Cucchi, il povero cristo che muore due volte

A Ballarò la sorella Ilaria invita le forze dell'ordine a prendere le distanze da coloro che sbagliano

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Cucchi, il povero cristo che muore due volte

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Dovrebbero prendere le distanze da coloro che sbagliano. Le parole di Ilaria Cucchi ieri a Ballarò sono semplici, vere, incontestabili.

Le forze dell’ordine dovevano semplicemente alzare la voce e prendere le distanze.  Come ha fatto il poliziotto della questura di Bologna sulle pagine de L’Espresso che, all'indomani della sentenza che assolve tutti, della recensione sprezzante del Sap e della querela a Ilaria, prende le distanze.  Non c’è niente di male ad ammettere i propri sbagli.
È sconfessando i propri errori che si alimenta l’odio e il potere dei forti.

Tuttavia chi rappresenta lo Stato, ha deciso di giudicare, ancora una volta, e puntare il dito contro gli ultimi. Un processo al morto, l’ha chiamato Ilaria, Ancora una volta infierendo su Stefano, l’unico che aveva bisogno di essere difeso e l’unico che esigeva giustizia. 

Invece sulla sua strada di povero Cristo muore due volte, di dolore e di giustizia.



Stefano continua ad essere umiliato anche da morto. La sua vita da ultimo non contava nulla, non valeva e non vale neanche il rispetto.  E la sua famiglia è condannata a subire oltraggi, solo perché difende un diritto calpestato, un fratello e un figlio morto.  Pasolini diceva, riferendosi ai poliziotti, “l’essere odiati fa odiare”. Probabilmente aveva ragione.  Ma qui non c’è alcun linciaggio alle forze dell’ordine, non si sta strillando stupidamente Acab. Non c’è un odio verso di loro.

Semplicemente alcune prese di posizione, nonostante siano state espresse con leggerezza, pesano come macigni, come un manganello che colpisce inaspettato. 



Maria Murone

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