Pierre Goldman, il destino spezzato di un rivoluzionario fuori dagli schemi

1046
Pierre Goldman, il destino spezzato di un rivoluzionario fuori dagli schemi

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


di Geraldina Colotti


Nascere a Lione il 22 giugno 1944, nel pieno della barbarie nazifascista, significava portare già nel nome e nel sangue il marchio della lotta. Figlio di Alter Mojze Goldman — leggendario partigiano ebreo polacco ed eroe della Resistenza francese — e fratellastro del celebre cantautore Jean-Jacques, Pierre Goldman non ha mai scelto la via comoda dell'integrazione borghese o della quiete intellettuale. Ha scelto invece l'implacabile coerenza di un'esistenza spesa ai margini della legalità borghese, vissuta interamente dentro il perno incandescente della rivoluzione globale e dell'antifascismo militante. La sua tragica soppressione, consumata a Parigi il 20 settembre 1979, resta una delle ferite non rimarginate della storia politica francese ed europea.

La formazione politica di Goldman rifiuta ogni gabbia burocratica o riformista. Disertore del servizio militare francese, sceglie la via dell'esilio e dell'azione diretta. Vola a Cuba, dove entra in contatto diretto con la fiamma della rivoluzione castrista. La morte in Bolivia di Che Guevara segna un ulteriore spartiacque: Pierre decide di passare direttamente sul campo, unendosi ai guerriglieri venezuelani delle FALN (Fuerzas Armadas de Liberación Nacional). Quell'esperienza non fu un'avventura isolata, ma si inseriva nel fittito e internazionalista reticolo di solidarietà rivoluzionaria globale che vedeva confluire in America Latina militanti da ogni parte del mondo. Accanto ai rivoluzionari venezuelani e ai quadri cubani, in quegli anni operavano in quell'area anche diversi internazionalisti europei e italiani, reduci o espressione di una radicalità che cercava sul campo il banco di prova della lotta armata antimperialista. È il 1969 quando partecipa a una delle azioni più audaci della guerriglia urbana sudamericana: la clamorosa rapina alla Royal Bank of Canada a Puerto La Cruz, un colpo da 2,6 milioni di bolívar che resterà la più grande rapina dell'anno, pianificata per drenare risorse indispensabili al sostentamento della guerriglia. Un'operazione spericolata, condotta con una lucidità tale che Goldman sarà l'unico membro del commando a non essere identificato dalle forze di sicurezza, permettendogli di tornare in Europa indenne, ma con un bagaglio politico ed esistenziale irriducibile.

Rientrato in patria, inserito in una spirale di rapine a farmacie e piccoli negozi per finanziare la propria rete e la sopravvivenza clandestina, Goldman mantenne sempre una fiera indipendenza rispetto alle organizzazioni ufficiali della sinistra rivoluzionaria del periodo. Pur condividendo l'atmosfera culturale e l'urgenza dell'azione diretta, non fu mai un militante organico della Gauche Prolétarienne o di altri gruppi maosti, trovando invece la sua vera sponda intellettuale e politica nei circuiti dell'autonomia e nelle firme storiche che gravitavano attorno a riviste e testate radicali.

Viene arrestato a Parigi per un duplice omicidio di due farmaciste in boulevard Richard-Lenoir, un fatto da lui sempre recisamente negato. Il suo caso trova il sostegno e la vicinanza di molti intellettuali, che firmeranno per lui una petizione. Fra questi c’è anche Maxime Le Forestier, che gli dedicò una canzone, e ci sono Simone Signoret e Jean-Paul Sartre. Il processo si trasforma rapidamente in un caso politico nazionale in cui la magistratura e la polizia cercano il capro espiatorio perfetto: un ebreo, rivoluzionario, intellettuale e ribelle. Condannato in primo grado all'ergastolo tra le ire della reazione — quel furore cieco, quel rancore mediatico e politico con cui i conservatori, la stampa reazionaria e i settori della magistratura accolsero la sua sfida all'ordine costituito e la sua successiva liberazione —, Goldman trasforma la cella in un’officina di pensiero critico. Studia filosofia e scrive un libro, "Oscuri ricordi di un ebreo polacco nato in Francia", un capolavoro autobiografico e politico che sviscera l'identità, l'antisemitismo, la violenza di Stato e la dignità della rivolta. Nel 1976, grazie a una formidabile mobilitazione e alla debolezza delle prove d'accusa, viene assolto per l'omicidio, pur venendo condannato per le altre rapine. Uscito per buona condotta, inizia a lavorare per "Les Temps Modernes" e "Libération".

Il 20 settembre 1979 lo uccidono a Parigi in pieno giorno con 9 proiettili in rue des Archives. Il suo omicidio viene rivendicato da uno sconosciuto gruppo d’estrema destra: "Police Honor". Al suo funerale parteciperanno 15.000 persone, a testimonianza di quanto la sua figura rappresentasse un punto di riferimento ineludibile per l'antifascismo militante. Gli assassini non sono mai stati trovati, ma la tesi più accreditata è quella di un’esecuzione ad opera della criminalità organizzata di Marsiglia, sotto il controllo dei GAL (Gruppo Antiterrorismo Liberación), uno squadrone della morte organizzato dai servizi segreti spagnoli (con la copertura e le convergenze atlantiche e dell'intelligence francese) per combattere l'ETA, con cui probabilmente Pierre Goldman stava collaborando per ottenere armi o finanziamenti nei circuiti complessi della Guerra Fredda. Altri però sostengono che l'omicidio sia stato organizzato dai servizi segreti francesi dello SDECE, spaventati dalla pericolosità politica e dalla libertà d'azione di un intellettuale armato che non aveva mai accettato compromessi con lo Stato borghese.

Pierre Goldman resta un enigma e al contempo un monito. Non un eroe agiografico senza macchia, ma un comunista irregolare, un rivoluzionario che ha pagato sulla propria pelle il prezzo della rottura radicale con l'ordine costituito. Ricordarlo oggi, nel pieno della barbarie imperialista e della normalizzazione autoritaria, significa rifiutare ogni revisionismo storico e raccogliere l'insegnamento di chi ha preferito la fiamma della rivolta alla quiete della sottomissione.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Cina, "l'ordine globale" e la storiella che si inventa l'Occidente di Fabio Massimo Paernti Cina, "l'ordine globale" e la storiella che si inventa l'Occidente

Cina, "l'ordine globale" e la storiella che si inventa l'Occidente

Il lato oscuro (non detto) sul Premio Nobel per la pace 2026 di Francesco Santoianni Il lato oscuro (non detto) sul Premio Nobel per la pace 2026

Il lato oscuro (non detto) sul Premio Nobel per la pace 2026

Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere di Alessandro Bartoloni Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere

Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali di Giuseppe Giannini I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali

I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti