Rex Tillerson dichiara guerra all'Iran

"Prima dell’Impero americano un altro impero, nel passato, ebbe la Persia (attuale Iran) come nemico irriducibile e anche quello cercò più volte di conquistarla. Era l’impero romano. Non riuscì mai nell’intento, nonostante gli sforzi profusi."

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Rex Tillerson dichiara guerra all'Iran

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PICCOLE NOTE


Rex Tillerson «ha denunciato l’obiettivo di Teheran di “creare un arco settentrionale”, cioè una sfera di influenza dalla Repubblica islamica al Mediterraneo, che rappresenta un pericolo diretto per Washington e i suoi alleati». Così Alberto Stabile sulla Stampa di oggi, in un articolo che dettaglia i motivi che hanno indotto il Segretario di Stato americano ad annunciare che la presenza americana in Siria diventa permanente.




 

Tillerson ha parlato all’Hoover Institute della Stanford University, spiegando sostanzialmente che l’Us army stanziato in Siria resterà finché Assad resterà al potere, l’Isis non sia totalmente eradicato, i rifugiati non saranno ritornati in patria e la Siria non sarà liberata dalle armi di distruzione di massa.


E poi ha aggiunto, appunto, la nuova influenza iraniana nella regione, che poi è il vero motivo essendo gli altri alquanto aleatori.


Infatti, l’Isis ormai è presenza residuale ed è stato proprio l’Iran a sconfiggerlo insieme alla Russia; le armi di distruzione di massa in Siria non ci sono (come non c’erano in Iraq al tempo dell’intervento Usa); per determinare la sorte di Assad non serve una presenza militare in loco, a meno di non pensare di attaccare i russi con i quali è alleato; i rifugiati possono tornare anche senza un ombrello militare Usa.


Quella di Tillerson dunque ha tutta l’aria di una tacita dichiarazione di guerra all’Iran. Più volte abbiamo scritto che la guerra siro-irachena contro l’Isis aveva prodotto come risultato la nascita della mezzaluna sciita, che collega Teheran al Mediterraneo.


Un Imprevisto rovesciamento della guerra scatenata in Siria (e in Iraq) da parte di ambiti internazionali e regionali ostili ad Assad, da sempre alleato di Teheran.


Una guerra per procura, che ha visto la lotta tra i legittimi governi della Regione e le milizie jihadiste sostenute da sauditi e ambiti internazionali ben precisi (i neocon), oltre appunto alle milizie terroriste dell’Isis e al Nusra (al Qaeda), che pur differenti nella forma e nell’organizzazione, condividevano gli obiettivi dei primi, ovvero la caduta di Assad e l’emarginazione della popolazione sciita locale.


L’Iran e i suoi alleati (gli sciiti iracheni, hezbollah, la Russia) hanno vinto la guerra e hanno guadagnato più influenza di prima, tale l’eterogenesi dei fini di un conflitto che avrebbe dovuto far collassare l’asse hezbollah – Assad – Teheran.


Invece di prendere atto della sconfitta di questo lungo conflitto, iniziato con l’intervento americano in Iraq, gli Stati Uniti rilanciano.


Le parole del Segretario di Stato americano suonano come una dichiarazione di guerra. Per legittimare la presenza americana in Siria è possibile che venga creato, non nella forma magari ma nella sostanza, uno Stato fantoccio, un Califfato o qualcosa del genere.


Tale presenza servirà dunque da base per la ripresa del conflitto, che si annuncia di lunga durata e non privo di gravi incognite, ovvero di un allargamento globale, anche perché sia i sauditi che Israele, che vede Teheran come un nemico irriducibile, possono spingere su Washington perché forzi la mano.


Le opzioni sono tante: riaccendere la guerra siriana con milizie appoggiate direttamente dallo Stato fantoccio e/o dagli Usa; bombardare i transiti “sospetti” sull’asse Theran – Siria via Iraq o farla collassare del tutto; spalleggiare Israele in un’eventuale guerra contro hezbollah o sul Golan siriano; fomentare e sostenere le pulsioni irredentiste dei curdi iracheni (oggi sedate dopo una fiammata iniziale) e smembrare così anche l’Iraq… Ma queste sono solo alcune delle possibilità.


Prima dell’Impero americano un altro impero, nel passato, ebbe la Persia (attuale Iran) come nemico irriducibile e anche quello cercò più volte di conquistarla. Era l’impero romano. Non riuscì mai nell’intento, nonostante gli sforzi profusi.


Certo tutto è cambiato, ma ci è sembrato interessante segnalare questa reiterazione storica. Detto questo, ad oggi non si vede come, stando così le cose, la regione possa ritrovare la pace. Ci vorrebbe una Yalta mediorientale. Ma la lotta continua ad oggi non consente compromessi. Vedremo.

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