Ora organizzazione, ideologia, coscienza

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Ora organizzazione, ideologia, coscienza

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di Francesco Erspamer*

Le masse sono governate da un principio di inerzia: se sono ferme è difficile smuoverle ma se sono in movimento può diventare difficile fermarle. Le manifestazioni spontanee di questi giorni, che hanno portato centinaia di migliaia di persone nelle strade e gli italiani in quanto tali (non per prodotti e «celebrity» omogenei al sistema neoliberista) sulle pagine di giornali e siti di tutti il mondo per la prima volta da decenni, sono il sintomo, oltre e più che di un disagio o di una rabbia, di un desiderio di identità, aggregazione, appartenenza, di tornare a essere popolo invece che una congerie di individui accomunati solo dal consumismo e dall’edonismo.

Però la spontaneità si esaurisce presto e i desideri cambiano: a meno che non evolvano in organizzazione, ideologia, coscienza. Questo è il rischio e sarebbe meglio rendersene conto: se la protesta non diventa politica, se non si riconosce in un progetto di società e di vita e non si istituzionalizza in veri partiti («di parte», non dei velleitari movimenti più o meno arcobaleno e qualunquisti o delle massonerie come quelli attuali), tutto si sgonfierà alla cessazione delle ostilità e della copertura mediatica e si sarà trattato solo di una gratificante forma di intrattenimento, come una finale calcistica o un concerto in uno stadio o piazza.

La forza del sistema liberale e liberista è il suo trasformismo; quando si trova in difficoltà a causa dei propri eccessi, abusi e errori e avverte segnali di rivoluzione, se ne appropria e la promuove lui stesso, borghesizzandola e usandola per rilanciare i dogmi che da due secoli caratterizzano l’occidente: libertà individuale, preminenza del privato sul sociale, materialismo e oggettivismo. Molti di coloro che sono scesi in piazza hanno quegli obiettivi, credono che per guarire dal neoliberismo ci sia bisogno di più neoliberismo, per curarsi dalla tecnologia di più tecnologia. Altri no. È normale: tutte le rivolte hanno più anime e lo scontro decisivo è fra di loro.

Purtroppo tanti anni sono stati sprecati, decenni addirittura, fra piagnistei e fughe in avanti, rassegnazione e cinismo; nessuno si è davvero preparato per poter approfittare della prima occasione. Così temo che anche questa verrà perduta. Che almeno serva per rendersi conto di cosa sarebbe servito, di cosa occorre cominciare a costruire per farsi trovare pronti la prossima volta.

*Post Facebook del 4 ottobre 2025

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