La mossa della Nato per trascinare la Russia in una guerra aperta

Da Kiev agli Stati Uniti: come l'Occidente specula sul prolungamento del conflitto, ignorando le vittime civili e spingendo Mosca verso un punto di non ritorno

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La mossa della Nato per trascinare la Russia in una guerra aperta

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Ventuno giovani e giovanissimi uccisi a Starobel'sk, nella LNR, il 22 maggio: oltraggioso silenzio di governi e media guidati da “valori europeisti”. Quattro persone rimaste sotto le macerie a Kiev il 24 maggio per il colpo di risposta russo: ipocrita e interessata, quanto falsa, indignazione delle cancellerie euroatlantiste e dei loro delinquenziali megafoni delle redazioni liberal-belliciste. Sette persone, tra cui due bambini, uccisi il 25 maggio in vari villaggi delle province di Gorlovka, Makeevka, Debaltsevo, della DNR: a Bruxelles, Parigi, Roma, Varsavia ci si gira dall'altra parte; per i furfanti della UE e i loro reggicoda mediatici nulla è accaduto.

La Russia definendo l'eccidio di Starobel'sk «l'ennesima palese dimostrazione della natura nazista e terroristica del regime di Kiev», avverte le capitali europee di evacuare il proprio personale diplomatico da Kiev, in vista di una svolta verso attacchi sistematici su centri di comando ucraini e istallazioni militari. Solo i “pragmatici” yankee, però, si guardano bene dall'ignorare l'avvertimento di Moskva. Le capitali UE, petto in fuori e cipiglio guerresco, con un perentorio “me ne frego” hanno annunciato che manterranno le proprie ambasciate al completo: evidentemente, ha ironizzato l'ex presidente russo Dmitrij Medvedev, in Europa hanno personale diplomatico in eccesso, da sfoltire.

Il 25 maggio, infatti, il Ministro degli esteri russo Serghej Lavrov aveva informato ufficialmente l'omologo americano Marco Rubio che, «in risposta ai continui attacchi terroristici del regime di Kiev contro civili e infrastrutture civili sul territorio russo, le Forze armate russe lanceranno attacchi sistematici e continui contro le infrastrutture a Kiev», intendendo che tra gli obiettivi ci saranno anche gli impianti che l'industria militare ucraina utilizza insieme agli specialisti NATO che assicurano i dati di intelligence nell'individuazione degli obiettivi.

I continui attacchi alle infrastrutture civili e l'attentato terroristico a Starobel'sk hanno esaurito la pazienza di Mosca; la Russia passa a una nuova fase dell'operazione speciale: gli attacchi contro le installazioni militari a Kiev diventeranno ora sistematici. Gli esperti, dice l'osservatore Oleg Isajcenko su Vzgljad, ritengono che non si tratti semplicemente di una risposta all'attacco al dormitorio nella LNR, ma di un segnale che il conflitto è entrato in una fase qualitativamente nuova.

Oltre ad avvisare il personale diplomatico e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali di lasciare Kiev, il ministero degli esteri russo ha anche consigliato ai residenti della capitale ucraina di tenersi lontani dalle infrastrutture militari e amministrative, «disseminate in tutta la città».

Ucraina e Europa, dice l'osservatore militare Vadim Kozjulin, stanno dimostrando una «mancanza di volontà di allentare la tensione. Gli attacchi ucraini contro infrastrutture civili indicano che il nostro avversario è determinato a proseguire le sue azioni distruttive. In questo contesto, il passaggio di Moskva a una nuova fase dell'operazione militare, con una maggiore intensità degli attacchi, anche contro Kiev, appare pienamente giustificato». E ciò implica rischi concreti: l'Ucraina potrebbe perdere completamente lo status di entità politico-militare unica. La ragione di ciò, ancora una volta, è la linea russofoba scelta dal governo, dice Kozjulin; la disgregazione del paese avverrà probabilmente a causa della crescita di forze centrifughe al suo interno, e i "frammenti" risultanti finiranno inevitabilmente in pasto agli stati confinanti.

