L'ANALISI DEL MESE - Sovranità sotto assedio: geopolitica della guerra ibrida contro Cuba

Misure coercitive unilaterali, violazione del diritto internazionale e scenari di resistenza nazionale

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di Fabrizio Verde

Cuba è al buio. Ma dietro quel buio fisico, dietro le code per la benzina e gli ospedali che affidano la vita dei pazienti al ronzio incerto dei generatori, c'è un'ombra molto più lunga e pianificata. Non si tratta semplicemente di infrastrutture obsolete o di crisi di approvvigionamento naturale. Quello che sta accadendo a Cuba è il risultato preciso della strategia asfissiante attraverso cui una superpotenza imperialista come gli Stati Uniti ha deciso di dare l’assalto a un'isola sovrana che dall’ormai lontano 1959 non riesce a domare, pur trovandosi a un tiro di schioppo dal suo territorio.

In questo contesto di asfissia, la voce di Aleida Guevara rompe il rumore di fondo delle dichiarazioni diplomatiche. Figlia di Ernesto ‘Che’ Guevara, medico e militante, parla con la lucidità di chi ha ereditato la memoria delle rivoluzioni latinoamericane e la guarda attraverso la lente cruda del presente. Non usa giri di parole per descrivere la morsa che si stringe attorno all'isola e alla regione. Quando affronta il tema delle minacce statunitensi, incluso il sequestro di Maduro e della prima combattente venezuelana Cilia Flores o un intervento diretto a Cuba, sposta immediatamente il dibattito dal piano economico a quello morale e giuridico. «L'arresto di Maduro e di sua moglie... è non tanto un problema economico per Cuba quanto per il funzionamento del mondo», ha affermato ai microfoni del quotidiano spagnolo Publico. Il suo avvertimento è chiaro: se la comunità internazionale permette che le leggi vengano piegate al desiderio di un singolo governo, allora “siamo tutti complici”.

Aleida non nasconde la durezza del momento. Ammette che la situazione economica è “molto dura”, che i blackout sono ormai una presenza costante, definendoli con una rassegnazione amara come “bagliori” più che spegnimenti totali, perché la luce non torna più come prima. Eppure, nella sua analisi c'è una linea rossa che non può essere oltrepassata: la dignità. “Una volta che hai imparato a vivere con dignità, è molto difficile accettare qualsiasi altra cosa”, dice. Per Cuba, resistere non è una scelta ideologica astratta, ma una necessità esistenziale. Accedere alle condizioni imposte dall'esterno significherebbe “diventare un'altra Haiti o scomparire dalla faccia della terra”, un destino che Washington sembra aver preventivato nei suoi calcoli strategici.

Ma è sulla questione militare che il tono si fa gravissimo, quasi profetico. Di fronte alla domanda se la rivoluzione sia mai stata così minacciata, la risposta non lascia spazio al dubbio: “Siamo seriamente minacciati, davvero. Non è uno scherzo”. Riconosce la potenza di fuoco degli avversari, ammette che militarmente gli Stati Uniti hanno la capacità di entrare nell'isola. Tuttavia, chiude il ragionamento con una verità che i falchi di Washington dovrebbero meditare prima di premere un grilletto: “Ma quello che non potranno fare è andarsene”.

Queste parole non sono solo retorica rivoluzionaria; sono la chiave di lettura per comprendere l'escalation attuale. Il blocco energetico non è un fine, ma un mezzo. È la componente economica di una guerra ibrida progettata per indebolire le difese di un paese prima di un possibile collasso politico o, negli scenari più cupi, di un intervento fisico. Questo articolo nasce proprio dalla necessità di analizzare questa sovrapposizione di forze: da una parte le sanzioni coercitive unilaterali che strangolano il settore petrolifero, dall'altra la minaccia militare che aleggia su Cuba e sui Caraibi. Non si tratta di raccontare una crisi umanitaria come se fosse un disastro naturale, ma di smascherare le mani che hanno staccato la spina. Perché come ricorda Aleida, il problema non è solo cubano. È la conferma che ormai il diritto internazionale sembra essere diventato un orpello inutile e il mondo incapace di dire basta a chi crede di poter fare ciò che vuole, semplicemente perché ha la forza per imporsi.



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Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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