La guerra di Trump contro l'ala radicale del partito democratico...

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Piccole Note
 

Il “razzismo” di Trump è stato condannato formalmente dal Congresso degli Stati Uniti. Erano 100 anni che un presidente non subiva una censura formale da parte del Parlamento.


La condanna censura le sue esternazioni contro alcune esponenti del partito democratico (le radicali Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib, Illhan Omar e Ayanna Pressley, ritratte nella foto in evidenza), accusate di essere di al Qaeda e antisemite e invitate a lasciare gli Stati Uniti per tornare nei “loro” Paesi.


Il censimento e l’ira di Trump


Motivo degli eccessi di Trump le dure critiche delle democratiche alla sua politica contro l’immigrazione clandestina. La censura formale non avrà alcun esito pratico, né conseguenze sul suo elettorato, anzi…


Resta però da capire perché il presidente si sia reso protagonista di un attacco tanto smodato, che non ha riscontri nei suoi eccessi verbali pregressi. E le sue conseguenze.


Di certo, Trump ha voluto rilanciare, dopo la sconfitta subita nella sua proposta di aggiungere alla domanda sul censimento del 2020 la richiesta di esplicitare se lo scrivente avesse cittadinanza americana o meno.


Una richiesta banale, ma con conseguenze politiche enormi, dato che molti clandestini avrebbero eluso il censimento, con conseguenze pesanti sui collegi elettorali, i cui seggi sono ripartiti in base agli abitanti, residenti e cittadini.


Se ne sarebbero avvantaggiati gli Stati rurali, che avrebbero visto i loro seggi aumentare in danno di quelli più industrializzati. Insomma, i votanti di Trump avrebbero avuto maggior peso elettorale (si rimanda a un articolo molto chiaro dell’Avanti).


La proposta è stata bocciata dalla Corte Suprema. Una sconfitta, che Trump vuol trasformare in vittoria rinfocolando la polemica contro gli immigrati.

 

Le conseguenze dello scontro


Lo scontro ha conseguenze che val la pena accennare. Anzitutto rafforza l’ala radicale dei democratici, alla quale fanno riferimento le donne da lui aggredite, quella che fa capo a Bernie Sanders.


Di fatto, sta indicando questi come i suoi veri avversari, cosa che potrebbe far premio sull’elettorato democratico chiamato a scegliere il futuro sfidante di Trump tra candidati moderati e radicali.


In tal modo Trump cerca di selezionare il suo sfidante, sperando di poter affrontare un radicale, cosa che, spera, allontanerebbe dai democratici quei voti moderati necessari alla vittoria.


Eppure, e allo stesso tempo, sta rafforzando l’ala che più di altre sta frenando sulle “guerre infinite”, con mozioni e leggi che intralciano l’assertività americana nel mondo. La cosa non gli dispiace affatto, dato che chiudere quella nefasta stagione bellica è suo obiettivo dichiarato…


Non solo la politica interna. Ingaggiando questa crociata Trump ha deviato la sua attenzione dalla crisi iraniana, sulla quale era stato costretto a concentrarsi in precedenza.


Trump è stato trascinato in questa nefasta avventura dai neocon e tenta di uscirne in qualche modo. Parlare e fare altro è uno di questi.


Le accese accuse di antisemitismo rivolte alle sue oppositrici – che gli hanno attirato anche le critiche di diverse comunità ebraiche, che non gradiscono di essere parte delle sue lotte politiche – hanno infine lo scopo di attutire la delusione della destra israeliana, che lo vorrebbe più impegnato sul dossier iraniano.


Trump sta dicendo a tale ambito politico che, nonostante il suo disimpegno sull’Iran, resta comunque sensibile alle preoccupazioni del suo maggior alleato mediorientale e vicino alla destra israeliana, in conflitto con il partito democratico (American conservative).


Trump non è un genio della politica, ma ha dalla sua la scaltrezza. Sa  tenere i piedi in due staffe senza cadere, almeno per ora.

 

Ps. L’Iran ha annunciato di aver sequestrato la petroliera che aveva soccorso ieri (Piccolenote), perché la nave trasportava petrolio di contrabbando (un milione di barili). Non si sa ancora a quale Paese appartenga la nave sequestrata, né se la vicenda innescherà altra tensione. Probabile che l’iniziativa sia motivata dal tentativo di forzare la mano a Londra e far dissequestrare la petroliera iraniana fermata a Gibilterra.


Per quanto riguarda il petrolio di contrabbando, da quando l’ondata jihadista è dilagata nel Medio oriente, di greggio clandestino ne è girato parecchio per il mondo. Il petrolio pompato nelle aree occupate dall’Isis e da al Qaeda ha arricchito tanti. Certo, ad oggi tali organizzazioni non controllano più territori, ma hanno ancora le loro reti, il loro petrolio e il loro mercato.


Resta da vedere se la mossa segnala il tentativo dei falchi di Teheran di creare difficoltà all’ala più dialogante per ottenere concessioni nella partita di compromesso che sembra si sia aperta nonostante gli immutati scontri verbali (vedi colloquio odierno Macron-Putin sul nucleare iraniano).

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