Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)
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di Francesco Erspamer*
Viva la Svezia e viva gli Stati Uniti! La prima perché dopo vent’anni di digitalizzazione forzata sta riportando nelle scuole penne, quaderni e libri. I secondi perché dopo vent’anni di isteria «woke» si sono accorti che era solo una forma snobistica di puritanesimo e di consumismo. In sostanza a chi ha inventato e imposto evidenti cazzate si dà credito due volte: allora per averle promosse, oggi per averle rifiutate.
Invece quelli che si erano opposti da sùbito ed erano stati per questo linciati mediaticamente dai profeti del nuovo a tutti i costi (con l'infamante accusa di essere nostalgici e pertanto fascisti), continuano ad aver torto lo stesso. Perché il pensiero unico neoliberista ha sostituito la logica con l’attualità: a essere vero è solo ciò che statisticamente piace in questo momento, e se domani a essere «virale» (era quasi meglio conservare l’anglicismo) è la posizione opposta, quella è la verità. Del resto l’obsolescenza rapidissima fa PIL e solleva dalla responsabilità (onerosa economicamente e psicologicamente) dell’attenzione, della tutela, della cura.
E se invece la finissimo di interessarci di cosa facciano gli americani e gli svedesi e in generale i paesi che amano definire sé stessi «avanzati» solo perché così possono imporre il loro modello al mondo intero e continuare ancora per un po’ a vivere di rendita sfruttando le risorse altrui in cambio di giocattoli di plastica e di dollari gonfiati? Se ci occupassimo di cosa vogliamo fare NOI, a casa nostra e a modo nostro, e discutessimo, come si faceva ancora qualche decennio fa, di come vogliamo essere e non di chi vogliamo imitare?
*Commento Facebook del 25 agosto 2026


