati.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;15&quot;&gt;Questi uomini erano i miei vicini. I loro figli frequentano la stessa scuola superiore dei miei. Il rapimento dei genitori &amp;ndash; spesso sul posto di lavoro, durante le udienze per l'immigrazione o gli appuntamenti con l'ICE &amp;ndash; non solo traumatizza i figli di queste famiglie, ma l'intera comunit&amp;agrave;. Ogni ragazzo della scuola si chiede se un giorno anche i suoi genitori verranno rapiti facendo perdere le proprie tracce. Ogni ragazzo si chiede come sia possibile che una simile crudelt&amp;agrave; venga inflitta ai propri amici. Ogni ragazzo si chiede in che tipo di paese viviamo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;16&quot;&gt;Lo Stato e gli organi di informazione che ne fanno da cassa di risonanza stanno facendo del loro meglio per convincere l'opinione pubblica che coloro che sono rinchiusi a Delaney Hall siano &quot;criminali&quot;, &quot;i peggiori tra i peggiori&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;17&quot;&gt;Ma un'analisi dei dati dell'ICE condotta da Austin Kocher, professore associato di ricerca presso la Syracuse University ed esperto di dati e politiche sull'immigrazione, smaschera la menzogna. Kocher ha scoperto che l'88% degli immigrati detenuti a Delaney Hall non ha precedenti penali gravi e oltre il 70% non ne ha alcuno. Coloro che hanno precedenti hanno commesso quasi sempre reati di lieve entit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;18&quot;&gt;Le forze paramilitari fuorilegge che ogni giorno escono dai cancelli di Delaney Hall non sono soggette ad alcuna responsabilit&amp;agrave;. Ignorano la legge. Sono il fondamento satanico del nostro nascente stato di polizia. Il terrore che infliggono a coloro che vivono in questa piccola zona di Newark si riverser&amp;agrave; presto su tutti noi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;19&quot;&gt;Il senatore del New Jersey Andy Kim, che &amp;egrave; stato aggredito con spray al peperoncino fuori da Delaney Hall dagli agenti dell'ICE, e la governatrice Mikie Sherrill si sono visti negare l'accesso alla struttura. Kim, dopo aver presentato ricorso al direttore della Sicurezza Interna Markwayne Mullin, ha infine ottenuto una visita lampo, ma gli &amp;egrave; stato proibito di parlare con i detenuti. Anche agli ispettori sanitari della citt&amp;agrave; e dello stato &amp;egrave; stato impedito l'accesso completo al carcere.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;20&quot;&gt;Il messaggio &amp;egrave; chiaro: commetteremo qualsiasi abuso impunemente.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;21&quot;&gt;Sabato pomeriggio, dopo che una dozzina di manifestanti aveva bloccato l'uscita delle auto dalla struttura, gli agenti dell'ICE, indossando equipaggiamento da combattimento e maschere, hanno caricato i presenti con pistole a proiettili di pepe, spray al peperoncino e taser.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;22&quot;&gt;&amp;laquo;Indietro! Indietro!&amp;raquo; gridavano mentre spruzzavano nuvole di gas.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;23&quot;&gt;Le auto che uscivano dalla struttura hanno investito almeno un manifestante.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;24&quot;&gt;Intorno alle 22:00, un centinaio di persone aveva eretto una barricata con barili pieni di sabbia per bloccare le uscite e gli ingressi della struttura. Il blocco ha provocato un massiccio afflusso di agenti dell'ICE, guardie del GEO Group e agenti di polizia di Newark, che hanno respinto i manifestanti per diverse centinaia di metri lungo la strada.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;25&quot;&gt;La polizia ha annunciato il divieto per i manifestanti di indossare dispositivi di protezione, tra cui respiratori e occhiali, nonostante Delaney Hall si trovi in una zona industriale con un'estesa contaminazione dell'aria e dell'acqua nota come &quot;Corridoio chimico&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;26&quot;&gt;La battaglia di Delaney Hall non &amp;egrave; ancora finita. &amp;Egrave; una battaglia non solo per la giustizia, per i diritti dei nostri vicini, per un mondo in cui tutti siano trattati con dignit&amp;agrave; e rispetto, per i bambini che non dovrebbero mai essere separati dai loro padri e dalle loro madri, ma anche una battaglia per salvare il nostro Paese dall'avanzata inesorabile del fascismo.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;27&quot;&gt;Unisciti ora. Presto potrebbe essere troppo tardi.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;27&quot;&gt;&lt;em&gt;(Traduzione de l'AntiDiplomatico)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;27&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>101 giorni di guerra: l'Iran colpisce le basi israeliane e sfida il blocco USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-101_giorni_di_guerra_liran_colpisce_le_basi_israeliane_e_sfida_il_blocco_usa/45289_67362/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 10:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;Asia occidentale si trova nuovamente a un bivio cruciale.&lt;/strong&gt; Luned&amp;igrave;, lo scambio reciproco di attacchi missilistici tra Iran e Israele ha portato il fragile accordo di cessate il fuoco, in vigore dallo scorso 8 aprile, sulla soglia del collasso definitivo. Questo nuovo picco di ostilit&amp;agrave; si inserisce in un contesto pi&amp;ugrave; ampio: la guerra di aggressione e logoramento condotta sul campo dal blocco israelo-statunitense ha tagliato luned&amp;igrave; il traguardo del suo 101&amp;deg; giorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cronaca delle ultime ore delinea un quadro di spiccata tensione, in cui le forze della resistenza rispondono colpo su colpo alle incursioni aeree e alle violazioni dei patti diplomatici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il fronte iraniano: tra difesa strategica e ritorsione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle prime ore di luned&amp;igrave;, le difese aeree della Repubblica Islamica sono entrate in azione. L'agenzia di stampa statale &lt;em&gt;IRNA&lt;/em&gt; ha confermato forti esplosioni nei cieli di Teheran, Isfahan e Tabriz, in concomitanza con la dichiarazione dell'esercito israeliano di aver preso di mira &quot;obiettivi militari&quot; nelle regioni occidentali e centrali del Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le incursioni israeliane hanno colpito anche infrastrutture civili ed energetiche, tra cui l'impianto petrolchimico Karun nella citt&amp;agrave; di Mahshahr (nella provincia del Khuzestan), costringendo il personale all'evacuazione immediata. In risposta all'aggressione, la Mezzaluna Rossa iraniana ha dispiegato i propri team di emergenza su tutto il territorio nazionale per gestire le ripercussioni sul piano civile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul piano diplomatico e militare, Teheran ha smentito categoricamente le indiscrezioni circa un presunto coinvolgimento nell'esplosione registrata presso la base aerea di Al-Kharj, in Arabia Saudita: &lt;em&gt;&quot;L'Iran non ha sparato alcun colpo&quot;&lt;/em&gt; in quella direzione, ha precisato una fonte militare ufficiale all'emittente &lt;em&gt;IRIB&lt;/em&gt;, respingendo i tentativi di allargare strumentalmente il conflitto alle monarchie del Golfo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La risposta di Teheran e il panico in Israele&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La reazione militare iraniana &amp;egrave; stata presentata come un atto di legittima difesa. