Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

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Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

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di Michelangelo Severgnini

 

La Knesset si prepara ad esser sciolta, a quanto apprendiamo. La coalizione di Netanyahu non regge più. Ma non perché l’elettorato israeliano si sia rivoltato contro l’agenda sanguinaria di Israele, ma perché gli ebrei israeliani “ultraortodossi” non vogliono mandare i loro figli a combattere nell’esercito. E dunque probabili nuove elezioni tra cinque mesi. Nel frattempo serve che scorra molto sangue, altrimenti il numero dei seggi, per la coalizione di Netanyahu, data attualmente in svantaggio, non salirà. 

In attesa di capire se la guerra all’Iran ricomincerà, ci sono già due fronti aperti e caldi, pronti per essere infiammati. Il primo è un conflitto ufficialmente in corso, quello in Libano, sebbene pesanti sconfitte strategiche sul terreno abbiano suggerito un tattico cessate il fuoco momentaneo.

Ci fa sapere però il Jerusalem Post di questi giorni che il capo del Comando Meridionale delle IDF, il generale di divisione Yaniv Asor, ha presentato al capo di Stato Maggiore Eyal Zamir un piano per la ripresa dei combattimenti a Gaza.

Il piano include anche misure di evacuazione e il trasferimento della popolazione in nuove zone umanitarie.

In altre parole, come possiamo dirlo? La guerra a Gaza sta per riprendere.

E il piano verosimilmente sarà quello di spingere due milioni di persone disperate nella parte della Striscia attualmente controllata da Israele, oltre la linea gialla, e a quel punto farla finita con Hamas rimasto all’interno. La linea gialla è stata estesa al 64% del territorio della Striscia. Lo spazio si sta stringendo e nel mezzo ci sono più di 2 milioni di persone in trappola.

Le minacce di Nikolay Mladenov non hanno funzionato. Hamas non ha disarmato. Il piano di Trump è in stallo. Pertanto Israele si assume il compito di risolverla a modo suo.

La Divisione 98 è stata già spostata dal sud del Libano a Gaza, facendo ritorno laddove in questi anni si è già resa protagonista dei peggiori crimini. 

Se serve sangue a buon mercato per ravvivare il proprio consenso, quello di Gaza si trova sempre facilmente. 

Lo stesso capo dell’esercito israeliano, Eyal Zamir ripetute da tempo che "l'esercito israeliano ha bisogno immediatamente di più soldati”. Questo il suo ragionamento, mentre piovono sulla sua scrivania piani di nuove operazioni militari: “L’esercito di riserva collasserà su se stesso. I riservisti saranno sottoposti a un carico irragionevole. Se non cambia nulla, i riservisti non saranno in grado di sopportare questa pressione negli anni a venire”. 

Gli “ortodossi” non ne vogliono sapere di dare il loro sangue, mentre i fronti si moltiplicano.

Ah, a proposito. Giovedì scorso è stato il 78° anniversario della proclamazione dello Stato di Israele. Ieri, 15 maggio 2026, è stato il 78° anniversario della Nakba.

 

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