La "Dottrina Monroe 2.0" di Trump e Rubio: così la fabbrica dei bot USA destabilizza e manipola l'America Latina
Mentre i media occidentali agitano lo spauracchio della Russia, Washington muove una rete transnazionale di disinformazione e condizionamento elettorale a sostegno della destra reazionaria e neoliberista
di Fabrizio Verde
Mentre il mainstream continua a sprecare inchiostro su presunte e inesistenti ingerenze russe nel referendum islandese (vedi Repubblica), e figure istituzionali come Antonio Tajani si lanciano nell’ennesima campagna russofoba basata su accuse infondate e campate in aria riguardo ipotetiche interferenze di Mosca nel voto italiano, lo sguardo dell'opinione pubblica viene deliberatamente distolto da una realtà ben più tangibile e pericolosa. In America Latina è infatti operativa una solida rete di disinformazione, progettata per manipolare pesantemente il dibattito pubblico, alterare le elezioni e spianare la strada a governi di destra fascista e neoliberista. Il tutto affiancato da veri e propri brogli elettorali per fermare l’ascesa di politici socialisti o progressisti.
Un apparato collaudato, sostenuto e finanziato direttamente dagli Stati Uniti di Donald Trump e Marco Rubio, nel quadro di una rinnovata e aggressiva Dottrina Monroe 2.0. Una strategia che adesso punta dritto verso Nicaragua, Messico e Brasile. Paesi che consci del pericolo e di essere nel mirino dell’impero approntano misure di contrasto.
La investigación publicada por el Observatorio de Medios de Cubadebate el 24 de agosto de 2026 reconstruyó una trama de relaciones empresariales, comunicacionales y políticas que conecta al empresario argentino Fernando Cerimedo con Miami y Washington.
— La Jornada (@lajornadaonline) September 2, 2026
El caso Cerimedo traslada… pic.twitter.com/N4W3BWbpVe
Al centro di questo ingranaggio transnazionale troviamo una triade di operatori che ha trasformato la guerra cognitiva in un'industria miliardaria. Fernando Cerimedo, stratega argentino, è emerso come il volto visibile di un sistema i cui veri architetti agiscono nell'ombra. Le indagini hanno svelato movimenti per duecento milioni di dollari nei suoi wallet virtuali, con saldi in criptovalute che sfiorano i nove milioni. Ma i capitali sono solo la punta dell'iceberg. La direzione tecnica è affidata a Brad Parscale, il veterano repubblicano che nel 2016 gestì le operazioni di Cambridge Analytica per la prima presidenza Trump, e che oggi comanda la microsegmentazione elettorale in America Latina dopo aver acquisito le infrastrutture tecnologiche della società disciolta.
A fare da ponte con i corridoi del potere a Washington è Damián Merlo, operatore argentino-statunitense con stretti legami con l'entourage di Rubio, da Otto Reich a Mauricio Claver-Carone, fino ai finanziatori della National Rifle Association. Completa il quadro lo spagnolo Javier Negre, propagandista condannato per aver inventato interviste, ora a capo di piattaforme come UHN Plus, dedicate a diffondere odio contro immigrati, lavoratori precari e movimenti socialisti o progressisti. Il suo linguaggio ricorda sinistramente i manuali del tardo weimariano: seminare indignazione contro colpevoli visibili, individuati tra le vittime della miseria, per fare da copertura ai veri responsabili situati al vertice della piramide del capitale.
Il metodo non cerca più le piazze gremite, ma punta a migliaia di schermi isolati. L'algoritmo accompagna l'utente verso il precipizio, servendo a ciascuno la propria piccola catastrofe privata con la temperatura esatta per confermare i suoi pregiudizi. A chi parla di insicurezza, a un altro di tasse, a un terzo di corruzione. Questa fabbrica del consenso ha però mostrato le sue crepe. In Argentina, un banale errore informatico ha fatto crollare il sipario sulla macchina propagandistica di La Libertad Avanza. Account programmati hanno iniziato a inondare i social di elogi per il fanatico neoliberista Javier Milei, dimenticando di rimuovere etichette di codice come "Reply1" o "Reply7" dai messaggi prefabbricati. Un ‘astroturfing’ maldestro che ha ricordato il vecchio errore improvviso del 2019 con Mauricio Macri e la sua surreale "Caricia significativa desde Hurlingham", dimostrando quanto sia fragile l'impalcatura digitale su cui si costruisce la popolarità di certi leader neoliberisti.
Le ripercussioni di questo sistema travalicano i confini nazionali, come denunciato con forza dall'ex presidente colombiano Gustavo Petro. Secondo le analisi forensi sui dispositivi di Cerimedo, esisterebbe un nesso diretto tra queste reti e manipolazioni elettorali di massa in Colombia, con milioni di bot e profili falsi gestiti da Miami e Medellín per alterare la volontà popolare. Petro ha parlato chiaro, chiedendo l'annullamento di consultazioni viziate e denunciando l'uso di strumenti come il progetto Palantir, finanziati da un mix di risorse pubbliche e capitali opachi. Non si tratta di un fenomeno isolato. La stessa impronta digitale è stata rintracciata nelle campagne di Bolsonaro in Brasile, nelle destabilizzazioni in Honduras e nelle recenti dinamiche di potere in Bolivia, dove Cerimedo arrivava a sedere accanto al presidente conservatore e neoliberista Rodrigo Paz, o in Cile con José Antonio Kast.
Se descubre a través de la información forense del teléfono de Cerimedo el coconstructor de la matrix de la mentira en América Latina, relación con funcionarios colombianos.
— Gustavo Petro (@petrogustavo) August 27, 2026
Se comprueba mi primera tesis: hubo una manipulación masiva de electores colombianos, ya sabemos que a…
L'arresto di Cerimedo a Santa Cruz de la Sierra, tra indagini su un attentato alla sua ex compagna e la frenetica corsa di Javier Negre a disfarsi delle quote societarie, non rappresenta la fine della storia, ma solo la caduta di alcune figure adesso inservibili destinate a essere rapidamente sostituite. Questa vicenda mette a nudo la natura degli attuali rappresentanti della nuova destra latinoamericana: una classe di intermediari, strateghi digitali e proprietari di media in grado di fabbricare guerre culturali su misura, esportandole simultaneamente da Buenos Aires a Santiago, da Brasilia a Madrid. Una rete telediretta dal Nord che, mentre demonizza i vulnerabili, si assicura che l'uno per cento più opulento rimanga ben nascosto, al riparo da qualsiasi sguardo critico. Al contempo continua la demonizzazione di esperienza socialiste, come quella del Venezuela bolivariano, che avevano l’obiettivo di coniugare sovranità e giustizia sociale.


