La premialità di Fantozziana memoria nella Pubblica amministrazione

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La premialità di Fantozziana memoria nella Pubblica amministrazione

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di Federico Giusti, Delegato CUB 

Le nuove linee guida ministeriali sulla performance ben presto le ritroveremo recepite, acriticamente, nei futuri contratti nazionali del comparto pubblico, si va quindi rafforzando quella meritocrazia che dalla valutazione con i classici voti si indirizzerà verso un sistema manageriale ed imprenditoriale da estendere a tutta la Pubblica amministrazione.
 
Si parla, infatti, di superamento della valutazione gerarchica, sostenibilità, leadership e formazione  per andare verso un sistema di controllo costruito sulla promessa che anche il singolo dipendente potrà contare qualcosa nella gestione della macchina amministrativa quando invece il suo ruolo è sempre più subalterno alle logiche meritocratiche, di accrescimento della produttività e di sostanziale distribuzione diseguale del salario accessorio.
 
Invece di andare verso il rafforzamento del potere di acquisto dei salari potenziandone la parte normata dai contratti nazionali, si pensa a nuove forme di premialità che graveranno sul fondo della produttività generale, premi a pochi insomma a discapito di tanti.
 
E ci saranno Enti nei quali le premialità saranno possibili ed in altri no visto il criterio della  «sostenibilità amministrativa, gestionale ed economica dei sistemi»
Abbiamo sempre sostenuto, come sindacati di base, che una quattordicesima mensilità nel Pubblico impiego avrebbe portato benefici maggiori in termini stipendiali e previdenziali di un fondo della produttività sul quale gravano istituti contrattuali dei quali beneficiano in parti diseguali i dipendenti con crescenti sperequazioni per altro "autorizzate" anche dai contratti nazionali vigenti.
 
ll coinvolgimento di più soggetti interni ed esterni  finirà con il far decidere la distribuzione di salario accessorio a quanti non hanno conoscenze della macchina gestionale e potranno esprimere valutazioni pilotate dall'alto e caratterizzate da posizioni umorali. Il personale della Pa non è responsabile dei disservizi al cittadino, basti pensare che la semplice esternazione di un mero punto di vista su come vengono gestiti i servizi potrebbe scaturire in procedimenti disciplinari.
 
La cultura meritocratica per sopravvivere necessita di rinnovarsi ed assumere connotati populisti facendo credere al singolo dipendente di avere voce in capitolo su processi decisionali dai quali viene invece schiacciato e lo stesso vale per la cittadinanza. 
 
Un modello organizzativo e gestionale che mette insieme il populismo becero di chi ha affossato i servizi pubblici presentandosi alla occorrenza con sembianze pseudo democratiche insieme a modelli tipicamente manageriali, all'avvento della leadership.
 
Come si tradurrà in sostanza il " riconoscimento della capacità d’agire delle persone, l’assunzione di responsabilità, la costruzione del team ad alte performance, la capacità di rappresentare un modello di integrità ed etica professionale"?
 
Tale valutazione, tra l’altro, dovrebbe avvenire preferibilmente mediante l’individuazione di «comportamenti osservabili», anche per garantire una tendenziale oggettività alla considerazione di elementi che presentano una indubbia soggettività.
 
Viene strombazzato ai quattro venti il concetto di soft kill  che poi si riferisce a non meglio definite competenze legate all’intelligenza emotiva e alle abilità naturali dei singoli 
 
Quanto poi alle cosiddette premialità non economiche pensiamo a un vecchio modello aziendale di fantozziana memoria che potrebbe portare al dipendente del mese o dell'anno e a forme di gratificazione destinate ad accrescere carichi di lavoro e produttività a costo zero annullano ogni distinzione tra tempi di vita e tempi di lavoro, un po' come accade, dalla pandemia, con lo smart working.

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