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha annunciato di aver colpito con precisione le importanti basi aeree israeliane di Nevatim e Tel Nof. Secondo l'agenzia &lt;em&gt;Fars&lt;/em&gt;, l'operazione &amp;egrave; stata una risposta diretta ai precedenti raid israeliani contro i siti radar situati in territorio iraniano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I sistemi di allarme israeliani sono scattati ripetutamente da domenica, mentre l'emittente &lt;em&gt;Canale 12&lt;/em&gt; e il portale &lt;em&gt;Ynet News&lt;/em&gt; hanno confermato anche il lancio di un vettore dallo Yemen &amp;ndash; intercettato dalle difese aeree &amp;ndash;, a testimonianza della solidariet&amp;agrave; strategica del movimento Ansar Allah. Di fronte all'efficacia della risposta della resistenza, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dovuto convocare d'urgenza il gabinetto di sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il nodo libanese e la violazione della &quot;linea rossa&quot;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le radici di questa nuova ondata di raid affondano nelle ripetute violazioni israeliane in Libano. Domenica, i caccia di Tel Aviv hanno bombardato la periferia di Beirut. Un atto che l'Iran ha denunciato immediatamente come la palese violazione del cessate il fuoco e il superamento di una pericolosa &quot;linea rossa&quot;. Fonti di Teheran hanno chiarito che il massiccio lancio di missili verso il nord di Israele &amp;egrave; stato la necessaria e proporzionata risposta all'aggressione subita dal territorio libanese, le cui eco si sono avvertite anche luned&amp;igrave; mattina con l'attivazione della contraerea nei cieli di Beirut.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lo scacchiere diplomatico e l'imbarazzo di Washington&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre l'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha tentato di giustificare l'offensiva parlando di &quot;diritto alla difesa&quot;, l'azione unilaterale di Tel Aviv sembra aver creato forti attriti con la Casa Bianca. Il senatore democratico Chris Murphy ha sottolineato come l'ultimo raid israeliano rappresenti un'ulteriore &quot;umiliazione&quot; per il presidente Donald Trump, che aveva esplicitamente intimato a Netanyahu di non reagire alle azioni iraniane nel nord di Israele.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel frattempo, la diplomazia internazionale cerca faticosamente di evitare il baratro. Il Canada ha espresso profonda preoccupazione per la tenuta dei negoziati di pace, mentre l'asse della mediazione si &amp;egrave; spostato sui telefoni dei ministri degli Esteri di Qatar, Arabia Saudita e Iran, con il premier qatariota in prima linea nei colloqui con il capo della diplomazia di Teheran, Abbas Araghchi, nel tentativo di preservare i canali di comunicazione con gli Stati Uniti e stabilizzare il fronte libanese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mondiali_2026_il_calcio_incontra_lia/56646_67360/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://italian.cgtn.com/2026/06/08/ARTI1780906953521935&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;di CGTN&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra pochi giorni parte il Mondiale di Canada, Stati Uniti e Messico. L'edizione pi&amp;ugrave; grande di sempre: 48 squadre, tre paesi ospitanti. E, per la prima volta nella storia, anche il primo Mondiale dell'Intelligenza Artificiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa cambia? Cominciamo dall'arbitraggio. Prima del torneo, ogni giocatore viene scannerizzato in 3D. Millimetro per millimetro. Fuorigioco o contatto dubbio? L'IA ricostruisce l'azione da tutte le angolazioni e genera un ologramma di precisione chirurgica. Niente pi&amp;ugrave; scuse, in teoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi arriva la tecnologia cinese: un micro?dispositivo che gli arbitri indossano come un occhio elettronico. Pioggia, nebbia, giocatori che si sovrappongono? Nessun problema. L'IA migliora l'immagine in tempo reale, recupera i fotogrammi persi, evidenzia il fallo con un alone colorato. Sembra fantascienza, ma &amp;egrave; gi&amp;agrave; realt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/6/8/1780906898291_764.jpg&quot; width=&quot;600&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E non finisce qui. L'IA segue la partita, riconosce gol, cartellini, parate impossibili. In pochi secondi monta video perfetti per i social. Nessun regista umano necessario. Un gol diventa un reel prima ancora che l'attaccante finisca di esultare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma tutto questo ha un prezzo. Se l'IA decide quasi sempre bene, l'arbitro diventa solo un esecutore? E i dati biometrici dei calciatori &amp;ndash; i loro corpi 3D &amp;ndash; dove finiranno? Senza dimenticare le fake news generate dall'IA, sempre pi&amp;ugrave; difficili da smascherare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; src=&quot;https://38picres.cgtn.com/photoAlbum/page/performance/img/2026/6/8/1780906911289_94.jpg&quot; width=&quot;600&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&amp;egrave; chi lo dice da tempo: il calcio &amp;egrave; bello proprio perch&amp;eacute; &amp;egrave; umano. Perch&amp;eacute; sbaglia. Perch&amp;eacute; sorprende. L'IA non deve sostituire la passione, ma costringerci a chiederci perch&amp;eacute; amiamo questo sport. La risposta, come sempre, la daranno il campo e i tifosi.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Una finestra aperta </category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/1780906898291_764.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Tasse, l'articolo 53 della Costituzione è tradito: &quot;Ecco perché l'attuale sistema fiscale è ingiusto&quot;</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tasse_larticolo_53_della_costituzione__tradito_ecco_perch_lattuale_sistema_fiscale__ingiusto/51621_67361/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Blanco&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;&amp;Egrave; davvero incredibile come in molti non capiscano, o facciano finta di non capire, l'urgenza di una riforma fiscale profonda e incisiva in Italia, che punti a una reale redistribuzione della ricchezza. Di fronte all'attuale iniquit&amp;agrave; del sistema, un intervento non &amp;egrave; solo utile, ma necessario e indispensabile per ragioni di semplice giustizia sociale, oltre che per rispettare il dettato della nostra Costituzione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;I dati del 2025 parlano chiaro: su 662 miliardi di euro di entrate tributarie totali, l&amp;rsquo;Irpef ha coperto ben 227 miliardi (con un incremento di quasi 10 miliardi rispetto al 2024). Di questa cifra, il 90% grava su lavoratori dipendenti e pensionati. Al contrario, le imposte &quot;sostitutive&quot; &amp;ndash; che colpiscono guadagni finanziari e affitti &amp;ndash; hanno generato appena 21 miliardi, mentre l&amp;rsquo;Ires (l'imposta sui profitti societari) si &amp;egrave; fermata a soli 60 miliardi. Il quadro delle imposte dirette si chiude con i circa 17 miliardi dei tributi locali. Ci sono poi le imposte indirette, quelle che colpiscono i consumi a prescindere dal reddito: ben 270 miliardi di euro complessivi, di cui 230 miliardi derivanti solo da Iva e accise.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;&amp;Egrave; evidente che una simile struttura non sia sostenibile. La base imponibile &amp;egrave; drammaticamente squilibrata a danno delle classi sociali pi&amp;ugrave; deboli, mentre il gettito sui profitti e sulle rendite finanziarie resta vergognosamente basso, agevolato da regimi di favore che permettono ai contribuenti pi&amp;ugrave; abbienti di scegliere il fisco pi&amp;ugrave; conveniente. Un sistema del genere, schiacciato da tasse indirette e proliferazione di &lt;em data-path-to-node=&quot;5&quot; data-index-in-node=&quot;422&quot;&gt;flat tax&lt;/em&gt;, tradisce apertamente il principio di progressivit&amp;agrave; sancito dall&amp;rsquo;articolo 53 della Costituzione.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;Eppure, nessuna forza politica ha il coraggio di proporre con forza una vera svolta a beneficio della maggioranza dei cittadini. Una proposta concreta e sostenibile potrebbe articolarsi in tre punti complementari:&lt;/p&gt;
