L’intelligenza Artificiale In Occidente E In Cina

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L’intelligenza Artificiale In Occidente E In Cina

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Un articolo del sociologo, ex vice-Presidente dell’ONU, ed ex-europarlamentare Pino Arlacchi apparso sul sito dell’Antidiplomatico il 29 maggio scorso (e ripreso dal Fatto Quotidiano del 27 maggio) ci permette di impostare una discussione su come l’introduzione e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale viene gestita in Occidente (in particolare negli USA) e in Cina.

La possibilità di produrre dei dispositivi che potessero sostituire attività tipiche dell’essere umano pensante era stata già prospettata nel secolo scorso da Turing, considerato l’inventore e il padre del computer. Ma solo agli inizi di questo secolo la IA ha cominciato ad avere una vasta diffusione a partire inizialmente dagli USA.

Le caratteristiche di questo sviluppo negli USA sono, in primo luogo, che la IA (o tutto quello che viene presentato come IA anche senza esserlo, o esserlo solo parzialmente) è sviluppata da alcune grandi imprese tecnologiche private che badano solo alle vendite (incrementate anche attraverso una pubblicità molto invasiva) e ovviamente al profitto.

Ne segue che i prodotti non sono sempre all’altezza di quanto sarebbe utile e secondo le promesse.

I metodi usati per creare grandi schemi di linguaggi artificiali dei dispositivi sono essenzialmente statistici, basati sull’introduzione nel dispositivo di miliardi di dati dalla cui elaborazione ottenuta con complicati algoritmi matematici dovrebbero scaturire risposte a domanda.

Ad esempio nel campo giornalistico, o legale, o dell’immagine audiovisiva, introducendo miliardi di articoli, commenti su leggi, o immagini create da persone reali, dovrebbero scaturire le risposte medie più probabili, che spesso sono prive di originalità e talvolta risultano anche fuori tema.

Questi metodi sono molto usati ad esempio in campo giornalistico dove ai giornalisti è imposto un alto ritmo di produzione di articoli, cui si po' sopperire con la IA realizzando un gran numero di articoli che differiscono poco tra loro. Lo stesso avviene in campo scientifico dove le carriere dei ricercatori universitari sono legate al numero di pubblicazioni realizzate. Si sopperisce quindi con la IA che può produrre molti articoli similari di scarsa originalità, e comprende anche la citazione di tutta la bibliografia, ma spesso senza distinguere tra fonti attendibili e inattendibili, con risultati a volte discutibili.

Un altro pericolo fondamentale che riguarda la IA è quello della possibiltà di creare vaste zone di disoccupazione sostituendo con metodi automatici attività ripetitive. Si è detto giustamente che questa situazione ricorda quella della rivoluzione industriale e tecnologica della fine del ‘700 e dell’inizio dell’800 quando furono introdotte le macchine mosse dalla forza del vapore. Gli operai che perdevano il posto di lavoro spesso aderirono al movimento “luddista” i cui membri andavano a distruggere le macchine nelle fabbriche. Ma in realtà i “luddisti” non erano dei trogloditi scervellati. Chiedevano solo che la rivoluzione industriale avvenisse a favore di tutti senza lasciare nessuno per strada, e non solo a favore del padronato.

Oggi negli USA il nuovo padronato è costituito dal mondo della finanza, ma anche dalle “big Tech” che agiscono nel campo informatico della comunicazione e nel settore della IA. Un’azienda come Anthropic vale da sola circa mille miliardi di dollari, quanto il bilancio di uno stato medio. Queste grandi aziende possono influire con la loro potenza in modo sostanziale nel campo della politica.

Un settore in grande sviluppo è quello della IA per usi militari e di sorveglianza sociale. Un’azienda come Palantir (che vale circa 500 miliardi) produce materiale bellico che arriva fino alle armi automatiche (che agiscono senza il controllo umano). La sua dirigenza pretende addirittura con arroganza di orientare in modo più aggressivo la politica degli USA e di dettare le linee guida persino al Pentagono.

In Cina, come spiega bene Arlacchi, la IA ha avuto ultimamente un grande sviluppo che tende a superare in qualità e quantità ciò che viene prodotto in Occidente. La caratteristica di questo sviluppo è però che vi è da parte dello stato un forte controllo ed una accurata pianificazione. Anzi la stessa IA è utilizzata per sostituire ai vecchi piani economici rigidi di stile sovietico (che hanno mostrato alla fine molti limiti) un piano complessivo agile e rinnovabile a secondo delle esigenze. Questo piano versatile tiene conto sia della complessità del sistema misto cinese, che comprende anche settori privati sotto il controllo statale, sia della potenziale disoccupazione della forza lavoro sostituita dalle macchine automatiche, che viene gestita indirizzando in modo pianificato la forza-lavoro a secondo delle esigenze dell’impetuosa crescita economica cinese.

In definitiva, come succede per tutte le nuove tecnologie, e come successe già nella rivoluzione industriale di due secoli fa, le innovazioni possono servire ad aumentare diseguaglianze e profitti, o - diversamente gestite – a essere messe al servizio dell’umanità. In un recente convegno organizzato dal gruppo GAMADI l’amico e compagno Andrea Martocchia diceva che con lo sviluppo della IA - che è in grado di sostituire molti lavori umani, specie ripetitivi – riacquisisce significato il vecchio detto “lavorare meno, lavorare tutti”. La IA, a seconda di come venga gestita, può essere una maledizione, ma anche una grande prospettiva per alleviare la fatica del genere umano.

 

Roma, 30 maggio 2026, Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi: ex ricercatore scientifico all’ENEA nel settore energetico, ora in pensione, negli anni ’50 e ’60 aveva militato nella FIGC e nel PCI. Dopo l’uscita dal PCI ha partecipato alle lotte del ’68 essendo uno dei leader della contestazione ed occupazione dell’ENEA. Ha militato poi in Lotta Continua e più recentemente nel PRC da cui si è allontanato per gravi divergenze con la linea di Bertinotti. E’stato tra i fondatori del Comitato No NATO insieme a Giulietto Chiesa e Manlio Dinucci. Attualmente è presidente del gruppo G.A.MA.DI (Gruppo Atei Materialisti Dialettici), membro del gruppo NO WAR e del Comitato con la Palestina nel Cuore. Partecipa al Coordinamento Palestina ed al Coordinamento No NATO

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