Il Venezuela e la nuova era: Maduro annuncia la fine del colonialismo in un ordine multipolare
Il presidente afferma che l'umanità ha detto "basta" dopo millenni di dominio imperiale
Un nuovo mondo multipolare e finalmente libero dalle catene del colonialismo sta sorgendo per la prima volta in quattordicimila anni di storia documentata degli Stati. Lo ha annunciato con toni solenni il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, in un incontro con gli studenti dell’Università Nazionale delle Scienze, dipingendo un quadro epocale della trasformazione geopolitica in atto. Secondo il leader bolivariano, l’umanità ha semplicemente detto "basta" alle forme di dominazione imperialista e coloniale, aprendo una fase inedita per la civiltà.
Maduro ha tracciato una lettura della storia come una sequenza ininterrotta di despotismi e imperi succedutisi l’uno all’altro, non per liberare i popoli ma per conquistarli. "Un impero sostituì l’altro, un impero sconfisse l’altro", ha osservato, riferendosi ai secoli di arbitrio nella distribuzione della terra e del potere. Oggi, però, questa logica ciclica viene spezzata. Il presente è segnato, come evidenzia, da una "intensa lotta di modelli" tra due visioni opposte: da un lato la ricerca dell’indipendenza, della libertà e della cooperazione armonica tra le nazioni, dall’altro la pretesa di pochi di ergersi a nuovi padroni e imperatori del mondo.
Questa contesa, iniziata secondo la sua analisi all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, sarebbe oggi giunta a un punto di svolta. Il presidente venezuelano ha posto l’accento sul diritto inalienabile di ogni popolo a scegliere il proprio percorso, con umiltà e rispetto per la diversità umana. Ha esaltato la storia "ammirevole" del Venezuela, legandola alla tradizione di resistenza che parte dal cacique Guaicaipuro, oppositore dei colonizzatori spagnoli, e arriva al Libertador Simón Bolívar. "Siamo nel mondo di coloro che vogliono essere liberi e indipendenti e si oppongono a ogni forma di colonialismo e schiavitù", ha dichiarato con enfasi.
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In questo quadro si inserisce un secondo, simbolico episodio evocato da Maduro nello stesso discorso, che assume i toni di una lezione di patriottismo in contrapposizione alle "attitudini sleali". Parlando in occasione del primo anniversario dell’ateneo intitolato al celebre scienziato venezuelano Humberto Fernández-Morán, inventore del bisturi di diamante, il presidente ha rievocato un aneddoto esemplare. Secondo il racconto, allo scienziato, pioniere delle neuroscienze, fu offerto il Premio Nobel a condizione di rinunciare alla cittadinanza venezuelana per assumere quella statunitense. La sua risposta, ha narrato Maduro, fu: "Tenetevi pure il Nobel, io tengo la mia nazionalità venezuelana".
Questa scelta di etica e "vero patriottismo" viene contrapposta, in un chiaro parallelismo politico, alle scelte di settori dell’opposizione di estrema destra, che il governo accusa di tradire il paese con la richiesta di sanzioni internazionali, di interventi armati da parte di potenze straniere e di cercare riconoscimenti esteri a scapito della sovranità nazionale. L’allusione diretta è alla golpista María Corina Machado, recentemente insignita del Premio Nobel per la Pace 2025. "C’è chi vende la patria per un premio Nobel o per mille altre cose", ha tuonato Maduro, elevando la figura di Fernández-Morán a simbolo di integrità nazionale e di una scienza al servizio del paese.
Nel complesso, il discorso del presidente venezuelano delinea ha una duplice lettura: da una parte l’affermazione di un irreversibile e storico avanzamento multipolare sulla scena mondiale, dall’altra la definizione di un confine netto, sul piano interno e internazionale, tra chi incarna la lealtà alla patria e alla sovranità e chi, invece, è un vile servo di interessi imperiali. È la visione di un ordine globale in trasformazione, dove il Venezuela rappresenta l’avanguardia di un riscatto storico contro ogni forma di dominazione.

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