&lt;ul data-path-to-node=&quot;7&quot;&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7,0,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;7,0,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;1. Ritorno alla progressivit&amp;agrave; Irpef:&lt;/strong&gt; Riportare le imposte sostitutive (plusvalenze finanziarie e cedolari secche sugli affitti) all'interno del regime Irpef per consentire il cumulo dei redditi, evitando che a beneficiare delle agevolazioni siano solo i redditi pi&amp;ugrave; alti. Contestualmente, occorre aumentare gli scaglioni Irpef inserendo due nuove aliquote: il 50% per i redditi sopra i 75 mila euro e il 55% sopra i 100 mila euro.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7,1,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;7,1,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;2. Pi&amp;ugrave; tasse su banche e colossi industriali:&lt;/strong&gt; Innalzare l'aliquota Ires per le banche, le societ&amp;agrave; energetiche e le aziende della difesa, portando la tassazione effettiva al 35%.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7,2,0&quot;&gt;&lt;strong data-path-to-node=&quot;7,2,0&quot; data-index-in-node=&quot;0&quot;&gt;3. Imposta patrimoniale sui grandi beni:&lt;/strong&gt; Introdurre un'imposta patrimoniale (escludendo la prima casa) pari all'1% sui patrimoni sopra i 4 milioni di euro e al 2% sopra gli 8 milioni. Questo &amp;egrave; l'unico modo per tassare la crescita smisurata della ricchezza finanziaria accumulata negli ultimi decenni, a fronte di salari che hanno perso drammaticamente potere d'acquisto.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;8&quot;&gt;Grazie alle maggiori entrate garantite da questa manovra, si potrebbe azzerare totalmente l'Iva sui beni di prima necessit&amp;agrave;, ridurre l'aliquota ordinaria al 20% e avere a disposizione fino a 30 miliardi di euro in pi&amp;ugrave; da investire in sanit&amp;agrave;, scuola e spesa sociale.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Diritti e giustizia</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/art-53-600x363.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Iran e Yemen attaccano Israele: l'aeroporto Ben Gurion chiude i battenti sotto i missili</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iran_e_yemen_attaccano_israele_laeroporto_ben_gurion_chiude_i_battenti_sotto_i_missili/45289_67358/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;introtext&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi israeliani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il comando del fronte interno del regime israeliano ha segnalato l'attivazione delle sirene d'allarme nell'area di Tel Aviv e nei territori meridionali occupati, in seguito al lancio di missili dal territorio iraniano verso i territori occupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;A seguito dell'attacco aereo lanciato dal regime sionista contro il territorio iraniano nelle prime ore di oggi (luned&amp;igrave;),&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;il Canale 12&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;israeliano ha riportato esplosioni nell'area di Gerusalemme e nella parte settentrionale del Mar Morto, a causa dell'inizio di una seconda ondata di attacchi missilistici iraniani contro i territori occupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Nel frattempo, il comando del fronte interno israeliano ha anche annunciato l'attivazione delle sirene di allarme per attacchi missilistici nelle aree di Beersheba e del Negev, nel sud dei territori occupati, in seguito al lancio di missili da parte dell'Iran.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div data-oembed-url=&quot;https://twitter.com/Tasnimnews_EN/status/2063845522008596665&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;twitter-tweet twitter-tweet-rendered&quot;&gt;&lt;iframe id=&quot;twitter-widget-0&quot; class=&quot;&quot; title=&quot;Post X&quot; src=&quot;https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?dnt=false&amp;amp;embedId=twitter-widget-0&amp;amp;features=eyJ0ZndfdGltZWxpbmVfbGlzdCI6eyJidWNrZXQiOltdLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2ZvbGxvd2VyX2NvdW50X3N1bnNldCI6eyJidWNrZXQiOnRydWUsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdHdlZXRfZWRpdF9iYWNrZW5kIjp7ImJ1Y2tldCI6Im9uIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH0sInRmd19yZWZzcmNfc2Vzc2lvbiI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfZm9zbnJfc29mdF9pbnRlcnZlbnRpb25zX2VuYWJsZWQiOnsiYnVja2V0Ijoib24iLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X21peGVkX21lZGlhXzE1ODk3Ijp7ImJ1Y2tldCI6InRyZWF0bWVudCIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3Nob3dfYmlyZHdhdGNoX3Bpdm90c19lbmFibGVkIjp7ImJ1Y2tldCI6Im9uIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH0sInRmd19kdXBsaWNhdGVfc2NyaWJlc190b19zZXR0aW5ncyI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdXNlX3Byb2ZpbGVfaW1hZ2Vfc2hhcGVfZW5hYmxlZCI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdmlkZW9faGxzX2R5bmFtaWNfbWFuaWZlc3RzXzE1MDgyIjp7ImJ1Y2tldCI6InRydWVfYml0cmF0ZSIsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfbGVnYWN5X3RpbWVsaW5lX3N1bnNldCI6eyJidWNrZXQiOnRydWUsInZlcnNpb24iOm51bGx9LCJ0ZndfdHdlZXRfZWRpdF9mcm9udGVuZCI6eyJidWNrZXQiOiJvbiIsInZlcnNpb24iOm51bGx9fQ%3D%3D&amp;amp;frame=false&amp;amp;hideCard=false&amp;amp;hideThread=false&amp;amp;id=2063845522008596665&amp;amp;lang=es&amp;amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.hispantv.com%2Fnoticias%2Fdefensa%2F645208%2Firan-nueva-ronda-ataques-objetivos-israelies&amp;amp;sessionId=808d895f99e17893a6612f676f50cab7e3615a74&amp;amp;siteScreenName=HISPANTV&amp;amp;theme=light&amp;amp;widgetsVersion=6a3ad42b224df%3A1778106238597&amp;amp;width=550px&quot; frameborder=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot; data-tweet-id=&quot;2063845522008596665&quot; data-mce-fragment=&quot;1&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il canale&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;12&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;israeliano ha aggiunto che le sirene d'allarme sono risuonate a Dimona, Beersheba e nelle zone orientali e meridionali del Negev dopo il rilevamento di lanci di missili provenienti dall'Iran.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Secondo quanto riportato dai media, diversi missili hanno colpito Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme, e Beersheba, nella regione del Negev.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Anche i media israeliani hanno riferito che un missile iraniano ha colpito l'area di Itamar, mentre alcune testate giornalistiche hanno indicato che il proiettile ha colpito un obiettivo sensibile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;A seguito di ripetute violazioni del cessate il fuoco e di azioni aggressive da parte di Israele contro il Libano e il territorio iraniano, le forze armate iraniane hanno attaccato diversi obiettivi militari nei territori palestinesi occupati del nord nella notte di domenica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che la&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;base aerea israeliana di Ramat David &amp;egrave; stata colpita&lt;/span&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;da missili balistici iraniani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;A sua volta, l'occupazione israeliana &lt;/span&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;ha condotto attacchi&lt;/span&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;contro obiettivi all'interno del territorio iraniano utilizzando missili balistici lanciati dall'aria.