Fotoracconto da Shujjaya (Gaza): la città ricostruita dai bambini

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Fotoracconto da Shujjaya (Gaza): la città ricostruita dai bambini

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di Patrizia Cecconi
GAZA, 8 marzo

Piccoli moduli in cartone, un lavoro di mesi fatto da formatori/trici italiani e palestinesi del Centro Culturale Vik, per ricostruire idealmente il quartiere bombardato di Shujjaya, secondo i desideri dei bambini. Gli stessi che ridendo circondano l’infaticabile Meri, responsabile del Centro, e che fanno a gara per essere fotografati.
 
Questi bambini, di età compresa tra i 4 e i 10 anni, hanno sognato stanze piene di strumenti musicali, lampade luminose al posto delle candele, case colorate, alberi e fiumi, tutto verso un futuro che ricomincia dalla rimozione delle macerie delle loro abitazioni. Ma c’è anche un modulo su cui è disegnato un aereo che sgancia bombe su una casa  e sotto una scritta: Help Gaza!! E’ un segno che, anche se le macerie si possono rimuovere, per alcuni bambini quel che è stato ha bisogno di tanto lavoro per poter essere rimosso da quell’inconscio che arriva a tormentare il sonno o che si manifesta con improvvisi attacchi di panico o di aggressività. Anche per questo il lavoro dei formatori e delle formatrici è stato importante e questa attività di “ricostruzione ed educazione” si è avvalsa anche della collaborazione di alcuni artisti circensi, formatori anch’essi, che hanno mostrato e insegnato giocoleria a bambini superstiti di uno dei più feroci bombardamenti dell’operazione militare detta “margine protettivo”.
 


Le costruzioni dei bambini di Shujjaya (Foto: Patrizia Cecconi/Nena News)
 
E’ in questo quartiere che il piccolo “Jenin Charitable Hospital” ha potuto funzionare e funziona, nonostante la penuria generale di energia elettrica, attraverso l’impianto fotovoltaico progettato e realizzato da Sunshine4Palestine. E’ una dimostrazione del fatto che se Israele non riesce a spegnere il sole e se la solidarietà internazionale coniugata alla professionalità riesce a dare energia sufficiente, e peraltro pulita,  la speranza in un futuro più giusto e più umano non è un’illusione.
 
In tutta la superficie di Shujjayia da alcuni mesi sono iniziate le ricostruzioni e molte case sono già ultimate, ma restano ancora tanti spazi in cui le tracce dell’orrore sono così evidenti che non bastano le risate di questi bambini a neutralizzarle, né la grande forza delle loro madri, molte delle quali si riuniscono in associazioni per creare o ricreare lavoro utile, crescita culturale e reciproco sostegno. Le associazioni visitate in questi giorni sono esempi quasi impossibili a credersi data la situazione e vorrei parlarne, ma visto che oggi tutto il mondo parla delle donne, preferisco fermare l’attenzione sui sogni e le speranze che queste donne sono riuscite a far crescere nei loro figli e figlie e che sono esposti in questa città di cartone allestita tra i pilastri di una casa in costruzione che sorge sullo spazio reso vuoto dalle bombe dell’estate 2014.
 
Vogliono luce, musica, acqua, case colorate e libertà questi bambini. Non è un sogno da “terroristi”, è un diritto che spetta ad ogni umano e che qui aspetta solo di essere rispettato.

Fonte: Nena News

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