La Resistenza non è di tutti
di Giuseppe Giannini
Il 25 aprile, la festa della Liberazione dalla dittatura nazi-fascista, è giornata nazionale per tutti coloro che credono nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza. Per chi si riconosce nei principi democratici e ha il suo punto di riferimento nella Costituzione (sintesi delle varie culture e ideologie).
Una festa importante che, fino a circa venti anni fa è stata solennemente celebrata dappertutto in Italia, con iniziative, manifestazioni, testimonianze, concerti. Ed anche le tv dedicavano ampio spazio al ricordo. Poi, al pari del 1 maggio, è stata ridimensionata perchè a prevalere sono stati, da un lato gli interessi economico-commerciali (grazie all'implicito consenso del pensiero liberal) e, dall'altro, lo sdoganamento del revisionismo storico delle destre, che trovano il loro apice nell'istituzione della giornata delle Foibe: un racconto parziale, che tace sugli antefatti e pretende di riscrivere la Storia. In tanti, a destra, soprattutto gli eredi del MSI, hanno sempre tergiversato quando gli si chiedeva di dichiararsi antifascisti, anche se, da ministri avevano giurato fedeltà alla Costituzione.
La stessa premier Meloni, che ancora raccoglie consensi da quell'area, che in gioventù elogiava Mussolini, ed ha all'interno della sua compagine governativa vari reazionari e reduci di quella sottocultura (in primis il Presidente del Senato) solo negli ultimi due anni ha avuto il coraggio di condannare, almeno formalmente, i crimini nazi-fascisti. Così, se nella Prima Repubblica il ricordo era motivo di orgoglio per tutti i partiti democratici, successivamente la forte presenza in Parlamento di partiti di estrema destra ha creato divisioni. La festa è stata attaccata e screditata da questi, perchè vista come qualcosa di appartenente solo alla sinistra, al pari dei partigiani. La Resistenza invece è di tutti coloro che credono nella convivenza pacifica e si oppongono ad ogni forma di tirannia.
Quindi non può appartenere ai nostalgici del regime. E, nemmeno a quei Paesi che oggi si rendono colpevoli di crimini o gestiscono i popoli in forme autoritarie. La Liberazione è l'occasione per ringraziare i tanti caduti che si sono opposti alla dittatura, la coalizione degli Alleati (Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica, Cina, Francia) e gli altri contingenti. E va festeggiata insieme all'altro 25 aprile, quello che in Portogallo nel 1974 significò la fine della dittatura. Se c'è una cosa che, per usare un eufemismo, infastidisce è la speculazione politica portata avanti da gruppi, che si inseriscono nelle manifestazioni rivendicando una comunanza nella sofferenza. E' il caso della presenza ucraina, ma ancor più grave è la partecipazione della cd. Brigata ebraica.
Interferenze calate dall'alto nel primo caso, con tutta la retorica che va avanti da cinque anni. La propaganda atlantista, quella che tace su quanto accaduto prima della invasione russa, sulle provocazioni occidentali (l'allargamento ad Est della Nato ed i missili e le basi che circondano la Russia) e che, addirittura magnifica i golpisti nazisti del battaglione Azov. Con i leader occidentali complici di una narrazione ad hoc per giustificare la continuazione della carneficina: Putin come Hitler; il paragone con il Terzo Reich.
Quindi, se vi sono state contestazioni verso le bandiere giallo-blu esse sono figlie di questo clima di menzogna. Lo stesso vale per Israele, a maggior ragione per i filo-sionisti. Pertanto, la solidarietà data alla Brigata ebraica da parte dei "liberali" nostrani, e della "sinistra elitaria" è fuori luogo. Le proteste concernevano la partecipazione della Brigata, invece, l'opportunismo la vuol far passare come un attacco all'essere ebreo proprio il giorno della Liberazione, e dopo tutto quello che hanno passato. Non è così. Fermo restando la condanna di quella minoranza che ha usato parole razziste ( "Siete saponette mancate"), sappiamo benisssimo che, da sempre, ogni critica fatta ai crimini perpetrati dallo Stato abusivo di Israele passa per antisemitismo. A maggior ragione in questi ultimi anni, dove per coprire il genocidio e le violenze in Medio Oriente, i complici governi occidentali hanno praticato censure, limitazioni alla libertà di espressione e manifestazione, e misure repressive.
Tale Brigata non parla a nome del popolo ebraico ma del sionismo. Tuttavia, visto quello che rappresenta oggi il suo Stato la presenza, al pari di quella russa non è gradita. Però, per gli israeliani vale l'eccezione in ogni campo. E le mancate sanzioni internazionali ne sono la dimostrazione principale. Questi provocatori sionisti a quale titolo pretendevano di partecipare visto che disprezzano le altre culture, religioni, e popoli? Se ha avuto una funzione la Brigata, è stata quella di cercare i criminali nazifascisti (anche in Sudamerica, al pari del Mossad), così come hanno fatto i liberatori partigiani. Il sionismo di ieri è il tratto caratterizzante di questi fanatici, che non prendono le distanze dal governo di Netanyahu e dagli integralisti religiosi.
Da parecchi anni, ad ogni 25 aprile loro sono lì a pretendere spazio e a negarlo ai palestinesi. La resistenza storica viene impropriamente accomunata alle forme attuali, facendone questione di opportunità. Se c'è un popolo, che davvero resiste da oltre ottant'anni all'occupazione ed ai crimini è quello palestinese. Infine, vi sono state contestazioni verso alcune presenze iraniane. Le quali non erano lì come portavoci della complessità della società iraniana, che reclama libertà e laicità, ma in quanto esponenti della classe del privilegio. La cui presunta voglia di cambiamento passa per affidare le sorti del Paese a fantocci teleguidati dagli americani.
Sono gli eredi dello scià, che mirano a sostituire nel governo gli ayatollah, ma da cui non vi è da aspettarsi nulla di buono, in quanto successori di un modello nel quale la tortura è stata al servizio del regime degli scià e del capitalismo predatorio occidentale. Allora, mettere la Liberazione a disposizione di questi soggetti, concedergli spazio e visibilità vuol dire disprezzare la vera Resistenza.

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