Manovra in deficit: ma non dovevano arrivare le cavallette?

Il famigerato spread ha fatto segnare un rialzo di soli 6 punti base

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Manovra in deficit: ma non dovevano arrivare le cavallette?

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di Fabrizio Verde
 

Ma non dovevano arrivare le cavallette? I soliti noti, ossia i professoroni libearl-liberisti e i vari esponenti del Pdl (Partito dei Liberisti) - no, non si tratta di una riedizione del vecchio partito del centrodestra berlusconiano, ma di quel variegato schieramento che va da più o meno da Giorgia Meloni fino a Laura Boldrini, accomunato dall’adesione pressoché acritica alle teorie economiche neoliberiste - avevano previsto ogni tipo di sciagura nel caso il governo giallo-verde avesse deciso di fare deficit nella prossima manovra finanziaria. 

 

Lo spauracchio più gettonato è stato il famoso spread. Con alcune emittenti televisive giunte a mostrare praticamente in tempo reale l’andamento della differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. Una sorta di psicosi collettiva volta a instillare nel popolo paura e sfiducia. Perché non deve assolutamente passare il concetto che un governo possa decidere di voler realizzare, anche in deficit, alcune misure che a suo giudizio sono necessarie per il paese.

 

Tornare a fare deficit vuole anche dire che si chiude la lunga stagione dell’austerità. Concetto per alcuni addirittura inconcepibile. Basti pensare ai tanti ‘giornalisti-contabili’, quelli di «le coperture?», come risposta a ogni proposta politica alternativa, o che ipotizzasse un leggero spostamento dall’austerità neoliberista.

 

Ma, cosa è successo realmente? Partito a 261, lo spread a fine giornata si è assestato a 267 punti base. 



 

Un rialzo di appena 6 punti base, nonostante preghiere ed invocazioni di tanta parte finanche di quella che fu la sinistra italiana e che attualmente si trova ancora in piena ubriacatura neoliberista. 

 

Decisamente fuori tempo massimo.   

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