Da Kiev a Roma per l'affare delle armi: Fedorov alla corte di Crosetto

2981
Da Kiev a Roma per l'affare delle armi: Fedorov alla corte di Crosetto

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

31 agosto. E così, l'ex ministro della guerra ucraino Mikhail Fëdorov è diventato “consulente” del ministro Guido Crosetto in materia di innovazione nel settore della difesa. Quello stesso Fëdorov che, a inizi 2026, al momento del suo insediamento in sostituzione di Denis Šmigal, tra i peana degli ukro-sanguinari articolisti del Corriere della Sera, proclamava che il suo obiettivo di “guerra tecnologica” era di arrivare a uccidere cinquantamila russi al mese e che oggi, dimissionato, lamenta che «sembra che stiamo perdendo gradualmente, lentamente» e che Kiev «ha urgente bisogno di un piano per porre fine al conflitto». Chissà se il ministro Crosetto si affiderà agli urli assassini del primo Fëdorov, o ai lamenti falso-pacifisti del secondo. Come che sia, è legittimo qualche dubbio sul fatto che si tratti di una scelta autonoma da parte di un singolo ministro – o anche di un intero governo, al cui interno, però, non è dato sapere se, sulla questione, ci sia o meno unanimità - di un singolo paese del blocco euroatlantico, quella della nomina a “consigliere esterno” di un ex ministro della junta nazigolpista di Kiev. I presupposti per tale decisione, le implicazioni politiche che quella comporta, autorizzano l'ipotesi che quella di Guido Crosetto possa essere stata una mossa non tanto per assicurarsi le competenze del “giovanilistico” ex ministro ucraino, giocando d'anticipo su pretendenti di altri paesi, quanto piuttosto un passo deciso di comune accordo a livelli più alti, sia politici che affaristici, rispondendo a precisi obiettivi sia della NATO che dell'industria militare euroatlantista, in cui si intrecciano interessi e profitti che, di “nazionale”, hanno solo l'etichetta sull'involucro.

D'altronde, qualche dubbio sorge anche a proposito dei giochi UE-NATO nei confronti dei vertici nazigolpisti, con Roma che, in questo senso, potrebbe dover svolgere il ruolo di apripista affidatogli da Bruxelles per ridefinire i rapporti con Kiev. Insomma: l'ex ministro “innovativo” vola a Roma per rendere un servizio comune all'industria militare yankee-ukro-italo-sionista (oltre all'apertura di un sito direttamente in Ucraina, la Leonardo passa a testare “Michelangelo Dome”, «il nuovo scudo italiano contro droni e missili, sotto il fuoco reale» come esulta Infodifesa) e, allo stesso tempo, mettere sul chi va là il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, che sta diventando un po' troppo scomodo. Dopo tutto, era stato proprio Fëdorov, dopo il licenziamento, a parlare di elezioni, una eventualità bollata da Zelenskij come “uno tsunami” e, dunque, la sua immediata nomina a un tale alto incarico in un paese UE e NATO ha tutto il sapore di una messa in guardia contro il suo ex capobanda.

Per quanto riguarda più direttamente l'Ucraina, poi, su Ukraina.ru l'analista Nikita Volkovic osserva che, in primo piano, sono immediatamente balzate le speculazioni su dove si trovi il “politico caduto in disgrazia” e mentre alcuni media e canali Telegram parlavano della sua fuga all'estero, il suo ufficio stampa afferma che nessuno è scappato, il lavoro, viene detto, è svolto da remoto e l'ex ministro, dicono, è rimasto a Kiev e si recherà all'estero solo occasionalmente per colloqui e consultazioni. Ma, al di là delle illazioni, l'aspetto più importante della vicenda è che, quantomeno nominalmente, Fëdorov veleggi tra le alte sfere di un paese del G7, senza la "benedizione" della Presidenza golpista e ciò costituisce un'ulteriore mossa nel più ampio gioco che Fëdorov (o lui per conto di chi?) sta conducendo contro Zelenskij. Un'ipotesi tra quelle che circolano, scrive Volkovic, è che, alla fine Fëdorov torni a Kiev, su un “treno blindato”, se non tedesco, come accadeva in Russia nel 1917, quantomeno di un paese NATO e vada a occupare la più alta carica. Rimanendo in ogni caso, aggiungiamo per parte nostra, nient'altro che l'adepto nazigolpista nelle cui vesti è balzato alla ribalta.