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div data-oembed-url=&quot;https://www.hispantv.com/noticias/defensa/645184/yemen-grupos-palestinos-elogian-ataque-iran-israel&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;p class=&quot;item-title&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Un attacco missilistico yemenita paralizza l'aeroporto Ben Gurion di Israele&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;I missili balistici yemeniti hanno costretto Israele a sospendere completamente tutti i voli all'aeroporto internazionale Ben Gurion e ad attivare le sirene antiaeree a Tel Aviv e nelle zone centrali e meridionali della Palestina occupata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Da parte sua, l'esercito israeliano ha segnalato il rilevamento del lancio di un missile dallo Yemen verso le zone centrali dei territori occupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;I media israeliani hanno riferito che i cannoni antiaerei hanno intercettato il proiettile, ma l'attacco ha causato panico diffuso e le sirene hanno suonato a Tel Aviv e dintorni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il comando del fronte interno israeliano ha diramato avvisi urgenti ai residenti delle zone centrali e meridionali, invitandoli a cercare riparo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Le autorit&amp;agrave; aeronautiche israeliane sono state costrette a sospendere tutti gli atterraggi e i decolli all'aeroporto Ben Gurion a seguito del lancio di missili da parte dello Yemen e del conseguente allarme sicurezza, causando gravi disagi al traffico aereo e isolando&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;di fatto&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&amp;nbsp;il regime occupante dallo spazio aereo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il movimento di resistenza yemenita Ansar Allah ha ripetutamente dimostrato le sue capacit&amp;agrave; avanzate e ha promesso che qualsiasi intensificazione dell'aggressione israeliana contro il Libano sarebbe stata contrastata con una risposta &quot;ampia e di vasta portata&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il portavoce delle forze armate yemenite, il tenente generale Yahya Sari, ha dichiarato in occasione di operazioni simili che questi attacchi fanno parte di operazioni a sostegno dei popoli oppressi di Palestina, Libano e Iran contro l'aggressione israelo-americana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Domenica sera, le forze armate iraniane hanno lanciato una raffica di missili contro i territori occupati da Israele in risposta ai continui attacchi israeliani contro il Libano, che violano il cessate il fuoco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/21174393_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Incubo Mondiale per Aymen Hussein: 7 ore di interrogatorio all'arrivo negli USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-incubo_mondiale_per_aymen_hussein_7_ore_di_interrogatorio_allarrivo_negli_usa/82_67359/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,0&quot;&gt;Sabato scorso, il calciatore iracheno Aymen Hussein &amp;egrave; stato trattenuto e interrogato per ben sette ore al suo arrivo all'aeroporto di Chicago, negli Stati Uniti, dove si trova con la nazionale in vista dei Mondiali FIFA 2026.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,1&quot;&gt;Secondo i media iracheni, l'incidente &amp;egrave; avvenuto durante i controlli di frontiera. Mentre il resto della squadra ha ottenuto il via libera immediato, l'attaccante e leader della nazionale &amp;egrave; stato bloccato per approfonditi controlli di sicurezza. Nonostante la collaborazione dello staff della delegazione irachena, i compagni hanno dovuto lasciare lo scalo senza di lui.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3,2&quot;&gt;Dopo una vera e propria odissea burocratica durata sette ore, Hussein &amp;egrave; stato finalmente rilasciato e ha potuto raggiungere il ritiro della squadra. L'Iraq scender&amp;agrave; in campo il 9 giugno contro il Venezuela per l'ultima amichevole pre-Mondiale, prima del debutto ufficiale nella competizione.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Lancio di missili contro Israele. Il vero messaggio di Teheran al mondo</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lancio_di_missili_contro_israele_il_vero_messaggio_di_teheran_al_mondo/45289_67357/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di @Lauraruhk&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Israele ha effettuato un raid aereo su Teheran dopo che l'Iran ha lanciato una salva di missili contro Israele in risposta al suo intenso bombardamento aereo su Beirut di domenica. Teheran ha descritto l'attacco come un &quot;avvertimento&quot;, affermando che sarebbero seguiti ulteriori &quot;attacchi schiaccianti&quot; se Israele avesse continuato a colpire il Libano. L'Iran ha dimostrato disciplina strategica, assorbendo le provocazioni israeliane mentre portava avanti complesse negoziazioni con gli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, gli attacchi israeliani contro il Libano hanno reso necessaria una risposta per proteggere un alleato vitale. Teheran ha esplicitamente richiesto che i colloqui di pace tra Washington e Teheran affrontassero direttamente la sicurezza del Libano e un nuovo ordine stabile per l'intero Medio Oriente, rifiutando una tregua temporanea raggiunta a spese di Hezbollah e dei palestinesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La leadership iraniana sa che una tregua di breve durata che sacrifichi i suoi partner in Libano o Palestina sarebbe solo una pausa temporanea, che lascerebbe l'Iran strategicamente esposto. Dietro questo calcolo strategico si trova una sincera coerenza etico-politica: l'Iran mantiene la parola data e non abbandoner&amp;agrave; un alleato per un accordo che gioverebbe solo alla sua situazione interna. Questo impegno rafforza le fondamenta stesse dell'Asse della Resistenza, dimostrando che le alleanze di Teheran sono costruite sulla solidariet&amp;agrave;, non sulla convenienza.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Meloni a Confindustria: pioggia di promesse agli industriali, ma la parola &quot;salari&quot; resta un tabù</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-meloni_a_confindustria_pioggia_di_promesse_agli_industriali_ma_la_parola_salari_resta_un_tab/42819_67349/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Gentili, F. Giusti e S. Macera &amp;ndash; Centro Studi Politico Sindacale&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 26 Maggio scorso Meloni &amp;egrave; intervenuta all&amp;rsquo;Assemblea annuale di Confindustria. Lo ha fatto con trentasei minuti di discorso, tutti incentrati sulla contestazione dell&amp;rsquo;Unione Europea &amp;ndash; definita come &amp;laquo;Un gigante burocratico&amp;raquo; &amp;ndash; e sulla esaltazione del ruolo &amp;laquo;che l&amp;rsquo;industria italiana ricopre, non solamente dal punto di vista economico, ma anche sul fronte storico, identitario, culturale&amp;raquo; e &amp;laquo;reputazionale&amp;raquo;. Il merito &amp;ndash; ha detto la Presidente &amp;ndash; va a &amp;laquo;chi &amp;egrave; cos&amp;igrave; ambizioso, cos&amp;igrave; tenace, da non accontentarsi mai dei risultati raggiunti, da voler fissare l&amp;rsquo;asticella sempre pi&amp;ugrave; in alto, fondamentalmente perch&amp;eacute; sa che l'orgoglio non si rivendica, l'orgoglio si dimostra, ogni giorno&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Purtroppo &lt;strong&gt;&amp;laquo;fissare l&amp;rsquo;asticella sempre pi&amp;ugrave; in alto&amp;raquo;, per le imprese a cui Meloni si stava rivolgendo, vuol dire aumentare la produttivit&amp;agrave; e i ritmi di lavoro, e in tanti casi anche ridurre il costo del lavoro (ossia i salari)&lt;/strong&gt;, lo sa bene chi fa sindacato oppure, semplicemente, si ritrova sfruttato in un ufficio pieno di computer, in un museo o magari in un magazzino della logistica. Non &amp;egrave; allora un caso se, nel corso di questa lunga sviolinata agli imprenditori, Meloni non abbia mai pronunciato la parola &amp;ldquo;salari&amp;rdquo;, limitandosi soltanto a ricordare, in chiusura, di aver promulgato la pessima norma sul cosiddetto &amp;ldquo;salario giusto&amp;rdquo; &amp;ndash; sulla quale a suo tempo, in quanto Centro Studi, avevamo prodotto un&amp;rsquo;analisi critica&lt;a href=&quot;#_ftn1&quot;&gt;[1]&lt;/a&gt; evidenziandone contraddizioni e limiti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;intervento della Presidente del Consiglio, tuttavia, s&amp;rsquo;&amp;egrave; rivelato ampiamente chiarificatore circa le prossime iniziative politiche del Governo. I temi principali sono stati quelli dell&amp;rsquo;indipendenza energetica e della revisione delle politiche climatiche, da un lato, e dall&amp;rsquo;altro quelli della burocrazia e della responsabilit&amp;agrave; penale per le aziende.&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt; I temi energetico e ambientale&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt;Sull&amp;rsquo;energia il Documento di Finanza Pubblica aveva gi&amp;agrave; messo in allarme Meloni, riferendo di &amp;laquo;&lt;strong&gt;rischi di natura strutturale &lt;/strong&gt;dell&amp;rsquo;economia italiana, legati alla &lt;strong&gt;dipendenza dalle fonti fossili&lt;/strong&gt;&amp;raquo;,&lt;a href=&quot;#_ftn2&quot;&gt;[2]&lt;/a&gt; e di &amp;laquo;una &lt;strong&gt;strutturale dipendenza dall&amp;rsquo;estero per l&amp;rsquo;energia (pari al 74%, contro il 57% della media UE)&lt;/strong&gt;, con un ruolo significativo dei Paesi del Golfo persico [grassetti in originale]&amp;raquo;.&lt;a href=&quot;#_ftn3&quot;&gt;[3]&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;L&amp;rsquo;attacco della Premier alle tasse sulle emissioni di carbonio (&lt;em&gt;Emissions Trading System&lt;/em&gt;)&lt;/strong&gt; &amp;ndash; che noi critichiamo da sinistra, in quanto consentono alle imprese di vendere &amp;ldquo;quote&amp;rdquo; di emissioni non emesse ad altre aziende che, invece, ne hanno gi&amp;agrave; effettuate troppe &amp;ndash;, allora, anzich&amp;eacute; essere il frutto di una visione politico-economica illuminata &amp;egrave;, semplicemente, strumentalmente dettato da interessi capitalistici nazionali. &amp;laquo;Io penso &amp;ndash; ha detto Meloni all&amp;rsquo;Assemblea &amp;ndash; che sia abbastanza chiaro che l'attuale sistema ETS &amp;egrave; un po' distante dai bisogni attuali dell'industria europea. A maggior ragione, in questa fase di emergenza energetica, dove il buonsenso spingerebbe chiunque a sospendere temporaneamente la misura, almeno per i settori pi&amp;ugrave; colpiti dalla chiusura di Hormuz, in attesa di una sua organica e significativa revisione&amp;raquo;. In quest&amp;rsquo;ottica va letta la richiesta italiana alla Commissione Europea di estendere &amp;laquo;la flessibilit&amp;agrave; gi&amp;agrave; concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica&amp;raquo;. Al riguardo la UE ha scelto di evitare il muro contro muro, consentendo all&amp;rsquo;Italia &amp;ndash; e ad altri paesi eventualmente interessati &amp;ndash; &amp;laquo;un margine di flessibilit&amp;agrave; per gli investimenti legati all&amp;rsquo;energia pari allo 0,3% del Pil annuo per il triennio 2026-28&amp;raquo;&lt;a href=&quot;#_ftn4&quot;&gt;[4]&lt;/a&gt;. Invero, questa parziale deroga si colloca in un quadro ben preciso che esclude nuovi sussidi alle famiglie o alle imprese, indirizzando tutti gli investimenti verso quella autonomia energetica che, necessariamente, passa per le rinnovabili e per le produzioni &lt;em&gt;green. &lt;/em&gt;Dunque, la Unione Europea ribadisce una delle sue opzioni di fondo, il cosiddetto capitalismo verde (poco amato dall&amp;rsquo;Esecutivo italiano non in quanto ossimoro, ma perch&amp;eacute; ritenuto foriero di eccessivi vincoli per le imprese). Di pi&amp;ugrave;, la disponibilit&amp;agrave; europea sottende pure che, in cambio, l&amp;rsquo;Italia ripensi le sue ultime decisioni in merito al SAFE (&lt;em&gt;Security Action for Europe&lt;/em&gt;), il principale strumento volto a sostenere finanziariamente la difesa comune europea. Nei giorni scorsi, il governo nostrano ha infatti comunicato la volont&amp;agrave; di rinunciare a gran parte dei 14,9 miliardi di prestiti a tassi agevolati garantiti dal suddetto fondo, cui pure aveva scelto di aderire lo scorso anno. Ovviamente, Von der Leyen e i suoi sperano che, concedendole qualcosa, l&amp;rsquo;Italia s&amp;rsquo;impegni ancor pi&amp;ugrave; decisamente sulla strada del riarmo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma torniamo al discorso di Meloni, in cui non &amp;egrave; mancato l&amp;rsquo;elogio del cosiddetto &amp;ldquo;Decreto Energia&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;anno scorso: &amp;laquo;Grazie al decreto Energia abbiamo garantito un taglio concreto sulle bollette di luce e gas per tutte le aziende, oltre che ovviamente per le famiglie vulnerabili. Con benefici stimati per le PMI che arrivano a 9 mila euro l'anno per l'elettricit&amp;agrave; e a 10 mila euro per il gas&amp;raquo;. &lt;strong&gt;Peccato che i benefici per le famiglie si siano ridotti a un contributo governativo di 200&amp;euro; &lt;em&gt;una tantum&lt;/em&gt; e complessivo per nucleo familiare&amp;hellip;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proseguendo, la Presidente ha speso parole &amp;laquo;per il ritorno dell'energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie pi&amp;ugrave; innovative con mini-reattori modulari, sicuri e puliti, che consentano di avere maggiore sicurezza, ma anche costi nettamente pi&amp;ugrave; bassi rispetto agli attuali&amp;raquo;, minacciando l&amp;rsquo;arrivo di una legge delega &amp;laquo;Entro l'estate&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per chiudere &lt;strong&gt;non &amp;egrave; mancato un attacco ai pacchetti Omnibus dell&amp;rsquo;Unione Europea &amp;ndash; tramite i quali molte imprese sono gi&amp;agrave; oggi esonerate dagli obblighi di rendicontazione ESG&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Environmental Social Governance&lt;/em&gt;), che imporrebbero un tracciamento delle emissioni in CO2, dei consumi, dell&amp;rsquo;impatto ambientale e della gestione dei rifiuti industriali &amp;ndash;, definiti &amp;laquo;non sufficienti&amp;raquo; e inquadrati all&amp;rsquo;interno della questione della semplificazione burocratica e amministrativa per le attivit&amp;agrave; imprenditoriali, anzich&amp;eacute; in quella climatica. Stessa cosa al riguardo di alcuni &lt;em&gt;dossier&lt;/em&gt; europei &amp;ndash; &amp;laquo;penso al regolamento sugli imballaggi, penso ad alcuni obiettivi climatici&amp;raquo; &amp;ndash;, che per Meloni non sono &amp;laquo;accettabili&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt; Il tema della burocrazia d&amp;rsquo;impresa e della responsabilit&amp;agrave; penale&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Secondo Meloni &amp;laquo;la responsabilit&amp;agrave; di impresa non pu&amp;ograve; trasformarsi automaticamente in criminalizzazione di impresa&amp;raquo;, pertanto &lt;strong&gt;ha accolto la richiesta di Confindustria di un confronto finalizzato alla revisione del D. Lgs. 231/2001&lt;/strong&gt;. Un Decreto che da oltre vent&amp;rsquo;anni garantisce che in caso di reati societari, tributari, ambientali, connessi al riciclaggio di denaro e via dicendo, compiuti nell&amp;rsquo;interesse dell&amp;rsquo;impresa, la responsabilit&amp;agrave; giuridica non sia solo individuale (personale) ma anche dell&amp;rsquo;impresa stessa. Si tratta di una garanzia che andrebbe estesa anche ad alcune tipologie di reato compiute contro il lavoro dipendente (come l&amp;rsquo;applicazione di un Contratto illegale o improprio) ma che, al contrario, Meloni sembra voler abolire o comunque ridurre considerevolmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Di pi&amp;ugrave;: &lt;strong&gt;la Presidente &amp;egrave; arrivata addirittura a proporre agli industriali &amp;laquo;un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia&lt;/strong&gt;. Io penso che questo sia fondamentale farlo insieme, perch&amp;eacute; quando c&amp;rsquo;&amp;egrave; un servizio che non funziona, se vuoi risolvere quel problema devi interrogare l'utente. E voi siete gli utenti della burocrazia italiana&amp;raquo; (!). Aspettiamoci, dunque, un&amp;rsquo;ulteriore deregolamentazione normativa per le attivit&amp;agrave; d&amp;rsquo;impresa, gi&amp;agrave; anticipate da alcune norme precedenti &amp;ndash; come quella sulla deresponsabilizzazione legale dei dirigenti per progetti legati al PNRR (il famoso &amp;ldquo;scudo penale&amp;rdquo;) o quella che limita l&amp;rsquo;ammontare economico delle condanne, riducendo, per questa via, i poteri di controllo della Magistratura contabile sugli appalti. Per non dire di quelle che riguardano i crediti d&amp;rsquo;imposta e di tante altre ancora&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le ambizioni di certa politica e di settori imprenditoriali sono ben note: ci si vuole dirigere