Gli Stati più odiati

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Gli Stati più odiati

 

di Giuseppe Giannini

Gli USA ed Israele sono fra i Paesi meno amati al mondo. Per tutta una serie di ragioni storiche, politiche ed economiche che, soprattutto in questi ultimi drammatici anni, a causa di leadership e governi autoritari, stanno ridefinendo la concezione classica di liberal-democrazia. E' ovvio che il colore politico degli esecutivi fa la differenza, sempre minore in realtà, e più incentrata sulle questioni interne, ma se andiamo a fondo c'è un tratto che accomuna, nel caso americano, le politiche estere di democratici e repubblicani.

Scorrendo le pagine dal secondo dopoguerra ai giorni nostri constatiamo come ai Kennedy, Nixon, Reagan, Bush, Clinton, Biden e Trump non sia mai mancata la spinta imperialistica, che celandosi dietro la fantasiosa esportazione della democrazia mira a dominare il mondo. Le ingerenze in contesti altrui, dal cortile di casa latinoamericano alla liberazione dai tiranni (a volte utilizzati e sovvenzionati per finalità geopolitiche) di altri continenti, la cui storia, cultura e tradizioni vengono spesso ignorate dai cialtroni armati a stelle e strisce, hanno come obiettivo l'appropriazione di risorse (il petrolio, le terre rare) fondamentali per il mantenimento della supremazia e del tenore di vita americano, eliminando, con la forza, i governi che possano ostacolare tale predominio. Invisi a coloro (le lobby, le multinazionali, i veri luoghi del potere) che mettono al centro delle loro azioni il capitalismo come dogma insuperabile.

La predazione, la violenza e il parassitismo USA hanno generato guerre intercontinentali e prodotto colpi di Stato, sostenuto dittature, tutto in nome della supremazia che rifiuta il dialogo. Quando poi a reggere il disegno sono personaggi con evidenti problemi di sanità mentale, egocentrici, delinquenti, che ancora non si sono liberati dai traumi infantili ecco che affidarne le redini del potere e con esso determinare i destini del mondo, in assenza di interlocutori capaci di tenerne, diplomaticamente, testa, implica conseguenze imprevedibili. Così Trump è lo specchio dell'America psicotica abituata a vivere negli eccessi, senza avere cura degli effetti che essi comportano. E' uno che non rispetta le regole, le elimina, in quanto considerate intoppi al suo agire indisturbato. Che attacca, non solo verbalmente, chiunque osi fargli notare che esistono anche la sovranità degli altri Stati e il diritto internazionale, la separazione dei poteri e la giustizia interna a fondamento della tenuta democratica. Invece, i principi ispiratori della vita civile vengono messi in discussione da governi eletti (è tutto dire) nelle liberaldemocrazie che, insediatisi al potere, capeggiati da persone discutibili (da Meloni a Milei) hanno impresso la svolta autoritaria dell'estrema destra.

Come risposta alla dittatura del pensiero liberal-progressista, che c'ha impoverito socialmente e culturalmente. Esecutivi che fanno paura perchè ci proiettano indietro al periodo del razzismo fattosi ragione di Stato, alle guerre imperiali, aspetto quest'ultimo che, all'indomani della caduta del blocco contrapposto all'egemonia statunitense, e conseguente crollo delle ideologie storiche, è stato fatto proprio anche dai partiti moderati e socialdemocratici. Corresponsabili della fine del welfare e dei nuovi colonialismi. Qui viene il collegamento con lo Stato usurpatore, che proprio sul colonialismo da insediamento, garantito dal "lassismo" britannico, ha basato la sua supremazia in Medio Oriente. Israele, il Paese canaglia retto da sionisti e fanatici, che non hanno imparato nulla dalla storia, e dal dolore subito. Gli ebrei additati come parassiti in tanta letteratura, vittime degli stereotipi razzisti e dell'Olocausto, sono stati non accolti dai liberatori, che per risarcirne il dramma umano e le perdite hanno pensato bene di espatriarli nella terra storica di Palestina. Dalla Nakba in poi guidati da esaltati religiosi con il tempo si sono impossessati di gran parte del territorio palestinese. E' iniziato il regime di apartheid ed i crimini (anche da parte dei governi laburisti), che vanno avanti da ottanta anni, hanno raggiunto l'apice con il genocidio. L'unico argine a queste violenze proviene dalla pronunce, non rispettate, dell'ONU.

Il resto della comunità internazionale, a parte la stragrande maggioranza dei Paesi che afferiscono al cd. Sud del Mondo, sono complici dei crimini (per il supporto politico, militare, logistico ed economico, e per le mancate sanzioni).

Nel frattempo continuano le violenze dei coloni e quelle del governo Netanyahu; è stata introdotta la pena di morte verso i palestinesi, con tanto di vergognosi festeggiamenti; Israele bombarda altri Stati sovrani (il Libano e l'Iran come Gaza?) protetto dall'appoggio di Trump, a sua volta ad esso legato a doppio filo (il ricatto dei file Epstein?). Il punto di non ritorno della strategia guerrafondaia sionista-americana è che, negli anni a venire, aumenterà l'intolleranza da parte di chi ha subito queste oppressioni.

Ci saranno attentati terroristici di matrice islamica in America e in Occidente (fenomeni che, come ripetizione ed intensità, nell'ultimo quarto di secolo hanno rappresentato la novità del disordine mondiale conseguente alla globalizzazione imperialistica). Ed episodi diffusi di avversità verso l'ebreo che potranno sfociare, questi si (a differenza della propaganda occidentale che condanna ogni forma di critica ad Israele) nell'antisemitismo. Dopo aver insanguinato il mondo e segregato le popolazioni americani ed ebrei si preparano a convivere con decenni di terrore. E' molto probabile che, in una spirale di violenza generalizzata, ci saranno leggi repressive e il controllo sociale indiscriminato (siamo già a buon punto). L'unica via di uscita dalle barbarie è la ripresa del dialogo. Riconoscere l'esistenza e l'autodeterminazione dei popoli. Il vero multilateralismo inizierà solo quando americani e sionisti faranno parecchi passi indietro, accettando le ragioni degli altri.

 

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