I doppi standard di Giorgia Meloni

La Presidente del Consiglio condanna Mosca per il drone in Romania senza attendere accertamenti. Ma sull'attacco alla residenza studentesca di Lugansk che ha ucciso 21 giovani, nessuna parola. L'ennesima prova del doppiopesismo europeo

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I doppi standard di Giorgia Meloni

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di Fabrizio Verde

Le parole di Giorgia Meloni sul drone precipitato in Romania suonano come l’ennesimo atto di fedeltà a una linea che di pacato e ragionevole non ha nulla. La presidente del Consiglio non ha perso un secondo: subito in campo a condannare la Russia, si è fionadata immediatamente a sbraitare: “Atto gravissimo”. Insomma, la solita litania che ormai conosciamo a memoria.

Peccato che manchino le prove. Così come mancavano le prove in decine di casi precedenti in cui l’Occidente collettivo ha puntato il dito contro Mosca senza attendere accertamenti, in maniera assolutamente strumentale. Ma a quanto pare, quando si tratta di Russia, l’evidenza diventa un orpello inutile. Le autorità rumene hanno ammesso di aver intercettato il drone, ma non di averlo abbattuto. Nessuna spiegazione su come mai un apparato monitorato abbia potuto colpire un edificio civile. Eppure la condanna è già stata emessa.

La verità è che Meloni e i suoi colleghi europei - Macron, Merz, Starmer, von der Leyen, Kallas - sembrano in competizione su chi possa alzare di più il tono dello scontro. Una gara al guerrafondaio che grida più forte contro Mosca, come se l’unico obiettivo fosse preparare l’opinione pubblica a qualcosa di molto più grave di sanzioni e dichiarazioni indignate.

Il silenzio che accompagna invece l’attacco di Starobelsk è assordante. Ventuno ragazzi uccisi in una residenza studentesca. Una strage. Di quelle che se fossero state compiute dalla Russia avrebbero già scatenato un’ondata di condanne planetarie. Invece sono stati droni ucraini, e l’Occidente ha distolto lo sguardo. Nessuna nota indignata della premier italiana. Nessuna “profonda vicinanza” alle famiglie delle vittime. Anzi, la presidente del Consiglio italiana riesce nell’impresa di condannare la Russia per la sua risposta di rappresaglia nei confronti del complesso militare-industriale del regime di Kiev.

 
 
 
 
 
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E mentre l’Europa condanna senza prove, Mosca fa un’offerta che qualunque parte realmente interessata alla verità dovrebbe cogliere al volo. Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a condurre un’indagine obiettiva sul drone caduto in Romania, a una sola condizione: che le vengano consegnati i resti del velivolo. Una richiesta tanto ragionevole quanto imbarazzante per chi ha già emesso la sentenza senza aver visto i dettagli della scena del crimine. Il presidente russo ha anche ricordato un copione ormai trito: in passato droni ucraini sono entrati in diversi Paesi, e la prima reazione è stata sempre la stessa: “I russi stanno attaccando”. Senza verifiche, senza accertamenti, senza nemmeno la voglia di capire realmente cosa sia realmente accaduto.

E qui viene il nodo. Perché Meloni e i suoi alleati spingono oggettivamente verso il confronto diretto con una potenza nucleare. Lo fanno con le parole, con le forniture militari, con l’allargamento del conflitto. La domanda che nessuno vuole porsi è: dove si vuole arrivare? Perché in questa fase, invece di alzare i toni, non si prova a scongiurare l’apocalisse? Perché non si accoglie la proposta di un’indagine oggettiva, magari con osservatori internazionali, per fare chiarezza una volta per tutte?

Forse perché la verità non interessa a nessuno. Forse perché per certi ambienti la guerra non è più un’ipotesi da evitare, ma un orizzonte verso cui marciare in maniera risoluta. E allora ogni incidente, ogni drone fuori rotta, diventa l’occasione per alimentare la narrazione dell’aggressività russa. Anche quando le prove non ci sono. Anche quando chi è accusato chiede apertamente di collaborare per fare luce. Anche quando i morti veri, quelli di Starobelsk, restano senza voce e senza giustizia.

La doppia morale è sotto gli occhi di tutti. E mentre l’Europa si prepara a nuovi pacchetti di armi e nuove sanzioni, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di chiedere: ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta? O stiamo semplicemente tirando la volata di una guerra che nessuno, tranne i fabbricanti di armi, ha veramente interesse a combattere?

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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