Taiwan, la nuova provocazione dell’Europa: Roma e Bruxelles sfidano Pechino

La visita della vicepresidente taiwanese provoca la protesta di Pechino e conferma la deriva conflittuale di Roma e Bruxelles

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Taiwan, la nuova provocazione dell’Europa: Roma e Bruxelles sfidano Pechino

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di Fabrizio Verde

Dopo aver tagliato i ponti con la Russia, l’Europa sembra decisa a ripetere lo stesso errore con la Cina. Questa volta il terreno della provocazione è Taiwan, e l’Italia si trova direttamente coinvolta.

La visita in Italia della vicepresidente taiwanese Hsiao Bi-khim ha infatti provocato una dura protesta diplomatica da parte di Pechino, indirizzata tanto a Roma quanto all’Unione Europea. La reazione cinese non lascia spazio a interpretazioni: per Pechino il viaggio rappresenta un’interazione ufficiale con Taiwan da parte di Paesi che riconoscono la Repubblica Popolare Cinese e il principio della Cina unica.

Il punto è tutt’altro che secondario. Taiwan è considerata da Pechino parte inseparabile del territorio cinese e il principio dell’unica Cina costituisce, secondo il governo cinese, la base politica fondamentale delle relazioni con Italia e Unione Europea. La richiesta rivolta a Roma e Bruxelles è quindi semplice: rispettare concretamente gli impegni assunti.

Ma proprio qui emerge l’irresponsabilità di una classe dirigente europea che sembra incapace di comprendere le conseguenze delle proprie scelte. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno – nota estremista russofoba - ha rivendicato la presenza di Hsiao sostenendo che “nessuno dovrebbe poter decidere chi possa essere accolto sul territorio europeo e quali voci possano essere ascoltate”.

Una dichiarazione che, trasformata in politica estera, rischia di diventare una miccia.

La questione non riguarda infatti il diritto di ascoltare una voce, ma la progressiva trasformazione dell’Europa in una piattaforma per iniziative politiche che Pechino considera una sfida diretta alla propria sovranità. Hsiao non è una figura qualsiasi: appartiene al Partito Democratico Progressista, accusato da Pechino di utilizzare la retorica della democrazia e della libertà per promuovere l’indipendenza - leggi secessione - di Taiwan.

E Roma ha scelto di ospitarla proprio a Ventotene, nell’ambito della seconda Conferenza europea di Ventotene per la Libertà e la Democrazia. Una scelta dal forte valore simbolico, resa ancora più significativa dal fatto che la partecipazione era stata mantenuta segreta fino all’arrivo della vicepresidente taiwanese.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre l’Europa avrebbe bisogno di relazioni economiche e politiche stabili con le grandi potenze mondiali, gli estremisti liberali del confronto continuano a cercare nuovi terreni di scontro.

Prima Mosca, ora Pechino.

È la logica di una politica estera sempre più prigioniera dell’ideologia liberale e incapace di distinguere tra interessi europei e obiettivi geopolitici altrui. La Russia è stata trasformata in nemico, con conseguenze pesantissime per l’economia europea. Ora anche la Cina viene trascinata dentro una spirale di provocazioni che non offre all’Italia né all’Europa alcun vantaggio reale.

E il paradosso è evidente: proprio mentre il continente precipita in una crisi sempre più nera, chi lo governa sembra impegnato ad aprire nuovi fronti e scenari di crisi.

La domanda, allora, è inevitabile: quante altre relazioni strategiche dovranno essere sacrificate prima che a Bruxelles e a Roma si accorgano che questa politica sta facendo cadere l’Europa nella crisi che essa stessa contribuisce ad alimentare?

La linea degli estremisti guerrafondai non sta rendendo l’Europa più forte. La sta rendendo più isolata, più fragile, sempre più lontana dai propri interessi e con le devastanti conseguenze che ricadono sulle spalle dei popoli, i quali a lorovolta auspicano solo pace e stabilità.

Per trovare chi davvero guadagna da siffatta situazione bisogna volgere lo sguardo verso l’Atlantico.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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