Reuters: l'Iran ha colpito le sedi segrete della CIA
L'agenzia britannica Reuters ha riferito mercoledì che, durante il conflitto di aggressione scatenato da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio, almeno due infrastrutture della Central Intelligence Agency (CIA) sono state centrate nel mese di marzo. Una di queste era la stazione principale dell'agenzia in Arabia Saudita, situata all'interno del complesso dell'ambasciata statunitense a Riyadh; l'altra si trovava nell'Iraq orientale.
Fonti citate da Reuters indicano che anche altri siti della CIA sarebbero stati colpiti: un'analista ha parlato di un numero compreso "tra più di uno e meno di una dozzina", mentre una seconda fonte ha confermato l'impatto su molteplici strutture.
Il presunto ruolo di Mosca e le indagini dell'intelligence
Il rapporto prova tuttavia a ridimensionare la portata dell'operazione di precisione iraniana, ipotizzando il supporto di Paesi terzi. Stando alle fonti dell'agenzia di stampa, l'attacco ha spinto gli analisti statunitensi ad avviare un'indagine su una possibile collaborazione della Russia, che potrebbe aver fornito indicazioni sugli obiettivi o tecnologia avanzata per droni.
In particolare, due funzionari occidentali nel Golfo Persico, al corrente dei dossier riservati, hanno riferito a Reuters che per l'azione in Arabia Saudita sarebbero stati impiegati due droni iraniani Shahed, in versioni aggiornate da Mosca. Secondo la loro ricostruzione, un primo velivolo avrebbe aperto una breccia in un punto vulnerabile all'esterno dell'ambasciata, permettendo al secondo di penetrare nell'apertura ed esplodere all'interno.
I funzionari dell'intelligence statunitense non sono comunque ancora giunti a conclusioni definitive sul ruolo effettivo di Mosca negli attacchi contro le basi della CIA, sebbene Washington avesse già accusato la Russia di fornire assistenza logistica e di tracciamento degli obiettivi alla Repubblica Islamica. Da parte sua, Mosca ha bollato queste ricostruzioni come "fake news", mentre Teheran ha smentito qualsiasi coinvolgimento russo nella propria risposta alle azioni belliche di USA e Israele.
Le sedi estere della CIA comprendono sia le stazioni principali (tradizionalmente alloggiate nelle ambasciate), sia una rete di uffici periferici, covi operativi, centri logistici e strutture dedicate alle attività di spionaggio.
Dalla tregua alla nuova escalation
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele avevano avviato un'offensiva su vasta scala contro l'Iran, provocando la morte della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l'ayatollah Seyed Ali Khamenei, oltre a quella di alti quadri militari e di centinaia di civili.
Dopo quaranta giorni di scontro, l'8 aprile, i due Paesi aggressori si sono trovati costretti ad accettare un cessate il fuoco a fronte della strenua resistenza e delle operazioni di rappresaglia iraniane. Successivamente, il 17 giugno, Teheran e Washington avevano siglato un Memorandum d'intesa con la mediazione del Pakistan per interrompere le ostilità e avviare trattative.
Tuttavia, la violazione dell'accordo e l'intensificazione dei blitz militari da parte degli Stati Uniti hanno spinto l'Iran a una nuova risposta armata, sfociata nella decisione strategica di chiudere lo Stretto di Hormuz "fino a nuovo ordine" e "fino alla cessazione delle ingerenze statunitensi nella regione". In precedenza, i vertici militari iraniani avevano già avvertito che avrebbero adottato "nuove strategie e scenari" qualora gli attacchi statunitensi contro le infrastrutture nazionali non fossero cessati.


