Terremoto e disinformazione: il "Post" specula sulle macerie del Venezuela

L'articolo del quotidiano online dimentica le sanzioni criminali, ignora i 5 miliardi di dollari sequestrati dagli USA e trasforma una tragedia in un attacco politico al governo bolivariano

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Terremoto e disinformazione: il "Post" specula sulle macerie del Venezuela

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di Fabrizio Verde

Venezuela e fake news costituiscono da tempo un binomio inscindibile per il circuito informativo mainstream. Nemmeno la tragedia che ha sconvolto il paese bolivariano, un doppio terremoto devastante con migliaia di morti e migliaia di dispersi ancora sotto le macerie, ha impedito a certi professionisti della (dis)informazione di continuare a spargere menzogne o mezze verità strumentali a una certa narrazione, pur di attaccare il legittimo governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Un esempio perfetto di questo modo disonesto di fare informazione è un articolo apparso quest’oggi sul quotidiano online ‘il Post’ che si intitola ‘In Venezuela è tutto contro i soccorritori’. Un vero e proprio collage di bugie e mezze verità volte a gettare fango sul governo bolivariano che ancora guida il paese nonostante il brutale attacco subito il 3 gennaio scorso che ha portato al sequestro del legittimo presidente Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Ma andiamo con ordine, e facciamo quello che i signori del Post non hanno avuto il coraggio di fare: verificare i fatti senza pregiudizi o moralismi, contestualizzare i dati e verificare grazie anche ai tanti video presenti in rete questa montatura giornalistica che offende l’intelligenza dei lettori e, soprattutto, la memoria delle vittime.

L’articolo parte subito col piede sbagliato, parlando di "regime" e dipingendo un quadro di caos totale dove la popolazione è abbandonata a sé stessa, costretta a scavare con le mani tra le macerie perché lo Stato sarebbe assente, corrotto o semplicemente inetto. Poi c'è il solito ritornello sulle case popolari costruite col polistirolo, l'immancabile aneddoto del cittadino che scherzava sulla fragilità della sua abitazione, e la ciliegina sulla torta: l'esercito che invece di soccorrere i feriti si limiterebbe a reprimere i cittadini, rifiutandosi di fornire aiuto. Se non ci fosse di mezzo un dramma umano di proporzioni bibliche, verrebbe da ridere per l'impudenza con cui vengono spacciate per verità assolute queste sciocchezze.

Ma siccome non si scherza col dolore di un popolo intero, andiamo a vedere cosa dicono i fatti, quelli veri, non le chiacchiere da salotto giornalistico. Innanzitutto, è vergognoso che non si faccia mai menzione, nell'articolo, dell'assedio criminale a cui gli Stati Uniti sottopongono il Venezuela da anni. Sanzioni finanziarie, blocco delle esportazioni petrolifere, sequestro di beni e conti correnti all'estero per miliardi di dollari. Come si fa a parlare di carenza di mezzi e di infrastrutture fatiscenti senza citare che il paese è sottoposto a un vero e proprio strangolamento economico che gli impedisce di acquistare pale meccaniche, medicinali, cibo, carburante? È come se io ti legassi le mani e poi ti accusassi di non riuscire a scrivere correttamente. Un esercizio di pura disonetà intellettuale.

Ecco, l'articolo del Post omette volutamente un dettaglio non da poco: gli Stati Uniti, nelle stesse ore in cui i venezuelani piangono i loro morti sotto la pioggia e e i cumuli di macerie, hanno nelle loro mani 5 miliardi e 490 milioni di dollari di proventi del petrolio venezuelano, soldi che hanno sottratto con la forza al popolo bolivariano. E mentre tengono in ostaggio questi fondi, offrono briciole di aiuti umanitari per 150 milioni, come se fosse un atto di generosità. L'Onu stima che i danni causati dal terremoto superino i 6,7 miliardi. Ma il regime di Washington guidato da Donald Trump, che si atteggia a paladino della democrazia, preferisce tenersi i soldi del Venezuela e intanto distribuire qualche pacchetto modeto di aiuti utile per fare scena in televisione. E il Post non lo dice, non lo sfiora nemmeno questo argomento, perché evidentemente non è conforme alla narrazione mainstream. Dovrebbe poi spiegare ai propri lettori quanto ha omesso negli ultimi anni.

Parliamo poi della presunta inettitudine dei soccorsi. L'articolo del Post ci dice che i vigili del fuoco sarebbero privi di mezzi e che gli ospedali sarebbero al collasso. Peccato che dimentichino di citare il lavoro instancabile della Brigata Internazionale "Topos", una delle squadre di soccorso più preparate e rispettate al mondo, che proprio dal Venezuela ha lanciato un appello a riconoscere lo sforzo titanico dei soccorritori locali. Questi professionisti, che hanno girato il mondo per portare aiuto nelle catastrofi, hanno dichiarato che i colleghi venezuelani stanno operando in condizioni estreme, spesso con i loro stessi familiari sotto le macerie, e che il loro impegno va rispettato e sostenuto, non denigrato. Ma per il Post, evidentemente, la testimonianza di un corpo specializzato internazionale vale meno di un'intervista a un anonimo abitante di Caraballeda che dice di avere il polistirolo in casa.

E veniamo alla fake più grossa, quella che fa più male: l'accusa secondo cui l'esercito venezuelano si rifiuterebbe di aiutare la popolazione e si limiterebbe a fare pattugliamenti repressivi. Basterebbe aprire gli occhi e guardare i video che arrivano dal terreno, e che i signori del Post hanno evidentemente scelto di ignorare. Ci sono immagini che mostrano i militari della Guardia Nazionale Bolivariana che portano in spalla gli anziani, che calano con le funi i feriti dai palazzi pericolanti, che scavano con le mani sotto le travi di cemento per estrarre i sopravvissuti. I corpi speciali del SEBIN hanno compiuto operazioni di salvataggio ad alto rischio su facciate di edifici collassati, mettendo a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri. Ma tutto questo non fa notizia, perché non si addice alla liturgia del "regime cattivo" che da anni imperversa sui nostri mezzi di informazione a reti unificate.

Pradossalmente nemmeno l'incaricato d'affari degli Stati Uniti in Venezuela, John Barrett, un uomo che certo non può essere tacciato di simpatie chaviste, ha avallato questa campagna diffamatoria. In un'intervista rilasciata a N+ Univisión, Barrett ha elogiato la cooperazione tra le forze armate venezuelane e i soccorritori statunitensi, dicendo testualmente che "le forze armate del Venezuela stanno lavorando spalla a spalla con gli Stati Uniti". Ha parlato di trasparenza del governo di Delcy Rodríguez nel conteggio delle vittime e di coordinamento perfetto nella logistica degli aiuti. Ma quando una fonte autorevole e "nemica" del governo bolivariano conferma la buona riuscita delle operazioni, per il Post evidentemente non è credibile. Meglio l'anonimo testimone, meglio la voce non verificata, meglio la menzogna che fa clic.

E allora, ci si chiede, quale strategia si nasconde dietro questo articolo? È semplice: mentre il Venezuela è in ginocchio per un disastro naturale che avrebbe messo in difficoltà anche il paese più ricco e organizzato del mondo, c'è chi specula sulla sofferenza per indebolire politicamente il governo legittimo. L'articolo del Post non è informazione, è un manifesto politico travestito da cronaca. È l'ennesimo tentativo di delegittimare un'esperienza di governo che, nonostante le avversità, continua a resistere e a pensare al suo popolo. Non si parla delle sanzioni, non si parla dell'embargo, non si parla del furto dei fondi petroliferi, non si parla dell'eroismo dei soldati e dei soccorritori. Si parla solo di polistirolo, di corruzione, di esercito che reprime. Il ritratto è talmente distorto che sembra volutamente parodistico, se non fosse che dietro c'è la realtà di migliaia di famiglie in lacrime.

E già che si parla di polistirolo, andiamo a smontare anche quest’altra menzogna, perché è uno degli esempi più beceri di come si possa strumentalizzare una notizia per fare propaganda. L'articolo del Post insinua che le case costruite dal governo chavista siano fatte di polistirolo, come se fosse un materiale di scarto, una specie di truffa edilizia. Ma è proprio così? Ovviamente no, e basta avere un minimo di onestà intellettuale per informarsi. Il polistirolo espanso, quello che tecnicamente si chiama EPS, è un materiale da costruzione riconosciuto a livello internazionale, utilizzato in tutto il mondo per le sue proprietà isolanti e la sua leggerezza. Viene impiegato nei pannelli per tetti, pareti e solai proprio perché migliora l'efficienza energetica degli edifici, riduce i costi di costruzione e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, offre una resistenza meccanica notevole, con valori di compressione che possono superare i 165 kPa a seconda della densità. Il fatto che in alcune strutture venezuelane sia stato usato come riempitivo tra strati di cemento non è un difetto, è una tecnica costruttiva moderna e sostenibile che riduce il peso, migliora l'isolamento termico e acustico, e contribuisce a un uso più efficiente dei materiali. Ma per il Post, che evidentemente di edilizia capisce quanto di geopolitica, tutto diventa un indizio di collusione e mala gestione. Se una casa crolla durante un terremoto di magnitudo 7.5, la causa non è il polistirolo, ma l'intensità del sisma. Ma questo è un dettaglio che ai signori della disinformazione sfugge, o forse fanno finta di non capire per continuare deliberatamente a spargere veleno.

