Bolton vs Trump: lo scontro nel cuore dell'Impero USA

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Bolton vs Trump: lo scontro nel cuore dell'Impero USA

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Piccole Note
 

“Se dipendesse da John, adesso saremmo impegnati in quattro guerre”. Così Trump ha scherzato in una riunione. Una confidenza ripresa oggi dal New York Times, che ha dedicato un articolo importante al rapporto tra il presidente e il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.


“I due non hanno mai legato a livello personale – scrive il Nyt -, cosa molto importante in questa amministrazione. Trump non ama Bolton, riferiscono una mezza dozzina di consiglieri e collaboratori, e in privato non ne fa un segreto”.


Quando Trump sondò Adelson


Il giornale della Grande Mela riferisce che il presidente si è più volte vantato di aver frenato l’aggressività del suo Consigliere. E mette in evidenzia come durante il viaggio in Giappone il contrasto tra i due si sia manifestato apertamente.


Trump ha infatti contraddetto Bolton sia sulla pericolosità dei test missilistici nordcoreani che sul regime-change iraniano – che ha rigettato in contrasto con quanto affermato dall’altro.


L’Iran “ha la possibilità di diventare un grande Paese conservando l’attuale leadership”, ha dichiarato Trump. “Non stiamo cercando un regime-change. Voglio chiarirlo. Non siamo alla ricerca di armi nucleari”.


Cenno finale interessante, dato che lo spettro dello sviluppo nucleare viene agitato per intensificare la pressione su Teheran.


Nella nota, un aneddoto. Sembra che a una assise ebraica, Trump abbia preso da parte Sheldon Adelson, magnate dei casinò e grande amico di Netanyahu nonché sponsor della nomina di Bolton, e gli abbia chiesto “cosa pensasse del lavoro svolto” dal Consigliere.


Adelson avrebbe risposto che se Trump “era felice, era felice anche lui”. Risposta sibillina, dato che non era affatto chiaro se in realtà Trump “fosse felice” del suo uomo.


Quando Trump “si affida a un consulente”, aggiunge il Nyt, “conduce spesso sondaggi informali all’interno di uomini vicini a questi, chiedendo il loro parere sul suo operato – è il suo modo di capire se deve cambiare” qualcosa.


“Nel caso di Adelson, il presidente sembra volesse sondare la reazione del sostenitore di Bolton, evitando però di recare offesa al munifico donatore repubblicano”.


Secondo il Nyt, qualcosa di simile era avvenuto per Rex Tillerson, prima della sua defenestrazione da Segretario di Stato, ma far sloggiare Bolton sarà più che difficile.


L’entusiasta disgregatore


A quanto pare anche il Consigliere “in privato ha espresso la propria frustrazione nei confronti del presidente […] perché riluttante a spingere per ulteriori cambiamenti in ??Medio Oriente”.


Interessante il ritratto che il Nyt fa del falco noecon: “un inveterato disgregatore, pronto a sconvolgere con entusiasmo lo status quo per raggiungere i suoi obiettivi politici”.


Di Bolton il Nyt ricorda i furibondi litigi con il ministro della Difesa Mattis, che riuscì in extremis a vanificare i suoi piani di muovere guerra in Medio oriente nell’autunno scorso.


I sostenitori di Bolton, prosegue il Nyt, dicono che egli sia funzionale a Trump: con il suo bellicismo a getto continuo mette sotto pressione i Paesi avversi agli Stati Uniti, consentendo così a Trump di capitalizzare dalla massima pressione.


Una spiegazione che tende a ricomporre il contrasto tra il falco e l’improbabile colomba, minimizzando le conseguenze dell’assertività di Bolton, invece più che disastrose.


In realtà, da quanto racconta il Nyt è evidente che Trump deve subire il suo Consigliere, come evidenzia il timido approccio con Adelson, goffo tentativo di divincolarsi dalla morsa che lo costringe.


Interessante il quadretto anche per comprendere i limiti della grande democrazia americana: Trump è stato eletto anche perché mettesse fine all’avventurismo bellico neocon.


Come si vede, deve fare i conti con un personaggio che nessuno ha votato e che non è dovuto neanche passare attraverso l’approvazione del Congresso, come invece accade per i ministri.


Così l’uomo più potente del mondo, che Trump può a malapena frenare, non è stato eletto e minaccia guerra all’Iran, alla Corea del Nord, al Venezuela e a tanti altri.


Questo è l’Impero che dà le pagelle di democrazia al mondo, indicando i Paesi da considerarsi cattivi e i governi da considerarsi regimi. Istruttivo.

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