Festività ebraiche e sacrifici palestinesi

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Festività ebraiche e sacrifici palestinesi

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Quanta gratuita crudeltà per i palestinesi dietro la festa ebraica del Rosh HaShanà, il capodanno ebraico. Una festa importante che dura tre giorni e che per gli ebrei di Israele significa possibilità di profanare la moschea di Ibrahim ad Hebron per decreto governativo e per i palestinesi impossibilità di accedere al loro luogo di culto e ancor più serie impossibilità di movimento per i tre giorni della festa.

Veniamo ai fatti. Dal 29 settembre al 1° ottobre, per festeggiare il Rosh HaShanà, l’esercito occupante dello Stato ebraico blocca ogni passaggio per i palestinesi da e per la Palestina.

Inoltre ad Hebron è stato chiuso ai palestinesi musulmani il più importante luogo di culto cioè la moschea di Abramo, quella tristemente famosa per la strage commessa dal terrorista ebreo Baruch Goldenstein che crivellò di colpi centinaia di fedeli inginocchiati in preghiera. Trenta morti e oltre un centinaio di feriti ma a Goldenstein è stato dedicato un monumento. Per molti coloni chi uccide un arabo è un eroe, figuriamoci chi ne uccide tanti tutti insieme. Roba da far impallidire i loro persecutori del secolo scorso!

In questi giorni, sempre per disposizione ufficiale del governo israeliano, la moschea, chiusa ai musulmani, verrà utilizzata, cioè profanata, dagli ebrei.
Provocazione o crudeltà? Forse entrambe le cose.

Ma per poter capire la portata criminale di tale disposizione immaginiamo che lo Stato italiano, durante una festività laica, quale ad esempio il 1° maggio o il 25 aprile, decida di chiudere tutti gli accessi a San Pietro che, come si sa, non fa parte dello Stato italiano; poi blocchi l’accesso a tutti i luoghi extraterritoriali e di culto, magari comprese anche sinagoghe e moschee romane e, al tempo stesso, autorizzi all’interno della basilica di San Giovanni in Laterano una grande festa alla quale possano partecipare solo i NON cristiani. E’ più chiaro così?

Forse un esempio apparentemente assurdo può rendere più facilmente comprensibile quanto sia criminale, discriminatorio e volutamente crudele quello Stato indebitamente detto democratico che è lo Stato ebraico o di Israele.

Il governo e le diverse istituzioni italiane che si ritengono democratiche, avrebbero l’obbligo quanto meno di stigmatizzare questa infamia israeliana, visto che Israele è considerato paese amico, ma ancora troppi interessi lo impediscono e allora ecco che al loro posto agisce la società civile attraverso i media indipendenti , quelli che sfuggono alla sudditanza e al diktat subdolo ma efficace della hasbara sionista.

Grazie a quel nobile lascito della Costituzione che è l’articolo 21, si può ancora fare informazione onesta e quindi, da giornale indipendente, possiamo dire senza bavagli che sostenere lo Stato di Israele è come dare un calcio ai principi fondanti della Repubblica italiana, quella nata dalla Resistenza al nazifascismo.

Concludiamo dando il nostro buon anno agli ebrei onesti di tutto il mondo, mentre denunciamo l’abietto comportamento dello Stato ebraico verso il popolo palestinese sotto occupazione.


Patrizia Cecconi

Amman 30 settembre 2019

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