I deliri pseudo-tecnologici di Palantir e il nuovo imperialismo digitale

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I deliri pseudo-tecnologici di Palantir e il nuovo imperialismo digitale

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Ha destato scalpore il manifesto in 22 punti tratto dal libro (“The New Technological Republic”) del noto Amministratore Delegato (CEO) della società di intelligenza artificiale, Palantir, Alex Karp, scritto insieme al collaboratore e co-fondatore della società, Nicolas Zamiska.

Vi si legge (punto 1) che l’elite ingegneristica della Silicon Valley (quella che ha creato i computer portatili, la rete internet, le grandi piattaforme digitali, ed ora l’intelligenza artificiale) ha l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione. Servire la nazione è un dovere universale anche per interventi militari all’estero (punti 6 e 7).

Sarà costruito hard-power sulla base di software, e armi sulla base dell’intelligenza artificiale (punti 4 e 5). La deterrenza atomica (come quella della Guerra Fredda basata sull’equilibrio del terrore atomico) è finita. Ora la deterrenza (punto 12) è basata sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale (che da ora in poi indicheremo con IA).

Ai punti 13 e 14 si esalta la potenza degli USA. Al p. 15 si parla di riarmare Germania e Giappone.

Al p, 17 si parla di lotta alla criminalità violenta e ai p. 16 e 18 si invitano i miliardari a intervenire in politica. Al p. 19 si invita a non usare prudenza e mediazione e al p. 22 si rifiuta un pluralismo vuoto e inclusivo.

Al p, 20 si invitava ad evitare l’intolleranza verso le credenze religiose.

Anche in altri punti del libro si moltiplicano gli appelli per un’uscita delle tecnologie prodotte dalla Silicon Valley da una loro (presunta) neutralità e si parla di culture inferiori da dominare.

Pochi giorni prima quello che è considerato il maggiore co-fondatore della società, Peter Thief, aveva tenuto a Roma una conferenza sul tema della presenza dell’Anticristo.

Questi deliri che mischiano paccottiglia pseudo-religiosa, nazionalismo suprematista, inviti all’uso spregiudicato delle nuove tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale per usi bellici e securitari, non sono da prendersi sottogamba visto che provengono dai dirigenti e co-fondatori di un’impresa che oggi vale 450 miliardi di dollari, riceve commesse dal Governo USA e dal Pentagono ed è specializzata in analisi ed integrazione di grandi moli di dati frammentati (Big Data) con il supporto della IA per poter prendere decisioni operative complesse.

La Palantir (il cui nome deriva dal nome dalla pietra veggente del “Signore degli Anelli” !) fornisce piattaforme software (Gotham, Foundry, Apollo) alla CIA, FBI, governi vari, uffici per l’immigrazione come l’ICE, grandi aziende private, ed anche all’esercito israeliano (IDF), per motivi di difesa, sicurezza logistica, finanza.

Oggi la Palantir ha preso contatti anche con il governo italiano per la firma di un contratto senza gara per motivi di cybersicurezza.

Alberto Contini, nella trasmissione Passo Doppio di aprile, si chiedeva se questa trasformazione delle tecnologie di Silicon Valley verso attività securitarie di sorveglianza di massa e belliche (è noto ormai che i bersagli nelle ultime guerre moderne sono determinati da analisi della IA sulla base di dati raccolti da satelliti, o altre fonti) sia completamente nuova o implicita già nelle tecnologie precedenti, durante la fase “buona” di Silicon Valley.

La risposta deve essere articolata. Da un lato vediamo decisioni di politici e ministri affidate completamente a risposte fornite con la IA, e guerre di droni condotte dall’interno di una stanza con tecniche da videogiochi; dall’altro non bisognerebbe mai rinunciare per principio al tentativo di utilizzare le nuove tecnologie digitali e la IA per fini utili al genere umano.

Lo sviluppo delle tecniche elettroniche, digitali ed informatiche è passato da una fase “democratica” con la creazione di computer miniaturizzati accessibili a tutti (anni ’70 e ’80) e poi con la creazione della rete internet per lo scambio libero di dati (anni ’90) e la fornitura dei servizi web supportati dalla rete.

Ma già il dominio che si è venuto a stabilire con l’affermarsi di grandi società informatiche e grandi piattaforme digitali per il marketing a distanza, lo scambio di informazioni con i social network (Facebook, Istagram, Youtube, ecc.), i pagamenti digitali (Paypal), per le esigenze della pubblica amministrazione (vedi ad esempio la Piattaforma Digitale Nazionale Dati italiana, PDND) ha creato quello che è definito nel libro omonimo di Dario Guarascio: “Imperialismo Digitale” (1).