verso un sistema di controlli decisamente allentato, lasciando alle imprese piena di libert&amp;agrave; di manovra anche su materie come le clausole sociali &amp;ndash; giudicate come un&amp;rsquo;intrusione della legislazione giuslavoristica nei processi decisionali e organizzativi di impresa. Detto in altri termini, da una parte si vogliono evitare controlli e controllori, dall&amp;rsquo;altra spingere al ribasso i costi della manodopera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Infine, Meloni ha parlato degli incentivi concessi alle aziende, in particolar modo a quelle attive nel Mezzogiorno (accennando anche all&amp;rsquo;estensione della Zona Economica Speciale a tutto il territorio nazionale), e &lt;strong&gt;ha promesso un ulteriore rafforzamento dell&amp;rsquo;iper-ammortamento&lt;/strong&gt;, ossia di quel meccanismo che concede alle imprese di aumentare il peso fiscale degli investimenti al fine di accedere ad agevolazioni statali e arrivare, cos&amp;igrave;, a uno sconto su IRES e IRPEF. L&amp;rsquo;ultima Legge di Bilancio&lt;a href=&quot;#_ftn5&quot;&gt;[5]&lt;/a&gt; aveva gi&amp;agrave; stabilito, relativamente agli investimenti in tecnologie o beni energetici, un incremento del peso fiscale del 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per la quota da 2,5 a 10 milioni e del 50% per la quota da 10 a 20 milioni. La proposta in essere sarebbe quella di includere nell&amp;rsquo;ammortamento gli investimenti su &lt;em&gt;software&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;cloud&lt;/em&gt; &amp;ndash; che in realt&amp;agrave; sono parzialmente gi&amp;agrave; inclusi, ma solo per alcune tecnologie specifiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;III. Elementi della strategia del Governo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso del proprio discorso Meloni ha evidenziato alcuni elementi di strategia politica, che andiamo brevemente a esporre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo lei &amp;laquo;le crisi ci hanno mostrato anche quanto fosse miope l&amp;rsquo;idea di un&amp;rsquo;Europa che pensava di poter limitare il suo ruolo a quello di piattaforma commerciale, in una posizione quasi passiva tra l&amp;rsquo;America e i grandi attori asiatici, lasciando ad altri il controllo sugli snodi fondamentali delle catene del valore&amp;raquo;. Gli snodi fondamentali sono quelle porzioni di mercato in cui gli investimenti sono altamente remunerativi e che, allo stesso tempo, garantiscano un elevato controllo su tutta la filiera produttiva. Un esempio ne sono le produzioni di semiconduttori (&lt;em&gt;chip&lt;/em&gt;). &lt;strong&gt;Per garantire alle imprese europee una &amp;ldquo;posizione&amp;rdquo; all&amp;rsquo;interno di questi snodi sono fondamentali, per varie ragioni, un rafforzamento del settore militare&lt;/strong&gt; (ad esempio per garantirsi l&amp;rsquo;approvvigionamento di materie prime critiche e per la creazione di una domanda forte e stabile, proveniente dagli eserciti dei Paesi membri dell&amp;rsquo;UE) &lt;strong&gt;e una politica commerciale aggressiva&lt;/strong&gt;. Per questi motivi Meloni ha detto: &amp;laquo;Le spese di difesa sono il prezzo della libert&amp;agrave;, e io voglio che l'Italia sia una Nazione libera&amp;raquo;. &amp;Egrave; la differenza tra chi sostiene questo mondo e chi &amp;ndash; come noi &amp;ndash;, invece, vuole cambiarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nello stesso fronte si inseriscono le &lt;em&gt;boutades&lt;/em&gt; sul Mercato unico dei capitali e del risparmio e sul Mercato unico europeo in generale. Secondo Meloni la realizzazione e il potenziamento di questi strumenti &amp;laquo;consentirebbe di mettere l&amp;rsquo;Europa al riparo da scelte protezionistiche di altre nazioni&amp;raquo;, ma &lt;strong&gt;il prezzo da pagare sarebbe la totale deregolamentazione normativa imprenditoriale e bancaria&lt;/strong&gt; &amp;ndash; direzione nella quale, sia detto per inciso, il legislatore europeo si sta gi&amp;agrave; muovendo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, l&amp;rsquo;ultima indicazione strategica riguarda i fondi pensione, che in tutta Europa sono in via di potenziamento al fine di mobilitare una massa di capitali (teoricamente propriet&amp;agrave; dei lavoratori) per le imprese, &amp;laquo;in particolare per quello che riguarda innovazione, startup e infrastrutture&amp;raquo;. Rivendicando le ultime trovate inserite nella Legge di Bilancio per il 2026, come &lt;strong&gt;la riduzione del tempo per l&amp;rsquo;attivazione del meccanismo del silenzio-assenso &amp;ndash; tramite cui il lavoratore viene inconsapevolmente iscritto a un fondo pensione &amp;ndash; da sei mesi a soli sessanta giorni&lt;/strong&gt;, Meloni ha sostanzialmente promesso un ulteriore rafforzamento dell&amp;rsquo;adesione ai fondi e, quindi, maggiori liquidit&amp;agrave; per le imprese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;#_ftnref1&quot;&gt;[1]&lt;/a&gt; Cfr. E. Gentili, F. Giusti, &lt;em&gt;Salario &amp;ldquo;giusto&amp;rdquo;, contratti nazionali a rischio&lt;/em&gt;, 6 Maggio 2026, https://diogenenotizie.com/salario-giusto-contratti-nazionali-a-rischio/.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;#_ftnref2&quot;&gt;[2]&lt;/a&gt; Documento di Finanza Pubblica 2026, Doc. CCXL, n. 2, 27 Aprile 2026, p. 32.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;#_ftnref3&quot;&gt;[3]&lt;/a&gt; Ivi, p. 20.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;#_ftnref4&quot;&gt;[4]&lt;/a&gt; M. Esposito e S. Rosset, &lt;em&gt;Mini-clausola da 6,5 miliardi per Roma, i paletti Ue sulla difesa&lt;/em&gt;, 2 Giugno 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/06/02/fonti-flessibilita-ue-su-energia-vale-03-pil-entro-deroga-15-per-la-difesa_e3f7bb97-1e7c-401b-bdf4-1cd423a00413.html.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;#_ftnref5&quot;&gt;[5]&lt;/a&gt; L. 30 dicembre 2025, n. 199, cc. 427 e 429. Cfr. Allegati IV e V per l&amp;rsquo;elenco delle tecnologie industriali ammesse all&amp;rsquo;ammortamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Lavoro e Lotte sociali</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/hqmelconfidustria720.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Attacco israeliano a Beirut, l’Asse della Resistenza avverte Tel Aviv</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-attacco_israeliano_a_beirut_lasse_della_resistenza_avverte_tel_aviv/45289_67353/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;attacco aereo israeliano contro la periferia sud di Beirut riaccende le tensioni regionali e mette in discussione la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi tra Libano e Israele con la mediazione degli Stati Uniti. Diversi missili lanciati dall&amp;rsquo;aviazione israeliana hanno colpito un edificio residenziale nell&amp;rsquo;area di Tahwitat al-Ghadir, nel cuore della Dahieh, quartiere densamente popolato e tradizionale roccaforte della resistenza libanese. Secondo un bilancio preliminare, il raid ha provocato la morte di due civili e il ferimento di almeno undici persone. L&amp;rsquo;operazione &amp;egrave; stata rivendicata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dal ministro della Sicurezza Israel Katz, mentre i media israeliani hanno riferito che l&amp;rsquo;amministrazione Trump era stata informata preventivamente dell&amp;rsquo;attacco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il bombardamento arriva pochi giorni dopo l&amp;rsquo;annuncio di un accordo di cessate il fuoco raggiunto in linea di principio tra il governo libanese e Israele nel corso di colloqui trilaterali tenutisi a Washington con la mediazione statunitense. L&amp;rsquo;intesa, tuttavia, continua a suscitare forti contestazioni all&amp;rsquo;interno del Libano, dove numerose forze politiche e ampi settori dell&amp;rsquo;opinione pubblica respingono qualsiasi forma di negoziato diretto con Tel Aviv. Anche Hezbollah ha preso le distanze dall&amp;rsquo;accordo. Il segretario generale del movimento, Naim Qassem, ha ribadito che la resistenza non ha assunto alcun impegno a cessare le proprie operazioni contro Israele. Gioved&amp;igrave; scorso