La Classe Armata per la guerra perpetua
di Alex Marsaglia
Né la pace dei popoli può sussistere senza armi, né le armi senza stipendi, né gli stipendi senza tributi
(Tacito, Historiae, IV ,74)
Una nuova era si è affacciata in Occidente da tempo, in maniera non ancora del tutto consapevole per la borghesia che ha dominato incontrastata per secoli. Un cupio dissolvi la avvolge per lasciare il posto ad una nuova classe che si è affermata tra le pieghe dello Stato, ramificando la propria influenza e prendendo possesso dei gangli tipici del dominio borghese di un tempo.
Questa la tesi centrale del monumentale lavoro La Teoria della Classe Armata. L’età del potere militare di David Colantoni (Arianna Editrice, 2026)(https://www.ariannaeditrice.it/prodotti/teoria-della-classe-armata-l-eta-del-potere-militare) che riprende i classici del liberalismo da A. Smith, a A. Tocqueville, sino ai contemporanei critici del militarismo cui dedica una sezione in cui analizza i capolavori di C. Wright Mills, J. K. Galbraith, J. W. Fulbright e S. Melman. L’autore, sostenuto da una prefazione dei giganti del giornalismo mondiale come Jeffrey D. Sachs e Oliver Stone e con un proemio di Luciano Canfora a conferire profondità storica alla tesi, propone l’argomentazione di una mutazione epocale in Occidente con l’avvento di una Classe Armata al potere. Viene così messo a fuoco un vero e proprio tema dirimente che dividerà la società e la politica nei prossimi anni, trovando conferme già oggi nelle tensioni geopolitiche, di politica macroeconomica e di sicurezza che affrontiamo tutti i giorni come cittadini della polis.
Vi sono alcuni pilastri che reggono l’avvento di questa nuova classe sociale al vertice del potere in Occidente e Colantoni li identifica, analizzandoli con cura storica e sociologica.
Il primo è sicuramente la recisione avvenuta a partire da Adam Smith del «legame organico tra cittadinanza e difesa» che fa entrare lo Stato borghese, nato dalla cultura illuminista, in «collisione diretta con una tradizione che da Tito Livio attraverso Nicolò Machiavelli giungeva fino a Rousseau», in cui «la grandezza della Repubblica derivava proprio dal cittadino-soldato», che fonda «la salvezza dello Stato e della virtù politica (…) impugnando le armi per la patria come uomo libero, poiché colui che delega la propria difesa è già di fatto uno schiavo in attesa di un padrone»1. Questo elemento ha permesso il fondamentale spostamento del monopolio della violenza armata all’interno dei centri nevralgici dello Stato borghese da una classe all’altra, determinando l’involuzione verso forme cesaristiche e pretoriane. Il passaggio non è stato rapido, ma è andato incrementando dopo la vittoria della Seconda Guerra Mondiale da parte degli Stati Uniti. Tale presa del potere è avvenuta «sottraendo il diritto alle armi alla cittadinanza (il passaggio dalla leva di massa al soldato di carriera)» con cui «la Classe Armata ha operato una vera e propria accumulazione originaria della forza. La Borghesia, illudendosi di delegare la violenza per potersi dedicare interamente al profitto, ha di fatto subito un esproprio: ha ceduto l’unico strumento che garantiva, in ultima istanza, la sua sovranità politica». Il risultato finale? «Il “servitore” armato è diventato il padrone effettivo del guscio statale, riducendo la Borghesia a una classe tributaria che paga, attraverso il prelievo fiscale e il debito pubblico, la propria stessa proiezione e la perpetuazione dei conflitti che servono unicamente alla valorizzazione del capitale strategico-militare»2. Dall’analisi socio-economica dell’affermazione di questa neo-Classe si arriva ad una vera e propria analisi dello Stato come macchina borghese degenerata a sistema militare in cui avviene il superamento westfaliano e il rovesciamento clausewitziano: «gli Stati-nazione occidentali interessati dall’emersione e dall’affermazione di questa neo-Classe Armata, tecnicamente parlando, non hanno più a disposizione gli eserciti come mezzi estremi della difesa politica, ma si sono trasformati in Stati a disposizione dei loro eserciti» e così non si può più leggere «la guerra come prosecuzione della politica», bensì «la politica come prosecuzione della guerra»3. Di qui deriva un potere che seppur di facciata continui a dirsi “democratico” è sempre più basato sul dominio e ha sempre minor necessità di consenso, in cui la rappresentanza conta sempre meno e le stesse prassi democratiche diventano puro spettacolo e messinscena.
La realtà è uno scivolamento verso il potere militare che avviene tramite «la delegittimazione progressiva del potere politico civile» additato come «unico responsabile del disastro», così «il potere decisionale passa di fatto nelle mani dei militari, presentati come “salvatori dell’ordine” o “unica forza razionale” in un mondo caotico»4.
