Almaviva, quando la vita di un lavoratore diviene schiava dell'appalto

"Con le attuali leggi, come possono difendersi i lavoratori da un così vasto e intrecciato sistema di relazioni commerciali e societarie? Semplice, non possono".

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Almaviva, quando la vita di un lavoratore diviene schiava dell'appalto

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Almaviva, Uptime e Gepin: migliaia di operatori di call center rischiano il licenziamento. In particolare Almavivacon 3000 esuberi -1670 nella sola città di Palermo - rappresenta per i sindacati solo la parte più visibile di un settore, quello dei call center, che potrebbe implodere completamente con 8 mila lavoratori complessivi.
 
Lidia Undiemi scrive oggi a proposito delle vertenze in corso, portando la sua esperienza come consulente giurdica dei lavoratori che perdono il lavoro in questi casi.
 
Il gioco al ribasso del costo del lavoro è abbastanza semplice ed intuitivo: la sopravvivenza delle società che lavorano in appalto dipende dall’ottenimento e dal mantenimento delle commesse, per lo più concesse da grandi realtà imprenditoriali (appaltanti o committenti), che ad un certo punto possono decidere di ridurre il corrispettivo dell’appalto. Se l’appaltatore non accetta rischia di perdere la commessa e di uscire dal mercato, quindi nella maggior parte dei casi viene aperta una trattativa con i lavoratori, ai quali non resta che accettare le “nuove” condizioni pur di non perdere il posto di lavoro in conseguenza di un probabile trasferimento delle attività in altre società. Per questo motivo, i lavoratori sono quasi sempre costretti ad approvare le richieste di parte imprenditoriale, talora coincidenti con significative riduzioni degli stipendi.
Ne deriva che a determinare la crisi occupazionale del settore è anzitutto la scelta dei committenti di dirottare le lavorazioni in altre società, italiane o straniere, che assumono operatori con stipendi più bassi rispetto a quelli in servizio presso il precedente appaltatore. 
 
E quindi, prosegue Undiemi, il problema è politico: l’outsourcing consente al committente di sganciare il più possibile i salari dalla produttività e dal profitto con l'imprenditore che assume la veste di committente e non è tenuto a giustificare la pretesa di ridurre il corrispettivo dell’appalto, ben potendo imporla a prescindere dalla verirfica di una crisi del settore. Serve una normativa ad hoc per la responsabilizzazione del committente.
 
Una soluzione in tal senso, non può prescindere dalla presa di coscienza delle cosiddette societarizzazioni, senza le quali le esternalizzazioni non avrebbero delle conseguenze così devastanti per i lavoratori. Molto di frequente i lavori in appalto vengono gestiti da società controllate da altre società, addirittura dagli stessi committenti, che in tal modo si ritrovano ad amplificare il proprio potere di contrattazione nei confronti dei lavoratori. Le attuali leggi a tutela dei lavoratori non prevedono una responsabilità diretta delle società controllanti nei confronti dei lavoratori delle società controllate, quindi è molto più conveniente per un imprenditore non assumere direttamente i lavoratori e creare, in alternativa, una società ad hoc che si incarica di fare ciò e a cui affidare l’appalto.
Riguardo alla vertenza Almaviva, assumere piena cognizione della differenza fra l’essere assunti dalla società “principale” e l’essere assunti da una società in appalto e/o controllata, aiuta a comprendere come quando la complessità della struttura organizzativa caratterizza anche l’appaltatore, per i lavoratori i rischi non possono che amplificarsi. Almaviva non è una singola società, è un gruppo con società sparse per il territorio nazionale e all’estero, ed Almaviva Contact (cioè quella che ha annunciato il piano di esuberi) è una di queste. Non è l’intero gruppo ad essere responsabile del destino dei lavoratori che rischiano di perdere il posto, ma soltanto la singola società che li ha formalmente assunti. Con le attuali leggi, come possono difendersi i lavoratori da un così vasto e intrecciato sistema di relazioni commerciali e societarie? Semplice, non possono.

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