Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

In memoria di un professore, deputato e dirigente bolivariano

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Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

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di Fabrizio Verde

"Los que mueren por la vida no pueden llamarse muertos"

Così cantava Alí Primera, il "Cantore del Popolo" venezuelano, e queste parole risuonano oggi con un'intensità particolare, come un abbraccio che supera il tempo e lo spazio. Sono il verso giusto per ricordare un amico, un maestro, un uomo giusto: Porfirio Hernández.

Porfirio non c'è più, ma chi ha speso la propria vita per la vita, come lui, non può essere semplicemente definito un "morto". La sua è stata un'esistenza piena, spesa fino all'ultimo respiro per gli ideali in cui credeva. Professore universitario in pensione, ex deputato del PSUV, uomo di immensa cultura e di rara umanità, Porfirio era il classico esempio di militante e dirigente: profondo conoscitore della storia del suo amato Venezuela, e al tempo stesso uomo semplice, capace di ascoltare, di insegnare con umiltà e di commuoversi davanti alle ingiustizie.

Un professore, un dirigente, un uomo del popolo

Professore universitario in pensione, ex deputato del PSUV per lo stato di Portuguesa, Porfirio è stato il classico esempio - sempre più raro, è il caso di dire - del militante e dirigente bolivariano autentico: colto, autorevole, capace di parlare con la stessa naturalezza a un'aula universitaria e a un vicino di quartiere. Come deputato è stato tra i firmatari della nuova Costituzione fortemente voluta da Hugo Chávez, un atto che porta il suo nome nella storia politica del suo paese, ma che lui viveva con la discrezione di chi considera il servizio pubblico un dovere, non un merito da rivendicare.

La sua cultura era immensa, ma mai esibita. Leggeva, rileggeva, si informava, e poi metteva quella conoscenza a disposizione degli altri con una pazienza e un'umiltà che sono, probabilmente, la cifra più bella del suo carattere. Nei suoi scritti consultabili sul portale Aporrea si ritrova sempre la stessa convinzione: che la Rivoluzione Bolivariana si difende innanzitutto con la formazione, con la conoscenza, con l'argomento onesto costruito leggendo, ascoltando, studiando. Era un uomo che credeva nella "conciencia de clase" come fondamento di ogni cambiamento reale.

Le serate a casa sua

Chi come me ha avuto il privilegio di trascorrere del tempo con lui lo ricorda soprattutto così: nelle serate passate insieme davanti a "El Mazo Dando" di Diosdado Cabello (appuntamento imperdibile di ogni mercoledì sera), a commentare la politica venezuelana con quella miscela unica di passione e di rigore che lo contraddistingueva. Non spiegava mai dall'alto: condivideva, discuteva, invitava a capire più che a credere. Grazie a lui la politica venezuelana, con le sue battaglie, le sue contraddizioni, le sue speranze, diventava comprensibile anche per chi la osservava da lontano.

E poi c'era la musica. In famiglia, con sua moglie e sua figlia, la musica venezuelana risuonava come un altro modo - forse il più diretto - di raccontare il proprio paese. Attraverso quelle note, Porfirio faceva conoscere non solo un genere musicale, ma l'anima di un popolo, la sua storia, la sua allegria resistente. È stato lui, insieme a sua figlia Marnoglia, ad aprire per chi scrive una finestra vera sul Venezuela: la sua storia, la sua politica, i suoi ideali bolivariani, vissuti non nei libri ma nella quotidianità di una casa dove tutto - la radio accesa, un disco, una conversazione dopo cena - era occasione di apprendimento e di affetto.

Un'eredità che resta

Negli scritti che Porfirio ha lasciato traspare sempre la stessa fede incrollabile nel progetto bolivariano e la stessa onestà intellettuale nel guardarne anche i limiti e le difficoltà, senza mai rinunciare alla speranza. Credeva profondamente che la vittoria di lungo periodo si costruisse con la formazione ideologica e con l'esempio quotidiano, più che con le scorciatoie. Era, in questo, un uomo coerente fino in fondo: chiedeva agli altri lo stesso rigore che applicava a se stesso.

Con la sua scomparsa perdiamo un maestro, un compagno di strada, un amico. Ma chi ha vissuto vicino a lui sa che il modo migliore per onorarlo è continuare a fare quello che lui ci ha insegnato: studiare, capire, discutere con onestà, e non smettere mai di lottare per un mondo più giusto.

Un abbraccio grande e affettuoso va alla sua splendida famiglia in questo momento di dolore.

Vorrei chiudere questo omaggio con le parole di Mao Zedong che tanto si addicono a una vita spesa per gli altri: "Tutti devono morire, ma non tutte le morti hanno uguale valore. La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai, ma la morte di chi serve i fascisti, di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori, è più leggera di una piuma".

La morte di Porfirio Hernández ha il peso del Monte Tai.

Hasta siempre, compañero.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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