Lettera aperta a Maupas sul genocidio a Gaza
di Giulia Bertotto
Nicolas Maupas, giovane attore italo-francese, è uno dei due conduttori dell'83sima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Alla domanda relativa all'adesione all'appello per la Palestina, l'attore Maupas ha risposto al Corsera di non aver ancora firmato, perché intenzionato a documentarsi meglio: "No, non ancora, sto valutando alcuni punti dal punto di vista sociale ed economico che voglio capire, ma perché credo che una firma sia una cosa importante e lo voglio fare capendo quello che sto facendo".
Suggeriamo a Maupas di consultare qualsiasi media e scoprirà che da 80 anni (ottanta!) la Palestina è occupata e sotto apartheid, Israele oggetto di accuse da diversi tribunali internazionali per questo, e dal 2006 la popolazione della Striscia di Gaza abita in un lembo di terra sigillato e isolato, "la prigione più grande del Mondo" (l'espressione è dello storico israeliano Ilan Pappé). 21mila è il numero di minori uccisi in tre anni -ventunomila, e sono solo i corpicini noti ritrovati o conteggiati- in effetti sono un olocausto difficile da concepire e comprendere per una coscienza umana.
Che dire del più alto numero di bambini amputati di arti braccia gambe al mondo? Le braccia sono importanti certo, mica solo per firmare, per esempio. Spesso questi bambini vengono operati senza anestesia perché gli ospedali sono stati rasi al suolo dall'Idf. Sono innumerevoli gli allarmi di Amnesty su denutrizione e malattie conseguenti i bombardamenti sui civili (Non esiste un esercito palestinese, ma solo una legittima resistenza armata), le testimonianze Unicef, i rapporti Onu sulle intenzioni genocidarie costituite dal prendere di mira deliberatamente i bambini. I medici che tentato di salvarli.
Le madri che svengono di dolore. I padri che piangono. I giornalisti assassinati mentre documentano la pulizia etnica a Gaza. Milioni di persone, attivisti e associazioni sono mobilitati da decenni per l'autodeterminazione del popolo palestinese, ma Maupas, dategli tempo, deve valutare. Inoltre chiunque di noi può collegarsi direttamente con le famiglie a Gaza le quali inviano foto e video del rumore ossessivo e metallico degli stormi di droni, distese di macerie a oltranza senza fuga e speranza, tende immerse nel fango d'inverno e arroventate dal calore in estate, figli e fratelli a brandelli.
Ogni giorno, da tre anni. I Ministri dello stato occupante Smotrich e Ben Gvir hanno ostentato sempre di più la loro intenzione di "uccidere più palestinesi possibile in una notte". Abbiamo assistito a esaltazioni di morte surreali e grottesche come la torta decorata con cappio per festeggiare la nuova legge sulla pena di morte riservata ai detenuti palestinesi (senza processo e neppure accuse formali!) in occasione del compleanno del ministro della sicurezza. Tuttavia Maupas è preciso e vuole capire meglio cosa sta facendo e tante persone scrupolose come lui stanno ancora cercando di farsi un’idea sul genocidio più documentato della storia.
Noi, sia chiaro, non abbiamo nulla da contestare a lui personalmente, se non un poco di pignoleria, mentre tutti precipitiamo in quel buco nero di orrore che è Gaza. Anche noi, Maupas, vorremmo capire come l'umanità sia ancora capace di questo abominio e della rete di complice indifferenza nell'era democratica, progressista, dirittoumanista. Anche noi vorremmo capire come potremo assorbire un giorno tutto questo strazio. Come potremo trasformare tutta questa barbarie in Arte, Cinema e Futuro. Noi vogliamo capire come incalzare e incoraggiare chi ha l'opportunità di un palco prestigioso e ampi riflettori a denunciare lo sterminio palestinese in diretta mondiale.
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