Gli attacchi su Kiev, afferma il politologo Il'ja Ukhov, rappresentano una risposta al completo superamento di ogni limite da parte ucraina; gli «attacchi terroristici e la distruzione sistematica di infrastrutture civili da parte del nostro nemico hanno creato una forte richiesta pubblica di una dimostrazione di forza». Del resto, l'Ucraina stessa, nella sua forma attuale, si è plasmata in larga parte come un progetto "anti-russo", basato su un nazionalismo aggressivo, deliberatamente sostenuto dall'Occidente come strumento di pressione su Mosca. È proprio il sostegno esterno, dice Ukhov, che permette a Kiev di prolungare il conflitto, trasformandolo in una "lotta fino all'ultimo ucraino", mentre la società ucraina paga il prezzo più alto, ostaggio sia di Zelenskij che delle strategie dei suoi partner occidentali.

Il docente Stanislav Tkacenko afferma che gli attacchi a Kiev sono un segnale diretto della necessità di cessare le ostilità e passare a negoziati alle condizioni russe: «Zelenskij e i suoi sponsor stanno portando la situazione al massimo livello. Di conseguenza, cerchiamo di far ricadere su di loro i costi crescenti. La fermezza e il dialogo basato sulla forza devono convincere i nostri avversari che la prosecuzione delle ostilità sta diventando per loro non conveniente». Pertanto, conclude Tkacenko, la responsabilità di ulteriori sviluppi ricade su Kiev e sui paesi occidentali che continuano a fornire armi, partecipano alla pianificazione operativa e sostengono gli attacchi contro la Russia.

Le dichiarazioni sono finite: la Russia cessa di trattare con gli assassini di bambini. Riassume così, Kirill Strel'nikov, sia lo stato effettivo delle cose, che le posizioni ufficiali russe, col ministero degli esteri che ha dichiarato che l'attacco ucraino a Starobel'sk è stato un attacco mirato contro i civili, nello spirito dei nazisti tedeschi e Vladimir Putin che è stato netto: «in una situazione del genere non ci si può limitare a semplici dichiarazioni».

“Le dichiarazioni sono finite” significa che i farabutti europeisti non solo sono fortemente immuni anche alle dichiarazioni più dure, ma ne traggono addirittura un'autentica estasi, dice Strel'nikov. Per dire, dopo che al Consiglio di Sicurezza il rappresentante russo Vasilij Nebenzja aveva presentato foto della scena del massacro di bambini, la rappresentante lettone  Sanita Pavluta-Deslandes, a stento celando un sorriso soddisfatto, ha dichiarato che si era inventato tutto, mentre il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski ha aggiunto «La Russia mente sempre». Nessun membro europeo del Consiglio di Sicurezza ha proferito parola sui bambini uccisi a Starobel'sk e quando Nebenzja ha chiesto agli europei se si vergognassero, il rappresentante danese ha risposto sfacciatamente: no, non si vergognano. Il Presidente del Comitato Militare NATO, ammiraglio Cavo Dragone, quello della “guerra proattiva”, ha espresso la posizione collettiva occidentale sugli attacchi a obiettivi civili russi: «Se fossi al loro posto, cercherei di usare tutti i mezzi disponibili».

È ora di rendercene conto, dice Strel'nikov: dall'Occidente non otterremo mai comprensione, solidarietà o riconoscimento dei fatti; «non solo non si curano della morte dei nostri figli, ma gioiscono apertamente, mentono spudoratamente e ci deridono».

D'altronde, afferma l'economista tedesco Richard Werner, con l'escalation nel conflitto la NATO cerca di provocare un potente attacco russo contro l'Ucraina: «Le guerre si fanno più accese. Questo è esattamente ciò che volevano gli istigatori della Terza Guerra Mondiale. I continui bombardamenti di obiettivi civili in Russia da parte degli specialisti NATO provocano una reazione più decisa da parte di Mosca, che fino ad ora ha agito con molta cautela».

