L'esito catastrofico del vertice di Pechino

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L'esito catastrofico del vertice di Pechino

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di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico

 

Che il vertice di Pechino tra Xi e Trump del 14 e 15 Maggio fosse di importanza capitale per riuscire a garantire stabilità e pacifica coesistenza tra le due superpotenze globali era evidente a tutti. Meno evidente - a leggere almeno le disamine dei commentatori e degli analisti – che il focus fondamentale dell'incontro tra i due leader fosse  legato all'aspetto economico e finanziario. Eppure basta uscire dalle dichiarazioni ufficiali degli alti dignitari di entrambi i paesi per accorgersi che l'economia è la pietra angolare dei rapporti tra Pechino e Washington.

La stessa composizione della delegazione americana chiarisce questo fatto: Trump si è infatti portato a Pechino tutto il gotha del capitalismo americano soprattutto in ambito finanziario e in ambito high-tech.

Ma anche i diplomatici cinesi non hanno fatto nulla per nascondere l'importanza dei rapporti economici tra le due sponde del Pacifico. Basti pensare che appena prima che l'Air Force 1 decollasse da Washington in direzione Pechino, l'Ambasciata cinese in USA ha pubblicato un post su X.com nel quale si elencavano le linee rosse della Cina nel vertice che si sarebbe svolto a distanza di alcune ore.  Tra le linee rosse vi era  il “diritto allo sviluppo economico” della Cina che in nessun caso poteva essere messo in discussione. E proprio qui sta il punto centrale: il tumultuoso sviluppo della Cina connotato da una capacità di innovazione tecnologica sbalorditiva sta mettendo all'angolo la capacità di competere del sistema economico americano compreso quello del settore high-tech della Silicon Valley. In conseguenza di questo gap i conti nazionali USA sono in condizioni catastrofiche con tutti i rischi del caso in ambito monetario (egemonia del Dollaro) e in ambito di stabilità del sistema finanziario a stelle e strisce.

Con queste premesse il bilancio in ambito “economico” del vertice Xi-Trump è presto fatto:

  • Nessun accordo in materia di esportazione delle terre rare cinesi fondamentali per lo sviluppo delle aziende high-tech USA (a partire dalle aziende produttive di microprocessori);
  • La promessa di acquisto da parte cinese di 500 aerei civili made in USA (Boeing) si è ridotta a 200 aerei.
  • Gli USA hanno si autorizzato la vendita dei microprocessori H200 di ultima generazione della Nvidia ma i cinesi stanno mettendo forti restrizioni per tutelare le proprie produzioni. Su questo punto si pensi che in pochi anni sono state ribaltate completamente le prospettive; infatti prima erano gli USA a non consentire alla Cina di importare questi microprocessori con l'obbiettivo di rallentare lo sviluppo tecnologico cinese mentre ora sono i cinesi che avendo sostanzialmente recuperato il gap dagli USA a non voler più importarli per tutelare le proprie produzioni.
  • Ovviamente non c'è stato nessun accordo generale in ambito di interscambio commerciale tra Pechino e Washington.

In definitiva se questi sono i risultati possiamo dire che la visita è stata un fiasco assoluto e che, di conseguenza, le tensioni tra i due giganti continueranno e anzi, probabilmente, si inaspriranno ancora di più.

A dimostrazione che questa è la visione corretta basti dire che tutti gli indici di Wall Street ieri hanno chiuso in forte perdita (tra l'1% e il 2% circa), Segno evidente che le prospettive per le aziende Made in USA non sono positive.

Come sempre, quando le problematiche economiche non trovano sbocchi positivi i rischi di un inasprimento dei conflitti sul piano geopolitico aumentano esponenzialmente. Questo ovviamente indipendentemente dalle dichiarazioni di circostanza sia sul conflitto in Ucraina, che in quello mediorientale ed - in prospettiva a lungo termine - anche su quello potenziale a Taiwan; in questo ultimo caso però gli USA devono attendere il riarmo dei vassalli giapponesi, coreani, filippini e di Taiwan.

Che le cose volgano comunque al brutto con un ulteriore inasprimento dei conflitti è testimoniato da un'altra circostanza di fatto: Vladimir Putin il 20 di Maggio, e dunque   a tamburo battente, si recherà a Pechino per un vertice con Xi.

Non bisogna essere degli indovini per escludere che il tema principale di discussione non sarà (purtroppo) legata ai rapporti culturali sino-russi.

 

PER APPROFONDIRE:

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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