Washington destabilizza e il mondo si riorganizza (di Fabio Massimo Parenti)
di Fabio Massimo Parenti
Era già successo con la Russia. Oggi tocca all’Iran.
Bersaglio finale: la Cina.
La guerra economica, oltre che militare, contro l’Iran rientra chiaramente nella contesa tra Stati Uniti e Cina.
Ma i calcoli USA continuano a essere sbagliati. Tanto in Russia quanto in Iran.
Washington voleva isolare la Russia con un inedito sistema di sanzioni. Risultato? La struttura economica russa ha tenuto. Nel 2023 e nel 2024 il PIL è cresciuto intorno al 4% annuo, contro una crescita dell’Unione europea tra lo 0,4 e l’1,1%. Altri macro dati confermano questi trend.
Ora guardiamo all’Iran.
Washington ha appena lanciato un nuovo “Economic D-Day” contro Teheran. Sono state colpite circa 60 entità, comprese società cinesi. Ma soprattutto gli Stati Uniti ampliano le sanzioni secondarie: se imprese e banche straniere continuano a fare affari con l’Iran, rischierebbero l’esclusione dal sistema finanziario.
Quale può essere l’effetto di lungo periodo? Guardiamo ancora alla Russia.
Oggi oltre il 95% dei commerci sino-russi avviene in rubli e yuan. Su 240 miliardi di dollari di commercio bilaterale, il dollaro è diventato marginale.
L’obiettivo era isolare la Russia. La realtà ha visto più integrazione economica e finanziaria con la Cina.
Stesso copione con l’Iran?
Isolare Teheran significa interrompere il suo rapporto con Pechino. La Cina è il principale acquirente del petrolio iraniano e parte di questi scambi viene regolata in yuan.
Più aumenta la pressione, maggiore diventa l’incentivo a costruire alternative. Lo abbiamo già visto negli ultimi anni, ma anche pochi mesi fa quando il governo cinese ha rispedito le nuove sanzioni illegali al mittente.
Russia ieri. Iran oggi. Gli USA possono dire a una banca cinese: se finanzi il commercio iraniano, ti escludo dal dollaro.
Ma Pechino può rispondere: se applichi quella sanzione contro un soggetto cinese, puoi subire conseguenze sul mercato cinese e le filiere controllate da aziende cinesi. E’ già successo.
È una capacità di deterrenza economica che la Cina di vent’anni fa non possedeva.
Quando a Bessent è stato chiesto perché non colpisse direttamente le grandi istituzioni finanziarie dei paesi che continuano a sostenere economicamente l’Iran, ha risposto:
«Perché mai dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?» Eccolo, il paradosso. La Cina la colpisci marginalmente, se lo fai in modo diretto, rischi di affondare.
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