Israele tra crimini e privilegi

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Israele tra crimini e privilegi

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di Patrizia Cecconi - Pressenza
 

Che fine ha fatto la scuola di gomme? Quella del villaggio di Khan al Ahmar a est di Gerusalemme che Israele vuole demolire? Abbiamo seguito con attenzione e con preoccupata apprensione l’iter degli eventi. Cinque giorni fa, alla vigilia della minacciata demolizione, abbiamo scritto su questa testata che si sperava nel miracolo. La scuola e il villaggio sono ancora lì. Forse il miracolo si chiama Angela Merkel, la cancelliera tedesca che ha fatto rischiare a Israele un incidente diplomatico in caso di demolizione.


Chi se lo sarebbe aspettato che proprio dalla Germania, così attenta per i suoi trascorsi di metà ‘900, a non urtare Israele, sarebbe venuto quest’altolà allo Stato ebraico!


Il rispetto dei diritti umani, che è alla base dei nostri valori, ci faceva temere che Israele per l’ennesima volta si sarebbe macchiato della loro violazione. Vogliamo sperare che anche l’Alto Commissario UE Federica Mogherini abbia contribuito al “miracolo” promettendo di dar seguito ai suoi avvertimenti circa le sanzioni contro Israele, configurandosi come crimine di guerra l’eventuale demolizione e deportazione degli abitanti del villaggio.


Ma forse Israele sta solo prolungando l’agonia di Khan Al Ahmar giocando il crudele gioco del gatto col topo, contando sulla sua forza e sugli interessi diffusi che fanno suoi alleati i tanti governi sedicenti democratici.  Comunque la demolizione della scuola di gomme e del villaggio che la ospita al momento non c’è ancora stata, quindi l’unione delle due illegali colonie di Maale Adumin e Kfar Adumin che avrebbe illegittimamente diviso in due la Cisgiordania aspetta momenti migliori per realizzarsi.


Ma intanto Israele non perde tempo e soprattutto non lo fa perdere ai suoi soldati che, arroganti nella loro risaputa impunità, aggrediscono, picchiano e  ignorano con sprezzo le riprese video fatte da normali turisti a Gerusalemme o in altre zone della Cisgiordania che denunciano, come casuali testimoni oculari, la violenza gratuita e inaudita che questi delinquenti in divisa esercitano contro un qualunque palestinese gli capiti a tiro.


Per quanto riguarda Khan Al Ahmar, visto che la Merkel ha imposto a Israele di non demolire il villaggio, pena l’annullamento della sua visita e le connesse conseguenze diplomatiche, lo Stato ebraico governato da Netanyahu e influenzato da gente come i ministri Lieberman e Bennet davanti ai quali impallidirebbe l’italico Caradonna e altri squadristi del secolo scorso, ha sospeso l’esecuzione della sentenza da parte dei suoi militari ma al loro posto si sono mossi i coloni, cioè i fuorilegge che hanno occupato i Territori palestinesi, e si sono “attivati” inondando il villaggio di acque reflue.


Se la stampa mainstream non avesse timore di urtare i suoi padroni sionisti o filosionisti denuncerebbe con sdegno e preoccupazione queste azioni di stampo squadristico. Ma la stampa mainstream non lo fa. Discretamente ignora, così come discretamente ha ignorato alcuni giorni fa la restituzione della salma di un palestinese torturato a morte nelle galere dello Stato di Israele, non certo per ignorare la restituzione della salma che, anzi, sarebbe stata occasione per ossequiare Israele, ma per coprire le cause della morte del giovane Muhammed Zaghlul Rimawi provocata da percosse e torture. E’ il terzo palestinese ucciso più o meno come il nostro Stefano Cucchi dall’inizio dell’anno. Ma sono così tanti i palestinesi uccisi, chi sotto tortura, chi fucilato direttamente, chi per mancanza di cure mediche, che non fanno più notizia e quindi, per i parametri del bravo giornalista, vengono “giustamente” ignorati dai media mainstream.


Israele, se per uno di quei giochi di ruolo che piacciono tanto agli psicologi, potesse cambiare di nome per un solo momento, sarebbe immediatamente identificato come Stato canaglia in quanto oggettivamente, vestito solo della realtà dei suoi crimini, non potrebbe apparire in altro modo. Ma, come nella favola del “re nudo” servirebbe l’irriverente innocenza di uno spirito libero a dichiararlo tale, sciogliendo l’incantesimo che porta a ripetere coattivamente che Israele ha diritto alla sicurezza e a giustificare ogni sua abietta azione in nome di questo mantra a dir poco strumentale.


A noi il ruolo di quello spirito libero ci aggrada e ci appartiene e quindi, mentre seguitiamo a sperare che il villaggio di Khan al Ahmar venga risparmiato, non per generosità dello Stato canaglia, ma per le sanzioni che per la prima volta verrebbe a subire per il suo ennesimo sopruso, non ignoriamo quello che i soldati di T’sahal commettono quotidianamente sia in Cisgiordania che a Gaza. Non ignoriamo che vengono fucilati come nel più fascista dei regimi, coloro che manifestano per ottenere diritti dovuti e riconosciuti dall’Onu da circa  70 anni, non ignoriamo che Israele ha distrutto infrastrutture di ogni tipo, compresi aeroporti, centrali elettriche e fabbriche nella Striscia di Gaza dove seguita a uccidere e invalidare centinaia di giovani. Non ignoriamo che le sue violazioni del Diritto internazionale sono ferite profonde al corpo giuridico comunitario e quindi anche noi.


Noi, come il bambino che grida “il re è nudo” abbiamo il dovere morale e il diritto di dire a voce alta “Israele è uno Stato canaglia” e potrà avere un abito democratico vero solo se entrerà, cosa che in 70 anni non ha MAI fatto, nell’alveo del Diritto internazionale a partire dal riconoscimento delle Risoluzioni Onu nei confronti delle quali ha sempre mostrato il massimo disprezzo senza aver mai avuto in cambio alcuna sanzione.


Se la battaglia di Khan Al Ahmar sarà vinta dalla comunità Jahalin e, parallelamente, da Vento di Terra (la ong italiana che ha costruito la scuola di gomme e che sta sostenendo la comunità anche con la presenza fisica dei suoi membri) Israele capirà che non sempre paga la forza, ma qualche volta ha la meglio il Diritto e questo sarà un bene non soltanto per la Palestina, ma anche per quella piccola parte ancora sana della comunità israeliana e sarà un bene anche per noi che giorno per giorno siamo costretti a vedere l’inutilità di una democrazia che non sa difendersi da chi, nei fatti, la vuole demolire.

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