Sull'inevitabilità di licenziamenti annunciata da Ichino

4996
Sull'inevitabilità di licenziamenti annunciata da Ichino

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


di Leo Essen 
 

Ieri mattina, dopo aver realizzato di essere in uno dei suoi incubi e non sul pianeta Terra, il Professore Pietro Ichino ha spedito un fax al giornale Libero (quello di carta) e ha chiesto un’intervista. I giornalisti lo hanno accontentato – un’intervista non si nega a nessuno, soprattutto a un professore universitario di una università occidentale (anche se con piazzamento da Stato delle Banane).
 

Dopo un’Introduzione sulle solite ricette svedesi o danesi (ricette tradotte con google translate), e prima di sparare la notiziona, il Professore ha speso due parole sui lavoratori, argomento peraltro trattato accademicamente per una trentina di ore all’anno (paga al 100%) in Via Festa del Perdono 7, a Milano.
 

In autunno, dice (pietroichino.it), ci sarà un’ondata di licenziamenti. È invalutabile. Prorogare il blocco sarebbe un errore.
 

Apro una piccola parentesi. Il Prof, come nelle previsioni meteo radiofoniche, usa la terza persona per segnalare l’ineluttabilità dell’evento, evento naturale contro il quale non si può opporre resistenza umana. Il licenziamento – come la grandine – è inevitabile.
 

L’integrazione salariale (traduco: la cassa integrazione), dice, genera perversione e inerzia (traduco: i lavoratori intascano i soldi e se la spassano, e magari svolgono un altro lavoro aumm aumm). Insomma, dice Ichino, in questa Emergenza sono stati fatti alcuni errori, ma mai così tanti come nel Pubblico. Nelle Scuole, nei Comuni e nelle Regioni, nelle Agenzie fiscali, persino nelle Motorizzazioni civili, è trionfato l’opportunismo e l’irresponsabilità. Nella maggior parte dei casi, dice, per i dipendenti pubblici è stata una vacanza pressoché totale. Vacanza, pensate un po’, retribuita al 100%.
 

E Invece, dice Ichino, si sarebbe potuto estendere a questi lavoratori il trattamento di integrazione salariale (traduco: si sarebbero potuti mettere i lavoratori pubblici in cassa integrazione e dargli l’80% dello stipendio).
 

Ciò che stupisce in questa trovata è proprio il linguaggio parascientifico (anzi, paraculo). Il Prof, prigioniero del ruolo, dalle vette scientifiche e neutrali, sarà caduto nella «Verfallenheit.» Sarà sprofondato nella deiezione del «si», del «si dice», abbandonandosi a quel modo d’essere inautentico che, negli anni Trenta del Novecentesco, il filosofo esistenzialista identificava con il mondo banale della quotidianità e della pubblicità, ossia con quella dimensione di rapporti che è ancorata al «si» come a una sorta di soggetto neutro, impersonale («si» dice, «si» pensa, ci «si» diverte ecc.). Che è caratteristica di chi si muove nell’orizzonte della chiacchiera, della curiosità, dell’equivoco; equivoco e chiacchiera che sfociano (copincollo da wikipedia) in una sorta di estraneazione per cui il Prof Ichino crede di realizzare la propria apertura al mondo, quando invece sta sguazzando nelle proprie deiezioni.
 

Mi sono fatto prendere la mano, e forse ho un po’ divagato. Se avessimo cassintegrato i dipendenti della Motorizzazione civile e delle Agenzie fiscali (e ovviamente i prof delle scuole) con il 20% di stipendi risparmiati, dice Ichino, avremmo potuto (virgolette) fornire i pc agli insegnanti, costretti a fare la didattica a distanza coi mezzi propri.
 

Se questa non è scienza, perlomeno è ragioneria.
 

E non venite a dire che il lavoro non c’è! Il lavoro c’è – non si fa trovare. La gente non è formata. Il lavoro si nasconde, bisogna saperlo cercare. Bisogna costringere i disoccupati – come hanno costretto il sottoscritto per due anni di fila – alla Flexicurity danese (anzi, lappone).
 

Bisogna mettere l’imbecille disoccupato italico nella mani di un vero job advisor, e fargli frequentare il corso di scrittura creativa «Curriculum europeo 1», e «Curriculum europeo 1 (corso avanzato)», e poi gettarlo per strada. A questo punto sarà il lavoro a uscire dal nascondiglio e a cercare l’istruito malcapitato. Parola di Pietro Ichino.
 

Se questo è il livello, preferisco fare il bidello – ma in telelavoro, magari per un’università telematica. E pensare che c’è gente che soffre ancora di disturbi del sonno per non avere superato il concorso per professore associato.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico di Fabrizio Verde Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico

Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico

Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico   Una finestra aperta Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico

Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più di Francesco Santoianni Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La grande cultura contadina di Franco Baresi di Paolo Desogus La grande cultura contadina di Franco Baresi

La grande cultura contadina di Franco Baresi

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio di Geraldina Colotti Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista? di Giuseppe Giannini Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista?

Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista?

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti