Sulla testa del Governo Meloni cade la tegola di Electrolux....

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di Eugenio Donnici

 

Sulla testa del Governo Meloni cade la tegola di Electrolux.

La narrazione secondo la quale in Italia i dati dell'occupazione viaggino a gonfie vele è smentita dall'ennesima crisi industriale, che una volta che sparirà dai riflettori dei media, rimarrà irrisolta, continuando così ad ampliare la contrazione della produzione complessiva.

La multinazionale svedese Electrolux il giorno 11 maggio ha comunicato ai sindacati un brutale piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 1.700 persone, su una forza lavoro, nella Penisola italica, di poco superiore alle 4.500 unità.

Quando nel 1984 il gruppo Electrolux ha acquisito la Zanussi di Pordenone, che a sua volta controllava Rex e Zoppas, salvandola da una grave crisi, è diventato il primo produttore mondiale nel settore degli elettrodomestici.

Il colosso svedese ha iniziato a vacillare nella prima decade del ventunesimo secolo, nel periodo in cui sul mercato internazionale si sono affacciati LG, Samsung e produttori cinesi, che hanno iniziato ad offrire prodotti della stessa gamma, a prezzi più bassi. Nel frattempo, l'allargamento ad Est dell'Unione europea ha mandato in fibrillazione il tessuto industriale italiano, per via non solo dei costi più bassi della manodopera in paesi come la Polonia, la Romania e l'Ungheria, ma anche per il fatto che i mercati dell'ex "cortina di ferro" erano più dinamici o meno saturi, rispetto a quelli occidentali, pertanto per il capitale era conveniente delocalizzare.

Ancora una volta pare che siano i più bassi costi del lavoro e l'inquadramento disciplinare degli operai a spingere il gruppo Electrolux a spostare la produzione di cappe aspiranti da Cerreto d'Esi (Ancona) in Polonia.

Gli operai di questo piccolo comune delle Marche sostengono che la direzione aziendale li abbia costretti, nel recente passato, a produrre tipologie di cappe a bassa gamma, mentre ora sostiene che dalla vendita di questi prodotti non rientrano dai costi, quindi l'intero stabilimento dev'essere chiuso.

Nella "catena globale", l'eccesso della capacità produttiva sembra giocare a favore della Cina e della Corea del Sud, in quanto le loro merci sono pronte a sbaragliare la "muraglia dei dazi" dell'Europa e in particolare dell'Amministrazione Trump.

In breve: nella guerra commerciale i produttori asiatici esprimono un vantaggio competitivo nei confronti dell'Hub internazionale europeo e di quello del Nord America.

In questo processo di ristrutturazione globale, i lavoratori subiscono una pesante umiliazione, cioè vengono trattati come dei "sacchi di rifiuti", nonostante la loro esperienza sul campo e le capacità professionali acquisite nel tempo.Da notare che il Gruppo Electrolux in Italia, negli ultimi 10 anni, ha ricevuto aiuti di Stato, per 12 milioni di euro.

Ma la logica del capitale segue la sua strada: là dove ci sono ancora tutele contro i licenziamenti, le multinazionali, per evitare i contenziosi giudiziari, nell'area amministrativa, per esempio, ricorrono allo Staff Leasing. L'agenzia assume le risorse umane a tempo indeterminato e poi le cede in affitto all'azienda internazionale.

Nelle grandi multinazionali ricorrono alla pratica del "sacrificio della forza lavoro" anche quando i conti sono in ordine e i profitti sono elevati.
Succede allora di osservare che taglino 5 dipendenti, i cui costi del personale si aggirano intorno a 200.000 euro e poi spendono 3 o 4 milioni di euro per una Convention all'estero di 3 giorni per il restante personale amministrativo.

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