L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia
di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico
L'Europa è stata sconvolta da un enorme terremoto elettorale che cambierà il volto del suo panorama politico secondo molti analisti. Ci riferiamo naturalmente alla potente vittoria dell'AfD (Alternative für Deutschland ) nel land della Sassonia, nel territorio della ex DDR.
L'AfD è certamente un partito di destra populista ma – a mio avviso – ben difficilmente può essere assimilato ad un partito di stampo nazista, come credo attesti la stessa biografia della sua leader Alice Weidel; donna, lesbica e addirittura sposata con una signora di origine bengalese. Una biografia che non è esattamente l'esempio delle virtù tipiche della “madre ariana” incarnate da Magda Goebbels. Per fortuna della signora Alice, viene da pensare.
Al netto dei soliti espedienti di una certa sinistra ormai imprigionata nei suoi stessi luoghi comuni originariamente propagandati per intrappolare cognitivamente gli ingenui, le uniche domande che contano sono le seguenti: il “format” programmatico e comunicativo della AfD può attecchire nel resto della Germania e, magari, può essere esportato nel resto dell'Europa? A questa domanda ci sentiamo di rispondere con un sì: le popolazioni europee, sempre più in crisi sul piano delle prospettive socio-politiche e a rischio di impoverimento sul piano prettamente economico, saranno sempre di più portate ad abbracciare proposte demagogiche, magari di dubbia realizzazione oltre che di nulla utilità. Un fenomeno che in Italia conosciamo bene da decenni con i gruppi dirigenti alternatisi al potere che ci hanno proposto soluzioni miracolose a profusione: prima la “Città di Dio Europea” che andava raggiunta a qualunque costo, poi la “Rivoluzione Liberale”, poi la “Rivoluzione dell' Uno uguale Uno”, poi ancora le “Re-immigrazioni” della Meloni (alla quale va riconosciuto, almeno finora, di essere stata tra le meno populiste arrivate a Palazzo Chigi) e ora, tutti in attesa delle magnifiche sorti e progressive frutto delle trovate del Generale Vannacci. Questo modello ben conosciuto in Italia, come si vede, è ormai sbarcato in Germania e rischia di diffondersi ulteriormente in altri paesi europei, a partire dalla Francia che si dibatte sempre di più in una enorme crisi sociale dovuta all'immigrazione dissennata degli scorsi decenni e ad una crisi economico-finanziaria sempre più preoccupante.
Ma la domanda fondamentale è un altra; uesti programmi “miracolosi”, a partire da quello della AfD hanno speranza di essere realizzati? La risposta razionale – a nostro avviso – è un no senza tentennamenti. Partiamo dall'annoso problema dell'immigrazione; è possibile re-immigrare gli immigranti in “eccesso” come vorrebbe fare Frau Alice Weidel? Ad una analisi razionale è davvero difficile credere che milioni di persone possano essere riportate in territori a migliaia di kilometri di distanza dalla Germania, per motivi innanzitutto legati al piano logistico; quante navi e quanti aerei servirebbero oltre che per quanto tempo? Poi sul piano economico quanto verrebbe a costare l'operazione? Inoltre sul piano giuridico le garanzie concesse a tutte le persone dai nostri sistemi democratici possono essere sospese o almeno attenuate? Ben difficilmente si riuscirà a superare questi scogli e riuscire a risolvere il problema della sovra-immigrazione.
Sul piano economico poi la Germania vive una gravissima crisi dovuta alla sua perdita di competitività nei mercati mondiali. Il modello export-landing fondato sulla compressione dei costi e sulle Global Chain Value nelle quali i marchi tedeschi detenevano le posizioni “premium” è completamente fallito a causa della crisi geopolitica in corso tra Europa e Russia. Berlino ha perso, a causa di questa crisi, l'enorme mercato russo chiuso da sanzioni rovinose e, sempre nella Russia, un fornitore di materie prime ed energia a basso costo insostituibile.
La soluzione a questo enorme problema posto dalla AfD è quanto lapalissiano quanto irrealizzabile: bisogna fare pace con la Russia, riprendere ad acquistare il loro gas per riguadagnare competitività riprendendo a primeggiare sui mercati mondiali; di fatto la Weidel chiede di riprendere ad invadere gli USA con i propri prodotti come è stato fatto negli ultimi trenta anni. Peccato che gli USA ormai sono ridotti economicamente in macerie e non possono più permettersi di assorbire la sovra-produzione industriale di tutto il mondo. Conseguentemente la crisi geopolitica europea deve continuare perchè consente agli USA di vendere il proprio gas all'Europa ad un prezzo del 500% più alto del prezzo che garantivano i russi oltre al fatto che questa crisi obbliga l'Europa al riarmo garantendo a Washington nuovi clienti per i propri, costosissimi sistemi d'arma. La crisi europea in corso tra Russia ed Europa è funzionale alle necessità economiche americane e solo gli ingenui non nutrono il “sospetto” che a organizzare il colpo di stato a Kiev siano stati proprio gli americani per distruggere il famelico concorrente europeo. Se ci sono ulteriori dubbi, prego citofonare a Victoria “Fuck EU” Nuland che con il suo linguaggio pittoresco è in grado di aprire nuovi orizzonti anche al più ingenuo degli europei.
Agli americani non serve neanche brigare troppo per mandare a monte qualunque spiraglio di pace, anzi, possono permettersi di fare il beau geste di mandare finti pacificatori a Kiev e a Mosca, tanto a seminare la zizzania bastano i due compari di Downing Street e dell'Eliseo.
In un panorama come questo, dove a contare non sono né le visioni ideali né tantomeno le buone intenzioni ma brutalmente solo gli interessi materiali dunque è da ingenui pensare che il programma di AfD (né di qualunque altro partito di destra o di sinistra) possa essere realizzato. Forze soverchianti spingono verso la continuazione e dell'inasprimento del conflitto. E una sua fine anche con una Russia che accetta una “vittoria mutilata” comporterebbe molto probabilmente la fine dell'Europa.
Una previsione forte come quella della fine della UE nel caso in cui finisca ora la guerra tra Russia e Ucraina può essere fatta semplicemente enumerando le risorse finanziarie (sia a titolo di prestito sia a fondo perduto) elargite fino ad ora da Bruxelles a Kiev; si tratta di oltre 200 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti ulteriori 90 per il biennio 2026 / 2027 .
Poi bisogna aggiungere che secondo uno studio della Banca Mondiale e dell'ONU per la ricostruzione dell'Ucraina, sono necessari oltre 580 miliardi di dollari in dieci anni, questo almeno fino a febbraio 2026, si consideri però che da allora le distruzioni sono continuate. Inutile dire che nella ricostruzione dell'Ucraina l'Europa sarà chiamata ad uno sforzo enorme, oserei dire quasi totalitario in relazione alle risorse necessarie.
Non sembra azzardato dire che tra le pieghe del bilancio dei paesi europei e della UE, a causa della guerra ucraina, vi è una enorme bomba pronta ad esplodere in caso di scoppio della pace. Si tratta di una bomba che può essere disinnescata solo ad una condizione; battere la Russia e appropriarci delle sue ricchezze come pagamento di danni di guerra. Ecco perché le probabilità di una continuazione del conflitto sono molto più alte di quelle che scoppi la pace. Pace che per l'Europa sarebbe terrificante quanto la guerra al di là delle favole di Alice o di chiunque altro.


