“Scolasticidio” e “ospedalicidio”: Gaza abbandonata e derubata dei fondi per la ricostruzione

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“Scolasticidio” e “ospedalicidio”: Gaza abbandonata e derubata dei fondi per la ricostruzione

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di Michelangelo Severgnini

 

“Scolasticidio”, così l’hanno chiamato. Che è fratello minore di Genocidio, ma con conseguenze non meno devastanti, soprattutto a lungo termine. 

Si stima che siano 660.000 i bambini in età scolare a Gaza privati del diritto allo studio. Di fatto le scuole sono chiuse dal 7 ottobre 2023 e nel frattempo il 90% degli edifici scolastici è stato distrutto. 

 

La scuola a Gaza da noi sostenuta è quasi pronta. Ma tra il pronta e il quasi pronta, c’è un ostacolo di circa 2.500 dollari risultato dal costo delle commissioni e dall’impennata dei prezzi all’interno della Striscia dallo stanziamento della prima somma di 7.500 dollari, oltre un mese fa, a oggi.

 

Pertanto la scuola è quasi finita, ma non è pronta. I bambini stanno ancora aspettando. Saranno 100 bambini di età tra i 6 e i 12 anni a riempire di parole e risa questo tende. E’ una piccola cifra per un risultato enorme.

 

<<Mentre le città del mondo risuonano del suono delle campane scolastiche e degli zaini degli studenti pieni di libri nuovi - ci raccontano da Gaza -, a Gaza prevale un altro tipo di istruzione. Qui la scuola non è un edificio a più piani, ma l’ombra di un albero, un angolo di una tenda o un pezzo di macerie che un bambino ha trasformato nella sua sedia. Siamo consapevoli che l'ignoranza è il secondo nemico dopo i proiettili e che privare un'intera generazione dell'istruzione è un tentativo di distruggere il nostro futuro; per questo abbiamo trasformato i centri di sfollamento in aule scolastiche resistenti>>.

 

(Guarda la puntata 24 di Radio Gaza: https://www.youtube.com/watch?v=6HuAMzokogo)

 

Il sistema sanitario è messo pure peggio. Sappiamo che al momento il numero delle vittime palestinesi dirette sia 75.000. Ma quante sono le morti indirette dovute a malnutrizione e a una pressoché totale assenza di cure adeguate e regimi igienici minimi?

 

Averne contezza è pressoché impossibile. Si è parlato di una possibile incidenza dell’8% sulla popolazione totale, oppure della moltiplicazione per 4 del numero delle morti dirette. Questi criteri, proposti dalle riviste specializzate, ci consegnano una cifra ipotetica che varia tra le 170..000 e le 280.000 morti. Chi ne è responsabile? Il conflitto? Le crudeltà di Israele? La nostra indifferenza?

 

Dei 36 ospedali funzionanti nella Striscia prima del 3 ottobre 2023, solo 19 sono attualmente in funzione, ma con capacità limitate. Ci sono poi 13 ospedali da campo in funzione e circa un centinaio di centri di assistenza primaria.

 

Ammesso però che le strutture sanitarie operative riescano a produrre una diagnosi in caso di malattia, l’acquisto dei farmaci è totalmente a carico del paziente, a prezzi esorbitanti, qualora mai si trovasse. La metà dei farmaci di base è totalmente assente, in particolare i farmaci oncologici. L’altra metà è disponibile, ma fuori dalle possibilità economiche della popolazione.

 

Diverse epidemie si stanno già diffondendo, come denunciamo da settimane qui a Radio Gaza.

Sono stati segnalati 100.000 casi di scabbia e pidocchi e 65.000 casi di eruzioni cutanee dovute a insetti, morsi di roditori e sporcizia.

 

Queste parole raccolte da Gaza nei giorni scorsi ci danno contezza della tragedia:

<<A Gaza circola un detto che dice: “non ammalarti mai, perché morirai”, anche se la malattia fosse lieve; qui a Gaza, infatti, Israele non fa entrare grandi quantità di medicinali, ma solo piccole quantità destinate alle Nazioni Unite, che hanno una pessima reputazione per quanto riguarda la vendita di farmaci ai commercianti del mercato nero. I prezzi dei medicinali qui hanno raggiunto cifre da capogiro e la maggior parte sono solo antidolorifici; ci sono centinaia di malattie per le quali non esiste una cura e altre che richiedono ingenti somme di denaro per le cure>>.

 

Ma c’è di più. Lo scorso 18 aprile il quotidiano libanese Al-Akhbar pubblica un’indiscrezione, secondo la quale i 17 miliardi di dollari provenienti dal fondo destinato alla Striscia di Gaza sarebbero stati trasferiti su un conto israeliano su ordine personale di Trump, sullo sfondo della guerra statunitense-israeliana contro l’Iran, e che Nikolay Mladenov, rappresentante del Consiglio di pace statunitense, avrebbe dichiarato il fondo completamente esaurito.

 

Trump ha smentito, assicurando che tutte le richieste economiche ai membri del Consiglio siano state soddisfatte “immediatamente ed in pieno”. Per quanto possano valere queste parole, il punto non è questo. Saranno arrivati i fondi, ma a chi sono finiti?

 

Ad esempio, L’NCAG (il Comitato nazionale per l’Amministrazione di Gaza) ha fatto sapere di non aver ricevuto i fondi necessari per allestire la propria sede all’interno della Striscia. Non è arrivato nulla, le casse sono vuote.

 

E se non ci sono soldi per ospitare il comitato che coordinerà la ricostruzione, figuriamoci i soldi per la ricostruzione. Figuriamoci i soldi per l’istruzione, per la sanità. Non c’è più niente. 

 

Se il quotidiano libanese Al-Akhbar avesse ragione, significa che hanno speso i soldi della ricostruzione di Gaza per fare la guerra all’Iran.

 

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La campagna “Apocalisse Gaza” raggiunge oggi il suo 310° giorno, avendo raccolto 172.760 € da 1.876 donazioni e inviato già a Gaza 171.962 € in valuta.

 

Per le donazioni alla campagna “Apocalisse Gaza”: 

 

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Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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