L'alleanza (ormai strategica) sino-russa e i "calcoli" dell'occidente

L'alleanza (ormai strategica) sino-russa e i "calcoli" dell'occidente

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di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico

 

Per comprendere l'attuale alleanza strategica esistente tra la Russia e la Cina bisogna interrogarsi su cosa abbia spinto Mosca nelle braccia di Pechino, nonostante il rischio esistenziale per i russi di perdere lo scrigno preziosissimo siberiano a favore di Pechino.

Certamente la prima importante frattura tra Mosca e Occidente è stata quella verificatasi a causa del colpo di stato di Majdan che ha messo al potere un governo filo occidentale disarcionando quello filo russo di Yanukovic (eletto democraticamente dal popolo, va ricordato). A questa grave crisi internazionale, in qualche modo, sembrava che si fosse messo rimedio con i cosiddetti accordi di Minsk che avevano circoscritto la crisi nelle regioni ucraine separatiste del Donbass.

Infatti non sembra azzardato sostenere che i russi fossero intenzionati a mantenere la neutralità assoluta nello scontro che sempre di più si stava manifestando tra Pechino e l’Occidente allargato, anche se alla fine è più corretto dire tra USA, Gran Bretagna e Francia, visto che, per esempio la Germania intratteneva enormi rapporti commerciali e di investimento con la Cina, quasi al limite della “tresca”.

A dimostrazione - difficilmente confutabile - di quanto sto sostenendo basta ricordare che Putin in una intervista televisiva, ad una domanda specifica sulla guerra commerciale che stava iniziando tra Pechino e Washington, rispose: «I cinesi hanno un detto "Quando due tigri combattono nella valle, la scimmia intelligente siede di lato e aspetta di vedere come finisce"» [Intervista del 7 giugno 2019 – vedi sotto il filmato]. Segno evidente che a Mosca nessuno aveva intenzione di schierarsi in una guerra molto pericolosa.



Sfortunatamente le cose sono andate diversamente rispetto a come Putin avrebbe voluto; infatti, con il ritorno alla Casa Bianca dei Democratici di Biden, gli americani hanno fatto una scelta molto rischiosa ma probabilmente obbligata. Mi riferisco a quella che io chiamo “Opzione Bismark” in onore della celebre frase dello statista tedesco che amava dire «Conosco mille modi per far uscire l'orso russo dalla tana, non ne conosco manco uno per farcelo rientrare». Infatti, gli americani convinsero (certamente in maniera “spontanea”) i pupazzi di Kiev a costruire un dispositivo militare ai confini del Donbass che infrangesse gli accordi di Minsk e minacciasse un'invasione delle repubbliche secessioniste filorusse, così da provocare l'entrata diretta delle armate del Cremlino in territorio ucraino. Di qui il conseguente esplodere del conflitto tra Mosca e Kiev e l'imposizione di enormi sanzioni alla Russia che hanno ottenuto l'effetto di rovinare la competitività europea e di creare una saldatura ormai indivisibile tra Mosca e Pechino.

Se in apparenza la scelta di Washington può apparire un errore di portata storica va ricordato che per Washington (ma anche per Parigi e Berlino) era altrettanto importante distruggere la competitività tedesca e dei suoi paesi satelliti visto l'enorme avanzo commerciale che Berlino poteva vantare sugli USA e su Gran Bretagna e Francia. Dunque recidere il cordone ombelicale tra Germania e Russia (peraltro plasticamente rappresentato dal gasdotto NorthStream poi sabotato) era fondamentale e conseguentemente la guerra in Europa diviene necessaria. Probabilmente le cose sarebbero andate diversamente se Obama anziché cincischiare con improbabili trattati commerciali tra EU e USA avesse da subito rimesso a posto la Merkel all’epoca in cui la Cancelliera tedesca “bullizzava” la Grecia. 

Purtroppo la storia non si fa con i se e con i ma....

E ora non ci rimane che assistere alla pomposa visita di stato di Putin a Pechino mentre cresce a livelli sbalorditivi l'interscambio commerciale, di investimenti e tecnologico tra i due colossi.

I dati doganali cinesi hanno rivelato che il commercio tra Cina e Russia è salito alla cifra record di 240 miliardi di dollari nel 2023 mentre quello nel primo trimestre del 2024 è aumentato del 5,2% su base annua raggiungendo i 56,68 miliardi di dollari.

In particolare, per quanto riguarda il settore energetico nel 2023, la Russia è diventata il maggiore fornitore di petrolio della Cina, esportando 107 milioni di tonnellate, in crescita del 24% mentre le esportazioni di carbone verso la Cina sono cresciute di quasi 1,5 volte nel 2023, superando i 100 milioni di tonnellate. Sempre l'Agenzia delle dogane cinese ha segnalato che anche le esportazioni russe di GNL verso la Cina sono aumentate del 23% nel 2023, raggiungendo gli otto milioni di tonnellate. Così come le consegne di gas tramite lo strategico gasdotto Power of Siberia sono cresciute del 47% nel 2023, per un totale di 22,7 miliardi di metri cubi.

Inoltre la Cina è stata il più grande investitore straniero nell'Estremo Oriente russo nel 2023, e questo anche grazie all’implementazione del progetto di apertura alla Cina del porto russo di Vladivostok che consentirà lo sviluppo della Manciuria che ritrova così il suo naturale sbocco al mare. Per non parlare poi del colossale progetto della ferrovia Baikal-Amur che collegherà meglio Cina e Russia e che approfondirà ulteriormente   i rapporti commerciali tra i due paesi fino a far diventare quest'area uno dei maggiori polo di sviluppo mondiale.

Si tratta dunque di progetti colossali ai quali poi va aggiunta sia la cooperazione in ambito tecnologico che riguarda per esempio il settore dell'energia nucleare, con piani fino al 2030 per creare reattori a neutroni veloci in Cina basati sulla tecnologia russa, sia la partenza della centrale nucleare sino-russa di Xudapu che inizierà le operazioni tra il 2027-2028.

Una collaborazione che ormai si estende anche al settore finanziario e monetario con il  92% delle transazioni commerciali tra i due paesi che vengono condotte utilizzando le valute nazionali. Un progetto questo che sostiene il processo di dedollarizzazione ormai apertamente perseguito da Pechino e Mosca e che ormai trascende il carattere economico e finanziario per assumere valenza politica, diplomatica e militare essendo poi il Nodo di Gordio elemento fondamentale della crisi in corso tra i due colossi euro-asiatici e l'Occidente.

Un’alleanza quella tra Mosca e Pechino certamente proficua per tutte e due le potenze e che rende la Russia in grado di reggere il suo sforzo bellico a occidente, ma che può essere doppiamente pericolosa per Mosca. Primo perché potrebbe spingere gli occidentali a fare colpi di testa irreparabili nella guerra in Ucraina, come per esempio l'entrata diretta di truppe occidentali nel conflitto e, secondo, perchè consente l'inizio di una colonizzazione cinese della Siberia. La legge di natura secondo cui un vuoto viene sempre riempito, vale anche per la Siberia.

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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