il gruppo ha annunciato la distruzione di due carri armati Merkava israeliani nel sud del Libano, presentando l&amp;rsquo;azione come una risposta alle continue violazioni della tregua da parte israeliana. Durissima la reazione dell&amp;rsquo;Iran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito il bombardamento di Beirut una grave aggressione e ha ricordato che Teheran aveva gi&amp;agrave; avvertito tutte le parti coinvolte che non avrebbe tollerato un attacco contro la capitale libanese o la sua periferia meridionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Araghchi, l&amp;rsquo;Iran era pronto a colpire direttamente Israele qualora le minacce contro Beirut si fossero concretizzate. Toni ancora pi&amp;ugrave; espliciti sono arrivati dal portavoce della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, Ebrahim Rezaei, che ha promesso una risposta &amp;ldquo;forte e dolorosa&amp;rdquo; all&amp;rsquo;attacco israeliano, accusando il governo di Tel Aviv di agire come un &amp;ldquo;cane rabbioso&amp;rdquo; che deve essere fermato. Anche Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana, ha avvertito che le forze missilistiche della Repubblica Islamica sono pronte a mettere in campo una deterrenza pi&amp;ugrave; ampia nel caso di ulteriori attacchi contro Beirut.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;episodio conferma come il cessate il fuoco promosso da Washington appaia estremamente fragile. Mentre Israele continua le operazioni militari e la resistenza libanese rivendica il diritto di rispondere alle incursioni, cresce il rischio che il Libano torni a essere uno dei principali fronti di confronto tra Israele e l&amp;rsquo;Asse della Resistenza guidato dall&amp;rsquo;Iran, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per l&amp;rsquo;intera regione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Operazione speciale della Cina a est di Taiwan</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-operazione_speciale_della_cina_a_est_di_taiwan/45289_67354/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;Pechino ha avviato una speciale operazione di controllo del traffico marittimo nelle acque a est dell&amp;rsquo;isola di Taiwan, una mossa che le autorit&amp;agrave; cinesi ritengono necessaria per tutelare la sicurezza della navigazione, rafforzare le capacit&amp;agrave; di pattugliamento in mare aperto e difendere la sovranit&amp;agrave; nazionale. Secondo l&amp;rsquo;agenzia &lt;a href=&quot;https://www.fmprc.gov.cn/fyrbt_673021/jzhsl_673025/202606/t20260602_11923344.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Xinhua&lt;/a&gt;, all&amp;rsquo;operazione partecipano diverse strutture dell&amp;rsquo;amministrazione marittima cinese, tra cui le autorit&amp;agrave; di sicurezza marittima delle province del Fujian e del Guangdong, oltre a organismi specializzati nel supporto alla navigazione e nelle operazioni di soccorso nel Mar Cinese Orientale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pechino collega direttamente l&amp;rsquo;iniziativa alla recente decisione di Giappone e Filippine di avviare negoziati sulla delimitazione delle aree marittime a est di Taiwan. Per il governo cinese, tali colloqui rappresentano una violazione dei diritti sovrani della Repubblica Popolare, poich&amp;eacute; riguardano acque che la Cina considera parte della propria zona economica esclusiva e della propria piattaforma continentale. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha ribadito che qualsiasi negoziato riguardante le acque a est di Taiwan non pu&amp;ograve; prescindere dalla partecipazione di Pechino. Secondo la diplomazia cinese, l&amp;rsquo;avvio unilaterale delle trattative da parte di Tokyo e Manila costituisce una grave violazione del diritto internazionale e delle norme fondamentali che regolano le relazioni tra Stati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La questione si intreccia inevitabilmente con il dossier taiwanese. Mao Ning ha ricordato che &amp;ldquo;entrambe le sponde dello Stretto appartengono a un&amp;rsquo;unica Cina&amp;rdquo; e che la difesa della sovranit&amp;agrave; territoriale e dei diritti marittimi rappresenta una responsabilit&amp;agrave; comune per tutti i cinesi. Parallelamente, il Ministero della Difesa dei secessionisti di Taiwan ha segnalato una nuova intensa attivit&amp;agrave; militare cinese nell&amp;rsquo;area. Secondo Taipei, nelle ultime ore sono stati rilevati 22 velivoli, otto unit&amp;agrave; navali della Marina dell&amp;rsquo;Esercito Popolare di Liberazione e due navi ufficiali cinesi. Alcuni mezzi avrebbero attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan ed effettuato incursioni nella zona di identificazione di difesa aerea dell&amp;rsquo;isola. Pechino ha inoltre attaccato duramente le autorit&amp;agrave; del Partito Democratico Progressista di Taiwan, accusandole di sacrificare gli interessi nazionali per fini politici e di favorire interferenze esterne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dichiarazioni confermano l&amp;rsquo;inasprimento della disputa sullo status dell&amp;rsquo;isola e mostrano come la competizione geopolitica nelle acque del Pacifico occidentale continui ad assumere una dimensione sempre pi&amp;ugrave; strategica, coinvolgendo non solo Taiwan, ma anche Giappone, Filippine e gli equilibri regionali dell&amp;rsquo;Asia-Pacifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE &quot;Il MONDO IN 10 NOTIZIE&quot; - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;/abbonati.php&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;CLICCA QUI&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Siria, Storie di vinti e di ultimi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-siria_storie_di_vinti_e_di_ultimi/24790_67356/</link>
                    <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Caro Enrico e fratelli di SOS Siria&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi scrivo sentendomi male nel farlo. Ma ho trovato la forza pensando ai nove anni di collaborazione e condivisione di opere di bene fatte per il mio popolo, con purtroppo la situazione che continua a peggiorare giorno dopo giorno, ma Enrico conosce forse meglio di me la situazione gi&amp;ugrave;. Per me ormai sono passati dieci anni da quando lasciai la Siria, credendo che sarei rientrato e tornato nella mia cara Patria e nella mia amata terra, dopo un periodo di uno due anni, con una situazione un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; pacificata. Portai via la mia famiglia perch&amp;eacute; le mie finestre ad Aleppo davano direttamente sulla linea degli scontri tra il nostro esercito e le forze terroriste (&amp;hellip;le stesse che oggi sono al&amp;nbsp; potere&amp;hellip;,) ma, anno dopo anno sono ormai&amp;nbsp; passati 10 anni di permanenza con mia famiglia in Italia.&amp;nbsp; Quindici anni di guerra, con un numero infinito di morti, uccisioni, case distrutte, fame,&amp;nbsp; terre bruciate dal conflitto, dolore continuo, un martirio senza fine per il mio popolo. In questa situazione a parte una sorella scappata con i figli in Libano ed ora non abbiamo pi&amp;ugrave; notizie di loro, altri parenti scomparsi nel vortice delle fughe, esodi, io ho perso solo il lavoro, la mia casa distrutta e la serenit&amp;agrave; di una vita difficile ma normale. I genitori da oltre un anno vivono chiusi in casa con il terrore che in ogni momento i criminali jihadisti irrompano in casa e li uccidano, come succede non solo per noi cristiani, ma per tutte le minoranze e per i nostri fratelli musulmani e alawiti, essi escono solo una due volte la settimana per comprare un p&amp;ograve; di farina, olio, pane e aspettano&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi qui ho perso la mia moglie per una brutta malattia, queste cose come ricordi, mi hanno fatto diventare triste, ma non potevo arrendermi, ci sono i due figli a cui pensare, da proteggere, da far crescere, da non fargli dimenticare la loro mamma, i loro nonni,&amp;nbsp; e non voglio che dimentichino la Siria, il loro paese, le loro radici, perch&amp;eacute; forse un giorno, chiss&amp;agrave;&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ogni