Il peggiore dei crimini possibili

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Il peggiore dei crimini possibili

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Il mito dell'indipendenza delle banche centrali viene costruito negli anni 70 con la scusa di combattere l'inflazione.

 

In realtà le crisi inflazionistiche di quegli anni furono esogene poiché causate dall'aumento dei prezzi del petrolio dovuto a due conflitti (1973 Yom Kippur e 1979 rivoluzione iraniana).

 

L'indipendenza dall'interesse pubblico delle banche centrali serve a renderle strumenti della lotta di classe contro i lavoratori per intaccare la quota salari in favore dei profitti.

 

Lo fa limitando la spesa pubblica corrente e per investimenti e facendo crescere quella per interessi a favore della rendita da capitale.

 

 

Dal divorzio BdI/Tesoro a oggi, l'Italia ha pagato 3.153 miliardi di euro di interessi sul debito. Così facendo il debito pubblico è passato dai 145 miliardi di euro pre-divorzio ai 3.130 miliardi attuali (+2058%)¹.

 

Nel mentre la quota salari sul PIL è passata dal 64% del 1980 all’attuale 52,5% e la quota profitti è passata dal 36% al 47,5%². La rendita familiare media da capitale reale è aumentata del 1060% (dai 663 euro del 1980 ai 7.695 del 2022)³. Il reddito reale dell’1% più ricco degli italiani tra il 1981 e il 2024 è aumentato del 149,84%?.

 

Vale la pena ricordare che non esiste nessun legame tra inflazione e coordinamento della politica fiscale con quella monetaria.

 

Uno Stato non causa inflazione solo perché finanzia la spesa pubblica attraverso la sua Banca Centrale. Innanzitutto perché l'inflazione è un fenomeno prevalentemente legato a domanda e offerta, quindi all'andamento del mercato del lavoro, dei salari e alla produzione di beni e servizi.

 

Poi perché l'offerta di moneta è endogena (dipende cioè dal sistema creditizio, non dalla banca centrale che può solo garantirne il funzionamento). Lo ha spiegato in maniera chiara e inattaccabile Nicholas Kaldor ne “Il flagello del monetarismo”

 

«I monetaristi, in stretta analogia con Walras, sostengono che la sovrastruttura della moneta creditizia varia in modo strettamente proporzionale alla 'base monetaria', sia che essa venga pensata come oro nei forzieri della banca centrale, o semplicemente come ammontare di banconote emesse dalla banca centrale e poste in circolazione attraverso lo sconto di titoli di prim’ordine e/o mediante operazioni di mercato aperto. Se le cose stessero così, la banca centrale, regolando semplicemente l’emissione di banconote, determinerebbe evidentemente di mese in mese, o di settimana in settimana, la quantità di moneta che dovrebbe esistere in circolazione (definita sia come M1, M3 o come M7).

 

In tale situazione raggiungere gli 'obiettivi' monetari non sarebbe un problema: essi verrebbero automaticamente raggiunti determinando o 'razionando' il volume di monete emesse ogni giorno.

 

Ma, in realtà, la banca centrale non può rifiutare lo sconto di titoli primari che le vengono presentati dalle Casse di sconto. Se lo facesse, stabilendo, su base giornaliera o settimanale, un tetto all’ammontare che è disposta a riscontare (allo stesso modo in cui la biglietteria di un teatro è disposta a vendere solo un numero fisso di biglietti per un certo spettacolo), la banca centrale verrebbe meno alle sue funzioni di 'mutuante di ultima istanza' nei confronti del sistema bancario, che è essenziale affinché le banche commerciali non diventino insolventi per carenza di liquidità.

 

Proprio in quanto le autorità monetarie non possono permettersi le disastrose conseguenze di un collasso del sistema bancario, e proprio perché le banche, a loro volta, non possono permettersi di trovarsi nella posizione di chi viene “messo al tappeto”, l’“offerta di moneta” in una economia a moneta creditizia è endogena, non esogena. Essa varia in risposta diretta nei confronti delle variazioni della “domanda” da parte del pubblico di contanti e depositi bancari, e non è indipendente da tale domanda».

 

Tornando all’indipendenza della banca centrale, è necessario quindi sottolineare come la capacità di emettere moneta è una delle prerogative fondamentali di uno Stato.

 

Prendendo in prestito le parole di Wynne Godley in "Maastricht and all that" «il potere di emettere la propria moneta, di fare movimenti tramite la propria Banca Centrale, è la cosa principale che definisce la sovranità nazionale. Se un Paese rinuncia a questo potere, acquisisce lo status di un ente locale o di una colonia».

 

Come scriveva Plinio il vecchio nel suo Naturalis Historia, sottrarre il controllo della moneta al controllo pubblico mettendolo, direttamente o indirettamente, nelle mani di interessi privati è il peggiore dei crimini possibili (pessimum vitae scelus).

 

¹ https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-servizi-serie-storiche

² https://dashboard.tech.ec.europa.eu/qs_digit_dashboard_mt/public/sense/app/667e9fba-eea7-4d17-abf0-ef20f6994336/sheet/f38b3b42-402c-44a8-9264-9d422233add2/state/analysis/

³ https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2022/index.html

? https://wid.world/data/#countrytimeseries/aptinc_p99p100_z/IT/1932/2024/eu/k/p/yearly/a

 

Gilberto Trombetta

Gilberto Trombetta

43 anni, giornalista politico economico e candidato Sindaco di Roma con la lista Riconquistare l'Italia del Fronte Sovranista Italiano

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