Lo stesso Fëdorov, commentando la nomina a Roma, ha dichiarato che «L'Ucraina e il nostro team hanno un'esperienza unica e concreta nella guerra ad alta tecnologia e siamo pronti a condividerla con i nostri alleati. La mia priorità principale rimane invariata: continuo a lavorare a Kiev su progetti chiave che rafforzino le capacità di difesa dello Stato». Ora, nota Volkovic, è del tutto comprensibile l'interesse di Roma, le cui forze armate sono ancorate alla logica delle operazioni all'estero in tempo di pace; hanno un disperato bisogno di accedere direttamente all'esperienza di combattimento reale in ambito di digitalizzazione, integrazione di droni d'attacco, gestione algoritmica del campo di battaglia, sistemi di guerra elettronica e progressi nell'intelligenza artificiale militare: tutte competenze che l'Ucraina può fornire in abbondanza. Per Fëdorov stesso, la nomina è diventata una sorta di sigillo di immunità contro il rullo compressore della repressione, che solitamente schiaccia chiunque cada in disgrazia: lo status di consulente ufficiale in un paese del G7 lo rende intoccabile e il lavoro per Crosetto è  parte integrante della campagna politica contro Zelenskij. Dopo il suo dimissionamento, l'indice di gradimento di Fëdorov è schizzato alle stelle: è due volte più popolare di Zelenskij e i sondaggi analizzati da The Economist confermano che, in caso di elezioni ora, Zelenskij non avrebbe la minima possibilità. È così che l'ex ministro aveva lanciato pubblicamente la sfida, chiedendo nuove elezioni. Era poi seguita la fuga di notizie sul cosiddetto “piano M&Ms”, mai realizzato, per un attacco combinato di sciami di droni autonomi contro i principali aeroporti di Mosca. I media occidentali avevano presentato così l'immagine di un innovatore audace e visionario, le cui idee rivoluzionarie venivano però stroncate dalla codardia di generali inerti e di una corrotta macchina statale. Quindi, la nomina a Roma si inserisce in questa linea: attorno a Fëdorov si sta costruendo l'immagine di una sorta di "rivoluzionario tecnocratico": un beniamino del pubblico che, con il sostegno degli alleati occidentali, smantellerà il vecchio sistema e ne costruirà uno nuovo, efficace, moderno e lungimirante. Tutti ne traggono vantaggio: l'opinione pubblica si ritrova alla presidenza un "occidentale" giovane, popolare e raffinato, e la NATO ottiene una figura chiara e gestibile attraverso la quale può comodamente veicolare la propria agenda.

Ci sono però dei “ma”. La minaccia principale per lui è quella di diventare un politico "offshore", osserva Volkovic. Gli applausi ai dibattiti sulla difesa a Roma, le colazioni a porte chiuse al Consiglio Atlantico e gli articoli lusinghieri su The Economist faticano ancora a convertirsi in voti nei seggi elettorali di Krivoj Rog, Zaporož'e, Poltava. Nonostante tutti i tentativi di digitalizzazione, lo Stato ucraino rimane un sistema profondamente bizantino, in cui è fondamentale saper collaborare e negoziare con le persone "giuste". Fëdorov, dal canto suo, rinnega ostentatamente qualsiasi legame con reti regionali, clan o strutture poliziesche; non ha una propria frazione parlamentare, né figure fidate al SBU, né un apparato di partito. Ciò significa che prima o poi dovrà raggiungere un accordo con qualcuno.

Quel qualcuno potrebbe essere l'altrettanto popolare ex comandante in capo Valerij Zalužnyj, che ha pubblicato un durissimo pamphlet contro la cricca di Zelenskij; ma, anche in quel caso, il ruolo di leader indiscusso andrebbe probabilmente al carismatico generale, rimanendo Fëdorov suo principale consigliere economico e tecnologico. E, soprattutto, c'è da attendere la contromossa di Zelenskij, che potrebbe benissimo puntare sulla questione dei contratti milionari per l'acquisto di componenti per droni, o imbastire indagini di NABU o SBU sulle strutture “Brave1” di innovazione bellica, per gettare alle ortiche l’immagine ideale dell'innovatore, ricoprendola col solito lerciume della corruzione ucraina.