Ovviamente una conclusione tanto forte non piove dal cielo, ma viene sostenuta con il rigore dell’analisi marxiana, di qui il secondo pilastro che fa emergere il ciclo di riproduzione della Classe Armata in P-D-P’, dove il Potere acquisito compra il Denaro che serve a comprare altro Potere, creando delle vere e proprie rendite di posizione. Ciò evidenzia come questa neo-classe viva di un parassitismo ancor peggiore di quello della Borghesia poiché è finalizzato «alla distruzione e al controllo invece che alla produzione e alla libertà. Essa si costituisce come un soggetto intimamente connesso allo sviluppo tecnologico delle armi, interpretando simultaneamente il ruolo di azionista di maggioranza e di amministratore delegato dell’apparato tecnico-scientifico occidentale». E qui risuonano pesantemente tutti i moniti andersiani sulla fine dell’uomo in un progresso guidato dalla tecnica e strutturato in apparati di dominio. Infatti, si chiarisce che «per questa neo-classe l’ideologia non risiede nel profitto né nella redistribuzione, ma nell’Efficienza Operativa assoluta (la Military Effectiveness). Questo spostamento ontologico la rende intrinsecamente ostile e la giustifica ad agire politicamente contro le “lentezze” della democrazia liberale e le “incertezze” del mercato competitivo». Così «la Tecnica diventa il linguaggio universale con cui la Classe Armata si riconosce come élite sovranazionale: un’avanguardia tecno-militare che non cerca il consenso, ma la perfezione del dispositivo di distruzione (…) la Classe Armata strappa definitivamente alla Borghesia lo scettro di classe prometeica»5. Il drenaggio di risorse avviene non solo a scapito del lavoro, come faceva la classe borghese, ma pure a danno di Stato e imprese poiché una volta affermata al potere, per riprodursi, come aveva già intuito Agamben in Homo Sacer, sottrae alla politica illuminista l’ultima parola sull’eccezione, di fatto piegando e sottomettendo le politiche economiche a suo favore e «incenerisce e carbonizza la capacità dei ceti produttivi di generare valore». «Il potere decisionale della Classe Armata “overlocka” il capitalismo verticale militarizzato, rendendo i mega-miliardari funzione del proprio processo egemonico, simili a una sorta di semiconduttori polarizzati via via dai livelli decisionali della Classe Armata a seconda dei bisogni di classe: come accaduto, per esempio, con l’obbligo di abbandono del mercato, delle risorse e dell’energia russe»6. La Classe Armata non si limita solo ad operare a detrimento dell’impresa, costretta a lavorare per lei anziché per il profitto, ma anche dello Stato intrappolato in «over-cost strutturali che impongono indebitamento perenne»7, caricato con «parassitismo industriale sistemico» come «prassi strutturale del complesso militare-industriale: i costi di ricerca, sviluppo e produzione vengono metodicamente triplicati rispetto alle stime iniziali richieste in gara d’appalto»8.
La lotta di classe asimmetrica: pluspotere senza consapevolezza
Questa Classe Armata, come tutti i poteri occulti, gode dell’enorme privilegio di avere ed esercitare il potere senza alcuna responsabilità, così procede ad estrarre valore dalla rapina delle risorse pubbliche e dal parassitismo del mondo produttivo privato addossando le colpe ad un potere civile che si vede costretto ad arginare un’entropizzazione crescente. Di fatto la Classe Armata «ha bisogno di estrarre continuamente enormi quantità di ricchezza dalla società civile senza provocare una rivolta fiscale aperta e generalizzata da parte della Borghesia produttiva e della Classe Lavoratrice dipendente» e allora opera tramite il debito pubblico che «funziona come tassazione differita nel tempo, anonima nella sua origine strutturale e socialmente selettiva nella distribuzione del peso economico: sulla Classe Lavoratrice scarica il costo soprattutto tramite l’inflazione cronica e progressiva; sulla Borghesia produttiva lo scarica tramite aumento strutturale degli interessi sul debito pubblico e svalutazione progressiva del collaterale privato (case, azioni, titoli obbligazionari)».
La crisi finanziaria e dei debiti sovrani del 2008 acquista un’altra chiave di lettura interessante alla luce di questa teoria, segnando una cesura storica «in cui l’interesse del capitale borghese entrò in conflitto strutturale e patologico con l’espansione incontrollata e parassitaria del Pluspotere militare post-Guerra Fredda»9.
Il pluspotere è il meccanismo che ha alimentato l’ascesa della Classe Armata, da mera componente dell’apparato relativa al complesso militare-industriale a vera e propria «neo-classe sovrana che ha disarmato la Borghesia civile, si è appropriata del monopolio della violenza legittima e ha ridotto la politica elettiva a involucro formale»10. Lo ha fatto sostanzialmente integrando il plusvalore in un meccanismo di accrescimento del suo potere come classe specifica operante all’interno dei principali stati occidentali. Come chiarisce Colantoni: «attraverso questa colonizzazione estrattiva, la neo-classe opera la sua transizione definitiva: il plus-valore economico e intellettuale sottratto alla nazione viene convertito istantaneamente in plus-potere politico-decisionale militare (…) Questo plus-potere non è un mero peso burocratico, ma una riserva di sovranità eccedente che permette alla Classe Armata di agire fuori da ogni mandato elettorale, riducendo la Repubblica a una scenografia necessaria per la riproduzione del proprio dominio»11
Inserimento della teoria della classe armata nei cicli egemonici di Arrighi: un’interruzione forzata che porta dritti alla Terza Guerra Mondiale.
