Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

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Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

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di Francesco Santoianni

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”? È capitato a me, ovviamente, a Napoli. Ma prima, qualche parola sulle fake in archeologia che, spesso, sono servite a legittimare guerre ed operazioni coloniali.

Tra i tanti casi, quello dei resti di Butrinto, nell’Albania meridionale, identificata nel 1928 dagli archeologi come la città descritta da Virgilio nell’Eneide e, quindi, (legittimando la dinastia giulio-claudia come discendente dei fondatori comuni di Roma e Troia) «luogo sacro» della nazione italiana;  l’ancora più fraudolenta strumentalizzazione del sito archeologico di Masada, una fortezza abbarbicata su una rocca, nei pressi del Mar Morto nell’odierna Israele dove, ancora oggi, ogni anno, le reclute dell’esercito israeliano pronunciano il loro giuramento di fedeltà al grido di: “Mai più Masada cadrà” a ricordo di una resistenza mai avvenuta o la identificazione, nella cittadina di Nablus, della cosiddetta “Tomba di Giuseppe” - figlio di Giacobbe, personaggio biblico - in quella che è in realtà la tomba di Sheikh Yousef Dweikat, una figura religiosa locale. Operazione che ha garantito l’insediamento di una numerosa colonia di fondamentalisti israeliani.

Ma occupiamoci di Napoli. Chi la visita scopre presto che questa città vive da secoli sul confine sottile tra realtà, teatro, inganno e meraviglia. Non è soltanto la città dei misteri, delle leggende e dell’esoterismo: è anche, da secoli, una straordinaria “capitale del falso”. Un primato ambiguo, certo, ma che racconta molto dell’ingegno napoletano, della sua ironia e della sua capacità di reinventarsi continuamente. Fino a pochi anni fa, passeggiando tra i vicoli del centro storico, era facile imbattersi in bancarelle colme di borse, scarpe e abiti contraffatti. Un fenomeno che aveva reso Napoli famosa in tutto il mondo. Oggi, paradossalmente, parte di quell’abilità artigianale è stata “riassorbita” dall’economia legale: molte aziende della moda e del lusso hanno infatti scelto di affidare lavorazioni e assemblaggi proprio a laboratori dell’area napoletana, riconoscendone la qualità manifatturiera.

Ma la tradizione del falso a Napoli è molto più antica. Già nel Medioevo circolavano racconti su abili falsari attivi nel Regno di Napoli. Le cronache parlano perfino di una bottega, probabilmente gestita da un artigiano armeno, celebre in Europa per la produzione di testamenti, pergamene e atti notarili “perfettamente autentici”. In una città cosmopolita e caotica come Napoli, il confine tra originale e imitazione è sempre stato sorprendentemente sfumato.

La vera esplosione del “falso napoletano” arrivò però nel Settecento, dopo le scoperte archeologiche di Scavi Archeologici di Ercolano e Parco Archeologico di Pompei. L’Europa intera fu travolta dalla moda del Grand Tour e migliaia di viaggiatori stranieri arrivarono a Napoli desiderosi di acquistare reperti antichi da portare a casa come souvenir culturali.

Fu allora che nacque una vera industria del falso archeologico. Statue, monete romane, affreschi, lucerne e piccoli manufatti venivano artificialmente invecchiati e venduti come autentici reperti dell’antichità. Secondo alcune teorie, persino il celebre archeologo Heinrich Schliemann avrebbe acquistato a Napoli parte dei reperti poi attribuiti alla mitica Troia, compreso il famoso “Tesoro di Priamo”. Una leggenda? Forse. Ma perfettamente coerente con l’atmosfera ambigua e teatrale della città.

Ma parliamo di me. Da anni mi occupo di fake news e disinformazione online, soprattutto quelle diffuse da fonti apparentemente autorevoli. Proprio questa passione mi portò a visitare diversi musei dedicati al falso e all’inganno, tra cui il Museo del Falso e dell’Inganno di Verrone, il purtroppo scomparso Museo del Falso dell’Università di Salerno e il Fälschermuseum di Vienna. Tempo fa, con un amico pensammo persino di creare qualcosa di simile a Napoli. La voce si sparse rapidamente e fui contattato da un uomo che sosteneva di possedere una rarissima moneta romana falsa dell’Ottocento. Per poche centinaia di euro era disposto a cedermela insieme alla fotocopia di un articolo pubblicato, a suo dire, nel 1881 dal quotidiano “Il Roma”. L’articolo raccontava di due turisti tedeschi truffati a Napoli dopo aver acquistato una moneta con l’assurda scritta “XV n.a.C.”, cioè “quindici anni avanti Cristo”: una data impossibile, perché riferita a un evento non ancora avvenuto.

La storia era talmente assurda da diventare irresistibile. Passai giorni interi in emeroteca sfogliando vecchie copie del giornale senza trovare alcuna traccia dell’articolo. A quel punto compresi il capolavoro: non mi stavano vendendo una falsa moneta antica, ma un falso falso spacciato per vero. Un inganno dentro l’inganno, perfettamente napoletano. E forse è proprio questo il segreto di Napoli: una città dove il confine tra verità e rappresentazione non è mai netto, ma diventa racconto, ironia e spettacolo. Una città che, da secoli, trasforma persino il falso in arte.


P.S. Questo articolo è stato già pubblicato sul blog “Vivere Napoli” inserito nel sito della mia locazione turisticaCasetta Correra. Sito che, illustrando aspetti insoliti e culturali della mia città, vuole promuovere un turismo diverso dal Pizza-Maradona-Napoletanisimpatici che sta devastando Napoli.

Francesco Santoianni

Francesco Santoianni

Cacciatore di bufale di e per la guerra. Autore di "Fake News. Guida per smascherarle"

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