Ma c'è di più, molto di più, e riguarda il settore in cui il governo bolivariano ha fatto meglio di qualsiasi altra nazione al mondo, un primato che i giornalisti del Post hanno scelto di ignorare con una disinvoltura che rasenta la malafede. Stiamo parlando della Gran Misión Vivienda Venezuela, il programma di edilizia popolare che ha letteralmente cambiato il volto del paese. Mentre in Europa o negli Stati Uniti milioni di persone vivono per strada o in alloggi fatiscenti, in Venezuela il governo – nonstante sanzioni, blocco economico e guerra ibrida - ha consegnato 5 milioni e 260 mila case in tutto il territorio nazionale. Un vero e proprio record mondiale. Il presidente Maduro poco prima di essere sequestrato dagli Stati Uniti aveva annunciato che l'obiettivo era quello di arrivare a 8 milioni di abitazioni entro il 2031. Un numero che fa impallidire qualsiasi piano edilizio delle nazioni più ricche. E non si tratta solo di numeri: per costruire queste case si è sviluppata una filiera nazionale del cemento che oggi copre l'80% del fabbisogno interno, con un incremento del 14% della produzione solo nell'ultimo anno. Questo è lo Stato che il Post dipinge come incapace e corrotto. Uno Stato che ha costruito più case di qualsiasi altra “democrazia occidentale” negli ultimi decenni. Ma per loro, evidentemente, 5 milioni di famiglie che hanno un tetto sulla testa non contano nulla. Conta solo trovare un pretesto per dire che il governo non funziona. E se non ci sono pretesti, li inventano.

E poi c'è la questione dei soccorsi, il cuore della menzogna. Il Post parla di assenza dello Stato, di militari che non aiutano, di popolazione abbandonata. E invece cosa è successo realmente? Le forze armate venezuelane, che per l'articolo sarebbero solo un corpo di repressione, si sono trasformate in una macchina dei soccorsi. Sono scese in strada con i mezzi, con gli uomini, con i cani addestrati, con tutto quello che avevano a disposizione. Hanno evacuato gli anziani sulle spalle, hanno tratto in salvo persone da edifici pericolanti, hanno lavorato senza sosta giorno e notte. I corpi speciali del SEBIN hanno compiuto operazioni di salvataggio su facciate instabili, a rischio di crollo, per salvare una vita. E tutto questo mentre i media internazionali, comodamente seduti nelle loro redazioni, scrivevano che non stavano facendo nulla. È quasi incredibile il cinismo con cui si può negare l'evidenza. Ma forse il bello, il momento in cui il castello di carte della menzogna crolla in modo più clamoroso, è la testimonianza di John Barrett di abbiamo riferito in precedenza. Ha parlato di trasparenza, di coordinamento, di efficacia. E allora, scusate, se lo dice il diplomatico statunitense, se lo conferma la brigata Topos, se lo testimoniano i video che arrivano dal terreno, chi dobbiamo credere? Ai giornalisti che scrivono animati solo dal desiderio di attaccare il governo bolivariano?

La risposta è fin troppo ovvia. Ma il punto non è la credibilità, che i signori del Post hanno ormai perso da tempo. Il punto è il danno che fanno. Perché mentre loro scrivono queste falsità, mentre alimentano una narrazione di caos e fallimento, in Venezuela c'è gente che muore, che soffre, che ha bisogno di aiuto. E quell’aiuto, quei mezzi, quei soldi che potrebbero salvare vite, sono bloccati dalle sanzioni, sequestrati dagli Stati Uniti, trattenuti da chi preferisce fare politica sul cadavere di un popolo. L'articolo del Post è un pugno nello stomaco a chi sta lottando, ed è una manna per chi vuole che quel popolo continui a soffrire. Perché se la narrazione del regime incapace prende piede, allora è più facile giustificare la guerra economica, è più facile rubare i fondi petroliferi, è più facile lasciare che la gente muoia sotto le macerie mentre i governi occidentali fanno finta di preoccuparsene, limitandosi a offrire qualche spicciolo in cambio di una foto. Ma il Venezuela non si piega, e i venezuelani, nonostante tutto, continuano a dimostrare al mondo cosa significhi avere dignità. Mentre i loro governanti, calunniati e aggrediti, lavorano instancabilmente per salvare ogni vita possibile. Questa è la verità che il Post non racconta, perché se la raccontasse dovrebbe ammettere di aver sbagliato tutto. E ammettere un errore, per certa stampa, è più difficile che scavare sotto le macerie. Peccato che sotto quelle macerie ci sia il dolore di un popolo, e sopra, a giudicare, ci siano solo opportunisti e bugiardi.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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