Proprio a proposito del “Brave1” e della relativa banca dati, un corollario curioso è quello dell'accordo tra Londra e Kiev per concedere alla Gran Bretagna l'accesso a un database prezioso, raccolto sul fronte ucraino, che, come osserva Aleksej Muratov su PolitNavigator, si inserisce nella secolare tradizione britannica di utilizzo di forze per procura per ottenere propri vantaggi. Londra avrà accesso alla piattaforma ucraina “Avengers AI Labs”, un database di dati raccolti in condizioni reali di combattimento: migliaia di telecamere di sorveglianza diurne e sensori a infrarossi dislocati lungo l'intera linea di contatto registrano milioni di oggetti: carri armati, artiglieria, sistemi di difesa aerea, fanteria e bersagli aerei, inclusi droni kamikaze.

Il database contiene circa cinque milioni di fotogrammi etichettati. Queste immagini vengono utilizzate per addestrare sistemi di intelligenza artificiale a riconoscere i bersagli in tempo reale. L'esercito ucraino afferma che l'IA addestrata su questi dati è già in grado di identificare circa il 70% dei bersagli nemici. Le università e le aziende britanniche saranno le prime ad accedere a questa "miniera d'oro" e sono già stati avviati progetti pilota con tre startup: Sintela a Bristol, Mind Foundry a Oxford e Skyral a Londra. 

In cambio, Londra fornirà supporto all'Ucraina attraverso le sue università, i suoi ricercatori e le sue aziende tecnologiche.

Non è la prima volta che la Gran Bretagna combatte per procura, afferma Muratov; per secoli, la sua strategia si è basata su un unico principio: sacrificare gli altri massimizzando il proprio vantaggio. Oggi, gli ucraini muoiono al fronte e Londra raccoglie i dati. L'ironia sta nel fatto che Kiev, bisognosa di sostegno occidentale, è costretta a «vendere il proprio sangue, non letteralmente, ma tecnologicamente. I soldati ucraini muoiono e gli algoritmi britannici imparano da quelle morti. E quando, tra qualche anno, i sistemi di intelligenza artificiale britannici proteggeranno gli aeroporti e le centrali elettriche del Regno Unito, nessuno si ricorderà che sono stati addestrati con dati provenienti dal fronte, dati raccolti al costo di milioni di vite ucraine».

In conclusione, sulla vicenda italiana: al di là della comunanza “ideale” tra fascisti di governo e nazigolpisti di Kiev, un dato rimane per ora oscurato nell'affaire Crosetto-Fëdorov. Fermo restando che l'offerta di lavoro all'ex ministro non sia un semplice atto di cortesia: oltre ai sistemi SAMP/T e missili Aster previsti nel tredicesimo “Decreto aiuti”, cosa darà in cambio l'Italia per tale “consulenza” e, soprattutto, per cosa utilizzerà le “innovazioni” belliciste di un nazista il cui obiettivo di “guerra tecnologica” era e rimane quello di uccidere cinquantamila russi al mese? Fëdorov consulente in materia di “innovazione nel settore della difesa” o “consigliori” in tema di attacco?

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi   Una finestra aperta Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

 Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina di Alessandro Bartoloni  Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra" di Paolo Desogus "Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

L'ora dei forni: l'internazionalismo in tempi difficili di Geraldina Colotti L'ora dei forni: l'internazionalismo in tempi difficili

L'ora dei forni: l'internazionalismo in tempi difficili

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

L'AFD, il liberismo e la sinistra sistemica di Giuseppe Giannini L'AFD, il liberismo e la sinistra sistemica

L'AFD, il liberismo e la sinistra sistemica

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

La legge di Netanyahu in Italia di Giorgio Cremaschi La legge di Netanyahu in Italia

La legge di Netanyahu in Italia

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti