La postdemocrazia ci domina
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di Michele Blanco
Il sistema postdemocratico nel quale viviamo nelle nostre società è sempre piu evidente e si avvicina, sempre più, ai sistemi autocratici. Infatti, secondo la definizione presente nei vocabolari, le “autocrazie” sono sistemi politici governati da un gruppo ristretto di soggetti che non hanno alcuna responsabilità politica nei confronti dei cittadini.
Come tali, giustamente le si contrappone alle democrazie, dove invece il sistema politico è, dovrebbe essere, basato sulla piena sovranità popolare e la completa responsabilità politica e giuridica dei governanti nei confronti dei governati.
Secondo questa definizione, nel variegato gruppo dei paesi occidentali abbiamo dei sistemi politici che sono “democrazie”, mentre in paesi come Cina, Russia o Iran abbiamo “autocrazie” variamente declinate (in Iran una teocrazia, in Cina una dittatura comunista, e in Russia un’oligarchia).
Ma questa contrapposizione è una definizione che, nei fatti reali, non è del tutto corretta, anzi, e non perché le autocrazie e le democrazie non corrispondano alle loro definizioni, quanto perché è la realtà effettiva a non corrispondere perfettamente.
Questo perché le cosiddette “democrazie” occidentali, non sono più davvero democrazie compiute, come prevedono le Carte Costituzionali. Probabilmente fino a qualche decennio fa lo erano. Oggi non lo sono oggettivamente più. In realtà, mantengono solo una parvenza formale di ciò che erano (o di ciò che sono solo sulla carta), tanto che si potrebbe dire senza alcun dubbio che, nella realtà contemporanea, noi non viviamo in un sistema politico realmente democratico, quanto nella sua grave e pericolosa degenerazione: la postdemocrazia.
Ecco, il termine giusto è proprio questo: “postdemocrazia”. Le postdemocrazie derivano da un un neologismo coniato dal sociologo e politologo britannico Colin Crouch, che mira a definire un sistema politico dove, mantenendosi solo le apparenze formali della democrazia, nella sostanza, il governo è in mano alle grandi lobby economiche, soprattutto finanziarie, oltre ai padroni della maggior parte dei mass-media, che nei paesi occidentali sono di proprietà sempre delle lobby citate, ovvero a una struttura variamente complessa nella quale le decisioni, che dovrebbero essere prese in modo democratico sono completamente eterodirette da soggetti economicamente forti esterni al sistema democratico; soggetti la cui responsabilità politica è del tutto esclusa, ovvero è attutita o neutralizzata da una completa rarefazione della rappresentanza democratica, come accade con i tecnocrati dell'Unione Europea.
Il sistema postdemocratico non è assolutamente meno autoritario dei sistemi politici autocraticici.
Esso è basato sull'inganno e la totale manipolazione di massa, sulla grande capacità di disinformazione e sull'ipocrisia, perché infarcito continuamente di retorica democratica. Tutti i provvedimenti repressivi, quelli censori e quelli che limitano la libertà personale o i diritti delle persone vengono adottati tutti in nome della libertà e della democrazia. Ma la realtà è completamente diversa. L’intento è proprio quello di limitare sia la libertà che le possibilità di partecipazione effettiva del popolo alle decisioni politiche più importanti.
In questo senso, libertà e democrazia cambiano completamente di significato senza che i cittadini ne siano pienamente consapevoli, diventando il fulcro di una precisa visione etica e politica del mondo e della società; una visione che, oggigiorno, si dimostra sempre più incompatibile con esse. In altre parole, la libertà e la democrazia diventano dei feticci il cui scopo è conseguire obiettivi profondamente diversi , spesso agli antipodi. Tutto viene fatto nel solo interesse del grande capitale finanziario, il vero e unico dominatore negli attuali sistemi politici, in cui viviamo, delle postdemocrazie.
Il fatto più importante da sottolineare è la continua limitazione dell'esercizio da parte delle popolazioni delle "democrazie" occidentali dei diritti sociali che sono incompatibili con il capitalismo finanziario imperante. Inoltre chi critica queste continue limitazione dei diritti sociali o un determinato sistema di governo dell'economia in senso neoliberale, viene attaccato dal monopolio dell'informazione, rendendo la voce degli oppositori ininfluente, inefficace, finendo così per restringere sempre più la libertà di opinione ad ambiti e discorsi del tutto innocui per il potere.
Viviamo in un sistema che disprezza la democrazia più di quanto venga disprezzata in un sistema autocratico. Credere perciò di vivere in una democrazia solo perché abbiamo una Carta Costituzionale che lo dichiara, o solo perché possiamo votare ogni tanto, con sistemi elettorali non chiari e che non permettono di scegliere realmente chi verrà eletto, per un organo legislativo soggetto al vincolo esterno, è pura illusione. E’ solo un pensiero consolatorio che serve a evitare di raccontarci una verità che ormai conoscono anche i sassi: la democrazia vera, quella popolare, quella che guarda agli interessi del popolo, è morta da un pezzo, sostituita dalla sua parodia postdemocratica.
Oggi ci dobbiamo chiedere se la postdemocrazia sia un processo reversibile. Ma tra sistemi digitali invasivi, intelligenze artificiali usate, anch'esse per manipolare l'opinione pubblica, educazione scolastica degradata e definanziata, ideologie scientiste funzionali al potere capitalistico, demonizzazione dei sistemi di assistenza sociale, alterazione della consapevolezza democratica diventa molto difficile credere che il processo postdemocratico possa cambiare con il ritorno a un sistema politico compiutamente democratico partecipativo.
Una cosa particolarmente importante sarebbe iniziare a cambiare il paradigma culturale neoliberista dominante che ha favorito l'affermarsi del governo postdemocratico degli oligarchi supericchi in tutti i paesi occidentali. Tutti noi dovremmo sapere quanto, libertà, democrazia, rispetto dei diritti sociali, istruzione gratuita, assistenza sociale e sanitaria siano valori assolutamente preziosi, da preservare sempre e per tutti.
Sarebbe il caso di cominciare a fare qualcosa di concreto per fermare questa deriva antidemocratica elitista.


