La doccia fredda di Trump a chi punta all'indipendenza di Taiwan

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La doccia fredda di Trump a chi punta all'indipendenza di Taiwan

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha gettato un secchio d'acqua ghiacciati su quanti, a Taiwan, puntano a dichiarare l'indipendenza dall'isola, ribadendo che Washington non è disposta a farsi trascinare in un conflitto per sostenere una simile eventualità.

In un'intervista rilasciata a Fox News e pubblicata venerdì, Trump è stato netto: «Non voglio che diventino indipendenti e dover percorrere 9.500 miglia per combattere una guerra. Non è quello che voglio».

Il presidente ha quindi auspicato un raffreddamento delle tensioni da entrambe le parti: «Voglio che si calmino, voglio che la Cina si calmi [...] Non stiamo cercando guerre. Se si mantenesse la situazione così com'è, credo che la Cina sarebbe d'accordo».

Trump ha infine chiarito il punto centrale della sua posizione: «Non vogliamo che qualcuno dica: 'Diventeremo indipendenti perché gli Stati Uniti ci sostengono'».

Taiwan è autonomamente amministrata dal 1949, al termine della guerra civile cinese, ma la Repubblica Popolare Cinese considera l'isola una parte inalienabile del proprio territorio. La maggior parte dei paesi del mondo, inclusa la Russia, riconosce ufficialmente il principio di un'unica Cina e non intrattiene relazioni diplomatiche formali con Taipei.

Di fronte alle periodiche dichiarazioni separatiste provenienti da alcuni esponenti politici taiwanesi, Pechino ribadisce costantemente che la regione «non è mai stata un paese né lo sarà mai», poiché costituisce «una parte inalienabile del territorio cinese».

 

Le implicazioni delle dichiarazioni di Trump

Le parole del presidente americano segnano un allontanamento dalle ambiguità strategiche che hanno caratterizzato la politica statunitense verso Taiwan per decenni. Pur mantenendo relazioni informali e fornendo all'isola capacità di autodifesa, Washington si è astenuta dal garantire un intervento militare automatico in caso di conflitto con Pechino.

L'approccio di Trump – incentrato sulla volontà di evitare un impegno bellico diretto a migliaia di chilometri di distanza – sembra privilegiare la stabilità regionale e la gestione pragmatica delle relazioni con la Cina rispetto a una linea di fermo sostegno alle aspirazioni indipendentiste taiwanesi.

Le dichiarazioni arrivano in un momento di crescenti tensioni nel teatro dell'Indo-Pacifico, dove la Cina ha intensificato le esercitazioni militari intorno all'isola, mentre gli Stati Uniti hanno rafforzato i legami di sicurezza con alleati regionali come Giappone, Australia e Filippine.

Al momento, né Pechino né le autorità di Taipei hanno rilasciato commenti ufficiali in risposta alle dichiarazioni del presidente statunitense.

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