De-industrializzazione in atto: l’acciaio europeo crolla ai minimi storici
Crollo dell'export e costi insostenibili: le scellerate scelte di Bruxelles privano l'Europa della sua sovranità industriale a favore dell'Asia
La produzione di acciaio nell'Unione Europea è crollata a minimi storici, segnando in modo inequivocabile il fallimento di scellerate politiche che stanno guidando l'Europa verso una inarrestabile de-industrializzazione. Il calo non è una semplice fluttuazione di mercato, ma la conseguenza diretta di un mix letale composto da prezzi dell'energia alle stelle, dazi punitivi statunitensi e l'acciaio a basso costo proveniente dalla Cina. In questo scenario, le esportazioni europee sono precipitate di circa il 20%, come riportato dal Financial Times.
L'Europa si conferma oggi come l'unica grande area economica globale in cui la capacità siderurgica si sta contraendo. Lo ha ammesso senza giri di parole Axel Eggert, Direttore Generale di EUROFER (l'Associazione Europea dell'Acciaio), sottolineando un dato che ha il sapore di una condanna per le istituzioni di Bruxelles: il settore non tornerà mai più ai suoi precedenti picchi produttivi di circa 155 milioni di tonnellate registrate nel 2015.
Sebbene l'UE rimanga la seconda regione produttrice di acciaio al mondo, coprendo il 14% della produzione globale, i volumi europei sono ormai irrimediabilmente distanti da quelli dell'Asia, che da sola macina quasi tre quarti dell'intera produzione mondiale di acciaio grezzo. Questo divario non è un caso, ma il risultato di anni di politiche energetiche e industriali miopi.
Il tessuto industriale europeo sta sanguinando sui mercati internazionali. Secondo i dati di EUROFER, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate del 29% su base annua nella prima metà del 2026, subito dopo che Washington ha imposto dazi punitivi del 50% sulle importazioni di acciaio dall'UE. Una mossa protezionistica statunitense che trova impreparata un'Europa incapace di tutelare i propri interessi.
Contemporaneamente, le spedizioni verso Turchia, India e Cina sono diminuite di almeno il 18%. Le aziende europee stanno semplicemente perdendo la concorrenza sul prezzo, schiacciate dai costi di produzione interni. Nel complesso, le esportazioni sono crollate del 20%, mentre la produzione di acciaio grezzo del blocco è scesa del 3%, attestandosi a 126 milioni di tonnellate nel 2025.
Il colpo di grazia, tuttavia, arriva dall'interno. Geert Van Poelvoorde, CEO di ArcelorMittal Europe Steel, ha denunciato come gli alti costi in Europa - in particolare quelli derivanti dal rigido e ideologico rispetto degli standard ambientali imposti da Bruxelles - stiano creando una situazione di pericolo estremo.
A causa di queste scellerate politiche pseudo-ambientaliste, i prodotti siderurgici europei stanno diventando troppo costosi per i clienti chiave, come le case automobilistiche. Il paradosso è evidente: le stesse politiche che dovrebbero "salvare il pianeta" stanno distruggendo l'industria manifatturiera europea, rendendo le esportazioni impossibili e costringendo le aziende a delocalizzare o a chiudere i battenti. È la fotografia esatta della de-industrializzazione in atto.
Una situazione a cui vanno sommate le coseguenze della incomprensibile decisione unilaterale di rinunciare alle forniture a basso costo di energia proveniente dalla Russia. Questo era il pilastro su cui poggiava la competitività industriale europea, come ammesso persino dal presidente francese Macron.
Di fronte a questo baratro, la Commissione Europea ha risposto con misure che si rivelano più burocratiche che efficaci. In passato, l'esecutivo UE ha introdotto nuove quote commerciali con una tariffa del 50% sulle importazioni di acciaio che superano i limiti, e ha incluso l'acciaio nel perimetro del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM).
Questo meccanismo impone a Paesi e produttori esteri con emissioni di carbonio superiori a quelle UE di pagare un balzello aggiuntivo per importare merci nel blocco (misura che si applica anche ad alluminio, cemento e fertilizzanti). Tuttavia, invece di rilanciare l'industria, questi balzelli non fanno che aumentare i costi a valle, punendo i consumatori e le manifatture europee, mentre gli altiforni continentali continuano inesorabilmente a spegnersi, vittime sacrificali di una classe politica che ha scelto di sacrificare l'industria pesante sull'altare delle proprie agende ideologiche, pseudo-ambientaliste e guerrafondaie.
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