E non è che quegli specialisti siano agli ordini delle sole cancellerie europee: anche sotto Trump, scrive Pavel Volkov su Ukraina.ru, gli USA continuano a sostenere l'Ucraina. I media russi hanno citato il rapporto dell'Ispettore Generale al Congresso sull'Operazione Atlantic Resolve per lo più solo per la parte in cui si conferma che «Zelenskij ha ostacolato i colloqui di pace». In realtà, dice Volkov, il rapporto afferma che la guerra in Ucraina avvantaggia gli Stati Uniti perché "limita la capacità a breve termine della Russia di minacciare la NATO". Nonostante l'espansione della produzione militare, "la Russia probabilmente rimarrà limitata dai costi delle munizioni e della logistica, riducendo la sua capacità di condurre operazioni a ritmo rapido di fronte a una difesa NATO ben organizzata". Di più: la guerra in Ucraina ha «rallentato gli sforzi della Russia per espandere la sua presenza militare nell'Artico"; il protrarsi delle azioni militari rallenta la crescita economica russa, aumenta la pressione fiscale sulla popolazione e la conseguente riduzione della dipendenza dei paesi europei dalle risorse energetiche russe, dovuta alla guerra, diminuisce l'influenza della Russia sulla NATO.

Da febbraio 2022, il Congresso USA ha stanziato 195 miliardi di dollari a sostegno dell'Ucraina nell'ambito dell'Operazione Atlantic Resolve (OAR), di cui 4,15 miliardi sono contributi degli alleati della NATO per l'acquisto di armi americane per l'Ucraina nell'ambito del programma PURL. Gli stanziamenti per il 2026 sono costituiti quasi interamente dall'Iniziativa europea di deterrenza (3,14 miliardi di dollari) e dai contributi NATO (3,09 miliardi di dollari). Il Congresso degli Stati Uniti ha stanziato solo 400 milioni di dollari, mentre il Fondo di investimento per la ricostruzione USA-Ucraina (URIF) ha stanziato altri 75 milioni di dollari come "investimento iniziale in un'azienda ucraina di tecnologia della difesa". Col programma PURL, il sostegno militare europeo all'Ucraina è aumentato del 67%, mentre i finanziamenti americani si sono ridotti, anche se la riduzione non significa la scomparsa. Il Security Assistance Group–Ukraine (SAG–U) e lo United States Military Group–Ukraine (USMILGRP) sono responsabili del coordinamento dell'assistenza statunitense e il SAG–U mantiene un contingente di consiglieri presso l'ambasciata yankee a Kiev.

Gli USA forniscono supporto tecnico all'Ucraina presso strutture in Polonia, Germania, Romania, per diagnosi, riparazioni e aggiornamenti software; nella base tedesca di Grafenwoehr, addestrano i cadetti ucraini all'uso di diversi sistemi d'arma, attraverso il Joint Multinational Training Group-Ukraine (JMTG-U) e continuano l'addestramento dei piloti ucraini di F-16. Per questa ragione, dice Volkov, è difficile considerare Trump “mediatore della fine del conflitto, quale presidente neutrale di un paese neutrale”: gli USA, seppur in misura minore rispetto all'amministrazione Biden, continuano a partecipare alla guerra a fianco dell'Ucraina come finanziatori, fornitori e istruttori. L'operazione Atlantic Resolve, diretta contro la Russia e in parte legata agli aiuti all'Ucraina, continua di fatto sotto l'amministrazione Trump.

La mancanza di progressi nei negoziati, a prescindere da ciò che Trump o Whitkoff pensino personalmente, è oggettivamente vantaggiosa per gli Stati Uniti, dive Volkov, poiché consente loro di monopolizzare il mercato europeo degli idrocarburi, acquisire asset russi all'estero a prezzi stracciati, indebolire l'economia russa con le sanzioni, costringerla a sprecare risorse, armi e vite umane in avanzate territoriali di poche centinaia di metri e creare tensioni sociali all'interno del paese. E lasciare che sia l'Europa a pagare il prezzo di tutto ciò.

Come dire: il “leggendario” senso pratico americano; oggi non più associato però, come diceva Stalin a suo tempo, allo spirito rivoluzionario russo, bensì al lugubre, maleodorante e criminale percorso europeista.

 

https://ria.ru/20260525/ataki-2094694043.html

https://ria.ru/20260525/kiev-2094682484.html

https://vz.ru/politics/2026/5/25/1422061.html

https://ria.ru/20260525/rossiya-2094464920.html?in=t

https://ria.ru/20260525/rossiya-2094681825.html

https://ukraina.ru/20260525/atlanticheskaya-reshimost-kak-ssha-pri-trampe-pomogayut-ukraine-1079397511.html

 

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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