anno in questo periodo capita il compleanno di mio figlio Majid, che quest&amp;rsquo;anno compir&amp;agrave; 12 anni, il dolore e lo strazio che vivo, al pensiero che questo bambino dovr&amp;agrave; festeggiare il compleanno senza sua mamma, dopo che gi&amp;agrave; cresce senza una mamma tutto l&amp;rsquo;anno, io cosa posso fare, ogni anno cerco di sostituire l&amp;rsquo;assenza di sua mamma con presenza di suoi compagni di classe festeggiando insieme in un locale della parrocchia, per regalargli almeno qualche momento di gioia. Tutte queste parole &amp;nbsp;principalmente per dirvi, e mi vergogno un po&amp;rsquo; a dirle e vi chiedo scusa per questo: ultimamente mi trovo in difficolt&amp;agrave; economicamente, come Enrico sa viviamo in un piccolo appartamento di due stanze che ci ha dato la parrocchia per soli 200 euro, ma con il mio stipendio di 700 euro, tra cibo, scuola, bollette e qualche soldino che mando gi&amp;ugrave; ai genitori per aiutarli, mi trovo senza una totale possibilit&amp;agrave; economica di fargli una festa, e questo mi fa soffrire pi&amp;ugrave; di tante altre mancanze materiali a cui cerco di fare fronte ogni giorno. In nome della nostra fratellanza e della vostra incrollabile solidariet&amp;agrave; al mio popolo di questi quindici anni, vi chiedo se avete modo di aiutarmi con un piccolo contributo anche di dieci venti euro, in modo che possa comprare anche solo una torta e una bibita al supermercato e cosi festeggiamo solo noi tre a casa. Mentre scrivo ho gli occhi che lacrimano dalla vergogna, vi racconto le mie difficolt&amp;agrave; perche sento Enrico come un fratello oltre che un coraggioso e instancabile lottatore per la pace e la solidariet&amp;agrave;, e cos&amp;igrave; sento tutti voi di SOS Siria, come fratelli miei e del mio martirizzato popolo, perch&amp;eacute; siete sempre stati d&amp;rsquo;aiuto a noi. Scusatemi e grazie comunque per quello che potete fare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dio nella sua grande magnanimit&amp;agrave; e bont&amp;agrave; dovr&amp;agrave; un giorno ripagarvi del bene che fate e avete fatto per il mio e tutti gli altri popoli aggrediti e vinti dai potenti padroni del mondo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; J. M.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Storie dei vinti, storie degli ultimi&lt;/strong&gt;&amp;hellip;.&lt;strong&gt;&lt;em&gt;J.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &amp;egrave; stato ed &amp;egrave; ancora, uno dei nostri referenti per i progetti in &lt;em&gt;Siria,&lt;/em&gt; un cristiano, un patriota siriano, un uomo piegato dalla vita e dalla realt&amp;agrave; del suo paese&amp;hellip;ma ancora dignitosamente in piedi e noi, scevri da chiacchiere, teorie, disquisizioni teoriche fini a se stesse, continuiamo ad essere al fianco di questi uomini e donne, in &lt;em&gt;Siria, in Palestina, in Kosovo, in Serbia, a Cuba, in Donbass&lt;/em&gt;&amp;hellip;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;SOS Siria&lt;/em&gt; ha ovviamente risposto presente immediatamente, tramite una colletta di autofinanziamento, abbiamo inviato 300 euro, chiedendo solo come ringraziamento, un semplice brindisi alla nostra salute il giorno della festa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Con i bambini siriani&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; -&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp; Progetti di Solidariet&amp;agrave; nella Siria martoriata&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La nostra solidariet&amp;agrave; concreta continua.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Popoli e dintorni</category>
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                            <item>
                    <title>Missili sull'asse Israele-Iran. Trump chiama Netanyahu: non rispondere agli attacchi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-missili_sullasse_israeleiran_trump_chiama_netanyahu_non_rispondere_agli_attacchi/45289_67355/</link>
                    <pubDate>Sun, 07 Jun 2026 20:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;Mentre i sistemi di difesa israeliani intercettano l'ennesima pioggia di missili iraniani, la tensione tra Tel Aviv e Teheran raggiunge livelli critici. L'esercito iraniano ha lanciato un duro ultimatum: Israele deve cessare immediatamente le operazioni in Libano o prepararsi a subire &quot;colpi ancora pi&amp;ugrave; duri&quot;. Secondo Teheran, i raid israeliani sui sobborghi meridionali di Beirut e l'intensificazione dell'offensiva nel sud del Paese hanno ormai oltrepassato &quot;tutte le linee rosse&quot;.&lt;/p&gt;
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&lt;p data-path-to-node=&quot;3&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Sul fronte diplomatico, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha fatto sapere di aver accettato una proposta di cessate il fuoco mediata dagli Stati Uniti, ma a una condizione tassativa: deve trattarsi di una tregua totale &quot;su tutti i fronti&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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&lt;p data-path-to-node=&quot;4&quot;&gt;Una possibilit&amp;agrave; che si scontra con le posizioni pi&amp;ugrave; radicali interne al governo israeliano; il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha infatti liquidato ogni scenario di distensione dichiarando perentorio: &quot;Teheran deve bruciare&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-path-to-node=&quot;5&quot;&gt;L'appello di Trump: &quot;Tornate al tavolo dei negoziati&quot;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;6&quot;&gt;In questo clima infuocato si inserisce l'intervento di Donald Trump. Parlando ai microfoni di Fox News, ha esortato l'Iran a fermare le ostilit&amp;agrave; e a riprendere i colloqui, avvertendo che nuovi raid contro Israele rischierebbero di far saltare definitivamente qualsiasi trattativa.&lt;/p&gt;
&lt;p data-path-to-node=&quot;7,0&quot;&gt;&quot;Quello che suggerirei all'Iran &amp;egrave; questo: avete lanciato i vostri missili, ora basta. Tornate al tavolo delle trattative e trovate un accordo&quot;, ha dichiarato Trump, precisando inoltre di non aver gradito i bombardamenti israeliani della mattinata su Beirut.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Trump annuncia ai media che chiamer&amp;agrave; Netanyahu, dicendogli di non rispondere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;card-live__content&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;wysiwyg wysiwyg--all-content&quot; aria-live=&quot;polite&quot; aria-atomic=&quot;true&quot;&gt;
&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Diverse testate giornalistiche, tra cui Axios e il Canale 12 israeliano, riportano che Donald Trump avrebbe detto loro di aver chiamato Benjamin Netanyahu per dirgli di non rispondere agli attacchi iraniani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;card-live__content&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;wysiwyg wysiwyg--all-content&quot; aria-live=&quot;polite&quot; aria-atomic=&quot;true&quot;&gt;
&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;Il giornalista di Axios Barak Ravid ha dichiarato a X che Trump gli avrebbe anche detto di essere &quot;molto vicino&quot; a raggiungere un accordo con l'Iran per porre fine definitivamente alla guerra, aggiungendo di non volere che il processo diplomatico &quot;esplodesse&quot; a causa dell'attacco iraniano a Israele.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;card-live__content&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;wysiwyg wysiwyg--all-content&quot; aria-live=&quot;polite&quot; aria-atomic=&quot;true&quot;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&quot;Gli attacchi iraniani non hanno ferito nessuno. Spero che Israele non reagisca. Se Bibi li colpisse a sua volta, la situazione si ripeterebbe come negli ultimi 47 anni, o negli ultimi 3.000 anni&quot;, ha detto Trump, secondo quanto riportato da Axios.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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