Dalla Spagna critiche a Macri: mette l'Argentina al servizio delle multinazionali

Il quotidiano iberico Publico analizza i primi mesi di gestione liberista di Mauricio Macri e non risparmia le critiche per una gestione tutta rivolta al mondo dell'impresa con abbandono delle politche sociali e licenziamenti di massa

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Una bocciatura senza appello, questo è quanto emerge da un'analisi effettuata dal quotidiano iberico 'Publico' riguardo ai primi sessanta giorni del nuovo governo argentino guidato da Mauricio Macri. Un'esperienza segnata dal ritorno in grade stile del neoliberismo in un paese dove queste politiche avevano prodotto danni incalcolabili, sino a culminare nel default del 2001. 

 

«In due mesi Macri ha messo l'Argentina al servizio delle multinazionali e gettato per strada 27000 dipendenti pubblici», questo l'eloquente titolo del quotidiano spagnolo che poi continua la sua lucida analisi: «Oltre 27mila persone sono state espulse dalla pubblica amministrazione; non vi è stato un audit, e nemmeno un processo trasparente per giustificare questi sanguinosi licenziamenti». 

 

Nell'analisi effettuata dal quotidiano viene spiegato che il presidente «essendo un politico proveniente dal settore imprenditoriale, e con un governo composto da dirigenti di imprese multinazionali, ha intrapreso misure coerenti con il proprio profilo». Un profilo indiscutibilmente neoliberista. 

 

Come confermato dalla richiesta di «prudenza» avanzata da Macri ai sindacati impegnati nelle trattative per gli adeguamenti salariali con i rappresentanti delle imprese. L'obiettivo del presidente è quello di tenere i salari sotto il livello dell'inflazione, nonostante questo comporti perdita di potere d'acquisto per le famiglie. La priorità di Macri è garantire la «competività» per le imprese argentine, anche a scapito dei lavoratori. 

 

Inoltre, si evidenzia nell'articolo di analisi del quotidiano spagnolo, dall'inizio del suo mandato, Macri, ha abbandonato ogni tipo di politica sociale. I sindacati, intanto, hanno dichiarato che il 24 febbraio sarà sciopero generale. 

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