Le cinque maggiori società che agiscono nel settore digitale-informatico (la Microsoft di Bill Gates, la Meta di Elon Musk, la Amazon di Jeff Bezos, la Google, la Apple) sono in grado di orientare la politica, finanziare candidati nelle campagne elettorali, assumere poteri sempre più evidenti ed accumulare enormi fortune paragonabili a quelle dei maggiori gruppi finanziari, come Blackrock, Vanguard, Deep State, anche essi in grado di orientare la politica nazionale ed internazionale.

Il successivo passo è stato quello dell’affermazione della IA che dovrebbe sostituire tutti i lavori amministrativi e ripetitivi quali quelli di impiegati amministrativi e contabili, cassieri, commessi, analisti finanziari, traduttori, giornalisti, autisti di mezzi pubblici, ecc.

Questo fenomeno, se non gestito con correttezza e giustizia (cosa piuttosto difficile nelle nostre società caratterizzate da forti diseguaglianze e dominate da oligarchie capitaliste) può causare gravi problemi di disoccupazione non compensati da addetti alle nuove tecnologie (certamente in numero molto più limitato). Anche le applicazioni “normali” della IA (non militari) non hanno dato comunque quelle risposte positive e spettacolari che venivano previste, come sottolineato in un altro bel libro sull’argomento: “L’inganno dell’Intelligenza Artificiale” di Emily M. Bender e Alex Hanna (2). Le due autrici sottolineano l’inadeguatezza o il fallimento di molte iniziative con l’uso di IA nei campi amministrativi, giuridici, del linguaggio, dell’arte, medicina, ecc.

La successiva preoccupante deriva securitaria e militare della IA ha conosciuto anche un noto episodio in controtendenza, ovvero il rifiuto della società Anthropic (che aveva ottenuto una serie di lucrosi contratti dal Pentagono) di permettere l’utilizzo della sua tecnica di IA Claude ai fini di controlli di massa e produzione di armi totalmente autonome (cioè indipendenti da qualsiasi decisione umana). Si tratta comunque di un episodio isolato.

Un pericolo molto grave è anche quello degli effetti psicologici e sociali dell’introduzione della IA. Vi sarà, da un lato, una perdita nell’ambito di tutte quelle attività umane che richiedono ragionamento, cultura, apertura mentale a causa dell’affidarsi a risultati automatici della IA; dall’altro lato una diminuzione drammatica della socialità in quanto l’uso esteso della IA porterà ad una diminuzione delle attività sociali (ad esempio nei luoghi di lavoro).

Infine è un gravissimo pericolo ritenere che le risposte date dai dispositivi di IA, capaci di incamerare moltissimi dati e analizzarli a grande velocità, siano obiettive, certe e inoppugnabili. Questa illusione può alimentare anche gravi manipolazioni delle persone facendo crescere il potere delle oligarchie che controllano le innovazioni tecnologiche. Gli esseri umani, utilizzando il complesso delle loro convinzioni politiche ed etiche, le esperienze sociali e personali, sono in grado di valutare più attentamente i contesti e giungere a risultati più affidabili che gli permettano una piena affermazione della loro umanità e della loro socialità.

Roma, 29 aprile 2026, Vincenzo Brandi

  • Dario Guarascio, “Imperialismo digitale”, ed. Laterza, 2026
  • Emily M. Bender, Alex Hanna, “L’inganno dell’Intelligenza Artificiale”, ed. Fazi, 2026

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi: ex ricercatore scientifico all’ENEA nel settore energetico, ora in pensione, negli anni ’50 e ’60 aveva militato nella FIGC e nel PCI. Dopo l’uscita dal PCI ha partecipato alle lotte del ’68 essendo uno dei leader della contestazione ed occupazione dell’ENEA. Ha militato poi in Lotta Continua e più recentemente nel PRC da cui si è allontanato per gravi divergenze con la linea di Bertinotti. E’stato tra i fondatori del Comitato No NATO insieme a Giulietto Chiesa e Manlio Dinucci. Attualmente è presidente del gruppo G.A.MA.DI (Gruppo Atei Materialisti Dialettici), membro del gruppo NO WAR e del Comitato con la Palestina nel Cuore. Partecipa al Coordinamento Palestina ed al Coordinamento No NATO

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