LIBIA: I CRIMINI DI CAMERON CHE HANNO CREATO L'ISLAMISMO RADICALE

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LIBIA: I CRIMINI DI CAMERON CHE HANNO CREATO L'ISLAMISMO RADICALE

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PICCOLE NOTE
 

Una relazione del Parlamento britannico inchioda Cameron alle sue responsabilità: il suo ruolo nello scatenare la guerra in Libia che rovesciò il Colonnello Muammar Gheddafi è stato «decisivo» e se ne deve assumere la responsabilità.

 

Infatti, nel rapporto si legge che la politica britannica riguardo la Libia «prima e dopo l’intervento di marzo 2011 è stata fondata su presupposti errati e su una comprensione incompleta del Paese e della situazione».

 

In particolare, sintetizza la Reuters del 14 settembre, il governo Cameron non ha recepito dai rapporti forniti dall’«intelligence che la minaccia per i civili è stata sopravvalutata e che le forze ribelli comprendevano un elemento islamista significativo».

 

Nota a margine. Così, dopo aver stigmatizzato i tragici errori compiuti da Tony Blair in Iraq, il parlamento britannico mette all’angolo anche David Cameron per laLibia. Destini incrociati, quelli dei due leader, i cui governi si sono succeduti nel segno della continuità, al di là delle differenze di partito (laburista il primo, Tory il secondo). Classico esempio di alternanza nella continuità.

 

Dove la continuità, almeno quella più importante per il destino del mondo, è data dall’adesione aprioristica alle dottrine neocon. 

Ma al di là della variegata continuità britannica, resta un dato inquietante implicito nell’accusa di aver «sopravvalutato» la minaccia che il regime costituiva per i civili: tante tragiche boutade girarono allora sulla “sanguinaria” repressione operata da Gheddafi. Abilmente usate per giustificare una guerra che si poteva e doveva evitare.

 

Né era difficile immaginare che i cosiddetti ribelli erano per gran parte jihadisti. Gli stessi che hanno poi portato il terrore in Siria e nel mondo. Non serviva una particolare intelligence, bastava un po’ di intelligenza.

 

Ma o il governo Cameron (come i suoi sodali occidentali) è stato poco dotato sotto questo profilo, o ha scientemente ignorato i rischi, in particolare quello della diffusione dell’islamismo radicale, pur di conseguire suoi obiettivi (leggi petrolio e altro). Per tacere di altre eventualità, più oscure e inquietanti.

 

La denuncia, che tale resterà nonostante sia atto di accusa, dei parlamentari britannici non aiuta solo a guardare il passato. Ma anche a capire il presente: gli stessi identici errori si stanno commettendo in Siria: identica la sottovalutazione dell’elemento jihadista tra le fila dei cosiddetti ribelli, identica la demonizzazione del governo di Assad, il quale, come Gheddafi allora, costituisce un argine al dilagare del terrorismo internazionale. Una coazione a ripetere certi errori che ha del diabolico.


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