Questa teoria ha poi la capacità di incastrarsi con la teoria dei cicli egemonici di Giovanni Arrighi. Quest’ultima vedeva l’espansione del capitalismo attraverso diverse fasi di affermazione, stagnazione e decadenza in cui il centro di accumulazione si spostava geograficamente, trovando le capacità di rigenerarsi e colonizzando progressivamente il pianeta. Nell’ultimo ciclo di accumulazione la potenza egemone statunitense si vede scalzata dalle forze nascenti in Cina che prefigurano una nuova fase. Resta il problema fondamentale della transizione, dato dalla biforcazione tra potere finanziario, ormai scalzato, e potere militare ancora rampante, per cui Arrighi diceva: «la potenza militare più forte al mondo continua a essere il più grande debitore mondiale»12. Un dilemma che apriva una serie di scenari di transizione mai risolti e che lo portava a concludere che «se i movimenti seguiranno e saranno improntati dall’escalation di violenza o precederanno e opereranno efficacemente per contenere il caos sistemico è una questione aperta. La risposta, in definitiva, è nelle mani dei movimenti»13. Ora, con la chiave di lettura data dalla teoria della Classe Armata, si vira decisamente verso la prima ipotesi dell’escalation, poiché ci troviamo davanti una classe parassitaria che «si nutre delle risorse del capitalismo senza distruggerlo completamente; ma, bloccando il metabolismo espansivo dei cicli egemonici per mantenere il centro di accumulazione negli Stati Uniti, rischia di consumare l’intero sistema, divorandone la carcassa senza consentirne la rigenerazione»14.
Il capitalismo morirebbe di militarismo, se non addirittura nel fuoco di un conflitto mondiale aperto tra la Classe Armata occidentale e gli ultimi Stati sovrani che mantengono eserciti di leva e che esercitano un’autonomia del politico rispetto al militare e all’economico.
Conclusioni: un recupero dell’antimilitarismo di classe
Un sistema militare così radicato, costituitosi in vera e propria Classe Armata ha agito e agisce con un’egemonia capillare, portata avanti da intellettuali organici, definiti “ausiliari civili” e casematte organizzate in una vera e propria struttura reticolare in grado di raggiungere le masse popolari con l’ausilio della Tecnica e della Scienza che lavorano sinergicamente per sviluppare consenso, normalizzare e addestrare l’uomo a tassi di violenza disumanizzante crescente. Lascio al lettore il piacere di addentrarsi nei capitoli in cui si approfondisce la funzione dell’Estetica Necatrix e del drone come vera e propria “arma prometeica” in grado di condurre all’omicidio deresponsabilizzato e spersonalizzato. Ciò che mi sembra indispensabile restituire è l’urgenza di fondo che deriva da questo lavoro, ostacolato da una censura sempre più pressante, che ci dice di impegnarci tutti per riconquistare il controllo politico della violenza legittima in un contesto in cui questa ci è stata espropriata. Bisogna riportare la sovranità civile a prevalere su una forza armata professionale che si è fatta sistema politico-militare e non ha intenzione di schiodarsi dal potere occupato. Quindi, promuovere con qualsiasi azione il controllo civile dell’apparato militare, riportandolo ai vincoli giuridici e costituzionali originari che non prevedono un’economia sviluppata in funzione del settore militare; ma anche promuovere l’attrito democratico, restituendo peso al dibattito e alla mobilitazione, costruendo consenso sul tema che se si prosegue nell’indifferenza e nell’inazione vivremo un’ulteriore diseguaglianza. Come se non bastasse la crescente diseguaglianza sociale di un capitalismo finanziarizzato, l’attuale sistema militarizzato ci porterà a una diseguaglianza nella diseguaglianza, con le finanze pubbliche e i profitti privati totalmente a servizio della Classe Armata lanciata verso la conquista geofisica del globo per salvarsi da un debito cumulato in oltre mezzo secolo di guerre.
1 D. Colantoni, Teoria della classe armata. L’età del potere militare, Arianna Editrice, Bologna, 2026, p. 29
2 Ivi, p. 154
3 Ivi, p.36
4 Ivi, pp. 78-79-80
5 Ivi, p. 55
6 Ivi, p. 111
7 Ivi, p. 56
8 Ivi, p.141
9 Ivi, pp. 157 -158
10 Ivi, p. 221
11 Ivi, p. 227
12 G. Arrighi, B. J. Silver, Caos e governo del mondo. Come cambiano le egemonie e gli equilibri planetari, Mondadori, 2003, Milano, p. 111
13 Ivi, p. 337
14 Ivi, p. 125


