Deportazione dei palestinesi da Gaza: Katz chiama in causa Trump

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Deportazione dei palestinesi da Gaza: Katz chiama in causa Trump

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Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l'esercito è pronto a espellere con la forza i palestinesi residenti a Gaza «con ogni mezzo necessario», in attesa unicamente del via libera degli Stati Uniti.

«In fin dei conti, non esiste una vera soluzione per Gaza. La Direzione per le Migrazioni è pronta ad agire via mare, via aria e con qualsiasi altro mezzo. L'Egitto non è disposto a consentire il passaggio del flusso attraverso il proprio territorio», ha affermato Katz.

Il ministro ha aggiunto che i Paesi disposti ad accogliere i palestinesi espulsi dalla Striscia attendono l'approvazione di Washington prima di agire, precisando che il presidente statunitense Donald Trump ha semplicemente congelato il piano, senza cancellarlo.

Secondo Katz, i governi arabi avrebbero esercitato pressioni su Trump per congelare l'accordo, offrendo in cambio investimenti e accettando il disarmo di Hamas.

«Il progetto non è stato accantonato. Se ne discute continuamente, anche in questo momento, e credo che alla fine non vi sia altra soluzione nell'interesse di tutti», ha ribadito.

Il ministro ha evidenziato che il piano necessita del pieno sostegno americano, contando su eventuali violazioni degli impegni da parte di Hamas per fornire a Israele il pretesto necessario a completare l'operazione di sfollamento forzato.

«Verrà il momento in cui sarà evidente che Hamas non rispetta gli accordi. Allora otterremo la luce verde per avanzare sul piano militare, territoriale e su altri fronti», ha sostenuto Katz, affermando inoltre che la maggior parte della popolazione di Gaza desidererebbe lasciare la Striscia ma ne sarebbe impedita da Hamas.

Mentre proseguono le devastazioni e i bombardamenti quotidiani sulla popolazione, il cosiddetto "Consiglio per la Pace" promosso da Trump ha messo da parte i progetti di ricostruzione della Striscia, virando verso la creazione di un campo pilota composto da unità prefabbricate nella zona cuscinetto lungo la linea del cessate il fuoco, nei pressi della distrutta città di Rafah, che attualmente ospita decine di migliaia dei 2 milioni di sfollati palestinesi.

Un'inchiesta del quotidiano Haaretz ha rivelato che la Direzione per la Migrazione Volontaria del Ministero della Difesa israeliano ha indirizzato un gruppo poco conosciuto — gestito da un cittadino con doppia cittadinanza israeliana ed estone — al COGAT (l'organo dell'esercito israeliano che coordina le attività nei Territori) per organizzare la partenza di cittadini palestinesi da Gaza. Tra maggio e novembre, oltre 350 persone sono espatriate tramite questo gruppo a bordo di voli charter, al costo di circa 2.000 dollari a passeggero, senza che venisse loro comunicata la destinazione finale.

L'ambasciata palestinese in Sudafrica ha definito l'organizzazione un'operazione clandestina e ingannevole che ha speculato sulla catastrofe umanitaria di Gaza, raggirando le famiglie, intascando il loro denaro e infine abbandonandole. L'ambasciata ha quindi messo in guardia la popolazione contro reti di traffico di esseri umani e speculatori.

La volontà di Israele di evacuare la popolazione della Striscia rappresenta da decenni un tema centrale nel dibattito politico del Paese. Egitto e Giordania hanno sempre respinto categoricamente qualsiasi ipotesi di questo tipo: il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha più volte avvertito che milioni di egiziani scenderebbero in piazza per protestare contro lo sfollamento degli abitanti di Gaza.

Secondo diverse fonti, analisti politico-militari statunitensi e israeliani ed esponenti della destra avrebbero prospettato Marocco, Puntland e Somaliland come possibili destinazioni per il ricollocamento, mentre una rete informale avrebbe già trasferito diversi palestinesi da Gaza verso Sudafrica, Indonesia e Malesia.

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La Redazione de l'AntiDiplomatico

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